Eletto patriarca di Costantinopoli nel 340, san Paolo fu uno dei più fermi difensori dell'ortodossia contro l'arianesimo. Perseguitato dall'imperatore Costanzo, subì molteplici esili attraverso l'Impero prima di essere deportato in Armenia. Vi morì martire, strangolato dai suoi nemici nella sua prigione verso il 350.
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SAN PAOLO, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI,
MARTIRE
Giovinezza ed elezione al patriarcato
Nato a Tessalonica, Paolo conduce una vita irreprensibile prima di essere ordinato sacerdote e designato successore dal vescovo Alessandro di Costantinopoli nel 340.
*Vir justus exilium non timet, sed exilium ibi esse putat, ubi virtuti non sit locus.*
L'uomo giusto non teme l'esilio, e non chiama terra d'esilio se non quella dove non vi è posto per la virtù. *Cicero, Orat. 26, pro Milone.*
Se l'apostolo san Paolo ha p otut Paul Patriarca di Costantinopoli e martire per la difesa della consustanzialità di Cristo. o gloriarsi con giustizia di essere stato fustigato tre volte per la confessione del nome di Gesù Cristo, il Paolo di cui parliamo qui può anch'egli gloriarsi di aver sofferto la calunnia, le persecuzioni e l'esilio per la difesa della divinità e della consustanzialità dello stesso Gesù Cristo con il Padre suo. Nacque a Tessalonica, antica città della Macedonia, e trascorse la sua giovinezza con onore e in modo irreprensibile; poiché gli Ariani, nonostante tutti i loro sforzi, non poterono mai convincerlo di alcun disordine che potesse offuscare la sua reputazione, come avrebbero desiderato. Entrò nel clero di Costantinop Constantinople Città in cui il santo esercita il suo ministero e il suo patriarcato. oli e fu ordinato sacerdote dal vescovo di quella città, Alessandro, che lo designò, in punto di morte, come suo successore (340). Si ebbe tanto meno difficoltà a decidersi per questa elezione in quanto Paolo era molto abile nell'arte della parola, e a un grande zelo univa una scienza profonda, che lo rendeva il terrore degli Ariani. Questi eretici, a forza di calunnie, lo avevano, una volta già, fatto esi liare. Mac Macédonius Concorrente ariano di Paolo per la sede di Costantinopoli. edonio, che aspirava alla sede di Costantinopoli, vide in Paolo un concorrente che bisognava soppiantare. Lo attaccò con false accuse, denigrando i suoi costumi che erano sempre stati così puri; ma non avendo le sue menzogne avuto alcun successo, fu costretto a desistere dalla sua criminale impresa: fece persino apparire un simulacro di pentimento, e recitò così bene il suo ruolo di ipocrita, che poco tempo dopo Paolo lo elevò al sacerdozio.
L'opposizione ariana e il primo esilio
Eusebio di Nicomedia e gli ariani fanno deporre Paolo durante un concilio di parte, costringendolo a ritirarsi in Occidente presso l'imperatore Costante.
Tuttavia Eusebio, uno dei principali capi degli ariani, che, contro la disposizione dei canoni, era stato trasferito dalla sede di Berito a quella di Nicomedia, decise di farsi elevare ancora a quella di Costantinopoli. Rinnovò contro Paolo le accuse di Macedonio, lo fece deporre in un concilio composto da vescovi ariani o cortigiani dell'imperatore Cos tanzo, fa Constance Imperatore romano che esiliò Eusebio per la sua opposizione all'arianesimo. utore dell'arianesimo, e ottenne di essere posto sulla sede della nuova Roma nel 340. Paolo, vedendosi inutile al suo gregge a causa del credito degli ariani, che l'imperatore Costanzo proteggeva, si ritirò in Occidente, dove re gnava Co Constant Imperatore romano d'Occidente, protettore di san Paolo. stante. Fu ricevuto con grandi segni di rispetto sia dal principe che da san Massimino di Treviri. Dopo aver soggiornato qualche tempo in quella città, si recò a Roma, dove trovò sant'Atanasio. Lì, assistette al concilio che papa Giulio tenne nel pape Jules Papa che sostenne Paolo e Atanasio contro gli ariani. 341. I Padri di questo concilio si riunirono nella chiesa dove Vitone era solito istruire il popolo e di cui, di conseguenza, era il sacerdote.
Il sostegno del Papa e il ristabilimento
Papa Giulio I riafferma l'autorità di Paolo durante un sinodo a Roma nel 341, ordinando il suo ristabilimento di fronte alle pretese ariane.
