Figlio del duca Adalbaldo e di Santa Rictrude, Mauronto fu cancelliere alla corte di Clodoveo II prima di rinunciare al mondo per la vita monastica. Fondatore dell'abbazia di Breuil e successore di sua madre a Marchiennes, è il santo patrono di Douai. La sua protezione miracolosa è rimasta celebre, in particolare durante l'assedio di Douai nel 1556.
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SAN MAURONTO O MAURANTO, PATRONO DI DOUAI
Origini e famiglia nobile
Mauronto nasce nelle Fiandre in una famiglia di alta nobiltà e grande santità, figlio del duca Adalbaldo e di santa Rictrude.
San Mauronto nacque nell Saint Maurant ou Mauront Figlio di sant'Adalbaldo, accolse Amato nelle Fiandre e fondò l'abbazia di Breuil. e Fiandre francesi verso l'anno 634, probabilmente a Merville, sul fiume Lys, un tempo diocesi di Thérouanne, ai confini tra le Fiandre e l'Artois.
Ebbe come padre il beato Adalbaldo, duca di Douai, nipote di Clotario, re di Francia, signore ricco e potente, ma ancor più illustre per le sue virtù che per le sue ricchezze, e che meritò che la Chiesa ne onorasse la memoria il secondo giorno di febbraio; e come madre santa Rictrude, nata a Tolosa, in Aquitania, d sainte Rictrude Figliastra di Gertrude, vedova di Adalbaldo. i sangue reale come il suo nobile sposo.
Ebbe l'onore di essere battezzato da un Santo, chiamato Richario, egli stesso co sì cele Riquier Apostolo del Ponthieu e direttore spirituale di san Vulfo. bre per il suo zelo apostolico, per la sua vita penitente e soprattutto per la fondazione della famosa abbazia che portò il suo nome, vicino ad Abbeville, nel Ponthieu, oggi dipartimento della Somme.
San Mauronto era il primogenito di quattro figli. Clotsenda, Eusebia e Adalsenda, le sue sorelle, che sono anch'esse onorate da un culto pubblico dalla Chiesa, ovvero: la beata Clotsenda, badessa di Marchiennes dopo santa Rictrude, sua madre, il 30 giugno; santa Eusebia, badessa di Hamage, il 16 marzo; e la beata Adalsenda, religiosa sotto santa Eusebia, il 24 dicembre. Si trattava dunque di un'intera famiglia di Santi.
I figli, dopo Dio, dovettero la loro santità alle cure dei loro pii genitori, ma soprattutto alle lezioni, alle lacrime, alle preghiere, ai digiuni e alle elemosine della loro santa madre. Cosa non può fare un'educazione solidamente cristiana per l'innocenza e la felicità dei figli!
Il miracolo del battesimo
Durante la sua infanzia, viene salvato miracolosamente da un incidente a cavallo dal suo padrino, san Ricario.
Rimangono pochi ricordi dell'infanzia di san Mauronto. Ecco solo un episodio, nel quale coloro che non credono al caso non mancheranno di vedere una provvidenza particolare da parte di Dio.
Abbiamo appena detto che aveva ricevuto il battesimo dalle mani di san Ricario. Ora, accadde che un giorno questo venerabile e santo sacerdote, tanto per il profitto della sua anima quanto per le consolazioni dell'amicizia, venne a far visita alla beata Rictrude. Dopo i colloqui di pietà, di cui avevano nutrito le loro anime come di un pane delizioso e tutto celeste, l'uomo di Dio, già risalito sul suo cavallo, si disponeva a partire. Dal canto suo, la beata serva del Signore, per onore e per amicizia, come si pratica d'ordinario, si era avanzata di qualche passo fuori dalla casa; prese tra le braccia e sollevò il piccolo Mauronto, e pregò san Ricario di dare al suo figlioccio la sua benedizione paterna. L'uomo di Dio, senza scendere da cavallo, prende il bambino tra le braccia, sia per abbracciarlo, sia in effetti per benedirlo. Ma, ecco tutto a un tratto, dice colui che racconta il fatto, che il nemico di ogni bene, nella sua rabbia gelosa, ispira all'animale una sorta di furia che non gli era affatto ordinaria. Si agitava alla maniera di un indemoniato, digrignava i denti, si imbizzarriva e correva qua e là con una strana impetuosità. San Ricario si vedeva in grande pericolo di perire; ma temeva soprattutto per il bambino; la povera madre non temeva di meno. Non sapeva più come fare. Già quasi svenuta, come se avesse visto con i suoi occhi la morte, il braccio levato contro oggetti così cari, distoglieva il suo volto tutto bagnato di lacrime, per non essere testimone della loro caduta lamentevole. Tutta la casa era accorsa al rumore del pericolo. Tuttavia il servitore di Dio, che teneva ancora il bambino, rivolge una preghiera al Signore. Appena l'ebbe terminata, ecco il bambino a terra, senza alcun male, come un piccolo uccello che si posa volando; e il cavallo, dal canto suo, ha ripreso la sua prima dolcezza, come un pacifico agnello. La madre, a stringere con gioia il suo caro bambino, e a premerlo teneramente sul suo cuore. Il bambino sorrideva a sua madre, e alle più vive angosce succedeva ovunque l'ebbrezza della felicità. Non si può dubitare che un così felice scioglimento non fosse dovuto ai meriti di queste due sante anime. E come spesso, per la onnipotente bontà di Dio, gli sforzi dell'inferno per perdere i giusti non fanno che contribuire maggiormente al loro progresso nella virtù, così accadde che questa prova non fece che aggiungere alla perfezione di san Ricario. Poiché facendo riflessione che il Signore, suo Dio, quando venne per riscattare il mondo, volendo darci un esempio di umiltà, era apparso montato, non su un cavallo superbamente bardato, ma su una semplice asina che gli avevano preparato i suoi Apostoli, lui stesso, in seguito, tutte le volte che c'era necessità pressante di viaggiare, all'esempio del suo divino Maestro, non volle mai avere altra cavalcatura.
