11 maggio 17° secolo

San Francesco de Geronimo

DELLA COMPAGNIA DI GESÙ

Sacerdote della Compagnia di Gesù

Festa
11 maggio
Morte
11 mai 1716 (naturelle)
Categorie
sacerdote , missionario , gesuita
Epoca
17° secolo

Sacerdote gesuita italiano del XVII secolo, Francesco de Geronimo consacrò quarant'anni della sua vita all'evangelizzazione di Napoli e dei suoi dintorni. Soprannominato il 'Santo Sacerdote', era celebre per la sua eloquenza drammatica, i suoi miracoli e la sua dedizione verso i poveri e i carcerati. Morì nel 1716 dopo una vita segnata da una carità eroica e una profonda devozione a San Ciro.

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Sezioni di lettura: 7

SAN FRANCESCO DE GERONIMO,

DELLA COMPAGNIA DI GESÙ

Vita 01 / 07

Giovinezza e vocazione

Nascita nel 1642 a Grottaglie vicino a Taranto ed educazione pia segnata da una carità precoce e da studi ecclesiastici brillanti.

* «Se Dio è per noi, ripeteva spesso il Beato Francesco, chi sarà contro di noi?»

Se i santi sono astri di cui Nostro Signore adorna il firmamento della Chiesa, per illuminarci nella nostra pericolosa navigazione, su un mare pieno di scogli, ci sembra che la loro luce ci sia più utile quando hanno brillato in tempi a noi più vicini. È ciò che ci spinge a scrivere la storia di san Francesco de Geronimo, vissuto nel XVI II secolo e canonizzato ai saint François de Girolamo Sacerdote gesuita italiano e missionario, celebre per il suo apostolato a Napoli. nostri giorni. Un piccolo villaggio, vicino a Taranto, in Italia, che porta il nome di Grottaglie, sarà per sempre celebre per aver visto nascere il nostro Santo, il 17 settembre 1642. I suoi genitori, Giovanni Leonardo de Geronimo e Gentilesca Gravina, erano ancora meno distinti per il rango onorevole che occupavano nel loro paese che per la virtù e l'eccellente educazione che davano ai loro figli, in numero di undici: Francesco era il primogenito; si poteva, fin dall'infanzia, intravedere, in questa pianta benedetta dal cielo, tutte le virtù, come fiori attraverso i loro boccioli nascenti; si ammirava soprattutto un giudizio che precedeva gli anni, una dolce sottomissione, un'intera obbedienza ai suoi genitori, una modestia virginale, un ardente amore per la preghiera e il ritiro; la sua carità per i poveri era senza confini; non aveva il coraggio di rimandare un mendicante senza soccorrerlo; spargeva a piene mani denaro, viveri e tutto ciò che poteva procurarsi: ciò che Dio mostrò essergli gradito con un grande prodigio; poiché sua madre lo sorprese un giorno in un pio furto, nel momento in cui portava via, per distribuirlo ai poveri, del pane che aveva preso in casa; lei gli rimproverò di spogliare la sua famiglia per degli estranei, vietandogli di agire così in futuro; il bambino rispose, con il rossore sulle guance, ma con occhi raggianti di fiducia in Dio: «Pensate, madre mia, che l'elemosina ci lasci mai senza pane? guardate la credenza, soddisfatevi e vedete». Lei vi guarda subito e vede che non manca un pane; si getta allora al suo collo, gli occhi bagnati di lacrime, ritira il divieto che gli aveva fatto, e gli dà piena libertà di disporre a suo piacimento di tutto ciò che era in casa.

Le sue disposizioni non brillarono meno per lo studio che per la pietà: coglieva principalmente le verità della religione con una facilità ammirevole; tutto ciò portò i suoi genitori a consacrarlo al Signore come un altro Samuele. Vi era, nel villaggio, una società di ecclesiastici, che vivevano santamente, senza essere legati da voti, sotto la protezione di san Gaetano: Francesco fu accolto in questa santa comunità dove la sua pietà divenne presto l'ammirazione di tutti e l'oggetto di ogni conversazione. Il superiore, incantato dalle sue eccellenti qualità, lo incaricò di fare il catechismo ai bambini e di tenere la chiesa in ordine; egli adempì così mirabilmente a questo compito, che l'arcivescovo di Taranto gli conferì la tonsura all'età di sedici anni. Poiché aveva terminato i suoi studi umanistici, i suoi genitori lo inviarono a Taranto a seguire il corso di filosofia e di teologia; vi ricevette gli ordini minori, il suddiaconato e il diaconato. In seguito, si recò a Napoli per apprendere il diritto canonico e il diritto civile, in compagnia di uno de i suoi Naples Luogo di morte della santa. fratelli, chiamato Giuseppe, che, mostrando per la pittura un gusto meraviglioso, veniva a studiare quest'arte sotto un maestro eminente. Ma ciò che occupava maggiormente i pensieri del nostro Santo era di portare a compimento il sacrificio che voleva fare di se stesso a Dio. Essendosi dunque procurato una dispensa dal Papa a causa della sua età, ricevette, il 18 marzo 1666, con trasporti di gioia impossibili da descrivere, l'ordine del sacerdozio, dalle mani di don Sanchez de Herrera, vescovo di Pozzuoli.

Vita 02 / 07

Ingresso nella Compagnia di Gesù

Dopo essere stato prefetto nel collegio dei nobili, Francesco entra tra i Gesuiti a 28 anni, distinguendosi per umiltà e obbedienza durante il noviziato.

Sebbene vivesse nel mondo come se non fosse del mondo, aspirava fin da allora a strapparsi alla sua dissipazione, alla sua aria pestilenziale, e a cercare la scienza e la perfezione nella solitudine; il cielo accondiscese al suo desiderio. Essendosi reso vacante un posto di prefetto nel colleg io dei nobili dell compagnie de Jésus Ordine religioso a cui appartiene Pietro Canisio. a Compagnia di Gesù, lo ottenne, e gli fu persino permesso di tenere con sé suo fratello. I giovani affidati alle sue cure non tardarono ad accorgersi che era un Santo ad essere stato posto a capo di loro: lo videro dal suo aspetto, dal suo portamento, dai suoi modi amabili, dalla sua conversazione piena di dolcezza e di pietà, dalle austerità e dalle mortificazioni che non riusciva a nascondere interamente, e soprattutto dalla sua pazienza, di cui dobbiamo dare qui un esempio: uno scolaro irritato, dopo aver vomitato contro di lui un torrente di ingiurie, giunse fino a colpirlo al volto. Sebbene preso alla sprovvista, non manifestò la minima emozione, non proferì un lamento; ma, cadendo in ginocchio, presentò umilmente l'altra guancia a colui che lo aveva colpito. Da allora, non fu mai chiamato altrimenti che il Santo Prete. Dopo cinque anni di residenza in quel luogo, nella carica di prefetto, il nostro Santo, allora ventottenne, seguendo la volontà di Dio che lo chiamava nella Compagnia di Gesù, trionfò, a forza di preghiere, sulla resistenza di suo padre, che si opponeva a quel pio disegno. Non si era mai avuto un novizio più umile, più fervente, più mortificato, più obbediente: per provare l'oro delle sue virtù nel crogiolo delle afflizioni e delle croci, i suoi superiori lo sottoposero alle più dure prove, fino a vietargli, per i suoi presunti peccati, di celebrare la messa più di tre volte alla settimana: questo colpo, il più duro per il suo cuore, la cui gioia era tutta nell'unirsi al suo Salvatore, non poté strappargli il minimo mormorio. Ma Nostro Signore seppe ben ricompensarlo di quel sacrificio che si imponeva per obbedienza: lo visitava di persona e, dalla sua mano divina, gli distribuiva il pane degli angeli.

Missione 03 / 07

L'apostolo di Napoli

Designato a restare a Napoli anziché partire per il Giappone, consacra quarant'anni alla predicazione di strada e all'organizzazione di confraternite.

Esercizi così severi annientarono talmente in lui l'uomo vecchio, e l'uomo nuovo crebbe in tal modo, che dopo un anno poté slanciarsi come un gigante nella carriera apostolica; i suoi superiori lo inviarono in missione con il famoso Padre Agnello Bruno. Per tre anni, questi santi missionari percorsero tutti i villaggi della Puglia e della terra d'Otranto, convertendo i peccatori e fortificando i giusti, tanto che si era soliti dire di loro: il Padre Bruno e il Padre Girolamo sembrano essere, non semplici mortali, ma angeli inviati apposta per salvare le anime. Richiamato a Napoli nel 1674, per terminare i suoi studi di teologia, questo sapiente direttore di anime, questo eloquente predicatore, si rimise sui banchi con la gioia e la docilità di un bambino, protestando di non sapere nulla, di aver bisogno di imparare, sebbene i suoi Quaderni di teologia fossero grandemente ricercati e stimati; consultava i suoi compagni di studio e non perdeva occasione per farsi passare per ignorante. Al fine di mantenere il suo zelo, i suoi superiori gli permisero di predicare la domenica e nei giorni festivi nelle piazze pubbliche: cosa che faceva con meravigliosi successi. Terminati gli studi, fu, per una disposizione particolare della divina Provvidenza, nominato predicatore presso la chiesa chiamata il Gesù Nuovo, n el 1675, d Gesù-Nuovo Chiesa gesuita di Napoli dove il santo ha esercitato il suo ministero e dove è sepolto. ove iniziò i lavori di quella carriera apostolica che continuò per quarant'anni, senza interruzione, fino alla fine del suo pellegrinaggio terreno. Durante i primi tre anni, è vero, non ebbe altro incarico che fare l'invito o esortazione alla comunione, come si praticava in quella chiesa, la terza domenica di ogni mese. Quest'opera e una folla di altre, alle quali si dedicava interamente, non potevano placare la sua sete per la salvezza delle anime. Alla notizia che la missione del Giappone stava per aprirsi di nuovo, chiese di andare a versare il suo sangue per Gesù Cristo; ma Gesù Cristo gli rispose per bocca dei suoi superiori, che doveva considerare Napoli come «le sue Indie e il suo Giappone», e accontentarsi delle spine del martirio attraverso una rinuncia assoluta alle sue inclinazioni, senza coglierne la rosa. Da allora guardò al regno di Napoli come alla porzione della vigna del Signore dove doveva spendere i suoi sudori. Ecco in quale occasione ne iniziò la coltivazione:

Per liberare il regno di Napoli dalle calamità che lo desolavano, erano state ordinate preghiere pubbliche per otto giorni, e ogni giorno una processione di penitenza doveva recarsi, attraverso le strade della città, alla cattedrale, per ascoltarvi la parola di Dio. Il Padre Sambrosi, il più grande predicatore dell'epoca, fu incaricato un giorno di fare il sermone, e il Padre Francesco di dirigere la processione, e di rivolgerle di tanto in tanto parole di penitenza. Quando la processione fu entrata in chiesa, il tenero pastore di Gesù Cristo, vedendo una parte del gregge fuori, esclusa dal divino pascolo perché gli era impossibile penetrare, fu ispirato dallo Spirito Santo a saziare la loro fame: sale su un'eminenza che dominava la folla, poi, alzando la voce, tuona contro il vizio con un'energia così piena di fuoco e di terrore, mentre allo stesso tempo lo zelo e la maestà di un profeta brillavano nei suoi occhi, che si leva un grido generale di spavento tra i suoi ascoltatori, come se vedessero l'inferno aprirsi per divorarli: cadono faccia a terra, versano torrenti di lacrime, fanno risuonare l'aria dei loro gemiti, lanciano grida di dolore verso il trono della misericordia: così fu difficile dire quale, tra il discorso pronunciato in chiesa o quello che era stato fatto fuori, produsse più bene. Questo felice incidente determinò i superiori, nel 1678, ad affidare a Francesco tutta la missione; essa comprendeva tre doveri:

Il primo era di mantenere lo zelo di una confraternita i cui membri, assistendo a tutte le processioni, erano come il braccio destro del missionario; stabilì tra loro l'usanza di frequentare i Sacramenti ogni domenica e in tutte le feste della santa Vergine; la pratica dell'orazione mentale così come la preghiera vocale; quella anche della penitenza e dell'umiliazione pubblica; l'esercizio delle stazioni o Via Crucis, dove egli stesso versava ordinariamente torrenti di lacrime; infine, la visita in processione di sette chiese, in memoria dei sette viaggi del nostro divino Redentore. A ogni chiesa, il Santo faceva un'esortazione, e la pia cerimonia terminava con una consacrazione che ciascuno faceva di se stesso a Nostro Signore Gesù Cristo e alla sua santa Madre, con voti di fedeltà perpetua.

Il secondo dovere era di predicare in pubblico. Ecco in che modo il nostro Santo si comportava: ogni domenica passava dapprima due ore in orazione, dopo di che si flagellava a lungo e duramente con la disciplina (pratica che osservava ogni giorno al suo risveglio); poi diceva la messa, recitava in seguito le ore canoniche, a capo scoperto e in ginocchio, talvolta davanti al santissimo Sacramento; passava il resto della mattinata al confessionale, o con la sua congregazione. Dopo pranzo, impiegava la ricreazione in gran parte in colloqui spirituali con i suoi amati, e non la lasciava se non per discorrere e meditare per un'ora sulla Passione di Nostro Signore. All'ora stabilita, il Santo e i suoi compagni uscivano per le strade, camminando in processione; poi dirigendosi verso varie direzioni, si mettevano a predicare al popolo. Francesco saliva ordinariamente su un palco, vicino o di fronte ai saltimbanchi e ai ciarlatani, che fuggivano al suo avvicinarsi. Dopo il discorso, cadeva in ginocchio ai piedi della croce e si percuoteva le spalle con la disciplina; poi tornava al confessionale, dove rimaneva fino al momento in cui si chiudevano le porte della chiesa.

Il terzo dovere legato al suo incarico era l'invito alla comunione: durante i nove giorni che precedevano la terza domenica di ogni mese, percorreva le strade della città, agitando un campanello e ripetendo a voce alta alcune sentenze tratte dalla Scrittura, per invitare le anime a nutrirsi del pane che dona la vita eterna. Non si potrebbero immaginare le sue pene e le sue privazioni, quando percorreva così i dintorni di Napoli: spesso sotto un sole divorante o una pioggia battente, attraverso paludi, su rocce, spesso al pericolo della sua vita e delle sue membra. Viaggiava sempre a piedi, fino all'ultimo periodo della sua vita, in cui fu costretto ad andare a cavallo; ma era ben ricompensato delle sue fatiche, quando, giunto il giorno, poteva introdurre nella sala del banchetto, per mangiare l'Agnello che salva dall'sterminio eterno, fino a ventimila convitati.

Miracolo 04 / 07

Eloquenza e prodigi

La sua potente predicazione è accompagnata da miracoli spettacolari, tra cui la resurrezione temporanea di una peccatrice per testimoniare la sua dannazione.

Ma, prima di entrare in nuovi dettagli sulla carriera apostolica del nostro Santo, è bene dire qualcosa della qualità che gli fece operare tante meraviglie, vale a dire la sua rara eloquenza; la sua voce era forte e sonora, il suo stile semplice, abbondante e impressionabile: talvolta si insinuava nel cuore del suo uditorio con maniere graziose e attraenti; talvolta opprimeva gli spiriti sotto il peso dei più forti argomenti. Aveva l'abitudine di parlare con tanta veemenza che il sangue gli veniva talvolta sulle labbra. Il suo metodo ordinario era di dipingere dapprima l'enormità del peccato e i terrori dei giudizi divini con colori così sorprendenti da eccitare nei peccatori allarmi e indignazione contro se stessi; poi, cambiando tono con abilità di maestro, parlava della dolcezza e della bontà di Gesù Cristo, in modo da far succedere la speranza alla disperazione e a portare la convinzione nei cuori più induriti. Era quello il momento che sceglieva per rivolgere loro un appello così tenero e trascinante che li si vedeva cadere in ginocchio davanti al loro Salvatore crocifisso, e sollecitare attraverso i preziosi canali della grazia, vale a dire le sue piaghe ancora sanguinanti, versando lacrime e spingendo singhiozzi, il loro perdono e la loro riconciliazione. Era solito aggiungere alla fine qualche esempio sorprendente dei castighi o delle grazie di Dio, per lasciare nelle anime un'impressione più profonda. Prima di parlare agli uomini, aveva cura di intrattenersi con Dio ai piedi del crocifisso; come un altro Mosè, usciva tutto in fiamme da quel colloquio sacro. Il cielo gli ispirò, in varie circostanze, parole di un effetto soprannaturale: nel 1707, un'eruzione del Vesuvio oscurò l'aria, il popolo tremante si radunò sulla piazza, il Santo vi apparv Vésuve Vulcano vicino a Napoli, associato a un intervento miracoloso del santo. e ed esclamò con tono lugubre: «Napoli, in che tempo sei? Napoli, in che tempo sei?». Nel 1688, durante un terremoto, gridò anche al popolo spaventato: «Cessate di peccare! se volete che il castigo cessi». Molti peccatori confessarono i loro peccati e condussero da allora una vita religiosa. I suoi sermoni erano ordinariamente seguiti dal pentimento e dalla conversione di cinque o sei e anche dieci donne di malaffare, che venivano, strappandosi i capelli e versando lacrime amare, a sollecitare il permesso di andare a espiare le loro colpe in qualche convento.

Un giorno, una miserabile di questa specie, davanti alla cui casa il servo di Dio predicava, fece ciò che poté per interromperlo, preferendo ogni sorta di suoni discordanti: il nostro Santo non vi fece nemmeno attenzione e continuò il suo discorso fino alla fine. Qualche tempo dopo, passando davanti a quella casa e vedendola chiusa: «Ah! disse a uno di quelli che erano al suo fianco, che ne è stato di Caterina?». — «È morta improvvisamente ieri», risposero. — «Morta! aggiunse Francesco, entriamo e vediamola». Poi entrando, in effetti, nella casa, salì le scale e trovò il cadavere deposto, secondo l'uso. Allora, in mezzo al silenzio dell'assemblea: «Caterina!» esclamò, «ditemi dove siete?» e per due volte ripeté le stesse parole. Ma, quando una terza volta ebbe parlato con tono d'autorità, gli occhi del cadavere si aprirono, le sue labbra si agitarono alla vista di tutti, e una voce debole, che sembrava venire da una grande profondità, rispose: «All'inferno! all'inferno!!». Subito, tutti coloro che erano presenti, colti dal terrore, fuggirono dalla stanza, e il santo uomo, ritirandosi, ripeté più volte: «All'inferno! all'inferno! Dio onnipotente, Dio terribile! all'inferno!». Questa circostanza e queste parole produssero tanto effetto che molti non osarono rientrare a casa senza essersi confessati. Così, approfittava di tutte le circostanze per ammorbidire le anime indurite. Un'altra volta dipinse in termini così forti l'offesa fatta a Dio dal peccato, che un bambino si mise a piangere amaramente: il Santo lo fece venire vicino a sé, lo abbracciò con tenerezza ed esclamò: «Questo bambino innocente versa lacrime, mentre tanti peccatori restano insensibili». Poi, illuminato da una luce soprannaturale, disse al bambino: «Ma tuo padre, che fa?». Ora, questo padre era un grande peccatore, e, poiché si trovava presente, fu talmente toccato dalle lacrime del figlio, dai rimproveri del Santo e soprattutto dalla grazia, che accorse a gettarsi ai piedi del crocifisso gridando misericordia per i suoi peccati. Il suo pentimento sembrò comunicarsi alla folla, e molti peccatori si convertirono.

Una donna, che aveva per molti anni condotto una vita di disordine, si era infine convertita dopo un sermone; Francesco le disse in pubblico: — «Mia povera figlia, che avete guadagnato con il peccato? quali beni, quale piacere?». — «Niente, niente, rispose lei tutta in lacrime; gli abiti stessi che porto non sono miei! Sono in affitto». — «Dio, lo sentite? esclamò il Santo, tale è la sorte di ogni peccatore!». Un giorno che predicava davanti a una casa malfamata, si vide, nel mezzo stesso del suo discorso, una carrozza prepararsi a uscire; si pregò coloro che vi erano dentro di attendere qualche istante e di non interrompere il servo di Dio; ma, queste persone non facendone alcun caso, gridarono al cocchiere di spingere avanti: «Divin Gesù», esclamò il nostro Santo tenendo il crocifisso alla mano davanti ai cavalli, «poiché queste dee non hanno alcun rispetto per voi, queste bestie senza ragione almeno vi renderanno omaggio». All'istante stesso, quegli animali caddero in ginocchio e non vollero muoversi finché il discorso non fu finito. Non si può spiegare, senza miracolo, come san Francesco potesse bastare a lavori che avrebbero occupato la vita di molti apostoli: lo si vedeva continuamente negli ospedali, nelle prigioni e nelle galere, e, inoltre, andava nelle case a visitare i malati; provvedeva alle necessità spirituali dei monasteri, degli asili o case di rifugio, delle confraternite e delle scuole; andava a predicare la notte stessa nei covi del vizio. Una volta, nel momento in cui era in preghiera nella sua stanza, si sentì tutto a un tratto ispirato ad andare a predicare: lo fece nelle tenebre, all'angolo di una strada, prendendo per soggetto la corrispondenza immediata alla grazia divina, e se ne ritornò senza sapere con quale disegno e con quale frutto lo Spirito Santo lo avesse fatto parlare. Il giorno dopo, una giovane donna venne a confessarsi da lui; era stata spaventata, quando egli aveva fatto risuonare nella notte la minaccia delle vendette divine e il pericolo di differire la sua conversione nel momento stesso e nel luogo in cui era disposta a peccare; il suo complice, che si faceva beffe dei suoi timori, era morto tutto a un tratto, la sua anima essendo già volata al tribunale di Dio, quando le parole di bestemmia erano ancora sulle sue labbra. Nulla poteva fermare uno zelo così ardente. Fu spesso maltrattato da coloro che voleva ritirare dall'inferno, ma non indietreggiò mai, nemmeno davanti alla morte, e Dio lo protesse sempre.

Vita 05 / 07

Il caso di Marie Cassier

Resoconto dettagliato della conversione di una donna francese, travestita da soldato dopo un parricidio, identificata miracolosamente dal Santo.

Ci rammarichiamo di non poter raccontare tutte le conversioni ammirevoli riportate nella vita di questo santo missionario; ma non possiamo esimerci dal citare questa, che interessa in qualche modo il nostro paese. Vi era a Parigi un protestante di nome François Cassier. Quest'uomo aveva sposato una buona cattolica, chiamata Magdeleine Olivier, dalla quale ebbe due figlie. Avrebbe voluto condurle al protestantesimo, ma la madre le aveva sempre preservate da tale apostasia: per questo, egli le opprimeva con maltrattamenti e nutriva verso di loro un odio terribile. Dopo la morte della moglie, decise di condurre le sue figlie a Ginevra per averne più facilmente ragione. Le costrinse a indossare abiti maschili e si mise in viaggio con loro. Un giorno, stanche per il cammino, le figlie pregarono il padre di permettere loro di riposare un po'. Il padre acconsentì, sentendosi stanco anch'egli: si coricò sull'erba e si addormentò. Si trovavano in un luogo solitario; le infelici figlie, traviate dai maltrattamenti subiti da lungo tempo, approfittarono del suo sonno, presero silenziosamente le sue pistole, lo uccisero e nascosero il cadavere sotto dei cespugli. Dopo questo orribile crimine, lasciarono la Francia, mantenendo sempre gli abiti maschili, e andarono ad arruolarsi a Milano al servizio di Carlo II, re di Spagna, a cui apparteneva quel ducato. La loro compagnia, il cui capitano era don Emmanuel de Arrieta, fu inviata in guarnigione a Messina, poi a Napoli, da dove partì per una spedizione contro i briganti che si erano ritirati negli Abruzzi. Le due sorelle combatterono valorosamente: ma una, essendo rimasta uccisa in uno scontro, l'altra si premurò di seppellirne il cadavere, per timore che, spogliandolo, se ne riconoscesse il sesso, il che avrebbe fatto scoprire l'inganno. Colei che restava aveva assunto il nome di Charles Pimentel. Dopo lo sterminio delle bande di briganti, tornò a Napoli, dove la grazia di Dio l'attendeva.

Un giorno, mentre Charles Pimentel era di guardia con la sua compagnia sulla piazza del Castel Nuovo, il Santo lo scorse e, dopo il sermone, gli fece cenno di avvicinarsi per parlargli. «Che cosa può volere da me quest'uomo», si diceva il soldato? «Non lo conosco e non ho nulla a che fare con lui». Tuttavia, avendolo il Santo chiamato di nuovo, vi andò, e questi gli disse, prendendolo in disparte: «Vorrei tanto che tu andassi a confessarti». «Confessarmi!» rispose il soldato, «e perché? Ho forse commesso qualche grande crimine che meriti la corda? In buona coscienza, non mi riconosco peccati». E dicendo ciò, gli voltò bruscamente le spalle. Il Santo lo fermò. «Ma come puoi dire di non aver commesso peccato», riprese? «Non sei forse una donna che si nasconde sotto questi abiti maschili? Non sei Marie Cassier, nata a Parigi, da dove sei venuta in Italia? Non ti fai chiamare Charles P imentel? Non Marie Cassier Donna francese convertita dal santo dopo aver vissuto sotto l'identità maschile di soldato. ti serve a nulla negarlo, poiché colui che me lo ha detto è quel Signore Gesù che vedi lì sulla croce. Vuoi che ti dica di più? Non sei tu che, d'accordo con tua sorella, hai ucciso crudelmente tuo padre?». A queste parole così chiare, il soldato, stordito, impallidì e iniziò a tremare dalla testa ai piedi. Non volle tuttavia confessare: «Ma, Padre», riprese dopo un momento di silenzio, «non so chi abbia potuto farvi un simile racconto». Poi, riflettendo che bisognava impedire al Padre di parlare, gli promise di andare a trovarlo il giorno seguente per confessarsi. Il Santo attese due giorni, ma inutilmente; si mise alla ricerca e, avendolo incontrato, gli disse: «È così che mantieni la parola che mi avevi dato?». «Padre, mi creda», rispose il soldato, «non ho potuto; del resto, è impossibile che io venga da lei ora, poiché, per ordine del viceré, dobbiamo imbarcarci immediatamente; partiamo per la Toscana». Il Santo rifletté per qualche tempo. «No, non partirete», replicò; «giurami dunque su questo Cristo che domani mattina verrai a trovarmi. Non temere nulla, poiché ho grande speranza che Dio voglia salvarti». In effetti, l'ordine di partenza fu revocato lo stesso giorno, come egli aveva predetto, e il soldato si recò subito alla chiesa del Gesù Nuovo per mantenere la promessa. Quando il Padre lo scorse, sussultò di santa allegrezza. «Ebbene!» gli disse, «volevi sfuggire dalle mani di Dio! Ma è un padre che ti ama e che ti voleva per sé». Il Santo ascoltò poi la sua confessione; lo dispose a ricevere l'assoluzione quella stessa mattina e lo fece accostare alla Mensa santa. Il soldato trascorse quella felice giornata in chiesa, in esercizi di devozione. La sera, il Santo lo fece condurre presso la marchesa di Santo Stefano. Questa dama, che era molto pia, lo accolse meravigliosamente. Fece riprendere a Marie Cassier gli abiti del suo sesso, la tenne con sé per quattro mesi e la sistemò poi in una piccola casa dove visse con una rendita di sei ducati al mese, che il Santo le aveva ottenuto dalla cassa militare, destinata alla pensione dei soldati invalidi.

Questa conversione così straordinaria avvenne nell'anno 1688. Marie Cassier morì solo nel 1727, e ne confermò i dettagli sotto giuramento per il processo di canonizzazione. Rimase sempre nei sentimenti più umili e pentiti, piangendo la sua colpa e facendo ogni giorno penitenza. Il Santo aveva posto accanto a lei uno dei suoi fratelli, chiamato Cataldo. Era un uomo tutto dedito alla sua salvezza, di buon consiglio e di vita esemplare. Marie Cassier lo serviva e lo curava nelle sue malattie, che erano assai frequenti. Un giorno, fu colto da una febbre così ardente che si comprese presto che non avrebbe potuto resistervi. Cataldo comprese il pericolo in cui si trovava: fece volentieri a Dio il sacrificio della sua vita; rimpiangeva solo una cosa, che il suo amato fratello non fosse lì per aiutarlo in quel terribile passaggio. San Francesco de Geronimo era, anch'egli, malato in quel momento, e i suoi superiori lo avevano inviato a cinque leghe da Napoli, nel borgo di Recale, rinomato per la salubrità dell'aria. Ora, due giorni prima che Cataldo morisse, Marie Cassier, trovandosi in una stanza vicina, lo sentì emettere un forte gemito. Accorse per portargli soccorso, ma si fermò tutta spaventata all'ingresso della stanza, vedendo san Francesco de Geronimo che abbracciava teneramente il malato e gli diceva: «Fratello mio, va' pieno di coraggio e con fiducia là dove Dio, il tuo buon padre, ti chiama, e dove i Santi ti attendono. Ricordati che Egli rende al centuplo ciò che gli è stato dato, e sappi che non tarderò molto a seguirti». Prese poi Marie Cassier in disparte. «Figlia mia», le disse, «Cataldo cammina a grandi passi verso l'eternità: abbi cura di assisterlo fedelmente. Morirà venerdì prossimo, alla quarta ora della notte. Devo lasciarlo ora; ma spero di rivederlo prima della sua morte». Si crede che lo rivide, in effetti, poiché il malato, poco prima di morire, diede tanti segni di una gioia straordinaria, che Marie Cassier era persuasa che avesse avuto la felicità di morire tra le braccia del Santo, sebbene questi fosse rimasto invisibile per lei. Del resto, il giorno in cui era venuto, entrò e uscì, sebbene le porte della casa fossero chiuse, e due fratelli che erano con lui al borgo di Recale affermarono che non li aveva lasciati per un minuto, e che non era nemmeno in grado di farlo a causa della sua grande debolezza.

Teologia 06 / 07

Doni mistici e devozioni

Il Santo manifesta doni di bilocazione e profezia, diffondendo al contempo la devozione alla Vergine Maria e a san Ciro.

Tra le audacie a cui lo spinse lo Spirito Santo, ne citeremo ancora una delle più meravigliose: durante una processione, si fermò davanti alla porta di una casa; mosso da un'improvvisa ispirazione, bussò con forza gridando: «Apri, donna infernale, maestra di scuola d'inferno, apri!». Pochi istanti dopo, si vide apparire una donna malvagia, avvizzita, orrenda, sfigurata; all'interno della casa si scorsero una mezza dozzina di giovani uomini e un egual numero di giovani donne che quella miserabile aveva riunito per il crimine e che erano sul punto di sacrificare la loro virtù. «Ecco dunque», esclamò il Santo, «la scuola di Satana, l'anticamera dell'inferno. Come osate», disse a quei giovani, «attentare alla virtù di queste anime innocenti, per le quali Dio ha versato il suo sangue? Uscite di qui!». Egli trasse così quelle disgraziate dall'abisso e procurò loro un posto in un asilo dove poterono salvare la loro anima. Più volte fermò dei giovani sulla soglia di quei covi di vizio, o li trasse fuori entrandovi egli stesso con il crocifisso in mano. Non finiremmo mai se dovessimo raccontare le meravigliose conversioni di cui il nostro Santo fu strumento della grazia. Un uomo non frequentava più i Sacramenti da venticinque anni quando, avvertito in sogno più volte di ricorrere al nostro Santo, prese finalmente coraggio e obbedì, con sua grande felicità e per la gloria di Nostra Signora, alla cui protezione era debitore di quell'avvertimento. Un altro, a cui il Santo, all'inizio della sua confessione, chiese quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che si era confessato, scoppiò in lacrime supplicando il Santo di non mandarlo via perché era un grande peccatore; e il Santo, raccomandandogli di non scoraggiarsi, gli chiese se fossero passati dieci, venti o cinquant'anni: «Precisamente, padre mio», disse, «sono cinquant'anni che sono lontano da Dio». «Lontano da Dio!», riprese Francesco, «perché avete abbandonato un Padre così tenero, un Salvatore che ha versato il suo sangue per voi fino all'ultima goccia? Ah! convertitevi piuttosto a lui e andate incontro a colui che ha corso così a lungo dietro di voi». Un assassino, che era stato pagato per uccidere alcune persone, attraversando un gruppo di uditori davanti ai quali il Santo predicava, si fermò dicendo a se stesso: «Colui che cerco non sarebbe forse tra questa moltitudine?». Si trattenne dunque lì per osservare e non poté fare a meno di ascoltare il discorso del nostro santo predicatore, e, ascoltandolo, non poté difendersi dal restare per udirlo, come se fosse stato trattenuto in quel luogo da un incantesimo, quando all'improvviso queste parole risuonarono alle sue orecchie: «Migliaia di penitenti piangono le loro colpe passate, e tu, miserabile peccatore, mediti nuovi crimini! Infelice, che né il braccio di Dio sollevato per scagliare i suoi fulmini, né l'inferno aperto sotto i tuoi piedi per inghiottirti, saprebbero distogliere dal crimine!». La sua coscienza fu lacerata dal rimorso, il suo cuore si distolse dal male, confessò le sue iniquità e da assassino divenne un Santo. Napoli non fu il solo teatro dello zelo del nostro santo apostolo; percorse tutte le province del regno, ad eccezione della Calabria, e tenne più di cento missioni; ovunque andasse, il clero e il popolo venivano ad incontrarlo, egli iniziava subito con un discorso di apertura e un'invocazione al santo patrono e agli angeli custodi del luogo. Alla fine, prima di partire, quando esortava i fedeli alla perseveranza, tutti, con una sola voce, promettevano di mantenere inviolabilmente i loro impegni, e quando dava loro la sua ultima benedizione e faceva il suo addio ordinario, che era di ritrovarsi in cielo, le parole non possono esprimere, né l'immaginazione rappresentare le emozioni della moltitudine. Il demonio, è vero, furioso di vedere tante anime strappate dalle reti dell'inferno, non trascurava nulla per molestare Francesco e farlo fallire suscitando contro di lui schiere di nemici che denigravano la sua condotta; ma la sua condotta, meglio conosciuta, confutava tutte le calunnie e la sua pazienza scoraggiava gli oltraggi.

Ebbe talvolta a lottare contro ostacoli di altra natura: il vescovo di Chieti, capitale degli Abruzzi, al quale chiese il permesso di predicare, gli disse: «Veramente sì; ma, Padre Francesco, devo avvertirla che il popolo della nostra città è un popolo spirituale e colto, abituato a pesare al suo giusto peso la forza delle ragioni e capace di farlo; sentirà dunque fin da subito che certe pratiche atte a parlare ai sensi, come l'esposizione della Croce o delle immagini della Santa Vergine e degli altri Santi, cose ammirevoli in sé, sarebbero qui del tutto fuori luogo e tali da fare più male che bene». «Si avrà certamente riguardo ai desideri di Vostra Eccellenza», disse l'umile Santo, «almeno finché non giudicherà conveniente derogarvi». Poco dopo, il prelato avvertì un dolore acuto di cui non riusciva a rendersi conto. Cedendo ai rimorsi della sua coscienza, mandò a dire al Santo che, riguardo a ciò che era stato oggetto della loro conversazione, si rimetteva alla sua discrezione, ed ebbe più di una volta occasione di constatare i frutti di quelle pratiche che aveva inizialmente condannato.

Non intraprenderemo di trattare in particolare ciascuna delle virtù del nostro Santo. Tuttavia, non possiamo passare sotto silenzio il suo fervente amore per Gesù Cristo: lo onorava e lo adorava più particolarmente nei misteri della sua santa infanzia, della sua santa passione e del suo adorabile Sacramento. Quando meditava su questi misteri, era sempre assorbito e penetrato d'amore, e quando si avvicinava al Sacramento dell'altare, il suo volto era infiammato come se fosse stato davanti al fuoco; non poteva soffrire le irriverenze verso la divina Eucaristia; rimproverò una dama di qualità che era rimasta seduta durante la consacrazione. Aveva anche una tenera devozione per la Santa Vergine: per ventidue anni ebbe l'abitudine di predicare un sermone in suo onore e a sua lode, ogni settimana. Era soprattutto alla gioventù che aveva cura di raccomandare questa devozione come il preservativo più sicuro dell'innocenza e il miglior rimedio del peccato, dicendo che era difficile salvarsi se non si sentiva devozione verso la Madre di Dio. Maria era il suo consiglio nel dubbio, la sua consolazione nelle pene, la sua forza in tutte le imprese, il suo rifugio nel pericolo; provava delizie inesprimibili ogni volta che recitava il rosario della nostra tenera Madre. Aveva ugualmente una devozione tutta particolare per il suo Angelo custode, per san Francesco Saverio, per san Gennaro e soprattutto per san Ciro; poneva tutte le missioni che faceva sotto il suo patrocinio: fu un dibattito perpetuo tra il Martire e il Santo su chi avrebbe procurato più onore all'altro; Francesco ricorreva a san Ciro in tu tte le su saint Cyr Santo martire verso il quale Francesco de Girolamo nutriva una particolare devozione. e imprese; san Ciro favoriva, dal canto suo, tutte le imprese di Francesco; non visitava mai un malato che non lo benedicesse con le reliquie del santo Martire, e le reliquie del santo Martire ottenevano sempre la salute del corpo o dell'anima, secondo il suo desiderio. Non fu contento finché non ebbe ottenuto i permessi necessari per stabilire una festa in onore di questo santo Patrono, affinché gli fosse reso un onore pubblico. La terza domenica di maggio fu il giorno fissato per questo.

La carità, l'umiltà, l'obbedienza del nostro Santo non erano meno ammirevoli: Dio non gli rifiutò nemmeno i doni preziosi di cui si compiace talvolta di favorire i suoi servitori. Eccone alcuni esempi: provava frequenti estasi, spesso alla presenza di diversi testimoni; un giorno soprattutto, mentre faceva un'esortazione alla comunione, il suo volto brillava, a tratti, di un così radioso splendore che, come quello di Mosè, abbagliava gli occhi di chi lo vedeva. Non era nemmeno con mezzi naturali che la sua voce, quando era rauca e debole, si faceva sentire distintamente a distanze immense; aveva il dono di rendersi presente in più luoghi contemporaneamente; quanto a quello di profezia, lo esercitava ora seriamente e apertamente, ora come scherzando e in modo enigmatico, come se non si dovesse credere che avesse questo favore. Una giovane, essendo nel dubbio se dovesse sposarsi o entrare nello stato religioso, consultò il Santo: «Correte pericoli maggiori restando nel mondo», le disse, «e non lasciatevi spaventare dal pensiero che dovrete condurre una vita lunga e laboriosa. Quanti anni avete?». «Diciassette anni», rispose lei. «Ancora esattamente altrettanti anni, e sarete alla fine del vostro pellegrinaggio». Cosa che l'evento mostrò essere vera; poiché quella giovane, ritiratasi in un convento, vi morì in odore di santità dopo diciassette anni.

Una povera donna perse un bambino di un anno e, non avendo i mezzi per farlo seppellire, lo portò in chiesa e lo depose nel confessionale di Padre Francesco. Entrando in chiesa, il santo uomo, che aveva visto tutto per una luce soprannaturale, rivolgendosi alla celebre penitente Maria-Luisa Cassier, le disse: «Guardate nel mio confessionale, vi troverete un bambino abbandonato; prendetevene cura, finché non trovi come sistemarlo adeguatamente». Ella obbedì all'istante; ma, sollevando la coperta che lo avvolgeva, si voltò verso il Santo e gli disse: «Padre mio, è morto!». «No, no», rispose, «è addormentato»; e allo stesso tempo gli fece un segno di croce sulla fronte e gli applicò dell'acqua benedetta sulle labbra, ed ecco che il bambino apre gli occhi e comincia a respirare. «Andiamo», aggiunse il Santo, «chiamate la madre, che è in fondo alla chiesa». La povera donna dapprima rifiutò di venire e, alla vista del bambino, non poteva credere che fosse il suo; ma quando egli allungò le sue piccole braccia e mostrò di riconoscerla, ella lo strinse al seno con rapimenti di gioia; e, dopo aver ricevuto da san Francesco un'abbondante elemosina, tornò a casa sua. Una giovane religiosa, presentatasi davanti al nostro Santo per fare la sua confessione: «Andate», le disse seccamente, «non posso né voglio ascoltarvi». «Come!», esclamò lei con stupore, «voi volate alla ricerca delle donne di malaffare e respingereste una sposa di Gesù Cristo?». «Venite per confessarvi», riprese Francesco, «senza esame, senza contrizione, senza fermo proposito di cambiare vita e senza la minima scintilla di devozione?». Questa risposta fece rientrare la religiosa in se stessa e, riconoscendo i suoi disordini, cambiò vita.

Faceva onore a san Ciro di tutti i miracoli che il cielo gli concedeva. C'era, in un monastero, una religiosa afflitta da orribili convulsioni; si mandò, alla fine, a cercare Padre Francesco: «Vi porto buone notizie», disse entrando, «un medico che guarisce tutti i mali»; poi le diede la reliquia di san Ciro da baciare, dicendo: «Avete fiducia in questo medico? volete invocarlo e avere d'ora in poi devozione per lui?». E poiché rispose affermativamente: «Siete già guarita», disse, «alzatevi e andate all'istante in coro, a rendere grazie a Dio». E subito, con suo grande stupore e grande consolazione, come di tutti coloro che erano presenti, ella fece ciò che aveva comandato.

Culto 07 / 07

Morte e glorificazione

Decesso nel 1716 dopo un'ultima lotta contro il demonio, seguito dalla sua canonizzazione nel 1839 da parte di Gregorio XVI.

Ma è tempo di raccontare la fine di una vita così bella: il nostro Santo ne fu avvertito da un'ispirazione divina. Alla morte di suo fratello, fece udire queste parole: «Tra un anno da oggi, ci ritroveremo riuniti». E quando era ancora in piena salute, disse prendendo congedo dalle religiose di Santa Maria del Divino Amore: «Mie care figlie, è per l'ultima volta che vi parlo oggi; non dimenticatemi nelle vostre preghiere. Addio, fino a quando non ci rivedremo in paradiso». Durante la sua malattia, disse, all'avvicinarsi della festa di san Ciro: «Non sarò in vita per vederla». Infine, quando il medico che lo curava gli fece la sua ultima visita, lo ringraziò delle sue attenzioni e aggiunse: «Non ci rivedremo più ormai da questa parte della tomba: poiché lunedì sarà l'ultimo giorno della mia vita». Non si saprebbero esprimere le crudeli sofferenze che Nostro Signore gli inviò per finire di purificarlo, affinché la sua anima entrasse più brillante nella gloria, e tuttavia non gli sfuggì mai un mormorio; ripeteva soltanto: «Benedetto sia Dio, il padre di Nostro Signore Gesù Cristo, che ci consola in tutte le nostre tribolazioni!». Quando qualcuno si avvicinava per compatire le sue sofferenze, lui, che non trovava il calice abbastanza pieno rispetto a quello del suo Salvatore, giungeva le mani sul petto esclamando: *Crescant in mille millia*: «Che crescano all'infinito!». Gli si parlava del bene che aveva fatto: «Niente, niente», rispondeva, «la colpa che ho più da temere è la mia pigrizia». Poiché lo si esortava a invocare san Ciro per ottenere il ristabilimento della sua salute e ottenere qualche anno di vita da consacrare ancora al servizio di Dio: «Ah! no», disse, «il Santo ed io ci siamo intesi su questo punto; l'affare è ormai concluso». Il favore che chiedeva era di vedere terminata la statua che aveva intrapreso in onore del suo santo Patrono; gli fu accordata: «Ora», disse, «muoio contento». Il giorno della festa dell'Esaltazione della Santa Croce, dopo aver fatto una confessione generale, ricevette il santo Viatico, e, sei giorni dopo, l'Estrema Unzione. Per tutta la notte, lasciò che il suo cuore si effondesse in tutta libertà, ed ecco quali erano le parole che si sentivano ripetere: «Benediciamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; lodiamolo ed esaltiamolo in eterno! Il Signore è grande e infinitamente degno di lodi, nella città del nostro Dio sulla santa montagna!». Poi, baciando le piaghe del Crocifisso piangendo, esclamava: «Ricordatevi, divino Gesù, che quest'anima vi è costata per il suo riscatto fino all'ultima goccia del vostro sangue!». L'infermiere, esortandolo a pregare col cuore piuttosto che con le labbra, a causa della fatica che aveva a parlare: «Ah! mio caro fratello», gli rispose, «qualunque cosa possiamo pensare o dire di un Dio così grande, la sua grandezza è al di là di ogni pensiero e di ogni espressione!». Poi, con gli occhi fissi sulla pia immagine della Santa Vergine, le parlava in questi termini così umili: «Ah! Maria, mia carissima madre, voi mi avete sempre amato come una tenera madre, sebbene io non fossi per voi che un figlio troppo indegno. Colmate ora la misura delle vostre bontà nei miei riguardi, ottenendomi l'amore del vostro divino Figlio!». Quindi, come se si fosse già trovato sulla porta del paradiso, esalava così i suoi ardenti desideri di entrarvi: «Quanto è grande la casa del Signore! beati coloro che abitano nella vostra casa, Signore; vi loderanno nei secoli dei secoli. Santi angeli, che cosa aspettate? aprite le porte della giustizia, io vi entrerò e loderò il Signore!».

Nonostante il desiderio che il nostro Santo avesse tante volte espresso di essere lasciato solo, fu impossibile fermare la folla che si accalcava per vederlo un'ultima volta, baciargli le mani e ricevere la sua ultima benedizione. Li benediceva tutti con un'amabile dolcezza, e, vedendo scorrere le loro lacrime: «Non piangete», diceva, «vado in cielo, dove mi ricorderò di voi e sarò più a portata di esservi utile». Il demonio fece un ultimo sforzo per strappare, nel momento decisivo, la vittoria dalle mani di colui che lo aveva atterrato così spesso. Dio lo permise per aggiungere alla vergogna dello spirito maligno e alla gloria del Beato. Nel rigore della lotta, si vide tutta la sua persona agitarsi violentemente: spingendo un grido, chiamava in suo soccorso Nostro Signore, Nostra Signora e tutti i Santi; rispose a coloro che gli chiesero la causa di questa orribile convulsione: «Combatto, combatto! Nel nome di Dio, pregate per me affinché io non soccomba!». Poi, come se respingesse il suo nemico, diceva: «No, mai; ritirati, non ho nulla da spartire con te!». Il suo volto, infine, riprese il suo splendore, e ripeté con dolcezza queste parole: «Va bene, va bene!» e subito si mise a cantare il Magnificat e il Te Deum, per ringraziare Dio della sua vittoria; infine, andò a riceverne la corona eterna l'11 maggio 1716, nel settantaquattresimo anno della sua età e nel quarantaseiesimo della sua vita religiosa.

L'infermiere, volendo conservare alcune reliquie di un così santo uomo, osò, prima di rivestirlo degli abiti sacerdotali, tagliargli un pezzo della pelle che copriva la pianta dei suoi piedi, così spesso santificati nel correre dietro alle pecore smarrite; ma, nonostante le sue precauzioni, il pio furto fu presto scoperto; poiché il sangue si mise a scorrere così abbondantemente dalla ferita, che non solo le bende ne furono intrise, ma se ne riempì un'ampolla contenente tre o quattro once. Numerosi miracoli che onoravano le sue preziose reliquie, indicarono la gloria di cui la sua anima godeva in cielo; fu beatificato da Pio VII, nel 1806, e canonizzato da Gregorio XVI, nel 1839, insieme a sant'Alfonso de' Liguori, san Giovanni Giuseppe della Croce, san Pacifico da San Severino e santa Veronica Giuliani. Questa circo Grégoire XVI Papa che ha fissato la festa liturgica del beato. stanza ha fatto sì che si siano rappresentati questi Santi riuniti in un medesimo quadro. In qualità di missionario, si mette nella mano di san Francesco un Crocifisso; in lontananza si colloca il Vesuvio, per ricordare che Napoli fu il teatro principale dei suoi lavori apostolici. San Francesco è uno dei numerosi patroni di Napoli.

Il suo corpo è conservato sotto un altare laterale a lui dedicato, nella bella chiesa della casa professa dei Gesuiti, a Napoli, chiamata il Gesù Nuovo. Sopra l'altare, si vede, in una nicchia, la sua statua a grandezza naturale.

Abbiamo tratto la sua vita dal racconto che ce ne ha dato il cerebrale Wiseman Wiseman Cardinale e autore da cui è tratta la biografia del santo. .

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Grottaglie il 17 settembre 1642
  2. Tonsura all'età di sedici anni
  3. Ordinazione sacerdotale il 18 marzo 1666
  4. Ingresso nel noviziato della Compagnia di Gesù a ventotto anni
  5. Missioni in Puglia e nella terra d'Otranto
  6. Nomina a predicatore presso il Gesù Nuovo di Napoli nel 1675
  7. Quarant'anni di carriera apostolica a Napoli
  8. Beatificazione da parte di Pio VII nel 1806
  9. Canonizzazione da parte di Gregorio XVI nel 1839

Miracoli

  1. Moltiplicazione del pane nella credenza di famiglia
  2. Resurrezione di un bambino morto deposto nel suo confessionale
  3. Bilocazione al momento della morte di suo fratello Cataldo
  4. Il cadavere della peccatrice Caterina che risponde 'All'inferno!'
  5. Cavalli che si inginocchiano davanti al suo crocifisso
  6. Liquefazione del sangue dopo la sua morte

Citazioni

  • Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Parole frequenti del Santo
  • Crescant in mille millia (Che si accrescano all'infinito!) A proposito delle sue sofferenze

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo