Beato Alcuino
PRECETTORE DI CARLO MAGNO, ABATE DI SAINT-JOSSE-SUR-MER, ECC.
Precettore di Carlo Magno, Abate di Saint-Josse-sur-Mer
Sapiente anglosassone dell'VIII secolo, Alcuino fu consigliere e precettore di Carlo Magno, svolgendo un ruolo chiave nella Rinascita carolingia. Diresse la scuola palatina e l'abbazia di San Martino di Tours, dove si dedicò alla correzione dei testi sacri. Riconosciuto per la sua pietà e la sua erudizione, morì a Tours il giorno di Pentecoste dell'804.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 9
IL BEATO ALCUINO,
PRECETTORE DI CARLO MAGNO, ABATE DI SAINT-JOSSE-SUR-MER, ECC.
Origini e formazione a York
Alcuino nasce intorno al 735 in Northumbria e riceve un'istruzione dotta a York sotto la guida dell'arcivescovo Egberto, allievo di Beda il Venerabile.
Alcuino nacque intorno all'anno 735, in Northumbria, nella città arcivescovil e di York Principale sede episcopale di Wilfrid. York. La sua famiglia, di cui si ignora il nome, era di nobile stirpe e parente di san Willibrord. «San Willibrord, dice M. Ampère, discendeva da Hengist, il primo dei capi sassoni che conquistarono la Gran Bretagna, e Hengist pretendeva di discendere da Odino. Il pacifico Alcuino non sospettava questa illustrazione mitologica. Soddisfatto di essere parente di un santo martire, non conosceva il dio guerriero, padre della stirpe alla quale apparteneva».
Alcuino ricevette le sue prime lezioni da un allie vo di B Egberct Arcivescovo di York e primo maestro di Alcuino. eda, Egberto, fratello del re di Northumbria e arcivescovo di York. Gli studi letterari propagati in Inghilterra dai Romani, interrotti in seguito dalle incursioni dei Sassoni e dei Danesi, erano rifioriti da allora, grazie alle cure di papa san Gregorio Magno. Egberto, consacrato arcivescovo di York nel 734, era appassionato per le scienze: nonostante la sua origine reale e l'elevatezza del suo rango, non disdegnava affatto di insegnare gli elementi della grammatica e delle arti liberali ai giovani che venivano educati nel suo monastero episcopale. Egli amava Alcuino, non solo a causa dei suoi rapidi progressi nello studio del greco, del latino, dell'ebraico e di tutte le scienze che si insegnavano allora, ma soprattutto a causa della sua franchezza e della sua fiduciosa semplicità.
Egberto si era associato Alcuino nel suo insegnamento, quando morì nell'anno 766, lasciando in eredità al suo caro discepolo la cura della biblioteca di cui aveva arricchito la chiesa di York. Alcuino, in uno dei suoi poemi, ci informa che questa collezione, oltre ai principali scritti dei Padri e degli scrittori ecclesiastici, conteneva le opere di Aristotele, di Plinio, di Cicerone, di Virgilio, di Lucano, di Stazio, ecc.
Visione mistica e inizi ecclesiastici
Divenuto professore a York, Alcuino vive una visione mistica del sangue di Cristo e riceve il diaconato nel 768.
Elberto, che salì sulla cattedra di York nel 767, seguì l'esempio del suo predecessore, incaricando Alcuino della direzione dell'insegnamento pubblico. Un giorno, mentre il giovane professore interpretava il passo del Vangelo in cui si racconta che san Giovanni riposò il capo sul petto del Salvatore, cadde improvvisamente in estasi davanti a tutto l'uditorio e credette di scorgere l'universo intero bagnato dal sangue divino sgorgato sul Golgota. Il vescovo Elberto fece rispettare il sonno di Alcuino; ma, più tardi, lo esortò a rivelargli la visione di cui era stato favorito, raccomandandogli al contempo il silenzio per gli altri. Alcuino ricevette il diaconato nel 768 e da allora amministrò un piccolo monastero dello Yorkshire, costruito dal beato Wilgis, padre di san Willibrord: si trattava di un'eredità di famiglia.
L'incontro con Carlo Magno
In missione a Roma nel 781, incontra Carlo Magno a Parma; il monarca lo invita alla sua corte per dirigere la rinascita intellettuale dell'impero.
L'arcivescovo Elberto morì nel 780, dopo aver predetto al dotto professore i suoi gloriosi destini e i trionfi che avrebbe riportato sull'eresia. Il suo successore, Eambaldo, lo incaricò di recarsi a Roma per portargli il pallio. Fu ritornando da questa missione, nell'anno 781, che incontrò Car lo Magno a Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. Parma. Il potente monarca, che apprezzava grandemente i doni dell'intelligenza e che cercava di circondarsi di dotti d'élite, fece promettere ad Alcuino di tornare presso di lui, una volta compiuto il suo mandato. Questi, munito di un'autorizzazione temporanea del re di Northumbria e dell'arcivescovo di York, venne a stabilirsi alla corte di Carlo Magno con alcuni dei suoi discepoli anglosassoni, all'inizio dell'anno 782. Rimase per otto anni il precettore letterario di colui che riempiva allora l'universo con il rumore delle sue imprese.
La Scuola di Palazzo e l'Accademia
Alcuino riorganizza la scuola di palazzo e fonda un'accademia letteraria in cui i membri, tra cui Carlo Magno, adottano pseudonimi antichi.
La scuola di palazzo, che esisteva già nel secolo precedente, ma che era pressoché dissolta, fu ricostituita da Alcuino. Vi si insegnavano la lettura, la scrittura, il canto, la grammatica, l'aritmetica, la retorica, la dialettica e l'astronomia. Ci si è chiesti se questa scuola fosse fissa o ambulante: è probabile che la biblioteca annessa restasse ad Aquisgrana, la dimora più abituale di Carlo Magno, ma che i professori trasportassero i loro corsi nelle residenze successive del monarca, a Thionville, Worms, Ratisbona, Magonza, Francoforte, Parigi, ecc. Nessuno assecondò Carlo Magno più di Alcuino nel risvegliare il gusto per lo studio, e per questo meritò il titolo che gli fu dato di restauratore delle lettere nelle Gallie.
Fu su consiglio di Alcuino che Carlo Magno fondò nel suo palazzo un'accademia, che non bisogna confondere con la scuola pubblica, e i cui membri si riunivano in giorni fissi per discutere di materie erudite. Tutti prendevano uno pseudonimo letterario, in armonia con le loro predilezioni. Carlo Magno si faceva chiamare Davide; Alcuino, Flacco, dal nome di Orazio; Angilberto, O mero; David Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. Adalardo, Agostino; Teodulfo, Pindaro.
Carlo Magno avrebbe voluto far sbocci are le glo Théodulphe Vescovo di Orléans, membro dell'Accademia e oppositore durante un conflitto d'asilo. rie letterarie con lo stesso comando con cui decretava le vittorie. Ascoltiamo a questo proposito il monaco di San Gallo: «Il grande re si affliggeva di non vedere coloro che lo circondavano raggiungere la sublimità di genio degli antichi Padri della Chiesa. Nel suo dolore, formulando voti superiori a quelli di un semplice mortale, esclamava: “Perché non ho undici chierici istruiti e profondamente versati nelle scienze quanto Girolamo e Agostino!” — Il dotto Alcuino, considerandosi a ragione molto ignorante in confronto a quei Padri, fu improvvisamente colto da indignazione, non poté fare a meno di lasciarla esplodere e, osando più di quanto qualsiasi mortale avrebbe osato in presenza del terribile imperatore, esclamò: “Il Creatore del cielo e della terra non ha fatto altri uomini simili a quei due, e voi, voi vorreste averne una dozzina!!”»