Vita a corte e conversione
Dopo una carriera come cancelliere alla corte di Clodoveo II, Mauronto rinuncia al matrimonio sotto l'influenza di sant'Amando per consacrarsi a Dio.
Terminata la sua prima educazione, il giovane Mauronto fu inviato alla corte di Francia, sotto il re Clodoveo II e la regina santa Batilde. Vi rimase per diversi anni e, in considerazione delle sue virtù e del suo merito, tanto quanto della sua nascita e della sua nobiltà, il re lo onorò del titolo di segretario e cancelliere del regno.
Fu in questo intervallo che ebbe il dolore di perdere il suo beato padre, crudelmente assassinato da dei malfattori, durante un viaggio che questi fece dalle Fiandre alla Guascogna, per vedervi i parenti e i beni di santa Rictrude, sua sposa.
Santa Rictrude, dopo la morte del marito, risolse di consacrare a Dio la sua vedovanza. Avendo rifiutato seconde nozze, che il re Clodoveo II le proponeva con uno dei più grandi signori della sua corte, volse tutti i suoi pensieri e tutti i suoi affetti verso il cielo; e, su consiglio di sant'Am saint Amand Consigliere spirituale di Gertrude. ando, già vescovo di Maastricht, lasciò interamente il mondo, prese il velo e si ritirò nell'abbazia di Marchiennes, di cui abbaye de Marchiennes Abbazia di cui Ugo divenne superiore. divenne badessa qualche anno più tardi, e che edificò tanto quanto illustrò con quarant'anni delle più austere penitenze e delle più solide virtù. Ella stessa, con il beato Adalbaldo, aveva donato a sant'Amando quella terra di Marchiennes, per fondarvi un'abbazia di uomini, che prese il nome di Elnone. È da allora che, avendo aumentato gli edifici e avendoli separati da quelli dei religiosi, vi stabilì una comunità di donne, sotto il nome di abbazia di Marchiennes. Nel numero delle religiose vi furono dapprima le sue tre figlie, di cui si è parlato più sopra.
Tuttavia il giovane Mauronto era ritornato nel suo paese per un matrimonio che si proponeva di contrarre. Ne aveva già stabilito tutte le condizioni, e persino celebrato i fidanzamenti, quando, toccato dalle esortazioni di sant'Amando, provò egli stesso disgusto per il mondo e risolse di consacrarsi pienamente a Dio nello stato di verginità. È da credere che la morte del suo beato padre, il ricordo delle sue grandi virtù, l'esempio della sua santa madre e delle sue tre sorelle, uniti alle loro ferventi preghiere, non contribuirono poco a questa generosa determinazione, facendogli meglio sentire tutta la frivolezza dei beni di quaggiù, e tutta la felicità che vi è nel darsi a Dio senza riserve.
Comunicò dunque alla sua santa madre il desiderio che aveva di rinunciare per sempre al matrimonio. Ella temette dapprima che Mauronto volesse prendere la via del celibato solo per darsi alla dissolutezza con più libertà, come fanno tanti sfortunati giovani che si precipitano così ciecamente negli abissi eterni. In questo pensiero, fece pregare sant'Amando, quel caritatevole medico delle anime, di venire a trovarla, e gli confidò le sue vive inquietudini di madre sulla salvezza del figlio. Non fu difficile a sant'Amando consolarla e rendere la pace al suo cuore afflitto.
Poco dopo, mentre quel santo vescovo celebrava solennemente la messa in presenza del giovane Mauronto, accadde che un'ape, volteggiando, fece tre volte il giro della testa di quest'ultimo. Sant'Amando, che aveva notato questa circostanza, credette di vedervi un presagio del cielo, fece chiamare il giovane Mauronto e lo esortò a eseguire al più presto il disegno che aveva concepito, e che una rivelazione segreta gli aveva appena fatto conoscere come gradito dall'alto.
San Mauronto non differì più; cominciò col rimettersi nelle mani di sant'Amando e si abbandonò pienamente alla sua direzione. Quel santo Pontefice, secondo le regole della Chiesa, lo benedisse e gli diede la tonsura clericale in forma di corona. Gli insegnò allo stesso tempo il significato misterioso di questa santa cerimonia. La tonsura, gli disse, mettendo a nudo la parte superiore della testa, ci ricorda che nulla è nascosto agli occhi del Signore, nemmeno i pensieri più intimi; e con il taglio dei capelli, spesso rinnovato in seguito, ci insegna che bisogna tagliare allo stesso modo senza sosta i desideri superflui e criminali. Questa forma di corona, aggiunse, ci esprime sia la tiara del sommo sacerdote che il diadema del grande Re; ci dice che apparteniamo ormai a un sacerdozio regale, e che dopo i combattimenti e le prove di questa vita, sopportati con pazienza, Dio riserva nell'altra, a coloro che lo amano, una corona di gloria immortale e infinita... Queste lezioni simboliche raccolte dalla bocca del santo vescovo e dalla santa Scrittura stessa, il beato Mauronto le incise profondamente nella sua memoria e lavorò soprattutto con estrema cura a realizzarle nella pratica.
Fondazione di Breuil e accoglienza di sant'Amato
Divenuto abate, fonda il monastero di Breuil e accoglie sant'Amato, vescovo esiliato, sottomettendosi umilmente alla sua direzione.
Elevato più tardi all'ordine di diacono, tutta la sua applicazione fu di condurre sempre più una vita degna del nome che portava e del carattere sacro di cui era rivestito.
Il Signore, da parte sua, gli offrì un mezzo di avanzamento nella virtù, procurandogli la compagnia di sa nt'Amato, saint Amé Monaco di Luxeuil e cofondatore di Remiremont insieme a Romarico. vescovo di Sens. Ecco come accadde: questo santo era stato elevato, suo malgrado, sulla sede episcopale di Sens. Cinque anni dopo, calunniato da invidiosi presso il re, che era allora Teodorico III, fu relegato dapprima a Péronne, in un monastero, sotto la custodia di sant'Ultano, che ne era abate. Dopo la morte del beato Ultano, Teodorico affidò sant'Amato nelle mani di san Mauronto, con l'incarico di custodirlo a sua volta. San Mauronto era allora divenuto abate di un monaste ro chiamato Breuil, che monastère appelé Breuil Monastero fondato da Mauronto a Merville. aveva appena fatto costruire lui stesso nella sua terra di Merville, di cui si è parlato più sopra. Conobbe presto il ricco tesoro che il cielo gli aveva appena affidato nella persona di sant'Amato; lo trattò, non come un esiliato, né come un prigioniero, ma come un santo e un uomo di Dio; si sentiva onorato di farsene l'umilissimo servitore; e tutta la sua applicazione, sua e dei suoi religiosi, era di studiare la sua santa vita come un perfetto specchio delle più eccellenti virtù. Volle persino che fosse superiore del suo monastero al suo posto, e si sottomise alla sua direzione come il più semplice dei religiosi. Dopo la sua morte, nel 690, lo fece seppellire con grande onore e conservò le sue preziose spoglie nel suo monastero di Breuil, finché, tre anni dopo, le fece trasportare in una nuova chiesa, che aveva fatto costruire in onore della santa Vergine.
San Mauronto riprese allora la direzione del suo monastero, che era stato così felice di cedere dapprima a sant'Amato. Non si può dire con quanta applicazione lavorò, fino al suo ultimo respiro, per santificare se stesso e per santificare anche i religiosi che erano venuti a porsi sotto la sua guida. Si vide fiorire, nel monastero di Breuil, in tutta la perfezione evangelica, tutte le virtù che onorano le più sante comunità, lo spirito di ritiro, di raccoglimento, di silenzio e di preghiera, un'umiltà profonda, una mortificazione universale, una dolcezza inalterabile, una pazienza invincibile, un distacco ammirevole da tutte le cose di quaggiù, un santo zelo per le più austere pratiche della penitenza, per i digiuni, le veglie, i cilici, ecc.
Governo di Marchiennes e morte
Succede a sua madre alla guida dell'abbazia di Marchiennes e vi muore all'inizio dell'VIII secolo, circondato dalla sua santa famiglia.
San Mauronto governava contemporaneamente l'abbazia di Marchiennes, dalla morte di santa Rictrude sua madre, avvenuta due anni prima di quella di sant'Amato, nel 688. Non aveva potuto rifiutare questa consolazione alla sua santa madre, che glielo aveva chiesto prima di rendere l'ultimo respiro. Diresse dunque l'abbazia di Marchiennes finché visse, vale a dire per lo spazio di circa quattordici anni. Non abbiamo alcun dettaglio su questi ultimi anni della sua vita.
Infine, era giunto il momento in cui Dio doveva coronare in cielo una vita così piena di virtù e di meriti. San Mauronto era venuto a visitare l'abbazia di Marchiennes di cui si era fatto carico, come abbiamo appena detto, su preghiera di sua madre in fin di vita. Questa visita ebbe luogo, senza dubbio, solo per un disegno particolare della divina provvidenza. Dio voleva che dei cuori, che i legami della carità, ancor più di quelli del sangue, avevano così strettamente unito durante la vita, non fossero separati, nemmeno dopo la morte, e che riposassero in pace nello stesso luogo. Permise dunque che, sorpreso improvvisamente dalla malattia di cui doveva morire nell'abbazia di Marchiennes, san Mauronto, dopo aver adempiuto un'ultima volta ai pii doveri del suo santo ministero e aver ricevuto le consolazioni della religione, vi si addormentasse nel sonno dei giusti tra le braccia del Signore, accanto a sua madre e alle sue tre beate sorelle. La sua morte avvenne il 5 maggio dell'anno 702, nel sessantottesimo anno della sua età; secondo altri, il 5 maggio 706, nel suo settantaduesimo anno.
Culto e reliquie a Douai
Le sue reliquie furono trasferite a Douai per proteggerle dai Normanni, rendendolo il protettore della città.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE DI SAN MAURONTO.]
Il suo corpo rimase a lungo nella chiesa di Marchiennes, dove era stato inizialmente inumato. Si legge nelle Cronache di Marchiennes che fu deposto nella chiesa, sul lato orientale, vicino a un pozzo che egli aveva fatto scavare per il servizio dell'altare, e che porta ancora oggi il suo nome.
Ne fu in seguito esumato, non si sa bene in quale occasione, e la maggior parte delle sue ossa furono trasportate a Douai. Lì si tr Douai Signoria d'origine della famiglia di Gertrude. ovavano anche, fin dal IX secolo, quelle di sant'Amato.
Vi erano state portate dal monastero di Brenil, per sottrarle alle devastazioni dei Normanni. Così riposarono insieme, qualche tempo dopo la loro morte, in una stessa chiesa, i resti venerati di questi due grandi Santi, che, durante la loro vita, erano stati legati da un'amicizia così stretta e così pura.
La chiesa di Sant'Amato, dove i preziosi resti di san Mauronto furono conservati fino al '93, in una cappella di questa grande, ricca e magnifica collegiata, è oggi distrutta e non ne resta più alcun vestigio.
Si vedeva in questa chiesa una grande e magnifica cappella, con un altare dedicato sotto il triplice titolo di san Mauronto, di sua madre, santa Rictrude, e del suo beato padre, Adalbaldo. Vi si vedevano ugualmente le loro tre statue. Quella di san Mauronto era al centro; portava un abito di distinzione a forma di mantello reale, gigliato, nella mano destra uno scettro, e nella sinistra un edificio sormontato da un campanile. I gigli indicavano la sua alta stirpe, e l'edicola, le sue fondazioni religiose. Di queste tre statue, non resta oggi che quella di san Mauronto.
L'abbazia di Saint-Ghislin, nell'Hainaut, si vanta anche di possedere il cranio di san Mauronto in una bella testa di vermeil, e la metà di un suo braccio in un altro reliquiario.
Miracoli postumi e protezione
Il santo manifesta la sua potenza attraverso castighi divini e salva miracolosamente Douai dall'assedio dell'ammiraglio di Coligny nel 1556.
Si raccontano diversi miracoli operati dopo la sua morte. Il primo si trova nella vita di santa Rictrude, scritta verso la fine del XIV secolo da un religioso anonimo dell'abbazia di Marchiennes.
Abbiamo detto che le reliquie di san Mauronto erano state trasportate più tardi a Douai. In conseguenza di questa traslazione, e con il consenso del clero e del popolo della città, era stato stabilito che, ogni anno, il 5 maggio, si celebrasse la festa di san Mauronto con grande solennità. Essa doveva essere annunciata pubblicamente in tutte le chiese, la domenica precedente; ogni opera servile era proibita quel giorno, e ognuno si affrettava ad assistere ai santi uffici con grande devozione, così come si vede ancora oggi, aggiunge lo storico. Ma si andò ancora oltre. Per venerazione verso questo grande Santo, si giunse, un anno, fino a proibire il lavoro, fin dal sopraggiungere della sua festa, a partire dalle tre del pomeriggio. Ora, accadde che un calzolaio si ostinò a restare al suo lavoro dopo l'ora prescritta, senza rispetto per il Santo, senza riguardo nemmeno per i rimproveri che gli facevano dei caritatevoli vicini. «Come dunque!» gli dicevano, «e quale temerità! Non vedete che è Dio stesso che disprezzate, voi che disprezzate i suoi santi e disobbedendo ai comandamenti della Chiesa, nostra madre? Avete d'altronde dimenticato che il Signore ha detto: Chi ascolta voi, ascolta me, e chi disprezza noi, disprezza me? Ora, sapete benissimo che questa festa è d'ordine e d'obbligo ogni anno. E voi, schiavo dell'avarizia e di un vile interesse, non temete di trasgredire il precetto del Signore». A che cosa questo infelice prevaricatore rispondeva (ciò che d'altronde si risponde così spesso ancora oggi): «Eh! i preti ci impongono ciò che vogliono, a piacimento dei loro capricci. E che cos'è dunque Mauronto, che cos'è Rictrude, sua madre? uomini come noi, niente di più. Erano nati nella ricchezza, tutto qui; ma non erano di un'altra natura che noi; e, alla morte, sono andati a raggiungere i loro padri proprio come gli altri. Io non li onoro né li temo; non possono nulla né per né contro di me; sono ben morti».
Appena ebbe terminato queste bestemmie, continua lo storico, che, rimettendosi di nuovo al suo lavoro, tutto a un tratto, non so come, la lama che teneva in una mano, venne a trapassare l'altra come se avesse voluto tagliare un pezzo di cuoio. Non ne poté mai essere pienamente guarito e rimase storpio per tutto il resto della sua vita, in modo che, non potendo più lavorare, si vide a poco a poco, da ricco che era all'inizio, ridotto all'indigenza, oppresso dai debiti, e costretto, per sfuggire ai suoi creditori, a fuggire segretamente dal paese, non avendo più nulla.
I vicini non mancarono allora di ricordarsi le bestemmie che gli avevano sentito proferire, e di vedere nella sua sventura un giusto castigo della sua empietà. Lo si seppe presto in tutta la città, e la devozione per il culto dei Santi riprese, da quel momento, un nuovo fervore.
In un'altra Raccolta della vita e dei miracoli di santa Rictrude, composta da un altro religioso, chiamato Vualberto o Gualberto, e che si trova ugualmente tra i manoscritti di Marchiennes, si parla di un pozzo, di cui abbiamo detto una parola più sopra, chiamato pozzo di san Mauronto, che lui stesso, per rispetto, aveva fatto scavare affinché potesse servire esclusivamente a lavare e a purificare i vasi sacri e le tovaglie dell'altare; si aggiunge che vi si vedeva venire un gran numero di malati, colpiti da scrofole, e che, continuamente provavano per la virtù di Nostro Signore Gesù Cristo, quanto fosse potente l'intercessione di santa Rictrude e del suo beato figlio san Mauronto; poiché, dopo aver bevuto di quest'acqua salutare, essersene lavati il viso e il corpo, ne tornavano perfettamente guariti e per sempre.
Jean Buzelin, gesuita, nella sua Storia del Belgio, stampata a Douai, parte sotto il titolo di Annales Gallo-Flandrie, nel 1624, e parte sotto il titolo di Gallo-Flandrie sacra et profana, nel 1623, ha raccolto molte cose su san Mauronto. Racconta, tra l'altro, come avendolo tratto da un libro prezioso appartenente alla chiesa di Sant'Amato di Douai, che, durante una traslazione delle ossa di san Mauronto in una nuova cassa, traslazione fatta a Douai, nell'anno 1139, da Alvin, vescovo di Arras, alla presenza di diversi personaggi importanti, e tra gli altri di Goswin, abate del monastero di Anchin, nell'Hainaut, e archimandrita della Chaise-Dieu, in Alvernia, apparve una sorta di prodigio, che contribuì singolarmente a far risplendere di nuovo la gloria di san Mauronto, e a giustificare gli onori che la pietà dei fedeli si affretta a rendergli. Si vide, e tutto il mondo ne fu testimone, un cerchio del tutto straordinario, sfumato di diversi colori, circondare in forma di corona tutti coloro che maneggiavano allora le sacre ossa, e ciò fino a quando non finirono di depositarle nella nuova cassa.
Termineremo il racconto di questi pochi miracoli con un fatto molto più recente e non meno segnalato forse.
