Santa Angela Merici
FONDATRICE DELLE ORSOLINE
Vergine, Fondatrice delle Orsoline
Nata a Desenzano, Angela Merici si consacrò fin dall'infanzia alla pietà e alla penitenza. Dopo pellegrinaggi a Gerusalemme e Roma, fondò a Brescia nel 1535 la Compagnia di Sant'Orsola, dedicata all'educazione delle giovani. È nota per la sua scienza infusa, le sue estasi e il suo ruolo fondamentale nella riforma cattolica femminile.
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SANTA ANGELA MERICI, VERGINE,
FONDATRICE DELLE ORSOLINE
Giovinezza e prime virtù
Nata a Desenzano verso il 1474, Angela manifesta molto presto una pietà eccezionale e un gusto per l'ascesi, arrivando fino a rendersi brutta per preservare la sua verginità.
Angela nacque il 21 marzo, verso l'anno 1474 , a Desen Desenzano Luogo di nascita di santa Angela. zano, piccola città d'Italia, sulla riva occidentale del lago di Garda, diocesi di Verona, a sei o sette leghe da Brescia. Suo padre si chiamava Giovanni Merici, sua madre era della famiglia dei Biancosi di Salò; si dubita che fossero nobili di nascita, ma lo erano certamente per le loro virtù. Il cielo non tardò a benedire un matrimonio che la religione piuttosto che l'interesse sembrava aver formato. Diede loro successivamente cinque figli, tra gli altri, due figlie, di cui la più giovane ricevette al battesimo il nome di Angela: doveva, in effetti, condurre una vita tutta angelica. Praticò la pietà non appena fu in grado di conoscerla. Dotata di una bellezza non comune, disdegnava tutto ciò che poteva esaltare le sue grazie innocenti; fece di più: poiché si vantavano i suoi capelli biondi, di una lunghezza e di una finezza ammirevoli, li lavò più volte con acqua mescolata a fuliggine per offuscarne lo splendore. Insensibile ai divertimenti frivoli, non aveva gusto che per gli esercizi e le cerimonie della religione. Ogni sera prima di coricarsi, i suoi pii genitori facevano in comune una lettura, ora sul mistero del giorno, ora sulla vita dei Santi o dei Padri del deserto: era un prodigio vedere allora l'attenzione di Angela, era come in estasi, e non ne usciva se non per esprimere i suoi teneri sentimenti verso Nostro Signore Gesù Cristo. Invidiosa della sorte dei solitari che avevano lasciato tutto per questo divino Maestro, immaginò di formare nella sua camera una specie di solitudine; ne fece la proposta a sua sorella, che l'accettò. Si ritiravano ogni giorno nel loro piccolo oratorio, e lì, prostrate davanti a un altare, cantavano, recitavano le loro preghiere con un'ammirevole effusione di cuore. Ciò che è ancora più sorprendente in un'età così tenera, è che Angela, a tutti questi atti esteriori di pietà, aggiungeva già in segreto le austerità della penitenza, dormendo per terra o su una semplice tavola, privandosi di tutti i pasti che poteva sottrarre alla conoscenza dei suoi genitori. Il suo imbarazzo era di ingannare la vigilanza di sua sorella che dormiva nella stessa camera; ma mentre quest'ultima dormiva di un sonno profondo, Angela scivolava abilmente dal suo letto e, con questo pio artificio, passava in orazione la maggior parte della notte. Non contenta di consacrare a Dio la sua verginità, volle portare sua sorella a fare lo stesso sacrificio, così gradito allo sposo celeste in cuori così teneri: «Noi siamo le figlie dei santi», le disse, «e voi avete come me sentito dire che non abbiamo altra patria che il cielo; dobbiamo dunque volgere tutti i nostri affetti verso colui che vi abita. È vero che nel partito che ho preso e che vi propongo, bisogna soffrire e morire interamente a se stessi; ma anche, è attraverso l'abnegazione e le sofferenze che arriveremo alla beata eternità. È per questa via che Gesù Cristo, nostro modello, è entrato nel regno della sua gloria; è dopo molte tribolazioni che Maria, la sua santa Madre, vi è stata proclamata Regina degli angeli e degli uomini. Eh! quanti tormenti e prove, quante disgrazie e privazioni non hanno sopportato i solitari e le vergini martiri, per meritare la corona dell'immortalità! È a tutte queste considerazioni che devo il sacrificio che ho fatto al Signore. Potreste voi stessa non esserne toccata? Avreste meno coraggio della vostra sorella minore? Ah! vedo infine che vi arrendete alla grazia che vi chiama; benediciamone il Dio delle misericordie, e mostriamoci costantemente le sue caste e fedeli spose».
Prove e prime visioni
Dopo la perdita dei genitori e della sorella, Angela riceve una visione di quest'ultima nella gloria, che la incoraggia a perseverare nel suo cammino.
Angela non aveva molto più di dieci anni quando ebbe il dolore di perdere il padre e, poco tempo dopo, la madre. Il suo giovane cuore fu dapprima come spezzato da questa crudele separazione; ma presto, rassegnandosi alla volontà di Dio: «O mio Dio», esclamò, «perdonate al dolore, perdonate alla mia età gli smarrimenti del mio spirito; senza dubbio questi due giusti erano maturi per il cielo: forse, ahimè! li ho amati troppo, e voi me li togliete oggi solo per insegnarmi ad attaccarmi a voi solo». La Provvidenza vegliò su queste due orfane: uno zio ricco e pio, di nome Biancosi, le portò nella sua casa. Una prova molto dura attendeva la nostra Santa: sua sorella morì improvvisamente senza aver ricevuto i Sacramenti della Chiesa. Angela avrebbe voluto conoscere la sorte eterna di quell'anima così cara; questo desiderio inquieto occupava i suoi pensieri notte e giorno; si persuase che a forza di preghiere avrebbe ottenuto dal cielo qualche certezza al riguardo. Quindici giorni dopo, venne in mente a Biancosi di mandare sua nipote in campagna, tanto per dissipare la sua malinconia quanto per sorvegliare i suoi mietitori. Angela parte all'istante. Per strada, scorge una nube luminosa e straordinaria! si ferma per considerare questo fenomeno; quale è la sua gioia nel vedervi sua sorella tutta raggiante di gloria, in mezzo a una moltitudine di angeli che accompagnavano la Regina del cielo; e ne uscì una voce che disse: «Persevera come hai cominciato, e godrai con noi della stessa felicità».
Ingresso nel Terz'Ordine
A tredici anni, entra nel Terz'Ordine di San Francesco per praticare una vita di povertà assoluta e di comunioni frequenti, nonostante le usanze dell'epoca.
All'età di tredici anni, con una scienza e delle virtù estranee a quell'età, non aveva ancora potuto ottenere la felicità di unirsi allo Sposo della sua anima nella santa comunione. Ciò ci rivela una delle più grandi piaghe di questa sfortunata epoca, la mancanza di devozione verso la santa Eucaristia, anche nelle contrade risparmiate dall'eresia. Angela ottenne infine con le sue insistenze di partecipare al banchetto sacro: non appena ebbe gustato questo pane di vita, risolse di nutrirsene frequentemente, nonostante i pregiudizi del suo secolo. Per essere più libera di eseguire la sua pia risoluzion e, entrò nel Terz'Ordine di S Tiers Ordre de Saint-François Ordine secolare a cui Giovanna si unì prima della fondazione della Visitazione. an Francesco: poté da allora, con il consenso del suo direttore, comunicarsi tutti i giorni senza apparire singolare; se ne rendeva degna con un genere di vita che non aveva ancora avuto esempio nel Terz'Ordine. Non volendo possedere nulla di proprio, visse di elemosine, nonostante le rimostranze di suo zio; non si vedeva nella sua stanza alcun mobile, nemmeno dei più necessari; non aveva altro letto che una cattiva sedia o una semplice stuoia; una grossa pietra le serviva da guanciale; il solo addolcimento che si permise talvolta, era di dormire su un mucchio di sarmenti; un cilicio macerava la sua carne delicata; mai beveva vino, eccetto i giorni di Pasqua o di Natale, o nelle sue malattie, e anche in tal caso in piccolissima quantità, per spirito di religione e per un ordine espresso dei medici. Il suo nutrimento ordinario era pane, acqua e qualche verdura; ma in Quaresima, credendo di non fare mai abbastanza per il suo Dio, mangiava solo il martedì, il giovedì e il sabato, e si limitava anche in quei giorni a un po' di pane, con tre noci o tre castagne, o altri frutti di questa specie. La sua vita non era dunque che un digiuno continuo; alcuni autori assicurano persino che passasse settimane intere senza prendere altro alimento che la manna eucaristica.
La visione della scala e la missione a Brescia
Una visione mistica le rivela la sua missione: fondare una compagnia di vergini. Inizia la sua opera di insegnamento a Desenzano prima di stabilirsi a Brescia.
Morto lo zio, Angela, che aveva allora 22 anni, tornò con alcune compagne a Desenzano, nella casa paterna; sperava di esservi più utile al prossimo. Da tempo si diceva che i disordini della società provenissero da quelli delle famiglie; che le famiglie dipendessero soprattutto dalla madre, e che vi fossero così poche madri cristiane perché l'educazione delle giovani fanciulle era mal fatta. Risaliva così il corso del male fino alla fonte: è lì che voleva guarirlo; chiedeva spesso a Dio di illuminarla su questo pio disegno. Un giorno, mentre era nei campi con le sue compagne, si ritirò un poco in disparte, secondo la sua consuetudine, per pregare: subito scorse nella volta celeste una scala brillante, simile a quella di Giacobbe; un numero infinito di vergini cristiane vi salivano a due a due, il capo ornato dalle più ricche corone; apparivano sostenute da altrettanti angeli vestiti di bianco, che portavano sulla fronte una pietra preziosa di una bellezza incantevole; allo stesso tempo una voce le disse: «Angela, prendi coraggio: prima di morire, stabilirai a Brescia una compagnia di vergini simili a quelle che ha i appen Brescia Città natale del beato Sebastiano Maggi. a visto». Angela rese partecipe di questa visione le sue compagne. Pacifica e rassegnata, attese per vent'anni che Dio le fornisse i mezzi per compiere questo oracolo; ma iniziò, fin dal giorno seguente, a Desenzano, a fare una prova e come un noviziato di tutto ciò che un giorno avrebbe dovuto eseguire a Brescia. La si vide, lei e le sue compagne, radunare nella loro casa le bambine della città e del vicinato, insegnare loro la dottrina cristiana, visitare i poveri e i malati, distribuendo ovunque la maggior parte delle elemosine di cui esse stesse vivevano, istruendo familiarmente le persone adulte che venivano in folla alle loro conferenze, e cercando i peccatori fin nel loro lavoro. Angela ne convertì molti con queste sole parole: «Dio è qui!...» Il demonio, irritato nel vedersi strappare la sua preda, lottò, ma invano, con tutte le potenze dell'inferno, contro la sua nemica: un giorno immaginò di apparirle nella sua cella, sotto la forma di un angelo di luce, sperando, con questo astuto tranello, di distrarla nelle sue preghiere, o di ispirarle sentimenti di vanagloria. L'umile Angela penetrò presto questo disegno infernale e, continuando a levare le mani al cielo: «Ritirati», esclamò, «non credere di potermi qui imporre; so chi sei e so anche troppo bene che sono davanti a Dio. Tu non sei che uno spirito di menzogna, usurpi qui una gloria che hai perduto per il tuo orgoglio; sei tu che, per la tua malizia, ti fai una gloria crudele di tormentare e pervertire i cristiani; quanto a me, non sono che una misera peccatrice, un vile strumento che la grazia di Gesù Cristo fa servire alla sua gloria, e non meriterò mai di essere visitata dalle celesti intelligenze; ancora una volta, ritirati, mostro che aborro, e torna negli abissi ad annunciare la tua sconfitta e il trionfo del mio Dio». A queste parole, il fantasma scomparve.
Il rumore della santità di Angela si sparse fino alla città di Brescia. Dio se ne servì per i suoi disegni. Un nobile abitante di questa città, Gerolamo Patengoli, possedeva nei dintorni di Desenzano una terra dove veniva a passare la bella stagione: ottenne da Angela che venisse a visitarlo una volta alla settimana, per dieci anni: era un tesoro per il gentiluomo e la sua sposa. Nel 1516, avendo perso uno dei loro figli, scrissero da Brescia alla nostra Santa una lettera bagnata dalle loro lacrime; la scongiuravano di venire a consolarli. La carità la condusse dunque dove l'attendeva la Provvidenza. Le virtù di Angela edificarono tutta la città di Brescia.
I grandi come i piccoli credevano di vedere in lei un angelo disceso dal cielo. Tra i favori straordinari che Dio le concesse, bisogna contare la scienza infusa e soprannaturale. Senza aver mai studiato né frequentato persone colte, parlava e comprendeva perfettamente la lingua latina; traduceva in lingua italiana gli inni e le preghiere della Chiesa, spiegava i passaggi della Bibbia più difficili, ragionava persino sulla teologia scolastica e morale con una precisione ammirevole. Il rumore di questa meraviglia essendosi diffuso, si videro accorrere da ogni parte alla cella dell'umile Angela predicatori celebri, profondi teologi, dotti di primo ordine. Tommaso Gavardi, nobile bresciano, venne a consultarla sul modo di santificarsi nel gran mondo: «Indegna e ignorante come sono», gli rispose, «non ho che due parole da dirvi, eccole: Fate attualmente e durante la vostra vita tutto ciò che all'ora della morte vorreste aver fatto». Queste parole pronunciate con un tono energico colpirono talmente il gentiluomo, che le scrisse, le praticò all'istante, le lesse ogni mattina e divenne un grande servitore di Dio.
Pellegrinaggi in Terra Santa e a Roma
Angela viaggia a Gerusalemme, dove perde e poi riacquista miracolosamente la vista, e a Roma dove incontra papa Clemente VII durante il giubileo del 1525.
Nell'anno 1522, decise di recarsi a Mantova per visitare la tomba della beata Osanna, morta da diciassette anni. Compi questo pellegrinaggio in compagnia di diverse donne pie e sotto la guida di un mercante di Brescia assai virtuoso, chiamato Antonio de Romanis, con il quale aveva stretto una santa amicizia e che le aveva offerto alloggio nella sua casa. Ritornando da Mantova passò per Solferino, dove si trovava il principe Luigi Gonzaga, zio del santo di questo nome, per chiedergli la grazia per un suo parente, che era stato condannato al bando e alla confisca di tutti i suoi beni. Il principe e sua moglie, che conoscevano già per fama la sua eminente santità, l'accolsero con onore ed ella ottenne tutto ciò che desiderava.
Le grazie che aveva riportato dal suo pellegrinaggio di Mantova le ispirarono il pensiero di andare a visitare i Luoghi Santi in Palestina; e poiché uno dei suoi cugini, Bartolomeo Biancosi, nutriva da tempo lo stesso desiderio, le manifestò un giorno il suo pensiero a questo proposito. Angela, che le difficoltà del viaggio avevano trattenuta fino ad allora, fu trasportata dalla gioia a questa proposta e la considerò come un'occasione favorevole che il cielo le offriva per assecondare i suoi desideri. Si promisero dunque reciprocamente di andare insieme a Gerusalemme. Ma Bartolomeo era ancora giovane e poco capace di dirigere un viaggio così pericoloso. Dio procurò loro dunque un terzo compagno, adatto a regolare ogni cosa con la prudenza e le precauzioni richieste per un'impresa così difficile: fu l'ospite stesso di Angela, Antonio de Romanis, che da tempo pensava anch'egli di fare questo viaggio. Partirono tutti e tre insieme e s'imbarcarono a Venezia, dopo aver ricevuto la santa comunione. Arrivati a La Canea, capitale dell'isola di Candia, un incidente imprevisto fu sul punto di rompere il loro disegno. Angela perse tutto a un tratto la vista. I suoi due compagni di viaggio le consigliarono di non continuare il suo cammino: «Di che vi preoccupate?» rispose ai suoi amici; «non vedete che questa cecità improvvisa non può volgersi che al bene della mia anima? Un simile incidente fu un tempo un mistero nel santo uomo Tobia; penso che lo sia altrettanto riguardo a me... È vero che non avrò la consolazione di vedere con gli occhi del corpo i luoghi sacri che il mio Salvatore ha onorato della sua divina presenza; ma lo adorero, lo vedrò con gli occhi dello spirito, e la mia stessa infermità contribuirà a ispirarmi più raccoglimento e devozione». Non fu appena sul lido sacro, che la si vide mettersi in ginocchio e baciare amorosamente la terra.
Seguì con tanta devozione le tracce che il suo Salvatore aveva lasciato in Palestina, che fu necessario, per così dire, strapparla da quei santuari. Sulla montagna che fu bagnata dal sangue divino, sangue così prezioso, così efficace, e nondimeno reso così spesso inutile dalla malizia degli uomini: «Ah!» esclamò, «se i miei occhi mi rifiutano in questo momento la luce, non potranno almeno rifiutarmi le lacrime. Perché non posso, o Gesù! sciogliermi qui in pianto, per lavare una terra oggi così orribilmente profanata, per cancellare dei crimini che tutto il vostro amore non ha potuto ancora arrestare, per espiare le ingratitudini di cui io stessa sono colpevole verso il migliore di tutti i maestri!»
Ritornando, la divina Provvidenza permise che si fosse obbligati a fermarsi, come la prima volta, al porto della Canea. Angela propose ai pellegrini di visitare una chiesa dove si venerava particolarmente un'immagine miracolosa di Gesù crocifisso. Appena la nostra Beata fu ai piedi del crocifisso che, presa tutto a un tratto dallo spirito di Dio, gli chiese per la prima volta la guarigione della sua infermità, e l'ottenne. I suoi amici, colpiti da questo miracolo, resero grazie a Dio di concerto con lei; fu ricondotta alla nave come in trionfo. Si rimise in mare per Venezia; vicino ad arrivare all'imboccatura del golfo furono assaliti da una violenta tempesta: due navi che accompagnavano quella dei pellegrini furono inghiottite. Quest'ultima si salvò miracolosamente, grazie alle preghiere della Santa. La voce di questa meraviglia si sparse per Venezia: il patriarca e i senatori, desiderando conservare nella loro città un così grande tesoro, lusingando il suo richiamo, proposero alla nostra Beata la direzione degli ospedali: umile e graziosa nei suoi rifiuti, li ringraziò, partì segretamente e arrivò a Brescia il 23 novembre 1524, giorno memorabile per l'Ordine di Sant'Orsola, che fu istituito undici anni dopo, in pari giorno.
L'anno seguente era l'Anno Santo: Angela fece il pellegrinaggio di Roma per il grande giubileo: percorse piamente le chiese designate dalla bolla; in una di queste stazioni, incontrò un cameriere di papa Clemente VII, che aveva fatto con lei il viaggio di Gerusale mme; era Pa Clément VII Papa menzionato come possessore di una reliquia del santo. olo della Puglia: egli la riconobbe e la presentò a Sua Santità. Il Papa, istruito dei suoi miracoli e delle sue virtù, le fece un'accoglienza delle più benevole; le accordò diverse udienze e volle persino trattenerla a Roma per metterla a capo di una casa di fanciulle ospitaliere. Poi ella gli espose con tanta candore e umiltà le ragioni che la chiamavano a Brescia, che egli le permise infine di congedarsi da lui; ma gli onori che ella fuggiva sembravano perseguitarla. Francesco Sforza, ultimo duca di Milano, venne a Brescia a visitare questa umil e fanciulla e l François Sforza Ultimo duca di Milano, figlio spirituale di Angela. a supplicò di adottarlo come suo figlio spirituale e di prendere i suoi Stati sotto la sua protezione. Ne avevano bisogno. Carlo V li copriva già con le sue truppe; si disertava la città di Brescia; la nostra Santa si ritirò a Cremona. Lì, per flettere il cielo in favore della sua patria, macer ò il su Crémone Città di formazione monastica e primo luogo di esilio. o corpo innocente, portò l'astinenza fino ad accontentarsi di un solo pasto dalla festa dell'Ascensione fino alla Pentecoste; vi guadagnò una malattia che i medici giudicarono mortale. Mentre tutti deploravano già la sua morte, ella conservò un volto tranquillo: «Perché mi compiangete?» diceva. «Sono dunque migliore di Gesù Cristo, nostro capo, che ha sopportato per noi i più crudeli supplizi?... No, no, non temo di morire!... Una cosa mi fa tremare assai di più, è il giudizio che ha spaventato i Girolamo, gli Arsenio, gli Ilarione e gli angeli stessi. Ma spero che il mio Salvatore vorrà avere pietà della mia anima, di quest'anima che ha creato a sua immagine, di quest'anima che ha riscattato col suo sangue, di quest'anima infine che lo ama e l'amerà sempre, dovesse egli perpetuare i miei dolori e la mia infermità». Tuttavia il male peggiorava; Angela sembrava non avere più che un soffio di vita, cadde in un assopimento che fu guardato come un'agonia; ma, o prodigio! al termine di un quarto d'ora si levò a sedere e chiese i suoi vestiti: «Sono guarita», disse tra le lacrime, «ahimè, non ho visto che da lontano il cielo al quale aspiravo; Dio ha giudicato che non ne fossi degna!» Subito si vestì, prese il suo bastone da pellegrina e andò al santo sepolcro del monte Varallo, nel Novarese, a ringraziare Dio della sua guarigione.
Fondazione della Compagnia di Sant'Orsola
Nel 1535, spinta da una visione di Cristo, fonda ufficialmente la Compagnia di Sant'Orsola per l'educazione delle fanciulle e il soccorso dei poveri.
Di ritorno a Brescia, dopo il trattato di Cambrai nel 1529, che poneva fine alla guerra, assisteva al santo sacrificio e, meditando su questo grande mistero d'amore, fu pubblicamente rapita in estasi. Il suo corpo rimase sollevato da terra per un tempo considerevole, e questo prodigio fu visto da un numero infinito di persone. Ebbe spesso rapimenti simili. Dio fece anche risplendere la sua santità attraverso grazie gratuite, come il dono della profezia. Il dottor Tracagno, suo nipote, venne a trovarla; lei non aveva il minimo avviso del suo arrivo. Tuttavia, appena fu alla porta, la sentì dire alla sua compagna: «Ecco mio nipote che viene a trovarmi». Un giorno in cui Angelo, canonico di Brescia, suo cugino, le faceva visita, lei gli fece il resoconto della vita che aveva condotto nella sua giovinezza e gli rivelò lo stato presente della sua anima.
Poiché era sempre irrisoluta su ciò che doveva fondare per la gloria di Dio, vide di notte, durante la sua orazione, uno spirito dallo sguardo minaccioso, pronto a colpirla con una frusta: e quale fu la sua sorpresa nel riconoscere Gesù Cristo stesso in persona, che le rivolse severi rimproveri per la sua lentezza nel fondare un Ordine che il bene della sua Chiesa reclamava. La Santa gli chiese perdono per la sua negligenza e mise subito mano all'opera. Avendo preparato il piano del suo istituto, lo comunicò alle compagne delle sue buone opere; tutte si impegnarono a seguire le sue regole. Il 25 novembre 1535, giorno di santa Caterina, si vide questa schiera angelica uscire al mattino dal suo oratorio, come gli Apostoli dal cenacolo, e spinta dallo stesso spirito. Percorrevano le prigioni, gli ospedali, cercavano e istruivano i poveri, spezzavano generosamente il loro pane con loro, radunavano, ciascuna nella propria casa, una folla di giovani fanciulle per istruirle più ancora con l'esempio che con la parola. Inizialmente non era che una semplice associazione; le compagne di Angela non erano affatto tenute a lasciare il tetto paterno: risollevare lo stendardo della verginità così vilmente abbandonato e tradito da Lutero; rinunciare a tutti i vantaggi del secolo nel mezzo stesso del secolo; abdicare alla propria volontà in questo mondo dove ognuno segue la propria; riportare la luce e la purezza nelle famiglie invase dalle tenebre e dal libertinaggio, tale era lo scopo di Angela e delle sue sante figlie. Entravano con i loro abiti ordinari in case che avrebbero chiuso la porta, in quei tempi infelici, alle livree che portano nei chiostri le serve di Gesù Cristo.
Si era fissato il giorno per deliberare sulla scelta di una superiora: Angela passò la notte precedente in preghiera e, in un'estasi, sant'Orsola le apparve in tutto lo splendore della gloria celeste. La nostra Santa, rapita da questo favore, passò dalla gioia all'afflizione quando vide i suffragi riunirsi su una testa che giudicava indegna. Se accettò l'incarico di superiora, rifiutò sempre il titolo di fondatrice. Diede alle sue compagne il nome di Orsoline Ursulines Ordine religioso femminile fondato da Angela Merici. e le esortò a salire sul trono della loro patrona: «Se non abbiamo, come sant'Orsola», diceva, «la felicità di guadagnare il cielo con un glorioso martirio che io stessa ho desiderato più di una volta, vi arriveremo almeno con lei attraverso l'imitazione delle sue virtù, la nostra purezza verginale, il nostro attaccamento alla Chiesa cattolica, la nostra fedeltà ai nostri impegni. Ricordate che vi siete tenute a questo con un voto speciale che, per quanto semplice, non vi consacra meno al Signore». Queste parole furono accolte da queste sante figlie come se fossero venute dal cielo. Non facevano nulla senza consultare la loro madre, le rendevano conto dei loro minimi atti, si aprivano a lei con la più ingenua fiducia: la nostra Santa era in mezzo a loro come un sole che le illuminava con la sua luce, come un braciere d'amore che le infiammava, come il trono attraverso il quale Dio regna sulle anime e da cui diffonde la sua dottrina; si sarebbe detto che Dio avesse messo nel cuore della sua sposa la sorgente di una vita nuova che doveva da lì fluire nelle altre. Ma, come Mosè, vide solo da lontano l'impero promesso al suo Ordine. All'inizio di gennaio 1540, si ammalò e predisse la sua morte imminente. Questo fiore della carità gettò, prima di chinarsi sul seno dello Sposo, un ultimo splendore, un ultimo profumo che dobbiamo raccogliere.
Morte e glorificazione
Angela muore nel 1540. Il suo corpo rimane incorrotto per trenta giorni e numerosi miracoli vengono segnalati attorno alla sua tomba nella chiesa di Sant'Afra.
Era allora consuetudine nella Chiesa lavare il corpo dei cristiani prima della sepoltura. Questa cerimonia, tutta religiosa, ripugnava alla modestia di Angela: essa immaginò di compiere da sé questo ufficio per risparmiare al suo corpo verginale l'onere di essere scoperto, anche quando non sarebbe stato più il tabernacolo della sua anima santa; dopo aver ricevuto gli ultimi Sacramenti e dato toccanti istruzioni alle sue figlie desolate, si mise a pronunciare, con gli occhi e lo spirito rivolti al cielo, atti di fede, di speranza e di carità: «Sì, mio Dio, io vi amo», diceva col cuore ancor più che con le labbra; «ah! quanto vorrei amarvi ancora di più! Spiriti beati, e voi, Vergine santa, Madre del puro Amore, prestatemi i vostri cuori: ispiratemi i vostri sentimenti per amare Gesù secondo le sue delizie... Fino a quando, Signore, rimarrò qui separata dalla vostra amabile persona, chi mi darà le ali per volare verso il Beneamato della mia anima? O divino Salvatore! spezzate infine la prigione di questo corpo terrestre, ricevete tra le vostre mani quest'anima che langue senza di voi e che non può più vivere fuori di voi». Si fecero rientrare le sue figlie per recitare, accanto al suo letto, le preghiere dei moribondi; il cielo volle consolarle: esse scorsero all'improvviso un raggio di gloria, di cui rifulse il volto della Beata. Angela non aprì più che una sola volta la bocca, e fu per pronunciare amorosamente il nome del suo Gesù; allora gli angeli portarono via la sua anima. Si era nella notte tra il 27 e il 28 gennaio 1540.
Angela aveva vissuto sessantacinque o sessantasei anni. Era di piccola statura, magra, di carnagione bianca, dallo sguardo ridente ma modesto, dalla conversazione piacevole ma sempre misurata; in modo che piaceva anche in età avanzata, e che ispirava ugualmente rispetto e devozione.
Il suo ritratto fu eseguito da due celebri pittori di Brescia, il Moretto, allievo di Raffaello, e il Romanino. — Si rappresenta la Beata mentre riceve la visita di Nostro Signore Gesù Cristo e di sant'Orsola; mentre scorge la scala misteriosa per la quale le sue figlie spirituali salgono al cielo a due a due. La fondazione delle Orsoline è talvolta ricordata in allegoria, ponendo un gran numero delle sue religiose sotto il manto di sant'Orsola, questa grande educatrice delle vergini.
A Brescia, abitò succes sivamen Brescia Città natale del beato Sebastiano Maggi. te vicino a San Barnaba, vicino alla chiesa di Sant'Afra, e da ultimo sulla piazza del Duomo. La piccola abitazione santificata dagli ultimi anni della sua vita, e dalla sua morte beata, si conserva ancora in grande venerazione; e ogni anno vi si celebra la sua festa con un grande concorso di popolo.
I canonici della cattedrale e quelli di San Giovanni in Laterano, che officiavano la chiesa di Sant'Afra, contendendosi le sue sante spoglie come un antico tesoro, si dovettero lasciarle esposte nella chiesa sotterranea di Sant'Afra, e fu un permesso di Dio, che voleva manifestare la gloria della sua serva; essa rifulse soprattutto attraverso due prodigi. Non si scorse nel corpo della Santa, dopo trenta giorni di esposizione, alcun segno di corruzione; tutte le sue membra erano flessibili; il suo volto conservava i suoi tratti naturali e brillava sempre della stessa candidezza, della stessa serenità. L'altro miracolo non fece meno impressione: per tre notti, verso la media regione dell'aria, una luce straordinaria fu vista da tutta la città, sopra la cappella dove riposava il corpo della Santa. Questo corpo glorioso fu sepolto in questa stessa chiesa di Sant'Afra: si incisero su una tavola di marmo nero pie iscrizioni, interpreti della venerazione pubblica. Un giovane straniero, leggendo queste lodi, si permise di dire sottovoce all'ecclesiastico che lo accompagnava: «Ecco dei pomposi elogi; credete che tutto ciò sia vero?» Appena ebbe lasciato sfuggire queste parole imprudenti, un rumore spaventoso uscì dalla tomba: questo giovane ricevette, si dice, due colpi molto sensibili; un religioso che recitava l'ufficio nella chiesa superiore fu teso; scende e chiede la causa di questa commozione: «Ahimè! sono io», gli risponde il giovane, «è la mia incredulità». E, sciogliendosi in lacrime, si prostra davanti alle sante reliquie e rende gloria a Dio per essere stato punito e illuminato dai suoi dubbi.
La città di Desenzano, sua patria, le rese i primi onori, scegliendola come sua avvocata e protettrice, e ponendo il suo quadro accanto a quello degli altri santi protettori nella chiesa principale.
Il 4 giugno 1544, il papa Paolo III confermò il nuovo istituto sotto il titolo di Compagnia di Sant'Orsola. Santa Ang ela fu b Paul III Papa che ha approvato l'ordine dei Somaschi nel 1540. eatificata da Pio VI e canonizzata da Pio VII nel 1807.
La sua Vita è stata pubblicata nel 1804 a Montpellier.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Desenzano verso il 1474
- Ingresso nel Terz'Ordine di San Francesco
- Visione della scala misteriosa delle vergini
- Pellegrinaggio in Terra Santa e cecità temporanea miracolosa
- Pellegrinaggio a Roma e incontro con Papa Clemente VII
- Fondazione della Compagnia di Sant'Orsola nel 1535
- Morta a Brescia nel 1540
- Canonizzazione da parte di Pio VII nel 1807
Miracoli
- Cecità improvvisa e guarigione miracolosa davanti a un crocifisso a Candia
- Levitazione durante la messa a Brescia
- Incorruttibilità del corpo per trenta giorni dopo la morte
- Luce straordinaria sopra la sua cappella funeraria
Citazioni
-
Fate ora e durante la vostra vita tutto ciò che all'ora della morte vorreste aver fatto.
Risposta a Thomas Gavardi -
Dio è qui!
Parole di conversione