Nel sinodo di cui abbiamo appena parlato, fu deciso che sant'Atanasio, san Paolo e Marcello di Ancira sarebbero stati ristabiliti sulle loro rispettive sedi. Papa Giulio, in virtù dell'autorità che deteneva nella Chiesa, li rimandò indietro con una lettera circolare indirizzata ai vescovi orientali, che ci è stata conservata da sant'Atanasio. Giulio disapprovava la condotta degli ariani, soprattutto per il fatto che avessero osato giudicare i vescovi delle principali sedi che gli Apostoli avevano governato, senza avergli preventivamente scritto, come si praticava ordinariamente; e ordinò il ristabilimento dei tre prelati.
San Paolo, essendo tornato a Costantinopoli, poté recuperare la sua sede solo dopo la morte di Eusebio, avvenuta nel 342. Tanto il suo ristabilimento fu gradito ai cattolici, quanto dispiacque agli ariani. Per questo motivo questi ultimi, che avevano a loro capo Teognide di Nicea e Teodoro di Eraclea, scelsero Macedonio come vescovo. Questa iniziativa fu seguita da una violenta sedizione. Tutta la città corse alle armi e diverse persone vi persero la vita.
Persecuzioni sotto l'imperatore Costanzo
L'imperatore Costanzo, favorevole agli ariani, bandì Paolo a più riprese nonostante il sostegno di suo fratello Costante e le decisioni dei concili.
Costanzo, che in quel momento si trovava ad Antiochia, andò su tutte le furie quando apprese la notizia. Ordinò a Ermogene, generale delle sue truppe, che si stava recando in Tracia, di passare per Costantinopoli e di cacciarne il santo vescovo. Ermogene trovò la città in una strana confusione e gli sforzi che fece per eseguire l'incarico di cui era stato investito non portarono ad altro che ad aumentare il disordine e a fargli perdere la vita. Questo oltraggio, fatto all'imperatore nella persona di uno dei suoi ufficiali, lo spinse a recarsi egli stesso a Costantinopoli, sebbene fosse nel pieno dell'inverno; ma si lasciò piegare dalle preghiere del senato, che sollecitava la grazia per il popolo; tuttavia si vendicò su Paolo bandendolo, sebbene si fosse rifiutato di confermare l'elezione di Macedonio, poiché era stato coinvolto nella sedizione.
Non si conosce con precisione il luogo in cui il Santo fu esiliato; sembra che si sia ritirato nuovamente a Treviri. Lo ritroviamo a Costantinopoli, dove, nel 344, era giunto con lettere di raccomandazione dell'imperatore d'Occidente. Costanzo acconsentì al suo reintegro solo perché temeva di attirarsi addosso le armi di suo fratello.
La situazione di Paolo non fu più tranquilla di prima; e gli ariani, sempre in auge, continuarono a suscitarli mille avversità. Egli attendeva qualche soccorso dal concilio che si tenne a Sardica nel 347; ma le cose non cambiarono per questo aspetto. Gli eusebiani, riunitisi a Filippopoli, pronunciarono una sentenza di scomunica contro san Paolo e sant'Atanasio, papa Giulio e molti altri vescovi che, come altrettante colonne, sostenevano la fede cattolica. I maltrattamenti subiti dagli ortodossi aumentarono ancora dopo la morte di Costante, avvenuta nel 350.
Arresto segreto e deportazione
Dopo la morte di Costante, il prefetto Filippo arresta Paolo segretamente per evitare una rivolta popolare e lo invia in esilio forzato verso i confini dell'Armenia.
Costanzo, non avendo più nulla da temere da suo fratello, si dichiarò più apertamente che mai in favore degli eretici. Animato dai loro discorsi, inviò da Antiochia, dove si trovava allora, un ordine a Filippo, prefetto del pretorio, di cacciare Paolo dalla Chiesa e dalla città di Costantinopoli, e di mettere Macedonio al suo posto. Il prefetto era venduto al partito degli Ariani; ma non osò usare violenza, per timore che il popolo, colmo di affetto per il suo pastore, si rivoltasse; fece dunque dire segretamente a Paolo di raggiungerlo in uno dei bagni della città dove lo attendeva. Fu quello il luogo che scelse per mostrargli l'ordine del principe. Il Santo si sottomise senza la minima resistenza, nonostante l'irregolarità della sua condanna. Tuttavia il popolo, che sospettava qualche cattivo disegno, si era radunato alla porta del bagno; Filippo, per evitare una sedizione, fece passare il prelato da una porta che si trovava sul lato opposto, e lo inviò sotto buona scorta al palazzo, che non era lontano.
