San Norberto di Magdeburgo
Arcivescovo di Magdeburgo, Fondatore dell'Ordine dei Premostratensi
Nobile di nascita e cortigiano dell'imperatore Enrico IV, Norberto si convertì dopo essere stato colpito da un fulmine. Nel 1120 fondò l'Ordine dei Premostratensi in una valle deserta vicino a Laon, unendo vita contemplativa e apostolica. Divenuto arcivescovo di Magdeburgo, riformò con vigore il suo clero e difese il legittimo papato prima di morire nel 1134.
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SAN NORBERTO, ARCIVESCOVO DI MAGDEBURGO,
Giovinezza e vita mondana
Nato nella nobiltà a Xanten, Norberto conduce inizialmente una vita di piaceri e vanità alla corte dell'imperatore Enrico IV, rifiutando gli ordini maggiori.
San Norberto Saint Norbert Fondatore dell'Ordine dei Premostratensi e arcivescovo di Magdeburgo. nacque nel borgo di Xanten, nel bourg de Santen Luogo di nascita di san Norberto nel ducato di Kleve. ducato di Kleve, a due leghe da Colonia, sotto il pontificato di san Gregorio VII e il regno di Filippo I, re di Francia. Suo padre si chiamava Eriberto e sua madre Edvige, entrambi considerevoli per la loro nobiltà. Suo padre, conte di Gennep, era parente dell'imperatore, e sua madre discendeva dalla casa di Lorena. Quest'ultima, durante la gravidanza, udì una voce dal cielo che le disse: «Coraggio, Edvige; porti nel tuo seno un eccellente servitore di Gesù Cristo e un illustrissimo arcivescovo della sua Chiesa, che sarà grande davanti a Dio e davanti agli uomini».
Tuttavia, non diede subito molte speranze di diventare un Santo: poiché, vedendosi nell'opulenza, si abbandonò interamente ai piaceri e alle vanità del mondo. Suddiacono e canonico della chiesa di Xanten, rifiutò di ricevere il diaconato e il sacerdozio, per poter vivere nei piaceri. Si recò alla corte dell'arcivescovo di Colonia, poi la lasciò per quella dell'imperatore Enrico IV.
La conversione di Freten
Nel 1115, una tempesta e una miracolosa caduta da cavallo a Freten provocano la sua conversione radicale, spingendolo alla penitenza sotto l'influenza dell'abate Conone.
Norberto vi trascorse tutta la sua giovinezza. All'età di trentatré anni, un giorno stava andando a cavallo, seguito da un solo domestico, verso un vil Freten Luogo della conversione miracolosa di Norberto in Vestfalia. laggio chiamato Freten, in Vestfalia. Attraversava un bel prato. Il cielo si coprì all'improvviso di nubi e sopraggiunse una tempesta così orribile, accompagnata da lampi e tuoni, che il suo domestico, spaventato e come spinto da un moto divino, esclamò: «Signore, dove andate? Tornate indietro, signore, tornate indietro; la mano di Dio è certamente contro di voi!». Allora egli udì un'altra voce che gli gridava dall'alto: «Norberto, Norberto, perché mi perseguiti? Io ti destinavo a edificare la mia Chiesa, e tu scandalizzi i fedeli!». Nello stesso tempo, il fulmine, cadendo ai suoi piedi, lo rovesciò a terra, dove rimase svenuto per lo spazio di un'ora; ma, tornato in sé e ripensando a tutti gli anni della sua vita, nell'amarezza del suo cuore, disse sospirando: «Signore, che cosa volete che io faccia?». E avendo udito un'altra voce dal cielo che gli rispondeva: «Evita il male e fa' il bene; cerca la pace e perseguila», Norberto decise di abbandonare la corte e di ritirarsi nella sua casa a Santen. Durante questo soggiorno, vedeva spesso Conone, personaggio di grande merito e abate del monastero di Siegburg, a tre leghe da Colonia; e apprese da lui i primi rudimenti della vita religiosa: di modo che cominciò ad abituarsi a ricevere di buon cuore tutto ciò che gli accadeva di fastidioso e contrario alle sue inclinazioni, a portare, sotto i suoi abiti di seta, un cilicio molto ruvido, e a praticare altre simili mortificazioni.
Ordinazione e predicazione itinerante
Ordinato sacerdote, rinuncia ai suoi beni, incontra il papa Gelasio II a Saint-Gilles e ottiene il permesso di predicare la penitenza come itinerante.
Infine, giunta la pienezza del tempo della grazia per san Norberto, egli volle assolutamente rompere con il mondo. A tal fine, si recò dall'arcivescovo di Colonia e lo supplicò umilissimamente di ammetterlo nel numero dei chierici che si preparavano a ricevere i sacri Ordini. Ottenuto questo favore, lasciò i suoi abiti secolari che erano sempre stati assai eleganti, si rivestì di una povera tonaca fatta di pelli d'agnello e prese una corda come cintura: in questo abito, fu ordinato diacono e sacerdote lo stesso giorno; cosa che gli fu tuttavia concessa solo con grande difficoltà, poiché i sacri Canoni vi sono contrari. In seguito si ritirò nel monastero di Siegberg, per apprendervi le cerimonie e disporsi al suo primo sacrificio: ciò che fece per quaranta giorni con un fervore incredibile. Avendo celebrato la sua prima messa nella chiesa di Xanten, di cui era canonico, si dedicò alla predicazione con tanto zelo e inveì così fortemente contro i vizi, anche degli ecclesiastici suoi confratelli, la cui vita era sregolata, che molti, toccati dalle sue parole, si convertirono e presero la risoluzione di condurre in futuro una vita migliore. Tuttavia, poiché questa libertà apostolica non piaceva a tutti, si trovò un chierico così impudente da sputargli in faccia in piena assemblea: alcuni altri, che per essere meno insolenti non erano meno maliziosi, lo denunciarono a Conone, vescovo di Preneste e legato del Papa in Germania, come un novatore, un ipocrita che, sotto le apparenze dell'austerità, nascondeva cattivi disegni. Il Santo, sapendo che la sua reputazione gli era necessaria per predicare la parola di Dio, si giustificò da tutte queste calunnie in un Concilio tenuto a Fritzlar nel 1118.
Per rendersi più degno del ministero al quale Dio lo chiamava, rinunciò a tutti i suoi benefici, che erano considerevoli, nelle mani del suo arcivescovo; poi vendette il suo patrimonio e tutti i suoi mobili per darne il denaro ai poveri, e si riservò solo gli ornamenti necessari per dire la messa, dieci marchi d'argento e un mulo; eppure non passò molto tempo prima che vendesse anche la sua cavalcatura e distribuisse ai bisognosi quel poco che gli restava. Così spogliato di tutto, se ne andò a piedi nudi fino all'abbazia di Saint-Gilles, nella diocesi di Nîmes, in Linguadoca, dove il papa Gelasio II, fugge ndo la persecu pape Gélase II Predecessore di Callisto II, morto a Cluny. zione dell'imperatore Enrico, si era ritirato sotto la protezione del re di Francia. Norberto, essendosi prostrato ai piedi di Sua Santità, gli chiese innanzitutto l'assoluzione dalla colpa commessa nel ricevere, contro i sacri Canoni, il diaconato e il sacerdozio in un medesimo giorno; poi, avendogli reso conto dei disordini della sua vita passata, lo supplicò di permettergli, come penitenza, oltre ai digiuni e alle altre austerità che gli piacesse ordinargli, di andare a predicare ovunque il santo Vangelo. Il Papa vi acconsentì volentieri, sebbene avesse molto desiderato trattenere un così degno personaggio presso la sua persona.
San Norberto, munito di questo potere apostolico, cominciò a predicare in Francia la morale terribile della penitenza; ma, per quanto eloquente fosse, per persuadere ciò che diceva, il suo esempio era ancora più potente ed efficace della sua parola; poiché camminava a piedi nudi in pieno inverno e in mezzo alla neve. Non aveva per vestito che un rude cilicio in forma di tunica e un mantello da penitente. Osservava perpetuamente la vita di Quaresima, secondo il rigore dei primi secoli della Chiesa, e vi aggiungeva di non mangiare quasi mai pesce e di non bere vino se non molto raramente. Digiunava tutti i giorni e mangiava solo la sera, eccetto la domenica. Infine, era un altro san Giovanni Battista per la sua austerità e per il fervore delle sue predicazioni.
