Nata a Tagaste nel 332, santa Monica consacrò la sua vita alla conversione del marito pagano Patrizio e del figlio Agostino. Dopo anni di lacrime e preghiere, vide suo figlio battezzato a Milano da sant'Ambrogio. Morì a Ostia nel 387, poco dopo aver raggiunto il suo obiettivo spirituale.
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SANTA MONICA, VEDOVA
Origini e infanzia pia
Nascita di Monica nel 332 a Tagaste in seno a una famiglia cristiana e educazione austera sotto la sorveglianza di una serva devota.
Qui seminant in lacrymis, in exultatione metent. Coloro che seminano nelle lacrime, mieteranno nella gioia. Ps. CXXV, 6.
Erano diciotto anni che il papa san Silvestro teneva il timone della barca di san Pietro, e vent'anni che l'imperatore Costantino aveva fatto sedere sul trono la religione cristiana, quando, nel 332, a Tagaste, semplice villaggio che gli Arabi chiamano oggi Souk-Ahras, apparve in seno a una famiglia cristiana, in un focolare di pace, d'onore e di antiche virtù, una bambina che ricevette alla nascita il nome di Monica, nome di cui a vrebbe Monique Madre di sant'Agostino, le cui preghiere ne ottennero la conversione. fatto un simbolo così toccante di consolazione e di speranza.
Suo padre e sua madre, che erano cristiani e anche molto pii, si sforzarono di temprare vigorosamente l'anima della loro figlia. La sua infanzia fu affidata a una vecchia serva. Zelante, prudente, austera, un po' dura e brontolona, ma devota alla sua giovane padrona, circondava della sua vigilanza più attiva quella culla che conteneva destini così santi e così gloriosi.
Preservata così da ogni pericolo, coltivata con tanta cura, mai pianta si vide più presto coronata di fiori e di frutti della nostra santa bambina. Era ancora molto piccola che già, spiando il momento in cui non la si vedeva, se ne andava sola in chiesa, e lì, in piedi, le mani giunte, gli occhi modestamente abbassati, trovava tanto fascino nel trattenersi con Dio, che dimenticava il momento di tornare a casa. Qualche volta anche, giocando con le sue compagne, spariva all'improvviso, e la si ritrovava immobile, raccolta, ai piedi di un albero, avendo dimenticato il gioco nella preghiera. Spesso anche si alzava di notte in segreto, si inginocchiava per terra, e recitava con un raccoglimento e un fervore precoci le preghiere che le aveva insegnato la sua buona madre. Si familiarizzava così, fin dall'infanzia, con quest'arte divina della preghiera di cui avrebbe fatto più tardi un così meraviglioso uso; si esercitava di buon'ora a maneggiare quest'arma potente con la quale avrebbe dovuto colpire così grandi colpi.
Un altro attrattiva si risvegliava allo stesso tempo nel cuore di santa Monica: l'amore per i poveri. Spesso, quando era a tavola, nascondeva nel suo seno una parte del pane che le veniva servito, e quando non la si vedeva, si teneva sulla soglia della porta, cercando un povero a cui potesse darlo. A questi doni che venivano dall'alto si aggiungevano altre virtù che le faceva acquisire l'attiva e austera sorveglianza della sua nutrice, che, per preservarla da ogni pericolo nel futuro, l'abituava alla sobrietà, alla penitenza, alla forza d'animo e allo spirito di sacrificio, senza i quali non vi è né cristiana, né sposa, né madre, né santa.
L'episodio del vino
Una leggera tendenza a bere vino in segreto viene corretta dall'osservazione di una serva, rafforzando l'umiltà della santa.
Nel mezzo di questo dolce splendore di virtù nascente, si vide tuttavia apparire in santa Monica una di quelle ombre leggere che Dio permette talvolta per rendere i suoi Santi più vigilanti e più umili. Era stata incaricata di andare ogni giorno in cantina a fare la provvista di vino. Ora, accadeva talvolta che, dopo aver abbassato il vaso per riempirlo, lo avvicinasse alle labbra, non per amore del vino, poiché le ispirava persino una certa ripugnanza, ma per quella vivacità e quella gaiezza della giovinezza che si compiace delle cose proibite. Ma, come disprezzando le piccole cose si cade a poco a poco in quelle più grandi, avvenne che la quantità di vino che prendeva aumentava ogni giorno, e che la sua avversione per quel liquore diminuiva in proporzione. Dio tuttavia vegliava su Monica, e si servì, per correggerla, di una serva che era testimone quotidiana e compiacente della sua colpa. Un giorno, mentre litigava con la sua giovane padrona, lei le rinfacciò questo difetto e la chiamò: «Bevitrice di vino puro». Colpita da questo dardo, Monica arrossì e, riconoscendo la bruttezza del suo peccato, si condannò severamente e se ne corresse per sempre. Questa colpa ebbe per la pia giovane i più felici risultati: mise una prima lacrima di pentimento nei suoi occhi, le ispirò il gusto della mortificazione, la rese umile e diffidente verso se stessa.
Con i doni soprannaturali si sviluppavano in santa Monica i doni naturali. Il suo spirito era giusto, elevato, penetrante; aveva una sete insaziabile di imparare. A questi doni dell'intelligenza se ne aggiungevano di migliori ancora: una dolcezza inesauribile con una rara fermezza; una pace che nulla alterava mai, con infinitamente fuoco nell'anima e decisione nella volontà. Il suo carattere era al tempo stesso costante e audace; il suo cuore, di una sensibilità estrema, era portato alla tenerezza, e tuttavia pieno di energia nell'amore e nell'azione.
Quanto ai doni esteriori, Monica ne aumentava ancora il fascino con la più amabile modestia. Poiché conosceva già il prezzo della semplicità, e la difficoltà di conservare sotto vestiti di lusso un cuore mortificato e pronto al sacrificio, rifiutava con dolce fermezza i tessuti preziosi e profumati di cui si sarebbe voluto vederla rivestita.
Il matrimonio con Patrizio
Matrimonio con Patrizio, un pagano violento, che Monica tenta di convertire attraverso la dolcezza, il silenzio e la pazienza.
