Principessa siciliana del III secolo, Avia (nata Aurea) raggiunge la cugina sant'Orsola per sfuggire al matrimonio e consacrarsi a Dio. Unica sopravvissuta temporanea al massacro delle undicimila vergini a Colonia, viene miracolosamente nutrita in prigione dalla Vergine Maria prima di subire un crudele martirio nel Boulonnais.
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SANTA AVIA, VERGINE E MARTIRE
Origini e conversione familiare
Aurea nasce in Sicilia nel III secolo da un re pagano, Quinziano, e da una madre cristiana, Gerasina, che finisce per convertire il proprio sposo.
III secolo.
S anta Avia, c Sainte Avoye Vergine e martire del III secolo, compagna di sant'Orsola. he dapprima si chiamò Aurea, nacque in Sicilia verso l'inizio del III secolo. Suo padre, che si chiamava Quinziano, era tra quei piccoli re che i Romani tolleravano nelle terre da loro conquistate, a condizione che ricevessero da essi la corona reale e che dipendessero assolutamente dal loro impero. Egli perseguitava crudelmente i cristiani per compiacere gli imperatori romani e perché era fortemente legato al culto degli idoli. La madre della nostra Santa, che si chiamava Gerasina e che pr oveniva Gérasine Madre di santa Avia, originaria della Gran Bretagna. dalla Gran Bretagna, dove i siciliani, secondo Ateneo, hanno fatto fin dall'antichità grandi traffici, aveva sentimenti del tutto contrari: poiché non solo favoriva i cristiani, ma era essa stessa una fedelissima serva di Gesù Cristo. Ciò fece nascere dapprima un po' di disunione tra lei e il marito; ma Dio le diede tanto potere sullo spirito di quell'idolatra che, dopo molte sagge rimostranze, che ella rafforzava con l'esempio di una vita innocente e irreprensibile, lo convertì infine e gli fece abbracciare, prima della sua morte, la religione di cui era stato il flagello e il più terribile persecutore. Si dice che ebbe da lui nove figli: tre maschi e sei femmine; ella li educò in tale innocenza che li si sarebbe presi per un coro di angeli e non per discendenti dell'uomo decaduto. Aurea, che sembra essere stata l'ultima delle figlie, superava le altre per il suo grande fervore e per il suo amore sincero e ardentissimo per Gesù Cristo.
Vocazione e trasformazione spirituale
Desiderando consacrarsi a Dio, Aurea chiede la bruttezza per sfuggire ai pretendenti, ma il suo fervore accresce miracolosamente la sua bellezza.
Un giovane, invaghito della sua bellezza, l'attese un giorno alla porta della chiesa dove i cristiani erano riuniti, e quando lei uscì, le dichiarò la sua passione; ma la giovane Aurea, che aveva già scelto Nostro Signore come suo Sposo, si voltò, alle prime parole, senza voler ascoltare oltre né rispondere. Rientrata a casa, le sue lacrime scorrevero in abbondanza, gemette per il pericolo che aveva appena corso; per paura che la bellezza del suo corpo, che doveva passare come un fiore, le facesse perdere quella della sua anima, che poteva essere immortale, pregò il suo Sposo, con grandi sospiri, di renderla tanto brutta e sgradevole agli occhi degli uomini, quanto era stata fino ad allora capace di piacer loro e di ispirare, alla sua sola vista, un amore criminale. O Dio! quanto sono rare le giovani che temono i pericoli della bellezza e della vanità! quante, ahimè! preferiscono essere belle piuttosto che caste, e piacere a un uomo che domani non sarà che putredine, piuttosto che conservarsi l'amore di Gesù Cristo che è eterno e che rende partecipi le sue amanti dei tesori della sua eternità! Aurea non si accontentò di fare la richiesta di cui abbiamo appena parlato: per non essere più amata che da Dio solo, intraprese a distruggere le grazie del suo volto con le veglie, i digiuni, le fatiche di lunghe preghiere che faceva prostrata a terra, e con altre austerità. Vani sforzi! più cercava di diventare livida, estenuata, disfatta, più il suo Sposo celeste spandeva avvenenza e fascino su tutta la sua persona, volendo che fosse in tutto, all'esterno come all'interno, degna di lui.
Visione angelica e nuovo nome
Un angelo la rinomina Avoye e le ordina di raggiungere sua cugina Orsola in Gran Bretagna per compiere grandi cose.
Aurea, comprendendo l'intenzione divina, risolse di tenersi nascosta nel segreto del suo oratorio, affinché non fosse vista che da Colui che era l'unico oggetto dei suoi desideri. Fu lì che, parlandogli cuore a cuore, fu spesso inondata dal torrente delle sue consolazioni, e che gustò, in una grande pace, quanto egli sia dolce in se stesso, e quanto sia liberale e magnifico verso coloro che lo temono. Fu anche visitata da un angelo rivestito di un abito più bianco della neve e più splendente del sole, che la rassicurò che Gesù Cristo, suo sovrano Signore, l'aveva ricevuta come sua sposa, e che questa alleanza sarebbe stata così ferma e incrollabile, che né le insidie del demonio, né le persecuzioni delle creature, sarebbero mai state capaci di romperla. Non si saprebbe esprimere la gioia con cui Avoye ricevet te un Avoye Vergine e martire del III secolo, compagna di sant'Orsola. così glorioso messaggio, né gli effetti d'amore che ella manifestò per testimoniare la sua riconoscenza al suo Salvatore. L'angelo, per un sovrappiù di grazia, le diede un nuovo nome, come un tempo ne era stato dato uno nuovo ad Abramo, a Sara, a Giacobbe, a san Pietro e ai figli di Zebedeo; il nome di Aurea, che aveva portato fino ad allora, era come un presagio che un giorno avrebbe brillato, nel cielo, dell'oro della carità. L'angelo la chiamò Avoye, per significare che era destinata a ricondurre, nelle vie della salvezza, un'infinità di persone che se ne trovavano lontane. Ella gli chiese come avrebbe potuto corrispondere a tante bontà del suo Sposo verso di lei. Egli le rispose che era seguendo sua madre in Gran Bretagna, per far compagnia a sua cugina Orsola, per mezzo del la qua Ursule Santa di cui Cuniberto scoprì la sepoltura a Colonia. le Dio voleva compiere grandi cose, e che si sarebbe resa illustre in tutta la Chiesa per i gloriosi combattimenti che avrebbe sostenuto per la fede e per la castità.
Partenza per la Gran Bretagna
Dopo la morte del padre, Avoye accompagna la madre e i suoi fratelli e sorelle in Gran Bretagna per le nozze di Orsola.
Tuttavia Quinziano, suo padre, morì e lasciò, con la sua scomparsa, Gerasina, sua moglie, tutrice dei suoi figli e reggente del suo piccolo regno. Poco tempo dopo, ovvero verso l'anno 234, Dionoto , re d Dionet Re di Cornovaglia e padre di santa Orsola. i Cornovaglia, che aveva sposato Daria, sorella della stessa Gerasina, e che ne aveva avuto una figlia unica, la grande santa Orsola, iniziò a fare i preparativi per il matrimonio di questa eccellente vergine con Oloferne, fi glio di un Holopherne Figlio di un re di Gran Bretagna, fidanzato di Orsola. re della Gran Bretagna. Invitò a questa solennità la madre della nostra Santa: questo pressante invito, l'ispirazione divina e la rivelazione che aveva avuto sua figlia, determinarono la principessa a intraprendere questo penoso viaggio.
Dopo aver messo in ordine tutti gli affari della sua casa e della sua piccola comunità, di cui affidò il governo a uno dei suoi figli, si imbarcò per la Gran Bretagna: condusse con sé la sua cara Avoye e tre delle sue altre figlie, che santa Elisabetta di Schönau e il beato Ermanno di Steinfeld, nelle loro rivelazioni, chiamano Babila, Giuliana e Vittoria, e l'ultimo dei suoi figli, di soli dieci anni, che chiamano Adriano. Dopo una felice traversata, i nostri santi viaggiatori arrivarono in Gran Bretagna dove furono accolti con testimonianze di onore e di gioia straordinarie.
Il viaggio delle undicimila vergini
Avia si unisce al progetto di Orsola di fuggire dal matrimonio; vengono massacrate dagli Unni a Colonia, ma Avia viene risparmiata per essere imprigionata.
Santa Orsola, Sainte Ursule Santa di cui Cuniberto scoprì la sepoltura a Colonia. che riconobbe la prudenza e la virtù di Gerasina, sua zia, le rivelò il disegno al quale si sentiva spinta da un'ispirazione celeste: era quello di evitare le nozze che le venivano preparate con tanta pompa, lasciando il luogo della sua nascita e fuggendo in un altro paese, dove la divina Provvidenza le preparava un augusto trionfo e la corona del martirio. Non solo Gerasina approvò questo progetto, che veniva da Dio, ma volle prendervi parte: le sue quattro figlie la imitarono, soprattutto la nostra santa Avia, che desiderava tanto versare il suo sangue per Gesù Cristo. Undicimila vergini, riunite per le nozze di Orsola, si associarono anch'esse alla sua risoluzione. Si imbarcarono e si abbandonarono al soffio della Provvidenza. Racconteremo, il 21 ottobre, le loro lunghe peregrinazioni. Basti dire qui che a Colonia cadder Cologne Sede arcivescovile e luogo di sepoltura del santo. o nelle mani di un esercito di Unni, che ne fece ro u Huns Popolo barbaro responsabile del massacro di Orsola e delle sue compagne. n orribile massacro. Ce ne furono solo tre il cui martirio fu differito. Di questo numero era santa Avia. Un capo di questi barbari la fece prigioniera, nella speranza che il rigore della prigione o dei supplizi la costringesse a rinunciare alla sua fede e al suo voto di verginità.
Prigionia e nutrimento celeste
In prigione, Avoye viene miracolosamente nutrita dalla Vergine Maria e protetta dai leoni, rafforzando la sua resistenza di fronte ai barbari.
Era senza dubbio una cosa ben degna di compassione vedere questa tenera vergine, dopo aver perso la madre, le sorelle e tutte le sue compagne, sgozzate in sua presenza, trovarsi sola, in un paese sconosciuto, sotto il potere di un barbaro che non aveva nulla di umano se non il volto, e che, all'idolatria e all'empietà, univa un umore feroce e una brutalità simile a quella degli animali più lascivi, trovarsi sotto la guardia di una truppa di soldati che poteva chiamare, come sant'Ignazio martire, una truppa di tigri. Ma Nostro Signore Gesù Cristo, che l'aveva scelta come sua sposa, non l'abbandonò in questa necessità. Illuminò la sua prigione con una luce celeste, per mostrarle che era accanto a lei e che la prendeva sotto la sua divina protezione. Le inviò un angelo, che la consolò e le fece sapere che il suo martirio era stato differito solo per renderlo più glorioso, e che soffrendo più tormenti, guadagnava una corona più splendente. Volle persino che la santa Vergine fosse la sua nutrice durante la prigionia: questa divina Madre le portava ogni settimana tre pani impastati dalla mano degli angeli, la cui bianchezza e il cui gusto superavano tutto ciò che aveva mangiato di gradevole e delizioso nella casa del re suo padre. È così che i pittori rappresentano ordinariamente la nostra Santa. La si vede in prigione, mentre riceve dei pani dalla mano di una vergine, attraverso una grata di ferro. Questi favori straordinari, uniti alla grazia interiore di cui lo Sposo celeste riempiva l'anima della Martire, la fortificarono così potentemente che né le promesse, né le minacce, né le sollecitazioni più pressanti, né persino i tormenti più acuti, poterono mai scuotere la sua costanza. Si dice che fecero entrare dei leoni nella sua prigione per divorarla; ma Colui che aveva conservato Daniele nella fossa dei leoni, preservò anche questa innocente pecora dalle fauci di quelle bestie, ed essa non ne ricevette che carezze.
Martirio finale nel Boulonnais
Liberata o trasferita verso Boulogne, vive come eremita prima di essere catturata da infedeli che le infliggono atroci supplizi prima di decapitarla.
Si ignora in quale paese Avoye fosse così prigioniera. Se dobbiamo credere a una tradizione, la Santa fu condotta via mare nel territo rio di B Boulogne Città in cui furono trasferite le reliquie del santo per maggiore sicurezza. oulogne, in Francia (Passo di Calais), e lì, vedendosi resa alla libertà, si ritirò in un bosco, presso un borgo chiamato Divernie, dove visse per qualche tempo in solitudine. Un oratorio fu costruito in quel luogo e occupato, per diversi secoli, da eremiti.
Il Boulonnais sarebbe dunque stato il teatro del trionfo di santa Avoye, dopo i suoi lunghi e duri combattimenti. Dei barbari fecero irruzione in quel paese. Poiché ella non cercò affatto di nascondersi, né di mettersi al sicuro in qualche piazzaforte, cadde nelle mani di quegli infedeli, che le strapparono gli occhi, le troncarono la testa e la resero così, secondo il suo desiderio, una gloriosa martire di Gesù Cristo. Secondo la sua storia, rimata in antico francese, che si conservava ancora, nel XVIII secolo, nella parrocchia di Imbleville, nella diocesi di Rouen, i carnefici della Santa la frustarono così crudelmente con verghe e scorpioni che il suo corpo, essendo tutto lacerato, si sarebbe potuto facilmente contare le ossa; sfregarono le sue piaghe con un cilicio pungente e le aspersero di sale fuso e bollente; le tagliarono anche le mammelle con coltelli smussati; infine, le fecero soffrire tutti i supplizi che la crudeltà può inventare. Inoltre, in alcuni dipinti che rappresentano questa illustre martire, si vede, ai piedi della torre dove è prigioniera, un angelo che le presenta un calice, come per dirle che berrà nel calice amaro del Figlio di Dio e che avrà parte alle più grandi rigidezze della sua Passione.
Culto e reliquie
Il suo culto si sviluppa in Bretagna e a Parigi, dove è invocata per i bambini e i peccatori; le sue reliquie furono conservate fino alla Rivoluzione.
Una tradizione ci insegna che santa Avoye apparve nella parrocchia di Pleumelée, vicino alla città di Auray, nella diocesi di Vannes, in Bretagna, e che santificò, con il suo tocco e la sua benedizione, una pietra e una fontana, in riva al mare. Da allora, per sua intercessione, i bambini che vengono posti su questa pietra, che è scavata nel mezzo, o che vengono immersi in questa fontana, vi ottengono il potere di camminare; ecco perché gli abitanti e i pellegrini vi hanno fatto costruire un bellissimo oratorio, che porta il nome di questa illustre vergine. È senza dubbio per alcuni favori simili che la città di Meulan-sur-Seine ha scelto santa Avoye come patrona e titolare della sua parrocchia; che le sono state erette cappelle a Imbleville, nella diocesi di Rouen; a Belleville, nella diocesi di Reims; e che, al tempo di Filippo Augusto, grande antenato di san Luigi, fu consacrata in suo onore, a Parigi, l a chi Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. esa che portò il suo nome; la strada in cui si trovava questa chiesa era anch'essa chiamata Sainte-Avoye. Ai tempi di Padre Giry, la chiesa di Sainte-Avoye apparteneva al le Orsoli Ursulines Ordine religioso che possiede la chiesa di Sainte-Avoye a Parigi. ne; esse gli fornirono i documenti con cui compose questa biografia.
Si invoca principalmente santa Avoye per i bambini che tardano troppo a camminare e per i peccatori incalliti. Le sue re liquie e reliques Resti della santa conservati a Parigi prima della Rivoluzione. rano conservate, prima della Rivoluzione del 1793, a Parigi, nella chiesa di Sainte-Avoye, e nell'abbazia di Saint-Antoine-des-Champs.
Vedi Du Breuil, Antiquités de Paris; Jacques Malbraque, Histoire des Marinois, lib. II; Arthus du Moustier, Martyrologe des saintes Feugnes, e la Vie de sainte Ursule.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita in Sicilia da padre re pagano convertito e madre cristiana
- Voto di verginità e preghiera per perdere la propria bellezza al fine di sfuggire ai pretendenti
- Visione di un angelo che le dà il nome di Avoye e le ordina di seguire santa Orsola
- Viaggio in Gran Bretagna e successiva partenza con le undicimila vergini
- Prigionia presso gli Unni a Colonia dopo il massacro delle sue compagne
- Nutrita in prigione dalla Santa Vergine con il pane degli angeli
- Martirio per flagellazione, mutilazione e decapitazione nel Boulonnais
Miracoli
- Nutrita in prigione dalla Vergine Maria con tre pani angelici a settimana
- Addomesticamento di leoni affamati nella sua prigione
- Santificazione di una pietra e di una fontana a Pleumelée per guarire i bambini infermi
Citazioni
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Il nome di Aurée era come un presagio che un giorno avrebbe brillato, nel cielo, dell'oro della carità.
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