19 maggio 13° secolo

Sant'Ivo

Hélory de Kermartin

Giudice, avvocato e sacerdote

Festa
19 maggio
Morte
19 mai 1303 (naturelle)
Epoca
13° secolo

Nato in Bretagna nel XIII secolo, sant'Ivo fu un magistrato e sacerdote esemplare, celebre per la sua integrità e la sua difesa gratuita dei poveri. Soprannominato l'avvocato dei bisognosi, visse in un'estrema austerità pur esercitando le funzioni di officiale. È oggi il patrono universale delle professioni giuridiche.

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Sezioni di lettura: 9

SANT'IVO, GIUDICE, AVVOCATO E SACERDOTE

Vita 01 / 09

Origini e formazione intellettuale

Yves nasce nel 1253 in Bretagna in una famiglia nobile e pia, prima di intraprendere brillanti studi di diritto e teologia a Parigi e Orléans.

Questo celebre avvocato dei poveri, delle vedove e degli orfani, nacque nella Bretagna armoricana, nella diocesi di Tréguier, il 17 ottobre 1253. I suoi genitori non erano tra i meno considerevoli tra i nobili, ma erano ancora più illustri per la loro pietà e per i grandi esempi di virtù che offrivano a tutti. Suo padre, Helory, era signore di Kermartin, distante da Tréguier un quarto di lega, e sua madre si chiamava Azou de Kenequis. Poiché questa dama, che era di uno straordinario merito, apprese per rivelazione la futura santità di suo figlio, persuase il marito a dargli presto precettori saggi e abili, per formarlo allo stesso tempo alla pietà cristiana e alle scienze.

All'età di quattordici anni, Yves Yves Sacerdote, giudice e avvocato bretone, celebre per la sua carità e integrità. fu mandato dai suoi genitori alle scuole di Parigi, famose e molto frequentate. Vi divenne molto sapiente in filosofia e in teologia, e soprattutto nel diritto canonico, al quale si applicò particolarmente. All'età di ventiquattro anni, andò a Orléans a studiare il diritto civile, sotto il famoso giureconsulto, maestro Pierre de La Chapelle, in seguito ves covo di Tolosa e poi cardina maître Pierre de La Chapelle Giureconsulto, vescovo di Tolosa e cardinale, professore di Ivo a Orléans. le (1277). A Orléans come a Parigi, Yves consacrava i giorni e una parte delle notti allo studio, dopo aver adempiuto ai suoi doveri di pietà. Quando fu di ritorno in Bretagna, Maurice, arcivescovo di Rennes, lo nominò suo uff iciale. In questo impiego, co Maurice, archevêque de Rennes Imperatore bizantino regnante alla fine della vita di Simeone. ntinuò le sue austerità, le sue elemosine e i suoi studi: seguì le dotte lezioni di un religioso francescano, che spiegava la Sacra Scrittura e insegnava la teologia che viene chiamata positiva, attraverso sapienti commentari sul quarto libro delle Sentenze.

Vita 02 / 09

Carriera ecclesiastica e ministeri

Nominato officiale a Rennes e poi a Tréguier, divenne sacerdote e si dedicò alle parrocchie di Trédrez e Lohanec.

Fu a Rennes che ricevette gli ordini sacri, eccetto il sacerdozio. Tuttavia, Al ain de Bruc, Alain de Bruc Vescovo di Tréguier che ordinò sacerdote Yves. vescovo di Tréguier, reclamò Yves, come un bene che gli apparteneva. Il nostro Santo rispose alla chiamata del suo vescovo, cambiando non ufficio, ma tribunale. Nel 1285 il nostro Santo fu nominato parroco di Trédrez da Alain de Bruc, che lo ordinò sacerdote. Per meglio adempiere ai suoi doveri di pastore, si dimise dall'incarico di officiale (1288). Dopo aver dimorato otto anni nella cura di Trédrez, fu incaricato di quella di Lohanec fino alla sua morte.

Vita 03 / 09

Ascetismo e profonda umiltà

Il santo conduce una vita di privazioni estreme, indossando il cilicio e praticando digiuni rigorosi, rifiutando al contempo gli onori legati alla sua sapienza.

Questo degno ecclesiastico aveva un'umiltà così profonda che non poteva soffrire che si dicesse la minima cosa a suo vantaggio; e mai lo si sentì dire nulla che potesse attirargli qualche lode. Sebbene avesse una scienza così sublime che ognuno lo teneva per un oracolo, si credeva tuttavia il più ignorante della terra: e, essendo parroco, sebbene fosse un abilissimo predicatore, se dei religiosi venivano alla sua chiesa, cedeva loro volentieri il pulpito, anche quando si era preparato per predicare. Faceva lo stesso nelle altre chiese, dove era stato pregato di annunciare la parola di Dio, dicendo, per un eccesso di modestia, che non era degno di parlare in loro presenza: il che era stato spesso causa di una santa contesa di umiltà. È da questo basso sentimento di sé che procedeva la poca cura che aveva della sua persona. Faceva sempre le sue visite a piedi, anche quando era al seguito del suo vescovo. Quando partì da Rennes, l'arcidiacono, in riconoscimento dei servizi che aveva ricevuto da lui, gli fece dono di un cavallo per il suo viaggio; ma egli lo vendette, ne diede il denaro ai poveri e se ne andò a piedi verso il suo paese. Portava sulla carne nuda un rude cilicio e una camicia di grossa tela di stoppa sulla schiena. La sua tonaca e il suo cappuccio erano di grossa bure grigia, la cui stoffa era così vile e comune che il metro costava solo circa due soldi; aveva dei sandali come i religiosi di San Francesco, del cui Terz'Ordine aveva abbracciato la regola per devozione.

Fin dal tempo in cui studiava a Parigi, cominciò ad astenersi dalla carne, dando ai poveri quella che gli veniva servita nelle sue pensioni; a Orléans, smise di bere vino e intraprese il digiuno di tutti i venerdì; in seguito, aumentando di giorno in giorno le sue mortificazioni, digiunò a pane e acqua tutti i mercoledì, i venerdì e i sabati dell'anno, oltre all'Avvento e alla Quaresima, agli altri digiuni della Chiesa, alle vigilie delle feste di Nostra Signora, dei dodici Apostoli, e dall'Ascensione di Nostro Signore fino alla Pentecoste. Negli altri tempi, tutto il suo pasto consisteva solo in un pezzo di pane nero e duro, con qualche verdura mal condita, e mangiava solo una volta al giorno, eccetto i giorni di Natale, di Pasqua, di Pentecoste e della festa di tutti i Santi: in quei giorni faceva due pasti e mangiava talvolta un po' di pesce.

Il rispetto che portava a queste solennità faceva sì che vi trattasse dei poveri scolari e che si mettesse a tavola con loro. Il suo letto non era che un po' di paglia su un graticcio intrecciato di grossi rami di vimini, e non aveva altro cuscino che la sua Bibbia o una pietra. Dormì spesso su una panca, o a terra nella sacrestia della chiesa di Tréguier, per impedire la violenza degli ufficiali di Filippo il Bello, re di Francia, che volevano in ogni momento po Philippe le Bel Re di Francia che si oppose all'erezione della diocesi di Pamiers. rtarne via i tesori e l'argenteria. San Tugdual, a cui questa chiesa è dedicata, per r iconoscere un Saint Tugdual Apostolo della regione per la quale san Ivo nutriva una grande devozione. così buon ufficio, gli apparve una notte mentre faceva la sua preghiera davanti all'altare maggiore e gliene testimoniò la sua gratitudine. Un giorno, essendo in viaggio con un tale Maurice du Mont, e alloggiando nella stessa camera, si sottrasse segretamente a lui, nel mezzo della notte, per andare nel cimitero; ma una voce dal cielo svegliò Maurice e gli disse che egli stava andando al cimitero e che vi avrebbe trovato Yves coricato su una pietra, che era quella dove san Thelau, patrono del luogo, aveva fatto penitenza. Essendosi accorto che un povero aveva passato la notte alla porta di sua casa, ne concepì tanto dispiacere che, come se ne fosse stato colpevole, gli diede un buon letto la notte seguente e se ne andò a dormire lui stesso fuori, nel luogo dove aveva riposato quel membro di Gesù Cristo.

Miracolo 04 / 09

Grazie mistiche e vita di preghiera

La sua vita spirituale è segnata da visioni, fenomeni miracolosi durante la messa e una castità assoluta attestata dal suo confessore.