Così trascorse la prima infanzia di santa Monica, come una bella aurora che annuncia un giorno ancora più bello. Usciva già dall'adolescenza ed entrava nella giovinezza, quando fu chiesta in sposa. I suoi genitori acconsentirono e, per un incomprensibile disegno di Dio, questa giovane vergine, questa santa e amabile fanciulla che, almeno, sembrava predestinata a nozze felici, fu data in sposa a un uomo che appariva ben poco degno di aspirare all'onore di una tale alleanza. Patrizio era di Taga Patrice Marito di santa Monica, curiale di Tagaste, pagano convertito sul letto di morte. ste, dove esercitava la carica di curiale. Era pagano di religione, indifferente, senza principi; era violento, irascibile e di costumi leggeri. Patrizio, tuttavia, aveva il cuore più grande della fortuna, e vedremo poco a poco queste qualità svilupparsi sotto la mano delicata dell'angelo che Dio gli dava come compagna.
La fede e l'amore di Dio sostenevano santa Monica. Fino ad allora aveva conosciuto solo la pace di un focolare cristiano. Non sospettava cosa fossero quegli ambienti familiari dove Dio non presiede e dove le passioni, non frenate, rendono la vita una tempesta. Sua suocera viveva ancora; pagana come Patrizio, gli somigliava anche per umore e carattere: era una donna imperiosa, violenta, acida e gelosa. Le serve erano degne dell'uno e dell'altra: si abbandonavano alla calunnia verso la loro giovane padrona.
Ogni giorno rivelava a Monica gli abissi che la separavano da Patrizio. Questi non comprendeva nulla della vita della sua santa compagna. Le sue preghiere lo stancavano; le sue elemosine gli sembravano eccessive. Trovava bizzarro che ella volesse visitare i poveri, i malati, che amasse gli schiavi. Quella era per santa Monica la sua vita o, piuttosto, la sua sofferenza di ogni giorno. Vi si sarebbe rassegnata, se almeno la purezza del suo cuore non avesse incontrato alcun pericolo. Fin dai primi giorni, così giovane ancora, così innocente soprattutto, intravide con stupore tutte le debolezze che vi sono nel cuore di un uomo che la grazia di Gesù Cristo non ha toccato. Ma questa visione non fece venir meno il suo coraggio. Invece di abbattersi come fanno tante cristiane, e soprattutto invece di allontanarsi dal tetto coniugale, elevando il suo cuore più in alto, Monica comprese che Dio non le aveva inviato quell'anima povera affinché l'abbandonasse, ma che, al contrario, gliel'aveva affidata affinché tentasse di guarirla, di convertirla e di illuminarla.
Per guadagnare suo marito a Dio, non impiegò né la parola, né la discussione, né i rimproveri. Invece di predicare la virtù, la praticò. Si sforzò di essere dolce, umile, paziente, modesta, devota; sicura che se, invece di mettere la verità sulle sue labbra, fosse riuscita a metterla nella sua vita, sarebbe venuto un giorno in cui Patrizio non vi avrebbe resistito e si sarebbe arreso a una luce così dolce, così discreta e così vera. Vedeva bene le debolezze e le infedeltà di suo marito, ma non gliene disse mai una sola parola. Soffriva in silenzio. Piangeva quando lui era assente; sollecitava ardentemente per lui la fede e l'amore divino, soli capaci di rendere gli uomini casti.
Osservava lo stesso silenzio di dolcezza, di umiltà, di discrezione, di vero amore quando lui entrava nei suoi impeti d'ira. Aspettava che quella furia fosse passata; e allora, approfittando del ritorno della ragione e di quei momenti di tenerezza in cui gli uomini, violenti ma affettuosi come lo era Patrizio, cercano di far dimenticare i loro scatti d'ira a coloro che ne hanno sofferto, gli diceva confidenzialmente, con grande delicatezza e quando era sola con lui, qualche parola di spiegazione e persino di tenero rimprovero, che quasi sempre erano ben accolti.
Questo metodo di dolcezza, questo segreto di silenzio e di abnegazione, lo consigliava a tutte le sue amiche; e quando queste, col volto tumefatto e disonorate dalla violenza dei loro giovani mariti, venivano a lamentarsi con lei: «Prendetela con la vostra lingua», diceva loro amabilmente. E si sentiva bene che aveva ragione; poiché, sebbene suo marito fosse più violento di chiunque altro, non la picchiò mai. Poté vederlo talvolta balzare d'ira e minacciare; non andò mai oltre; con il suo sguardo dolce lo contenne sempre. Questa dolcezza, questa delicatezza, questa dedizione scavarono nell'anima di Patrizio, a sua insaputa, un solco di cui solo più tardi comprese la profondità. Il suo amore, poiché anche in mezzo ai suoi impeti e alle sue debolezze amava Monica, si trasformava insensibilmente. Acquisiva elevazione e nobiltà, e un sentimento di rispetto di cui non aveva mai avuto idea.
Senza dubbio c'era molta strada da fare per un cambiamento di costumi, per una conversione completa. Ma Monica imparava ogni giorno, nella preghiera, come si riscattano le anime; aveva una fiducia assoluta in Dio, una speranza indomabile nel suo soccorso, con una tale certezza di ottenerlo, che nulla era capace di scoraggiarla mai.
Maternità ed educazione di Agostino
Nascita di Agostino, Navigio e Perpetua. Monica si dedica particolarmente alla formazione morale e cristiana di Agostino.
È nel mezzo di queste tristi, di queste prime e ancora assai vaghe e lontane speranze, che, per consolare Monica, per legarla a Patrizio nonostante le sue infedeltà, e per renderle sopportabile e persino caro quel focolare dove aveva tanto da soffrire, Dio le fece gustare per la prima volta la felicità più grande che forse esista quaggiù, dopo quella di consacrarsi interamente a Lui: divenne madre e, ancora nel fiore degli anni, vide tre figlioletti appendersi al suo collo e cominciare a sorridere alle sue lacrime.
Il primo che ricevette dalle mani di Dio fu quel figlio per sempre celebre sotto il nome di sant'Agostino. Si dice che, mentre lo por saint Augustin Padre della Chiesa e maestro spirituale di Possidio. tava in grembo, ebbe la rivelazione delle meraviglie di cui sarebbe stato un giorno lo strumento, se avesse saputo renderlo fedele a Dio.
Il secondo si chiamava Navigio. Dolce e pio fanciullo, fu fino alla fine, e soprattutto durante i tristi traviamenti di Agostino, il tenero consolatore e il custode fedele di sua madre. Ebbe anche una figlia, alla quale si crede che diede il nome di una delle Sante più popolari dell'Africa, santa Perpetua, la celebre martire di Cartagine.