Aveva portato dalla Germania, con sé, due compagni laici che non lo abbandonarono mai; ma passando per Orléans, trovò un suddiacono che lo pregò di riceverlo nel numero dei suoi discepoli. Con questo aiuto, si recò a Valenciennes, dove predicò con tanto vigore e grazia che tutti gli abitanti lo supplicarono di non lasciarli e di continuare presso di loro le funzioni della sua missione. Non volle acconsentire alla loro richiesta, perché la sua intenzione era di andare prontamente a portare la parola di Dio nella diocesi di Colonia; ma Nostro Signore lo fermò per qualche tempo in quel luogo a causa della malattia e della morte dei suoi tre compagni (1119). Tuttavia, essendo giunto Burchard, vescovo di Cambrai, san Norberto desiderò parlargli, poiché erano stati insieme alla corte dell'imperatore e si conoscevano familiarmente. Quando quel prelato lo vide a piedi nudi, mal vestito e in uno stato così diverso da quello in cui lo aveva visto pochi anni prima, lo abbracciò con molta tenerezza e gli disse con le lacrime agli occhi: «Oh Norberto, Norberto, chi avrebbe mai creduto questo di voi? Chi ne avrebbe mai avuto il pensiero?». Uno dei cappellani del vescovo, che aveva introdotto san Norberto, essendo sorpreso da questa accoglienza, ne chiese la ragione al suo maestro. Egli gli disse che non doveva stupirsene; che colui che vedeva in un così povero equipaggio era stato uno dei più eleganti e allegri cortigiani dell'imperatore; che aveva rifiutato in passato grandi avanzamenti nello stato ecclesiastico, e persino il vescovado di Cambrai, al quale lui stesso era salito solo per il suo rifiuto, e che non era stata la necessità, ma un generoso disprezzo del mondo che lo aveva così spogliato. Questa risposta toccò così profondamente quel buon cappellano che, lasciando fin da allora tutti i vantaggi che poteva sperare nel mondo, si unì a san Norberto e si fece suo discepolo. Si chiamava Ugo, e diven Hugues Primo discepolo di Norberto e suo successore come abate generale. ne così perfetto sotto la sua guida, che ha meritato di essere il suo successore nel governo generale dell'Ordine dei Premostratensi, di cui stiamo per parlare.
Riportiamo innanzitutto un'azione eroica di generosità e di fiducia in Dio che fece il nostro beato canonico prima di iniziare i suoi viaggi. Un grosso ragno essendo caduto per sventura nel suo calice già consacrato, mentre diceva la messa, lo inghiottì coraggiosamente. Dopo la messa, si mise in ginocchio ai piedi dell'altare, per attendere ciò che ne sarebbe derivato; poiché, a quell'epoca, si credeva che il veleno di quell'animale fosse pericoloso per l'uomo. Ma Dio gli fece espellere quel ragno dal naso, starnutendo. La sua fede crebbe in seguito meravigliosamente: come si diceva che san Bernardo superasse tutti quelli del suo tempo in carità, e che Milone, vescovo di Thérouanne, li superasse in umiltà, così si diceva di san Norberto che superasse tutto il mondo per la forza e l'eccellenza della sua fede.
Essendo uscito da Valenciennes, si mise a percorrere le città, i borghi e i villaggi, per predicare da ogni parte la penitenza, la confessione, la riconciliazione con i nemici e la restituzione; la sua parola, unita all'esempio ammirevole della sua vita, fece ovunque effetti così grandi che si vide un numero infinito di peccatori convertirsi, di nemici riconciliarsi e di usurai restituire il bene altrui. La sua reputazione volando da ogni parte, era continuamente circondato da una folla di gente, o che lo seguiva, o che veniva incontro a lui; ed essi avevano tanto rispetto per tutto ciò che diceva, che i più ostinati non osavano rifiutargli nulla. I pochi che lo fecero risentirono subito la mano di Dio che si appesantì su di loro e li punì severamente per la loro ostinazione. Testimone un signore fiammingo, che non aveva voluto riconciliarsi con uno dei suoi vicini: cadde poco tempo dopo, secondo la predizione dell'uomo di Dio, nelle mani dei suoi nemici; si cita ancora il signore di Cauroi, vicino all'abbazia di Gibleu, nel Brabante: era montato a cavallo per scappare e non essere costretto dal Santo ad abbracciare il suo nemico; non poté mai fare un passo e fu obbligato a scendere da cavallo, a chiedere perdono al beato Predicatore e a riconciliarsi perfettamente con colui che odiava a morte.
La fondazione di Prémontré
Guidato dal vescovo di Laon, Norberto scelse la valle di Prémontré per stabilire un nuovo ordine seguendo la regola di sant'Agostino e indossando l'abito bianco.
Tuttavia, essendo morto il papa Gelasio nell'abbazia di Cluny, Guido, francese di nascita e arcivescovo di Vienne, che fu eletto al suo posto con il nome di Callisto II, convocò un concilio a Reims, il 20 ottobre 1119, per rimediare ai mali di cui la Chiesa era allora afflitta. Vi si trovarono quattrocentoventiquattro prelati, sia vescovi che abati, e il Papa vi presiedette personalmente, alla presenza del re Luigi VI, detto il Grosso. San Norberto vi si recò pure con Ugo, suo compagno, per chiedere al Papa la continuazione del permesso che Gelasio gli aveva accordato di predicare ovunque le verità evangeliche. Vi fu accolto molto bene da tutti i Padri, e non vi fu nessuno che non ammirasse la sua austerità di vita, il suo distacco da tutte le cose della terra, il suo zelo apostolico e la forza meravigliosa con cui predicava le massime della religione cristiana. Ottenne facilmente dal Papa ciò che chiedeva; ma il vescovo di Laon, considerando tra sé quale grande felicità sarebbe stata per la sua diocesi possedere un così ricco tesoro, supplicò il sovrano Pontefice di darglielo per riformare l'abbazia di San Martino di Laon, che apparteneva a dei canonici regolari.
Il Papa, che approvava lo zelo del santo vescovo, ordinò a san Norberto di seguirlo. Egli se ne scusò come meglio poté, conoscendo bene la difficoltà dell'impresa; ma, non volendo mancare all'obbedienza, acconsentì infine a prendersi cura di quell'abbazia, a condizione che i canonici volessero ricevere le leggi dell'austerità e della povertà evangelica che avrebbe loro proposto. Questa condizione lo esentò dal lavorarvi per molto tempo: poiché non trovò nei loro animi alcuna disposizione ad abbracciare la riforma che voleva dare loro, né a cambiare il loro modo di vivere che era divenuto del tutto secolare. Non lasciò tuttavia per questo il vescovo di Laon; ma rimase con lui per il resto dell'inverno; e, come ricevette dalla sua carità mille assistenze corporali, con le quali quel buon prelato cercò di ristabilire il suo corpo rovinato dalle veglie, dal digiuno, dal freddo, dal caldo, dalle discipline e dalle austerità della penitenza; così lo riempì, in ricompensa, di ricchezze spirituali, con le parole di vita e di grazia che uscivano dalla sua bocca, e che portavano la luce e l'unzione nell'anima di coloro che avevano la felicità di ascoltarlo.
Più il santo vescovo godeva della conversazione di san Norberto, più il timore di perderlo e il desiderio di averlo sempre nella sua diocesi aumentava nel suo cuore. Per trattenerlo, gli propose di costruire un nuovo monastero in qualche solitudine vicina, dove avrebbe potuto ricevere dei discepoli e stabilire un nuovo Ordine conforme alla vita austera e penitente di cui dava l'esempio. Avendo il Santo acconsentito, il vescovo lo condusse dapprima in un luogo chiamato Foigny, dove nulla mancava per la comodità di una casa religiosa; ma il Santo, essendosi messo in preghiera, conobbe, per rivelazione, che quel luogo non gli era destinato, ma ai religiosi di Cîteaux, che vi si sono stabiliti in seguito. Poi il vescovo lo condusse in un altro luogo chiamato Thenaïlle, che sembrava anch'esso molto favorevole; ma Norberto, essendosi ancora messo in orazione, apprese che non era nemmeno quello il luogo che la divina Provvidenza gli aveva preparato. Infine, lo condusse in un luogo della foresta di Coucy, chiamato Vois, e gli fece vedere u Prémontré Luogo di fondazione dell'ordine monastico omonimo. na valle chiamata Prémontré, dove c'era una cappella di san Giovanni Battista, che i religiosi di San Vincenzo di Laon, a cui apparteneva, avevano abbandonato. Il Santo non ebbe appena scorto quel deserto, che esclamò: «È qui il luogo che il Signore ha scelto per noi». E, essendo entrato nella cappella, supplicò il vescovo di acconsentire che vi passasse la notte in orazione. Fu durante quella notte che vide un gran numero di persone vestite di bianco che andavano in processione attorno a quel luogo con croci e lumi, e che la santa Vergine, essendogli apparsa, gli mostrò il luogo dove doveva fondare il capo del suo Ordine, e la forma di abito che doveva dare ai suoi religiosi.
Il giorno seguente, il vescovo, che si era ritirato nella sua casa di Anisy, essendo tornato, il nostro Santo gli dichiarò ciò che aveva visto e lo pregò di dargli quel luogo di Prémontré per la sua dimora e quella di una grande compagnia di santi religiosi che vi sarebbero stati chiamati al servizio di Dio. Il vescovo ebbe una gioia estrema per questa richiesta e, essendosi accordato per questo con l'abate e il capitolo di San Vincenzo, diede in proprietà a san Norberto e a coloro che si dovevano unire a lui quel celebre deserto con tre valli vicine per il loro sostentamento; ciò che fu confermato dalle lettere patenti del re Luigi il Grosso.
Pochi giorni dopo, il 25 gennaio, in cui la Chiesa celebra la festa della Conversione di san Paolo, l'anno 1124, quell'eccellente prelato tolse a san Norberto e a Ugo, suo compagno, gli abiti di penitenza che portavano, e li rivestì di un abito religioso. Era un abito bianco, tale quale quello che la santa Vergine aveva mostrato al Santo, quando gli apparve. È così che iniziò l'Ordine santo di Prémontré, che si è da allora così meravigliosamente esteso in tutta l'Europa, e che ha dato tanti Santi, Beati, Prelati, Dottori e Vergini perfettissime alla Chiesa. San Norberto non aveva all'inizio che un solo compagno; ma, essendo andato a predicare a Cambrai, a Nivelles, a Laon e in altre città, fece, durante la Quaresima, così felici conquiste, che tornò, a Pasqua, con tredici discepoli. Ritornò poi a Nivelles, dove liberò una fanciulla di dodici anni, posseduta da un demone molto crudele e molto ostinato; e, essendo passato a Colonia, ne portò due corpi santi per arricchire la sua nuova abbazia, ovvero: quello di una delle compagne di sant'Orsola, e quello di san Gereone, uno degli illustri martiri della legione Tebea, che trovò ancora intero e rivestito dei suoi abiti militari. La schiera dei suoi figli si aumentò anche nei suoi viaggi; e, al suo ritorno, si vide Padre di quaranta religiosi destinati al coro, e di diversi fratelli conversi, di cui aveva bisogno per il servizio esterno.
Qualche tempo dopo, li fece mettere tutti in orazione per apprendere dal cielo quale Regola dovessero abbracciare e quale genere di vita dovessero seguire; la loro preghiera, accompagnata da digiuni e lacrime, fu presto esaud ita: poiché sa saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. nt'Agostino gli apparve, tenendo una Regola d'oro in mano, e, avendogli dichiarato che era il celebre vescovo di Ippona, gli disse che la volontà di Dio era che seguisse la sua Regola e che vi aggiungesse solo alcune costituzioni per la conservazione della disciplina regolare, assicurandolo, del resto, che, se i suoi fratelli fossero stati fedeli nell'osservarla, sarebbero apparsi senza timore al terribile giudizio di Dio. Così, san Norberto diede ai suoi figli, che fece canonici regolari, la Regola del grande sant'Agostino, e ne fecero tutti professione il giorno di Natale dell'anno 1122.
Egli serviva loro egli stesso da regola vivente e da modello di tutte le virtù religiose; e il suo esempio era così potente, che nulla sembrava loro difficile nel conformarsi alla vita e alle pratiche di un così eccellente maestro. Vi erano soprattutto tre cose che raccomandava loro più spesso: la prima era la purezza del cuore e la pulizia esteriore per ciò che riguardava gli uffici divini e il servizio degli altari; la seconda, l'espiazione delle loro colpe e delle loro negligenze nel capitolo; e la terza, l'ospitalità e la cura dei poveri. Diceva anche che una casa religiosa non poteva andare in rovina quando i superiori erano uniti tra loro e con la loro comunità.
Quest'ammirabile Padre di Congregazione non si accontentò di riunire gli uomini per celebrare continuamente le lodi di Dio: stabilì anche, nello stesso luogo di Prémontré, una santa comunità di figlie e di vedove che furono il buon odore di Gesù Cristo in tutta la Chiesa. In seguito, fece costruire un nuovo monastero a Floreffe, grazie alle liberalità di Goffredo, conte di Namur, e di Ermensenda, sua moglie; fu là che, celebrando la messa, fece colare sulla patena una goccia del sangue di Gesù Cristo, con l'apparenza sensibile del sangue, che prese con molta devozione e una grande abbondanza di lacrime. Tuttavia, la sua chiesa di Prémontré essendo stata costruita in nove mesi, in modo miracoloso, fu solennemente dedicata, il 28 aprile dell'anno 1122, dai vescovi di Laon e di Soissons. Fu un illustre trofeo delle vittorie che lui e i suoi figli avevano riportato sul demone, che si era opposto con tutto il suo potere al completamento di quella chiesa, e aveva impiegato mille prestigi per distogliere e scoraggiare gli operai. Presto dopo, un altro Goffredo, conte di Cappenberg, e Ottone, suo fratello, abbracciarono l'Istituto del Santo; e poiché avevano grandi signorie presso il Reno, gli diedero terre e rendite per fondare tre nuovi monasteri, che furono in poco tempo riempiti di un gran numero di santi canonici. Tebaldo, conte di Champagne, volle imitare il fervore di Goffredo; ma Norberto gli dichiarò che la volontà di Dio era che lo servisse nel matrimonio; e tuttavia lo aggregò al suo Ordine, dandogli un piccolo scapolare bianco da portare sotto i suoi abiti, e prescrivendogli una Regola per vivere santamente e in modo religioso in mezzo al mondo. Ha fatto, da allora, la stessa grazia a un'infinità di persone secolari, che hanno composto il Terz'Ordine di Prémontré.
Trionfo sull'eresia ad Anversa
Norberto combatte con successo l'eresiarca Tanchelmo ad Anversa, ristabilendo il culto eucaristico e recuperando ostie miracolosamente preservate.
Non ci soffermeremo a riferire qui le sue altre fondazioni: basti dire, in generale, che la sua congregazione fu presto come quella vigna che, secondo il Re-Profeta, copre le montagne e i cedri con la sua ombra e, estendendo i suoi rami da un mare all'altro, ne riempie, per così dire, tutta la superficie della terra. Essa fiorì soprattutto per l'insigne vittoria che questo grande servitore di Dio riportò ad Anversa su un pernicioso eresiarca, che minacciava nientemeno che di rovinare la fede in tutti i Paesi Bassi. Si trattava di un certo Tanchelmo, semplic Tankelin Eresiarca laico combattuto da Norberto ad Anversa. e laico, che, non avendo né autorità né missione, intraprendeva tuttavia la funzione dei prelati e si intrometteva nel dogmatizzare il popolo. I suoi principali errori erano che l'ordine dei vescovi e dei sacerdoti non fosse che una vana finzione e che il sacramento adorabile dei nostri altari fosse inutile alla salvezza. Era seguito da tremila persone così fortemente ostinate nella sua santità, che ci si riteneva fortunati ad avvicinarlo e a bere l'acqua con cui si era lavato le mani. L'ubriachezza, la buona tavola e l'impurità che permetteva gli procuravano discepoli tra tutti i voluttuosi del suo tempo; e li aveva così furiosamente ingannati che potevano, senza vergogna e senza contraddizione, corrompere le donne alla vista dei loro mariti e le figlie alla presenza delle loro madri.
Poiché la città di Anversa era allora solo una parrocchia della diocesi di Cambrai, il vescovo Burcardo, che occupava quella sede, si sentì obbligato a opporsi a queste infamie; pensò che non vi fosse nessuno più capace di arrestarne il corso di san Norberto, che si trovava nel suo deserto di Prémontré. Ordinò ai canonici di Anversa, che possedevano allora la chiesa collegiata di San Michele, di chiamarlo in loro soccorso e di pregarlo di venire a combattere con loro questo nuovo mostro. Essi eseguirono fedelmente quest'ordine; il Santo, ricevuta la loro delegazione, uscì subito dalla sua solitudine come un generoso capitano per andare ad attaccare quell'empio, che aveva l'audacia di fare guerra alla Sposa di Gesù Cristo. Fu ricevuto ad Anversa con una gioia e un applauso straordinari e cominciò subito, con alcuni dei suoi discepoli che aveva portato con sé, a predicare con tanto vigore e luce contro le imposture dell'eresiarca, che ne fece vedere manifestamente la falsità, distolse molti di coloro che si erano lasciati sedurre dalle sue false ragioni, li fece rientrare nel grembo della Chiesa e obbligò lui stesso a fuggire e a cercare un rifugio più sicuro in un altro paese; non lo trovò affatto: la giustizia divina, volendogli far portare la pena dei suoi crimini, permise che fosse ucciso come una peste pubblica, mentre attraversava il fiume Schelda. I canonici di Anversa furono così riconoscenti verso san Norberto per questa insigne vittoria, che gli diedero la loro stessa chiesa di San Michele per stabilirvi una comunità dei suoi canonici e si ritirarono nella chiesa di Nostra Signora, che è ora la cattedrale. Del resto, cosa estremamente notevole in questa gloriosa spedizione di san Norberto, coloro che si convertirono confessarono che, avendo ricevuto da dieci o quindici anni delle ostie consacrate, e avendole messe per disprezzo e per infedeltà in buchi di muro e in luoghi sporchi e umidi, esse vi erano rimaste senza corruzione; e, in effetti, le riportarono sane e intere nelle mani del Santo e in quelle dei suoi figli, che egli lasciò nella chiesa di San Michele, per finire di ricondurre gli smarriti sulla via della salvezza.
