Patrizia romana del III secolo, Restituta rifiuta il matrimonio per consacrarsi a Cristo. Guidata da un angelo verso Sora, vi opera miracoli, tra cui la guarigione del lebbroso Cirillo, prima di essere martirizzata per decapitazione sotto il proconsole Agazio. Le sue reliquie, trasportate in Francia nel IX secolo, sono all'origine della fondazione di Arcy-Sainte-Restitute.
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SANTA RESTITUTA, VERGINE E MARTIRE
Contesto e vocazione verginale
Sotto il regno dell'imperatore Aureliano, Restituta, una nobile romana, rifiuta il matrimonio per consacrarsi a uno sposo celeste.
III secolo. Aureliano governava la repubblica romana quando si levò un'orribile tempesta di persecuzione contro i cristiani: il che deve sorprendere tanto meno in quanto questo imperatore aveva, si dice, un tale odio per il nome di Cristo, che si abbandonava a parole di esecrazione quando lo sentiva pronunciare. Gli adoratori di Cristo venivano dunque quotidianamente messi a morte in mille modi diversi, in virtù delle leggi che egli aveva fatto pubblicare ovunque: alcuni furono condannati alle bestie, altri alle miniere; altri furono consegnati alle fiamme, alcuni furono lapidati. Ed è così che gli empi rivaleggiavano in crudeltà, alcuni persino per motivo di religione; poiché, secondo l'oracolo divino, pensavano di servire il Signore sforzandosi di abolire il nome cristiano. In quel tempo viveva a Roma, nella regione che si chiama transtiberina, una giovane fanciulla di n ome Resti Restitute Vergine e martire romana del III secolo, patrona di Arcy. tuta, donna di rara bellezza e di origine patrizia; ma la fede ortodossa e l'insieme di tutte le virtù la adornavano di uno splendore ancora più prezioso. Suo padre si chiamava Ethel, e sua madre, Dabia: entrambi, dice la leggenda, avevano tanti vizi quante ricchezze e dignità. Quando giunse all'età nubile, i suoi grandi beni, e ciò che si stima a così alto prezzo, la sua nobiltà d'origine, la fecero ricercare da una folla di giovani patrizi, che impiegavano a gara tutti i mezzi per arrivare a possederla. I suoi genitori le chiesero dunque quale preferisse tra quei giovani di così alta nascita. Ella rispose che aveva uno sposo celeste e immortale, e che di conseguenza non si curava di ambire all'unione coniugale con un uomo mortale e corruttibile; poi aggiunse: «Che vadano dove vogliono, questi uomini perituri, e che prendano spose che somiglino loro: per me, che ho in cielo uno sposo eterno, non ho bisogno di sceglierne uno mortale su questa terra. Mi preoccupo poco del rimprovero di sterilità; poiché questo sposo magnifico, figlio egli stesso di una vergine, produce ogni giorno innumerevoli figli della castità; e, in qualità di sposo delle vergini, mi procurerà presto la gioia di avere una discendenza numerosa, senza alcun detrimento della mia verginità. Lungi da me dunque i nemici della pudicizia! lungi da me la perdita di questo tesoro! lungi da me tutta la pompa degli ornamenti molli e sontuosi! Ci si può compiacere per un istante; ma non ne deriva alcun vantaggio per la vita futura. Amo vedere rilucere nella mia anima la perla della fede viva, il giacinto della ferma speranza e il carbonchio della carità, ardente come il fuoco. Adornata di questi gioielli, attenderò l'arrivo del celeste sposo, finché, mescolata alle vergini sagge, avrò la felicità di essere ammessa nei suoi più intimi favori». Con questa risposta, ella placò i suoi genitori e represse i desideri ardenti di quei giovani.
Combattimenti spirituali e visioni
Restituta riceve la visita di un angelo custode e trionfa sulle minacce di un demone attraverso il segno della croce.
Ma, poiché la persecuzione contro i cristiani raddoppiava di furore e crudeli littori correvano da ogni parte come cani affamati, Restituta, temendo la fragilità della natura umana e volendo provvedere alla custodia del suo pudore, si nascose nel luogo più ritirato della casa e, prostrandosi a terra, rivolse a Dio questa preghiera: «Signore onnipotente, che, per mezzo del vostro Verbo, che è la Sapienza, avete al principio creato tutto dal nulla; voi che, nella pienezza dei tempi, avete meravigliosamente riparato l'uomo perduto, per mezzo di questo stesso Figlio nato da una Vergine, affinché ci insegnasse a condurre su questa terra una vita tutta celeste, in attesa della ricompensa del cielo, e che d'ora innanzi la santità dell'anima e del corpo rendesse uguali agli angeli coloro che erano stati dapprima compagni dei demoni per i loro innumerevoli e vergognosi peccati; vi prego, o creatore dei corpi, illuminatore degli spiriti, speranza e vita dei fedeli, vi supplico di creare in me, vostra serva, un cuore puro e di rinnovarvi lo spirito di rettitudine, affinché, rafforzata dallo Spirito sovrano, io disprezzi i dardi infuocati della concupiscenza, che io conti per nulla il furore degli idolatri e che io segua in tutto il vostro santissimo Figlio, l'Agnello senza macchia. E poiché la mia età e il mio sesso non hanno che ben deboli difese, reclamo presso l'esercito del cielo un soccorso angelico, per mezzo del quale io abbia la felicità di essere protetta e resa forte e costante in tutto ciò che vi piace: ve ne supplico per il vostro Figlio coeterno, con il quale vivete e regnate nell'amore e nell'unione dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen».
Dopo che ebbe terminato la sua preghiera, un angelo del Signore si presentò davanti a lei. Al suo aspetto, ella fu dapprima un poco turbata, come accade di solito alle vergini; ma lo spirito beato la rassicurò con queste parole: «La tua preghiera, o Restituta, è stata esaudita: sarai sempre aiutata dalla grazia celeste, che ti farà superare gli assalti della carne e disprezzare le pompe dei demoni, e che ti eleverà al vertice di tutte le virtù. Sappi anche che, per ordine di Dio, sono venuto per custodirti. Non ignoro che il maestro della discordia si prepari a eccitare contro di te i fautori della sua perversità; ma non temere nulla; tu hai con te questo Sposo immortale che ami; egli sa spezzare le forze del tentatore, e vuole darti la vittoria nel combattimento, e in seguito la corona nell'eternità». L'angelo, avendo così parlato, disparve; e Restituta, fortificata e tutta gioiosa per così grandi promesse, si abbandonò al sonno.
Mentre dormiva, l'antico nemico del genere umano le apparve sotto una forma orribile, in mezzo a fitte tenebre, e le disse con tono minaccioso: «Da dove viene dunque, Restituta, che riposi così dolcemente e così piacevolmente? Ti rallegri senza dubbio dell'oracolo dell'angelo? Ma prima che queste cose accadano, impiegherò tutte le mie forze per farti una guerra accanita: armerò tutti coloro che mi servono, affinché, se tu trionfi, la tua vittoria, almeno, non sia, come pensi, senza spargimento di sangue. So che mediti la mia rovina e quella delle mie divinità; ma le menzogne delle mie antiche astuzie non mi mancheranno per annientare i tuoi progetti». E dicendo queste ultime parole, fece brillare in mezzo alle tenebre una spada fiammeggiante, con la quale la minacciò dicendo: «Affiderò questo gladio a qualcuno dei miei, che se ne servirà per sgozzarti e abbattere questa testa che mi è così ribelle; e allora la tua lingua, che mi è parimenti così contraria, si seccherà silenziosa in questa testa separata dal tronco». La vergine di Cristo, un poco spaventata da queste minacce, arma la sua fronte con lo scudo della croce; poi, segnandosene tutta intera, dice: «Sorga Dio e i suoi nemici siano dispersi, e coloro che lo odiano fuggano davanti alla sua faccia!» A queste parole del Salmo, il fantasma prese la fuga e svanì in una leggera nebbia. La serva di Cristo si gettò allora a terra e cominciò in questi termini a implorare la clemenza del Signore: «Alzatevi, Signore, soccorrete la vostra serva, affinché il mio nemico non dica: Ho prevalso contro di lei. Poiché, o mio sovrano Signore, le vostre parole hanno penetrato fino al fondo del mio cuore. Poiché dunque sono stata scossa dalle terribili minacce di questo spirito infernale, fate che la vostra misericordia mi rafforzi e mi stabilisca così solidamente nel vostro amore, che io rimanga costantemente attaccata al vostro servizio».
Missione e trasporto miracoloso a Sora
Cristo ordina a Restituta di recarsi a Sora; ella vi viene trasportata miracolosamente da un angelo durante il sonno.
Ella aveva pregato; e subito colui che è la salvezza e la vita del genere umano, Cristo Gesù, secondo quanto ha promesso di essere presente ancor prima che lo si invochi, apparve in modo visibile alla beata vergine; poi, scacciando dal suo spirito ogni timore e riempiendola di delizie con la sua presenza: «Perché, Restituta», le disse, «perché ti turbi? Hai dunque dimenticato che egli è mentitore e padre della menzogna? Non sai che, essendo stato vinto dal trofeo della mia croce e incatenato nelle sue fiamme, egli non può assolutamente nulla se non per mia concessione? Se ti ha detto queste cose, è perché io l'ho permesso, affinché colui che sperava con tali minacce di abbattere il vigore della tua anima, fosse egli stesso spezzato dalla tua costanza, e fuggisse confuso per essere stato vinto da una fanciulla. Ora dunque che sei temprata per la nostra milizia, attacca colui che ha voluto ispirarti spavento. Recati alla cit Sora Città della Campania dove la santa compì la sua missione e subì il martirio. tà di Sora, per strappare alla sua tirannia il popolo che ho riscattato col mio sangue, e per unire la creatura al suo Creatore. Non temere nulla per la debolezza della tua età e del tuo sesso: io sono con te, io la cui potenza tiene il cielo sospeso, la terra in equilibrio e il mare nei suoi confini». Restituta rispose: «Nell'intento di conservare il pudore verginale, e per evitare la compagnia dei giovani dissoluti, a stento uscivo talvolta di casa: come dunque potrò andare alla città indicata, io che non so nemmeno in quale luogo del mondo sia situata?». E il Signore le disse: «Domani mattina, non appena il sole comincerà a illuminare la terra, recati in tutta fretta a quella porta della città che chiamano del Laterano: là troverai una guida che ti invierò, la quale ti condurrà al luogo dove devi andare». Dopo aver dato questi ordini, il Signore rientrò nella sua luce inaccessibile.
La vergine, obbedendo alla voce di Dio, si alzò prontamente al mattino, si recò nel luogo che le aveva indicato e vi trovò l'angelo del Signore pronto per il viaggio. Avendolo salutato, gli parlò per prima, con gli occhi bassi: «Penso, signore, che conosciate il motivo del mio arrivo in questo luogo: ora ordinate ciò che devo fare d'ora innanzi; sono pronta a compiere tutto ciò che mi direte». L'angelo le disse: «Tu sai dall'oracolo della voce di Dio che devi recarti a Sora, città della Campania; poiché essa dista da Roma circa quaranta miglia, un così lungo viaggio potrebbe causarci fatica, se non avessimo cura di prendere prima un po' di riposo». Restituta, acconsentendo a questo utile consiglio, si distese un momento per terra con modestia e dormì un poco. L'angelo, prendendola così tutta addormentata, la trasportò, in modo meraviglioso, dalla città di Roma fino a Sora. Restituta, svegliandosi, si trovò alle porte di quella città; il che le causò un grande stupore. Ma comprese facilmente che ciò era accaduto in modo soprannaturale; e ne rese grazie a Dio, che fa tutto ciò che vuole in cielo e sulla terra.
Guarigione del lebbroso e prime conversioni
A Sora, ella guarisce Cirillo dalla lebbra, provocando la conversione di quaranta persone e attirando l'attenzione del proconsole.
Ella entrò dunque, sotto la guida di Cristo, in quella città famosa, e si ritirò presso una vedova, il cui figlio, da due anni e otto mesi, era talmente tormentato dalla lebbra che il suo corpo, senza movimento, sembrava non essere che il sepolcro della sua anima. La vergine di Cristo, a questa vista, rapita dalla gioia per il fatto che questa circostanza avrebbe aperto una via alla predicazione del Vangelo, disse: «O madre, poni fine alla tua tristezza; vi è in cielo un medico onnipotente che può renderti tuo figlio, purché entrambi vi applichiate a rendergli gli omaggi che gli sono dovuti». La vedova, colma di gioia, promette che lei e suo figlio crederanno, se la vergine compirà una così cara promessa. Restituta si getta immediatamente in ginocchio e, alzando le mani verso il cielo, comincia in questi termini a implorare la divina bontà: «Dio eterno, creatore e autore di tutte le cose, assistete, come avete promesso, la vostra serva, e ciò che chiedo con fiducia, accordatelo con bontà, affinché dopo che avrete purificato questo fanciullo dalla sua lebbra, le anime degli abitanti di questa città, infetti dall'idolatria, siano purificate dal sacro battesimo e lodino per sempre il vostro nome adorabile». Cosa meravigliosa! L'effetto seguì la richiesta; quella malattia dalle macchie immonde scomparve e, alla vista di tutti coloro che erano presenti, il giovane apparve pieno di salute. Questo prodigio riempì di stupore la vedova con tutta la sua famiglia; e non potendo contenere i suoi trasporti, la prima si mise a cantare con tutto il cuore le lodi di Dio. I vicini, udendo questi scoppi di voce, ne sono commossi; tutti accorrono con precipitazione, nel desiderio di vedere sia colui che è stato guarito in modo così meraviglioso, sia la beata vergine che ha operato un così grande miracolo. Il giovane, la cui anima era diventata ancora più sana del corpo, disse loro: «Miei concittadini, ciò che vedete non è affatto l'esperienza di qualche medico, è l'opera di Gesù Cristo, Figlio del Dio onnipotente, che, per mezzo della sua serva Restituta, che egli stesso ha inviato qui da Roma, mi ha guarito senza sforzo, improvvisamente e completamente; ciò che dimostra invincibilmente che noi siamo le creature di colui che ci rifà così quando lo vuole». Vedendo dunque un così grande prodigio, e udendo una così evidente testimonianza, quaranta degli astanti credettero nel Signore Gesù Cristo.
Ma, poiché l'autore del male suscita sempre ostacoli ai migliori inizi, alcuni di coloro che si trovavano lì, colmi di uno spirito diabolico, si misero a contraddire le asserzioni della verità e a respingere con ostinazione gli avvertimenti salutari. Questo ammirevole giovane, disprezzando le loro contraddizioni e rimproverando loro con fermezza la durezza del loro cuore, non cessava di far risuonare le lodi di Cristo.
Processo davanti ad Agazio e primi tormenti
Arrestata dal proconsole Agazio, rifiuta di sacrificare agli idoli e subisce il supplizio degli scorpioni prima di essere incarcerata.
Tuttavia, la notizia giunge alle orecchie del proconsole Agaz io. Ordi Agathius Proconsole di Sora che condannò la santa. na subito che gli venga condotto, con le mani legate dietro la schiena, il nemico degli idoli; poi gli dice: «Ciri llo, è Cyrille Giovane uomo guarito dalla lebbra, divenuto sacerdote e martire insieme a Restituta. vero ciò che mi è stato riferito? Sei dunque diventato così ottuso da disprezzare gli dèi della patria e introdurre nell'impero romano nuove divinità?». Cirillo rispose: «Sì, certamente, è vero, o proconsole, che ho abbandonato dèi deboli, che non hanno mai potuto né soccorrermi né aiutare se stessi, per legarmi con la fede al Dio onnipotente Gesù Cristo, che mi ha guarito così perfettamente per l'invocazione del suo nome e la mediazione della sua serva Restituta». Agazio, meravigliato di ciò che ascolta, si informa della dimora di una donna dotata di un così grande potere. «Alloggia presso di noi», dice Cirillo, «ed è Dio che ce l'ha indirizzata nella sua bontà». Il proconsole invia immediatamente i suoi littori, dopo aver ordinato loro di condurla da lui con grande riguardo e di presentarla al suo tribunale. Quando fu arrivata, il proconsole le disse: «Dimmi, fanciulla, qual è il tuo nome, la tua origine, la tua religione e quale motivo ti ha condotta in questa città?». Ella rispose senza timidezza: «Mi chiamo Restituta; appartengo a una nobile famiglia della città di Roma; ho abbracciato la religione cristiana; ed è per ordine di Cristo e per la vostra salvezza che sono stata inviata qui». Il giudice, imbarazzato da questa risposta, le disse: «Crediamo, fanciulla, che tu ignori ciò che la maestà degli imperatori ha decretato riguardo ai cristiani; ed è per questo che non hai temuto di dichiararti pubblicamente cristiana. Ma poiché sembri molto giovane, perdoniamo la tua ignoranza, affinché, lasciando stare la superstizione, tu obbedisca ai decreti dei principi, bruciando incenso in onore degli dèi immortali e offrendo loro vittime. Se lo farai, godrai presto dell'onore della nostra alleanza, e tu che attualmente conduci una vita esposta alla miseria, sarai per sempre nelle delizie dell'opulenza».
La beata vergine gli rispose: «Mi sembra, o giudice, che tu mi proponga tre cose: la prima, che è un'empietà, l'ho in orrore; le altre due, le disprezzo come frivole. Tu pretendi, dici, di risparmiarmi; ma questo non è risparmiarmi, è piuttosto mostrarti crudele, cercando di persuadermi ad abbandonare il Creatore, per onorare le creature al posto di Dio, poi di disprezzare lo sposo immortale per ricevere te come marito, tu che, certamente, non sapresti in alcun modo paragonarti a lui. Egli è il re dei re, il signore dei potenti; tu sei il suddito di un re terreno, e nella tua inquietudine di essere sgradito a lui, non sarai mai tranquillo. Per un momento, sembri brillante di dignità e di salute; ma tra poco diventerai pasto dei vermi. Quale sventura dunque non sarebbe per me abbandonare un così grande bene e ambire a tali miserie!». Il proconsole, stupito da una risposta così sublime, ma indignato in se stesso, le disse: «È verosimile che tu segua le deliranti follie dei cristiani, poiché non hai temuto di proferire tali sciocchezze davanti al nostro tribunale; credimi, rinuncia a tutte queste sottigliezze, e vieni a sacrificare sugli altari degli dèi, per paura che tu non faccia una triste esperienza del potere che abbiamo e che le tue menzogne preparate sembrano disprezzare». La beata vergine gli rispose: «Non siamo venuti per sporcarci con i vostri sacrilegi, ma per distogliervene e insegnarvi a servire il solo Dio vero. Quanto alle vostre minacce, esse non ci fanno tremare, perché colui che ha promesso la sua protezione è più forte di colui che ci minaccia con i supplizi».
Il proconsole, irritato da una risposta così audace, dà l'ordine di stenderla a terra e di batterla a colpi ripetuti con gli scorpioni. Si eseguono immediatamente i suoi ordini barbari; e tuttavia, in mezzo al rumore dei colpi, non si sentono né mormorii né gemiti, ma piuttosto una dolce voce di giubilo e di lode, che canta al Signore: «Benedetto sia il Signore Dio d'Israele, che ha visitato la sua serva. È ora che ricevo i doni del mio sposo e splendidi ornamenti; l'uomo esteriore è lacerato, ma l'uomo interiore ne è rinnovato dalla grazia». Agazio, udendo queste parole, le dice: «Che cos'è, Restituta? Forse che i colpi sono le tue delizie? forse che i tormenti ti piacciono, che canti di così buon cuore un inno al tuo Cristo?». E la Santa: «Ciò che dici lì», rispose, «è la verità stessa; poiché, come dice il nostro Apostolo, le sofferenze di questa vita non sono nulla rispetto alla gloria futura che sarà manifestata in noi». Il giudice, sempre più irritato, ordina di gettarla nei sotterranei della prigione, di legarla con sette pesanti catene di ferro e di lasciarla sette giorni senza bere né mangiare. Si eseguono puntualmente gli ordini di questo giudice feroce.
Consolazione divina e conversioni in prigione
Cristo e un angelo la visitano in prigione, guarendo le sue ferite. Le sue guardie si convertono e vengono battezzate dal sacerdote Cirillo.
Ma lo Sposo celeste non abbandonò affatto la vergine. Un angelo discese dal cielo; al suo arrivo, la prigione divenne risplendente, le catene di ferro si sciolsero come cera, la fame non si fece sentire, la vergine riprese le forze e si ritrovò guarita dalle sue ferite. Avendo dunque ricevuto in tal modo abbondanti consolazioni, ne rendeva grazie a Cristo suo signore; e mentre, elevata a una alta contemplazione, cantava inni, il Signore Gesù Cristo degnò di avvicinarsi a lei di persona: la fortificò in modo ammirevole, per confermarla contro nuovi combattimenti; poi le servì un pasto meraviglioso che non si può descrivere, tanto era provvisto di celeste soavità; e dopo averla benedetta con quella mano che sostiene il cielo, ritornò alla destra di suo Padre, che non ha mai lasciato. Oh! quale sovrabbondante grazia di Cristo su questa vergine! ciò che è promesso ai santi per la vita eterna, le è accordato fin dalla vita presente; la vergine, rivestita di questa carne corruttibile, ha il godimento di quel volto ammirevole che gli angeli desiderano contemplare! Le guardie divennero tutte tremanti e costernate a questo spettacolo; furono dapprima come colpite da stupore: poi, ritornate in sé, e giudicando che una potenza divina avesse potuto sola entrare nella prigione a porte chiuse, e spezzare le catene come il più leggero ostacolo, si prostrarono ai piedi della vergine, scongiurandola di insegnare loro a onorare quel Dio che, sotto i loro occhi, aveva operato tanti prodigi così meravigliosi. Restituta, piena di gioia nel vedere che cominciava a rapire spoglie a Satana, inviò incontinente alcuni di loro ad annunciare a un santo sacerdote chiamato Cirillo ciò che era appena accaduto. Questo venerabile sacerdote venne subito e battezzò circa trentanove persone.
Il martirio di Restituta e dei suoi compagni
Dopo essere sopravvissuta al fuoco, Restituta viene decapitata sulle rive del fiume Caruellus insieme a Cirillo e ad altri cristiani.
Ma si ebbe allo stesso tempo una nuova prova che l'invidia tende sempre trappole alla virtù; poiché un traditore, non si sa chi, andò a rivelare al giudice Agazio tutto ciò che era accaduto. Il proconsole, molto turbato da questo evento, ordinò ai suoi littori di condurre al suo tribunale Restituta con Cirillo e tutti i neofiti. Recandovisi, la vergine di Cristo suggerì loro cosa dovessero rispondere al giudice, e non cessò di fortificarli contro i combattimenti che avrebbero dovuto sostenere. Quando furono davanti al tribunale, Agazio furioso disse loro: «È vero ciò che abbiamo appreso, che avete abbandonato gli dei immortali venerati dai nostri principi, per adorare non so quale Cristo?». Risposero tutti a una voce: «È verissimo: abbiamo respinto inutili effigi di uomini morti, e abbiamo abbracciato la fede in Gesù Cristo, il creatore di tutte le cose, il vero Dio eterno, per la cui virtù, sotto i nostri occhi e senza il soccorso di alcuna luce materiale, la prigione è stata improvvisamente illuminata; e questa beata vergine è stata nutrita di un alimento celeste, per fortificarla contro i tuoi furori. Sappi dunque, e non averne alcun dubbio, che questa fede ci rimarrà quanto la vita, qualunque cosa tu dica o faccia». Agazio non poté contenersi più a lungo, e con una lingua piena di fiele esclamò: «Chi sono dunque questi profani che con tanta audacia ci rimproverano l'impotenza degli dei immortali? Si conducano al tempio dorato, e si ordini loro di bruciare incenso in onore delle divinità sacre; se rifiutano, si tagli loro la testa». Furono dunque condotti in quel luogo; e poiché rifiutavano di sacrificare agli idoli, divennero essi stessi le vittime di Cristo. Dopo la persecuzione, si distrusse quell'antico tempio, e nel luogo stesso in cui questi cristiani erano stati martirizzati, la devozione dei fedeli eresse una chiesa in onore della beata Madre di Cristo e di san Pietro, principe degli Apostoli.
La vergine di Cristo, apprendendo la costanza e la gloriosa fine dei santi Martiri, si unì al venerabile sacerdote Cirillo per renderne grazie a Dio, che aveva voluto accogliere questo glorioso olocausto delle sue fedeli pecorelle. Il giudice iniquo, accortosene, diceva ai suoi: «Vedete, cittadini, l'inumana crudeltà di questi uomini, che stimano un guadagno la perdita dei loro simili. A quali disegni dobbiamo fermarci per porre fine a tali cose? Ebbene! facciano essi stessi l'esperienza di ciò che sono così lieti di vedere soffrire agli altri, affinché, se si rallegrano della morte altrui, gemano almeno della propria sventura». E senza indugiare, ordinò di bruciare i loro corpi con torce ardenti; ma questi santi Martiri non potevano sentire quel fuoco esteriore, loro che bruciavano interiormente degli ardori dello Spirito Santo. Così non si udì alcun gemito uscire dalla loro bocca; al contrario, benedicevano ad alta voce il Signore che li assisteva nel combattimento, e che, per la sua potente virtù e la sua grazia, estinse improvvisamente il fuoco delle torce e oscurò la vista dei carnefici, di modo che nello stesso istante la luce delle torce e quella di questi perfidi svanirono.
I satelliti, accorgendosi da ciò quanto grandi fossero i meriti di coloro che tormentavano, dissero loro con aria di compassione e con voce lamentosa: «Sappiamo ora chi siete, e, nonostante la nostra cecità, comprendiamo quale Dio servite; ma rendeteci questa doppia luce, affinché possiamo vedere Dio con lo spirito, e il sole con gli occhi». La vergine di Cristo, toccata dalle loro grida, pregò il Signore; e alla voce della sua preghiera, il loro spirito fu illuminato dalle luci della fede, e i loro occhi fortificati esteriormente rividero il chiarore del giorno. Questo miracolo avendoli riempiti di estremo stupore, si misero a gridare ad alta voce: «Non c'è che un solo vero Dio, il Signore Gesù Cristo, che per i meriti della sua serva ci ha reso la luce che avevamo perduto». Coloro che li udivano così parlare andarono a istruirne il proconsole Agazio il quale, agitato dagli stimoli della collera, e giudicandoli indegni di apparire in sua presenza, diede l'ordine di decapitarli senza indugio. E questi uomini, essendo stati istruiti dalla beata Vergine e battezzati dalla mano di Cirillo, disprezzando la milizia del secolo, furono così arruolati nell'esercito degli angeli.
Dopo ciò, il crudele Agazio fece chiamare Restituta. Quando la scorse, disse ai suoi ufficiali e al popolo presente: «Cosa dobbiamo dunque fare infine di questa sacrilega, che finora ha ingannato tutte le nostre speranze? Poiché non so con quali incantesimi ha liquefatto il ferro, ha prodotto luce dal seno stesso delle ombre; la sua sola parola ha spento torce ardenti; e, cosa più sorprendente, mi ha come spogliato dei miei soldati, dei quali ha trascinato alla loro rovina prima trenta, poi due, dopo averli resi folli con i suoi prestigi. Inoltre, ha disprezzato la sentenza giudiziaria, ha bestemmiato i misteri degli dei e ha impiegato tutte le sue cure per spingere tutti a fare come lei. Sopporteremo, noi altri uomini, di vederci vinti da una donna?». Queste parole suscitarono tumulto nella folla; e poiché non si rispondeva nulla se non in modo vago, volgendosi verso di lei, le disse: «Tu provi piacere in queste cose, non è vero, Restituta? Dovresti affliggertene invece di rallegrartene; poiché non sono fatti degni di lode, ma crimini. Ebbene! mettiamo fine alla superstizione: abbandona questa follia, e sacrifica agli dei. Se lo farai, potrai sfuggire agli orribili supplizi che ti attendono, e presto contrarre con me quell'alleanza che desidero». La Martire rispose: «Tu fai dell'eloquenza, o giudice, e, come gli oratori, hai variato le tue espressioni, hai proferito magnifiche sentenze, e alla fine hai vomitato il veleno che il tuo cuore teneva rinchiuso. Ma tieni dunque per certo che, né sacrificherò ai tuoi demoni, né ti sposerò, tu che sei il loro schiavo. D'altronde, i supplizi di cui mi minacci mi saranno più cari dei diamanti e dell'oro più puro, e la morte, che non è che un passaggio, mi condurrà subito alla gloria. Dunque fa' prontamente ciò di cui mi minacci; poiché ho un ardente desiderio di volare agli abbracci dello Sposo celeste, e apparirò tanto più bella in sua presenza quanto più crudeli tormenti mi avrai fatto sopportare». Il giudice, imbarazzato nel rispondere a parole pronunciate con tanta sicurezza, e vedendosi coperto di una crudele confusione, non sapeva cosa fare né cosa dire contro di lei. Infine, sotto l'ispirazione di Satana, rese questa sentenza: «In virtù dell'editto imperiale, che condanna a una funesta morte tutti gli adoratori di Cristo, ordiniamo che Restituta, cittadina romana, maga, maestra e direttrice dei cristiani, sia condotta sulle rive del fiume Caruellus; che là le si faccia subire la sentenza capitale con i suoi associati, e che si gettino le loro teste nella corrente, affinché i pesci si nutrano di quella lingua che non ha temuto di bestemmiare contro gli dei».
Si condusse dunque la vittima di Cristo al luogo dell'immolazione. Recandovisi, affrettava il passo, pregando con i suoi compagni; il suo incedere era sciolto come se avesse celebrato le nozze mondane con qualche illustre personaggio. Quando si fu giunti sulla riva del fiume, le si ordinò di mettersi in ginocchio e di tendere il collo. Ma ella chiese e ottenne un po' di tempo per dedicarsi alla preghiera. Essendosi dunque gettata in ginocchio con i suoi compagni, fece a Dio questa preghiera: «Vi benediciamo, Signore, creatore di tutte le cose, che ci avete condotti a quest'ora, affinché, subendo per voi una morte temporale, godiamo subito, per la vostra misericordia, dell'eterna vita. Ricevete le nostre anime, ve ne scongiuriamo, e date ai vostri servitori le ricompense che avete promesso». Allora, presentando il capo, la martire di Cristo, la vergine Restituta fu decapitata con il sacerdote Cirillo e altri due cristiani, il sei delle calende di giugno. Il Caruellus fu per qualche tempo depositario delle loro teste: ma il cielo ricevette le loro anime per custodirle per sempre. I carnefici lasciarono i loro corpi senza sepoltura, affinché divenissero pasto delle bestie e degli uccelli. Ritornando alla città raccontavano ai passanti la morte di questi Santi.
Invenzione miracolosa delle teste
Il vescovo Amasio ritrova le teste dei martiri nel fiume dopo una visione, permettendo la loro sepoltura completa.
Questa notizia produsse una grande sensazione in città: il popolo fedele si riunì; come figli piansero la loro madre; come discepoli, la loro maestra così prontamente e crudelmente sottratta. Subito si recarono in tutta fretta verso il fiume, nel desiderio di vedere i corpi santi, sebbene senza vita. Quando vi furono arrivati e videro quei corpi privati delle loro teste, fu un raddoppio di dolore e di singhiozzi: corsero lungo il fiume, nella speranza che le acque avessero rigettato quelle teste sulla riva. Ma non avendole affatto trovate, seppellirono i corpi in città, vicino al luogo dove fu costruita in seguito la chiesa di San Giovanni Battista. Spento il fuoco della persecuzione, si costruì in quel luogo una basilica in onore della Santa, che è sempre degnamente onorata dai fedeli, nello stesso luogo dove aveva un tempo sopportato tanti tormenti. Per il favore di Cristo, l'invocazione del suo nome vi opera molti miracoli, di modo che fin da quaggiù si vede chiaramente di quale gloria ella goda nei cieli. E non è solo nel luogo dove riposano le sue ceneri che si operano prodigi, se ne vedono ancora scoppiare in tutti i dintorni, in particolare nei luoghi dove ha sofferto, e in quelli dove si celebra la memoria del suo nome.
Il settimo giorno dalla sua immolazione era appena trascorso, quando questa beata martire di Cristo, la vergine Restituta, accompagnata dai tre servitori di Dio che avevano sofferto con lei, tutta risplendente di gloria in mezzo agli angeli, apparve al venerabile Amasio, vescovo di Sora, e gli disse: «Alzatevi, padre, e recatevi prontamente nel luogo del nostro martirio; là troverete le nostre teste, che i persecutori hanno gettato tra i flutti; le acque le hanno ora rigettate sulla riva. Poiché il Signore così buono non ha voluto soffrire che queste teste che ha destinato, nella sua misericordia tutta gratuita, a diventare il baluardo sicuro del suo popolo, diventassero pasto dei pesci. Quando le avrete raccolte, le riunirete ai nostri corpi». Il vescovo, uscendo dal suo sonno, si affretta a far parte ai fedeli della missione che ha ricevuto dal cielo. Essi ne rendono tutti azioni di grazie a Dio, e si sentono canti di allegrezza risuonare sotto le tende dei giusti. Senza più tardare, il vescovo si reca nel luogo indicato e, secondo il tenore della visione, trova queste venerabili teste dei Martiri. Le porta con riverenza in città, le unisce ai loro corpi; poi, per quanto lo permettevano le sventure del tempo, dà loro una gloriosa sepoltura. Di quanti prodigi questa vergine santissima risplenda quasi ogni giorno, è ciò che possono attestare la città di Sora e i borghi vicini, i cui malati e prigionieri ricevono per sua intercessione frequenti soccorsi.
Traslazione delle reliquie verso Arcy
Nel IX secolo, il corpo fu trasferito a Roma e poi donato al signore di Moreuil, che lo portò nel Soissonnais, ad Arcy.
## RELIQUIE DI SANTA RESTITUTA.
Il corpo di questa Santa rimase a Sora fino alla metà del IX secolo; sotto il pontificat o di Le Léon IV Papa che autorizzò la traslazione delle reliquie di san Callisto. one IV, avendo i Saraceni fatto un'irruzione in Italia, i sorani furono costretti a mettere in salvo le loro sante reliquie e a portarle a Roma. In quello stesso periodo, avendo il Sommo Pontefice implorato l'assistenza dell'imperatore Lotario contro quei barbari, quest'ultimo gli inviò suo figlio, Ludovico il Giovane, con un valoroso esercito per soccorrerlo. Questo giovane principe aveva al suo s eguito, in qualità seigneur de Moreuil Luogotenente generale di Luigi il Giovane che riportò le reliquie in Francia. di luogotenente generale, il signore di Moreuil, vicino ad Amiens, la cui casata, dal 1497, si fuse con quelle dei signori di Créqui, di Canaples e di Lesdignières. Questo signore, dopo la sconfitta dei Saraceni e diverse valorose imprese belliche in favore della Santa Sede, chiese al Papa, come ricompensa, il corpo di santa Restituta, per farlo onorare nel suo paese, poiché la città di Sora, essendo stata rovinata dagli infedeli, non poteva più ricevervi gli onori che le erano dovuti. Avendo il Santo Padre accolto la sua richiesta, egli tornò assai soddisfatto di un così ricco dono. Il suo viaggio non fu privo di miracoli, poiché il figlio dell'oste presso cui alloggiò a Firenze essendo morto la notte stessa del suo arrivo, si portò il suo corpo accanto a quello di santa Restituta, ed egli ne ricevette la vita, con grande stupore di tutta la corte. Quando fu in Francia, prese la strada del Soissonnais per ritirarsi a Moreuil; ma quando le sante reliquie giunsero in una delle sue terre, a una lega da Fère-en-Tardenois, si vide scaturire una fontana in un luogo dove non ve n'era mai stata; essa non ha mai smesso di scorrere da allora. Inoltre, fu portato davanti al suo feretro un bambino nato morto; dopo alcune preghiere, egli cominciò a dare segni di vita sufficienti per ricevere il battesimo, e persino, mentre si stava sollevando l'urna per portarla via, gridò in modo assai intelligibile: «Art-ci! art-ci!», vale a dire: «Fermatevi qui!». In effetti, il corpo rimase immobile finché non si fu deciso di lasciarlo in quel luogo e di costruirvi una chiesa. Questa chiesa, una delle più belle della diocesi di Soissons, sussiste ancora, e i fedeli continuano a visitarla con grande devozione, a causa delle grandi grazie che ricevono per intercessione di santa Restituta. Coloro che sono alienati di mente vi sono spesso ricondotti al buon senso e ne tornano con un perfetto uso della ragione. Si dice Arcy Luogo finale di riposo delle reliquie in Francia. che il luogo sia chiamato Arcy a causa della parola del bambino, che gridò: Art-ci!
Culto moderno e analisi critica
Il testo descrive la storia del reliquiario ad Arcy e menziona i dubbi dei Bollandisti sull'identità esatta della santa.
Durante la Rivoluzione, il reliquiario di santa Restituta fu distrutto e le sue reliquie bruciate nella chiesa stessa, salvo alcune ossa sottratte abilmente da alcuni fedeli pii mescolati tra i profanatori. Dopo il ristabilimento del culto, coloro che possedevano questi preziosi frammenti si affrettarono a riportarli; la loro autenticità fu riconosciuta da M. Leblanc de Beaulieu, vescovo di Soissons, dopo il concordato. L'antico reliquiario è stato restaurato e racchiude oggi ciò che si è potuto salvare del corpo della Santa; lo si espone alla venerazione dei pellegrini durante tutto il mese di maggio. Due giorni soprattutto, la festa si celebra con più pompa e anche con una partecipazione più numerosa; essi sono: la vigilia del 1° maggio, quando si scende il reliquiario, e il giorno seguente (1° maggio), anniversario dell'arrivo delle sue reliquie nel paese. Il 27, anniversario del suo martirio a Sora, nel regno di Napoli, l'affluenza dei pellegrini si fa ancora notare, così come all'Ascensione, alla Pentecoste e ogni domenica di maggio.
Si accorre ad Arcy-Sainte-Restitute da venticinque a trenta leghe di distanza, e principalmente dai dipartimenti del Nord, delle Ardenne, di Senna e Marna e dell'Oise. La confraternita di santa Restituta è antichissima; si possiede ancora negli archivi della parrocchia un documento originale emanato da Jean Millet, vescovo di Soissons, datato 1449: esso conferma l'istituzione della suddetta confraternita, già fondata fin dal XIV secolo. Una messa viene celebrata ogni mese per l'intenzione dei confratelli, i quali a loro volta sono tenuti a recitare ogni giorno una preghiera con l'invocazione di santa Restituta. Alcuni quadri posti nella chiesa testimoniano le guarigioni ottenute in diverse epoche per l'intercessione della santa Martire. — Un secondo pellegrinaggio esiste a Noircourt, nella stessa diocesi di Soissons e Laon.
Nel proprio della diocesi di Soissons la festa di santa Restituta è segnata al 29 maggio. — Il reliquiario di santa Restituta era nel Soissonnais in tale venerazione, e gli abitanti di Arcy tenevano tanto a conservarlo, che era necessario che lo spostamento momentaneo delle reliquie fosse constatato davanti a un notaio. Esiste un atto di questo genere, alla data del 1589, in cui il parroco e i fabbricieri di Arcy acconsentono con questo atto autentico affinché, in un tempo di calamità, «il reliquiario di madama santa Restituta sia portato e posto per quindici giorni nell'oratorio di Saint-Jean des Vignes a Soissons».
L'imparzialità ci obbliga ad aggiungere che gli abitanti di Sora pretendono di aver conservato la loro santa Restituta, e che il corpo che fu dato a Soissons è quello di un a martire ro Bollandistes Società di studiosi gesuiti che pubblica gli Acta Sanctorum. mana dello stesso nome. — I Bollandisti, t. VI di maggio, p. 655 e segg. nuova ed. — dedicano un lungo capitolo a sostenere le pretese di Sora contro i Soissonnais, e concludono che gli atti di santa Restituta di Sora sono stati applicati a torto a santa Restituta di Roma. Il Padre Cahier, nelle sue caratteristiche, fa la stessa distinzione.
Vedere i Bollandisti e Pierre le Cartulaire, tradotto da Nicolas le Meesler, canonico di Saint-Jean des Vignes a Soissons e priore-parroco di Sainte-Restitute ad Arcy (1611). — Note locali.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Vocazione alla verginità a Roma
- Apparizione di un angelo e di Cristo che le ordina di andare a Sora
- Trasporto miracoloso da Roma a Sora per mezzo di un angelo
- Guarigione di un lebbroso di nome Cirillo
- Comparizione davanti al proconsole Agazio
- Supplizio degli scorpioni e prigionia
- Conversione di guardie e neofiti
- Decapitazione sulle rive del fiume Caruellus
Miracoli
- Trasporto miracoloso da Roma a Sora durante il sonno
- Guarigione istantanea dalla lebbra di Cirillo
- Liquefazione delle catene di ferro in prigione
- Pasto celeste servito da Cristo in prigione
- Sorgente scaturita lungo il cammino delle reliquie ad Arcy
- Bambino nato morto che torna in vita per chiedere di restare ad Arcy
Citazioni
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Arcy! Arcy!
Parole miracolose di un bambino nato morto ad Arcy -
L'uomo esteriore è distrutto, ma quello interiore è rinnovato dalla grazia
Santa Restituta sotto il supplizio