Arcivescovo di Vienne nel V secolo, san Mamerto è celebre per aver istituito le Rogazioni per placare l'ira divina di fronte alle calamità naturali. Salvò la sua città da un grave incendio con le sue preghiere la notte di Pasqua. Le sue reliquie, trasferite a Orléans, furono distrutte dai protestanti nel XVI secolo.
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S. MAMERTO, ARCIVESCOVO DI VIENNE NEL DAUPHINÉ
L'istituzione delle Rogazioni
San Mamerto è celebre per aver ristabilito e codificato le Rogazioni, processioni di preghiera e di digiuno durante i tre giorni che precedono l'Ascensione.
Se i flagelli sono nelle mani di Dio la verga che abbatte gli uomini, la preghiera è nelle mani dell'uomo la forza che può placare Dio e far discendere i suoi benefici sulla terra. L'antichità ci ha lasciato pochi dettagli sulla vita di san Mamerto. Ma egli si r saint Mamert Arcivescovo di Vienne ed educatore del santo. ese molto celebre per l'istituzione delle Rogazioni. Non ch e egli si Rogations Preghiere e processioni pubbliche istituite per allontanare le calamità. a il primo autore di queste sante processioni, che si compiono per attirare le benedizioni di Dio sui frutti della terra; ma, ai suoi tempi, erano quasi cadute in disuso, o venivano fatte senza devozione. Mamerto le ristabilì e, aggiungendo il digiuno alla preghiera, ordinò che venissero fatte nei tre giorni che precedono l'Ascensione. Questa pia riforma fu dapprima accolta da tutte le Chiese di Francia, secondo il decreto del primo Concilio di Orléans, tenutosi sotto Clodoveo il Grande, e fu in seguito acc olta dalla Chie Clovis le Grand Re dei Franchi, menzionato per datare l'esistenza della chiesa. sa di Roma, per autorità di Leone III.
Calamità e contesto storico
Nel V secolo, l'arcivescovado di Vienne subì invasioni barbariche, terremoti e fenomeni naturali terrificanti che spinsero Mamerto ad agire.
Ecco in quale occasione san Mamerto ebbe questo pio pensiero: occupava degnamente la sede arcivescovile di Vienn e, nel Vienne Sede episcopale e città principale dell'azione del santo. la quale era succeduto a san Simplicio, verso la metà del V secolo. Oltre alle calamità pubbliche di tutte le Gallie, che erano allora esposte alle irruzioni delle nazioni barbare, specialmente degli Unni e dei Goti, la città e la regione di Vienne si videro afflitte da sventure particolari che le minacciavano di una desolazione universale: questa città era spesso scossa da così spaventosi terremoti che i suoi abitanti erano costretti ad abbandonarla, per paura di essere sepolti sotto le sue rovine; inoltre, certi fuochi si accendevano nel sottosuolo e, facendo fumare le montagne e le foreste, ne scacciavano cervi, orsi, cinghiali e altre bestie selvatiche, che si rifugiavano terrorizzati nei borghi e nelle città, dove la loro presenza diffondeva il terrore. Il vigilante pastore consolò e incoraggiò il suo popolo con eloquenti discorsi: fece vedere in queste sventure altrettanti colpi di verga di un padre adirato, di cui bisognava implorare la clemenza con la sottomissione e con preghiere ferventi e continue.
Il miracolo dell'incendio e la liturgia
Dopo aver miracolosamente arrestato un incendio a Vienne durante la notte di Pasqua, Mamerto stabilisce definitivamente il rito delle Rogazioni per implorare la protezione divina.
Accadde inoltre che, nella notte di Pasqua, il fuoco divampò in un edificio pubblico di Vienne e continuò con tale violenza che ognuno temeva un incendio generale. Mamerto, che aveva già operato prodigi simili, si prostrò davanti all'altare e le sue lacrime, le sue preghiere, arrestarono l'incendio. San Avito dice Saint Avite Fratello di sant'Apollinare e arcivescovo di Vienne. espressamente che le fiamme si spensero in modo miracoloso.
Fu in quella notte spaventosa che Mamerto concepì, davanti a Dio, il progetto delle Rogazioni, ne regolò i salmi e le preghiere; vi aggiunse il digiuno, la confessione dei peccati, le lacrime, la compunzione del cuore. Quanto allo scopo di queste salutari processioni, ecco quanto si legge in un'omelia che si crede sia di san Mamerto, e che si trova tra i sermoni attribuiti a Eusebio di Emesa: «Noi vi pregheremo», dice, «il Signore, di liberarci dalle nostre infermità, di allontanare da noi i suoi flagelli, di preservarci da ogni sventura, di garantirci dalla peste, dalla grandine, dalla siccità e dal furore dei nostri nemici; di darci un tempo favorevole per la salute dei corpi e per la fertilità della terra, di farci godere la pace e la calma, e di perdonarci i nostri peccati».
Fine della vita e destino delle reliquie
Mamerto partecipa al concilio di Arles nel 475 e muore verso il 477; le sue reliquie, trasferite a Orléans, furono distrutte dai protestanti nel XVI secolo.
Questo è pressoché tutto ciò che si sa di san Mamerto. Sant'Avito lo nomina suo padrino: spiritualem a baptismo patrem. Egli costruì a Vienne una nuova chiesa in onore di san Ferreolo, martire, di cui aveva trasferito il corpo dopo averlo scoperto. Si vede un vescovo Mamerto al concilio di Arles del 475. È verosimilmente il nostro Santo. Morì, si dice, nel 477. Il suo corpo, inumato a Vienne, fu in seguito, per ordine di papa Giovanni III e del re Gontrano, trasportato a Orlé ans e d Orléans Prima diocesi di cui Ruggero fu vescovo. eposto nella cattedrale di quella città, dove era in grande venerazione. I protestanti lo bruciarono nel XVI secolo.
Mamerto Claudiano e l'opera intellettuale
Il fratello di Mamerto, Mamerto Claudiano, è uno studioso e poeta noto per il suo trattato sull'anima e la sua confutazione delle tesi di Fausto di Riez.
San Mamerto aveva un fratello più giovane di lui. Si tr attava di Mamer Mamert Claudien Fratello di san Mamerto, monaco, presbitero, poeta e teologo. to Claudiano, monaco, poi sacerdote e fedele collaboratore del vescovo di Vienne. Visse a metà del V secolo e morì tra il 470 e il 474. Sidonio Ap Sidoine Apollinaire Poeta e contemporaneo che ha celebrato la basilica di Perpetuo. ollinare lo considerava il più grande genio del suo secolo. Era al contempo poeta, filosofo e teologo: poteva rispondere a ogni sorta di questione e combattere ogni errore; ma la sua modestia e la sua virtù lo rendevano ancora più degno di stima del suo sapere. Insegnò al clero di suo fratello le Sacre Scritture, il canto ecclesiastico e la liturgia, che arricchì con diversi inni, tra gli altri quello della domenica di Passione: Pango, lingua, gloriosi Lauream certaminis. Canta, o lingua, il glorioso combattimento del Cristo sofferente. La sua opera più importante è il trattato in tre libri sulla Natura dell'anima. Lo scopo di Mamerto Claudiano è confutare Fausto di Riez, in Provenza, che negava l 'incorporeità Faust de Riez Vescovo e autore della lettera dogmatica del concilio di Arles. degli angeli e delle anime umane e ammetteva solo l'incorporeità di Dio. Dedica il suo scritto a Sidonio Apollinare, ancora laico. Non si era mai ragionato così bene sulla natura del corpo, su quella dell'anima e sulla distinzione di queste due sostanze. L'autore vi insegna chiaramente l'animazione: «L'anima è la vita del corpo in questa vita; essa è ugualmente in tutto il corpo e in ciascuna delle sue parti; non è locale, è tanto in ogni parte del corpo quanto nel tutto». Dimostra, attraverso dieci eccellenti sillogismi, che l'anima è incorporea. Non si parla quasi più solidamente né più chiaramente oggi, nonostante la scienza psicologica abbia fatto incontestabili progressi.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Successione a san Simplicio sulla cattedra di Vienne
- Ripristino e istituzione delle Rogazioni nei tre giorni precedenti l'Ascensione
- Estinzione miracolosa di un incendio a Vienne la notte di Pasqua
- Partecipazione al concilio di Arles del 475
- Traslazione del suo corpo a Orléans per ordine di papa Giovanni III e del re Gontrano
Miracoli
- Estinzione miracolosa di un violento incendio attraverso la preghiera e le lacrime davanti all'altare
- Cessazione dei terremoti e delle incursioni di bestie selvatiche tramite l'istituzione delle Rogazioni
Citazioni
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La preghiera è nelle mani dell'uomo la forza che può placare Dio e far scendere i suoi benefici sulla terra.
Testo agiografico