Del resto, l'illustre anglosassone non condivideva affatto le ardenti illusioni del re che avrebbe voluto trasformare in pochi anni tutta la civiltà del suo tempo. «Non dipende né da voi né da me», scriveva a Carlo, «fare della Francia un'Atene cristiana». Non per questo si sforzò di meno di stimolare ovunque il gusto per lo studio e la diffusione dei libri.
Lotta contro l'adozionismo
Carlo Magno incarica Alcuino di confutare le tesi di Elipando e Felice di Urgell durante il concilio di Aquisgrana nel 799.
Il motivo principale per cui Carlo Magno aveva richiamato Alcuino fu la necessità di combattere le eresie di due vescovi spagnoli, Elipando e Felice, che rinnovavano, sotto una forma mitigata, gli errori di Nestorio. Elipando, vescovo di Toledo, ammetteva che Gesù Cristo è il figlio di Dio, ma solo per adozione e non per natura; egli trascinò nella sua opinione Felice, vescovo di Urgell, che aveva tutte le a Félix, évêque d'Urgel Vescovo di Urgell, promotore dell'eresia adozionista. pparenze della santità; questa dottrina fece presto minacciosi danni in diverse province della Spagna. Al concilio di Aquisgrana, tenutosi nel 799, Alcuino svolse un ruolo importante. Incaricato dal re di sostenere la discussione contro il vescovo di Urgell, dispiegò per sei giorni tutte le risorse della sua eloquenza. Felice, deposto dalla sua sede, finì per ritrattare nella maniera più formale.
Alcuino, felice di questo primo trionfo, cercò di ricondurre a più miti consigli anche Elipando. La lettera che gli indirizzò a questo scopo ottenne solo una risposta ingiuriosa: fu allora che compose un'opera in quattro libri, in cui rettifica le falsificazioni che Elipando aveva fatto subire ai testi dei santi Padri, per far credere che fossero favorevoli alla sua dottrina. Elipando aveva rimproverato ad Alcuino l'abbondanza delle sue ricchezze e i 20.000 servi che dipendevano dalle sue abbazie. Questi respinse così tale accusa, scrivendo all'arcivescovo di Lione: «Elipando ignora dunque che il possesso delle ricchezze diventa vizioso solo per l'attaccamento del cuore? Altra cosa è possedere il mondo, altra cosa essere posseduti dal mondo. Vi sono coloro che conservano le loro ricchezze, sebbene ne siano perfettamente distaccati di cuore; altri, al contrario, che ne sono privati, le amano e le desiderano».
Abate di San Martino di Tours
Nominato abate di San Martino di Tours nel 796, vi fonda una celebre scuola e si dedica alla riforma monastica e all'insegnamento.
Nel 796, Carlo Magno volle nuovamente ricompensare Alcuino per i suoi servizi, nominandolo abate di San Martino di To Saint-Martin de Tours Luogo di ritiro di Clotilde presso la tomba di san Martino. urs e priore di Cormery in Turenna. L'abbazia di San Martino era una vera e propria comunità principesca che possedeva fattorie e borghi non solo in Turenna, ma anche in Normandia, in Bretagna, in Provenza, in Borgogna e in Austrasia. Il territorio che ne dipendeva era grande quanto uno dei nostri attuali dipartimenti e comprendeva almeno 60.000 abitanti. Quello stesso anno, vediamo l'illustre abate interessarsi vivamente alla conversione degli Unni, intrapresa dal suo amico Arnone. Lo esortò vivamente a non esigere la decima dai nuovi convertiti, e scrisse persino due lettere a questo proposito a Carlo Magno. La sua dolce tolleranza si rivela anche nelle sue opinioni sulla conversione dei Sassoni, dove non ci sembra affatto condividere le idee politiche e religiose di Carlo Magno: «Si può essere attratti dalla fede», dice in una delle sue lettere, «ma non esservi costretti. Essere costretti al battesimo non giova alla fede».
Alcuino, sentendo gravare il peso degli anni e delle infermità, volendo inoltre dedicare al ritiro il resto della sua vita, chiese a Carlo Magno l'autorizzazione di andare ad abbracciare la vita monastica a Fulda, di cui il suo compatriota san Bonifacio era abate, e pregò il re di dividere tra i suoi discepoli i benefici che doveva alla sua munificenza. Il monarca volle esaudire solo il secondo di questi desideri; e, scendendo a compromessi sulla prima richiesta, gli permise di ritirarsi nel suo monastero di San Martino di Tours. Alcuino vi stabilì verso il 796 una celebre scuola di cui occupava a turno quasi tutte le cattedre.
La scuola di Tours fu l'ultima che fondò Alcuino. È a torto che diversi storici hanno preteso che avesse insegnato pubblicamente a Roma, a Fulda, a San Gallo, a Cambridge, a Soissons, a Saint-Riquier: dei discepoli di Alcuino hanno potuto propagare il suo insegnamento in queste diverse località; ma lui stesso non insegnò mai se non a York, a Tours, e nei diversi palazzi dove risiedeva successivamente Carlo Magno.
Correzione dei manoscritti e liturgia
Alcuino compie un lavoro colossale di revisione dei testi sacri e profani, restaurando la grammatica e l'ortografia latine.
Alcuino si ritirava spesso nel monastero del Deserto, ovvero a Saint-Paul de Cormery, priorato che dipendeva dall'abbazia di Tours e che aveva popolato con ventidue monaci della riforma di san Benedetto d'Aniane. Durante il soggiorno che Carlo Magno fece nell'800 a Tours, egli provava piacere a conversare con Alcuino. Un giorno, gli chiese quale dei suoi figli pensasse dovesse succedergli; Alcuino gli indicò Luigi, re d'Aq uitania, e, poco tempo Louis, roi d'Aquitaine Figlio di Carlo Magno, la cui ascesa al trono fu predetta da Alcuino. dopo, espresse ancora la stessa previsione, mentre Luigi gli aveva baciato la mano prima di ricevere l'abluzione della comunione che gli porgeva: «Ogni uomo che si umilia», disse, «sarà esaltato: così questo giovane principe sarà il padrone di tutta la Francia, dopo la morte del re suo padre». Alcuino edificava tutta la comunità con le sue virtù. Eccetto i giorni di festa, prolungava i suoi digiuni fino alla sera. La domenica, adempiva umilmente l'ufficio di diacono accanto a quello dei suoi discepoli che celebrava i santi misteri. Si mostrava sempre caritatevole verso i poveri e pieno di devozione per coloro di cui dirigeva i progressi spirituali. Mai restava ozioso: la lettura, la composizione dei suoi scritti, la trascrizione dei Libri santi di cui correggeva i testi alterati, assorbivano tutto il suo tempo.
M. Guizot ha messo molto bene in luce l'importanza dei lavori di Alcuino per la correzione dei manoscritti della letteratura antica: «Gli storici», dice, «parlano solo di sfuggita e senza attribuirvi alcuna importanza di un fatto che ha giocato, nella rinascita dell'attività intellettuale in quell'epoca, un ruolo considerevole; voglio dire la revisione e la correzione dei manoscritti sacri o profani. Dal VI all'VIII secolo, erano caduti nelle mani di possessori o di copisti così ignoranti che i testi erano diventati irriconoscibili. Una folla di passaggi erano stati confusi e mutilati; i fogli erano nel più grande disordine; ogni esattezza di ortografia e di grammatica era scomparsa; occorreva già, per leggere e comprendere, una vera scienza, e essa mancava sempre più, di giorno in giorno. La riparazione di questo male, la restituzione dei manoscritti, soprattutto della grammatica e dell'ortografia, fu uno dei lavori di Alcuino, lavoro di cui si occupò tutta la vita, che raccomandò costantemente ai suoi allievi, e nel quale Carlo Magno gli prestò il soccorso della sua autorità». Aggiungeremo che è assai probabile che Alcuino non fu senza influenza sulla modifica che si compì allora nella forma delle lettere, e sul ritorno all'uso dell'antica scrittura romana minuscola.
Alcuino fu sempre pieno di rispetto e di devozione per la Santa Sede. I più sapienti critici hanno riconosciuto che gli erano stati falsamente attribuiti i libri Carolini che sono pieni di ingiurie verso il papa Adriano. Sarebbe bastato, per fare giustizia di questo errore, ascoltare il linguaggio che tiene Alcuino nelle sue epistole: «So», scriveva ad Adriano, «che per il battesimo appartengo all'ovile di quel Pastore che ha dato la sua vita per le sue pecore e che le ha affidate a san Pietro, conferendogli il potere di legare e di sciogliere sulla terra e nei cieli. Vi riconosco, eccellentissimo Padre, come il vicario di questa Santa Sede e come il depositario di questa meravigliosa potenza. Sono una delle vostre pecore, ma una pecora malata e coperta dalle macchie del peccato. È per questo che mi presento alla Vostra Santità, affinché per la potenza medicinale che avete ricevuto da Gesù Cristo e che vi è stata trasmessa come un'eredità, da una lunga serie di predecessori, mi guariate dalle mie infermità e spezziate le catene dei miei peccati».
Morte e segni celesti
Alcuino muore il giorno di Pentecoste dell'804; la sua morte è accompagnata da visioni luminose e guarigioni miracolose.
È probabile che Alcuino abbia mantenuto fino all'anno 801 l'abbazia di Tours e che allora, nonostante la presenza di un successore nominale, abbia conservato un ruolo di superiore effettivo che gli meritava l'autorità del suo genio e delle sue virtù. Verso la fine della sua vita, Alcuino andava ogni giorno a recitare l'ufficio dei Vespri vicino alla chiesa di San Martino, nel luogo che aveva scelto per la sua sepoltura. È lì che amava meditare sul nulla del mondo e sugli insegnamenti della morte, ripetendo l'antifona del 20 dicembre: «O chiave di Davide, scettro della casa d'Israele, che apri e nessuno può chiudere, che chiudi e nessuno può aprire, libera dalla sua prigione un prigioniero seduto nell'ombra della morte». Alcuino aveva sempre desiderato morire il giorno in cui lo Spirito Santo discese sul capo degli Apostoli. I suoi voti furono esauditi; si ammalò il giorno dell'Ascensione e morì all'età di sessantotto anni, il giorno di Pentecoste, 19 maggio dell'anno 804.
La vigilia del 19 maggio, una misteriosa luce aveva avvolto tutto il monastero, tanto che, per tre leghe intorno, si era supposto un incendio. L'indomani, fin dall'aurora, si era visto come un globo di fiamma che risaliva verso i cieli. Alla stessa ora, come si apprese più tardi, un solitario d'Italia che veniva talvolta a Tours, scorse il venerabile diacono, rivestito della sua dalmatica, entrare nel regno dei cieli. Il suo biografo aggiunge che i due celebri diaconi della Chiesa, san Stefano e san Lorenzo, gli facevano da scorta con una folla di spiriti celesti. Il sacerdote Sigulfo seppellì il suo venerato maestro: soffriva allora di un violento mal di testa; scorgendo il pettine di Alcuino, ebbe improvvisamente la fiducia che sarebbe guarito usandolo: è ciò che accadde in effetti. Un altro religioso, chiamato Eangist, aggiunge il biografo del IX secolo che ci serve da guida, applicò questo stesso pettine sui suoi denti e fu immediatamente liberato dai dolori che vi provava.
Due giovani cenobiti, allievi di Alcuino, passeggiavano la notte nel recinto del monastero di Hirsauge. Uno di loro scorse una colomba che saliva verso i cieli e udì allo stesso tempo risuonare un'armonia celeste: — «Ecco», disse al suo compagno, «l'anima del nostro caro maestro Alcuino che va a ricevere la corona dovuta alle sue virtù e alla sua scienza». — Due giorni dopo, seppero che la morte di Alcuino era coincisa con questa poetica apparizione. Giuseppe, arcivescovo di Tours, presiedette ai funerali di Alcuino, di cui aveva chiuso le palpebre, versando abbondanti lacrime. Non volle che l'illustre abate fosse inumato fuori dalla chiesa di San Martino, nel luogo che aveva designato la sua umiltà, ma all'interno stesso del tempio.
L'eredità intellettuale
Il testo censisce una vasta produzione che spazia dall'esegesi biblica ai trattati di grammatica, retorica e poesia.
## SCRITTI DEL BEATO ALCUINO.
Le opere di Alcuino furono pubblicate nel 1617 da André Duchesne; nel 1777, da J. Froben; e nel 1851, nella *Patrologia* di Migne, di cui forma il tomo cxxv.
Ci limiteremo qui a indicare sommariamente le opere che sono state attribuite ad Alcuino dai critici più autorevoli, rimandando, per maggiori dettagli, alla *Histoire des auteurs sacrés* di D. Ceillier e alla *Histoire littéraire de la France*.
1° *Questioni sulla Genesi*. Si tratta di brevi risposte date al sacerdote Sigulfo, sulle difficoltà presentate dal primo libro di Mosè.
2° Un piccolo trattato su queste parole della Genesi: *Facciamo l'uomo a nostra immagine*; scritto che un tempo si attribuiva a sant'Ambrogio o a sant'Agostino.
3° Tre opuscoli esplicativi dei salmi, composti su richiesta di Arnone, vescovo di Salisburgo.
4° Un trattato sull'Uso dei Salmi. L'autore mostra che, approfondendoli, non vi si trova solo la prova dei principali misteri della religione, ma anche consigli per tutti i bisogni della vita e preghiere per tutti gli stati dell'anima.
5° Una sorta di breviario dove sono distribuiti, secondo l'ordine delle serie, i salmi, gli inni e le orazioni che si devono recitare.
6° Un'amplificazione mistica su un versetto del Cantico dei Cantici.
7° Un Commento sull'Ecclesiaste, le cui interpretazioni sono principalmente mutuate da san Girolamo.
8° Un Commento sul Vangelo secondo san Giovanni, composto a San Martino di Tours, su richiesta della principessa Ghiselle e di Rictrude. La biblioteca di Laon ne possiede un bellissimo esemplare del IX secolo.
9° Un Trattato sulla Trinità, tratto in gran parte dalle opere di sant'Agostino.
10° Ventotto questioni sulla Trinità, che un tempo si attribuivano erroneamente a sant'Agostino.
11° Un Trattato sulla processione dello Spirito Santo, dove tutte le questioni sono risolte dalle testimonianze della Sacra Scrittura, dei Padri greci o latini e dei concili. La biblioteca di Laon possiede un esemplare di quest'opera (IX secolo).
12° Una lettera sulla Natura dell'Anima, indirizzata alla principessa Gentrade, designata con il nome di Eolalia.
Ecco un passaggio di questo scritto, che non manca di profondità. «L'anima prende nomi diversi, a seconda del valore delle sue operazioni. In quanto vive o fa vivere, è l'anima (anima). In quanto contempla, è lo spirito (spiritus). In quanto sente, è il sentimento (sensus). In quanto riflette, è il pensiero (animus). In quanto comprende, è l'intelligenza (mens). In quanto discerne, è la ragione (ratio). In quanto acconsente, è la volontà (voluntas). In quanto ricorda, è la memoria (memoria). Ma queste cose non sono affatto divise, quanto alla sostanza, come nei nomi: poiché, tutte queste cose, sono l'anima e una stessa anima».
13° Sette libri di controversia sulla natura di Gesù Cristo, contro gli errori di Felice, vescovo di Urgel, redatti verso l'anno 798.
14° Vari scritti polemici contro Elipando, vescovo di Toledo, dove sono combattute le stesse eresie dell'Adozionismo.
15° Sacramentario o Raccolta delle 32 messe votive che contengono solo le collette, le segrete, le prefazioni e le post-comunioni.
16° Trattato delle virtù e dei vizi, indirizzato al conte Gui. È una delle principali opere di morale che Alcuino abbia composto.
17° Trattati di grammatica e di retorica, facenti parte di un Trattato sulle sette arti, di cui il resto è perduto. Si sa che il trivio o etica comprendeva la grammatica, la retorica e la dialettica. Il quadrivio, insieme di istituzioni superiori, racchiudeva l'aritmetica, la geometria, la musica e l'astronomia. Queste sette arti liberali, che costituivano la filosofia, erano i gradi attraverso i quali ci si elevava fino alla teologia.
18° Un dialogo sulla retorica e le virtù tra l'autore e Carlo Magno.
19° Un dialogo dello stesso genere sulla dialettica.
20° Un colloquio tra Pipino e Alcuino, sui primi principi della filosofia.
I nostri lettori potranno giudicare la sottigliezza del genio di Alcuino dalla citazione seguente, che estraiamo da questo dialogo, sorta di catechismo poetico, dove sembra rivivere un ricordo dei canti sassoni.
PIPINO. Cos'è la scrittura? — ALCUINO. La custode della storia.
PIPINO. Cos'è la parola? — ALCUINO. Il tradimento del pensiero.
PIPINO. Cos'è la lingua? — ALCUINO. Il flagello dell'aria.
PIPINO. Cos'è l'aria? — ALCUINO. La guardia della vita.
PIPINO. Cos'è la vita? — ALCUINO. La gioia dei felici, il dolore degli infelici, l'attesa della morte.
PIPINO. Cos'è l'uomo? — ALCUINO. Lo schiavo della morte, l'ospite di un luogo, un viaggiatore che passa.
PIPINO. Cos'è il mare? — ALCUINO. Il cammino dell'audacia.
PIPINO. Cosa non stanca mai l'uomo? — ALCUINO. È il guadagno.
PIPINO. Cos'è il sogno di chi veglia? — ALCUINO. La speranza.
PIPINO. Cos'è l'amicizia? — ALCUINO. L'uguaglianza di due anime.
PIPINO. Cos'è la libertà? — ALCUINO. È l'innocenza.
21° Sermoni sulla vita e la morte di san Martino di Tours.
22° Una Vita di san Vaast, vescovo di Arras; revisione amplificata di una biografia anonima del VII secolo.
23° Una Vita di san Riquier, che compose all'abbazia di Centule, su preghiera di Angilberto, che ne era allora abate.
24° La Vita di san Willibrord, vescovo di Utrecht, seguita da un'omelia. Alcuino stesso stimava poco quest'opera che aveva dettato di notte, dopo le fatiche che gli imponeva ogni giornata di lavoro assiduo.
25° Lettere su una moltitudine di soggetti. Sono in numero di centoquindici nell'edizione di Duchesne, di duecentotrentatré nella Patrologia dell'abate Migne. Il loro insieme prova che, se Alcuino era profondamente legato a Carlo Magno, lo era ancora di più alla Chiesa e ai diritti della Santa Sede.
26° Duecentosettantadue pezzi di poesia, consacrati quasi tutti a soggetti di pietà; è probabile che il poema di Carlo Magno debba essere restituito a sant'Angilberto.
27° Una professione di fede che D. Ceillier si sforza di dimostrare autentica, mentre altri critici la respingono come apocrifa. Alcuni ne hanno persino attribuito la paternità al P. Chifflet, che l'ha edita nel 1656.
M. Fr. Monnier ha scoperto alla Biblioteca imperiale dei frammenti di un commento inedito su san Matteo, e alcuni altri pezzi, che ha pubblicato alla fine del suo scritto intitolato: Alcuin et Charlemagne.
Si è a lungo attribuito falsamente ad Alcuino il Trattato dell'Anticristo che è dovuto ad Adson; una spiegazione del canone della messa, che si è riconosciuto appartenere a Remigio, monaco di Saint-Germain d'Auxerre, e un gran numero di altre opere che passeremo sotto silenzio.
Grammatico, retore, poeta, filosofo, esegeta, controversista e teologo, Alcuino è stato l'uomo più dotto del suo secolo e, di concerto con Carlo Magno, il restauratore delle lettere in Francia. Aveva fatto uno studio approfondito dei Padri e soprattutto di sant'Agostino, al quale fece numerosi prestiti. Il suo stile è lungi dall'essere irreprensibile; i suoi versi non differiscono dalla prosa che per la cadenza delle misure; i suoi ragionamenti troppo prolissi mancano di nerbo; così si è concordi nel dire che ha avuto più genio che gusto, più erudizione che eloquenza, e più estensione che profondità nelle sue concezioni.
Il corpo del beato Alcuino non è mai stato sollevato da terra: le sole reliquie che ci abbia lasciato sono i manoscritti scritti di sua mano, di cui molti sono stati segnalati nel Voyage littéraire di due benedettini. La biblioteca dell'abbazia di Saint-Riquier possedeva e lasciò smarrire nel XVIII secolo un manoscritto intitolato: Messale di Gregorio e di Gelasio, arrangiato da Alcuino. È questa una perdita irreparabile per la storia della musica sacra.
M. Fr. Monnier pensa che la bibbia offerta a Carlo il Calvo, nell'845, dai religiosi di Tours, fosse stata scritta da Alcuino. Essa figura oggi al museo dei Sovrani.
La bibbia, scritta da Alcuino, che Carlo Magno ricevette al primo anniversario della sua incoronazione, e che menzionò nel suo testamento, fu portata al convento di Prum in Lorena, da Lotario I, quando vi prese l'abito monastico. Fu acquisita nel 1822, da M. de Speyr-Passavant, di Basilea, che ne ha pubblicato la descrizione. Una polemica si levò sui giornali del 1829, tra i principali bibliofili di allora, sull'autenticità di questo manoscritto. Ignoriamo cosa ne sia stato; non sarebbe lo stesso che, sotto il nome di Bibbia di Alcuino, è stato venduto a Londra, nel 1836, per la somma di 37.500 franchi?
Crediamo che nessun culto sia mai stato reso ad Alcuino. La qualifica di Santo gli è data da Ugo Ménard, Flodoardo e la cronaca di San Martino di Tours. È iscritto come Beato nei Martirologi di Rabano Mauro, Ghinies, Wien, Molanos, Bucolin, ecc.
Alcuino è rappresentato mentre scrive, o mentre tiene un libro, o mentre insegna davanti a un uditorio attento. I ritratti che si hanno di lui, in varie collezioni di stampe, sono certamente di fantasia. Al municipio di Aquisgrana, Alcuino figura in un affresco moderno che rappresenta Carlo Magno, che presiede alla costruzione della cattedrale di quella città. I Benedettini del monastero di Einsiedeln conservano preziosamente un antico ritratto di Alcuino.
Cfr. Hagiographie du diocèse d'Amicus, del canonico Corblat, di cui abbiamo abbreviato il lavoro.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a York verso il 735
- Allievo dell'arcivescovo Egberto
- Incontro con Carlo Magno a Parma nel 781
- Direzione della scuola palatina ad Aquisgrana
- Lotta contro l'eresia dell'adozionismo al concilio di Aquisgrana (799)
- Ritiro presso l'abbazia di San Martino di Tours nel 796
- Revisione e correzione di manoscritti sacri e profani
Miracoli
- Visione dell'universo bagnato dal sangue di Cristo durante una lezione
- Dono di profezia riguardante l'arrivo di visitatori e la successione di Ludovico il Pio
- Guarigione da mal di testa e mal di denti tramite l'uso del suo pettine dopo la morte
- Apparizione di un globo di fiamma e di una colomba alla sua morte
Citazioni
-
Si può essere attratti dalla fede, ma non costretti ad essa. Essere costretti al battesimo non giova alla fede.
Lettera di Alcuino -
Il Creatore del cielo e della terra non ha fatto altri uomini simili a quei due (Girolamo e Agostino), e voi vorreste averne una dozzina!
Dialogo con Carlo Magno