Eremita italiano rinomato per la sua santità, Pietro da Morrone fu eletto papa contro la sua volontà nel 1294 con il nome di Celestino V per porre fine a una lunga vacanza del potere. Consapevole della sua inettitudine agli affari politici, abdicò volontariamente dopo pochi mesi per ritrovare la solitudine. Finì i suoi giorni imprigionato dal suo successore Bonifacio VIII, lasciando dietro di sé l'Ordine dei Celestini.
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SAN PIETRO CELESTINO, PAPA
Origini e infanzia miracolosa
Undicesimo figlio di una famiglia pia di Isernia, Pietro manifesta precocemente doni spirituali e compie il miracolo del grano che matura prematuramente per obbedienza alla madre.
1221-1296. — Papi: Onorio III; Bonifacio VIII. — Imperatori di Germania: Federico II; Adolfo di Nassau.
« Si è nello stupore di avermi visto lasciare il papato, e io ammiro la mia semplicità nell'averlo accettato. »
Era originario del borgo di Isernia, ai confini tra l'Abruzzo e la Puglia, in Italia. Suo padre, che era agricoltore o fattore, si chiamava Angelerio, e sua madre Maria; avevano molta pietà e una grande carità verso i poveri. Dio diede loro dodici figli; Pietro fu l'undicesimo. Alla nascita di questo bambino, sua madre ebbe una visione nella quale le apparve rivestito di un abito religioso; il che le fece giudicare che avrebbe abbracciato questo beato stato. Era ancora giovane quando perse il padre. Sua madre, sebbene gravata da un così gran numero di figli, lo fece studiare, nonostante l'opposizione dei suoi amici e parenti. Il marito apparve a uno dei suoi vicini e lo pregò di dire alla moglie di persistere in questo disegno. Il bambino rispondeva mirabilmente alle cure e alle speranze della madre; divenne in poco tempo sapiente e pio: era già onorato nelle sue preghiere dalla visita degli angeli, della loro Regina e di san Giovanni Evangelista. Sua madre, alla quale egli fece di questi favori un racconto semplice e candido, volle provare se queste visioni fossero da Dio. In un tempo di carestia, mancando di pane per darlo ai suoi figli, ordinò a Pietro di andare a tagliare del grano nel suo campo, sebbene fosse ancora tutto verde e mancasse molto tempo alla mietitura; egli andò per obbedienza e ne riportò del grano bellissimo e maturo. Questo miracolo riempì di gioia la pia madre e lo fece rispettare dai suoi fratelli, che fino ad allora erano gelosi e mormoravano a causa dei privilegi di cui godeva nella famiglia.
Vocazione eremitica e sacerdozio
Dopo aver rinunciato a un pellegrinaggio a Roma, si stabilì come eremita in alcune grotte, subendo tentazioni demoniache prima di essere ordinato sacerdote.
La luce della grazia crescendo di giorno in giorno nella sua anima, egli risolse di rinunciare al mondo e di abbracciare una vita penitente e solitaria. Volle, innanzitutto, visitare le tombe degli Apostoli a Roma; ma fu fermato lungo il cammino da una terribile tempesta e, essendosi ritirato in una chiesa di San Nicola, Dio gli ispirò di rinunciare al suo viaggio per iniziare la vita eremitica. Si ritirò dunque in una foresta dove dimorò sei giorni in un digiuno e una preghiera continui. In seguito scalò una montagna spaventosa e si alloggiò in una caverna che somigliava a una tomba, senza avere altro letto che la terra né altro vestito che il cilicio. Osservò in quel luogo un digiuno perpetuo per tre anni e vi sostenne tentazioni terribili, dalle quali il demonio lo tormentò senza tregua. Talvolta gli rappresentava che sarebbe stato omicida di se stesso trattando il suo corpo con tanto rigore; talvolta si mostrava a lui sotto forme umane che lo sollecitavano al male; talvolta eccitava in lui movimenti sensuali; ma, d'altro canto, il Santo era fortificato da frequenti visite degli angeli; e poiché era, ogni notte, svegliato dal suono di una campana celeste che udiva, non mancava mai di alzarsi nel mezzo della notte per mettersi in preghiera. Alcune persone di virtù lo visitarono anche in quella solitudine e, conoscendo le sue tentazioni, gli consigliarono di farsi sacerdote, affinché, accostandosi spesso al santo altare, ricevesse più forza per resistervi; egli seguì questo consiglio, sebbene la sua umiltà vi ripugnasse molto: per questo se ne andò a Roma per ricevervi gli ordini sacri.
Al suo ritorno, passò per Faifola, dove prese l'abito di San Benedetto nel monastero di Nostra Signora; ma il suo abate, avendo notato in lui un'attrazione per una vita più austera, gli permise di ritirarsi sul monte Morrone, vicino a Sulmona, da dove, da pprima, scac mont Mourron Luogo di ritiro eremitico vicino a Sulmona. ciò un terribile serpente. Dimorò cinque anni in quel deserto, soffrendovi la fame, la sete, il freddo, il caldo e tutte le altre austerità corporali. Diceva anche ogni giorno la messa con una purezza di cuore e un fervore incredibili. Tuttavia, facendo riflessione che i Paolo, gli Antonio, i Benedetto e tanti altri santi solitari non si erano giudicati degni di offrire un così formidabile sacrificio, entrò in una grande pena se non gli sarebbe stato più vantaggioso desistere da quel santo ministero che continuare le sue funzioni sacerdotali, tanto più che la messa che celebrava attirava molta gente alla sua cella; ma fu liberato da questa inquietudine dall'abate di Faifola, che, morto da poco, gli apparve durante la sua preghiera e gli disse di continuare ciò che aveva iniziato, perché Dio lo aveva in grande gradimento; e poiché egli obiettò che non aveva il merito di tanti Santi, i quali, nondimeno, non avevano voluto essere sacerdoti, quel santo abate gli rispose: «E chi è», figlio mio, «che potrebbe essere degno di un ministero così augusto? Gli angeli stessi non lo sono. Sacrificate, sacrificate; ma fatelo con timore e con riverenza». Il servo di Dio, per non lasciarsi ingannare da quell'apparizione, la comunicò al suo confessore, che l'approvò e lo esortò a celebrare ogni giorno: cosa che egli fece. Ebbe nondimeno un altro scrupolo che lo tormentò molto più del precedente, sempre sulla celebrazione quotidiana del santo sacrificio, a causa di alcuni accidenti che gli accadevano la notte, dormendo; ma Nostro Signore gli tolse ancora questa pena: poiché si fece vedere a lui durante il sonno e gli insegnò che ciò che ci accade involontariamente non deve impedirci di ricevere il corpo e il sangue di Gesù Cristo, alimento necessario alla nostra anima.
Fondazione dell'Ordine dei Celestini
Sul monte Majella, fonda una comunità sotto la regola di San Benedetto, segnata da segni celesti e da un'estrema austerità.
Dopo essere rimasto cinque anni sul monte Morrone, Pietro si ritirò, nel 1251, sul monte Majella con due discepoli, ma questo numero aumentò rapidamente: tale fu l'origine dell'Ordine dei Celestini. Que Ordre des Célestins Principale ordine religioso a cui apparteneva Jean Bassand. sti religiosi alloggiavano in capanne fatte di spine e rami. La loro solitudine era così spaventosa che fu loro consigliato di cambiarla; ma Dio la rese loro cara con grazie straordinarie, con segni sensibili della sua presenza. Per tre anni, videro una colomba misteriosa, più bianca della neve, volteggiare nel loro oratorio. Spesso campane invisibili li chiamavano agli uffici divini, con maggiore o minore armonia, a seconda della qualità delle feste e delle solennità, e suonavano particolarmente all'elevazione della santa ostia. Anche degli estranei le udirono; molti furono convertiti e altri furono guariti da varie malattie ascoltandole. Questo suono stesso era talvolta accompagnato o seguito da voci celesti, perfettamente articolate, che creavano un'ammirabile musica, di cui le orecchie del Santo e quelle dei suoi figli erano incantate. Infine, quando la chiesa fu pronta per essere dedicata, Pietro vide degli angeli, vestiti di bianco, che si dicevano l'un l'altro: «Dedichiamo la chiesa»; in seguito, ne compirono le cerimonie e ne celebrarono l'ufficio, e il nostro Santo con loro, rivestito di un abito dello stesso colore, senza sapere chi glielo avesse dato.
Tuttavia gli spiriti maligni non tralasciarono nulla per arrestare i progressi di questa comunità nascente; vi eccitavano incendi fantastici e apparivano sotto forme orribili; lanciavano grida spaventose e maltrattavano i religiosi, e li avrebbero costretti ad abbandonare quel luogo, se il concorso del cielo e la saggia direzione del loro superiore non li avessero sostenuti.
Pietro diede loro la Regola di San Benedetto, con alcune costituzioni particolari; quanto a lui, non è credibile con quale severità trattasse il suo corpo: mangiava solo pane di segale, molto nero e molto duro, e digiunava quattro quaresime all'anno, durante le quali a stento prendeva cibo una volta ogni tre giorni, e ce n'erano tre in cui non mangiava affatto pane, ma solo erbe crude. Portava sulla carne nuda un cilicio di crine di cavallo tutto seminato di nodi, e una catena di ferro, talvolta un cerchio di ferro. Prendeva, in questo stato, il suo breve riposo, coricandosi, per così dire, sul ferro, come se la terra non fosse abbastanza dura: non aveva per guanciale che un pezzo di legno o una pietra. Fu necessario che una voce celeste lo avvertisse di moderare queste austerità. Ebbe il dono dei miracoli e della profezia. Dio gli rivelava spesso i pensieri più segreti dei suoi religiosi e persino delle persone secolari. Un notaio, malato da nove anni, avendo risolto di raccomandarsi alle preghiere del nostro Santo, fu guarito da questa sola risoluzione, prima ancora di averla eseguita. Venne a ringraziare Pietro: questi gli rivelò una malattia spirituale che era stata causa della malattia corporea, e guarì la sua anima come aveva guarito il suo corpo.
Riconoscimento al Concilio di Lione
Pietro si reca a piedi al concilio di Lione nel 1274 per far confermare il suo ordine da papa Gregorio X, moltiplicando i miracoli durante il suo viaggio.
Questo santo fondatore, avendo appreso che tutte le Congregazioni religiose che non erano state approvate dalla Santa Sede sarebbero state soppresse nel concilio di Lione (1274), andò, con due dei suoi discepoli, a trovare pa pa Gregorio X. pape Grégoire X Papa che ha convocato il concilio di Lione. Non temette di intraprendere un viaggio così lungo e penoso a piedi, sebbene fosse molto indebolito ed esausto per le sue austerità. Quando fu arrivato, perorò la causa del suo Ordine meno con le parole che con i miracoli. Volendo il Papa ascoltare la sua messa, gli ufficiali gli presentarono degli ornamenti assai preziosi; ciò feriva l'umiltà di Pietro: egli desiderava avere gli ornamenti semplici di cui si serviva nel suo deserto. Cosa meravigliosa! Dio esaudì il desiderio del suo servo, e gli angeli, in quell'istante, portarono quegli ornamenti e glieli presentarono per vestirsi; e, quando, per prenderli, si tolse la cocolla, essa rimase sospesa in aria, senza che nessuno sembrasse sostenerla: ciò durò per tutta la messa. Alla vista di tali prodigi, il Papa e il concilio non esitarono più a confermare il suo Ordine, e ne fecero spedire le Bolle. Partì dunque da Lione molto soddisfatto; e, dopo essere stato liberato lungo il cammino da un gran numero di pericoli, con il soccorso di un cavaliere celeste che lo accompagnò, arrivò felicemente al suo deserto della Majella, dove fu ricevuto dai suoi figli come in trionfo e con una gioia incredibile. I beni che erano stati usurpati ai suoi monasteri, con il pretesto che quell'Ordine non fosse approvato, furono loro subito restituiti. Solo il vescovo di Chieti rifiutò di rendere quelli di cui si era impossessato; ma Dio, il difensore degli oppressi, gli inviò una grave malattia. Egli aprì infine gli occhi, e riparò a tutti i danni che aveva fatto a quei religiosi, e, oltre a ciò, li esentò per l'avvenire dalla sua giurisdizione.
Pietro, dopo aver così stabilito il suo Ordine, gli diede diversi regolamenti per far rivivere lo spirito e la disciplina di san Benedetto nella loro integrità primitiva: poiché, prima di lui, i Benedettini d'Italia, dove le Riforme di Cluny e di Cîteaux non si erano ancora introdotte, non avevano più nulla di monastico se non il nome e l'abito.
Dio benedisse la nuova Congregazione benedettina: in brevissimo tempo, Pietro ebbe la consolazione di vederla composta da trentasei monasteri, dove più di seicento religiosi conducevano una vita assai edificante. Il suo zelo, uscendo da quelle case, si estendeva su tutte le popolazioni circostanti, dove ristabilì i costumi cristiani, placò le discordie e soccorse i poveri e i malati; egli sacrificava a quest'ultima opera persino gli ornamenti e i vasi sacri dei suoi monasteri. Ma, temendo il turbamento e la dissipazione, risolse di nascondersi in una solitudine. Si ritirò dapprima in un deserto chiamato San Bartolomeo in Legio, dove cambiò l'acqua in vino per la celebrazione dei Misteri; in seguito, fuggì con due discepoli in una caverna della valle dell'Orfente, che era di così difficile accesso, che vi poté scendere solo attaccandosi alle rocce con dei ganci; ma presto i fedeli, attirati dalle sue virtù, vi accorsero in folla, sia per godere della sua conversazione, sia per ascoltare la sua messa, sia per ricevere la sua benedizione, con la quale rendeva miracolosamente la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, la parola ai muti e la salute ai malati. Pietro, vedendo che Dio si opponeva al suo desiderio di solitudine, evitò a quelle popolazioni la pena di venire a cercarlo così lontano: ritornò al suo monastero del Monte Morrone, e, affinché la folla potesse più facilmente ascoltare la sua messa, fece erigere un altare apposito. La prima volta che vi celebrò il santo sacrificio, tre indemoniati furono guariti: questo miracolo lo rese tutto confuso; se ne lamentò con Dio, pregandolo di servirsi d'ora in poi di uno strumento meno indegno per operare le sue meraviglie. Ma più fuggiva gli onori, meno vi sfuggiva.
L'inaspettata elezione al soglio di Pietro
Dopo una vacanza di due anni, l'eremita viene eletto papa all'unanimità e incoronato all'Aquila con il nome di Celestino V.
Morto papa Niccolò IV nel 1292, la Santa Sede rimase vacante per ventisette mesi, poiché non si riusciva a trovare un accordo sulla scelta del successore. Ne potevano derivare grandi mali per la Chiesa. Pietro da Morrone ebbe la rivelazione che, se non si fosse eletto presto un Papa, l'ira di Dio si sarebbe scatenata. Ne scrisse a un cardinale, che rese partecipe di questa notizia gli altri cardinali. Essi si intrattennero a parlare di quest'uomo santo; l'uno sottolineava l'austerità della sua vita, l'altro le sue virtù, l'altro i suoi miracoli. Qualcuno propose di eleggerlo Papa; si deliberò, si raccolsero i suffragi che furono unanimi: poiché tutti si sentirono come ispirati a eleggere Pietro da Morrone. Cinque deputati furono incaricati di notificargli tale elezione. Si recarono alla città di Sulmona, poi salirono la montagna alta e scoscesa dove viveva il santo recluso; giunti alla sua cella, ricevettero udienza attraverso una finestra inferriata: videro un vecchio di circa settantadue anni, pallido, estenuato dai digiuni, la barba ispida, gli occhi gonfi per le lacrime che aveva versato a questa spaventosa notizia, poiché la conosceva già. Gli raccontarono le circostanze della sua elezione e gli consegnarono il decreto: Pietro lo esaminò e, dopo aver pregato, non vedendo modo di opporsi alla volontà di Dio, accettò. Non appena la notizia fu nota, popolo, clero, principi, tutti accorsero per vedere l'uomo santo e accompagnarlo alla cattedrale dell'Aquila, dove doveva avvenire la sua incoronazione. Vi entrò montato su un asino la cui briglia era tenuta, a destra e a sinistra, dai due re di Sicilia e d'Ungheria. Questa umile cavalcatura ricordava agli spettatori l'ingresso del Salvatore a Gerusalemme. Quando fu sceso dall'asino, un contadino vi pose sopra il figlio, che era paralizzato alle gambe, e quel bambino fu guarito. Pietro fu consacrato e incoronato il 29 agosto Célestin V Eremita divenuto papa, celebre per la sua abdicazione. e prese il nome di Celestino V, che fu, da allora, dato ai monaci che egli aveva istituito.
La grande rinuncia
Consapevole della sua inesperienza e desideroso di ritrovare la solitudine, abdicò volontariamente nel dicembre 1294, un atto commentato da Dante e Petrarca.
Le intenzioni di Celestino furono sempre pure: aveva un grande senso, era Santo; ma queste qualità non bastavano per un incarico così grande; Dio, elevandolo ad esso, non si proponeva senza dubbio altro che di porre fine alla divisione dei cardinali e di far brillare, in mezzo a tante ambizioni, un grande esempio di umiltà. Pietro, ignorando il diritto canonico, conosceva poco la lingua latina; non aveva alcuna esperienza degli uomini e degli affari. Ebbe presto degli scrupoli sul modo in cui governava la Chiesa e consultò diversi canonisti, tra gli altri il cardinale Benede tto Caetani, per sapere cardinal Benoît Cajétan Papa che nominò Luigi alla sede vescovile di Tolosa. se un Papa avesse il diritto di abdicare. Gli risposero che poteva farlo con un motivo sufficiente. Diffusasi questa notizia, non si tralasciò nulla per distogliere il santo Papa da un tale progetto; si fecero persino a tal fine delle preghiere pubbliche. Tuttavia, il 13 dicembre 1294, giorno di santa Lucia, Celestino tenne un concistoro a Napoli, dove, essendo seduto con i cardinali, rivestito del manto scarlatto e degli altri ornamenti pontifici, tirò fuori un foglio chiuso e, dopo aver proibito ai cardinali di interromperlo, lo aprì e vi lesse quanto segue:
« Io, Celestino, papa, quinto del nome, mosso da cause legittime di umiltà e dal desiderio di una vita migliore; non volendo ferire la mia coscienza; giustamente spaventato dalla debolezza del mio corpo, dal difetto di scienza e dalla malignità del popolo; per trovare il riposo e la consolazione della mia vita passata, lascio volontariamente e liberamente il papato, rinuncio espressamente a tale carica e a tale dignità, dando, fin da ora, al sacro collegio dei cardinali, la piena e libera facoltà di eleggere canonicamente un Pastore della Chiesa universale ».
A questa lettura i cardinali non poterono trattenere i loro sospiri e le loro lacrime, e Matteo Rosso Orsini, il più anziano diacono, disse, a nome di tutti, a Celestino: « Santissimo Padre, se non è possibile farvi cambiare risoluzione, fate una costituzione che stabilisca espressamente che ogni Papa può rinunciare alla propria dignità, e che il collegio dei cardinali può accettare le sue dimissioni ». Celestino l'accordò; Matteo dettò la costituzione, e fu inserita nel testo delle decretali. Allora Celestino uscì dal concistoro e i cardinali, dopo aver deliberato, accettarono la sua abdicazione. Quando rientrò, fece versare loro ancora delle lacrime, poiché si era spogliato di tutti i segni della sua dignità ed era vestito da semplice monaco. Erano passati cinque mesi e alcuni giorni da quando era stato eletto, e tre mesi e mezzo da quando era stato consacrato (1294).
Questa abdicazione fu giudicata in modi diversi; alcuni vi videro debolezza, altri grandezza d'animo e umiltà. Non è affatto provato che il biasimo Dante Alighieri Poeta fiorentino che ha verosimilmente criticato l'abdicazione del santo. di Dante Alighieri, nel terzo canto del suo *Inferno*, sia rivolto a Celestino V. Ecco cosa ne pensa un altro poeta di Firen Pétrarque Poeta che ha lodato l'umiltà dell'abdicazione del santo. ze, Petrarca: « Questa azione », dice, « suppone una grandezza d'animo tutta divina, che non può incontrarsi se non in un uomo perfettamente convinto del nulla di tutte le dignità del mondo. Il disprezzo degli onori viene da un coraggio eroico, e non da pusillanimità. Al contrario, il desiderio degli onori possiede solo un'anima che non ha la forza di elevarsi al di sopra di se stessa! ». Dio volle egli stesso giustificare la condotta di Celestino: poiché, il giorno dopo la sua abdicazione, guarì un uomo che era zoppo da entrambi i lati, dandogli la sua benedizione alla fine della messa, e compì, per il resto della sua vita, numerosi e grandi miracoli. Questo santo uomo aveva predetto che il suo successore sarebbe stato il cardinale Benedetto Caetani (Bonifacio VIII); eletto questo Papa, Celestino andò subito a trovarlo e gli baciò i piedi.
Prigionia a Fumone e trapasso
Perseguitato dal suo successore Bonifacio VIII, viene imprigionato nella cittadella di Fumone dove muore santamente nel 1296.
Bonifaci Boniface Papa che nominò Luigi alla sede vescovile di Tolosa. o, temendo che si abusasse della semplicità di Pietro per fargli riprendere la dignità a cui aveva rinunciato, o addirittura per riconoscerlo suo malgrado, col pretesto che non avesse potuto abdicare, come in effetti alcuni sostenevano, decise di tenerlo vicino a sé per meglio sorvegliarlo; ma il Santo, che sospirava la libertà della solitudine, fuggì segretamente. In viaggio, apprese che Bonifacio lo faceva inseguire; allora decise di attraversare il mare e giunse con tale intenzione al monastero di San Giovanni in Piano. Il vento contrario lo trattenne lì: fu arrestato e condotto da Bonifacio, che lo ricevette bene. Molti consigliavano al Papa di metterlo in libertà e di rimandarlo nel suo monastero; ma Bonifacio, che temeva sempre uno scisma, fece sorvegliare strettamente il nostro Santo da sei cavalieri e trenta soldati, nella cittadella di Fumone, a nove migl citadelle de Fumone Cittadella dove il santo fu imprigionato fino alla morte. ia da Anagni.
Gli venivano fornite abbondantemente le cose necessarie, di cui egli usava molto sobriamente, mantenendo la sua antica astinenza, ma non gli si permetteva di vedere nessuno. Chiese due fratelli del suo Ordine per celebrare con loro l'ufficio divino: gli furono accordati. Ma questi fratelli non potevano sopportare una prigione così stretta: si ammalavano e venivano sostituiti da altri. Questa prigione serviva a Pietro da cappella e da camera: era così piccola che non poteva coricarvisi se non appoggiando la testa contro l'altare. Lungi dal lamentarsi, il Santo ripeteva spesso queste parole: «Non desideravo nulla al mondo se non una cella, e questa cella mi è stata data».
Tuttavia, la notte prima della vigilia di San Giovanni Battista, questo divino Precursore apparve in sogno al papa Bonifacio, minacciandolo di una severa punizione da parte di Dio se avesse afflitto ulteriormente il santo prigioniero. Questo Papa, tutto spaventato, gli inviò tre cardinali per consolarlo nella sua prigione, senza tuttavia dire loro ciò che aveva visto. Vi arrivarono il giorno di San Giovanni di buon mattino e trovarono all'altare Celestino che celebrava la messa per i defunti. Ne furono molto stupiti; ma lo furono ancora di più quando, dopo la consacrazione, lo videro sollevato da terra con la santa ostia e tutto risplendente di luce. Dopo la messa, egli si avvicinò a loro e, poiché Dio gli aveva rivelato il motivo del loro viaggio, li prevenne e disse loro: «Andate, dite al Papa da parte mia che non si affligga per la visione che ha avuto; che io sono molto contento della mia condizione e non ne desidero un'altra, e che gli prometto di pregare Dio per la sua prosperità». Questa dolcezza ammirevole stupì i cardinali ancora più delle meraviglie che avevano appena visto. Lodarono la sua costanza e la sua virtù, e gli testimoniarono allo stesso tempo il dolore che provavano nel vederlo in quello stato. In seguito, gli chiesero perché, in un giorno così solenne, avesse detto la messa da Requiem e di così buon mattino: «È», disse, «perché il mio buon amico, il re d'Ungheria, è morto questa notte; e poiché Dio mi ha fatto conoscere il vostro arrivo, ho temuto che esso mi facesse differire il santo sacrificio e che non potessi sollevare la sua anima abbastanza presto». Assicurò loro anche che quel re era stato liberato dal purgatorio per la virtù della santa messa e che godeva del regno dei cieli.
L'anno dopo, il giorno di Pentecoste, dicendo la messa, ricevette tante consolazioni che il suo corpo, non potendo sopportarle, la sua anima cominciò ad abbandonarlo. Ne diede avviso alle sue guardie e disse loro che, la domenica seguente, non sarebbe stato più al mondo. In effetti, dopo aver ricevuto gli ultimi Sacramenti e aver perseverato tutta la settimana, giorno e notte, a pregare e a dare lodi a Dio, terminò infine la sua vita proferendo queste parole del Salmista: «Ogni spirito lodi il Signore!». Fu il sabato sera, nell'ottava di Pentecoste, l'anno di Nostro Signore 1296, e della sua età l'ottantunesimo.
Culto, reliquie e posterità
Canonizzato nel 1313, i suoi resti furono trasferiti all'Aquila. Il suo ordine si sviluppò in Europa prima di subire soppressioni e restaurazioni.
Nelle arti, la sua abdicazione, tratto più distintivo della sua vita, viene espressa da una colomba che si suppone gli porti l'ispirazione dal cielo e gli sussurri la legge all'orecchio. — Si esprime lo stesso fatto nel modo seguente: il Santo, in abito celestino, è in piedi: ai suoi piedi c'è la tiara; nella mano sinistra le chiavi e, su un braccio, la casula pontificale. Talvolta, e questo modo è ancora più espressivo, egli tiene la tiara per la sommità ed è nell'atteggiamento di un uomo che sta per posare un oggetto a terra.
## CULTO E RELIQUIE. — SCRITTI. — ORDINE DEI CELESTINI.
Il corpo di questo santo Papa fu portato con grande onore e pompa, per ordine del sovrano pontefice Bonifacio VIII, presso la città di Ferentino, in una chiesa del suo Ordine che egli stesso aveva fatto costruire in onore di sant'Antonio. Fu sepolto davanti all'altare maggiore e si venera ancora il luogo dove riposò. Miracoli senza numero avvennero alla sua tomba e in vari luoghi, soprattutto nella sua antica cella e nel monastero e nella chiesa dello Spirito Santo, vicino a Sulmona, dove si conserva una catena che aveva portato il beato penitente. Queste meraviglie spinsero papa Clemente V a compiere con la massima solennità la cerimonia solenne della sua canonizzazione, il 5 maggio dell'anno 1313.
La traslazione del beato Padre, da Ferentino all'Aquila, di cui l'Ordine celebra l'anniversario ogni anno il 15 febbraio, ebbe luogo nello stesso giorno, l'anno 1327. Gli abitanti di Ferentino non furono privati interamente delle reliquie del Santo; si lasciò nel sepolcro il cuore del beato Padre. Essi portarono nella loro città questa preziosa reliquia e la deposero nella chiesa di Santa Chiara, dell'Ordine di San Francesco, dove si venera ancora oggi. Si custodivano nel monastero di Sant'Antonio alcune altre reliquie del Santo, in particolare una delle mascelle, una mitra preziosa, una cintura pontificale, una stola, un manipolo, frammenti del suo cilicio e dei suoi sandali. Si conserva anche, nel piccolo oratorio che tocca la chiesa e dove egli era solito ritirarsi per raccogliersi e pregare, una vecchia croce di legno di cui si serviva abitualmente per scacciare il demonio.
Fu nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, all'Aquila, che furono depositate le ossa benedette di san Pietro Celestino, che divenne da allora il patrono di questa città. Il corpo santo, posto in un'arca d'argento, vi è sempre conservato. All'apertura di quest'arca, che ha luogo due volte l'anno, un dolce profumo si esala che inebria la pia assemblea. Queste due ostensioni hanno luogo il 19 maggio, giorno della festa del Santo, e il 29 agosto, anniversario della sua incoronazione. Oltre alla vasta e sontuosa chiesa di Collemaggio, è stata eretta una cappella particolare con un ricchissimo mausoleo per rinchiudervi il santo tesoro delle sue reliquie. Gli abitanti delle contrade vicine vi giungono in pellegrinaggio il giorno delle feste del Santo.
Si vede ancora nella chiesa di Sant'Eusebio, a Roma, l'altare di san Pietro Celestino, con un quadro che rappresenta la sua rinuncia al sovrano pontificato.
La chiesa parrocchiale di Saint-Didier, ad Avignone, possiede una parte di una delle mascelle del Santo. L'antica chiesa abbaziale di Santa Maria di Casalucco, nella città di Aversa, possedeva un frammento della stessa reliquia; esso è ancora nelle mani del parroco della suddetta chiesa, oggi parrocchiale. Il 19 maggio 1872, Monsignor Luigi Filippi, vescovo dell'Aquila, non potendo ottenere dalle autorità rivoluzionarie la reliquia insigne che la sua alta pietà riserva per tempi migliori ai Celestini dell'Ordine di San Benedetto e della Congregazione di Francia, recentemente ristabilita in Francia, ebbe la fortuna di staccare un prezioso frammento che arricchisce oggi (1874) l'altare principale della loro cappella, a Bar-le-Duc (diocesi di Verdun). Anche la cattedrale di Soissons possiede, ai nostri giorni, una delle sue reliquie.
L'augusto e santo fondatore dei Celestini ci ha lasciato: 1° Il Libro delle sue confessioni; 2° un Salterio scritto di sua mano; 3° dei Sermoni e Opuscoli il cui carattere semplice, pratico e luminoso, ricorda la ingenuità persuasiva ed eloquente dei Padri della Chiesa, sull'Amore di Dio e l'Amore del secolo, sulla Purificazione della coscienza tramite la confessione, sulla Penitenza e la Mortificazione, sull'Umiltà, sulle Tribolazioni, sul Disprezzo delle ricchezze, sul Pericolo delle delizie, sul povero peccatore, ecc., ecc.
Gli Opuscoli del nostro Santo portano i seguenti titoli: 1° Il Libro della Regola con litanie e varie orazioni; 2° il Commentario della sua stessa vita; 3° Della Perfezione dei religiosi; 4° Trattato dei vizi e delle virtù; 5° della Vanità dell'uomo; 6° Raccolta di esempi e di sentenze dei Santi Padri, disposto secondo l'ordine dei titoli; 7° Sommario dei santi Canoni. Questi Opuscoli, in gran parte, furono stampati a Napoli, nel 1640, per cura del Celestino Téléra, sotto questo titolo: *La Somma degli Opuscoli di san Pietro Celestino*.
Dopo la morte del beato Padre, l'Ordine dei Celestini ebbe grandi sviluppi e il numero dei suoi monasteri crebbe con rapidità non solo in Italia, ma in Francia, sotto gli auspici protettori di Filippo il Bello. Tra i monasteri Celestini di Francia, quello di Parigi occupa il primo rango. La sua chiesa era la più ricca della capitale per i suoi notevoli monumenti funerari. Tra i tesori sacri che l'arricchivano si trovava la mascella inferiore di san Pietro Celestino. Un dente vi era ancora attaccato. Questa reliquia fu portata da Jean Faber, priore di Norcia, che la prese dal monastero di Collemaggio, all'Aquila; ne lasciò una parte ai Celestini di Avignone dove è ancora conservata, così come abbiamo detto più sopra. Vi era anche nel monastero di Parigi una casula di cui il Santo si serviva per celebrare la messa: era stata ceduta, il 10 aprile 1662, dai Celestini di Ambert che ne possedevano due.
Queste reliquie, conservate dall'ultimo sacrestano religioso della casa, erano state depositate all'arcivescovado di Parigi dove sono state profanate e distrutte nel 1830 e 1831. L'Ordine dei Celestini era stato soppresso in Francia, nonostante le proteste dell'Abate generale, residente in Italia, per gli intrighi di un uomo senza fede, di un empio, il troppo famoso Loménie de Brienne, arcivescovo di Tolosa, che era legato alle sette massoniche e aveva pronunciato i giuramenti infami in una loggia tedesca. Questo Ordine si è appena ristabilito in Francia, sotto il titolo di Celestini dell'Ordine di San Benedetto e della Congregazione di Francia.
Il solo monastero dei Celestini, in Belgio, era quello di Nostra Signora Annunziata di Heverlé, vicino a Lovanio. Fu soppresso alla fine del secolo scorso e la bella chiesa, che racchiudeva i mausolei della famiglia di Crouy, suo fondatore, fu distrutta dalle fondamenta. Un solo monumento scampò alla devastazione, il mausoleo del cardinale-arcivescovo di Toledo, Guillaume de Crouy. S. A. S. il duca Prosper d'Arenberg l'ha fatto restaurare e poi collocare nella chiesa dei Cappuccini, a Enghien.
Vedere, per maggiori dettagli, la *Vie admirable de saint Pierre Célestin, Pape, fondateur de l'Ordre des Célestins*. 1 volume in-8° raisin. Bar-le-Duc, stamperia dei Celestini.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Isernia verso il 1221
- Ritiro eremitico sul monte Morrone e sulla Maiella
- Fondazione dell'Ordine dei Celestini (approvato nel 1274)
- Elezione al pontificato dopo 27 mesi di vacanza della Santa Sede (1294)
- Consacrazione e incoronazione il 29 agosto 1294
- Abdicazione volontaria il 13 dicembre 1294
- Imprigionamento nella rocca di Fumone per ordine di Bonifacio VIII
- Morto nel 1296 all'età di 81 anni
- Canonizzazione da parte di Clemente V il 5 maggio 1313
Miracoli
- Trasformazione di grano verde in grano maturo per obbedienza
- Trasformazione dell'acqua in vino a Saint-Barthélemy en Loge
- Guarigione di un bambino storpio durante il suo ingresso all'Aquila
- Levitazione durante la messa davanti ai cardinali a Fumone
- Campane celesti e musica angelica udite nel suo oratorio
Citazioni
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Si stupiscono che io abbia lasciato il papato, e io ammiro la mia semplicità nell'averlo accettato.
Attribuito al Santo -
Non desideravo altro al mondo che una cella, e questa cella mi è stata data.
Parole in prigione a Fumone