Episcopato a Magdeburgo
Eletto arcivescovo di Magdeburgo nel 1126, riformò vigorosamente il suo clero nonostante le violente opposizioni e i tentativi di assassinio.
Così, il nostro santo abate fece ritorno a Prémontré, vittorioso sull'eresia e con la consolazione di aver vendicato l'onore e ristabilito la frequenza al santo Sacramento dell'altare. Lavorò poi per far approvare e confermare il suo Ordine e le sue Costituzioni dall'autorità della Santa Sede: cosa necessaria per la sua propagazione in diverse diocesi. Pietro di Leone e Gregorio di Sant'Angelo, cardinali e legati a latere in tutto il regno di Francia, gli concessero questa grazia con una bolla data a Noyon, l'anno 1125. Ma poiché era opportuno averla dal Papa stesso, si recò a Roma, dove Onorio II era succeduto a Callisto. Il Papa lo ricevette con molta benevolenza e, dopo essersi informato personalmente della grande utilità di questo istituto, gli diede la sua conferma apostolica e lo accolse sotto la protezione della Santa Sede, come appare dalla sua bolla, datata 26 febbraio 1126.
Fu in questa città che questo beato patriarca apprese, per rivelazione, che sarebbe stato eletto arcivescovo di Magdeburgo; ne ebbe un grande dol Magdebourg Sede arcivescovile dove viene nominato Norberto. ore: la sua umiltà gli faceva credere di essere incapace di un tale incarico. Ritornando, passò per Würzburg, in Germania, dove fu pregato di celebrare la messa solenne il giorno di Pasqua, alla presenza di Lotario, re dei Romani, e di tutt Lothaire Re di Lotaringia il cui divorzio fu un affare di Stato trattato da Adone. a la sua corte. Dopo la celebrazione dei divini misteri, ridiede la vista a una donna cieca soffiandole negli occhi; e, con questo miracolo, toccò così potentemente tre fratelli, giovani nobili delle prime famiglie della città, che si gettarono ai suoi piedi, gli offrirono tutti i loro beni e si consacrarono a Dio nel suo Ordine. Tale fu l'origine del monastero di Prémontré, vicino a Würzburg, che fu chiamato di Haute-Celle. Temendo di essere nominato al vescovado vacante di quella città, il Santo ne uscì al più presto per recarsi alla sua abbazia. Ma non poté evitare l'elezione che la Provvidenza gli aveva preparato da tutta l'eternità.
Come aveva detto a Tebaldo, conte di Champagne, che Dio lo voleva nello stato matrimoniale, gli aveva anche dichiarato che Dio lo aveva unito nei suoi disegni eterni con Matilde, figlia di Angilberto, marchese illustrissimo in Germania, e nipote del vescovo di Ratisbona, principessa virtuosa e degna di un così santo sposo. Tebaldo, essendosi sottomesso a questo ordine, pregò il Santo di accompagnarlo nel viaggio che era obbligato a fare a Spira, città imperiale, per il compimento di questo matrimonio, e gli disse persino che non poteva andarci senza di lui. Il Santo, che lo amava singolarmente per le grandi qualità di cui Dio aveva adornato la sua anima, non volle rifiutargli questo buon ufficio. Andò dunque a Spira, dove il re era giunto, ed edificò di nuovo tutta la corte con gli esempi della sua pietà e con le parole di vita che uscivano continuamente dalla sua bocca. Accadde nello stesso tempo che Ruggero, arcivescovo di Magdeburgo, morì, e che il clero e il popolo inviarono dei deputati presso Lotario, per supplicarlo di nominare loro un arcivescovo. La grande reputazione del Santo fece sì che questo principe ponesse subito gli occhi su di lui, e che lo nominasse arcivescovo di quella sede, su parere del cardinale Gerardo, legato apostolico, che, in seguito, fu Papa con il nome di Lucio II. La difficoltà fu farlo acconsentire a questa nomina, alla quale si opponeva con tutte le sue forze. Ma poiché il legato usò la sua autorità per obbligarlo, fu necessario che si lasciasse consacrare e che accettasse infine questo incarico, per quanto gravoso gli sembrasse. Fu condotto come in trionfo a Magdeburgo, e vi fece il suo ingresso tra l'applauso generale di tutta la città; ma con tanta umiltà da parte sua, essendo a piedi nudi e montato su un asino, che il portinaio della chiesa volle impedirgli di entrare, credendo che fosse qualche povero che si era mescolato alla folla.
Questa nuova dignità non gli fece affatto cambiare costumi; non abbandonò nulla delle sue antiche austerità; fu sempre lo stesso per i suoi digiuni e per le sue veglie, per la sua tavola e per il suo letto. Si applicò con vigore apostolico a bandire dal suo clero e dal suo popolo un'infinità di disordini che vi si erano insinuati. Soprattutto, insistette coraggiosamente sul celibato degli ecclesiastici, di cui molti violavano la santa legge. Impiegò dapprima la dolcezza per ricondurre i debosciati al loro dovere; ma, quando vide che questa condotta era inutile per molti, e che lo prendevano per un uomo timido, si servì di tutta la sua autorità per ridurli. Non rispettò la nobiltà della loro condizione, non temette il loro credito nel paese, dove era solo uno straniero, e si fece beffe persino delle loro minacce: mise gli uni in prigione, interdisse gli altri, e tolse a questi ultimi i benefici di cui abusavano. Questa fermezza avendo messo un arcidiacono impudico alla disperazione, la rabbia lo portò fino a questo eccesso, di suscitare un assassino per uccidere il beato prelato, fingendo di volersi confessare a lui. Questo complotto non fu nascosto al servitore di Dio; ne fu avvertito interiormente e, vedendo l'assassino avvicinarsi, lo fece arrestare e perquisire dai suoi ufficiali, che gli trovarono il pugnale con cui doveva compiere il colpo. La sua confessione fu ben diversa da quella che era venuto a fare: poiché fu costretto ad ammettere il suo cattivo disegno e a scoprire il primo autore di un attentato così sacrilego. Un altro malvagio chierico scagliò una freccia contro il Santo, pensando di ucciderlo; ma ne ferì un altro. Si suscitarono sedizioni popolari contro di lui: una volta, nella sua stessa chiesa, un scellerato gli scaricò sulla spalla un colpo di spada che lo avrebbe senza dubbio abbattuto se Dio, suo protettore, non lo avesse reso inutile facendo rimbalzare la spada come se avesse colpito un'incudine. A tutte queste violenze, Norberto oppose solo la sua pazienza e la sua carità; ma esse furono infine vittoriose sulla malizia e, dopo tre anni di tempeste furiose, godette di una tranquillità molto profonda.
I signori della sua diocesi avevano fatto molte usurpazioni sui beni ecclesiastici: il Santo non poté tollerarle, perché toglievano alla Chiesa le entrate necessarie per mantenere gli ufficiali e per nutrire i poveri, e perché rendevano questi stessi usurpatori colpevoli della dannazione eterna. Lavorò dunque con coraggio intrepido per porvi rimedio. Gli interessati gli suscitarono molte insidie per farlo perire; ma Dio lo trasse miracolosamente in salvo: lo attaccarono a forza aperta, ma la stessa mano, alla quale nulla può resistere, lo liberò da tutte le loro persecuzioni. Lo si biasimava di perseguitare i più considerevoli dei suoi diocesani con processi, per aumentare le sue entrate, e lo si accusava di avarizia; ma l'uso che faceva dei suoi beni lo giustificava abbastanza da questa calunnia: poiché non aveva nulla che non impiegasse per il mantenimento delle parrocchie, dei monasteri, e che non fosse dispensato secondo le regole di una perfetta carità. Il suo vigore e la sua pazienza disarmarono ancora i suoi persecutori, ed egli ebbe la consolazione di vedere infine la sua Chiesa fiorente per il possesso dei beni che le appartenevano legittimamente e per il ristabilimento della disciplina ecclesiastica.