Trascorreva quasi tutta la notte in orazione o nella lettura. Celebrava ogni giorno la messa e la sua anima vi riceveva ammirevoli consolazioni divine, particolarmente al Confiteor, al Canone e alla Comunione: vi versava ordinariamente torrenti di lacrime. Una volta, mentre teneva tra le mani il prezioso corpo di Gesù Cristo, si vide attorno un globo di fuoco, che si dissipò non appena ebbe consacrato il calice.

Un'altra volta, mentre faceva il suo ringraziamento dopo la messa, una colomba tutta splendente venne a posarsi sulla sua testa, e di lì volò sull'altare maggiore e scomparve. Conservò inviolabilmente la castità fino alla morte. Auffroi, sacerdote di santa vita, che aveva ascoltato la sua confessione generale alla fine della sua vita, protestò dopo il suo decesso di non avervi trovato un solo peccato mortale; ma che, per quanto riguardava la castità, non ne aveva notato nemmeno uno veniale: aveva trovato una potente salvaguardia nella devozione a Maria. La sua innocenza era così grande che persino gli animali lo veneravano: un giorno che pranzava a casa sua con un gran numero di poveri, un uccello di estrema bellezza e molto splendente entrò nella sala e, volteggiando dolcemente attorno alla sua testa, venne infine a posarsi sulla sua mano, e non volò via se non con la sua benedizione.

Vita 05 / 09

La carità attiva e i miracoli

Yves dedica le sue rendite ai bisognosi, moltiplica miracolosamente il cibo e cura i lebbrosi, vedendo Cristo in ogni povero.

Questi favori del cielo sono altrettante prove evidenti che le virtù di questo buon sacerdote non erano finte, ma autentiche. Abbiamo visto finora solo quelle che lo riguardano in particolare: vediamo le altre che toccano il prossimo.

Teneva spesso tavola aperta per i poveri, e non solo per coloro che si presentavano da soli, ma anche per altri che andava a cercare caritatevolmente. Era felice di accogliere in casa sua i religiosi di passaggio; aveva persino una stanza particolare per ospitarli e provava piacere nel servirli a tavola. Distribuiva, con santa profusione, ai poveri le rendite del suo beneficio e quelle del suo patrimonio, che ammontavano a sessanta lire di rendita (all'epoca una somma molto notevole, specialmente in Bassa Bretagna). Manteneneva diversi orfani; ne istruiva una parte in casa sua e teneva l'altra a pensione presso maestri che insegnassero loro un mestiere. Non poteva vedere poveri nudi; visitando un giorno un ospedale, ne trovò diversi mal vestiti; diede loro tutti i suoi abiti e fu costretto ad avvolgersi in una coperta finché non gliene avessero portati altri. Compi più di una volta tali eccessi di liberalità: poiché un altro giorno, mentre il sarto gli provava un abito, avendo scorto nel suo cortile un povero seminudo, gli fece dare quell'abito nuovo e tenne per sé solo i vecchi.

Un giorno, mentre camminava in campagna, un povero disteso sotto una misera tettoia gli chiese l'elemosina, assicurandogli che stava morendo di fame. Poiché non aveva denaro con sé, si tolse il cappuccio e glielo donò. Ma si assicura che Dio compì un miracolo per ricompensare la sua carità. Infatti, pochi istanti dopo, due donne con le quali era in cammino, alzando gli occhi su di lui, si accorsero che aveva la testa coperta da un cappuccio simile a quello che gli avevano visto donare. Grande fu il loro stupore. Quanto a sant'Ivo, spaventato da questo insigne favore, piegò le ginocchia e si batté il petto. «Signore Gesù», diceva, «vi rendo grazie per il dono che vi siete degnato di farmi». Questa azione, questa profonda umiltà, questa ardente carità, questo miracolo infine toccarono singolarmente il cuore di quelle donne, che si misero a piangere. Ivo, voltandosi allora verso di loro: «Andate, figlie mie», disse, «andate con le benedizioni dall'alto; fate il bene e Dio ve lo renderà».

Avendo un'altra volta trovato alla porta di casa sua un disgraziato, coperto da una lebbra orribile, lo fece salire nella sua stanza, gli diede di che lavarsi, lo fece sedere per primo a tavola e si mise accanto a lui; ma, a metà del pranzo, quel lebbroso apparve così risplendente che la stanza ne divenne tutta luminosa; allora, guardando fissamente il Santo, gli disse: *Il Signore è con voi*, e scomparve subito, lasciando quell'anima caritatevole colma di gioia e di consolazione. Ma non ci si deve stupire se Ivo faceva elemosine così grandi, poiché Nostro Signore le ha spesso moltiplicate tra le sue mani: si racconta che, in un tempo di carestia, diede abbondantemente da mangiare a più di duecento poveri con pane per soli sette o otto soldi, e un'altra volta gli bastò un pezzo da due denari per saziarne ventiquattro.

Missione 06 / 09

Predicazione e zelo apostolico

Predicatore instancabile in bretone, francese e latino, ottenne numerose conversioni, tra cui quella dell'usuraio Thomas de Kerrimal.

Se aveva tanta cura di dare il nutrimento corporale ai poveri, ne aveva ancora di più nel distribuire loro il nutrimento spirituale, vale a dire la parola di Dio; poiché, non accontentandosi di dispensarla ai suoi parrocchiani, predicava anche ai loro vicini e faceva talvolta tre o quattro prediche in uno stesso giorno, e si è notato che un venerdì santo predicò la Passione in sette chiese diverse. Si dedicava con tanto zelo a queste funzioni apostoliche, che spesso dimenticava di bere e di mangiare, e che, tornato la sera a casa, a stento riusciva a reggersi in piedi, a causa della sua estrema debolezza.

Predicava in bretone, o in francese, a seconda della qualità del suo uditorio; e, nelle assemblee sinodali, lo faceva anche in latino. Quando era in campagna, catechizzava gli abitanti dei villaggi, insegnava loro i misteri della fede, imparava loro a recitare bene il rosario, a esaminare la propria coscienza e a praticare gli altri esercizi di un buon cristiano. Le sue prediche non furono infruttuose: oltre al bene che fecero al popolo della sua parrocchia, distolsero molte altre persone dai loro disordini. Un usuraio, chiamato Thomas de Kerrimal, toccato dalle esortazioni di questo santo c Thomas de Kerrimal Usuraio convertito dalle predicazioni di sant'Ivo. urato, abbandonò il suo ingiusto traffico e si fece religioso nell'abbazia di Bégor, che era allora in una stretta riforma. Convertì anche alcuni chierici, che conducevano una vita scandalosa e libertina, imprimendo loro un grande terrore dei giudizi di Dio. Trovava piuttosto la materia dei suoi sermoni negli ardori della preghiera che nei libri. In effetti, la sua orazione era continua; essa serviva, non solo da nutrimento per la sua anima, ma anche da alimento per il suo corpo: poiché è rimasto talvolta cinque giorni, e altre volte sette, assorbito nella preghiera, senza bere, né mangiare, né dormire. Le sue orazioni giaculatorie più ordinarie erano queste: «Gesù Cristo, figlio di Dio; Signore, crea in me un cuore puro». E ripeteva queste parole quasi in ogni momento.

Vita 07 / 09

L'officialità integra e l'avvocato degli oppressi

Riconosciuto per la sua assoluta equità come giudice, difese gratuitamente vedove e orfani, in particolare durante un celebre processo a Tours.

Ma ciò che ha reso sant'Ivo più illustre è questa integrità inviolabile con la quale ha esercitato così a lungo la pericolosa funzione di officiale, sia a Rennes che a Tréguier. Non pronunciava mai sentenze se non con gli occhi pieni di lacrime, poiché considerava che lui, che allora giudicava gli altri, sarebbe stato a sua volta giudicato. Cercava di riconciliare le parti quando le vedeva sul punto di iniziare un processo; e, quando volevano perorare la causa, favoriva sempre coloro che sapeva avere il diritto migliore. Da giudice diventava talvolta avvocato in favore dei poveri, delle vedove e degli orfani che potenti parti volevano opprimere; e se ne riporta solitamente questo esempio. Essendo giunto a Tours per sostenere alc une s Tours Luogo di ritiro di Clotilde presso la tomba di san Martino. entenze che aveva già pronunciato, e contro le quali vi era appello, alloggiò presso una virtuosa vedova che era solita riceverlo; ma la trovò estremamente afflitta, perché due furfanti, che si fingevano mercanti, le avevano dato una valigia da custodire, nella quale assicuravano vi fossero milleduecento pistole d'oro, a condizione che non la restituisse se non fossero stati presenti entrambi. Uno dei due, tuttavia, sei giorni dopo, l'aveva abilmente ritirata dalle sue mani, ed ella gliel'aveva restituita in buona fede. Nel frattempo l'altro, che era d'accordo con lui, aveva citato la vedova in giudizio per farla condannare a consegnargli la valigia o il valore di ciò che conteneva; ella stava, in effetti, per essere condannata quando sant'Ivo, che si era fatto suo difensore, rappresentò in piena udienza che la vedova era pronta a produrre la valigia così come le era stata affidata, e a restituirla al richiedente, ma con la condizione sotto la quale le era stata affidata, e sulla quale la parte avversa stessa non dissentiva, ovvero: in presenza delle due persone che glie ne avevano fatto il deposito. Il giudice approvò questa conclusione e ordinò che il richiedente facesse comparire il suo compagno. Ma il furfante fu così turbato da questa sentenza imprevista che, cambiando volto, cominciò a fremere e a tremare davanti a tutta l'assemblea; cosa che il giudice, avendo osservato, lo fece arrestare. Egli confessò in seguito che nella valigia non vi erano che vecchi chiodi e ferraglia; di modo che, tre giorni dopo, fu punito come un ladro.

Sant'Ivo non si accontentava di lasciare l'ufficio di giudice per farsi avvocato delle vedove, degli orfani e dei poveri, forniva loro anche il denaro per pagare le spese dei processi che erano costretti a sostenere per la conservazione o il recupero dei loro beni. E quando aveva pronunciato qualche sentenza in loro favore, e vi era appello, perché le loro controparti speravano di trovare giudici meno incorruttibili, egli stesso perseguiva la conferma della sua sentenza di cui mostrava chiaramente la giustizia: ciò non gli era difficile, poiché si assicura che, nel gran numero di giudizi che ha reso e di cause che ha sostenuto, non ve ne sia mai stata una sola ingiusta: condotta tanto più ammirevole in quanto, nella grande affezione che nutriva per i poveri, sembrava facile che si lasciasse ingannare in loro favore.

Vita 08 / 09

Ultimi giorni ed eredità

Muore nel 1303 dopo un'ultima messa nell'Ascensione, lasciando il ricordo di un giudice incorruttibile e di un protettore universale.

Egli seppe in anticipo (e lo disse a Typhaine de Pestivien, dama di La Roche-Derrien) che la sua morte si avvicinava. Si ammalò qualche tempo dopo Pasqua; ma, sebbene la sua malattia aumentasse continuamente, non volle consultare altro medico che un crocifisso che aveva nella sua stanza e che guardava senza sosta. La sua estrema debolezza non gli impedì, la vigilia e il giorno dell'Ascensione di Nostro Signore, di rivolgere esortazioni al suo popolo, di celebrare la santa messa, sostenuto da un lato d all'abate di Bea abbé de Beauport Abbazia il cui abate assistette Ivo alla sua ultima messa. uport e dall'altro da Alain, arcidiacono di Tréguier, e di ascoltare ancora una volta le confessioni di coloro che gli chiesero questa grazia; in seguito si mise a letto sulla sua stuoia, con i suoi abiti ordinari, senza voler allentare nulla dei suoi rigori e delle sue penitenze, dicendo per scusa, a coloro che lo esortavano a prendersi un po' di sollievo, che stava bene così e che non meritava di essere altrimenti.

Sabato 18 maggio, si fece amministrare gli ultimi Sacramenti dell'Eucaristia e dell'Estrema Unzione e, dopo averli ricevuti con perfetta conoscenza, perse la parola e trascorse tutta la notte con un volto così lieto che mostrava chiaramente la gioia che aveva nel cuore di vedersi così vicino ad andare nella casa del Signore; infine, rese la sua bella anima a Dio il 19 dello stesso mese, nell'ottava dell'Ascensione, l'anno 1303, all'età di soli cinquant'anni: i poveri, gli orfani, tutti gli infelici lo rimpiangevano come loro padre nutrizio, loro avvocato e loro consolatore.

Eredità 09 / 09

Iconografia e devozione popolare

La memoria di sant'Ivo perdura attraverso rappresentazioni artistiche che lo mostrano tra il ricco e il povero, e rimane il patrono dei giuristi.

La tradizione dell'incorruttibile equità di sant'Ivo è quella che si è perpetuata in modo più saliente nella memoria dei popoli. In Bassa Bretagna in particolare, essa ha preso corpo in rappresentazioni grossolane e prive d'arte, modeste e ingenue testimonianze della gratitudine popolare. Così, nella chiesa di Minihy -Tréguier, vici Minihy-Tréguier Luogo di culto e di memoria di sant'Ivo. na alla casa moderna che ha sostituito l'antico maniero di Kermartin, là dove la memoria di sant'Ivo è sempre viva, si vede un gruppo composto da tre statue in legno, di un lavoro che tradisce una mano poco esperta. Una di queste statue è l'immagine di sant'Ivo. Egli si mostra rivestito di un cotta ermellinata, con il camaglio e il berretto quadrato. Alla sua destra e alla sua sinistra, due contendenti sembrano sollecitare ciascuno una decisione favorevole. L'uno, il ricco, dall'aria arrogante, dal portamento sicuro, il cappuccio in testa, che indossa con disinvoltura una magnifica gonnella scarlatta, tiene in una mano un rotolo di carte: è ovviamente il fascicolo della sua causa che vuole affidare al Santo; l'altra mano tocca quasi il suo futuro difensore, che non teme di offendere con questa familiarità importuna. Il secondo contendente, il povero, a metà coperto da una misera giacca, le gambe nude, il cappello in mano, osa appena far udire umili doglianze. Non ha né cedole, né carta bollata o timbrata da presentare; ma la bontà della sua causa si legge sul suo volto onesto. Il Santo sta in piedi, nell'atteggiamento di un uomo che ascolta con attenzione. I suoi tratti spirano mansuetudine e benevolenza; si indovina che egli propenderà verso colui che non ha altra retorica che un accento convinto, altri argomenti che la giusta pietà che ispira.

La stessa scena si offre con dettagli analoghi nella graziosa chiesetta di La Roche-Maurice, vicino a Landerneau. I contrasti sono ancora più vivamente accentuati. Il ricco indossa abiti dorati; tiene una grossa borsa piena di scudi, che sembra offrire sfacciatamente a sant'Ivo per corromperlo. Quanto al povero, gli stracci che nascondono la sua nudità indicano un'estrema indigenza.

Menzioniamo ancora rapidamente delle sculture in legno dello stesso genere che si trovano nella chiesa parrocchiale di Faou. Se la trasformazione del ricco è completa, deve trattarsi di un gentiluomo titolato, un duca o un marchese, quantomeno, che indossa galantemente un costume di corte, abito alla francese con paramani dorati, culottes, veste splendida, cappello a claque, fibbie delle scarpe scintillanti: sono rubini, diamanti, che altro?

Per spiegare la molteplicità di questi umili monumenti il cui anacronismo non deve stupire, bisogna ricordare che all'epoca in cui visse sant'Ivo, i grandi erano onnipotenti, abbastanza inclini ad abusare del loro immenso credito, e la giustizia troppo spesso venale.

Lo abbiamo visto rappresentato sotto il costume di avvocato, tenendo in mano un rotolo di carte per ricordare il suo principale titolo, che è quello di difensore dei poveri. — Un uccello che spesso prende la forma di una colomba, volteggia attorno alla sua testa. — Egli attraversa a piedi asciutti un torrente in piena.

Sant'Ivo è ovunque il patrono degli uomini di legge: giureconsulti, avvocati, notai, ufficiali giudiziari e degli orfani.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita nel maniero di Kermartin nel 1253
  2. Studi di filosofia, teologia e diritto a Parigi e Orléans
  3. Nomina a officiale a Rennes e successivamente a Tréguier
  4. Ordinazione sacerdotale nel 1285 e nomina a parroco di Trédrez
  5. Difensore dei poveri e degli oppressi contro i potenti
  6. Morto sul suo giaciglio di paglia il 19 maggio 1303

Miracoli

  1. Apparizione di un cappuccio miracoloso dopo aver donato il proprio a un povero
  2. Moltiplicazione del pane per sfamare centinaia di poveri
  3. Trasformazione di un lebbroso in una figura risplendente
  4. Ricrescita miracolosa di querce abbattute per la cattedrale
  5. Globo di fuoco e colomba apparsi durante la messa

Citazioni

  • Badate bene, giudici, a quello che fate: perché non esercitate la giustizia dell'uomo, ma la giustizia del Signore. II Cr. XIX, 5, 6 (citato in epigrafe)
  • Gesù Cristo, figlio di Dio; Signore, crea in me un cuore puro Giaculatoria abituale

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo