12 maggio 7° secolo

Santa Rictrude

Sposa di Sant'Adalbaldo

Vedova e Badessa

Festa
12 maggio
Morte
Vers l'an 688 (naturelle)
Epoca
7° secolo

Proveniente dalla nobiltà basca, Rictrude sposò il duca Adalbaldo di Douai con il quale condusse una vita di carità esemplare. Dopo l'assassinio del marito, resistette ai progetti di nuove nozze del re Clodoveo II prendendo pubblicamente il velo. Si ritirò nell'abbazia di Marchiennes di cui divenne badessa, circondata dalle sue figlie anch'esse consacrate a Dio.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

SANTA RICTRUDE,

SPOSA DI SANT'ADALBALDO, DI DOUAI

Vita 01 / 08

Origini e giovinezza nei Paesi Baschi

Rictrude nasce nel VII secolo in un'illustre famiglia cristiana dei Paesi Baschi, figlia di Ernold e Lichia, distinguendosi presto per la sua pietà.

Santa Rictrude Sainte Rictrude Figliastra di Gertrude, vedova di Adalbaldo. nacque nei Paesi Basch pays basque Regione di origine della santa. i, da una famiglia opulenta e illustre; apparteneva a quella stirpe vivace e guerriera dei Guasconi o Vasconi che lottò così a lungo contro i Franchi del Nord, e i cui odi e antipatie nazionali si protraggono così lontano nella nostra storia. All'epoca di cui parliamo, questi popoli erano ancora in parte idolatri; se ne trova la prova nelle vite di diversi Santi del settimo secolo, e in particolare in quella di sant'Amando. Rictrude, per un favore speciale della divina Provvidenza, vide la luce da genitori cristiani e virtuosi, e crebbe, dice il biografo, in mezzo alla sua nazione come una rosa che spunta in mezzo ai cespugli. Ebbe per padre il nobile e potente Ernold, sua madre si chiamava Lichia. (606 circa). Fin dai suoi primi anni, questa bambina diede segni di grande santità, sembrava che Dio si compiacesse di sviluppare in lei, con le grazie e il fascino della sua età, tutte le virtù e le belle qualità che dovevano farne una donna compiuta. «Dolce e modesta nella sua condotta, portando impressa sulla fronte l'innocenza della sua anima, colma di carità e premura per tutti, la giovane Rictrude cresceva in età e in grazia davanti al Signore, e appena all'aurora della sua vita, brillava già come un astro splendente di giustizia e di saggezza».

Missione 02 / 08

L'influenza di San Amando

Esiliato dal re Dagoberto, sant'Amando evangelizza la Guascogna e diventa la guida spirituale della giovane Rictrude.

Era ancora nell'adolescenza quando Dio permise che sant'Amand o andasse a saint Amand Consigliere spirituale di Gertrude. predicare la fede in quella contrada. Questo santo missionario, infatti, non avendo temuto di rappresentare al re D agoberto Dagobert Re dei Franchi sollecitato da Sulpizio per annullare un'imposta. che i disordini della sua condotta erano un grande scandalo per tutti i suoi sudditi, e che avrebbero infallibilmente attirato su di lui e sul suo regno l'ira di Dio, questa santa libertà gli era valsa l'esilio: si diresse allora verso la Guascogna, e la Provvidenza lo condusse presto nella famiglia di santa Rictrude, giovane e bell'astro che prese ancora un nuovo splendore dallo splendore dell'astro nuovo che si presentava a lei.

Contesto 03 / 08

Contesto politico dei Vasconi

Il testo descrive le lotte tra i Vasconi e i Franchi, nonché le alleanze matrimoniali tra i due popoli nel VII secolo.

Poiché studi recenti hanno fissato il paese d'origine di santa Rictrude tra i Baschi, non sarà inutile per la chiarezza del nostro racconto mostrare quale fosse lo stato politico di questo paese nel VII secolo e, di conseguenza, per quali circostanze questa principessa abbia sposato un leude del nord della Francia.

San Gregorio di Tours riferisce che nel 581, sotto il regno di Chilperico II, avendo i Vasconi iniziato a compiere incursioni nella Novempopolania, il duca Bladaste andò ad attaccarli nel loro stesso paese, dall'altra parte dei Pirenei, ma vi perse la maggior parte del suo esercito, con tutto il suo bagaglio. Alcuni anni dopo, verso il 588, questi stessi Vasconi, dice lo stesso storico, «precipitandosi dall'alto delle loro montagne, scesero nelle pianure, devastando le vigne e i campi, consegnando le case alle fiamme e portando via numerosi prigionieri, con tutte le greggi. Il duca Austrovaldo li inseguì, ma ne trasse solo una debole vendetta».

San Gregorio di Tours, che morì nel 595, non dice più nulla dei Vasconi. Ma la storia di questo piccolo popolo è continuata da Fredegario, cronista dell'VIII secolo, il quale ci informa che nel 602, Teodeberto e Teodorico, re dei Franchi, diressero i loro eserciti «contro i Vasconi e che, avendoli sconfitti, con l'aiuto di Dio, li sottomisero al loro impero, li resero tributari e misero a loro capo un duca, chiamato Geniale, che li governò felicemente».

Geniale morì dopo un'amministrazione abbastanza lunga e sempre tranquilla. Sotto il governo del suo successore, Aighinan, i Vasconi si rivoltarono, d'accordo con Senoco, vescovo di Eauze e metropolita della Novempopolania. Fu allora che riconobbero come loro duca Amando, uno dei grandi uomini dell'epoca, la cui origine è però rimasta sconosciuta. Amando attraversò l'Adour e riuscì, nonostante i re di Francia, a far accettare la sua autorità su tutto il paese che si estende fino al fiume Garonna.

Tuttavia, Dagoberto salì al trono nel 628 e creò per suo fratello Cariberto un piccolo regno d'Aquitania, con la città di Tolosa come capitale. Questo regno, delimitato da un lato dalla Loira e dall'altro dalla Garonna, avvolgeva a sud la contrada dove i Vasconi avevano appena stabilito il loro dominio. Ma Amando, avendo dato in sposa sua figlia Gisella al giovane re d'Aquitania, quest'ultimo acquisì allora, o per un semplice accordo familiare o anche con la forza delle armi, la sovranità sul ducato dei Vasconi.

I Vasconi dovettero subire una grande guerra nel 637. Cariberto non c'era più; Dagoberto si affrettò a riprendersi il regno d'Aquitania, a danno di due orfani, Boggis e Bertrando, figli di Cariberto e nipoti del duca dei Vasconi tramite Gisella, la loro madre. Vi è motivo di credere che, avendo i Vasconi accettato, come si è visto, la sovranità di Cariberto, re d'Aquitania, Dagoberto volle a sua volta porli sotto il suo scettro e che il duca Amando si rifiutò, se non altro per conservare questo resto di eredità ai suoi giovani pupilli. Il fatto è che, secondo il rapporto di Fredegario, i Vasconi si rivoltarono e compirono devastazioni nell'«antico regno di Cariberto», vale a dire nella seconda Aquitania. Per porre fine a queste depredazioni, il re dei Franchi inviò, sotto gli ordini del referendario Chadoind, un grande esercito composto da dieci corpi, ognuno con un duca a capo, senza contare diversi conti, potenti quanto i duchi. All'avvicinarsi di questo esercito che già, dice Fredegario, «riempiva tutta la Vasconia, i Vasconi, uscendo dall'alto delle rocce e dal fondo delle valli, corsero ai combattimenti...».

Vita 04 / 08

Unione con Adalbaldo e vita cristiana

Rictrude sposa Adalbaldo, duca di Douai, e si stabilisce nell'Ostrevent dove conducono una vita esemplare dedicata alla carità e all'educazione dei loro quattro figli.

Dopo la morte di Cariberto e la conquista della Guascogna da parte del grande esercito di Chadoind, gli ufficiali di Dagoberto arrivavano in gran numero nelle valli pirenaiche, che non presentavano più alcun pericolo per loro. Ora, uno di questi giova ni signo Adalbaud Figlio di Gertrude, assassinato in Guascogna. ri, di nome Adalbaldo, duca di Douai, nelle Fiandre, ebbe occasione di vedere Rictrude e la chiese in sposa. Alcuni parenti stretti della giovane si opposero a questo progetto, per un sentimento di odio verso il sangue francese, forse anche perché Adalbaldo era cristiano; ma Ernoldo e Lichia diedero volentieri il loro assenso. Rictrude era allora nel fiore degli anni e passava per un modello di candore, di saggezza e di innocenza; nulla di più amabile della sua condotta, nulla di più soave delle sue parole, nulla di più riservato di tutti i suoi passi; così mai alleanza più bella e più gradita a Dio fu contratta davanti agli altari, né sotto auspici così felici. Le sante cerimonie del matrimonio si compirono nel raccoglimento più perfetto. «Adalbaldo offriva alla sua giovane sposa virtù ereditarie, un sangue illustre, una virile bellezza, una saggezza e una prudenza che avevano preceduto gli anni. Rictrude gli portava in cambio fascino modesto e pudico, una nobile nascita, grandi beni e, soprattutto, una vita pura e senza macchia». Bella e santa unione di due cuori che Dio aveva destinato l'uno all'altro e che, nonostante la distanza dei luoghi, seppe riunire per il compimento dei suoi disegni provvidenziali. Così, Adalbaldo, per l'innocenza della sua giovinezza, meritava di trovare una sposa virtuosa. «Piena di santità e di pudore, essa ha una grazia che supera ogni bellezza, sarà la parte e il prezioso tesoro di coloro che temono il Signore. Perciò suo marito ripone in lei tutta la sua fiducia. Apre la sua bocca alla saggezza e parole di clemenza riposano sulle sue labbra». Qualche tempo dopo, santa Rictrude giunse con il suo sposo nel paese dell'Ostrevent, dove egli aveva vastissimi possedimenti e dove abitava la sua famiglia: è qui anche che sant'Amando, di ritorno dal suo esilio, veniva talvolta a riposarsi dalle sue corse apostoliche e a dare sagge istruzioni che ispiravano a tutti la pietà. Già la benedizione del Signore aveva colmato i desideri dei due sposi: quattro figli crescevano sotto i loro occhi e venivano ad aggiungere alla famiglia un fascino nuovo con i loro giochi innocenti, la loro ingenua docilità e le loro virtù nascenti. Mauronto, il primogenito, fu tenuto al fonte b Maurant Figlio primogenito di Rictrude, fondatore del monastero di Bruël. attesimale dal santo apostolo Richiero, che predicava la parola di Dio in contrade abbastanza vicine. Nantilde, sposa di Dagoberto, aveva fatto da madrina a Eusebia, la maggiore delle tre figlie. Sant'Amando aveva battezzato la seconda, Clotsende, che sostituì più tardi sua madre Clotsende Figlia di Rictrude e sua successore come badessa di Marchiennes. nel monastero di Marchiennes; la più giovane, Adalsende, era ancora nella culla. Santa Rictrude, come il suo virtuoso sposo, aveva ben compreso tutta la santità e la gravità dei doveri del matrimonio; sapeva che ormai la sua principale occupazione doveva essere quella di formare i suoi figli alla saggezza e che un giorno avrebbe risposto davanti a Dio di questo deposito prezioso che le era affidato. Così si affrettarono entrambi «a scegliere uomini sinceramente religiosi per dare alla loro giovane famiglia le lezioni che formano alla scienza e soprattutto alla virtù». Essi stessi vi dedicarono tutto il loro tempo e la loro sollecitudine: non ignoravano che la prima e più importante istruzione che i genitori devono ai loro figli è l'istruzione dell'esempio: si presero dunque cura di confermare con tutta la loro condotta le parole che uscivano dalla loro bocca e di praticare, in presenza dei loro figli, i doveri della religione e talvolta anche, con le loro mani, le opere di carità cristiana. Così, la dimora di Rictrude e Adalbaldo diventava veramente come una scuola di pietà, di virtù e di buone opere: era in qualche modo il ritrovo di tutte le sventure «e di tutte le necessità. Lì, assistono l'indigente e addolciscono le sue fatiche e i suoi affanni; colui che è oppresso dalla fame e dalla sete trova sempre presso di loro sollievo; danno al povero di che coprire la sua nudità e non rifiutano mai allo straniero il pane e l'ospitalità che richiede. Talvolta li si vede uscire dalla loro tranquilla abitazione, circondati dai loro giovani figli che si dedicano al loro fianco ai giochi innocenti della loro età; con loro penetrano nella casa del malato e dell'infermo, per portarvi consolazione e soccorso. Le loro mani non si rifiutano di avvolgere nel sudario funebre la spoglia del cristiano, e si potrebbero persino sorprendere talvolta a cercare di richiamare il pentimento e la pace in cuori induriti dal crimine o ulcerati dall'odio». Lontano e nei dintorni si diffondeva il buon odore delle virtù cristiane praticate in questa religiosa famiglia, e la loro dolce influenza si estendeva su tutti coloro che l'avvicinavano: ricco o povero, debole o potente, l'uomo che era nella gioia come quello che piangeva, tutti non avevano che una voce per esaltare e benedire la carità e la beneficenza di santa Rictrude e del suo sposo.

Vita 05 / 08

Il martirio di Adalbaldo e la vedovanza

Adalbaldo viene assassinato nel Périgord da parenti di Rictrude ostili ai Franchi; ella sceglie allora di condurre una vita da vedova cristiana.

Tale fu la condotta della nobile dama nei giorni della sua prosperità e della sua felicità; ma Dio volle metterla alla prova con l'avversità, e purificare ancor più quest'anima già così santa e gradita ai suoi occhi. A quell'epoca, Adalbaldo, suo sposo, fece un viaggio in Guascogna, dove lo chiamava forse qualche spedizione militare, o bene un ordine pressante del re, che riponeva in lui una grande fiducia.

Fu allora che degli uomini, che appartenevano verosimilmente alla famiglia della stessa santa Rictrude, vollero sbarazzarsi di lui. Già all'epoca del suo matrimonio, avevano testimoniato un vivo malcontento, e la loro collera non aveva fatto che accrescersi nel vedere consumarsi questa alleanza di un Franco del Nord con un'illustre principessa del loro sangue e della loro contrada. Questa furia si risvegliò all'improvviso, quando lo videro riapparire in mezzo a loro. Le amabili e brillanti qualità di Adalbaldo, il dolore nel quale stavano per immergere santa Rictrude, sua sposa e loro parente, non poterono soffocare il desiderio di vendetta in quelle anime ardenti. Avendo dunque assalito all'improvviso il nobile Leudo, nelle solitud ini del Périgord Regione di nascita del santo. Périgord, lo misero crudelmente a morte.

Santa Rictrude, che, al momento della partenza di Adalbaldo, aveva lo spirito talmente colmo di tristi presentimenti, che non poteva staccarsi dalle sue braccia, apprese presto questa lamentabile notizia, che immerse lei, i suoi figli, i suoi servitori e tutti gli abitanti del paese, nella più profonda costernazione. Fece rendere al suo degno sposo gli onori della sepoltura con grande magnificenza, prese il lutto così come tutta la sua casa, e cominciò a condurre la vita di una vedova cristiana, unicamente occupata della cura dei suoi figli e dei suoi servitori, e della pratica delle buone opere.

Vita 06 / 08

Il rifiuto del mondo e il velo nero

Rictrude resiste alle pressioni del re Clodoveo II che vuole farla risposare, utilizzando uno stratagemma durante un banchetto ad Arras per affermare la sua consacrazione a Dio.

Fu allora anche che manifestò il progetto, che nutriva già nella sua anima, di ritirarsi dal mondo, per consacrarsi interamente a Dio nella vita religiosa. Prudente quanto pia, non mancò di consultare alcuni venerabili personaggi, e particolarmente sant'Amando, che era divenuto il tutore della famiglia, dopo la morte di Adalbaldo. Secondo il suo consiglio, Rictrude si determinò a differire la sua partenza fino a quando suo figlio Maurant fosse giunto all'età robusta, richiesta per essere ammesso alla corte del re dei Franchi. In attesa di quell'epoca, si dedicò con ardore a tutte le opere di pietà, in mezzo alla sua famiglia, dove sant'Amando veniva spesso a dare consigli e consolazioni. «Era proprio il più grande piacere di questo saggio pastore delle anime, fare lezione a questa santa famiglia, lasciandovi scorrere i suoi insegnamenti dolcissimi come miele, mentre la vedova trovava un mare di delizie nella meditazione dei misteri divini, per bagnarsi a suo agio, e viveva di lacrime di devozione, come l'ape della rugiada. Tutti, davano i loro cuori da maneggiare al santo pontefice, proprio come la cera, di cui l'artista mano li piegava in uomini santi e vergini sagge: i piccoli Maurant ed Eusebia prendevano già il loro volo verso la vita religiosa sotto le ali della loro madre. Era l'aquila generosa che li guidava in aria, facendo sì che guardassero il bel sole di giustizia, senza abbagliamento degli occhi!».

Quando, qualche tempo più tardi, santa Rictrude vide suo figlio alla corte, stimato e amato da tutti, ancora più per la sua saggezza e le sue brillanti qualità che per il bel nome della sua famiglia, pensò che il momento fosse giunto di ritirarsi al monastero di Marchiennes con le sue figlie. Già, la maggiore delle tre, Eusebia, era ad Hamage presso la sua vener abile a Eusèbie Nipote e successore di Gertrude ad Hamage. va santa Gertrude; le due più giovani, Clotsende e Adalsende, bruciavano anch'esse dal desiderio di consacrarsi a Dio. La loro madre si rallegrava nel segreto del suo cuore, vedendo questo innocente zelo dei suoi figli, e sospirava dopo il giorno in cui i loro comuni desideri sarebbero stati finalmente esauditi. Ma Dio volle mettere ancora la sua vocazione alla più delicata e difficile prova.

In effetti, il re, che era colmo di affetto e di benevolenza per Adalbaldo e la sua famiglia, aveva sentito un vivo dolore quando apprese la sua morte crudele e inopinata, e continuò a darne segni con tutti i riguardi di cui circondava il giovane Maurant. Per rispetto all'afflizione di una vedova addolorata, nascose per qualche tempo a Rictrude le sue intenzioni; ma, un giorno, le fece conoscere che il suo desiderio era di vederla prendere per sposo qualcuno dei nobili Leudi della sua corte. Si comprende tutto ciò che aveva di penoso e imbarazzante una tale proposta, fatta dal re stesso, le cui volontà, in simile circostanza, erano tanto più inflessibili, quanto quasi sempre era la politica o l'interesse della potenza reale a determinarle.

Presto anche, sia che il monarca avesse comunicato i suoi pensieri ad alcuni signori del palazzo, sia che le sue parole fossero giunte alle loro orecchie, molti si presentarono all'illustre vedova di Adalbaldo, sollecitandola ad arrendersi alle intenzioni del re, e a scegliere uno sposo capace di difendere la sua famiglia e di renderla felice. Rictrude rispose con molta saggezza e dichiarò che un passo di tale importanza richiedeva da parte sua tempo e riflessione: così scartò momentaneamente tutte le sollecitazioni importune.

Fin dalla prima dichiarazione del re, si era affrettata a istruire sant'Amando di questo ostacolo inatteso che incontrava ancora la sua vocazione, e a chiedergli il soccorso delle sue luci e dei suoi consigli. Con la sua prudenza abituale, il santo missionario la impegnò ad attendere un tempo più favorevole per eseguire il suo disegno di abbracciare la vita religiosa. La Provvidenza portò presto questa occasione, e santa Rictrude la colse e ne approfittò con abilità.

Un giorno dunque che il re, percorrendo varie parti del regno, era arrivato nel paese di Arras, dove lei aveva vasti possedimenti, Rictrude lo invitò, con tutto il suo seguito, a un grande banchetto. Non risparmiò nulla per dare a questa ricezione tutta la magnificenza e la sontuosità convenienti, di modo che Clodoveo II poté guardarla come una testimonianza della disposizione in cui era la nobil Clovis II Re dei Franchi sotto il quale Aquilino prestò servizio nell'esercito. e vedova di conformarsi alle sue volontà.

Nel mezzo del pasto, che era stato animato dalla gaiezza più franca e cordiale, santa Rictrude, alzandosi da tavola, chiese al re, con molta dignità e rispetto, se nella sua propria casa le fosse concesso di fare ciò che desiderava. Il monarca, che credeva senza dubbio che, per celebrare il suo benvenuto e quello dei principali signori del regno, volesse offrire la coppa e presentare un nuovo vino più generoso, le rispose graziosamente che tutto le era permesso nella sua casa. Pronunciata questa parola, Rictrude tira dal suo seno un velo nero, che era stato benedetto da sant'Amando stesso, lo mette sulla sua testa e scongiura a voce alta il Signore di aiutarla a conservarlo fino alla fine della sua vita. A questa vista, il re entra in una grande collera, esce bruscamente dalla sala del banchetto, poi, accompagnato dai suoi uomini, lascia il castello, indignato contro se stesso del consenso involontario che ha appena dato a un atto che contrasta i suoi progetti. Durante questo tempo, la pia famiglia, senza lasciarsi turbare, rimetteva la sua sorte nelle mani di Dio e sperava che presto i suoi voti sarebbero stati esauditi.

In queste gravi circostanze, santa Rictrude si affrettò a chiamare presso di sé il suo saggio e prudente consigliere, sant'Amando: lui solo poteva portare una riconciliazione desiderabile tra il monarca e la nobile vedova. Questi venne in tutta fretta, e si recò subito alla corte, mentre la caritatevole dama, per attirare le benedizioni del cielo, distribuiva una parte dei suoi beni ai poveri, e si dedicava con fervore a ogni sorta di buone opere.

Arrivato al palazzo, sant'Amando rappresentò al monarca, con molta moderazione e prudenza, che la venerabile Rictrude aveva concepito da lungo tempo il desiderio di vivere lontano dal mondo, che non aveva agito in tutte le cose che con saggezza, che era Dio veramente a chiamarla a questo nuovo genere di vita, e che era giusto che i desideri dei re della terra cedessero davanti alla volontà del Re dei cieli. Il principe si arrese a queste parole così religiose e sagge, e la riconciliazione fu operata. Santa Rictrude poteva finalmente volare verso la solitudine dopo la quale sospirava da così tanto tempo.

Fondazione 07 / 08

Badessa di Marchiennes

Si ritira nell'abbazia di Marchiennes con le sue figlie, ne diviene badessa e guida la sua comunità così come suo figlio Maurant verso la santità.

Qualche giorno dopo, gli abitanti del Castrum di Douai vedevano, per l'ultima volta, la santa sposa di Adalbaldo dirigersi con i suoi figli verso il tempio consacrato alla Madre di Dio, e prendere poi con gioia la strada di Marchiennes. È lì che santa Rictrude si abbandona in tutta libertà alle ispirazioni della sua anima religiosa, e che si consola della perdita di un caro sposo con le speranze della fede. Sotto la guida di san Jonato, uno dei più degni discepoli di sant'Amando, vi trascorse giorni tranquilli, in mezzo alle sante fanciulle che l'hanno seguita nel suo ritiro. Senza sosta la sua anima si eleva verso Dio, attraverso la preghiera e le pie meditazioni, e attinge dai libri sacri le luci che illuminano il suo spirito e i sentimenti che fortificano il suo cuore. Il tempo non era lontano in cui avrebbe avuto ancora bisogno di quel coraggio ispirato dalla religione, per sopportare una nuova perdita assai sensibile al suo cuore materno.

Santa Rictrude era entrata nella solitudine di Marchiennes, accompagnata dalle sue due figlie piccole, che crescevano al suo fianco e che riempivano il suo cuore di una gioia ineffabile. All'improvviso, una malattia violenta e ostinata porta via sotto i suoi occhi la giovane e inn ocente Ad Adalsende Figlia minore di Rictrude, morta giovane nel monastero. alsenda, nel momento in cui, sulla terra, tutto era in allegrezza. Da ogni parte risuonava il grido trionfale degli angeli: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà». Era la Natività del Salvatore, la toccante solennità di Natale.

Per tre giorni, santa Rictrude seppe trattenere le sue lacrime e il suo dolore per non turbare la festa, ma, quando nel giorno degli Innocenti le madri afflitte di Rama fecero udire i loro lamenti, non poté comprimere ulteriormente i propri. Compiuti i sacri misteri, e giunta l'ora di consumare il primo pasto: «Andate, mie sorelle dilettissime», disse Rictrude, «andate a prendere, con azioni di grazie, il nutrimento per i vostri corpi; quanto a me, sull'esempio delle madri desolate di Betlemme, piangerò la mia innocente figlioletta Adalsenda, che la morte mi ha rapito in un'età così tenera». A queste parole la voce le muore sulle labbra, e, dirigendosi subito verso un luogo appartato, dà libero sfogo ai suoi singhiozzi, ai suoi gemiti e alle sue lacrime. Tributo toccante della natura, che solo il sentimento della fede e delle speranze celesti addolcisce nelle anime cristiane.

Una nuova e ultima prova era ancora riservata alla venerabile Rictrude; ma questa volta, doveva trasformarsi prontamente in gioia: fu la determinazione che prese all'improvviso suo figlio di consacrarsi al servizio di Dio, e di costruire, lontano dalla corte, un monastero, dove si sarebbe ritirato con altri eroi cristiani, animati dalle stesse disposizioni. Questa notizia, che Maurant comunicò subito alla sua santa madre, la riempì dapprima di inquietudine e di perplessità; temeva che questo figlio dilettissimo, che aveva, con le sue cure, conservato la sua innocenza e la purezza dei suoi costumi, si facesse illusione da solo, e si esponesse con quegli impegni irrevocabili ad amari rimpianti, e forse a colpevoli smarrimenti.

Santa Rictrude chiamò dunque presso di sé il venerabile sant'Amando, «suo consigliere e medico delle anime inquiete e turbate». Il santo vescovo si recò in tutta fretta al monastero di Marchiennes e calmò facilmente le apprensioni di quella virtuosa madre, rappresentandole tutto ciò che era accaduto al palazzo tra Maurant e lui, e con quanta prudenza e discrezione quel giovane avesse agito in ogni cosa.

La gioia più viva succedette allora alla tristezza, e fu completa quando Maurant arrivò all'abbazia di Marchiennes, presso sua madre, per esporle lui stesso i motivi della sua condotta. Lì, nella cappella stessa del monastero, sant'Amando celebrò i divini misteri e diede al giovane Leude, che si spogliava volontariamente di tutte le insegne dei guerrieri, la tonsura dei chierici. San Maurant si ritirò poi al monastero di Bruël (Merville), costruito a sue spese in terre che appartenevano alla sua famiglia.

Dopo il ritiro del suo figlio diletto, santa Rictrude, ormai libera da ogni inquietudine, non fu più occupata che di Dio solo; avanzava a grandi passi nelle vie della salvezza, praticando con fedeltà tutte le virtù della vita religiosa. Nulla poteva fermarla nel suo ardore per l'adempimento dei doveri del suo incarico di badessa; era veramente per le sue religiose una madre piena di bontà, cercando tutti i mezzi per esser loro gradita e per farle avanzare nella perfezione del loro stato.

Fu nel mezzo di questi pii esercizi che si addormentò pacificamente nel Signore, verso l'anno 688, all'età di circa settantasei anni, lasciando Clotsenda a sostituirla nella direzione del monastero di Marchiennes.

Culto 08 / 08

Culto, reliquie e memoria regionale

Il culto di santa Rictrude si sviluppa principalmente nel Nord della Francia, nonostante le sue origini basche a lungo dimenticate dalla storia locale.

## CULTO E RELIQUIE DI SANTA RICTRUDE.

La memoria di santa Rictrude è sempre stata in grande venerazione in tutta la regione in cui trascorse l'ultima parte della sua vita: l'alta opinione che si aveva della sua virtù, le belle azioni che hanno segnato la sua vita, i due ricordi che ha lasciato nel mondo in cui aveva vissuto, tutto contribuì a conciliarle dopo la sua morte i rispetti e gli omaggi che i miracoli, operati presso la sua tomba, hanno ancora aumentato di giorno in giorno. Diverse parrocchie nelle diocesi di Cambrai e di Arras sono poste sotto la sua invocazione. Nella chiesa di Marchiennes, si vede una bellissima cappella laterale che le è consacrata e che è stata quasi interamente restaurata da alcuni anni. Oltre a una statua della santa Patrona, vi è ancora un monumento in pietra levigata che sembra essere appartenuto all'antica abbazia di Marchiennes. Questo pezzo di circa due metri di lunghezza per settantacinque centimetri di larghezza è elevato di tre piedi sopra il suolo: rappresenta santa Rictrude coricata e con le braccia incrociate sul petto.

« La ricca cassa che racchiudeva il corpo di santa Rictrude, riferisce il canonico Parenty, nella sua Histoire de sainte Berthe, p. 17, alla nota, fu inviata da Marchiennes all'Hôtel des Monnaies di Parigi, nel 1793. Un impiegato di questo stabilimento, il signor Desroteurs, depositò più tardi queste reliquie con quelle di diversi altri santi all'arcivescovado di Parigi. Esse vi rimasero fino al 29 luglio 1830, epoca in cui furono disperse durante il saccheggio del palazzo di Monsignor di Québec. Non se ne trova più che un piccolo frammento conservato nella chiesa di Notre-Dame ».

« Santa Rictrude, dice il signor Menjoulet, è, nel Nord della Francia, una delle Sante più conosciute e più invocate.

« Come dunque avviene che lo sia così poco nel suo proprio paese? Come hanno potuto i Baschi dimenticare questa figura nazionale, e come, per la maggior parte di loro, il glorioso apostolo dei loro antenati, sant'Amando, è in qualche modo uno straniero? Una tale indifferenza, così poco conforme alla costanza abituale delle tradizioni popolari, sembrerebbe dover informare la verità dei racconti che precedono, se la situazione tutta particolare dei nostri Baschi, in mezzo alle popolazioni circostanti, non ne desse una spiegazione molto plausibile. Osserviamo, in effetti, che mentre conservarono, attraverso la lingua e i costumi, il sigillo sempre distinto di un'origine comune, i Baschi furono separati gli uni dagli altri nell'ordine ecclesiastico e nell'ordine civile. Sotto quest'ultimo rapporto, i Labourdins e i Souletins appartengono alla Guienna, che continuò il ducato di Vasconia, mentre la Bassa Navarra fu una delle Merindades (o distretti) del Regno di Navarra, in Spagna. Nell'ordine ecclesiastico, il frazionamento fu ancora più sensibile; la Soule fece parte della diocesi bearnese di Oloron; il Labourd formò la maggior parte della diocesi di Bayonne; quanto alla Bassa Navarra, essa si trova scissa in due parti: il Sud (Balgorry e Saint-Jean-Pied-de-Port) dipendente dalla cattedrale di Bayonne, e il Nord (Ihaldy e Saint-Palais) dipendente dalla diocesi di Dax.

« È a questo smembramento della popolazione basca che si deve attribuire il suo oblio di sant'Amando. I cattolici della Soule avevano trovato nella diocesi di Oloron un patrono già in possesso della venerazione pubblica, san Grato, nato sui confini della loro bella valle; e ogni anno, il 19 ottobre, andavano in folla a venerare le sue reliquie a Oloron stessa. I Labourdins ebbero per protettore benamato san Leone, che versò il suo sangue alle porte di Bayonne. Restava la Bassa Navarra che, sottomessa a due chiese diverse, colse naturalmente le prescrizioni delle loro liturgie speciali. Ah! se i Baschi avessero formato una sola e medesima diocesi, sarebbero stati più fedeli ai loro ricordi; ma separati, come lo furono, non potevano sfuggire all'influenza delle tradizioni che dominavano nelle sfere diverse, dove erano come inglobati.

« Aggiungiamo che i Baschi non hanno mai avuto né storia, né letteratura nazionali. I vescovi delle tre diocesi da cui dipesero, ignorarono essi stessi le origini religiose di questi quartieri, privi di monumenti storici, e si è dovuto attendere fino al XVIII secolo l'esumazione delle vecchie cronache del nord della Francia per risvegliare, nel Mezzogiorno, la memoria dell'apostolo dei Baschi. Ma, diciamolo con gioia, non appena i nostri prelati furono illuminati dalle scoperte della scienza agiografica, pensarono a riparare l'oblio dei loro predecessori; i nuovi breviari della provincia di Auch, e in particolare quello che Monsignor d'Arche credette di poter pubblicare, nel 1753, ad uso del clero di Bayonne, portarono un ufficio in onore di sant'Amando, il 6 gennaio, e un altro in onore di santa Rictrude, il 10 maggio. Non lamentiamoci del fatto che le leggende dei due uffici non rispettino sufficientemente la nazionalità dei Baschi, che confondono anche con i Guasconi; basta trovarvi un omaggio importante, sebbene tardivo, reso dalla posterità riconoscente a due santi che meritano di essere onorati come i veri patroni di una parte almeno delle nostre care montagne.

« Il paese basco appartiene oggi tutto intero alla diocesi di Bayonne, di cui è, senza contraddizione, la porzione più profondamente cattolica; testimonianza di un bearnese che vuole essere equo prima di tutto. Ebbene! sarà permesso all'autore di questa dissertazione esprimere il desiderio che il culto di sant'Amando e di santa Rictrude si diffonda nel nostro bel diocesi? Perché la loro festa non dovrebbe essere celebrata di nuovo tra noi, con la stessa solennità di quelle di san Giuliano, di san Galattorio, di san Grato e di san Leone? Perché non si dovrebbe vedere, soprattutto nella Bassa Navarra, priva di ogni devozione a un santo nazionale, elevarsi, se non qualche chiesa, almeno qualche cappella sotto il titolo di sant'Amando e di santa Rictrude? Perché questi due Santi non dovrebbero diventare popolari, l'uno come patrono speciale degli uomini di zelo e di dedizione, l'altra come protettrice assicurata delle madri e delle vedove cristiane?

« È stata fatta, molto recentemente, una prima riparazione a queste sante memorie. È un'opera d'arte, eseguita dall'abile e simpatica mano del signor Romain Cazes, nella chiesa di Sainte-Croix di Oloron, monumento del XIV secolo. In basso al santuario splendidamente decorato, nell'arcata, a sette baie cieche, che termina l'abside e circonda l'altare, si vede, sotto il nome di Galleria dei Santi del paese, accanto a san Giuliano, a san Grato, a san Galattorio e a san Leone, sant'Amando, apostolo dei Baschi, santa Rictrude, dama guascone e badessa, con sant'Adalbaldo stesso. Ma Oloron è nel Béarn; il paese basco non vorrà restare diseredato delle sue glorie più pure.

« Da alcuni anni, la diocesi di Bayonne ha avuto la felicità di recuperare la liturgia di Roma, che non celebra la festa dei nostri due Santi. Speriamo che la saggezza episcopale trovi opportuno di introdurvi, secondo tutte le regole canoniche, l'ufficio di sant'Amando e quello di santa Rictrude ».

Abbiamo preso in prestito questa Vita dalle Vies des Saints de Cambrai et d'Arras, dell'abate Dastonches: l'abbiamo tuttavia modificata per quanto riguarda la topografia e la storia degli eventi politici contemporanei, con l'aiuto dell'opuscolo più volte citato del signor Menjoulet.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita nei Paesi Baschi verso il 606
  2. Incontro con San Amando in esilio
  3. Matrimonio con Adalbaldo, duca di Douai
  4. Vedovanza in seguito all'assassinio del marito nel Périgord
  5. Presa di velo forzata davanti a Clodoveo II durante un banchetto
  6. Ritiro nel monastero di Marchiennes
  7. Morta all'età di 76 anni

Miracoli

  1. Miracoli operati presso la sua tomba a Marchiennes

Citazioni

  • Andate, mie sorelle dilettissime, andate a prendere, con rendimento di grazie, il nutrimento per i vostri corpi; quanto a me, sull'esempio delle madri desolate di Betlemme, andrò a piangere la mia innocente figlioletta Adalsenda. Parole riferite al momento della morte della figlia

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo