28 maggio 6° secolo

San Germano di Parigi

Vescovo di Parigi

Festa
28 maggio
Morte
28 mai 576 (naturelle)
Categorie
vescovo , abate , confessore
Epoca
6° secolo

Nato ad Autun e formato alla vita monastica, Germano divenne abate di Saint-Symphorien prima di essere chiamato all'episcopato di Parigi dal re Childeberto. Celebre per la sua carità inesauribile verso i poveri e i prigionieri, fondò l'abbazia di San Vincenzo, divenuta Saint-Germain-des-Prés. La sua influenza morale si esercitò sui re merovingi e la sua vita fu segnata da numerosi miracoli e profezie.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

SAN GERMANO, VESCOVO DI PARIGI

Vita 01 / 09

Giovinezza e persecuzioni familiari

Nato in Borgogna, Germano sopravvive miracolosamente ai tentativi di infanticidio della madre e di avvelenamento della nonna.

Fortunato, vescovo di Poitiers, che per primo scrisse le mirabili azioni di san Germano, vescovo di Parigi, n saint Germain, évêque de Paris Vescovo di Parigi di cui Fortunato scrisse la vita. e parla in termini così vantaggiosi che non esita ad equipararlo ai più illustri martiri e persino a paragonarlo ai più grandi apostoli. Nacque in Borgogna, nella diocesi di Autun, da genitori ric chi e Autun Diocesi borgognona legata alla sepoltura del santo. cattolici. Sua madre fece tutto il possibile per fargli perdere la vita nel proprio grembo. A tal fine prese molti rimedi e non trascurò i mezzi più violenti. Ma la Provvidenza, infallibile nei suoi decreti, non permise che ella portasse a compimento un disegno così criminale; il furore di questa madre snaturata contro il proprio figlio non cessò con la sua nascita; e se non lo fece morire, continuò sempre a maltrattarlo e ad essergli spietata.

La causa di questa strana avversione era, si dice, il timore di vedere la propria casa troppo gravata di figli. La nonna di Germano non fu meno crudele verso di lui di quanto lo fosse la madre: poiché amando appassionatamente un altro dei suoi nipoti, chiamato Stratide, cugino del nostro Santo, non poteva tollerare che quest'ultimo condividesse con lui la sua eredità. Per sbarazzarsene, diede due bottiglie alla sua serva, una di vino e l'altra di veleno, e le indicò quella di vino per Stratide e quella di veleno per Germano; ma Dio dissipò gli artifici di questa matrigna, permettendo che la serva si sbagliasse e che Germano, avendo preso il buon vino, Stratide ingoiasse il veleno, dal quale sarebbe morto senza un pronto soccorso.

Vita 02 / 09

Formazione e vita monastica ad Autun

Educato dallo zio a Luxy, divenne sacerdote e poi abate di Saint-Symphorien ad Autun, dove si distinse per il suo ascetismo e la sua carità.

Questo povero fanciullo, essendo così esposto a continue persecuzioni nella casa stessa di suo padre, fu costretto ad uscirne e a ritirarsi presso Scopilione, suo zio, personaggio di santissima vita, che abitava a Luxy. È lì che ricevette quella solida educazione che lo abituò a mettere il dovere al di sopra del piacere, e che gettò le fondamenta di quell'alta perfezione alla quale giunse in seguito: poiché la sua orazione era continua e, sebbene fosse lontano mille passi dalla chiesa, vi si recava nondimeno ogni notte con quel santo zio, per recitare i Mattutini e assistere poi ai santi Misteri. San Agrippino, vescovo di Autun, informato della sua virtù, gli conferì l'ordine del diaconato e, tre anni dopo, lo ordinò sacerdote. San Nettario, suo successore, lo nominò abate di Saint-Symphorien, fuori le mura d Saint-Symphorien Santo a cui era dedicata la cappella in cui si stabilì Anatolio. i Autun. Germano si rese, con le sue veglie, le sue astinenze e la sua assiduità nella preghiera, il modello di tutti i religiosi.

L'amore divino infiammava talmente il suo cuore che si vedeva risplendere lo splendore sul suo volto. Era così sensibile alle miserie dei poveri che non ne poteva mai rimandare nessuno senza assistenza: ha spesso dato loro tutto ciò che aveva come provviste nel monastero, senza riservare nulla. Molti dei suoi religiosi, non approvando questa condotta, si lamentarono apertamente dell'eccesso della sua liberalità, che li avrebbe, dicevano, ridotti alla più estrema indigenza; un giorno, infatti, accadde che mancò persino il pane quotidiano nell'abbazia: ma Germano, essendosi messo in preghiera, si videro subito arrivare al monastero due cavalli carichi di pane, che la moglie del signore Ebrone inviava, e, il giorno seguente, due carri pieni di viveri giunsero da un'altra parte. Questi soccorsi straordinari e miracolosi avrebbero dovuto bastare a placare i mormorii e le ingiuste lagnanze. Nondimeno, i religiosi di Saint-Symphorien diffamarono così tanto il loro santo abate presso il vescovo diocesano che quel prelato, prestando fede troppo leggermente ai loro rapporti, lo fece arrestare e rinchiudere nelle sue prigioni, come se fosse stato colpevole di prodigalità; ma appena vi fu entrato, le porte si riaprirono da sole; tuttavia Germano non volle uscire senza la benedizione di colui che lo aveva fatto imprigionare. Il vescovo, meglio informato, riconobbe la sua santità e lo trattò con molto rispetto. Un altro miracolo accrebbe la venerazione che si nutriva per lui. Il fuoco prese al monastero: un incendio generale sembrava inevitabile. Ma il nostro Santo arrestò in un istante quell'incendio con un po' d'acqua benedetta che vi gettò sopra, e con il segno della croce che fece cantando Alleluia.

La carità era la virtù dominante, il tratto più fortemente marcato dell'ammirevole fisionomia di Germano. Eccone una nuova prova: Un certo Sabarico, uomo duro e violento, aveva uno schiavo di nome Æsario. Questi, crudelmente maltrattato dal suo spietato padrone e non potendone più, corse un giorno a rifugiarsi nel monastero di Saint-Symphorien, pregando Germano di volerlo riscattare a ogni costo. La schiavitù era diventata per lui in quella casa un supplizio davvero intollerabile. Il Santo, mosso a pietà e pieno dello spirito della Chiesa che lavorava con tutto il suo potere all'abolizione della servitù, entrò subito in negoziazione con Sabarico. Quest'uomo, furioso per l'iniziativa del suo schiavo, esigette ottanta pezzi d'oro per il riscatto di quel povero infelice, di sua moglie e di suo figlio. La somma era esorbitante: dove trovarla? Ma la carità non si scoraggia mai e non dispera mai. Germano consolò dunque Æsario, promettendogli la libertà ad ogni costo e senza sapere bene come pagarne il prezzo. Infine riuscì a raccogliere la somma richiesta. Sabarico, la cui anima non si apriva alla dolce commiserazione perché era chiusa alla pietà cristiana, principio e alimento di tutte le virtù, osò persino venire di persona a ritirare il suo denaro, maledetto riscatto di sangue, di sospiri e di lacrime. Molto di più, questo miserabile, senza rispetto per se stesso, per gli uomini né per Dio, non degnò nemmeno, passando davanti alla basilica di Saint-Symphorien, di entrarvi per fare una preghiera. Ma la sua barbarie e la sua empietà non rimasero impunite. Da quel momento la vista di una chiesa gli ispirò orrore; abbandonò ogni esercizio di religione e cadde in una sorta di frenesia. Si fu persino costretti ad incatenarlo. Germano, al quale fu condotto — poiché chi altro avrebbe potuto guarirlo? —, dimenticando i suoi torti e non vedendo in lui che un infelice, fece a Dio davanti alla tomba di san Sinforiano un'ardente preghiera che la fede e la carità portarono al cielo. Subito, per un doppio miracolo, il malato recuperò con la salute sentimenti più cristiani e la tranquillità dell'anima: era guarito e il suo cuore cambiato. Pieno di rimpianto e di dolore per il passato, ma anche di gioia e di riconoscenza, aggiunse venti pezzi d'oro agli ottanta che aveva ricevuto in cambio della libertà del suo schiavo, e fece fare con quell'oro una bella croce che fu sospesa come un memoriale dell'evento sopra la tomba di san Sinforiano. «Questa croce», dice il biografo, «esiste ancora oggi e attesta il prodigio che abbiamo appena raccontato». Allora le benedizioni celesti entrarono nella casa di Sabarico. I suoi figli e le sue figlie, vivamente impressionati da un miracolo che li toccava così da vicino e cedendo all'impressione della grazia, vollero, per consacrarsi interamente a Dio, arruolarsi nelle diverse falangi della milizia sacra e governarono persino diversi monasteri. Non è forse questa un'eloquente testimonianza dello zelo con cui la Chiesa lavorò a distruggere a poco a poco la schiavitù, a proteggere il debole contro il forte, a cambiare i costumi dei barbari?

Vita 03 / 09

Chiamata a Parigi ed episcopato

Chiamato dal re Childeberto, divenne vescovo di Parigi nel 565, trasformando la città con le sue predicazioni e il suo aiuto ai bisognosi.

La fama di questi prodigi e di molti altri essendosi diffusa in tutto il regno, ed essendo giunta fino a Child eberto, re dei Franchi, eg Childebert, roi des Francs Re dei Franchi che sostenne il santo. li volle avere un personaggio così santo nella sua città d i Par Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. igi e gli mandò a dire di venire a trovarlo. San Germano non osò opporsi alla sua volontà, poiché apprese che essa era conforme a quella di Dio: infatti, essendosi un giorno addormentato dopo la preghiera, gli apparve in sogno un venerabile vecchio che gli presentò le chiavi delle porte di Parigi. Il Santo gli chiese cosa volesse che ne facesse: "Vi do queste chiavi", gli rispose, "affinché salviate questa città". Era una premonizione del fatto che ne sarebbe stato vescovo; ma Germano, non facendo questa riflessione, comprese solo che la sua presenza era necessaria a Parigi; si mise dunque in cammino con quattro dei suoi religiosi, di cui tre, Auctaire, san Doctrovée e Scubilion, furono successivamente abati di San Vincenzo, in seguito Saint-Germain-des-Prés. Questi cinque religiosi, dopo aver salutato il re e ricevuto i suoi ordini, si ritirarono in un oratorio dedicato sotto il nome di San Giovanni Battista, che in seguito fu chiamato Saint-Germain-le-Vieux, dove praticarono così perfettamente tutti gli esercizi del chiostro che tutta la corte ne era rapita.

Quattro anni dopo, la sede episcopale di Parigi rimase vacante per la morte di Eusebio, che era stato sostituito a Saffaracus, deposto al secondo Concilio della stessa città, nel 565. San Germano fu elevato su questo trono dalla Provvidenza divina e su richiesta di Childeberto, che lo desiderava. Questa nuova dignità non cambiò nulla in lui se non il solo titolo di abate in quello di vescovo, e vi mantenne le stesse pratiche di penitenza e di mortificazione che aveva osservato nel suo monastero.

Si recava in chiesa verso le nove di sera e non ne usciva che allo spuntar del giorno, per prendere nel suo palazzo un momento di riposo e dedicarsi poi al sollievo dei poveri, dei malati, dei prigionieri e di tutti coloro che ricorrevano a lui. Sopportava ugualmente i calori dell'estate e i freddi dell'inverno, senza coprirsi né riscaldarsi più in una stagione che in un'altra; soffrendo così un martirio continuo e supplendo nella pace della Chiesa ai tormenti che i tiranni avrebbero potuto fargli subire nelle più violente persecuzioni.

La sua tavola, dove si trovavano ordinariamente i poveri, non era coperta che da cibi molto comuni; e, come non vi mancava nulla, allo stesso modo non vi si serviva nulla di superfluo. Voleva che l'anima fosse nutrita allo stesso tempo del corpo, e faceva fare per questo, durante il pasto, la lettura di qualche buon libro. Le sue predicazioni ebbero un tale successo che Parigi cambiò presto volto. Le vanità cessarono, le pompe furono moderate, le superfluità tagliate, il lusso abolito e, infine, perdendo il vizio il suo impero, la virtù prese il suo posto e vi regnò in modo assoluto.

Contesto 04 / 09

Influenza politica e disciplina ecclesiastica

Consigliere dei re merovingi, non esitò a scomunicare Cariberto e partecipò a diversi concili per riformare i costumi.

Crescendo sempre più la reputazione della sua virtù, fu supplicato di recarsi a Bourges per assistere alla consacrazione del vescovo Felice: non mancò di andarvi; e avendo, per occasione, parlato a un ebreo, chiamato Sigerico, lo convertì perfettamente e lo battezzò; ma sua moglie, essendo rimasta nel suo errore, senza voler approfittare dell'esempio del marito, fu presto punita per la sua ostinazione; poiché il demonio entrò nel suo corpo e non cessò di tormentarla finché il santo prelato, mosso a compassione, non l'ebbe liberata da un così cattivo ospite mediante l'imposizione delle mani; ella riconobbe così la verità e ricevette infine il santo Battesimo.

Ebbe una meravigliosa abilità nel conquistare lo spirito di Childeberto; lo governò così bene che, sebbene questo principe avesse ancora qualche residuo di quella ferocia allora naturale alla nazione, egli regolò nondimeno i suoi costumi, riformò la sua corte e si applicò alla fondazione di molte chiese e monasteri. Un giorno inviò seimila lire a san Germano affinché le distribuisse ai poveri; ma il santo prelato, non avendone trovati abbastanza per ricevere tutta quell'elemosina, volle restituirgliene la metà. Il re, ben lungi dal riprenderla e dal non inviare più nulla, fece rompere il suo vasellame d'argento, tolse le catene d'oro dal suo collo e pregò il vescovo di non cessare di donare, assicurando che, da parte sua, non si sarebbe stancato di fornire.

Essendo Childebe rto mort Clotaire Re dei Franchi che sostenne la fondazione del monastero. o senza figli maschi, gli succedette Clotario, il suo cadetto. Questo principe, che avendo vissuto fino ad allora lontano da Parigi non conosceva abbastanza i meriti di san Germano, lo fece un giorno attendere così a lungo alla porta del suo palazzo che egli fu costretto ad andarsene. Ma il re soffrì, la notte seguente, dolori così grandi in tutto il corpo, in punizione di questa colpa, che, riconoscendo il suo peccato e l'ingiustizia del disprezzo che aveva mostrato verso il santo vescovo, lo mandò a cercare all'istante, si gettò ai suoi piedi e baciò umilmente il lembo della sua veste; il Santo pose la mano sulle parti che gli facevano male e, con quel tocco, placò interamente il suo dolore. Fece poi esplodere il suo zelo contro il re Cariberto, che aveva ripudiato Ingoberga, sua moglie legittima, e sposato una serva, chiamata Marcovesa, della quale intratteneva allo stesso tempo la sorella. San Germano gli fece a tal proposito diverse rimostranze; e vedendo che erano inutili e che non si correggeva, impiegò contro di lui le censure ecclesiastiche. Inoltre, poiché la nobiltà di Francia aveva allora usurpato i beni della Chiesa, il che aveva fatto abbandonare il servizio di Dio in diverse parrocchie, fece riunire un Concilio a Parigi, nel quale furono fulminati anatemi contro coloro che si erano impossessati del patrimonio di Gesù Cristo. Si trovò anche al secondo Concilio di Tours, che fu tenuto per riformare la disciplina della Chiesa, decaduta quasi ovunque, e per condannare i matrimoni incestuosi, che erano abbastanza comuni tra i grandi.

Miracolo 05 / 09

Taumaturgia e miracoli

Il testo narra numerosi miracoli: guarigioni, resurrezioni, dominio sugli elementi e protezione dei prigionieri.

Non bisogna aspettarsi che raccontiamo tutti i miracoli di san Germano: il grande Fortunato, vescovo di Poitiers, dopo averne composto un libro intero, confessa di lasciarne molti da dire. La paglia del suo letto, i pezzi e i fili della sua veste, la sua saliva, le sue lacrime, le sue parole, l'acqua che era servita a lavare le sue mani, il suo sguardo, il suo tocco, i sogni che lo facevano apparire durante il sonno, le lettere che scriveva, erano altrettanti rimedi per ogni sorta di malattia. Quando usciva dalla chiesa, si disponevano i malati in fila ed egli li guariva tutti al suo passaggio. Gli abitanti di Meudon, vicino a Parigi, essendo afflitti dal contagio, ne furono liberati con del pane che egli inviò loro, dopo averlo benedetto. Un religioso di un monastero, vicino a Tours, che era malato da due anni, fu guarito in un istante facendo uso di una lettera del nostro Santo, che il suo abate gli diede. Gertrude, moglie di Monsolis, essendo diventata cieca e non potendo più andare in chiesa, né assistere alle processioni, riacquistò la vista dopo aver implorato il suo soccorso. Un sacerdote, divenuto paralitico per aver lavorato di domenica, avendo udito di notte una voce che gli ordinava di ricorrere al Santo e di dichiarargli pubblicamente la sua colpa, venne a trovarlo con umiltà e ricevette la salute grazie a un po' d'olio benedetto con cui gli unse le membra. Ma egli non ha solo guarito i vivi, ha anche risuscitato i morti. Attila, favorito del re Childeberto, essendosi rotto un braccio, fu salassato così inopportunamente che ne perse la vita, e mentre tutti piangevano la sua morte, il santo vescovo arrivò e, dopo aver gettato dell'acqua benedetta sul suo corpo, gli restituì la vita e una perfetta salute. Fece lo stesso con un bambino morto; il che faceva dire al popolo che la sua forza era più grande di quella della morte. Egli donava ordinariamente la salute dell'anima insieme a quella del corpo. Un signore della Turenna aveva una figlia in fin di vita; il santo prelato, toccato dalle sue lacrime e da quelle di sua moglie, andò a vederla, la guarì e la esortò così bene al disprezzo del mondo e delle sue vanità, che essa vi rinunciò interamente facendosi religiosa nel monastero di Poitiers. Un'altra fece lo stesso dopo essere stata liberata, dal nostro Santo, dallo spirito maligno.

Missione 06 / 09

Pellegrinaggi e giustizia sociale

Fedele alle sue radici, ritorna ogni anno ad Autun, liberando prigionieri ad Avallon e proteggendo i contadini lungo il cammino.

Germano, che aveva vissuto ad Autun vicino ai luoghi colmi del venerato ricordo di san Martino, amava recarsi a Tours per celebrare la festa di questo grande vescovo. La fama lo accompagnava; e i malati non mancavano di presentarsi al suo passaggio, sia che entrasse nella basilica, sia che ne uscisse. Un giorno guarì, strofinandole con un po' d'olio e saliva, due donne storpie di un braccio. In uno di questi pellegrinaggi, si trovò fortuitamente a Tours con Clotario. Il re, col pretesto di andare a venerare le reliquie di san Martino, si avvicinava così a Poitiers, per poter più facilmente rapire la sua sposa Radegonda, che aveva preso il velo in u Radegonde Regina dei Franchi e sposa di Clotario. na comunità fondata vicino alla tomba di sant'Ilario. La pia regina non si era ritirata dalla corte se non con il consenso molto formale e spontaneo del re; ma questi la rimpianse presto vivamente e, spinto da cattivi consiglieri, volle, a disprezzo dei voti più sacri della religione, strapparla al santo ritiro dove si era donata a Dio e non viveva che per Dio. Avvertita e allarmata dal progetto empio di Clotario, Radegonda inviò segretamente una lettera molto pressante al santo vescovo di Parigi per pregarlo di dissuadere il re dalla sua criminale risoluzione. Germano bagnò questa lettera con le sue lacrime e andò subito a gettarsi ai piedi di Clotario, davanti alle reliquie di san Martino, lo scongiurò, in nome di Dio, di non recarsi a Poitiers. Il principe, intenerito e pentito, esclamò: «Avevo ceduto a cattivi consigli; ma, lo riconosco, non ero degno di possedere una così santa sposa». E cadendo lui stesso alle ginocchia dell'augusto pontefice che lo dominava con tutta l'altezza del suo ascendente morale, lo pregò di andare lui stesso a Poitiers a chiedere perdono e offrire le sue scuse a Radegonda. Dio ebbe riguardo al sincero pentimento di Clotario; ma i suoi cattivi consiglieri furono puniti e morirono dell'orribile e vergognosa morte di Ario.

Se Germano aveva conservato per il grande vescovo di Tours un culto così pio, poteva dimenticare san Sinforiano, e l'abbazia, e i fratelli o piuttosto i figli benamati che vi aveva lasciato? La metà del suo cuore era rimasta ad Autun. Così lo si vide, ogni anno, lasciare Parigi per venire ad assistere alla grande solennità religiosa istituita in onore dell'eroe autunense, e celebrata con il pio entusiasmo della fede unita al patriottismo. Mai nulla poté impedirgli di compiere questo pio pellegrinaggio. La santa tomba del Martire, presso la quale aveva pregato tutte le notti per molti anni, non aveva cessato di parlargli da lontano e lo chiamava sempre. Quando si avvicinava il giorno della festa cara alla sua pietà e al suo cuore, allora incamminandosi verso la sua patria, arrivava per la strada che segue i bordi del fiume Cure; e ogni volta che attraversava il Morvan, la sua presenza era segnalata da qualche beneficio, da qualche prodigio. I demoni soprattutto provavano la sua potenza e si trovavano sconcertati. Da tutto il paese accorrevano gli ossessi che in anticipo sentivano il suo avvicinarsi e lo annunciavano spingendo gemiti o grida lamentevoli. Egli li toccava, e gli spiriti maligni, costretti a uscire, dicevano: «Uomo di Dio, se non potete soffrirci nei luoghi abitati, se vi ostinate a non volere che dimoriamo con gli uomini, almeno lasciate a dei disgraziati il permesso di errare in pace nello spessore di queste foreste, nella solitudine di queste montagne».

Gli ufficiali reali che trattavano il popolo senza riguardo avevano da temere anche la generosa libertà di Germano. Un giorno che, ritornando da Autun a Parigi dopo la celebrazione della festa di san Sinforiano, passava per Avallon, apprese con dolore che le prigioni del castello erano piene di debitori del fisco. Avallon Fortezza assediata da Roberto il Pio, teatro di un miracolo. Toccato da compassione per queste povere genti, pregò il conte Nicasio, che lo aveva invitato a cena, di voler addolcire la loro sorte dando loro la libertà sotto cauzione. Il conte rifiutò spietatamente. Allora, il caritatevole pastore, senza nemmeno attendere la fine del pasto, andò a prostrarsi con la faccia a terra, alla porta del carcere sotterraneo dove gemevano tante sventurate vittime della giustizia umana, e sparse in abbondanza lacrime con preghiere su quella soglia, triste testimone del dolore e della disperazione, al fine di ottenere dalla misericordia di Dio ciò che gli rifiutava la durezza degli uomini. Fu esaudito. Un angelo venne ad aprire le porte della prigione e a spezzare i ferri di tutti quegli sfortunati detenuti la cui povertà costituiva tutto il loro crimine. Credendo a stento a tanta felicità, andarono nel trasporto della loro riconoscenza a gettarsi ai piedi del loro benefattore. Una nuova grazia li attendeva. Il re, cedendo alle istanze dell'uomo di Dio, accordò loro la remissione intera di tutto ciò che dovevano al tesoro. — Un'altra volta, lo stesso conte Nicasio, correndo incontro al nostro Santo di cui gli veniva annunciato l'arrivo, fece una caduta molto grave, poiché fu risollevato senza conoscenza né sentimento; e non fu che per la virtù delle preghiere di Germano che poté essere richiamato alla vita. Premuroso di testimoniare la sua gratitudine all'ospite venerabile al quale attribuiva la sua salvezza, gli offrì il suo balteo e la sua spada. Germano si affrettò ad accettare quel dono prezioso. Presto il conte, pentendosi di essersi disfatto così facilmente di ciò che un soldato ha di più caro, reclamò la sua arma. Il vescovo, che aveva ben previsto questo ritorno, pensò che il momento fosse favorevole per aumentare la borsa dei suoi poveri. Fece comporre il guerriero, che del resto si eseguì di molto buona grazia. Di più, toccato dalla carità di Germano, Nicasio si pentì della sua durezza e fu d'ora in poi più umano. Aveva imparato a sue spese, secondo l'osservazione del biografo, che bisogna compatire le miserie altrui.

Tuttavia il santo pontefice non cessava di impiegare il suo credito presso Dio per alleviarli. — Come in un altro dei suoi pellegrinaggi annuali alla tomba di san Sinforiano, il santo pontefice attraversava il villaggio di Cervon, vicino a Corbigny nel Morvan, gli abitanti gli dissero che degli orsi devastavano il raccolto di una povera vedova chiamata Panitia, che non aveva che questa risorsa per vivere. Lo scongiurarono allo stesso tempo di venire a visitare il piccolo campo, persuasi che la sua sola presenza sul luogo sarebbe bastata per allontanare il flagello. Le persone che accompagnavano il Santo non poterono fare a meno di ridere; ma lui, accondiscendendo subito con la sua bontà ordinaria alla richiesta di quella brava gente, li seguì. Dopo aver pregato Dio di voler ricompensare la loro fede ingenua e la loro pia carità, fece il segno della croce sul campo della vedova. Il giorno seguente, gli orsi furono trovati morti: si erano battuti e uccisi a vicenda durante la notte. Uno di loro, che aveva voluto varcare la siepe, vi era rimasto impalato.

Fondazione 07 / 09

Fondazioni ed educazione

Fonda l'abbazia di San Vincenzo (Saint-Germain-des-Prés) e forma numerosi futuri vescovi nella sua scuola episcopale.

Una delle sue più grandi premure fu la costruzione della celeb re abbazia di San Vince abbaye de Saint-Vincent Abbazia parigina che ha ricevuto una parte delle reliquie del santo. nzo. Childeberto l'aveva iniziata, ma fu Clotario I, suo fratello, a portarla a compimento. Quando la chiesa fu pronta, egli pregò san Germano di consacrarla; egli lo fece con grande soddisfazione di quel monarca, della regina sua moglie e delle principesse sue figlie. E questa chiesa, dove in precedenza sorgeva un tempio della dea Iside, divenne in seguito il mausoleo della maggior parte dei principi e delle principesse della corona, finché Dagoberto I non fece costruire quella di Saint-Denis, in Francia. Si vedevano ancora queste sepolture nel 1685, tra le altre, quelle di Eleuterio, padre del nostro Santo, ed Eusebia, sua madre, la quale, dopo averlo tanto maltrattato durante la sua infanzia, e persino prima che venisse al mondo, si ritenne beata di venire a morire tra le sue braccia.

Fu ancora mentre san Germano era vescovo, e verosimilmente su sua persuasione, che lo stesso Childeberto e la regina Ultrogota, sua sposa, fecero costruire, dall'altra parte della Senna, un'altra chiesa in onore di san Vincenzo, martire; essa ha, in seguito, portato il titolo di San Germano, vescovo di Auxerre, verso il quale il nostro Santo nutriva una singolare devozione e che riconosceva come suo patrono.

Questo grande prelato non si accontentava di erigere templi materiali e inanimati al vero Dio; ne edificava anche di viventi e spirituali. Fortunato, il suo storico, parlando del clero di Parigi, lo definisce beato per avere un così grande uomo come pastore e capo. In effetti, egli aveva un seminario così rinomato che vi si inviavano, non solo da tutta la Francia, ma anche dai regni stranieri, fanciulli di alta nascita, affinché vi fossero formati alle scienze e alla pietà; e ne uscirono molti eccellenti ecclesiastici e santi vescovi, che hanno illuminato la Chiesa con la loro dottrina e la loro eminente santità. Si nota, tra gli altri, san Brieuc, che i suoi genitori gli avevano inviato dall'Inghilterra, quando era ancora solo abate a Saint-Symphorien, e che uscì dalla sua scuola solo per andare a predicare il Vangelo nel suo paese, come abbiamo notato nella sua vita, al 1° maggio. Sant'Eltude, dottissimo abate della Gran Bretagna, fu anch'egli tra questi (come riporta Tritemio nel terzo libro degli *Uomini illustri dell'Ordine di San Benedetto*); e san Bertingrando, o per sincope, Bertrando, che, da arcidiacono di Parigi, fu elevato sul trono episcopale di Le Mans.

La principale occupazione del nostro Santo era di coltivare queste giovani piante per far loro portare frutti degni del Signore. La sua ricreazione consisteva nel visitare le chiese per pregarvi e meditarvi; se le trovava chiuse, esse si aprivano da sole non appena vi aveva fatto sopra il segno della croce; come accadde, secondo il racconto di Fortunato, alla chiesa di San Gervasio e San Protasio, che allora si trovava fuori dalle porte di Parigi.

Culto 08 / 09

Morte e posterità liturgica

Deceduto nel 576, il suo culto si sviluppa attorno alle sue reliquie e ai suoi scritti sulla liturgia gallicana.

Ecco quali furono le azioni sante, eroiche e così gloriose per la Chiesa, di questo illustre prelato. All'età di ottant'anni, fu avvertito della sua morte in una visione, e apprese persino che doveva essere il 5 prima delle calende di giugno. Fece subito scrivere questo giorno sul suo letto, per averlo sempre presente, senza tuttavia dichiarare cosa significasse tale annotazione. Infine, giunto questo felice momento, rese l'anima a Dio il 28 maggio dell'anno 576. Il suo corpo fu portato in grande pompa nell'abbazia di San Vincenzo, come aveva ordinato; e, da allora, questa chiesa ha preso il nome di Saint-Germain-des-Prés. Quando passò davanti alle prigioni, divenne così pesante che non si poté mai muoverlo finché i prigionieri non furono liberati; li si fece dunque uscire ed essi seguirono il corteo, impiegando così i primi momenti della loro libertà a rendere gli ultimi doveri a colui che l'aveva loro procurata.

Si rappresenta san Germano di Parigi con delle catene in mano, per ricordare l'efficacia del suo intervento verso i prigionieri del fisco; tenendo in mano le chiavi di Parigi, che gli furono date in una visione come pegno di salvezza per questa città, e un'immagine di Nostra Signora, poiché si pretende che portasse costantemente con sé questa salvaguardia; andando incontro a un incendio e placando il flagello.

## RELIQUIE E SCRITTI DI SAN GERMANO. — JEAN MABILLON.

Non fu inumato nella grande chiesa dell'abbazia, ma, secondo il suo testamento, in una cappella di San Sinforiano, che aveva fatto costruire vicino al portale, in onore di questo glorioso Martire, verso il quale aveva sempre conservato una devozione particolare da quando era stato abate del suo monastero, ad Autun. Si compirono diversi miracoli in questo santo luogo: Chilperico, avendo saputo che un paralitico vi era stato guarito, vi si recò il giorno seguente e fece apporre un'iscrizione che aveva composto, nella quale dice che «san Germano era un uomo apostolico, il padre, il medico, il pastore e l'amore del suo popolo».

Nell'anno 754, quasi duecento anni dopo la sua morte, l'abate Lantfrède ricevette un ordine dal cielo di far trasportare le sue ossa nel coro della grande chiesa: ne diede avviso a Pipino il Breve, re di Francia, che volle assistervi con i suoi due figli, Carlomanno e Carlo, poi soprannominato il Grande, di sette anni; e, come monumento dei miracoli che avvennero durante questa traslazione, donò all'abbazia di Saint-Germain il villaggio di Palaiseau, e confermò questa donazione con un giuramento solenne che fece sulla tomba del Santo, il 27 luglio.

Questo santo corpo rimase pacificamente in questa chiesa finché i religiosi, prevedendo le irruzioni dei Normanni, nazione allora barbara e infedele, lo salvarono nella cappella, o Oratorio di San Giovanni Battista, a Parigi, dove aveva fatto inizialmente il suo soggiorno, e che, per questa ragione, è stato poi chiamato Saint-Germain-le-Vieux. Si racconta che una donna cieca vi recuperò la vista al tocco di queste sante reliquie. Fu poi riportato nella chiesa di Saint-Germain-des-Prés. La celebre basilica, che porta ancora oggi, insieme a tutto un grande quartiere di Parigi, il nome di Saint-Germain, già restaurata una prima volta dopo le devastazioni dei Normanni, fu quasi interamente ricostruita nel XII secolo dall'abate Ugo; e papa Alessandro III ne fece la dedicazione solenne mentre, perseguitato dall'imperatore Federico Barbarossa, si era rifugiato in Francia, sicuro di trovare nel seno di questa figlia primogenita della Chiesa un asilo sempre aperto contro l'iniquità armata della forza brutale. Oddone, conte d'Angiò, e poi re di Francia, gli fece fare un reliquiario tutto d'oro. Un abate ne fece fare in seguito un altro ben più magnifico, che si vedeva ancora nel XVIII secolo; vi erano entrati più di trecento marchi d'argento e duecentootto pietre preziose, che gli davano uno splendore meraviglioso. Ma il reliquiario è stato saccheggiato durante la Rivoluzione francese, e le sante reliquie profanate e distrutte (marzo 1793). La cappella primitiva di San Sinforiano, dove san Germano fu sepolto, sussiste ancora oggi; serve per lo svolgimento dei catechismi della parrocchia.

Abbiamo di san Germano un'opera eccellente, che ha per titolo: *Explication de la Liturgie*: forma un volume nella *Patrologia* di M. Migne. Vi si trova l'antica liturgia g allicana, che era liturgie gallicane Antica liturgia utilizzata in Francia prima della riforma carolingia. in uso in Francia prima che quella di Roma vi fosse introdotta da papa Adriano I, sotto il regno di Carlo Magno. Si vede ovunque una somiglianza perfetta tra queste due liturgie. San Germano fornisce spiegazioni molto soddisfacenti delle antiche cerimonie della messa, delle vesti sacerdotali, ecc. L'antica e celebre abbazia di Saint-Germain-des-Prés ha subito la sorte degli altri monasteri di Francia: tutti i suoi edifici sono distrutti. Quelli che la Rivoluzione aveva risparmiato, sono caduti sotto il piccone di M. Haussmann (1852-1870). La biblioteca, una delle più considerevoli e delle più preziose di Parigi, divenne preda delle fiamme il 20 agosto 1794 per l'imprudenza e forse con la connivenza delle autorità di quell'epoca.

Eredità 09 / 09

Eredità erudita: Jean Mabillon

Il testo sottolinea l'opera di Jean Mabillon, monaco benedettino del XVII secolo che illustrò l'abbazia con i suoi lavori storici.

Fu a Saint-Germain-des-Prés di Parigi che Mabillon si dedicò ai lavori che lo hanno reso celebre: faremo conoscere il santo religioso insieme allo studioso.

Jean Mabillon, uno d egli uomini p Jean Mabillon Monaco benedettino e storico, autore degli Annales Ordinis Sancti Benedicti. iù sorprendenti per erudizione del secolo di Luigi XIV — di quel secolo che ha annoverato tante illustrazioni di ogni genere — nacque a Saint-Pierremont, vicino a Vouziers, nella diocesi di Reims, il 23 novembre 1632. I suoi genitori, che appartenevano alle migliori famiglie del paese, adempivano fedelmente agli obblighi imposti dalla religione. Cresciuto nel timore di Dio, Jean iniziò i suoi studi presso un parroco del vicinato, suo parente, e li continuò a Reims, al collegio dei Gesuiti. Ovunque il giovane Mabillon si distinse per i suoi successi e la sua modestia; sentendo attrazione per lo stato ecclesiastico, entrò nel seminario di Reims, che era allora destinato ai soli chierici della chiesa metropolitana. Si dice che avesse un gusto notevole per le cerimonie, i riti e gli usi della Chiesa, e che li osservasse con religiosa esattezza. La sua pietà lo portava, quando aveva momenti liberi al di fuori delle funzioni del santuario, a visitare le chiese e soprattutto la tomba di san Remigio, apostolo dei Franchi. La chiesa di Saint-Remi era officiata dai Benedettini: la regolarità di quei religiosi parlò al suo cuore e lo spinse a entrare nei loro ranghi. La richiesta fu accolta. Dopo un anno di noviziato, pronunciò i voti il 5 settembre 1651, all'età di diciannove anni. Il fervore e le austerità, senza dubbio esagerate, del giovane professo compromisero completamente la sua salute. Si fu costretti a inviarlo in una casa di campagna dell'abbazia, il cui soggiorno gli fu dapprima molto penoso, ma che finì per trovare delizioso. Non potendo dedicarsi ad alcun lavoro serio e continuativo, occupava il suo tempo in ricerche nelle biblioteche della regione. Tale fu l'origine di quei lavori archeologici e di quelle scoperte storiche nelle quali dom Mabillon si è guadagnato tanta reputazione.

Andò a continuare a Corbie quei lavori che non avrebbe più dovuto interrompere.

Ordinato sacerdote nel 1660, rimase a Corbie fino al 1663, epoca in cui giunse a Saint-Denis vicino a Parigi, dove era incaricato di mostrare agli stranieri il tesoro e i monumenti di quell'antica abbazia. La sua reputazione di studioso cominciava a emergere, fu chiamato a occupazioni più degne dei suoi talenti. Avendo dom Luc d'Achéry avuto bisogno di un collaboratore, fu scelto Mabillon che venne inviato a Saint-Germain-des-Prés, di cui d'Achéry era bibliotecario: l'abbazia parigina era del resto il centro della scienza benedettina. Fu lì che Mabillon passò il resto dei suoi giorni, dividendo, come gli antichi monaci, il suo tempo tra il lavoro e la preghiera: il suo lavoro, per lui, era lo studio, e il suo svago, la santa salmodia. Nulla era più toccante che vedere questo dotto religioso, la cui reputazione era europea, vivere nell'umiltà, nell'obbedienza, nella semplicità, come l'ultimo dei fratelli. Gli studiosi dell'universo intero lo consultavano; i principi e i grandi lo onoravano della loro amicizia: a tutto ciò, egli preferiva l'ombra del chiostro, il silenzio della cella.

La Congregazione di San Mauro aveva proge ttato di pubblicare nuove Congrégation de Saint-Maur Monaci eruditi che hanno curato le opere di Ambrogio nel XVII secolo. edizioni dei Padri; egli fu incaricato di quella di san Bernardo e assolse questo compito con tanta diligenza quanto successo. Il grande Colbert, informato del suo merito, gli fece offrire una pensione di duemila lire, che Mabillon ebbe la modestia di rifiutare, chiedendo che quel ministro volesse piuttosto riversare sulla sua Congregazione tali testimonianze della munificenza reale. Padre Mabillon fu inviato in Germania, nell'anno 1683, per cercare in quella parte d'Europa tutto ciò che potesse servire alla storia di Francia e alla gloria della nazione e della casa reale. Dom Mabillon trovò diversi pezzi curiosi e li fece conoscere in un Giornale del suo viaggio. Essendo stata questa dotta corsa molto applaudita, il re lo inviò in Italia due anni dopo. Fu ricevuto a Roma con tutta la distinzione che meritava. La Congregazione dell'Indice gli fece l'onore di consultarlo in merito ad alcune opinioni singolari contenute negli scritti di Isaac Vossius; ma il suo parere, che appare troppo indulgente, non fu seguito. Gli furono aperti gli archivi, le biblioteche, e ne trasse quantità di pezzi nuovi. Tra gli oggetti che stuzzicarono la sua curiosità, nessuno lo eccitò più delle catacombe di Roma. Vi fece visite frequenti, dove portò lo spirito di religione e quello di critica. Fortemente attaccato alla fede, ma in guardia contro l'errore, credette di vedere degli abusi nell'esposizione di alcuni corpi santi e li svelò in una lettera latina, sotto il nome di Eusebio Romano a Teofilo Francesco, riguardante il culto dei santi sconosciuti. Questo opuscolo sollevò contro di lui alcuni studiosi di Roma. Vi furono diversi scritti pro e contro. Si deferì alla congregazione dell'Indice la lettera di Eusebio; e sarebbe stata prescritta da quel tribunale, se non ne avesse dato una nuova edizione, con cambiamenti che accontentarono i giudici.

Mabillon non poteva scrivere tanto senza sollevare contraddizioni: trattò sempre i suoi avversari con i riguardi che richiede la carità. Accadeva spesso che opponesse solo il silenzio agli attacchi.

L'amore per la pace, il candore e soprattutto la modestia formavano il suo carattere. Le Tellier, arcivescovo di Reims, avendolo presentato a Luigi XIV come il religioso più dotto del regno, Mabillon meritò di udire questa frase dalla bocca del grande Bossuet: "Aggiungete, signore, e il più umile". Uno straniero, essendo andato a consultare il dotto Du Cange, questi lo inviò da Mabillon, suo amico e rivale in erudizione. "Vi ingannate quando vi rivolgete a me", rispose umilmente il benedettino; "andate a vedere il signor Du Cange". "È lui stesso che mi indirizza a voi", disse lo straniero. "Egli è il mio maestro", replicò Mabillon. "Se tuttavia mi onorerete delle vostre visite, vi comunicherò quel poco che so".

Le sue due principali produzioni furono gli Atti dei Santi dell'Ordine di San Benedetto e gli Annali dello stesso Ordine. Lavorando alla storia dei servitori di Dio, si applicò a imitarne le virtù. Arrivato alla vita di sant'Anselmo di Canterbury, ebbe un presentimento della sua morte e annunciò che avrebbe terminato la sua carriera alla stessa età di quell'illustre arcivescovo. Il 1° dicembre 1707, accusò un grave malessere recandosi a Chelles. Riportato a Parigi, passò tre settimane in infermeria, tra grandi sofferenze, che sopportò con santa rassegnazione. Morì il 27 dicembre, nei sentimenti della fede più viva e della più intera sottomissione alla volontà di Dio. Dom Jean Mabillon era nel suo settantaseiesimo anno.

Clemente XI, nell'apprendere la sua morte, fece scrivere a Dom Ruinart che gli avrebbero fatto piacere se avessero inumato un uomo che aveva così ben meritato delle lettere e della Chiesa, nel luogo più distinto, "poiché tutti gli studiosi che andranno a Parigi non mancheranno di chiedervi dove lo avete messo? Ubi posuistis eum?". Il Papa voleva che si raccogliessero le sue ceneri sotto il marmo, con un'iscrizione che si addicesse a resti così preziosi. L'intenzione del Pontefice non fu seguita a tal riguardo; ma Dom Roussel fece un elogio in stile lapidario, che valeva bene un monumento. Ne riporteremo solo il seguente brano:

Omnium hominum sibi conciliavit animos Hominem mitissimus, In ipsis etiam litteratis disceptationibus Nemini asper, Neminem lædit, etiam imens.

Le ceneri di Mabillon erano state depositate, durante la Rivoluzione, al Museo dei monumenti francesi. Sono state riportate solennemente il 20 febbraio 1819, alla chiesa di Saint-Germain-des-Prés, dove riposano sotto un mausoleo che gli ha fatto erigere la città di Parigi; il suo nome è stato dato a una delle vie vicine.

I principali lavori di questo pio e dotto benedettino sono:

Gli Atti dei Santi dell'Ordine di San Benedetto, in latino, Parigi, 1668-1761, 9 vol. in-folio, pubblicati con la collaborazione di dom Luc d'Achéry e di dom Ruinart. Questo lavoro si ferma all'anno 1180.

Gli Annali dell'Ordine di San Benedetto, fino all'anno 1157, in latino, 6 vol. in-folio, Parigi, 1703-39. Dom Ruinart, dom Massuet e dom Martène sono stati i collaboratori di Mabillon.

La Diplomatica (De re diplomatica libri vi), Parigi, 1 vol. in-folio, 1681 e il supplemento (supplémentum librorum de re diplomatica), in-folio, 1704. Questa scienza gli deve tutto il suo lustro. Il dotto benedettino aveva una sagacia ammirevole per districare ciò che vi è di più confuso nella notte dei tempi e per approfondire ciò che la storia offre di più difficile. Diede i principi per l'esame dei diplomi e delle carte di tutte le epoche e di tutti i paesi.

Dom Toustain e dom Tassin hanno dato, nel 1758-63, Parigi, 6 vol. in-4°, Nouveau Traité de diplomatique, che ha preso posto tra le opere più stimate dagli studiosi.

Il Museo italico, in latino, o collezione di antichi scrittori, estratta dalle biblioteche d'Italia, Parigi, 2 vol. in-4°, 1687-89, con la collaborazione di dom Germain.

Gli Analecta vetera, in latino, con il concorso di dom Luc d'Achéry, 4 vol. in-8°, Parigi, 1675. È una raccolta di pezzi interessanti per la storia e la religione, arricchita da dotte dissertazioni.

Trattato degli studi monastici, con un catalogo scelto per comporre una biblioteca ecclesiastica. Parigi, 1 vol. in-4°, 1691 o 2 vol. in-12, 1692. Quest'opera, pubblicata in occasione della polemica di Mabillon con l'abate di Rancé, fu tradotta in latino e in italiano.

L'abate di Rancé aveva preteso che lo studio fosse più dannoso che utile ai religiosi. La Congregazione di San Mauro, allora interamente occupata in quei grandi lavori di erudizione, che meriteranno l'eterna riconoscenza degli uomini studiosi, incaricò Mabillon di confutare l'abate di Rancé. La polemica fece nascere da una parte e dall'altra diverse opere, tra le altre quella di cui abbiamo appena dato il titolo.

Tre libri sulla liturgia gallicana, in latino, in-4°, Parigi, 1685 e 1729. Opera piena di ricerche sugli antichi riti usati in Francia prima dell'anno 1000 per la celebrazione del santo sacrificio.

Mabillon era stato nominato membro dell'Accademia delle iscrizioni e belle lettere nel 1701; de Bose pronunciò il suo elogio davanti alla dotta compagnia.

La sua vita è stata scritta da Dom Ruinart, 1 vol. in-12, 1709, e da Chavin de Malan, 1845.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita in Borgogna nella diocesi di Autun
  2. Educazione presso lo zio Scopilion a Luxy
  3. Ordinazione sacerdotale per mano di San Nettario
  4. Nomina ad abate di Saint-Symphorien d'Autun
  5. Visione delle chiavi di Parigi
  6. Elevazione alla sede episcopale di Parigi nel 565
  7. Fondazione dell'abbazia di San Vincenzo (Saint-Germain-des-Prés)
  8. Intervento presso il re Clotario per la regina Radegonda
  9. Morto all'età di ottant'anni

Miracoli

  1. Sopravvivenza a un tentativo di avvelenamento da parte della nonna
  2. Moltiplicazione del pane nell'abbazia di Saint-Symphorien
  3. Estinzione di un incendio con acqua benedetta
  4. Apertura miracolosa delle porte delle prigioni ad Autun, Parigi e Avallon
  5. Guarigione di malati tramite il suo tocco o le sue lettere
  6. Resurrezione di Attila, favorito del re Childeberto
  7. Morte degli orsi che devastavano il campo di una vedova a Cervon

Citazioni

  • Vi do queste chiavi affinché salviate questa città. Visione di San Germano
  • San Germano era un uomo apostolico, il padre, il medico, il pastore e l'amore del suo popolo. Iscrizione del re Chilperico

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo