15 maggio 4° secolo

San Reticio di Autun

Vescovo di Autun

Festa
15 maggio
Morte
Vers l'an 334 (naturelle)
Categorie
vescovo , confessore
Epoca
4° secolo

Vescovo di Autun nel IV secolo, Reticio fu un illustre letterato proveniente da una famiglia patrizia. Dopo un matrimonio vissuto nella castità, divenne il primo catechista dell'imperatore Costantino e svolse un ruolo fondamentale nei concili di Roma e di Arles contro lo scisma donatista. La sua morte fu segnata dal miracolo della sua tomba che si aprì per accogliere il suo corpo accanto a quello della moglie, in conformità con la sua promessa.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 10

SAN RETICIO, VESCOVO DI AUTUN

Teologia 01 / 10

Contesto e frammenti dottrinali

Presentazione del quadro storico sotto Costantino e citazione dell'unica sentenza conservata di Reticio sul battesimo.

Verso l'anno 334. — Papa: San Silvestro I. — Imperatore: C ostantino il Grande Constantin le Grand Imperatore romano la cui conversione pose fine alle persecuzioni cristiane. .

Nessuno ignora che il battesimo sia la prima indulgenza di cui la Chiesa si serve verso di noi. È lì che ci scarichiamo di tutto il peso del nostro antico crimine. È lì che ci laviamo dalle antiche sozzure della nostra ignoranza criminale. È lì, infine, che ci spogliamo dell'uomo vecchio con ciò che porta di criminale nascendo.

Unica sentenza che ci resta degli scritti di san Reticio, citata da sant'Agostino, in Jul., lib. 128, n. 7.

Vita 02 / 10

Origini e formazione

Proveniente dalla nobiltà edua, Reticio riceve un'educazione liberale e cristiana d'eccellenza ad Autun.

Costanzo Cloro, avendo restaurato Autun, vi aveva fatto rifiorire lo studio dell'eloquenza, incaricando il famoso Eumenio di impartirne lezioni alla gioventù, e aveva spinto la principale nobiltà delle Gallie a stabilirsi in questa c ittà. R Rhétice Vescovo di Autun e predecessore di Cassiano. eticio proveniva da una di queste illustri famiglie.

Il giovane patrizio, destinato dalla Provvidenza a essere un grande vescovo, fu allevato con cura fin dalla più tenera età da pii genitori, ancor più distinti per la loro fede che per la loro nobiltà, nella dottrina cristiana e in tutte le virtù evangeliche. Ricevette allo stesso tempo un'educazione liberale, conforme alla sua nascita e al suo rango; e i suoi talenti naturali, coltivati dal lavoro, protetti dall'innocenza del cuore, attirarono presto tutti gli sguardi. Ma il nobile e brillante scolaro non separò mai lo studio delle sacre lettere dallo studio delle lettere profane, e i suoi progressi nella pietà superavano ancora i suoi progressi nelle scienze. Ugualmente notevole per le qualità del cuore e per quelle dello spirito, che si univano armoniosamente in lui per formare un insieme perfetto, abbellito e soprannaturalizzato dalla fede, egli era la gioia dei suoi genitori, l'edificazione dei fedeli, l'ammirazione di tutti.

Vita 03 / 10

Un matrimonio angelico

Reticio conduce una vita coniugale casta e caritatevole fino alla morte della moglie, alla quale promette una sepoltura comune.

Tuttavia giunse il tempo in cui la sua famiglia, di cui egli era la speranza, volle sistemarlo. Un giovane così compiuto e distinto per il suo merito personale tanto quanto per la sua posizione sociale, non poteva mancare di avere da scegliere tra molte parti seducenti e vantaggiose secondo il mondo; ma si guardò bene dal lasciarsi abbagliare da un vano splendore. Invocando con la preghiera l'assistenza divina, così necessaria in una simile circostanza; cercando prima di tutto la virtù, meritava di trovare una compagna veramente degna di lui, e la trovò. La sua scelta, diretta dalla Provvidenza, si fermò su una giovane persona disposta a essere meno una sposa che una sorella capace di comprenderlo, di associarsi alla sua pietà, di condividere i suoi gusti, di vivere della sua vita. Così un puro e celeste amore presiedette alle loro nozze: fu come il matrimonio di due angeli, poiché i loro cuori si unirono per amare Dio maggiormente e sostenersi, appoggiandosi l'uno all'altro durante il viaggio quaggiù. I due giovani sposi passavano insieme lunghe veglie in preghiera; insieme concertavano, insieme compivano opere di carità, visitando i malati, consolando gli afflitti e versando nel seno dei poveri abbondanti elemosine. La pia coppia passò così diversi anni pieni e felici a fare il bene in una calma modesta, benedetta da Dio e dagli uomini. Ma la posizione e le virtù di un semplice privato

non erano all'altezza dell'anima di Reticio. La Provvidenza, che lo destinava a cose più grandi e voleva dargli, per il bene della Chiesa, un teatro degno del suo merito, sembra voler cominciare col liberare la via. Le dolcezze della vita domestica gli sono improvvisamente rapite. Legami così stretti, così dolci quanto sacri si rompono inopinatamente; e lo stesso colpo che li spezza, colpendolo al cuore, prepara il suo ingresso nella carriera nuova dove lo spinge la volontà divina. La sua sposa, la depositaria dei suoi pensieri, l'associata delle sue virtù, la dolce compagna della sua vita, la pia sorella della sua anima, gli è tolta. Mentre era all'ultima ora chino sul letto della cara malata, piangendo e tenendo fissato ora su di lei, ora sull'immagine di Gesù in croce uno sguardo triste ma rassegnato, la udì che gli diceva con una voce spirante e piena di lacrime: «Buon e beneamato fratello, sto per morire. Ci lasceremo dunque per un momento; ma quando avrete anche voi terminato la vostra corsa, abbiate cura che siamo allora riuniti nel sepolcro, come lo siamo stati sulla terra, come lo saremo in cielo. Un casto amore ci aveva avvicinati; che la morte non ci separi. Abbiamo vissuto nello stesso letto, come due gigli sullo stesso stelo; riposiamo ancora insieme nella nostra ultima dimora. Ve ne prego, promettete di venire a raggiungermi». Furono quasi le sue ultime parole, e Reticio fu felice di fare una promessa che gli ispirava già il suo cuore. Poco dopo, la sposa che era stata un angelo in un corpo mortale andò a riunirsi agli angeli, attendendo nel sonno della tomba la parte materiale, e nel soggiorno della gloria, l'anima di colui che era stato suo sposo e che più giustamente ancora chiamava suo fratello.

Vita 04 / 10

Elezione alla sede di Autun

Dopo la sua vedovanza, viene scelto per acclamazione per diventare vescovo di Autun, affrontando l'influenza del retore pagano Eumene.

Il pio cristiano aveva appena asciugato le sue lacrime, che la stima e la venerazione universali, che da lungo tempo si erano rivolte a lui, andarono a strapparlo al suo dolore e alla sua solitaria vedovanza per metterlo a capo della Chiesa di Autun. Il suo merito eminente lo aveva tradito a sua insaputa nella sua vita privata. Obbligato a cedere e a salire più in alto; riconoscendo la voce di Dio nell'acclamazione unanime e spontanea del popolo fedele, rinunciò generosamente, per assumere su di sé i lavori dell'episcopato, ai giorni calmi e tranquilli che avrebbe potuto trascorrere. Sacrificò il suo riposo, sacrificò se stesso, si donò interamente; e presto si vide cosa può un vescovo, quando alla pietà e allo zelo viene ad aggiungersi in lui quell'alta influenza che danno la nascita, i talenti e una virtù da lungo tempo riconosciuta e proclamata. Del resto, dopo la perdita della sua virtuosa sposa, ce n'era un'altra che fosse degna di lui, se non la Chiesa stessa? La scelta non poteva essere migliore: l'elevazione di Reticio all'episcopato parve persino del tutto provvidenziale nelle circostanze in cui si trovava allora la Chiesa. Costantino era appena succeduto a Costanzo Cloro. Questo principe, è vero, seguì le orme di suo padre e mostrò persino per la città edua e per i cristiani una benevolenza ancora maggiore. Ma l'idolatria contava ancora ad Autun zelanti difensori, tra i quali si distingueva soprattutto Eumene. Il retore non lasciava passare alcuna occasione di prestigio senza sfoggiare in pomposi discorsi, in mezzo alle sue declamazioni ufficiali e alle sue piatte adulazioni per i Cesari, tutto il lusso della sua erudizione mitologica. Bisognava dunque che i cristiani potessero opporgli un uomo di alto valore; stimato e considerato da tutti, distinto per la sua posizione sociale, il suo merito e i suoi talenti oratori, che potesse controbilanciare presso i suoi concittadini e presso il principe l'infl uenza del direttore delle scuo directeur des écoles Méniennes Retore pagano di Autun, direttore delle scuole Meniane. le Meniane. Reticio era quest'uomo.

