5 maggio 13° secolo

Sant'Angelo di Gerusalemme

Martire dell'Ordine dei Carmelitani

Festa
5 maggio
Morte
5 mai 1225 (martyre)
Epoca
13° secolo

Nato a Gerusalemme da genitori ebrei convertiti, Angelo divenne carmelitano e visse cinquant'anni da eremita prima di essere inviato in missione in Sicilia. A Roma incontrò san Francesco e san Domenico che predissero il suo martirio. Fu assassinato a Licata da un nobile di cui denunciava l'incesto, morendo perdonando i suoi carnefici.

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Sezioni di lettura: 6

SANT'ANGELO, DELL'ORDINE DEI CARMELITANI, MARTIRE

Vita 01 / 06

Origini e vocazione religiosa

Figli di genitori ebrei convertiti a Gerusalemme, Angelo e il suo fratello gemello Giovanni entrano nell'Ordine del Monte Carmelo dopo la morte dei loro genitori.

Due sposi, Iesse e Maria, entrambi ebrei, che avevano il timore di Dio, desideravano ardentemente conoscere la verità. Un giorno, la santa Vergine apparve loro e dichiarò che il Messia era venuto, che era suo figlio, e li esortò a credere in lui. Toccati da questa apparizione, si rivolsero al patriarca di Gerusalemme che li pose dapprima tra i catecumeni e, dopo il tempo richiesto, conferì loro il battesimo.

Maria, divenuta cristiana, diede alla luce due gemelli, di cui uno, nel battesimo, fu chiamato Angelo, e l'altro, G iova Ange Religioso carmelitano e martire in Sicilia. nni.

Questi due bambini avevano quattro anni, altri dicono sette, quando persero i loro genitori, che li lasciarono sotto la tutela e la protezione del patriarca che li aveva battezzati. L'uomo di Dio li accolse nella sua casa come propri figli, e li allevò nella virtù e nelle scienze con lo stesso affetto come se ne avesse avuto l'incarico dal cielo. Quando ebbero diciotto anni, prevedendo che la sua morte non fosse lontana, propose loro di farsi religiosi dell'Ordine del Monte Carmelo; era ciò che de sideravano con ardor Ordre du Mont-Carmel Ordine religioso a cui apparteneva Margherita. e, e non potevano udire una proposta che fosse loro più gradita. Così, senza indugiare, entrarono nel convento di quest'Ordine, a Gerusalemme, e vi presero l'abito religioso. Trascorsero il loro noviziato con così grande fervore e una santità così edificante, che non ebbero alcuna difficoltà ad essere ammessi alla professione. Per farla, chiesero di andare al Monte Carmelo, e furono accolti da tutti i Padri con una gioia e una benevolenza straordinarie.

Vita 02 / 06

Vita ascetica e primi miracoli

Angelo conduce una vita di estrema austerità sul Monte Carmelo e manifesta doni miracolosi, in particolare aprendo un passaggio nel Giordano e resuscitando un bambino a Betlemme.

Dopo i loro voti, avendo davanti agli occhi la vita di quei grandi Profeti che avevano santificato questa montagna con le loro lacrime, le loro preghiere e le loro penitenze, vollero unire gli esercizi più rigorosi della mortificazione a un'orazione continua. Oltre alla loro Regola, che osservavano alla lettera, intrapresero, con il permesso dei loro superiori, molte altre austerità. Quattro giorni alla settimana, dalla Santa Croce di settembre fino a Pasqua, si nutrivano solo di pane e acqua, e negli altri giorni aggiungevano solo fave crude, non mangiando mai carne, né nulla che ne derivasse, e non bevendo mai vino. Avevano, al posto della camicia, delle cotte di maglia che non toglievano mai, e dormivano solo su assi di legno. Tali furono le mortificazioni corporali che continuarono fino alla fine della loro vita. Per le loro preghiere vocali, recitavano ogni giorno i centocinquanta salmi di Davide.

Questi due fratelli compirono diversi miracoli, che si possono vedere nella Cronaca del loro Ordine; ne riferiremo solo uno qui, per mostrare il merito dell'obbedienza. Il beato Angelo, all'età di ventisei anni, fu inviato dai suoi superiori a Gerusalemme per esservi ordinato sacerdote. Oppose grandi resistenze per non essere promosso a questa dignità, che considerava un ministero infinitamente superiore ai suoi meriti; ma fu necessario che la sua umiltà cedesse alla volontà di coloro che tenevano nei suoi confronti il posto di Gesù Cristo. In questo viaggio, giunto sulle rive del Giordano, lo trovò straripato oltre l'ordinario, senza alcun mezzo per attraversarlo. Ciò non fu capace di fermarlo in un viaggio intrapreso per pura obbedienza: pregò Dio per mezz'ora, invitando le sessanta persone che lo accompagnavano a fare altrettanto. Quindi, comandò alle acque di fargli passare, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, per i meriti dei santi patriarchi Elia ed Eliseo, e in considerazione della santa obbedienza che lo inviava. Immediatamente il fiume obbedì alla sua voce; e, arrestando da un lato il corso delle sue acque e scorrendo dall'altro verso il mare, lasciò il passaggio libero a tutta l'assemblea: Dio rinnovava così le antiche meraviglie che aveva compiuto ai tempi di Mosè, di Giosuè e del profeta Eliseo.

La notizia di questo miracolo si diffuse presto in tutto il paese, e particolarmente a Gerusalemme, i cui abitanti vennero incontro a sant'Angelo; poiché era loro compatriota, supplicarono il priore del convento di trattenerlo, cosa che egli fece. Il Santo celebrò dunque la sua prima messa in quella casa. Ottenne poi il permesso di trascorrere le feste di Natale nella grotta di Betlemme; e, mentre vi si trovava, una donna portò ai suoi piedi il figlio che era morto, supplicandolo di resuscitarlo. Angelo si trovò tutto interdetto di fronte a questa richiesta, non credendosi degno di compiere miracoli; ma, vinto infine dalle lacrime di una madre afflitta, stese la sua cappa sul bambino; e mentre pregava, con gli occhi elevati al cielo, il morto tornò in vita, pubblicando la gloria dell'Onnipotente e il merito del suo servitore.

Missione 03 / 06

Ritiro nel deserto e missione in Occidente

Dopo cinquant'anni di solitudine nel deserto della Quarantena, Angelo riceve l'ordine divino di partire per evangelizzare l'Italia e la Sicilia.

Questi miracoli, facendo conoscere il beato Angelo più di quanto egli volesse, lo spinsero a mettere la sua umiltà al riparo da tali pericoli, fuggendo dal mondo. Il giorno seguente a questa risurrezione, si ritirò segretamente, con il permesso del suo priore, in un deserto della Palestina, chiamato il deserto della Quarantena, a causa del digiuno di quaranta giorni che Nostro Signore vi fece. Vi trascorse cinquant'anni in una solitudine così profonda, da essere visitato soltanto dagli spiriti celesti.

Durante questo periodo, Giovanni, suo fratello, che aveva lasciato sul Monte Carmelo e che vi si era reso illustre per ogni sorta di virtù, fu eletto patriarca di Gerusalemme. Questo nuovo prelato, non potendo più sopportare l'assenza del suo santo fratello, non tralasciò nulla per scoprire dove si trovasse. Dio fece allo stesso tempo conoscere a sant'Angelo che voleva servirsi di lui per la conversione delle anime in un paese lontano, e che per questo doveva abbandonare la vita solitaria ed eremitica. Così egli ritornò a Gerusalemme, si rivolse a suo fratello e gli dichiarò l'ordine che av Sicile Isola italiana dove il santo ha esercitato il suo ministero. eva ricevuto dal cielo di recarsi in Italia e di lì in Sicilia. In attesa di trovare il modo di imbarcarsi, tenne alcune prediche in quella città santa, con tale zelo che in una sola convertì non meno di ottanta ebrei. Dopo aver dato questa consolazione alla sua patria, prese con sé tre dei s uoi c Enoch Confratello di Ange e autore della sua biografia. onfratelli, uno dei quali si chiamava Enoch; è colui che ha scritto la sua vita, come ha notato il cardinale Baronio nelle sue Annotazioni sul Martirologio romano.

Missione 04 / 06

Incontro storico a Roma

A Roma, Angelo incontra i santi Domenico e Francesco d'Assisi, quest'ultimo profetizzando il suo futuro martirio.

Passando per Alessandria, secondo l'ordine che ne aveva ricevuto dal cielo, salutò il patriarca, che gli diede delle reliquie da portare a Roma; dopo una prima discesa in Sicilia, dove fu tratto miracolosamente dalle mani dei pirati, andò a Roma a offrire le reliquie di cui era portatore al papa Ono rio III, e a Honorius III Papa che ha istruito la causa di canonizzazione. esporgli che Dio lo destinava a evangelizzare la Sicilia. Il Papa gli fece un'ottima accoglienza e gli diede il potere di compiere la missione alla quale Dio lo aveva chiamato. Prima di partire, Angelo visitò le chiese di questa santa città, e incontrò, in San Giovanni in Laterano, san Domenic o e san France saint François Fondatore dell'Ordine dei Frati Minori. sco, che conversavano insieme. San Francesco, vedendolo, disse a san Domenico: «Ecco un Angelo di Gerusalemme; il suo nome è già segnato nel cielo, come quello di un martire». E, dicendo ciò, si avanzò verso di lui e si gettò ai suoi piedi; ma Angelo, che fu illuminato da una simile luce, lo rialzò e gli disse: «Che felicità, mio caro Padre Francesco, incontrarvi, voi che siete un uomo veramente umile, e che meritate di portare i segni sacri della nostra Redenzione!». All'uscita dalla chiesa, guarì un lebbroso, il che fu, in qualche modo, il sigillo della sua missione apostolica.

Missione 05 / 06

Apostolato e conflitto in Sicilia

In Sicilia, convertì numerosi ebrei e si oppose al conte Berengario, denunciando pubblicamente la sua relazione incestuosa.

In seguito, si recò una seconda volta in Sicilia, dove il suo arrivo fu segnalato da diversi miracoli; e appena ebbe messo piede a terra nell'isola, iniziò a predicare le verità del Vangelo: cosa che fece con tale successo che convertì in poco tempo quattrocento ebrei, i quali ricevettero il santo Battesimo. Si vide, si dice, cadere rose e gigli dalla sua bocca mentre parlava. Guarì anche diversi malati, tra gli altri l'arcivescovo di Palermo. Il Santo, dopo avergli restituito la salute, si fece conoscere a lui e gli chiese il consenso per esercitare la sua missione in tutta l'estensione della sua diocesi.

Vi era in quest'isola un conte, chiamato Berengario, che godeva Bérenger Zio di Ismidone che lo mandò a studiare a Valence. di grande autorità in tutto il paese, ma di una vita molto scandalosa; intratteneva pubblicamente la propria sorella. Il Santo, a cui Dio aveva fatto conoscere questo disordine fin dalla Palestina, giunse alla città di Lica Alicata Città della Sicilia dove il santo subì il martirio. ta, dove questo incestuoso faceva la sua residenza. Gli parlò dapprima in privato; ma non avendo ottenuto nulla da lui, gli rimostrò in pubblico l'abominio e l'orrore del suo crimine, e lo minacciò dei castighi di Dio e dei rigori della sua giustizia; lo fece con tale energia che i più intimi confidenti del conte lo abbandonarono, e sua sorella, cedendo infine ai rimproveri della sua coscienza, riconobbe la sua colpa, confessò il suo crimine e lo cancellò con un torrente di lacrime, dichiarando apertamente che, da dodici anni, la sua vita era stata piena di infamia davanti a Dio e davanti agli angeli, sebbene gli uomini non ne avessero forse visto tutto l'orrore e tutto l'abominio.

Martirio 06 / 06

Martirio e posterità

Assassinato dagli uomini di Berengario ad Alicata nel 1225, Angelo muore perdonando i suoi carnefici. Il suo culto è confermato da papa Onorio III.

Ma il conte, indurito e digrignando i denti come un frenetico contro il suo medico, giurò che la libertà dei suoi discorsi gli sarebbe costata la vita. In effetti, mentre il servo di Dio continuava le sue predicazioni, san Giovanni Battista, per ordine del quale aveva intrapreso questa missione, gli apparve il primo giorno di maggio e lo assicurò che il quinto giorno seguente sarebbe stato il giorno del suo trionfo e della sua gloria. Angelo vi si dispose come per una grande festa e, giunto quel giorno felice per lui, salì sul pulpito per finire di dire tutto ciò che lo Spirito di Dio gli ispirava per il compimento della sua missione. In seguito andò a celebrare la messa nella chiesa di San Giacomo, all'uscita della quale degli assassini si gettarono su di lui e lo trafissero con cinque colpi di spada. Il popolo cominciava ad agitarsi, ma il santo Martire lo placò e, con perfetta presenza di spirito, recitò ad alta voce il primo salmo: «Beato l'uomo che non va nel consiglio degli empi»; e il trentesimo: «In te, Signore, mi sono rifugiato», fino al versetto: «Alle tue mani affido il mio spirito». E, dicendo queste parole, spirò il 5 maggio dell'anno 1225, o circa; erano passati due anni dall'incontro di san Domenico e san Francesco. Tutti i presenti videro un raggio di luce che, uscendo dalla sua bocca, si elevava fino al cielo, e una specie di colomba che sembrava prendere il volo lungo quel chiarore; apparve anche nello stesso tempo all'arcivescovo di Palermo, facendogli sapere che stava andando in cielo e pregandolo di far seppellire il suo corpo nel luogo in cui aveva versato il suo sangue per la gloria del suo Maestro. L'arcivescovo gli fece celebrare funerali conformi alla sua grande reputazione di santità.

Lo si rappresenta: 1° tenendo in mano una palma nella quale sono infilate le tre corone della verginità, della predicazione e del martirio; 2° con una spada che gli trafigge il petto e gli fende la testa.

Il Martirologio romano dice che morì per mano degli eretici, da cui si deduce che il conte aveva aggiunto l'eresia al suo incesto. Per quanto riguarda le sante reliquie che portò da Alessandria a Roma, il catalogo è scritto ampiamente negli Annali della Chiesa, sotto l'anno 1220; si trattava di un'immagine della santissima Vergine Maria, le ossa di un braccio e di una gamba di san Giovanni Battista, il capo del profeta Geremia, un braccio di santa Caterina, vergine e martire, e l'osso di una gamba di san Giorgio, martire di Cappadocia.

La diocesi di Amiens possiede alcune reliquie del Santo: una scapola è conservata in una teca ad Assevillers; un osso dell'avambraccio a Chaulnes.

Questa Vita è stata tratta dagli Annali ecclesiastici di Baronio e da un manoscritto che si trova in Vaticano, n. 3843, riguardante gli affari dell'Ordine del Monte Carmelo. Papa Onorio III ha inserito sant'Angelo nel numero dei santi Martiri, poco tempo dopo la sua morte, come ha notato il R. P. François Victor, medico, nel suo Trattato della consolazione dei Santi.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Gerusalemme da genitori ebrei convertiti
  2. Ingresso nell'Ordine del Monte Carmelo a 18 anni
  3. 50 anni di ritiro nel deserto della Quarantena
  4. Missione in Sicilia per ordine divino
  5. Incontro con San Domenico e San Francesco a Roma
  6. Martirio ad Alicata per mano del conte Berengario

Miracoli

  1. Apertura delle acque del Giordano
  2. Resurrezione di un bambino a Betlemme
  3. Guarigione di un lebbroso a Roma
  4. Rose e gigli che uscivano dalla sua bocca durante le sue prediche
  5. Guarigione dell'arcivescovo di Palermo

Citazioni

  • Ecco un Angelo di Gerusalemme; il suo nome è già scritto nel cielo, come quello di un martire San Francesco d'Assisi
  • Signore, nelle tue mani affido il mio spirito Ultime parole (Salmo 30)

Entità importanti

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