Era il 1556, la vigilia dell'Epifania, durante la notte. Gaspare di Coligny, grande ammiraglio di Francia, assediava la città di Douai. Volle approfittare della circostanza; e sapendo che, durante quella notte, il popolo delle Fiandre era solito celebrare l'Epifania con banchetti, sperò di sorpre nderli a favore de Gaspard de Coligny Grande ammiraglio di Francia che assediò Douai nel 1556. ll'ebbrezza e del sonno che ne è la conseguenza; fece dunque dare l'assalto. Ma san Mauronto vegliava sulla sicurezza della città. Appare in sogno al custode della chiesa di Sant'Amato, dove abbiamo detto che riposavano le sue preziose reliquie; gli ordina per tre volte di suonare Mattutino. Il custode non riconoscendo san Mauronto, si rifiutò dapprima, adducendo che non era ancora l'ora; ma, forzato infine, lo fece ed ecco che al posto dei rintocchi di Mattutino, è il tocco d'allarme che risuona. In tutta la città, ci si sveglia, si corre alle armi, si vola ai bastioni; ma quale non fu la sorpresa degli assediati, quando videro con i propri occhi il Santo stesso, andare qua e là sulle mura, tale quale la sua statua ci rappresenta, con il suo abbigliamento tutto scintillante di pietre preziose e cosparso di gigli d'oro, e lo scettro reale nella mano destra. Non si dubita affatto che fosse lui stesso ad aver difeso la città, in attesa che gli abitanti fossero svegliati. Il popolo e il senato di Douai ne furono così persuasi che, per riconoscenza, si istituì una processione annuale nella quale si portano solennemente le reliquie venerate del Santo; sono i canonici stessi che hanno questo onore, e vi si fa un immenso concorso di popolo.
La voce di questo prodigio si sparse fino nei paesi stranieri, poiché si trova menzionato in un calendario dei Benedettini edito a Mâcon l'anno 1622.
Arnold Wien, che ci ha trasmesso la memoria di questa liberazione miracolosa, aggiunge, in una nota marginale, che il suo proprio padre, Aimé Wien, allora procuratore generale della città, era arrivato il primo di tutti in armi sulle mura e che ne era stato testimone lui stesso di questa scena miracolosa.
Jean Buzelin, che abbiamo già citato, al secondo libro dei suoi Annali, riporta questo stesso fatto e all'incirca negli stessi termini, sotto la data del 1557. Un tratto così eclatante potrà incontrare degli increduli. L'autore che abbiamo appena citato racconta che, già ai suoi tempi, alcuni cercavano di dargli una spiegazione naturale. A sentirli, il senato avrebbe ricevuto avviso del pericolo da alcuni contadini entrati la sera prima in città; su questo avviso, i posti dei bastioni sarebbero stati raddoppiati, e infine, al segnale dato dalla sentinella dall'alto della torre pretoriana, si sarebbe prevenuto a tempo il successo delle imboscate. Ma tale non è la credenza comune, aggiunge Jean Buzelin, e tutti gli altri, con più ragione, attribuiscono questa liberazione alla sola protezione di san Mauronto. Diciamo a nostra volta: perché dunque non dovremmo amare crederci noi stessi? Un miracolo deve costare così tanto alla onnipotenza di Dio? Essa è infinita; alla sua bontà per gli uomini? Essa è senza confini; al suo amore per i Santi stessi? Si fa un piacere di far risplendere la loro gloria agli occhi di un mondo sdegnoso e incredulo.
Devozioni regionali e toponomastica
Il culto di san Mauronto si estende a Merville, Margival e Levergies, dove è particolarmente invocato per la protezione dei bambini.
L'attuale chiesa di Saint-Jacques, a Douai, possiede ancora alcune reliquie di san Mauronto. Si trova anche vicino alla Scarpe, e non lontano dal luogo in cui sorgeva l'antica collegiata di Sant'Amato, una fontana che porta il suo nome. Non è raro vedere persone attingere acqua a questa fontana, o immergervi biancheria per i malati. Una guarigione pronta o insperata ha spesso ricompensato la pia fiducia dei fedeli.
A Merville, il culto di san Mauronto, come quello di sant'Amato, si è conservato fedelmente fino ad oggi. Sono passati appena pochi anni da quando una pia famiglia fece erigere, sulla strada che conduce da questa città al villaggio di Vieux-Berquin, una cappella sotto il patrocinio di questi due protettori della contrada. Il 5 maggio, giorno della festa di san Mauronto, vi si inizia una novena, durante la quale il santo sacrificio viene celebrato, ogni mattina, in mezzo a una folla di abitanti che vengono a reclamare con fiducia, per sé e per i propri cari, le grazie e le benedizioni del cielo.
Gli stemmi di Merville rappresentavano un tempo san Mauronto e sant'Amato.
Due parrocchie della diocesi di Soissons, Margival e Le vergies, Margival Villaggio dell'Aisne dedicato a san Mauronto. onorano san Mauronto con un culto particolare.
Margival è un piccolo villaggio a nord-est di Soissons (Aisne), a dieci chilometri da questa città, in fondo a una piccola valle. Se ci si chiedesse da dove derivi il fatto che la chiesa e la parrocchia di Margival si trovino sotto il patrocinio di san Mauronto, e cosa abbia potuto indurre a scegliere tra tanti altri Santi, più conosciuti nel paese, un Santo che sembra esserlo molto meno, potremmo rispondere innanzitutto che, sebbene abbastanza poco conosciuto oggi, san Mauronto poté esserlo molto di più in passato. Potremmo rispondere ancora che sembra, dalla storia, che le reliquie di sant'Amato essendo state portate dapprima da Breuil a Douai, come abbiamo visto, per salvarle dalla furia dei Normanni, non si credettero lì ancora abbastanza al sicuro, e che furono portate in seguito da Douai a Soissons che era una città molto più forte. Ora, chi sa se non vi si portarono contemporaneamente quelle di san Mauronto?... Ciò che è certo è che la presenza di sant'Amato dovette risvegliare naturalmente a Soissons e nei dintorni il pensiero e la venerazione del santo abate che gli aveva dato un grazioso asilo nel suo monastero, e con il quale aveva avuto rapporti così intimi e così degni dell'uno e dell'altro.
Ma ecco una risposta molto più verosimile e che ci può facilmente dispensare da ogni altra spiegazione. È raccontato nel *Recueil des miracles de sainte Rictrude*, dal religioso anonimo che abbiamo già citato più sopra, che, vicino a Soissons, la beata vergine Eusebia, sorella di san Mauronto, possedeva con sua madre, santa Rictrude, una terra chiamata Vregny; che questa terra le era stata donata da Dagoberto, re di Francia, e dalla regina Nantilde, sua sposa, perché entrambi l'avevano tenuta al fonte battesimale in qualità di padrino e madrina; che, più tardi, avendo santa Eusebia preso il velo, sull'esempio di sua madre, nell'abbazia di Marchiennes, aveva donato a perpetuità, alla chiesa di questa abbazia, la terra di Vregny con tutte le sue dipendenze; e che è per questo che, ogni anno, il villaggio di Vregny invia all'abbazia di Marchiennes una certa quantità di vino, tanto per il servizio dell'altare quanto per gli infermi e le bestie. E, in effetti, troviamo nell'*État du diocèse de Soissons*, stampato nel 1782, che, ancora allora, vi era in questa parrocchia una casa appartenente all'abbazia di Marchiennes, e che il signore censuario era l'abate di Marchiennes. Ancora oggi, questa casa esiste ancora e si vede, sul territorio di Vregny, un luogo detto la Couture de Marchiennes. Ne serve di più per spiegare l'origine della devozione, che fece dedicare la chiesa di Margival sotto il titolo di san Mauronto e porre tutta la parrocchia sotto il suo potente patrocinio; soprattutto, se si considera che i due territori si toccano, e che la terra di Vregny poteva allora estendersi fino a Margival e abbracciarlo nelle sue dipendenze? Andremmo volentieri oltre e diremmo che è persino da lì che il villaggio ha preso il suo nome di Margival; sia che lo si tragga dal nome di san Mauronto stesso, *Mauranti vallis*, vale a dire valle di san Mauronto; sia più probabilmente dal nome dell'abbazia dove vivevano sua madre e sua sorella, e che egli governò lui stesso per qualche tempo, *Marchiana o Marciana vallis*, valle di Marchiennes. Lasciamo il giudizio a persone più abili di noi; ma non c'è molta distanza, ci sembra, da Marchienneval a Marchival, poi a Margival. Il *Propre Soissonnais*, nel 1852, nella leggenda del Mattutino, ha adottato questa etimologia.
Ma perché, a una certa distanza da Margival, la fontana di san Mauronto? perché l'uso della processione che vi si fa il giorno della sua festa? perché l'usanza di venirvi in pellegrinaggio e di pregarvi specialmente per i bambini piccoli?
Si potrebbe rispondere che, essendo la terra di Vregny appartenuta a santa Eusebia e a santa Rictrude, può benissimo essere accaduto che san Mauronto, in uno dei suoi viaggi a Vregny, sia venuto a Margival, che si sia fermato vicino a questa fontana, abbia bevuto persino della sua acqua, e che la tradizione, da allora, ne abbia conservato il pio ricordo fino ai nostri giorni.
Ma preferiamo dire che questa fontana è destinata semplicemente a ricordare il pozzo che san Mauronto aveva fatto scavare lui stesso, vicino alla chiesa dell'abbazia di Marchiennes, per il servizio dell'altare, vicino al quale fu inumato dapprima, così come è stato detto più sopra.
Allora si spiega facilmente l'uso della processione annuale e del pellegrinaggio: poiché abbiamo visto la venerazione dei popoli per il pozzo di San Mauronto e i miracoli che vi si operavano.
Perché pregarvi specialmente per i bambini piccoli? Ne vedremmo volentieri la ragione nel modo meraviglioso in cui fu salvato san Mauronto, ancora bambino piccolo, quando corse un così grande pericolo tra le mani di san Ricario. Si è pensato che, in cielo, egli si interesserebbe, a sua volta, in modo del tutto speciale a tutti i pericoli che può correre questa età.
Levergies è un villaggio di milleduecent o abitant Levergies Luogo di pellegrinaggio per san Mauronto vicino a Saint-Quentin. i, situato a due leghe a nord di Saint-Quentin, all'incirca in linea retta da quest'ultima città a Marchiennes. È un luogo di pellegrinaggio a san Mauronto.
A un chilometro dal villaggio si ergeva, prima della Rivoluzione, una statua di sei piedi rappresentante san Mauronto, posta su un piedistallo in pietra. Questa statua, per la sua posizione, dominava tutti i dintorni. Attorno, la pietà dei nostri padri aveva piantato quattro olmi per dare ombra ai pellegrini che venivano in gran numero dai dintorni, spesso anche da paesi lontani. Tutto fu distrutto nel '93. Non restano oggi che alcune pietre sparse. Un frammento della statua, che fu ricollocato su una pietra, si conservò a lungo; ma gli oltraggi che l'empietà o l'eresia gli hanno fatto soffrire da allora, a mille riprese, l'hanno reso oggi irriconoscibile. Anche l'avidità di guadagno vi ebbe spesso un ruolo: poiché i pellegrini depositavano talvolta la loro pia offerta sotto questi frammenti, che ricordavano loro il dolce pensiero del Santo, e, per raccogliere l'offerta che era spesso il diritto del primo venuto, la statua doveva soffrirne, soprattutto quando aveva a che fare con qualche mano nemica o senza religione; essa veniva allora rovesciata senza pietà. La testa grossolanamente lavorata che vi si vede ora, è opera tutta recente di qualche scalpello rustico, ma non ha altro merito che quello di chiamare un'altra statua più conforme all'arte e che possa essere benedetta dalla Chiesa.
Quanto all'origine del pellegrinaggio, invano si interrogano le tradizioni e gli anziani; ci si perde nella notte dei tempi senza scoprire nulla. Forse lo dobbiamo a qualche favore particolare, in riconoscimento del quale una cappella sarebbe stata eretta o l'onore del Santo da un abitante del paese; comunque sia, speriamo che i figli non saranno da meno dei loro padri in rispetto e devozione per il loro glorioso e potente protettore, e che le loro mani devote si affretteranno presto a risollevare le rovine, ai piedi delle quali i loro padri hanno pregato con tanta fede e attinto così spesso le consolazioni cristiane.
Nonostante il triste stato dei luoghi, il pellegrinaggio vi continua sempre. Gli abitanti del paese amano farlo di notte o prima del sole. Non se ne può dare la ragione. I pellegrini stranieri vi sono ancora abbastanza numerosi, e talvolta li si incontra in piccole carovane.
Come a Douai e a Margival, è soprattutto per i bambini che san Mauronto è invocato a Levergies. I giovani del paese lo invocano anche per essere esentati dalla milizia, e altri per altri favori; troppo pochi forse per il loro santo.
Un nuovo motivo di devozione attirerà d'ora in poi i pii pellegrini a san Mauronto: la chiesa di Levergies si è appena arricchita con riconoscenza di una reliquia del Santo, piccola, è vero; ma nondimeno cara e preziosa. Questa santa reliquia è giunta da Douai stessa, attraverso il vescovado di Soissons.
Questa vita è stata scritta dall'abate Gobaille, arciprete di Saint-Quentin. — L'abate Brunet, vicario a Douai; l'abate Destombes, autore della *Vie des saints d'Arras*, e l'abate Juillart, parroco di Levergies (1868), hanno voluto gentilmente fornirci alcune informazioni particolari. — Cfr. anche i Bollandisti ai 5 e 12 maggio.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Merville verso il 634
- Battesimo da parte di san Riquier
- Segretario e cancelliere alla corte di Clodoveo II
- Rinuncia al matrimonio dopo i consigli di san Amando
- Fondazione del monastero di Breuil
- Accoglienza di sant'Amato in esilio
- Governo dell'abbazia di Marchiennes dopo sua madre
- Morto nell'abbazia di Marchiennes
Miracoli
- Bambino salvato da un cavallo imbizzarrito grazie alla preghiera di san Richiero
- Ape che gira tre volte attorno alla sua testa come segno divino
- Apparizione sulle mura di Douai nel 1556 per respingere l'ammiraglio di Coligny
- Guarigioni alla fontana di Margival e al pozzo di Marchiennes
Citazioni
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La tonsura ci ricorda che nulla è nascosto agli occhi del Signore, nemmeno i pensieri più intimi.
San Amando (parole riportate)