Proveniente da un'illustre famiglia fiorentina, Maria Maddalena de' Pazzi entrò nel Carmelo dove visse una vita segnata da estasi mistiche e sofferenze eroiche. È celebre per le sue rivelazioni dettate in estasi e il suo motto 'Pati, non mori' (Soffrire, non morire). Il suo corpo, rimasto incorrotto, testimonia la sua santità dopo una vita di rigorose penitenze.
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SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI, CARMELITANA
Origini e infanzia pia
Nata nel 1566 in un'illustre famiglia fiorentina, Caterina de' Pazzi manifesta fin dalla più tenera età una devozione precoce e un gusto per l'insegnamento della dottrina cristiana.
Amava il prossimo oltre ogni espressione. Aveva preso l'abitudine di non dire gli uomini, ma i due.
Vita della Santa.
Questa Santa ebbe per padre Camillo de' Pazzi, la c ui famiglia era a Camille de' Pazzi Padre della santa, imparentato con la famiglia dei Medici. lleata a quella dei Medici, e per madre Maria Maddalena de' Buond elmonti, il cui sangue non er Marie-Laurence de Bondelmonte Madre della santa. a meno illustre. Nacque il 2 aprile dell'anno 1566. Fu chiamata Caterina al battesimo, in onore di santa Caterina da Siena, per la qua le le si vide sempre una t sainte Catherine de Sienne Santa domenicana italiana, modello e protettrice di Rosa. enera devozione. Man mano che avanzava in età, cresceva anche in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini; era rapita quando poteva ascoltare la parola di Dio o pie conversazioni.
All'età di sette anni, avendo trovato in un libro il simbolo di sant'Atanasio, lo lesse con tanto piacere che corse subito a mostrarlo a sua madre: il che prova che Dio le dava già lumi sull'adorabile mistero della santissima Trinità. Avendo imparato, con un'avidità ammirevole, il Pater, l'Ave e il Credo, li ripeteva molto spesso e amava insegnarli ai poveri. Quando suo padre la portava in campagna, nulla le piaceva quanto radunare giovani contadine per istruirle nella dottrina cristiana. Un giorno, le dissero che bisognava lasciare la campagna per tornare a Firenze; fu colta da un vivo dolore e si mise a piangere, perché aveva iniziato a catechizzare una bambina di un fattore di suo padre: n Florence Città in cui Giulia ha servito come domestica. on si poté placarla se non portando con sé a Firenze la bambina affinché finisse di istruirla.
Ascetismo e ingresso nel Carmelo
Dopo un'infanzia segnata da mortificazioni volontarie e un voto di verginità a dodici anni, entra tra le Carmelitane di Firenze nel 1582.
Si applicò precocemente all'orazione, servendole Dio stesso da maestro, prima ancora che fosse in età di esserne formata da direttori; cercava, a tal fine, i luoghi più solitari e tranquilli della casa; prostrata a terra, passava intere ore in questo santo esercizio; così, per trovarla, non bisognava cercarla altrove che in quelle piccole solitudini, dove si occupava nella contemplazione delle cose divine. È così che si formò alla pratica delle virtù; concepì un desiderio così ardente di piacere a Dio, che non poteva più gustare le dolcezze che il mondo ricerca con tanta premura. Si alzava talvolta nel silenzio e nel mezzo delle tenebre della notte per coricarsi su un sacco di paglia, e spesso si ritirava in piccoli angoli, in disparte, per prendervi la disciplina senza essere vista. Un giorno fece una corona di spine, che portò tutta la notte sul capo con un dolore che non si può esprimere. Ma ciò che è più ammirevole in un'età così tenera, sono gli ardenti desideri che infiammavano il suo cuore di ricevere il santissimo Sacramento dell'altare, e, poiché non le si concedeva ancora questa grazia, si avvicinava il più possibile a sua madre quando faceva la comunione, e non la lasciava per tutta la giornata; stando vicino a coloro che avevano partecipato alla santa Mensa, gustava le stesse dolcezze che essi vi avevano ricevuto, e spesso di molto più grandi. Un fervore così raro avendo obbligato il suo confessore a permetterle la comunione all'età di dieci anni, la faceva il più spesso possibile; ma era con tante consolazioni, che passava poi intere giornate a versare lacrime alla presenza di Dio. Fece voto di verginità all'età di dodici anni, e vi fu così fedele che, in tutta la sua vita, non ebbe mai nulla da rimproverarsi in materia.
Il padre della nostra Santa, essendo stato inviato dal granduca alla città di Cortona in qualità di governatore, lasciò sua figlia in pensione presso le religiose di San Giovanni, a Firenze. Si vide con gioia separata dal mondo e praticò tutte le virtù del chiostro: ogni mattina meditava per quattro ore in ginocchio.
Quando suo padre fu di ritorno a Firenze, le cercò un partito degno di lei; ma non poté ottenere il suo consenso; ella gli chiese persino il permesso di abbracciare lo stato religioso: cosa che le fu alla fine accordata. Scelse l'Ordine delle Carmelitane, perché vi si faceva la comunione quasi tutti i giorni. Vi entrò dunque la vigilia dell'Assunzione di Nostra Signora; ma dopo esservi stata quindici giorni in abito secolare, sebbene fosse intera Ordre des Carmélites Ordine contemplativo riformato da santa Teresa d'Avila, introdotto in Francia da Bérulle. mente risoluta a non uscirne mai, vi si vide costretta per obbedienza, desiderandolo suo padre per metterla maggiormente alla prova. Dopo una prova di tre mesi, ottenne infine il permesso di tornarvi e, avendo ricevuto la benedizione dei suoi genitori, vi entrò la vigilia della prima domenica d'Avvento, l'anno 1582, all'età di sedici anni, lo stesso anno in cui santa Teresa aveva lasciato la terra per andarsene al cielo, e il sabato seguente, giorno dell'Immacolata Concezione di Nostra Signora, fu unanimemente accolta per essere religiosa.
Professione religiosa e prime estasi
Sotto il nome di Maria Maddalena, emette la professione prematuramente a causa di una grave malattia e inizia a vivere estasi quotidiane trascritte dalle sue consorelle.
Il 30 gennaio dell'anno seguente, prese il santo abito della religione, con il nome di Maria Maddalena, e, quando le fu messo il crocifisso in mano mentre si cantava in coro questa antifona: «Non sia mai che io mi glori altro che nella croce di Nostro Signore Gesù Cristo», un ardore serafico apparve sul suo volto, ed ella si sentì infiammata di un ardente desiderio di soffrire tutta la vita per Gesù Cristo. Disse in seguito di non aver mai provato una tale consolazione interiore. Dopo un noviziato tra i più ferventi, le fecero fare la professione prima di quanto si desiderasse, e come ella aveva predetto, perché cadde pericolosamente malata; poiché la si credeva agli estremi, si volle procurarle il vantaggio di morire religiosa. La cerimonia avvenne davanti all'altare della santissima Vergine, il 17 maggio 1584, festa della Trinità. Poiché i suoi dolori erano molto acuti, una sorella le chiese come potesse sopportarli senza lamentarsi; Caterina rispose mostrandole un crocifisso: «Vedete ciò che l'amore infinito di Dio ha fatto per la mia salvezza; ecco ciò che mi dà coraggio. Coloro che ricordano le sofferenze di Gesù Cristo e vi uniscono le proprie, le trovano dolci e gradevoli». Non appena fu riportata in infermeria, fu rapita in estasi, e il suo volto apparve brillante come un sole. R imase extase Fenomeno mistico frequente nella vita della santa. più di un'ora in questo stato: ciò che ricominciò ogni mattina, per quattro giorni di seguito, dopo la santa comunione. Furono quelle le sue prime estasi, ma non le ultime; leene accaddero in seguito quasi ogni giorno. Lo spirito di Dio le dettava allora cose così elevate, che le superiore le assegnarono due sorelle segretarie per scriverle, e se ne è fatto stampare un grosso volume diviso in quattro parti, approvato dall'Ordinario del luogo e dai più dotti uomini d'Italia.
Regole di vita e austerità
Cristo le detta rigide regole di condotta basate sulla purezza, l'obbedienza e un'estrema mortificazione fisica, incluso il digiuno a pane e acqua.
Nostro Signore, volendo elevare questa Santa a un altissimo grado di perfezione, gettò nel suo cuore, come fondamento, un grande desiderio di mortificazione e una profonda umiltà. Infatti, dicendogli Maddalena un giorno, in un rapimento, queste parole di san Paolo: «Signore, che vuoi che io faccia?», Egli le fece conoscere che la domenica e nelle feste avrebbe potuto consumare cibi di Quaresima, ma che gli altri giorni doveva nutrirsi di pane e acqua, per fare penitenza per i grandi peccati che si commettevano nel mondo: ella osservò esattamente questa astinenza per tutto il resto della sua vita, che durò ancora venticinque anni. Un'altra volta, il suo divino Sposo le comandò di andare sempre scalza, e vestita solo di una povera tunica e di uno scapolare: ella lo intraprese con grande coraggio. Le superiore riconobbero che in tutto ciò ella seguiva la volontà di Dio, poiché quando mangiava altre cose per obbedienza, non le poteva trattenere, e quando si calzava o portava altri abiti, le era impossibile camminare o sostenersi sui piedi.
Oltre a ciò, Nostro Signore le prescrisse regole ammirevoli per la condotta della sua vita, le cui principali erano:
« 1. Di avere la stessa purezza in tutte le sue parole e in tutte le sue azioni, come se fossero le ultime della sua vita.
« 2. Di non dare mai consigli senza aver prima consultato Gesù Cristo appeso alla croce.
« 3. Di avere sempre una santa premura di fare la carità agli altri.
« 4. Di non fare più caso al proprio corpo che alla terra che si calpesta sotto i piedi.
« 5. Di non rifiutare mai a nessuno ciò che avrebbe potuto concedere.
« 6. Di avere, per quanto le fosse possibile, molta condiscendenza verso gli altri.
« 7. Di fare tanto caso a queste regole come se Gesù Cristo stesso gliele avesse date.
« 8. Di offrire spesso, dalle sei di sera fino al momento della comunione, la Passione di Gesù Cristo al Padre suo, e di offrire anche se stessa, e tutte le creature, in memoria di ciò che Egli fu separato dalla sua santa Madre dalla sua Passione fino alla sua Risurrezione e, infine, di cercare di visitare il Santissimo Sacramento giorno e notte, fino a trenta volte, se la carità o l'obbedienza non glielo impedissero.
« 9. Di essere sempre, e in tutte le sue azioni, trasformata in Gesù Cristo, attraverso la rassegnazione alla sua volontà »
Doni soprannaturali e profezie
La santa manifestò doni di guarigione, bilocazione e profezia, predicendo in particolare il breve pontificato di Alessandro de' Medici.
Dio la favorì con il dono dei miracoli e della profezia. Scacciò il demonio dal corpo di una giovane, comandandogli imperiosamente di uscirne. Guarì una religiosa, malata terminale, facendo il segno della croce su di lei e presentandole un'immagine di Nostra Signora, mentre lei stessa, essendo in estasi, diceva queste parole: «Che la vostra volontà sia fatta, o mio Dio!». Avendo fatto la sua preghiera e il segno della croce per obbedienza su una botte di vino, le comunicò tanta virtù che una religiosa malata, avendone bevuto per devozione, si ritrovò subito in perfetta salute. Per quanto riguarda il dono della profezia, ecco una prova sensibile: predisse al cardinale Alessandro de' Medici, arcivescovo di Firen Alexandre de Médicis Arcivescovo di Firenze la cui elezione papale fu predetta dalla santa. ze, che era venuto a visitarla, che un giorno sarebbe stato Papa; rinnovò la sua predizione quando questo cardinale, essendo stato inviato legato in Francia dal Papa Clemente VIII presso il re Enrico il Grande, disse di lui queste parole: «Questo prelato possiede ora un grande onore; ma ne possiederà uno ancora più grande: sarà elevato al sommo Pontificato; ma non godrà a lungo di questa suprema dignità, perché, quando vorrà abbracciarla, essa passerà in un istante». In effetti, Alessandro de' Medici fu eletto con il nome di Leone XI, l'anno 1603, e sopravv Léon XI Arcivescovo di Firenze la cui elezione papale fu predetta dalla santa. isse solo ventisei giorni alla sua elezione.
Che diremo ora dei suoi rapimenti, che, ben lungi dall'abbattere e indebolire il suo corpo, le davano, al contrario, nuove forze? Non le impedivano nemmeno di andare e venire, di parlare e rispondere, né di lavorare di ago con tanta perfezione come se fosse stata in una piena libertà e nel perfetto uso dei sensi. E come prova di ciò, si conservarono a lungo, per rispetto, tre rocchetti e alcune immagini che aveva lavorato molto accuratamente proprio durante le sue estasi. Essendo malata terminale, si alzò dal letto in un rapimento e, correndo all'altare dell'infermeria, abbracciò un crocifisso, gridando con tutte le sue forze: «O Amore! o Amore! nessuno vi conosce, nessuno vi conosce, nessuno vi ama». Incontrando un giorno una religiosa, le disse, stringendole la mano: «Venite con me, sorella mia, e corriamo insieme per chiamare l'Amore». Sentendo dire che una sorella aveva un grande desiderio di compiere la volontà di Dio, rispose che aveva ragione, perché non c'era nulla di così amabile che fare la volontà di Dio. E su questo, essendo rapita in estasi, andò per tutto il convento, dicendo ad alta voce: «Mie sorelle, oh, quanto è amabile la volontà di Dio!».
Le grida e i sospiri che emetteva spesso nel mezzo delle sue estasi erano prove evidenti dei dolori estremi che vi soffriva, in conformità a Gesù Cristo crocifisso, che voleva imitare in quello stato; queste sofferenze erano così grandi che le sarebbe stato impossibile sopportarle senza morire, se la mano potente di Colui che la feriva con tanto amore non le avesse, allo stesso tempo, conservato la vita. Infatti, un giorno, avendo sentito ricordare che Gesù pronunciò queste parole: «Tutto è compiuto!» e che, chinando il capo, spirò, cadde tutta rigida senza dare più alcun segno di vita.
Ma passiamo alle sue rivelazioni: mentre pregava sulla tomba della venerabile madre Maria Bagnesi, la vide tutta brillante di gloria su un trono arricchito di pietre preziose; e le fu fatto conoscere che questo trono era la verginità che aveva conservato immacolata, e che le pietre preziose rappresentavano le anime che questa religiosa aveva attirato al servizio di Dio. Vide un'altra religiosa trasportata in paradiso, dopo aver dimorato quindici giorni nel purgatorio, perché aveva lavorato un po' senza necessità nei giorni di festa, perché non aveva avvertito la superiora, secondo i suoi doveri di Madre discreta, di qualche disordine che avveniva nel monastero; e, infine, perché aveva avuto un attaccamento troppo umano per i suoi parenti. Ne vide un'altra, deceduta in fama di santità, che appariva molto splendente per tutto il corpo; ma aveva le mani nere e alterate, perché, lasciandosi andare alla sua natura liberale, aveva fatto, senza permesso e con attaccamento, diversi piccoli regali a persone secolari. Santa Maddalena vide nel cielo san Luigi Gonzaga tutto splendente di luce, e gridò in un'estasi: «Oh, quanta gloria ha Luigi, figlio di Ignazio! non l'avrei mai creduto, se il mio Gesù non me l'avesse mostrato».
Non solo la nostra Santa e bbe queste visioni, ma saint Louis de Gonzague Santo apparso in visione a Maria Maddalena. la si è vista anche lei stessa, sebbene ancora vivente, in luoghi da cui era molto lontana: poiché apparve a Caterina de' Rabatta, sua sorella, che aveva male all'occhio, e la guarì toccandole solo la palpebra.
La prova del Lago dei Leoni
Per cinque anni, attraversa un periodo di desolazione spirituale e violente tentazioni, che supera con l'umiltà e la penitenza.
Tante grazie e consolazioni non furono prive di qualche amarezza. L'anno 1585, la vigilia di Pentecoste, vide in spirito un luogo che chiamava il lago dei Leoni, nel quale vi era una moltitudine di demoni sotto figure spaventose; e udì una voce che le diceva che vi sarebbe rimasta per cinque anni. Questa notizia la stupì dapprima enormemente; ma sapendo che era la volontà di Dio, vi si sottomise e vi si abbandonò con tutto il cuore. In effetti, il giorno della Santissima Trinità dello stesso anno, entrò in questo lago attraverso orribili tentazioni di orgoglio, sensualità, disperazione, gola e contro la fede; erano così violente che Maddalena diceva talvolta, quando aveva un po' di tregua: «No, non so se sono una creatura ragionevole o senza ragione: non vedo nulla in me di buono se non un po' di buona volontà di non offendere mai la divina Maestà».
Le armi di cui si serviva in questi combattimenti erano l'orazione, durante la quale la si sentiva spesso proferire queste parole: «Dove siete, mio Dio! dove siete?» e la devozione alla Santissima Vergine, che non abbandonò mai: un giorno che era tentata straordinariamente contro la purezza, questa Vergine tutta pura le apparve e, mettendole un velo bianco sul capo, le assicurò che sarebbe uscita vittoriosa da questa lotta. Superava ancora i suoi nemici con una profonda umiltà e con una grande fedeltà nel rendere conto del suo interno e di tutte le sue azioni ai suoi superiori. Infine, vi impiegava penitenze e mortificazioni che non erano comuni, poiché, oltre a quel rigore che lo Sposo delle vergini le aveva prescritto nel vitto e negli abiti, portava un cilicio molto rude con una cintura armata di punte di ferro, e prendeva spesso la disciplina con catenelle dello stesso materiale. E quando le sue sorelle, stupite di queste austerità, l'esortavano a moderarle, ella diceva loro, con un volto ridente e piacevole: «Lasciatemi soffrire per i miei peccati, Gesù Cristo lo vuole così». Sentendosi un giorno tentata più fortemente del solito, si gettò tra rovi e spine, per insanguinarsi, e, con questo mezzo, fermò le rivolte della carne. Infine, Dio, avendo sufficientemente provato il coraggio di Maddalena e purificato la sua virtù, fece cessare, dopo cinque anni, questa furiosa tempesta, così come le aveva predetto; e, il cielo sembrandole tutto sereno, le rese abbondantemente le sue prime luci.
In effetti, l'anno 1590, mentre era in coro, a Mattutino, entrò in estasi durante il Te Deum; e, dopo l'ufficio, il suo volto che era prima pallido come quello di un morto, divenne mirabilmente bello; strinse con trasporti di gioia straordinaria la mano della madre priora e della maestra delle novizie, invitandole a prendere parte alla sua felicità: «La tempesta è passata, disse loro; aiutatemi a ringraziare e a benedire il mio amabile Creatore».
In questo rapimento, vide tutti i santi ai quali era devota, con il suo angelo custode; l'uno le metteva una corona sul capo, l'altro una collana d'oro al collo, un altro la rivestiva di una veste bianchissima; il che le fece dire: «Oh mio Dio, mi sembra che vogliate ricompensarmi delle offese che ho commesso contro la vostra divina Maestà!»
Un giorno che il demonio la pressava straordinariamente di lasciare il santo abito, ebbe ricorso a sant'Alberto, generale dei Carmelitani, che aveva preso per uno dei suoi avvocati in cielo; e, nell'ora stessa, essendo rapita in estasi, vide che questo Santo, prendendo un abito bianco, con uno scapolare e una cintura dello stesso colore, dal fianco di Gesù crocifisso, la rivestiva, e che nello stesso tempo la Santa Vergine le metteva un cero acceso e un crocifisso tra le mani, con una corona di fiori sul capo, come quelle che fanno professione; dopo di che tutta la tentazione svanì.
Virtù religiose e zelo apostolico
Si distingue per il suo amore per la regola, il suo orrore per il peccato e un desiderio ardente di vedere l'Amore divino riconosciuto e amato da tutti.
Queste specie di grazie non sono concesse ad anime vili e tiepide nel cammino della virtù: così Maria Maddalena era così fervente, che osservava le minime cose della sua Regola con la massima esattezza. Tutto il suo desiderio era di non fare nulla se non per obbedienza, e, quando le si rappresentava, al suo ingresso nel monastero, che vi avrebbe trovato meno tempo per l'orazione di quanto ne avesse avuto nel mondo, rispose « che non si preoccupava di ciò, sapendo bene che il minimo esercizio fatto per obbedienza era buono quanto la più lunga preghiera ». Era così contenta di vivere in una castità angelica, che baciava talvolta le mura della sua clausura, perché contribuivano a conservarle questo prezioso tesoro. Infine, il suo amore per la povertà era così grande che, ben lungi dal lamentarsi mai che le mancasse qualcosa, diceva sempre di avere troppo, e non chiedeva di meglio che di non avere nulla.
Viveva in un'ammirabile purezza di cuore, cercando solo di piacere a Dio solo e di glorificarlo: è ciò che le faceva desiderare in ogni cosa il compimento della sua santissima volontà; era ben lieta quando Dio non esaudiva le sue preghiere, « perché », diceva, « riconosco da ciò che Dio fa la sua volontà piuttosto che la mia ». E provava tanto piacere a proferire queste parole: « la volontà di Dio », che le ripeteva continuamente, dicendo alle sue sorelle: « Non sentite quanto è dolce nominare la volontà di Dio? ». Per rendersi più esatta in ciò, faceva un giorno di ritiro ogni mese, in cui si esaminava su questo punto; dopo di che prendeva la disciplina, per lo spazio di un'ora, con catene di ferro, per espiare le sue negligenze. Aveva un orrore e un'apprensione così grandi del peccato mortale, che non poteva sentirlo nominare senza tremare di spavento. E, quindici giorni prima della sua morte, disse « che lasciava il mondo senza aver ancora potuto comprendere come la creatura potesse risolversi a commettere un peccato contro il suo Creatore ».
25 MAG.
La sua stessa presenza, che, d'altronde, consolava gli afflitti, era un supplizio per le persone abbandonate al crimine. Un libertino era venuto alla grata per parlare a una delle sorelle che era novizia: appena ebbe scorto la Santa in compagnia di questa giovane religiosa, ne fu tutto turbato e si sentì costretto a uscire dalla sua presenza. Approfittò nondimeno di questo incontro e, riconoscendo il cattivo stato della sua anima, si convertì, fece penitenza e cambiò vita.
Maddalena non custodiva meno i suoi occhi, le sue orecchie e la sua lingua che il suo cuore; non credendo che una ragazza che si compiace alla grata possa essere veramente religiosa, diceva « che una sorella non usciva mai dalla grata come vi era entrata, perché le occorreva molto tempo per recuperare la pace di cui godeva prima, e che i discorsi secolari le avevano rapito; che queste specie di conversazioni gettavano polvere nello spirito, e spesso facevano anche qualche offesa alla castità ».
Il suo zelo per l'osservanza regolare era così grande che non ne poteva soffrire il minimo rilassamento, « perché », diceva, « era offendere la pupilla dell'occhio di Dio ». Così Nostro Signore le fece vedere un giorno diverse anime religiose che erano negli inferi per aver fatto cattivo uso del tempo della ricreazione; ciò che le fece dire queste parole: « Oh miseria estrema! ciò che è permesso alle religiose per un santo divertimento dà loro la morte dell'anima e causa loro tormenti che non finiranno mai ». È da questo zelo che procedevano i trasporti e gli ardori che aveva per la salvezza delle anime, e che la spingevano talvolta a gridare: « Oh Amore! Amore! datemi una voce così forte che mi faccia sentire dall'Oriente all'Occidente e in tutte le parti del mondo, affinché siate riconosciuto e amato ovunque, come il vero Amore ». Vedendo in spirito l'anima di un peccatore condannata alle fiamme eterne all'uscita da questo mondo, esclamò: « Sei dunque diventato un tizzone d'inferno, e il tempo passato è cambiato in pene crudelissime! Oh Dio eterno! gli uomini del mondo non considerano affatto queste cose ».
Ultime sofferenze e gloria postuma
Muore nel 1607 dopo lunghe sofferenze fisiche. Il suo corpo viene ritrovato intatto e viene canonizzata da Clemente X.
Ma è tempo di concludere questa santa vita con la felice morte che la terminò. Piacque alla bontà divina di disporvela attraverso dolori indicibili: i denti le caddero uno dopo l'altro; era distesa sul suo letto come una statua, senza potersi muovere, e, per poco che la si toccasse, le si procurava non meno male che se fosse stata fatta a pezzi da colpi di rasoio. Tuttavia, tutte queste pene corporali non erano nulla in confronto a quelle spirituali che sopportava; poiché Dio la abbandonò interiormente, affinché soffrisse unicamente per amore, senza alcun sollievo né consolazione, così come aveva sempre desiderato. In effetti, la sua intenzione era di essere interamente conforme al suo sposo Gesù Cristo, e di avere parte a tutti i dolori che egli aveva patito sulla croce; facendole sperare il suo confessore di ricevere qualche sollievo: «No, no, padre mio», gli rispose, «non è consolazione che cerco, ma dolori; desidero soffrire fino all'ultimo momento della mia vita». Diceva abitualmente che ciò che desiderava di più era soffrire o morire, o piuttosto vivere ancora per soffrire ancora, e non morire così presto per non cessare così presto di soffrire.
Tuttavia, avendole i medici dichiarato che non poteva vivere più di tre giorni, ricevette questa notizia con perfetta sottomissione. Il suo spirito, nonostante i dolori della sua malattia, era sempre applicato a Dio, e aveva gli occhi fissi su un crocifisso che non le si poté mai togliere dalle mani; ascoltava attentamente l'ufficio divino che due religiose recitavano in sua presenza, e le sue labbra, per usare i termini della Scrittura, distillavano latte e miele attraverso le parole di edificazione che diceva a tutte le sue sorelle. Infine, ricevette gli ultimi Sacramenti con una devozione e un fervore ammirevoli, e, apprendendo che il confessore, che doveva recarsi in un eremo vicino a Firenze, temeva di non trovarla in vita, assicurò che avrebbe avuto tutto il tempo di fare il suo viaggio, e che non sarebbe morta prima che egli fosse tornato: come effettivamente accadde.
Vedendo che l'ora della sua morte si avvicinava, fece chiamare la madre priora, a cui disse molte cose riguardanti il governo del suo monastero, e poi, prendendo congedo da tutte le religiose, diede questo ultimo avviso: «Mie reverende madri e mie carissime sorelle, eccomi sul punto di lasciarvi fino all'eternità; vi prego di una cosa nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo, ed è l'ultima grazia che vi chiederò: Che non amiate nulla se non lui, che poniate tutta la vostra speranza in lui, e che vi infiammiate continuamente del desiderio di soffrire per il suo amore». Dopo di che rese felicemente la sua anima a Dio, il 13 maggio dell'anno 1607, il giorno dopo l'Ascensione, a mezzogiorno, all'età di quarantun anni, due mesi e alcuni giorni, dopo averne passati venticinque in religione. Il suo volto divenne così bello e così vermiglio, che non ci si poteva stancare di contemplarlo.
Non si saprebbero esprimere gli onori che furono subito resi alla sua memoria; ma i miracoli che avvennero prima che la si mettesse sotto terra, segnarono abbastanza che ne meritava ancora di più grandi. Ci accontenteremo di riportarne uno molto edificante. Poiché era stata posta nella chiesa per la soddisfazione dei secolari, con il volto rivolto verso la sacrestia, ci si accorse che lo girò all'improvviso dall'altra parte, perché c'era in quel luogo un uomo dissoluto di cui non poté sopportare gli sguardi, nemmeno dopo la sua morte.
Il suo corpo, rivestito di una tunica, di uno scapolare e di un mantello di taffetà bianco, al posto di quello di panno, fu inumato dietro l'altare maggiore, dove, due anni dopo, fu trovato tanto sano e tanto intatto quanto il giorno in cui vi era stato posto; inoltre, il corpo esalava un profumo ammirevole, sebbene fosse stato inumato senza bara e senza essere stato imbalsamato. Urbano VIII l'ha dichiarata beata, e Clemente X l'ha canonizzata, con ordine di celebrarne l'ufficio il 27 d i questo me Urbain VIII Papa che ha beatificato Giosafat. se.
Iconografia e posterità letteraria
La santa è tradizionalmente rappresentata con un anello o una corona di spine, e la sua vita è oggetto di numerosi racconti agiografici.
Santa Maria Maddalena de' Pazzi viene ordinariamente rappresentata con un anello al dito. Questo anello ricorda che, essendo ancora bambina, in seguito al suo voto di verginità, Nostro Signore le apparve testimoniando la sua accettazione, infilandole un anello al dito. Ricevette la stessa grazia dopo la sua professione. Il fatto si compì questa volta alla presenza della Santissima Vergine, di sant'Agostino e di santa Caterina da Siena. La si rappresenta ancora con questa iscrizione: Pati, non mori: «Soffrire e non morire»; oppure: Semper pati, nunquam mori: «Sempre soffrire, mai morire»; — tenendo un cuore infiammato nella mano. Questa maniera non è sufficientemente caratteristica, dato che è stata applicata a un gran numero di altre sante amanti di Gesù Cristo. Nostro Signore le pone una corona di spine sul capo; ella abbraccia la croce o riceve dalle mani di Nostro Signore gli strumenti della Passione e le stimmate come un rimedio onnipotente contro le tentazioni.
Una delle sue reliquie si trova nella cappella dell'Hôtel-Dieu di Abbeville.
La Vita di questa Santa è stata scritta in italiano e divisa in sei parti da Vincenzo Puccini, confessore del monastero nel borgo di San Frediano, a Firenze; e le religiose di questo convento la dedicarono, nell'anno 1609, alla r egina Maria de' Medici reine Marie de Médicis Regina di Francia che ha sostenuto la fondazione. , sposa di Enrico il Grande, di onorata memoria. Il Padre Domenico di Gesù, carmelitano scalzo, e il Padre Leone, della Riforma di Bretagna, l'hanno pure composta, oltre a coloro che hanno redatto il menologio o la storia intera di quest'Ordine. La sua memoria è segnata con molto onore nel martirologio romano, al 25 e al 27 di questo mese.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Firenze il 2 aprile 1566
- Voto di verginità all'età di dodici anni
- Ingresso al Carmelo nel 1582
- Professione religiosa il 17 maggio 1584 durante una malattia
- Periodo di cinque anni di tentazioni estreme (il lago dei Leoni) dal 1585 al 1590
- Canonizzazione da parte di Clemente X
Miracoli
- Guarigione di sua sorella Caterina de Rabatta tramite semplice tocco
- Moltiplicazione o santificazione del vino tramite un segno di croce
- Esorcismo di una giovane ragazza
- Corpo ritrovato intatto ed emanante un profumo due anni dopo la sua morte
Citazioni
-
Pati, non mori
Tradizione iconografica -
O Amore! Amore! nessuno vi conosce, nessuno vi ama
Parole in estasi