Ruolo politico e fine vita
Consigliere dell'imperatore Lotario II, sostenne papa Innocenzo II contro lo scisma di Anacleto II prima di morire a Magdeburgo nel 1134.
I lavori dell'episcopato non gli fecero dimenticare i bisogni del suo Ordine: si premurò di far eleggere un abate generale al suo posto, per governare la casa di Prémontré e per vegliare su tutte le altre case del medesimo Istituto. Fu sul beato Ugo, suo primo discepolo, che questa sorte cadde felicemente. Fece venire alcuni dei suoi figli a Magdeburgo e li mise in possesso della chiesa collegiata di Nostra Signora, i cui canonici secolari, per il loro disordine, meritarono giustamente di essere cacciati; ne inviò altri in diverse province della Germania per lavorare alla conversione degli infedeli e alla riforma dei costumi dei cristiani.
Essi lo fecero con tale successo che furono loro donate da ogni parte, come ricompensa, grandi e belle signorie, dove furono costruiti monasteri di religiosi e religiose: così, l'Ordine di Prémontré divenne molto potente nelle terre dell'impero; vi furono persino luoghi in cui gli abati furono principi sovrani.
Tutti i grandi signori in Germania onoravano il santo arcivescovo come loro padre. Lotario aveva soprattutto un tale affetto per lui che lo fece suo cancelliere e suo principale confidente, e aveva difficoltà a vivere senza di lui. Il Santo non si lasciò tuttavia coinvolgere nelle vicende di corte, ma si servì di questa benevolenza del principe per procurare il bene del suo Ordine, della sua diocesi e di tutta la Chiesa. Papa Innocenzo II, contro il quale il cardinale Pietro Pierleoni aveva fatto uno scisma, ponendosi come papa sotto il nome di Anacleto II, essendosi rifugiato in Francia, asilo ordinario dei sovrani Pontefici perseguitati, convocò un Concilio a Reims per reprimere il sacrilego audace di questo antipapa. San Norberto vi si recò con gli altri prelati e sostenne con ammirevole vigore la causa di questo legittimo successore di san Pietro. Vi procurò anche alcune grazie alla sua Chiesa metropolitana e a tutto l'Ordine di Prémontré, che era l'oggetto della sua più viva sollecitudine. Ritornato a Magdeburgo, vi si mostrò più che mai padre dei poveri, delle vedove, degli orfani e di tutti gli infelici, con le grandi elemosine e le assistenze corporali e spirituali con cui li prevenne. Ma il re Lotario, avendo formato il disegno di andare a Roma, tanto per farvi ricevere papa Innocenzo quanto per farsi incoronare imperatore, Norberto fu obbligato ad accompagnarlo. Questo viaggio riuscì meravigliosamente bene; l'antipapa fu cacciato da Roma; il pastore legittimo fu posto sul suo trono pontificale nella chiesa di San Giovanni in Laterano; Lotario ricevette la corona d'oro dalla sua mano e fu proclamato imperatore, e il Santo, come ricompensa per i tanti servizi che aveva reso alla Chiesa, oltre al Pallio che aveva già ricevuto, fu nominato primate di tutta la Germania.
Ma Dio gli preparava una ricompensa ben più augusta nel cielo. Non era ancora anziano: poiché non superava i cinquantadue anni, e non erano passati che vent'anni da quando aveva rinunciato alle vanità del mondo per darsi al servizio di Gesù Cristo; ma aveva camminato durante questo tempo a passi così grandi nel cammino della virtù che si poteva dire di lui che aveva colmato il corso di diversi secoli. Appena fu di ritorno a Magdeburgo, una malattia violenta lo colse e, dopo quattro mesi, rese il suo spirito beato tra le mani del suo Creatore. Fu il 6 giugno dell'anno 1134, che era l'ottavo del suo episcopato.
Vi furono subito testimonianze eclatanti della gloria della sua anima. Uno dei suoi religiosi, essendo in orazione, lo vide cambiare in un istante in un giglio, di una bianchezza ammirevole, che gli angeli portarono in cielo. Un altro lo scorse discendere dal cielo con un ramo d'ulivo in mano: gli chiese da dove venisse e dove andasse; il Santo gli rispose che veniva dal paradiso e che andava a Prémontré per trapiantarvi quel ramo celeste, come segno della pace che vi doveva regnare. Un terzo, Ugo, abate generale del suo Ordine, lo vide in un palazzo magnifico e tutto penetrato dai raggi del sole, e, avendogli chiesto cosa fosse diventata la sua anima nell'ora della sua morte, il Santo gli rispose che gli era stato detto: «Vieni, mia cara sorella, riposati».
Culto e traslazione delle reliquie
Le sue reliquie furono trasferite da Magdeburgo a Praga nel 1627 per proteggerle dai protestanti; fu canonizzato da Innocenzo III.
San Norberto viene rappresentato con la santa Vergine che gli appare e gli presenta l'abito bianco che dovrà indossare il suo Ordine. Per questo motivo il demonio definiva san Norberto un cane bianco. Viene inoltre raffigurato con un calice e un ciborio, a causa del suo rispetto per la santa Eucaristia, di cui abbiamo riportato un episodio.
## CULTO E RELIQUIE. — ABBAZIA DI PRÉMONTRÉ.
Quanto al suo santo corpo, dopo essere stato portato per nove mesi senza corruzione attraverso tutte le chiese di Magdeburgo, fu deposto in quella del suo Ordine, dedicata alla santa Vergine, come egli stesso aveva ordinato: ma essendo la città di Magdeburgo caduta sotto il dominio dei luterani, l'imperatore Ferdinando II lo fece trasporta re, ne Prague Capitale della Boemia e luogo di sepoltura finale. ll'anno 1627, a Praga, in Boemia, dove è esposto alla venerazione dei fedeli.
Dom Zeidler, abate dell'Ordine di Prémontré di Praga, del Capitolo canonicale di Strahov e prelato di Boemia, ha voluto inviarci un esemplare della vita di san Norberto in tedesco. Ne abbiamo estratto quanto segue, riguardante le reliquie di questo Santo:
«Dal giorno in cui, con la città e la chiesa di Santa Maria di Magdeburgo, le reliquie di san Norberto caddero nelle mani dei protestanti (1598), da quel giorno i dignitari del suo Ordine non cessarono di compiere passi per ritirare dalla città degli eretici le ossa del loro santo fondatore. Gaspare di Questenberg, abate del convento di Prémontré di Strahov, a Praga, ebbe questo onore. Con il permesso dell'imperatore Ferdinando II, trasferì solennemente le sante reliquie nel 1627. Deposte allora proprio nel mezzo della chiesa del convento di Strahov, in una cappella costruita appositamente, di cui si vede ancora l'ubicazione, vi rimasero fino al 1811. Si fu allora costretti, per abbellire la chiesa, a far scomparire la cappella di San Norberto, che ne occupava il centro. Da quell'epoca, si vede sopra il tabernacolo dell'altare maggiore un bel sarcofago ornato di bassorilievi. Dentro si trova la bara che contiene le preziose ossa.
«Una festa giubilare è stata istituita e si celebra ogni cinquant'anni, in memoria della traslazione delle reliquie di san Norberto. Sono già quattro volte che la città vede questa grande festa: nel 1677, 1727, 1777 e 1827».
Non restano più in Germania che otto conventi dell'Ordine di Prémontré, di cui due in Austria, due in Ungheria e uno in Moravia. L'abbazia di Strahov o del monte Sion, a Praga, possiede ancora le reliquie di san Norberto. Sono state ristabilite cinque abbazie di Prémontré in Belgio.
San Norberto fu canonizzato da papa Innocenzo III; Gregorio XIII ne ordinò la festa il 6 giugno in tutte le chiese del suo Ordine, e vi annesse grandi indulgenze nell'anno 1582. Paolo V rese le sue indulgenze plenarie nell'anno 1616. Da allora, questa festa è stata inserita nel Breviario romano, e da semidoppia è stata resa doppia.
Evoluzione e declino dell'Ordine
L'Ordine conobbe un'immensa espansione prima di subire le crisi della Riforma e della Rivoluzione francese, portando alla trasformazione dell'abbazia in fabbrica e poi in manicomio.
Nel momento in cui san Norberto fu obbligato ad accettare la carica episcopale, volle che i suoi religiosi procedessero tramite un'elezione libera alla scelta di un abate; lui stesso non aveva portato questo titolo. Ugo di Fosses, il primo e il più caro dei suoi discepoli, riunì tutti i suffragi. Non si mostrò indegno di sostituire Norberto. Fu sotto la sua lunga amministrazione, che durò trentadue anni, che l'Ordine ricevette la sua forma determinata.
Donazioni moltiplicate e considerevoli accrebbero rapidamente le risorse di Prémontré. Erano necessarie per sovvenire al gran numero di religiosi e religiose che abitavano quel luogo un tempo deserto (si contavano a Prémontré, nel 1131, quasi cinquecento fratelli e mille religiose), per sostenere le spese dei nuovi stabilimenti e per continuare le opere caritatevoli iniziate da Norberto. Le numerose carte donate dai vescovi di Laon e dai Papi, su sollecitazione del primo abate di Prémontré, possono dare un'idea dei beni che apportava la generosità dei fedeli ogni giorno, e la menzione dei terreni ivi designati può servire alla storia di molte località. Non era tuttavia senza riserve che l'abate Ugo accettava queste donazioni: ne daremo un esempio. Mechaine di Montmorency, vedova di Guido, signore di Guise, aveva donato a Prémontré, per il rimedio della sua anima, di quella di suo marito e dei suoi parenti, l'alleodio che possedeva a Germaine, villaggio del cantone di Vermand; ma, poiché i suoi figli erano in tenera età, l'abate Ugo credette di non doversi affrettare a prenderne possesso. Quando Bouchard di Guise, il primogenito, fu armato cavaliere, e quando Godefroy, il secondogenito, fu arrivato al grado di scudiero, la loro madre li condusse a Prémontré con diversi testimoni; e l'atto di donazione di Germaine fu liberamente e pienamente ratificato da loro, come risulta dalla carta data, nel 1135, dal vescovo di Noyon. Poco tempo dopo, Mechaine stessa prese il velo nell'abbazia di Fontenelle di cui parleremo.
Quasi ogni anno, uno o più sciami di ferventi religiosi andavano a fondare nuove dimore, che si popolavano rapidamente e che diventavano a loro volta madri di altre abbazie. Durante l'amministrazione dell'abate Ugo, le fondazioni e le affiliazioni divennero talmente numerose che prima della sua morte si vedevano ai Capitoli generali che si tenevano ogni anno a Prémontré, più di cento abati, ognuno dei quali governava un monastero principale e i priorati più o meno numerosi che ne dipendevano. La necessità di questi Capitoli era sensibile per mantenere nell'unità di spirito e in una condotta uniforme questa moltitudine di religiosi, sparsi in tutte le contrade d'Europa. È in seguito alle loro deliberazioni che gli statuti dell'Ordine furono definitivamente redatti e perfezionati. Per sovvenire alle spese che esigevano queste assemblee, Enguerrand II di Coucy, figlio di Thomas de Marle, donò a Prémontré, nel 1138, rendite e decime considerevoli a Vervins, a Coucy-la-Ville e in altri luoghi. Non era sempre a Prémontré che si tenevano i Capitoli generali; molti hanno avuto luogo a Saint-Martin di Laon, altri a Saint-Quentin, ecc.
È in uno di questi Capitoli generali, verso il 1141, che fu stabilito che i monasteri delle religiose sarebbero stati posti a una certa distanza dalle abbazie degli uomini. Quelle che si trovavano a Prémontré stesso furono trasferite a Fontenelle, borgo dipendente oggi da Wissignicourt, vicino ad Anizy, in una casa che donò Bartolomeo, vescovo di Laon: «Non volendo», dice il generoso prelato, «che queste figlie escano dalla mia diocesi, e principalmente in considerazione del mio affetto spirituale per la dama Agnese, sposa di Andrea di Baudimont (contessa di Braine), che si è consacrata al servizio del Signore nella società delle suddette sorelle, ho costruito a mie spese un monastero nel mio vicinato, presso la fattoria di Fontenelle, che avevo un tempo donato a Norberto, uomo di Dio». Misure analoghe furono prese nelle altre abbazie. Si contavano, alla fine del II secolo dell'Ordine, quasi cinquecento monasteri di religiose; ma la maggior parte di queste case non ebbe una lunga esistenza, almeno nelle nostre contrade. Poiché non avevano fondazioni proprie; poiché restavano nella dipendenza delle abbazie di uomini, che erano incaricate di provvedere ai loro bisogni; furono a poco a poco soppresse in Francia. Sussistevano nel secolo scorso solo in alcuni luoghi del Belgio e dell'Ungheria.
L'Ordine di Prémontré continuò a prosperare dopo l'abate Ugo di Fosses. Mille abbazie di Canonici regolari e trecento prevosture o case meno importanti, senza contare le parrocchie e i servizi particolari che ne dipendevano, guardavano a Prémontré come loro centro ed erano divise in trenta circarie o province. Nel XVI secolo, il protestantesimo ne distrusse un gran numero in Inghilterra, in Svezia e in Germania. La maggior parte si era conservata fino alla fine del secolo scorso, e alcune sussistono ancora in Belgio e in Ungheria.
I Premostratensi si sostennero a lungo nel loro fervore primitivo. Gli storici dell'Ordine ci hanno lasciato memorie su molti personaggi illustri, ai quali danno il nome di Beati o anche di Santi, e ai quali attribuiscono miracoli; tuttavia san Norberto sembra essere stato il solo onorato di un culto pubblico e generale nella Chiesa. Molti di questi servitori di Dio appartengono alle nostre contrade. Abbiamo già parlato di Ugo di Fosses, primo abate. Segnaleremo ancora la frase Bicuvère di Clastres, Yves de la Chaîne, il diciannovesimo abate generale di Prémontré, Jean de Rocquigny, così chiamato dal luogo della Thiérache dove ricevette la luce. Dopo aver preso l'abito religioso a Prémontré, fu inviato a Parigi per seguire le lezioni del celebre Alessandro di Hales, e ottenne successi molto brillanti nell'Università di Parigi.
Una Somma di Teologia che compose, così come altre opere, provano l'estensione della sua scienza. Era abate di Clairfontaine nella diocesi di Laon, quando, nel 1247, fu chiamato da voci unanimi a governare l'Ordine intero. Già il bisogno della Riforma si faceva sentire; la intraprese con coraggio e la procurò con tutte le sue forze, durante i ventidue anni che durò la sua amministrazione. Lavorò a mantenere e a sviluppare l'ospizio che san Norberto aveva stabilito a Prémontré. Ma ciò che gli fece più onore è l'istituzione del collegio dei Premostratensi, che fondò solidamente a Parigi, affinché i religiosi del suo Ordine potessero seguire i corsi dell'Università. Fece anche decretare dai Capitoli generali che non si ricevesse alcun novizio, a meno che non avesse fatto progressi sufficienti nella grammatica e che non potesse esprimersi convenientemente in latino. Si dice che, sentendo la sua fine avvicinarsi, si fece portare davanti all'altare della santa Vergine e che, dopo esservi rimasto a lungo in preghiera, vi spirò, nel 1269.
L'enumerazione più o meno rapida che potremmo fare delle quattordici case di Premostratensi che furono fondate nell'attuale diocesi di Soissons e di Laon, ci darebbe l'occasione naturale di ricordare la memoria di molti altri personaggi che onorarono il paese con la santità della loro vita; ma la lunghezza di questa nota non ce lo permette.
Diverse mitigazioni, ammesse successivamente nelle case dell'Ordine, fecero decadere Prémontré dalla sua prima rinomanza. Fu circa centoventi anni dopo la fondazione che questi rilassamenti cominciarono a introdursi, riguardo ai lunghi digiuni e all'astinenza perpetua dalla carne. I sovrani Pontefici stessi giudicarono prudente autorizzare questo cambiamento, mantenendo tuttavia la pratica di certe austerità. Nel XVIII secolo, uomini generosi lavorarono a richiamare l'austerità primitiva. Tale fu l'oggetto della riforma stabilita dal Padre di Léruels nella sua abbazia di Pont-à-Mousson, approvata da Paolo V nel 1617 e ammessa poi da un certo numero di altre case, che formarono un ramo distinto dell'Istituto. Nella diocesi di Laon, le abbazie di Cuissy e di Bacilly abbracciarono questa riforma.
I Premostratensi dell'Osservanza comune non mancarono di fare sforzi lodevoli per risollevare la sua regolarità. Nell'ottica di fortificare gli studi che convenivano molto specialmente a dei religiosi frequentemente chiamati al ministero pastorale, gli ultimi abati generali avevano formato piani il cui sviluppo fu impedito dalla rivoluzione del secolo scorso; di più, essa ha colpito fino alla rovina il corpo intero. (Vedere al Supplemento, alla fine di questo volume, i dettagli che diamo sul restauro dei Premostratensi in Francia).
Sessanta abati hanno governato Prémontré immediatamente da san Norberto fino all'ultimo superiore generale, che sopravvisse alla sua soppressione e alla dispersione dei suoi membri. M. Lécuy, quest'ultimo abate, è morto canonico di Parigi, il 24 ottobre 1834.
L'ammirabile situazione di Prémontré in una valle profonda, circondata da alberi di alto fusto, i ricordi e i resti imponenti di questa abbazia celebre, attireranno a lungo tutti gli amici dei monumenti antichi. Monsignor de Garsignies, vescovo attuale di Soissons e Laon, non ha indietreggiato davanti a nessun sacrificio per salvare un monumento che ha fatto tanto onore alla sua diocesi. Scosso dal concorso di una moltitudine di amici generosi, ha riscattato i resti dell'antica abbazia e li ha fatti uscire dalle macerie; ha anche tentato di ristabilire l'Ordine estinto in Francia dei Canonici regolari di Prémontré; e, nell'attesa, ha posto nella parte ancora sussistente degli edifici un asilo per orfani dei due sessi. Non ci si può più almeno lamentare, come faceva l'abate Lécuy, che non vi sia alcuna traccia del culto divino in un luogo consacrato dalla pietà di tanti secoli. Chi non farebbe voti affinché questi inizi siano coronati da un successo ancora più completo?
M. Lequeux, canonico di Parigi, antico superiore del grande seminario di Soissons e vicario generale, scriveva le righe che precedono nel 1820. Qualche tempo dopo la morte veniva improvvisamente a colpire il vescovo che aveva intrapreso tante grandi opere e quasi tutte scomparivano con lui. Mons. Christophe, suo successore, spaventato dai debiti della diocesi, fece vendere una parte delle acquisizioni di Mons. de Garsignies. Prémontré fu acquistato dal dipartimento a un prezzo inferiore o tutt'al più uguale, se non erro, al prezzo di acquisizione. Le somme impiegate per restaurare ciò che restava dell'antica abbazia furono perse, e un monumento che, nel pensiero di Mons. de Garsignies, doveva essere di nuovo consacrato alla meditazione e alla preghiera è oggi diventato una casa di folli.
Al momento della grande rivoluzione, i monaci dell'abbazia di Prémontré dovettero abbandonare la loro casa che fu dichiarata proprietà nazionale.
La Convenzione, che voleva sviluppare lo slancio dell'industria nazionale, aveva pensato un istante ad assegnare le principali abbazie allo stabilimento di grandi fabbriche, e il 31 ottobre 1792, l'Amministrazione dei beni nazionali pregava il Dipartimento di redigere uno stato degli immobili costruiti che gli sembrassero idonei ad essere eretti in manifatture. Se questo stato fu redatto, non ne abbiamo trovato traccia. Sappiamo solo che, da allora, l'abbazia di Prémontré parve eminentemente adatta ad essere destinata a tale scopo. Le terre e i prati che ne dipendevano prima della Rivoluzione erano stati venduti al dettaglio, e di questo grande dominio non restava più che la foresta e gli immensi e splendidi edifici abbaziali. Un rapporto che Réal presentò alla Convenzione, il 20 novembre 1794, a nome dei Comitati riuniti di salute pubblica e delle finanze, ci apprende che a due riprese questi edifici erano stati aggiudicati al calore delle aste e a due acquirenti insolventi: la prima volta a un operaio falegname chiamato Dominique e al prezzo di cinquecentodiciannovemila lire, la seconda volta e su folle-asta a un zoccolaio di nome Maurice Prudhomme che ne divenne acquirente per trecentodiecimila franchi. Nella sua impotenza di fornire anche il primo acconto, questi non aveva atteso i procedimenti e aveva notificato la sua rinuncia al Distretto di Chauny.
Si volle allora vendere al dettaglio, nella speranza di attirare amatori più solvibili. Un membro del Dipartimento propose di dividere l'abbazia in tanti lotti quante abitazioni e alloggi comodi potesse presentare; ma si dovette rinunciare a questo progetto che la costruzione del convento stesso, la sua situazione in un villaggio di cinquanta a sessantadue abitanti soltanto e il suo isolamento in mezzo ai boschi, rendevano irrealizzabile. La municipalità di Prémontré e il Distretto di Chauny, consultati dal Consiglio generale, furono unanimemente dell'opinione che il partito più vantaggioso per la Nazione fosse di vendere, anche al prezzo della stima, questi edifici a una società industriale, se se ne presentasse una che offrisse di stabilirvi una fabbrica i cui lavori rendessero la vita al paese perente di miseria e di consunzione dopo la dispersione dei monaci. Ma le offerte non venivano. La Commissione dei soccorsi pubblici presso il Comitato di salute pubblica ebbe un istante l'idea di convertire Prémontré in ospedale, come Foigny lo era stato per più di un anno. Il 25 luglio 1794, diede ordini affinché vi fosse stabilita una casa di convalescenza per tremila feriti o malati che vi avrebbero coperto gli ospedali dell'armata del Nord. Immensi cambiamenti dovevano esservi fatti con la massima sollecitudine. I sigilli furono dunque immediatamente levati. Ci si preparò all'opera; ma questo progetto non si realizzò affatto.
Un vetraio, — si chiamava Cagnon, — ben noto per la perfezione dei suoi prodotti che la farmacia e la chimica preferivano allora ai migliori vetri della fabbrica inglese, presentò, in queste circostanze, una sottomissione di acquisizione; se otteneva Prémontré al prezzo della stima da farsi e senza concorrenza, prometteva di stabilirvi una vetreria, una fabbrica di potassa e di salnitro. Il Dipartimento adottò, il 13 luglio 1794, il principio della vendita in blocco, e questa vendita, la ordinò con un decreto del 2 agosto seguente. Consultati sui vantaggi della proposta del vetraio Cagnon, il Dipartimento, il Distretto di Chauny, le Commissioni delle entrate nazionali, dell'agricoltura, delle arti, dei soccorsi pubblici presso la Convenzione, accolsero favorevolmente l'idea dello stabilimento progettato.
«La Commissione dei soccorsi pubblici ha soprattutto osservato», diceva alla Convenzione il relatore Réal, «che la manifattura di vetreria offrirebbe risorse preziose per il servizio degli ospedali militari che avevano un bisogno pressante di vetri di farmacia. Determinati da motivi di interesse pubblico, i vostri Comitati di salute pubblica e delle finanze hanno pensato che la Convenzione dovesse facilitare uno stabilimento che sarà un giorno di qualche peso nella bilancia del commercio e che, fin da ora, ci procurerà oggetti necessari alle nostre armate, oggetti che saremmo obbligati a trarre in parte dall'estero. Gli stessi motivi hanno impegnato i vostri Comitati a imporre all'acquirente l'obbligo di mantenere lo stabilimento proposto per un tempo determinato. Infine, l'aggiudicatario che si presenta non chiede né soccorso, né anticipo. È sul piede di una stima rigorosa che egli preparò gli immobili che gli saranno alienati».
La Convenzione ordinò dunque, il 30 brumaio anno III (29 novembre 1794), che tre esperti da nominare, uno dalla Commissione delle entrate nazionali, il secondo dal Direttorio dell'Aisne, e il terzo dal Distretto di Chauny, procedessero immediatamente, e in presenza dell'esperto del cittadino Cagnon, alla stima esatta e rigorosa degli edifici, corti, giardini, chiusi, terre, prati, stagni, mulini e altre dipendenze restanti da vendere dell'abbazia di Prémontré; avrebbero indirizzato il loro verbale alla Convenzione che avrebbe decretato l'alienazione, se vi fosse luogo. Tali erano le condizioni imposte all'aggiudicatario: pagherebbe il suo prezzo di acquisizione nei termini e nel modo prescritto per l'alienazione dei beni nazionali, e sarebbe tenuto a realizzare lo stabilimento proposto in un anno a contare dal decreto di aggiudicazione e di mantenerlo almeno lo spazio di dieci anni; in difetto da parte sua di adempiere a queste condizioni, sarebbe sfrattato dagli edifici e altre proprietà a lui aggiudicate, e non potrebbe ripetere il primo pagamento che avrebbe effettuato.
Il 3 nevoso anno III (24 dicembre 1794), un decreto di concessione mise il signor Cagnon in possesso di Prémontré senza asta e sulla semplice stima degli esperti. Non pagò questo importante dominio che duecentotrentatremilaquattrocentonovantasette lire, e si impegnò a cominciare nell'anno i lavori necessari alla trasformazione dell'abbazia in un'officina di vetreria, di fabbricazione di salnitro e di potassa. Invece di eseguire i suoi impegni, Cagnon si mise allora all'opera di demolizione. Spogliò gli edifici dei loro ferri, le coperture dei loro piombi, le corti delle loro inferriate. Realizzò in tal modo centocinquantamila lire che versò al tesoro nazionale come primo pagamento, e dalla vendita di alcuni lotti di bosco si fece abbastanza denaro per pagare tutto il dominio la cui acquisizione non gli costava nulla e che conservava quasi nella sua interezza. Liberato dal suo debito pecuniario, si credette liberato dal suo debito di impegno d'onore. Ma fu denunciato alla Commissione dei rappresentanti del popolo incaricati del rapporto sulle alienazioni dei beni dello Stato. Questo Comitato ordinò all'Amministrazione dipartimentale di ricercare se Cagnon avesse elevato un'officina a Prémontré, se avesse alienato tutto o parte della sua acquisizione, se avesse tolto i ferri e i piombi e deteriorato la casa; il Comitato voleva sapere ancora se, nel caso in cui la Nazione tornasse su questa alienazione, si potrebbe portare alla rivendita facile di Prémontré. Il Dipartimento incaricò l'amministrazione municipale del cantone di Anizy di aprire un'inchiesta e di trasmettergli informazioni serie.
Si apprese presto che Cagnon demoliva una parte degli edifici e annunciava l'intenzione di gettare a terra la superba scala dell'abbaziale; le degradazioni che gli si imputavano, così come l'asportazione delle finestre, porte, boiserie e ferri non erano che troppo reali. Già la chiesa non era più che un cumulo di rovine. Infine non aveva soddisfatto a nessuna delle condizioni della vendita e non aveva stabilito né officina, né laboratori; di più, aveva già venduto notevoli parti della foresta a gente che continuava la sua opera di barbarie.
L'Amministrazione dipartimentale fece notificare difesa al retrocessionario di continuare le demolizioni. Dei commissari si trasportarono a Prémontré per constatare lo stato dei luoghi e prendere informazioni su tutti gli atti di vandalismo già commessi. La Convenzione annullò la vendita; ma Cagnon fu abbastanza potente e fortunato da farsi mantenere in possesso, e aprì infine dei laboratori per la colata del vetro.
L'abbazia fu acquistata più tardi dai signori Deviolaine, di Soissons, che stabilirono là una fabbrica di specchi. Questa fabbrica facendo concorrenza alla grande officina di Saint-Gobain, i proprietari offrirono ai signori Deviolaine una somma enorme per diventare acquirenti di Prémontré; la loro offerta fu accettata e Prémontré fu messo in vendita, acquistato da Mons. de Garsignies e divenne ciò che abbiamo detto. Prendiamo dal dizionario degli Ordini religiosi pubblicato da M. Migne, il racconto di una visita fatta a Prémontré nel momento in cui questo stabilimento era messo in vendita...
Ho visitato Prémontré, che è racchiuso nella parrocchia di Brancourt, ma che è attualmente un comune civile, avente il suo sindaco e la sua municipalità. Gli operai che lavoravano alla fabbrica di vetro avevano stabilito la loro dimora, e molti hanno costruito case molto decenti, quasi eleganti, nella gola del vallone che ha i resti dell'abbazia alla sua estremità. Queste abitazioni nuove non hanno quasi tolto nulla all'aspetto solitario che aveva conservato Prémontré, fino al suo ultimo giorno. È sorprendente che una delle abbazie più potenti del mondo avesse conservato tutto il maestoso orrore del suo stato deserto per sette secoli. La foresta di Coucy l'avvolge in un vallone di dieci minuti di cammino, e la nasconde quasi, come al tempo di san Norberto, alla vista del mondo. I faggi di questa foresta scura e folta sono piantati a pochi metri dai muri dell'abbazia, la cui vasta cinta è tutta conservata. Dopo aver costeggiato il grande giardino dell'abbaziale, si vede di fronte il corpo del monastero la cui facciata maestosa, alquanto abbassata sui due lati dall'acquirente, farebbe illusione e porterebbe a credere che tutto sussista ancora; ma non c'è più che questa facciata, il chiostro immenso, il dormitorio, la scala sorprendente e così celebre, che, dal dormitorio, conduceva al coro, e i luoghi regolari sono distrutti. Si vede ancora per intero il Capitolo, ecc., di ciò che non è demolito. I muri della chiesa sono quasi alla loro altezza in certe parti, e lasciano vedere quale fosse l'estensione di questo monumento, il più importante, il più sacro di Prémontré, e fanno comprendere anche che essa era lontana dall'essere in rapporto con la ricchezza e l'eleganza delle altre parti dell'abbazia. I canonici l'avevano compreso meglio di chiunque altro, e per quanto questa chiesa fosse, a ciò che mi è parso, di una data abbastanza recente, ne stavano per costruire un'altra se la Rivoluzione non fosse venuta a cacciarli dalla loro dimora. Il piano della chiesa progettata era stabilito, e nella biblioteca pubblica di Laon si vede in rilievo e su una grande scala tanto l'interno quanto l'esterno di questa chiesa, che sarebbe stata assolutamente ciò che è la chiesa di Santa Genoveffa a Parigi.
Gli imprenditori della vetreria avevano costruito nella cinta di Prémontré una pompa a fuoco, dei laboratori, ecc., che vi si vedono ancora e che nello stato di abbandono di questa officina fanno un singolare contrasto con gli altri edifici dell'abbazia che ha ancora le sue scuderie, la sua infermeria e vaste e numerose costruzioni serventi all'uso dei religiosi e allo sfruttamento delle loro terre. La parte della facciata che resta ancora sarebbe già sufficiente per alloggiare una comunità; ma questa parte non è nulla rispetto all'estensione della procura, costruita a destra nella corte, e che è tutta conservata e che essa stessa è poca cosa comparativamente all'abbaziale costruita all'altra estremità della corte, e che è come un immenso palazzo, avente un'entrata maestosa con quella sorprendente scala non sostenuta che si ritrova in quasi tutte le case dei Premostratensi, e avendo anche conservato quasi tutto il suo lusso e la pulizia dei suoi appartamenti così numerosi che servirebbero da soli a una grande comunità.
Si vede anche all'estremità del giardino di questa abbaziale i resti della piccola chiesa San Giovanni, che serviva un tempo da chiesa parrocchiale a coloro che i canonici avevano sotto la loro giurisdizione.
Il culto di san Giovanni era stabilito in questo luogo, e il vasto portale che si vede all'altra estremità dell'abbazia si chiama ancora la porta San Giovanni.
Il culto di san Norberto è ancora in onore tra gli operai che abitano questi deserti. La statua del fondatore è conservata presso uno di loro, e, prima della rivoluzione di luglio, che ha annientato lo spirito e le abitudini di religione in tante contrade, portavano solennemente questa statuetta il giorno della sua festa alla chiesa di Brancourt. Oggi si limitano a portargli un mazzo di fiori presso il vicino che la possiede e a sparare qualche scatola al ritorno della sua festa, che è l'11 luglio nell'Ordine di Prémontré.
Abbiamo diverse vite di questo santo arcivescovo. Surio ne riporta una fort'antica, che il R. P. don Jean-Chrysostome Vande-Sterre, abate di San Michele d'Anversa, ci ha dato più corretta, con sapienti note. Il R. P. Jean Le Paige, sindaco dello stesso Ordine, ce ne ha dato un'altra nel secondo libro della biblioteca di Prémontré; e ve ne sono due altre, una in versi, l'altra in prosa, composte dal R. P. Pierre de Waghenare, dello stesso Istituto.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Conversione in seguito a un fulmine vicino a Freten
- Ordinazione a diacono e presbitero lo stesso giorno a Colonia
- Vendita del suo patrimonio per i poveri e vita da predicatore itinerante
- Fondazione dell'Ordine dei Premostratensi nella foresta di Coucy (1120)
- Vittoria contro l'eresiarca Tanchelmo ad Anversa
- Elezione all'arcivescovado di Magdeburgo (1126)
- Accompagnamento dell'imperatore Lotario II a Roma per l'incoronazione
Miracoli
- Assorbimento di un ragno velenoso nel calice senza danno
- Guarigione di una donna cieca a Würzburg soffiandole negli occhi
- Esorcismo di una giovane ragazza posseduta a Nivelles
- Apparizione della Vergine Maria che gli mostra l'abito bianco dell'Ordine
Citazioni
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Signore, cosa vuoi che io faccia?
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