Paolo fu condotto a Tessalonica, senza tuttavia che gli venisse fissato il luogo del suo esilio. Così, ebbe dapprima la libertà di dimorare dove voleva: ma i suoi nemici si accusarono presto di troppa indulgenza; lo fecero caricare di catene e lo inviarono a Singara, in Mesopotamia; di lì, fu trasportato a Em esa, i Cucuse Luogo di esilio e di martirio del santo nel Tauro. n Siria, poi a Cucuso, piccola città situata nei deserti del Monte Tauro, sui confini della Cappadocia e dell'Armenia, dove l'aria era assai malsana: là fu rinchiuso in un oscuro carcere e lasciato in un abbandono totale. I suoi nemici arrivarono fino a proibire che gli venisse dato alcun nutrimento.
Il martirio a Cucuso
Rinchiuso in una prigione a Cucuso e privato di cibo, Paolo viene infine strangolato dai suoi nemici nel 350 o 351.
Sei giorni dopo, irritati dal fatto che vivesse ancora, ebbero la barbarie di strangolarlo; ma, per nascondere il loro attentato, diffusero la notizia che fosse morto di malattia. Il suo martirio avvenne nel 350 o 351.
Del resto, Filippo non poté sfuggire ai colpi della vendetta divina: lo stesso anno, fu spogliato delle sue dignità così come dei suoi beni. Divenuto il trastullo di tutti coloro che l'avevano conosciuto, sembrava desiderare, come Caino, che una mano omicida venisse a liberarlo dai suoi rimorsi; ma dovette espiare il suo crimine nei languori di un lungo esilio, lontano dalla sua patria e dimenticato dai suoi amici di un tempo. La giustizia divina si estese fino a suo figlio Simplice, che fu, otto anni dopo, condannato a un esilio perpetuo.
Traslazione delle reliquie e posterità
I suoi resti furono trasferiti a Costantinopoli sotto Teodosio, poi a Venezia nel 1226, divenendo un simbolo della vittoria dell'ortodossia sull'arianesimo.
San Paolo non era più in vita, gli ariani rimasero padroni della Chiesa di Costantinopoli e la tennero fino al 379, epoca in cui san Gregorio di Nazianzo fu eletto vescovo di quella città.
Il corpo del Santo fu portato da Cucuso ad Ancira, in Galazia, dove fu circondato da grande venerazione. Teodosio lo fece trasferire a Costantinopoli (7 giugno 381). Poiché si era all'indomani della chiusura del concilio che si tenne in quella capitale sotto il suo regno, tutti i Padri dell'illustre assemblea assistettero a questa solenne traslazione. Le preziose spoglie furono deposte nella chiesa che era stata costruita da Macedonio e che, da quel momento, fu conosciuta solo sotto il nome di San Paolo. Così, questa famosa basilica, di cui il nemico del nostro Santo aveva fatto la cittadella dell'eresia ariana, diveniva, per effetto dei segreti disegni della Provvidenza, il trofeo imperituro del Martire dell'ortodossia.
Le reliquie del santo vescovo di Costantinopoli furono portate a Venezia nel 1226, Venise Luogo finale del trasferimento delle reliquie nel 1200. e vi sono venerate nella chiesa di San Lorenzo, che apparteneva a un monastero di Benedettine.
Lo si può rappresentare con una corda o un laccio al collo, per ricordare che fu strangolato con il suo pallio in una cappella dove celebrava i santi misteri.
Abbiamo tratto questa Vita da Godescard, ed. di Bruxelles, 1854, e l'abbiamo composta secondo gli Acta Sanctorum, t. II di giugno. — Tutti i martirologi latini fanno un'onorevole menzione di san Paolo il Patriarca, come anche il menologio dei Greci, il 6 settembre. La sua Vita è stata data da Metafraste, che l'ha raccolta dagli antichi monumenti, da Lipounas e da Sories. Sant'Anastasio, suo contemporaneo, Socrate, Secondino e Teodorico descrivono abbastanza particolarmente tutte le sue azioni. Molti autori parlano ancora molto onorevolmente di lui, secondo il rapporto di Baronio, come anche in Elia, tanto nei suoi Annali ecclesiastici quanto nelle sue Annotazioni sul martirologio romano.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Tessalonica
- Ordinazione sacerdotale da parte del vescovo Alessandro
- Elezione alla sede di Costantinopoli nel 340
- Esili successivi causati dagli ariani e dall'imperatore Costanzo
- Partecipazione al concilio di Roma nel 341
- Reintegro sulla sua sede nel 342 e poi nel 344
- Scomunica da parte degli Eusebiani a Filippopoli nel 347
- Arresto segreto da parte del prefetto Filippo
- Esilio a Cucuso nel Monte Tauro
- Martirio per strangolamento dopo sei giorni di digiuno forzato
Citazioni
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Vir justus exilium non timet, sed exilium ibi esse putat, ubi virtuti non sit locus.
Cicerone (in epigrafe al testo)