Monica sarebbe stata, se non felice, almeno consolata nel ricevere da Dio questa piccola famiglia, se un dolore, più amaro di tutto ciò che conosceva ancora, non fosse venuto a mescolarsi alle sue gioie e non avesse finito di avvelenare la sua vita. Patrizio era sempre più dominato dalle sue tristi debolezze. Né la bellezza dello spirito e del cuore della sua santa sposa, né la tenerezza e la forza dell'affetto che lei gli aveva votato, né la nascita successiva di tre figlioletti, avevano potuto incatenare quell'anima leggera e, nonostante le suppliche e le lacrime di Monica, egli cominciava a ostentare i suoi disordini. Come dipingere ciò che soffre allora una donna cristiana, una sposa, una madre? È questo il martirio dell'anima di cui ha parlato sant'Ambrogio, che, per compiersi nel segreto del focolare domestico, non è né meno atroce né meno straziante del martirio del corpo.
Abbandonata nel fiore degli anni, tradita dal padre dei suoi figli, Monica, che vedeva, dopo quattro o cinque anni di matrimonio, svanire le speranze di cui si era cullata fin dai primi giorni, raddoppiò di fervore e di fiducia in Dio e, senza cambiare nulla alle sue abitudini di silenzio, di discrezione, di dolce e paziente attesa nei confronti del marito, perfezionandole anzi, si volse tutta intera verso i suoi figli.
Ma, per quanto tenere fossero le cure prodigate da santa Monica ai suoi figli, quello non era che il preludio della grande opera di cui si sentiva incaricata da Dio. Ciò che occorreva innanzitutto e al più presto, era formare la coscienza di Agostino. L'ora stava per giungere in cui, dalle lezioni di sua madre, sarebbe passato agli esempi di suo padre; in cui, dal cuore e dal seno di Monica, sarebbe caduto in una società profondamente corrotta e abilmente corruttrice. Così, per formare questa coscienza, Monica metteva senza sosta davanti agli occhi di suo figlio i grandi principi della fede, le vive e pure luci del Vangelo. E in queste vive e pure luci, ve n'è una che amava trasmettergli come un tesoro che aveva ricevuto dai suoi antenati: era il disprezzo della terra, il disgusto per ciò che è finito, limitato, perituro. Gli parlava senza sosta dell'amore di Dio, della mangiatoia dove era disceso, e dove si era fatto povero e schiavo per noi; della croce dove era salito tutto sanguinante, al fine di darci la misura del suo amore. Per mettere l'ultimo tocco alla coscienza di suo figlio, Monica si sforzava di ispirargli l'orrore del male, l'odio per tutto ciò che contamina il cuore e lo degrada. E, con quell'abnegazione delle madri che non temono di umiliarsi per preservare i propri figli, gli confessava persino le proprie colpe.
È così che formò a poco a poco l'anima di Agostino, che vi pose la profondità, la tenerezza, la delicatezza, la rettitudine; che gli fece infine quella coscienza di cui non poté mai sbarazzarsi.
Agostino non era ancora che catecumeno quando una malattia venne all'improvviso a condurlo fino all'orlo della tomba. Sua madre correva inquieta, si precipitava, chiedendo a gran voce il battesimo per il suo bambino che, pressato da orribili sofferenze, pensava tuttavia solo a Dio, alla sua anima, alla sua eternità. Patrizio lasciava fare santa Monica, perché era troppo uomo d'onore e allo stesso tempo troppo generoso per ostacolare, sull'orlo della tomba, la libertà di coscienza di suo figlio, e per aggiungere nel cuore di Monica, all'amaro dolore di perdere il suo Agostino, il dolore, mille volte più amaro, di vedere la sua eternità esposta e la sua salvezza compromessa. Ma non appena il pericolo fu cessato, l'indifferente e il pagano riapparvero in Patrizio, ed egli manifestò la sua volontà che il battesimo fosse rinviato a più tardi.
Monica non insistette; poiché, con Patrizio, lo sapeva fin troppo bene, non c'era da insistere. Soltanto sentì che contraeva un obbligo ancora più stretto che in passato, di vegliare sull'anima di suo figlio. Avvertita dal pericolo che aveva appena corso, risolse di non perderlo un istante di vista e, sacrificando sempre più i tristi piaceri del mondo, si costituì suo angelo custode e sua provvidenza visibile. Affinché nulla venisse a contrariarla in questo lavoro importante, si applicò con più zelo che mai a impiegare nei confronti di suo marito, di sua suocera, dei suoi parenti, dei suoi domestici stessi, quel metodo di dolcezza e di pazienza di cui abbiamo già parlato, con il quale sperava bene di disarmarli tutti. In effetti, la pace rifulse presto attorno a lei, e la sua casa somigliò a quei santuari il cui silenzio ne custodisce gli ingressi, e che riempiono della loro calma tutti coloro che vi portano le loro agitazioni e i loro dolori. Ma è soprattutto nei confronti di suo marito che dispiegò le industrie della sua bella anima e le ricchezze del suo mirabile metodo. Egli era pagano, lei volle ricondurlo a Dio; egli era padre, lei volle, a sua insaputa, associarlo alla sua opera; volle almeno ottenere che non la ostacolasse.
Monica, che sapeva che più tardi forse le passioni sarebbero giunte e avrebbero travolto tanto più rapidamente il giovane quanto più avrebbe avuto per scusa l'esempio di suo padre; Monica, diciamo, che sapeva quanto questi primi tempi siano propizi per formare il cuore di un bambino, non perdeva un solo giorno. Come si gettano in primavera bei semi in un giardino, lei gettava ogni mattina qualche verità nell'anima di suo figlio. Riusciva così bene, che tutte le obiezioni e tutte le resistenze di Patrizio cadevano impotenti davanti a quel dolce impero che aveva preso su suo figlio e che cresceva ogni giorno.
Libera così, non trovando più ostacoli, o trovandone ogni giorno di meno grandi, si affrettava a completare la coscienza di Agostino. La sua vita si riassumeva sempre più in due parole: Dio e suo figlio.
L'inquietudine stava per mescolarsi a queste prime gioie di una madre. Agostino usciva appena dall'infanzia, e già bisognava pensare a fargli iniziare i suoi studi. Santa Monica, che temeva che volendo formare il suo spirito si deformasse la sua coscienza o il suo cuore, non si affrettò ad allontanarlo. Lo affidò a maestri che abitavano a Tagaste. Ma Agostino mostrò una pigrizia insormontabile, un disgusto per lo studio che nulla poteva vincere.
Allarmata da questa prima apparizione del male nell'anima di suo figlio, e sentendo che a quella nobile natura occorreva un altro pungolo che il timore, Monica condusse suo figlio da «dei servitori di Dio», da «uomini di preghiera», affinché l'aiutassero a superare la sua avversione per lo studio con motivi più elevati. A questo difetto, Agostino aggiungeva un orgoglio, una passione disordinata per il successo e le lodi, e un amore singolare per il gioco e il piacere.
È nel mezzo di queste inquietudini che la nostra Santa si vide obbligata a separarsi da suo figlio. Agostino cominciava a crescere, e Tagaste non offriva abbastanza risorse per l'educazione di un giovane. Si risolse di inviarlo a Madaura, la patria di Apuleio. Monica vi condusse e vi lasciò suo figlio, dopo aver versato nel suo cuore tutti i consigli con tutte le lacrime che versa una madre in simile circostanza.
Conversione del marito e smarrimento del figlio
Patrizio si converte prima di morire, mentre Agostino sprofonda nei disordini a Cartagine e aderisce alla setta dei Manichei.
Nel frattempo, Dio riservava a Monica una consolazione: Patrizio fece un primo passo verso la religione e la Chiesa. La verità aveva avuto la meglio e Patrizio aveva appena dichiarato alla sua pia sposa di essere risoluto ad abiurare il paganesimo. Con quanta gioia Monica aveva accolto questa notizia! Fremendo di felicità, lo accompagnò in chiesa per abiurare pubblicamente il paganesimo e fare professione di fede cristiana. Agostino, di ritorno a Tagaste, li seguì.
Ma nel momento in cui santa Monica cominciava a conquistare suo marito, suo figlio finiva per sfuggirle. Venne dunque a trovare Agostino e cominciò a mostrargli, con la sua commozione e le sue lacrime, ciò che pensava del triste stato della sua anima. Spesso lo prendeva in disparte e, passeggiando con lui, gli diceva qualcosa di Dio, della fede della sua infanzia, della pace e dell'onore dei cuori puri, della bruttezza del male e dell'orrore che esso deve ispirarci. Ma Agostino non comprendeva già più questo linguaggio.
Monica, colma di inquietudine, stava per essere nuovamente costretta a separarsi da suo figlio. Finite le vacanze, lo condusse a Cartagine per continuarvi gli studi. In una città così profondamente corrotta, Agostino non avrebbe tardato a cadere nei più grandi eccessi. Quando Monica apprese i disordini di suo figlio, il suo dolore fu così profondo che si poté temere che ne soccombesse. Le sue lacrime scorrevano giorno e notte. Non sapeva nemmeno più contenerle in pubblico. C'erano giorni in cui, quando tornava dal santo sacrificio, il posto che aveva occupato ne era tutto bagnato.
La Chiesa ha istituito, il 4 maggio, in onore di santa Monica, una festa che si potrebbe chiamare la festa delle lacrime di una madre cristiana. Ecco su quale tono e in quale maniera:
Ant. 1. — Piangeva e pregava assiduamente, questa madre, per ottenere la conversione del suo Agostino.
Ant. 2. — O beata madre, che dovevate un giorno essere esaudita secondo l'immensità dei vostri desideri! Nell'attesa, piangeva giorno e notte, questa madre afflitta, e pregava ardentemente per suo figlio.
Ant. 3. — Eccola, questa vedova che sa piangere; lei che versò così costanti e così amare lacrime per suo figlio.
Ant. 4. — Hanno elevato le loro voci, Signore; hanno elevato le loro voci, questi fiumi di lacrime che cadevano dagli occhi di questa santa madre.
Ant. 5. — Piangeva senza misura, questa madre inconsolabile...
Tutto l'ufficio continua su questo tono e ci rivela in questa madre ammirabile un dolore come non se ne trova un secondo esempio nella storia della Chiesa.
Una cosa tuttavia sosteneva qui la nostra Santa: è che non piangeva più sola. Patrizio, associandosi alla sua fede, cominciava ad associarsi alle sue lacrime. Presto si ammalò, chiese e ricevette il battesimo con grande fervore. Dopodiché si addormentò cristianamente e in pace, assistito dall'angelo che Dio gli aveva dato come sposa, e che, a forza di dolcezza, di pazienza, di tenera dedizione, di coraggiosi sacrifici, lo aveva riportato da così lontano e reso a Dio.
Dopo la morte di Patrizio, le belle aspirazioni dell'anima di santa Monica, ostacolate e compresse durante il suo matrimonio, non trovando più ostacoli, la si vide rapidamente elevarsi a ciò che la virtù ha di più eroico. Per un sentimento di toccante fedeltà alla memoria di suo marito, giurò nel suo cuore che non avrebbe avuto altro sposo mortale. Al lutto di Patrizio, che portò tutta la vita, si aggiungeva il lutto della madre che vede perire l'anima di suo figlio e che, per salvarla, non può che pregare e immolarsi per lui. Affinché le sue lacrime diventassero più potenti e le sue preghiere pari al bisogno che Agostino ne aveva, si rinchiuse nella solitudine e si votò più interamente che mai al silenzio, alla vita nascosta, alla dedizione, a tutte le miserie e, soprattutto, al puro e generoso amore di Dio. Da allora i suoi digiuni furono frequenti e rigorosi. Il suo tempo era consacrato al servizio dei poveri, che nutriva e curava con le sue mani. Visitava gli ospedali, passava lunghe ore al capezzale degli infermi e seppelliva i morti. Faceva da madre ai piccoli orfani, li cresceva come i propri figli, li accoglieva talvolta nella sua stessa casa e li nutriva alla sua tavola.
Ma la più bella di tutte le sue opere, quella alla quale dava tutto il suo cuore, era consolare le vedove e le donne sposate. Perciò impiegava in queste opere difficili tutta la sua dolcezza, la sua squisita delicatezza, il suo spirito profondo e luminoso. È alla fonte sempre viva e inesauribile dell'amore e del sacrificio, a Nostro Signore Gesù Cristo presente al santo altare, che veniva senza sosta a rinfrescarsi e a ritemprarsi. Ogni mattina assisteva alla santa messa e, sia alla santa mensa, sia nelle sue orazioni, Dio la colmava delle grazie più privilegiate. Aveva il dono delle lacrime.
Durante questo tempo, con la virtù, la fede stessa era scemata nell'anima di Agostino. Monica seguiva con spavento tutti i progressi del male, ma senza scoraggiarsi. Aveva fede in Dio. Tuttavia Agostino, sedotto dai Manichei, era appena diventato l'apostolo dei loro errori. Chi potrebbe dipingere lo stupore e il dolore d i santa Mo Manichéens Setta i cui libri furono bruciati da Gelasio. nica a questa notizia imprevista? Le vacanze si avvicinavano e Agostino stava per tornare a Tagaste. Santa Monica decise di attenderlo.
Quando Agostino rientrò nella casa paterna, alla prima parola che lasciò sfuggire sulla sua eresia, santa Monica si raddrizzò indignata. Si sentiva colpita in ciò che vi era in lei di più delicato e di più profondo. L'amore che aveva per Dio, l'attaccamento alla santa Chiesa, la sua tenerezza per un figlio smarrito, il timore di vederlo perduto per sempre, l'orrore del male, unendosi allo stesso tempo nella sua anima, le ispirarono uno dei più bei atti di energia cristiana di cui la storia dei Santi abbia conservato memoria. Cacciò Agostino da casa sua, gli dichiarò che non lo avrebbe più tollerato né alla sua tavola né sotto il suo tetto; e, detestando le bestemmie di cui faceva professione, piena di quella collera augusta che investe una madre di una così irresistibile autorità, gli ordinò di uscire dalla sua casa e di non rientrarvi più. Agostino chinò il capo e uscì. Dopo la sua partenza, Monica, ritrovandosi madre, cadde in ginocchio, lasciò scorrere le sue lacrime e chiamò Dio in suo aiuto.
La visione della regola e la speranza
Un sogno profetico e le parole di un vescovo assicurano a Monica che suo figlio non perirà nonostante i suoi errori.
Dio l'ascoltò, poiché ebbe un sogno che le restituì un po' di calma ridandole la speranza. «Le sembrava», dice sant'Agostino, «di essere in piedi su una regola di legno, triste e oppressa, quando vide venire verso di lei un giovane raggiante di luce, dal volto allegro, che sorrideva al suo dolore. Avvicinandosi, le chiese la causa delle sue lacrime; ma si vedeva dal suo aspetto che la conosceva, e che la interrogava solo per consolarla. Monica aveva risposto che piangeva la perdita di suo figlio: — Oh! riprese il giovane. Non vi preoccupate così. E, indicando col dito la regola di legno su cui si trovava, aggiunse: Guardate vostro figlio. Egli è dove siete voi. — Ella guardò allora più attentamente, e mi accorsi in effetti, accanto a lei, in piedi sulla stessa regola».
Tutta commossa, Monica corse a trovare suo figlio e gli raccontò il sogno che aveva appena fatto. Agostino cercò di interpretarlo a suo vantaggio. «No, no», riprese la Santa, «egli non ha detto: Dove egli è, tu sarai; ma: Egli sarà dove tu sei». Piena di speranza, Monica permise a suo figlio di riprendere il suo posto in casa e alla tavola paterna.
Santa Monica evitava con suo figlio ogni discussione, ma cercava ovunque uomini che avessero abbastanza autorità e talento per farsi ascoltare da lui. Un giorno, seppe dell'arrivo a Tagaste di un venerabile e sapiente vescovo. Monica vi corse fremendo di speranza, fermamente persuasa che la sua visione si sarebbe realizzata. Ma il santo vescovo le disse, scuotendo la testa, che il momento non era ancora giunto. «Lasciatelo», aggiunse; «pregate soltanto molto». Poiché santa Monica, sciogliendosi in lacrime, lo pressava di vedere suo figlio: «Andate, andate», le disse il vescovo intenerito, «è impossibile che il figlio di tante lacrime perisca».
Questa parola trafisse nel vivo il cuore di santa Monica. Le sembrò che scendesse dal cielo. Monica rientrò a casa meditandola; poiché questa semplice parola di un vecchio, unita alla visione che aveva avuto, cominciò ad acquietarla un po', restituendole la speranza.
Da Cartagine a Milano
Monica segue il figlio in Italia, incontra sant'Ambrogio a Milano e assiste finalmente alla conversione e al battesimo di Agostino.
Questa calma non fu di lunga durata: nel frattempo, ricevette una lettera da Agostino che le annunciava di aver deciso di lasciare Cartagine per stabilirsi a Roma. A questa notizia, santa Monica provò un atroce stringimento al cuore; poiché vederlo partire per Roma con una fede spenta, uno spirito fluttuante a ogni vento di dottrina, un'anima consumata dalle passioni, era come se lo avesse visto gettarsi negli abissi. Prendendo subito la sua decisione, stabilì che Agostino non sarebbe partito per Roma, o che lei sarebbe partita con lui, e che, nel pericolo in cui si trovava la sua anima, non lo avrebbe abbandonato. Si recò subito a Cartagine, si gettò al collo del figlio, lo strinse violentemente tra le braccia e lo scongiurò con fiumi di lacrime di non partire, o almeno di portarla con sé. Da quel momento non volle più lasciarlo; ma mentre, sopraffatta dalla fatica e dall'emozione, passava la notte in lacrime, ritirata in una piccola cappella dedicata a san Cipriano, l'illustre vescovo di Cartagine, Agostino saliva su una nave e si allontanava dalla riva, nonostante la promessa fatta a sua madre. Quando, giunto il mattino, uscendo dalla cappella, trovò la riva deserta e la nave scomparsa, divenne «folle di dolore». Vagava sulla riva del mare e la riempiva delle sue grida. Accusava suo figlio. Si lamentava con Dio. Infine, esausta dalle lacrime, abbattuta, allo stremo delle forze, dopo aver mille volte accusato il figlio di crudeltà e di menzogna, non avendo alcun mezzo per seguirlo sui flutti, tornò a Tagaste.
Santa Monica, non potendone più, decise di andare a raggiungere suo figlio. Arriva a Roma; ma non lo trova più. Era già partito per Milano. Ripartì dunque subito, piena della stessa ardore, e sostenuta, attraverso le fatiche di questo secondo viaggio, da quella stessa fede indomabile che avrebbe rivisto suo figlio e che lo avrebbe convertito.
Appena arrivata a Milano, andò a trovare sant'Ambrogio che la ricevette con una gioia inte saint Ambroise Padre della Chiesa citato per una massima sulla forza. nerita. Non riusciva a stancarsi di contemplare questa madre, sul volto della quale l'amore di Dio e la tenerezza per un figlio traviato avevano scavato solchi così venerabili. I loro rapporti furono frequenti e intimi. Monica, che aveva imparato da sant'Ambrogio a non entrare in discussione con suo figlio, e che era decisa ad abbandonare a un uomo così saggio il compito di salvarlo, continuava a pregare, a tacere e a versare ai piedi dei santi altari le sue lacrime onnipotenti.
Infine Monica vide arrivare il momento che sospirava da così tanto tempo. Agostino, dopo diciassette anni di resistenza, si arrese. Santa Monica non conteneva più la sua gioia; copriva suo figlio con il suo sguardo felice; lo innaffiava con le sue lacrime. O momento felice, in cui una madre ritrova il suo bambino che credeva morto, o che vedeva morire! Ma, o momento ancora più felice, in cui una madre cristiana vede rinascere nell'anima di suo figlio la fede, la purezza, il coraggio, la virtù; e in cui, cristiana afflitta dai dolori della Chiesa, prevede che questo figlio degenerato ne diventerà la luce, la gloria e il vendicatore!
Non appena le vacanze furono aperte, santa Monica portò Agostino in campagna. È lì che entrambi vennero a nascondere la loro gioia e a preparare le loro anime al grande giorno del santo battesimo. Alcuni amici si erano uniti a loro. Santa Monica era l'apostolo di questo piccolo cenacolo. Tutto il suo spirito, tutto il suo genio, tutto il suo cuore, tutta la sua fede, tutti gli ardori del suo zelo, tutte le industrie della sua carità, li impiegava per assecondare in loro l'azione di Dio. Santa Monica assisteva a tutte le conferenze di suo figlio con i suoi giovani amici; vi prendeva talvolta la parola, e poiché Dio dona alla purezza e all'amore un singolare dono di luce, lasciava cadere, nel mezzo dei colloqui, parole che Agostino faceva trascrivere subito sulle sue tavolette, e che noi andremo a raccogliere a nostra volta per finire di conoscere attraverso di esse la madre del Platone cristiano.
«L'anima non ha che un solo alimento, ed è conoscere e amare la verità». — «Colui che desidera il bene e lo possiede, è felice. Ma se vuole il male, anche se lo ottenesse, quanto è infelice!» — «Colui che ama e possiede cose periture non può mai essere felice: anche se fosse sicuro di non perderle mai, lo riterrei ancora infelice, perché tutto ciò che è passeggero non ha rapporto con l'anima dell'uomo.
E più lo cercherà, più sarà miserabile e indigente; poiché tutte le cose della terra non renderebbero mai un'anima felice».
Dopo sei mesi trascorsi in questa intima e deliziosa vita di Cassiciaco, santa Monica e suo figlio tornarono a Milano. Giunto il momento del battesimo, Agostino si recò alla chiesa di San Giovanni Battista, accompagnato da sua madre e dai suoi amici. Monica, vestita con la veste bianca bordata di porpora delle vedove, avvolta in lunghi veli, si sforzava invano di nascondere a tutti gli sguardi la gioia che inondava la sua anima. Un raggio di pace, di sicurezza tutta divina, appariva sulla sua fronte e finiva di dare alla sua fisionomia qualcosa di celeste.
Ultimi istanti e morte a Ostia
Dopo estasi mistiche, Monica muore a Ostia nel 387, chiedendo semplicemente di essere ricordata all'altare.
Ciò che era cresciuto di più in santa Monica era l'amore, poiché il suo amore per Gesù Cristo e il suo amore per Agostino erano diventati una cosa sola. Avevano creduto insieme. Aveva già avuto alcune estasi nella preghiera; ma dopo il battesimo divennero più frequenti. A volte era così inebriata dalla sua felicità che rimaneva un giorno intero assorta, senza parole, senza preoccuparsi di ciò che la circondava, godendo interiormente e sola con Dio. Altre volte, perdeva persino l'uso dei sensi. Dopo la conversione del figlio, non pensava più che al cielo, ed era facile intuire che non l'avrebbero trattenuta ancora a lungo quaggiù. Un giorno sembrò sollevarsi da terra e, rapita fuori di sé, si mise a gridare: «Voliamo al cielo, voliamo al cielo». Il suo volto risplendeva di una gioia tutta divina. Da allora, quell'idea del cielo non la abbandonò più. Ora che vedeva suo figlio convertito, pio, che non aveva più bisogno di essere coperto dalla protezione di sua madre, l'idea del cielo riprendeva incessantemente il sopravvento.
Poiché Agostino e i suoi amici pensavano solo a tornare in Africa, santa Monica partì con loro. Arrivarono a Civitavecchia, poi a Roma e infine a Ostia, dove speravano di trovare una n ave c Ostie Sede episcopale di cui Pier Damiani fu il titolare. he li trasportasse tutti in Africa; ma dovettero attendere alcuni giorni. In questo frangente, disse a suo figlio: «Niente ormai mi trattiene più sulla terra. Non so più cosa debba farvi, né perché vi sia ancora, poiché ho realizzato tutte le mie speranze». Cinque giorni dopo questo colloquio, fu colta da un accesso di febbre che la costrinse a mettersi a letto. Comprese che lo Sposo la chiamava e non pensò più che a prepararsi alla sua venuta. Standosene a letto, raccolta e in preghiera, ebbe un rapimento, una di quelle dolci e forti estasi che sottraggono l'anima a se stessa, lasciando il corpo immobile e svenuto. La credettero morta. Si affollarono attorno a lei. Si agitavano e cercavano rimedi per richiamarla alla vita, quando aprì dolcemente gli occhi. «Dov'ero?» disse stupita; e per rivelare in una parola da quali alte regioni discendesse e cosa vi avesse appreso: «Seppellirete qui vostra madre!» disse.
A questa parola, Agostino sentì le lacrime salirgli a fiotti dal cuore; ma ebbe la forza di trattenerle. «Seppellirete il mio corpo dove vorrete», riprese lei. «Non datevene pensiero. Poco mi importa. Ciò che vi chiedo soltanto è di ricordarvi di me all'altare del Signore, in qualunque luogo vi troviate».
Da quel momento, Monica tacque, unicamente occupata a raccogliere la sua anima per prepararla alla venuta dello Sposo. Soffriva crudeli dolori; ma il dolore non è un ostacolo alla trasfigurazione delle anime. Agostino assisteva silenzioso a questa trasfigurazione di sua madre. Non la lasciava un istante; a turno rapito e straziato, seguiva con gli occhi, aiutava persino con la sua preghiera, con il vivo slancio del suo cuore, quel meraviglioso e duro lavoro che stava per liberare santa Monica dal suo involucro terreno.
Lei lo incoraggiava con lo sguardo: soffrendo molto, ma sentendo che finalmente arrivava, che non occorreva più che uno sforzo, lo ringraziava del sostegno che le prestava. Nove giorni trascorsero così, al termine dei quali suonò finalmente l'ora della liberazione. Pregava in silenzio, piena di fede, distaccata da tutto, felice, sentendo che andava per prima in un luogo dove Agostino sarebbe venuto a raggiungerla, e lasciando sul suo volto un riflesso di luce, di gioia e di pace.
Si dice che all'ultimo momento, mentre chiedeva con più vive istanze la santa Eucaristia che si credeva sempre di doverle rifiutare a causa dei suoi crudeli dolori allo stomaco, si vide entrare nella sua stanza un bambino che si avvicinò al suo letto, la baciò sul petto e subito, come se l'avesse chiamata, lei inclinò il capo e rese l'ultimo respiro. Era l'anno 387, il nono giorno della sua malattia, il cinquantaseiesimo anno della sua età.
Non appena Monica ebbe spirato, Agostino non poté resistere. Sentendo accumularsi nella sua anima i flutti di un dolore immenso, arrestando a forza di energia ruscelli di lacrime pronti a traboccare, si alzò, si avvicinò al letto, guardò a lungo un'ultima volta il volto di sua madre e, dopo aver chiuso, con dito riconoscente, quegli occhi che avevano tanto pianto su di lui, fuggì in fretta; poiché non voleva rattristare con i suoi gemiti una scena dove il suo cuore di cristiano gli diceva che tutto doveva respirare letizia. «Sentivo», diceva, «affluire nel mio cuore un dolore immenso, pronto a traboccare in torrenti di pianto; ma i miei occhi, sull'imperioso comando della mia anima, ne inghiottivano la corrente fino a rimanere asciutti, e questa lotta mi straziava». — Il corpo di santa Monica fu portato in chiesa, dove si offrì per lei il sacrificio prima di calarla nella tomba, come si praticava tra i fedeli.
Culto, reliquie e posterità
Storia delle traslazioni delle sue reliquie verso Roma e sviluppo dell'Arciconfraternita delle Madri cristiane nel XIX secolo.
Nella chiesa di Sant'Agostino, a Roma, la cappella dedicata a santa Monica è ornata di affreschi che rappresentano la sua vita, o piuttosto tutte le sue speranze e tutte le sue gioie. La si vede dapprima con gli occhi velati di pianto, con un raggio di felicità sulla fronte, mentre ascolta un vecchio vescovo che le annuncia la futura conversione del figlio di tante lacrime. Più oltre, si rivede la stessa figura, immersa nel medesimo dolore; ma il raggio di gioia è più vivo: ascolta un angelo che le dice: Ubi tu et ille, «dove sei tu, egli verrà», e che le mostra in lontananza le due ombre unite e felici della madre e del figlio. Più oltre ancora, si vedono le lacrime arrestarsi del tutto sul volto della Santa, e una dolce e pura gioia brillare nei suoi occhi: è il momento in cui sant'Agostino le annuncia la sua conversione. Poi santa Monica appare sul suo letto di morte, raggiante, circondata dai suoi figli, stringendo la mano di Agostino convertito, ed esalando l'ultimo respiro con gli occhi al cielo, il sorriso sulle labbra. — La si rappresenta talvolta: 1° mentre porta una tavoletta contrassegnata dal nome di Gesù, per esprimere che era stata lei a ispirare o a meritare a suo figlio l'amore di Nostro Signore; — 2° avendo vicino a sé o nella mano una sciarpa o cintura; allusione a un'usanza degli Eremiti di Sant'Agostino che distribuiscono cinture benedette sotto l'invocazione di santa Monica.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE DI SANTA MONICA.]
Santa Monica rimase per lunghi secoli nel sarcofago di pietra che doveva alla pietà di suo figlio. Il suo nome era venerato a Ostia, dove il suo corpo riposava, e, dopo la pubblicazione delle Confessioni, lo fu nel mondo intero. Ma non risulta che le si rendesse culto. La sua festa non è segnata né nei martirologi universali di Ussard, di Adone, del venerabile Beda, né nei calendari speciali della chiesa d'Africa.
Verso il VI o l'VIII secolo, il suo corpo fu trasportato senza rumore, senza cerimonia, nella chiesa di Sant'Aurea, a Ostia, e infine sotto l'altare, in fondo a una cripta di cui i sacerdoti di quella chiesa avevano soli il segreto. Dal XII e dal XIII secolo, santa Monica cominciava a uscire dall'ombra. La sua festa si stabiliva in più punti contemporaneamente, e ovunque la si collocasse, era il 4 maggio. Altari venivano eretti in suo onore nelle vecchie cattedrali del medioevo; inni venivano composti in sua lode; e, sugli affreschi e le vetrate delle chiese, si cominciava a vedere risplendere la sua bella figura. Già Benozzo Gozzoli aveva dipinto alcune delle più belle scene della sua vita, e, in particolare, la sua morte, nel coro della chiesa di San Gimignano.
Il papa Martin V Papa che ha confermato la tradizione con una bolla nel 1437. Martino V incaricò Pietro Assaibizi, religioso dell'Ordine degli Eremiti di Sant'Agostino, di cercare le reliquie di santa Monica e di portarle a Roma. Si recò in tutta fretta a Ostia, accompagnato dal beato Agostino Favorini, priore generale dello stesso Ordine, e da un gran numero di sacerdoti e religiosi. Il sarcofago, che racchiudeva i resti venerabili della nostra Santa, fu aperto e le ossa che conteneva furono riposte in una cassa di legno.
Quando le reliquie arrivarono a Roma, un popolo considerevole fece corteo all'umile carro che le trasportava. Tutti volevano vedere la cassa, toccarla, baciarla, e i commissari apostolici, i religiosi e i sacerdoti di Ostia, che circondavano il carro e gli facevano una scorta d'onore, non potevano più avanzare. Un miracolo venne ad accrescere l'entusiasmo che non conobbe più limiti. Una donna, avvicinandosi al carro, applicò il suo bambino malato contro la cassa, con uno sguardo in cui si dipingeva tutta la sua fede. E, all'improvviso, un immenso fremito corse nella folla: il bambino era guarito.
Il giorno seguente, si tornò a Ostia e si riportò, in trionfo, il sarcofago nel quale aveva riposato il suo corpo. Diversi miracoli, ancora più eclatanti, accompagnarono questa traslazione che avvenne in mezzo a una folla che si era accresciuta e che nulla poteva contenere.
Martino V procedette alla traslazione dei resti preziosi di santa Monica in una tomba di marmo bianco, ornata di sculture di grande pregio, dovuta alla pietà di Matteo Veggio da Lodi. Il capo della Santa fu rinchiuso in un reliquiario d'oro guarnito di cristallo. Poiché la chiesa di San Trifone era troppo piccola per contenere il gran numero di pellegrini che venivano a implorare la Santa, Matteo Veggio da Lodi fece costruire una cappella nella quale fece trasportare il suo santo corpo. Il papa Eugenio IV istituì una confraternita delle Madri cristiane sotto il patrocinio di santa Monica.
Il cardinale d'Estouville, arcivescovo di Rouen, fece costruire a Roma una chiesa che dedicò a sant'Agostino. Il corpo di santa Monica fu posto in una cappella a sinistra dell'altare maggiore, con questa iscrizione:
HIC. JAC. CORPVS. S. MATRIS. MONICE.
Ai piedi della tomba si legge la seguente iscrizione:
IC & XC SEPVLCRVM. VRI. D. MONICE. CORPVS. APVD. OSTIA. TIBERINA. ANNIS. M. XII JACVIT. OB. IN. RO. EDITA. IN EIVS TRANSLATIONE. MIRACVLA. EX OBSCVRO. LOCO. IN ILLVSTRIOREM TRANSPONENDVM. FILII. PIENTISS. CVRARVNT. ANNO. SALVITIS. MDLXVI.
Nel XVI secolo, la devozione a santa Monica non cessò di crescere; il suo nome fu allora iscritto in tutti i Martirologi. La sua festa cominciò a celebrarsi ovunque, e il suo ufficio fu inserito nel breviario romano. Nel 1576, il papa Gregorio XIII inviò un frammento del suo capo a Bologna. Una particella fu accordata alla confraternita di Santa Monica, a Roma. Una costola fu inviata a Pavia, e alcune ossa ai Padri gesuiti di Münster e agli Eremiti di Sant'Agostino di Treviri.
Nel XIX secolo, il culto di santa Monica fiorì. Il 4 maggio 1850, si vide nascere a Parigi, nella cappella di Notre-Dame de Sion, una pia associazio ne detta delle Ma Mères chrétiennes Associazione pia posta sotto il patrocinio di santa Monica. dri cristiane, che riuniscono le loro preghiere per la conversione dei loro figli o dei loro mariti traviati. Nel 1854, essa era stabilita a Lilla, ad Amiens, a Nantes, a Versailles, a Cambrai, a Valenciennes, poi a Belley, a Fréjus, a Tolone, a Bordeaux, a Tours, a Costanza, a Rouen, a Bayeux, a Lione, a Orléans, a Londra, a Dublino, a Liverpool, a Stoccolma, a San Pietroburgo, a Odessa, a Vienna, a Stoccarda, a Friburgo, all'Aia, a Bologna, a Torino, a Madrid, a Chambéry, a Firenze, ecc. Nel 1855, essa estese le sue ramificazioni a Costantinopoli, a Gerusalemme, a Pondicherry, all'Isola Maurizio, in Africa, alla Martinica, a Sydney, in Oceania, ad Algeri, a Ginevra, a Santiago, a Buenos Aires e nelle Indie.
Questa associazione delle Madri cristiane fu elevata alla dignità di arciconfraternita da un breve apostolico in data 11 marzo 1856.
Mgr de Las-Cases, vescovo di Costantina, appena insediato sulla sede restaurata di sant'Agostino, aprì, alle Madri cristiane, due santuari nuovi, uno a Tagaste e l'altro a Ippona.
Il 4 maggio 1872 ebbe luogo, a Notre-Dame d'Afrique, la traslazione solenne di una reliquia di santa Monica, che Mgr Lavigerie, arcivescovo di Algeri, aveva recentemente ottenuto da Roma: era l'osso del braccio della Santa. Questa reliquia insigne e un'altra di sant'Agostino furono poste in due grandi reliquiari d'oro; dopo essere state esposte alla venerazione di tutti su due specie di troni scintillanti di luce, furono portate trionfalmente, poi riportate ciascuna al suo altare. Quello di santa Monica è a destra sotto la grande cupola.
Questa Vita è stata interamente rifatta sulla base della bella Storia di santa Monica, dell'abate Rougand, vicario generale di Orléans. — Cfr. Confessioni di sant'Agostino, Bollandisti, e Breviario dei Canonici regolari dell'Ordine di Sant'Agostino.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Tagaste nel 332
- Matrimonio con Patrizio, un pagano violento
- Nascita di suo figlio Agostino
- Conversione del marito Patrizio prima della sua morte
- Inseguimento di Agostino a Cartagine, Roma e Milano per la sua conversione
- Battesimo di Agostino da parte di sant'Ambrogio a Milano
- Estasi di Ostia con suo figlio
- Morta a Ostia all'età di 56 anni
Miracoli
- Visione di un giovane raggiante che le annuncia la conversione del figlio
- Guarigione di un bambino malato durante la traslazione delle sue reliquie a Roma
- Apparizione di un bambino al suo letto di morte che le dà un bacio
Citazioni
-
È impossibile che il figlio di tante lacrime perisca.
Un venerabile vescovo a Monica -
Seppellite pure il mio corpo dove volete. L'unica cosa che vi chiedo è di ricordarvi di me all'altare del Signore.
Santa Monica ai suoi figli