Missione 05 / 10

Consigliere dell'Imperatore

Reticio diventa il primo catechista di Costantino, istruendolo nella fede dopo la sua visione della Croce.

Chiamato dai voti degli Edui che Eumene aveva loro trasmesso, Costantino giunse ad Autun nel 311. Ricevette con commozione una delegazione dei principali cittadini e accolse con benevolenza i loro omaggi. Profondamente toccato dal racconto delle loro sofferenze, versò lacrime e si affrettò a consolarli accordando loro grandi favori, condonò le tasse arretrate, diminuì le imposte, concesse nuovi aiuti per il restauro degli edifici pubblici e per l'abbellimento della città, continuando così l'opera già iniziata da suo padre. Di modo che Augustodunum, vasta costruzione gallo-romana iniziata probabilmente sotto Augusto, continuata sotto Vespasiano, restaurata sotto Alessandro Severo, fu quasi interamente ripristinata sotto Costanzo Cloro e Costantino. Ma questo principe, sebbene gli si fosse andati incontro con le immagini degli dei, non apparve nei templi e si occupò ben poco di risollevarli dalle loro rovine.

Costantino, dopo aver lasciato Autun, si era recato a Treviri. Lì, essendosi messo alla testa del suo esercito, tornò con esso a Chalon dove lo fece rinfrescare e prese la via dell'Italia. L'imperatore seguiva dunque la via imperiale, dirigendosi verso le Alpi per andare a liberare Roma e il mondo dall'infame e crudele Massenzio, quando all'improvviso, dopo aver rivolto una fervente preghiera al Dio che era ancora per lui il Dio sconosciuto, una croce luminosa apparve nel cielo, poco al di sotto del sole, con queste parole in caratteri di fuoco: Con questo segno vincerai. È fatta: presto il principe si dichiara cristiano. Vuole persino che la croce e il monogramma di Cristo adornino d'ora in poi il suo elmo e la sua corona, brillino sugli scudi dei suoi soldati e servano da stendardo al suo esercito. Così fu inaugurato il quarto secolo, questa grande epoca che sorgeva sul mondo con la più bella generazione di geni che la terra avesse ancora visto.

Dopo tre secoli di battaglie e di vittorie, il cristianesimo aveva dunque finalmente il suo giorno di trionfo solenne. Si sedette con Costantino su quello stesso trono dei Cesari da cui erano partiti tanti editti sanguinosi; e Reticio, per il bene della Chiesa cattolica, per l'eterno onore della Chiesa edua, fu coinvolto in questa grande opera, in questo prodigio di trasformazione provvidenziale: Hæc mutatio dexteræ Excelsi. Dopo aver senza dubbio preparato, ad Autun, lo spirito del principe alla sua conversione, fu ancora scelto per istruirlo nelle verità della fede, e meritò di essere chiama premier catéchiste de Constantin Vescovo di Autun e predecessore di Cassiano. to il primo catechista di Costantino, protocatechista Constantini. Miracolosamente convertito dall'apparizione della croce, non lontano, secondo ogni probabilità, dal nostro paese, e circondandosi subito delle luci dell'episcopato, Costantino volle

certamente avere accanto alla sua persona colui che figurava allora al primo rango tra i pontefici delle Gallie, il prelato così dotto, così distinto, di cui aveva potuto apprezzare il merito superiore durante il suo soggiorno ad Autun. Un tale principe doveva essere iniziato da un tale maestro alla conoscenza dei nostri dogmi e dei nostri santi misteri. Questi due uomini sembravano fatti l'uno per l'altro: seppero comprendersi non appena si conobbero; e da allora il grande vescovo di Autun godette sempre presso il grande imperatore della più alta considerazione. Eumene non appare più: si eclissa e impallidisce come la sua retorica. È ora la voce eloquente di Reticio che domina. Si fa sentire nei concili, e tutte le parole che pronuncia sono raccolte con cura rispettosa. L'eminente prelato usò il credito che aveva presso il principe per esercitare su di lui la più salutare influenza. La legge con la quale Costantino proibì di marchiare i criminali sulla fronte, per paura di contaminare l'immagine di Dio, essendo stata emanata a Chalon verso quell'epoca, si deve pensare che il vescovo di Autun non fu estraneo alla pubblicazione di questo saggio editto, ispirato dal cristianesimo e che annunciava già tutta una rivoluzione. L'imperatore mostrò la sua stima per Reticio con una menzione speciale che fece di lui, secondo il rapporto di Eusebio, in una delle sue lettere con la quale poco tempo dopo la sua conversione, vale a dire il 2 ottobre 313, si affrettò a chiamarlo al concilio di Roma. L'illustre prelato, preceduto in quella città dalla s ua reputazione di sc pape saint Melchiade Papa che ha presieduto il concilio di Roma nel 313. ienza e di virtù, ricevette l'insigne onore di essere posto accanto al papa san Melchiade, in quella augusta assemblea riunita per giudicare la causa dei Donatisti.

Teologia 06 / 10

Lotta contro lo scisma donatista

Il vescovo partecipa ai concili di Roma (313) e di Arles (314) per giudicare la causa dei Donatisti d'Africa.

È noto che durante l'ultima persecuzione, i cristiani, specialmente in Africa, furono costretti a consegnare le Sacre Scritture; ora, molti cedendo al timore o alla violenza dei tormenti ebbero la criminale viltà di sottomettersi all'esigenza dei persecutori. Ceciliano, vescovo di Cartagine, fu accusato di essere stato ordinato da vescovi traditori. È così che venivano chiamati coloro che avevano consegnato le Sacre Scritture. Spiriti scontenti, orgogliosi e turbolenti, a capo dei quali vi era Donato, misero avanti questo pretesto tanto falso quanto frivolo, lo sfruttarono con tutto l'accanimento che ispira una gelosia odiosa unita a una colpevole ambizione, e riuscirono a formare un potente partito contro Ceciliano. Si separarono dalla sua comunione, misero al suo posto Maiorino sulla sede di Cartagine, e gettarono così il turbamento in tutta la Chiesa d'Africa. Gli scismatici, avendo rifiutato di arrendersi alle pacifiche esortazioni che fece loro da parte dell'imperatore Ancelino, proconsole della provincia, vollero rivolgersi a Costantino stesso e gli scrissero una lettera concepita in questi termini: «Potentissimo principe, voi che siete di una stirpe giusta, voi il cui padre non ha preso parte alla persecuzione, vi preghiamo, poiché la Gallia è estranea ai nostri affari, di darci come giudici dei vescovi gallici...» L'imperatore, nella speranza di far cessare lo scisma, credette di dover cedere alla loro richiesta. Ne scrisse al papa san Milziade; ed è allora che di concerto con lui convocò questo concilio di Roma, dove non mancò di appellare nominativamente e in prima linea Reticio di Autun, poi Materno di Colonia e Marino di Arles, i tre più santi e più dotti prelati delle Gallie, ai quali furono aggiunti quindici vescovi d'Italia e venti d'Africa, dieci per ogni parte.

L'augusta assemblea si riunì nel palazzo dell'imperatrice Fausta, chiamato la casa del Laterano, esaminò in tre sessioni la causa che le era sottomessa e pronunciò contro i Donatisti una sentenza dettata da una saggezza ammirevole. Questi, mostrando allora tutto quel fondo di orgoglio e di malafede che si ritrova in tutti i settari, rifiutarono di sottomettersi alla decisione del concilio, calunniarono persino i loro giudici e ne esigerono di nuovi, sebbene fossero stati dati loro quelli che avevano chiesto. Costantino, desideroso di pacificare la Chiesa d'Africa e spingendo la condiscendenza più lontano di quanto meritassero gli ostinati e perfidi scismatici, assemblò per la stessa causa, l'anno seguente 314, un concilio ad Arles. La nuova assemblea si compose di trentatré vescovi, di cui tredici delle Gallie. L'eloquente vescovo di Autun era del numero. Vi si recò accompagnato dal sacerdote Amando e dal diacono Filomazio. Invitato tra i primi a portarvi, come a Roma l'anno precedente, il peso della sua saggezza, della sua scienza e della sua autorità universalmente riconosciute, fece apparire ancora in questa circostanza importante e solenne, dice uno dei nostri storici, una profonda dottrina, unita alla forza dell'e loquenza, lasci concile à Arles Secondo concilio contro lo scisma donatista. ando una grande ammirazione del suo merito nello spirito di tutti gli assistenti. I vescovi riuniti mantennero e confermarono il giudizio portato precedentemente contro i Donatisti e fecero inoltre ventidue canoni disciplinari.

Eredità 07 / 10

Scritti e fama dottrinale

Autore di trattati contro i Novaziani e sul Cantico dei Cantici, è lodato da sant'Agostino e san Girolamo.

Reticio, il più illustre dei pontefici riuniti ad Arles, dice uno storico, governava la Chiesa di Autun con la reputazione e l'autorità che la sua nascita, i suoi talenti e la sua virtù gli avevano acquisito. Grande per l'importanza della sua sede, — poiché Autun era sotto Costantino una delle prime, se non la prima città delle Gallie; — grande per la stima del Papa e dell'imperatore; grande nei sinodi dei vescovi di cui era la luce; grande per la sua eloquenza, il suo merito e la sua celebrità quasi universale come la Chiesa, sembra ancora crescere ai nostri occhi per le lodi che gli hanno prodigato due dei più illustri dottori del suo secolo, sant'Agostino e san Girolamo. Il primo lo chiama un uomo di Dio.

Il glorioso e santo prelato, che era la luce non meno che l'ammirazione del suo secolo, fu ancora quella della posterità per gli eloquenti scritti che pubblicò e lasciò dopo di sé, vale a dire, secon do san Girol saint Jérôme Padre della Chiesa e fonte biografica per Amando. amo, un trattato considerevole contro i Novaziani e dei commentari sul Cantico dei Cantici. Non ci resta della prima opera che un passaggio relativo al peccato originale e al battesimo, frammento prezioso che fa vivamente rimpiangere la perdita di un tale tesoro. Sant'Agostino lo cita due volte con ammirazione, con fiducia e come un'autorità preponderante.

Quanto ai com mentari di san Reticio sul sublime epitalamio chiamato commentaires de saint Rhétice sur le sublime épithalame Opera esegetica di Reticio oggi perduta. Cantico dei Cantici, essi sono ugualmente perduti. Tutto ciò che se ne è conservato si riduce a un solo passaggio relativo all'Eucaristia, menzionato da Sirmond e in seguito da D. Ceillier e D. Rivet. Le opere di san Reticio esistevano ancora nell'XI secolo, ed è assai possibile che portino oggi il nome di un altro autore.

Culto 08 / 10

Devozione e acqua del Giordano

Reticio fa portare dell'acqua del Giordano per il battistero di Autun, la quale opererà più tardi dei miracoli.

Reticio che, con i suoi scritti notevoli e con tutta la sua vita ancora più notevole, aveva spiegato tanto zelo per la diffusione del Vangelo e la conversione del suo popolo, per l'istruzione del primo imperatore cristiano e gli interessi della Chiesa universale, per la difesa della verità e della santa gerarchia, per il mantenimento della disciplina ecclesiastica e per la spiegazione delle divine Scritture di cui nutriva la sua anima e poi il suo gregge, non ne mostrò di meno per il culto e per i sacramenti, quei canali misteriosi attraverso i quali la fede, la pietà, la grazia si diffondono nei cuori. Non si accontentò affatto di aver parlato ammirevolmente del battesimo; volle rendere ancora più venerabile agli occhi dei fedeli questo grande atto dell'iniziazione cristiana e dell'adozione divina, facendo venire dell'acqua del Giordano per mescolarla a quella del battistero della sua chiesa che si ergeva in mezzo alle tombe d ella Via s Via strata Luogo di sepoltura iniziale di Reticio ad Autun. trata. Era un santo e utile pensiero. Poiché quale fede viva la vista e il contatto di quest'acqua presa nel fiume dove il Salvatore stesso aveva voluto essere battezzato per dare l'esempio agli uomini, dovevano ispirare ai catecumeni! Come le esortazioni che rivolgeva loro il santo vescovo al momento della loro immersione nella fonte battesimale doppiamente sacra dovevano essere sorprendenti! Non credevano forse di essere, questi nuovi nati in Gesù Cristo, su quella stessa riva che l'Uomo-Dio aveva santificato con la sua presenza? di vedere, anche loro, il cielo aprirsi, lo Spirito Santo scendere su di loro come discese un tempo su Nostro Signore e udire queste parole: «Questi sono i miei figli prediletti»? Quella stessa acqua presa nel letto del Giordano, per ordine di Reticio, per il battistero di Autun, non produsse soltanto l'invisibile prodigio della giustificazione, servì anche a operare miracoli sorprendenti. La si vide più tardi tra le mani di sant'Amatore, vescovo di Auxerre, guarire tre lebbrosi.

Miracolo 09 / 10

Trapasso e riunione miracolosa

Alla sua morte nel 334, un miracolo permette al suo corpo di raggiungere quello della sposa nel sepolcro, in conformità alla sua promessa.

Infine, dopo aver reso i più grandi servigi alla Chiesa di Autun che illustrò ed elevò già molto in alto, alla Chiesa delle Gallie, alla Chiesa cattolica, che illuminò con la sua dottrina, che edificò con l'eminente santità della sua vita; dopo essersi mostrato l'infaticabile promotore della pietà, il vendicatore della fede, il martello delle eresie; dopo aver brillato come un astro nel mondo cristiano, praticato tutte le virtù con una perfezione pari all'altezza della dignità episcopale e percorso una lunga carriera di santità e di buone opere, pieno di giorni e di meriti, rese l'anima a Dio, verso l'anno 334, e andò a ricevere dal Principe dei pastori la ricompensa eterna, lasciando sulla terra una memoria benedetta, un nome circondato dalla venerazione pubblica, da una celebrità senza limiti e da un'autorità universalmente riconosciuta.

Al momento delle esequie, il cielo si incaricò esso stesso di canonizzare con un miracolo il grande vescovo e colei che era stata un tempo la compagna della sua vita, l'associata delle sue virtù. Il corpo era stato lavato e parato da mani pie, e lo si era appena posto sulla barella funebre. Quando tutto fu pronto, i portatori si misero all'opera per trasportarlo nel luogo santo destinato alla celebrazione dei funerali e alla sepoltura. Ma tutti i loro sforzi furono inutili: impossibile imprimere al corpo il minimo movimento. Tutti gli astanti, colpiti da stupore, si guardavano in silenzio, muti di timore e di rispetto, non sapendo che fare e che pensare, quando un vecchio ricordò la promessa che Reticio aveva fatto alla sua sposa morente di andare a raggiungerla nel sepolcro. Subito ci si dispose ad adempiere a questo sacro impegno, e solo allora il Santo permise che si trasportasse il suo corpo. Quando fu vicino alla tomba cara, si rianimò e si udirono queste parole: «Ricordati, tenera sposa, della richiesta che mi rivolgesti sul tuo letto di morte: vengo in questo momento ad adempiere ai tuoi voti e alla mia promessa. Fai posto a un fratello che attendevi da molto tempo. Come riposavo un tempo accanto a te, così riposerò ancora. Per noi il letto delle nozze, te ne ricordi, non fu meno vergine di quanto lo sia oggi il letto del sepolcro». La folla sbalordita, fremente, cade in ginocchio; e mentre adora la potenza e la bontà di Dio nei confronti dei suoi Santi, il favore sfolgorante con cui ricompensa anche sulla terra l'angelica virtù, un nuovo prodigio viene ad aumentare il religioso terrore da cui è presa. Si apre il sepolcro; ed ecco che la sposa di Reticio, rianimando le sue membra già da lungo tempo gelate dalla morte, e rompendo le bende che fissavano le sue mani lungo il corpo, fa un gesto di approvazione, un segno di invito affettuoso a colui che fu suo sposo, suo amico, suo fratello. Ci si affretta a obbedire a questo meraviglioso appello, si riavvicinano i casti sposi che si attendevano; e al momento del contatto la tomba comune si agita: sembra associarsi con un fremito di gioia alla felicità della riunione promessa e tanto desiderata. Ora che questo voto di un puro amore è adempiuto, tutto rientra subito nella calma misteriosa, nell'immobilità solenne della tomba: i due Santi non avevano più che da riprendere, l'uno accanto all'altro, il loro dolce sonno un momento interrotto, in attesa nella pace del Signore del risveglio della risurrezione.

Fonte 10 / 10

Culto e testimonianze storiche

La sua tomba ad Autun divenne un luogo di venerazione, documentato da Gregorio di Tours e celebrato dal poeta Giovenco.

Allora il miracoloso sepolcro fu richiuso con pio rispetto e circondato da allora in poi da una religiosa venerazione. La memoria cara e benedetta di un uomo di Dio, e la memoria di un prodigio vi rimasero legate per tutti i secoli. È ancora questo stesso campo, luogo già così santo, già consacrato da reliquie assai preziose e vicino alla tomba di san Sinforiano, è il cimitero della Via strata che ebbe l'onore di accogliere la tomba di marmo dove furono deposti, all'ombra della chiesa di Santo Stefano, i resti di colui che era stato una delle più grandi figure del suo secolo e una delle più brillanti glorie della Chiesa di Autun. Lì il pio e ingenuo storico Gregorio di Tours venne a pregare e a raccogliere questo meraviglioso racconto. Lì, nel secolo scorso, si vedeva ancora la tomba del nostro grande vescovo, elevata da terra sotto un'arcata scavata nel muro meridionale della chiesa di San Pietro il Vescovo, dove era stata trasportata e dove si leggeva un'iscrizione relativamente recente.

Un poeta spagnolo, Giovenco, che fioriva nello stesso secolo, ispirato dalle meraviglie della vita e della morte di san Reticio, gli consacrò subito l'inizio di un poema in cui, dopo aver cantato il nostro grande vescovo, celebra la gloria di Gesù Cristo e termina con la lode di Costantino.

Cl. Saint Symphorien et son culte, par M. l'abbé Dinot.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Matrimonio verginale con una sposa pia
  2. Elezione all'episcopato di Autun dopo la sua vedovanza
  3. Istruzione religiosa dell'imperatore Costantino (Protocatechista)
  4. Partecipazione al concilio di Roma del 313 contro i Donatisti
  5. Partecipazione al concilio di Arles nel 314
  6. Importazione di acqua dal Giordano per il battistero di Autun

Miracoli

  1. Immobilità miracolosa del corpo durante le esequie fino all'avvicinarsi alla tomba della moglie
  2. La moglie defunta fa un segno d'invito e di posto nella tomba
  3. Guarigione di tre lebbrosi tramite l'acqua del Giordano da lui portata

Citazioni

  • È lì che ci liberiamo di tutto il peso del nostro antico crimine. È lì che ci laviamo dalle antiche sozzure della nostra ignoranza criminale. Frammento sul battesimo citato da Sant'Agostino
  • Per noi il letto delle nozze, te ne ricordi, non fu meno vergine di quanto lo sia oggi il letto del sepolcro. Parole miracolose rivolte alla sposa durante la sepoltura

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo