Vescovo di Samosata nel IV secolo, Eusebio fu uno dei più fermi difensori della fede di Nicea contro l'arianesimo. Dopo aver subito l'esilio in Tracia sotto l'imperatore Valente, fu richiamato da Graziano e percorse l'Oriente per ristabilire i vescovi ortodossi. Morì martire a Doliche, colpito alla testa da una tegola lanciata da una donna ariana, dopo aver perdonato la sua aggressrice.
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SANT'EUSEBIO, VESCOVO DI SAMOSATA E MARTIRE
Difensore dell'ortodossia ad Antiochia
Vescovo di Samosata sotto l'imperatore Costanzo, Eusebio partecipa al concilio di Antiochia dove sostiene l'elezione di san Melezio contro gli ariani.
San Eusebio, Saint Eusèbe Vescovo di Samosata e martire, difensore della fede ortodossa contro l'arianesimo. uno dei più santi prelati e dei principali difensori della verità ortodossa sotto i principi ariani, era nato a Samosa ta, citt Samosate Città della Siria sull'Eufrate, sede episcopale del santo. à della Siria, sull'Eufrate, verso l'Armenia; fu fatto vescovo al tempo dell'imperatore Costanzo (361). Assistette lo stesso anno a un concilio tenutosi nella città di Antiochia per ordine dell'imperatore, protettore dichiarato degli ariani. Questo concilio era composto principalmente da prelati eretici. I vescovi cattolici, tra i quali vi era Eusebio di Samosata, chiesero, prima di ogni altra cosa, che si desse alla chiesa di Antiochia, vedova del suo capo dopo la morte di sant'Eustazio e l'esilio di Aniano, un pastore con il quale si potesse regolare la fede. La scelta cadde su Me lezio, Mélèce Vescovo di Antiochia la cui elezione fu sostenuta da Eusebio. precedentemente vescovo di Sebaste, che si era allora ritirato a Berea in Siria. Gli ariani lo credevano dei loro; ma i cattolici, e a loro capo san Eusebio, concorsero con ardore alla sua elezione, perché conoscevano il suo sincero attaccamento alla fede ortodossa.
Gli ariani stessi avevano un'alta considerazione della virtù di san Eusebio; e sebbene lo considerassero come l'irriconciliabile nemico della loro setta, rendevano pubblicamente giustizia alla sua probità; fu questo che li determinò a rimettere nelle sue mani l'atto dell'elezione di san Melezio.
Qualche giorno dopo, Melezio, nel primo discorso che fece al suo popolo davanti all'imperatore, essendosi apertamente dichiarato per la verità cattolica, gli ariani, che non si aspettavano nulla di simile da parte sua, ne furono molto irritati, e risolsero da quel momento di rovinarlo. Tuttavia san Eusebio, vedendo ciò che accadeva, si ritirò nella sua chiesa di Samosata, portando con sé l'atto che gli era stato affidato. Gli ariani, temendo, a ragione, questa testimonianza autentica della loro malafede, persuasero l'imperatore a richiederlo. Questi inviò subito un ufficiale a cavallo. Ma Eusebio rispose che non poteva spogliarsi dell'atto se non con il consenso di tutti coloro che vi erano interessati e che lo avevano reso depositario. L'imperatore, molto irritato da questa risposta, gli scrisse di nuovo, pressandolo di restituirlo, e che, in caso di rifiuto, aveva dato ordine al portatore di tagliargli la mano destra. Eusebio, avendo letto la lettera senza spaventarsi, presentò le sue due mani al corriere, dicendo che poteva tagliarle, ma che non avrebbe mai restituito quell'atto, che era una prova manifesta dell'empietà degli ariani. Una tale fermezza sconcertò sia l'ufficiale che l'imperatore; entrambi ammirarono il coraggio eroico del santo vescovo, e non poterono fare a meno di lodare una fermezza che tuttavia faceva fallire i loro progetti.
Fedeltà al simbolo di Nicea
Dopo aver rotto con gli eretici, Eusebio firma ufficialmente il simbolo di Nicea durante un nuovo concilio ad Antiochia nel 363.
Eusebio inizialmente non esitava a presenziare ai concili e alle assemblee degli ariani, con l'intento di sostenere il partito della verità; ma avendo appreso che alcune persone si scandalizzavano di tale condotta, ruppe ogni rapporto con gli eretici e non volle più assistere alle loro deliberazioni, dopo il concilio che si tenne ad Antiochia per ordine di san Melezio, dopo il ritorno dal suo secondo esilio, nel 363, sotto il regno dell'imperatore Gioviano. In questo concilio, sant'Eusebio firmò, insieme a diversi vescovi, il simbolo di Nicea, a seguito di una lettera sinodale indirizzata da parte dei vescovi all'imperatore Gioviano.
Sostegno ai Padri Cappadoci
Eusebio collabora strettamente con Gregorio di Nazianzo per far eleggere san Basilio all'episcopato di Cesarea, suggellando una profonda amicizia spirituale.
Essendosi resa vacante la sede episcopale della città di Cesarea in Cappadocia verso la metà dell'anno 370, san Gregorio, vescovo di Nazianzo, padre del Teologo, temendo che gli Ariani ne approfittassero per diffondervi il loro veleno, inviò a pregare il nostro Santo di venire ad aiutarlo a dare a quella chiesa vacante un pastore capace di ben governarla. Eusebio che, in tutto ciò che riguardava la gloria di Dio e il servizio della Chiesa, non limitava il suo zelo alla sua diocesi, né alla sua provincia, venne da Samosata a Cesarea. La sua presenza causò una grande gioia ai prelati dell'assemblea che amavano il bene, e ai fedeli di quella città. Di concerto con san Gregorio di Nazianzo e molti altri vesc ovi, scelse saint Basile Padre della Chiesa greca che ha influenzato Ambrogio. san Basilio come vescovo di Cesarea. Questa elezione fu considerata come un dono del cielo fatto a tutta la Chiesa, tanto quanto a quella di Cesarea in particolare.
San Basilio, dopo la sua elezione, si legò a sant'Eusebio con un'amicizia ancora più stretta di prima, e si curò di mantenerla attraverso uno scambio di lettere. Andò a fargli visita a Samosata, e solo la sua cattiva salute e le sue grandi occupazioni gli impedirono di ripetere spesso quel lungo viaggio. Sant'Eusebio, dal canto suo, tornò ancora a Cesarea, e cercò persino di trovarsi in vari luoghi di incontro che gli indicava san Basilio, il quale sembrava trovare tutta la sua consolazione nel vederlo, nell'ascoltarlo e nel seguire i suoi consigli.
Le virtù di sant'Eusebio gettavano un così grande splendore, il suo zelo era così puro e così attivo, che gli antichi gli hanno tributato i più bei elogi. San Gregorio di Nazianzo dice, parlando di lui in una delle sue epistole, che egli era la colonna della verità, la luce del mondo, lo strumento di cui Dio si serviva per comunicare i suoi favori al suo popolo, il sostegno e la gloria degli ortodossi.
Missioni clandestine ed esilio
Sotto la persecuzione di Valente, percorre l'Oriente travestito da soldato per sostenere i cattolici prima di essere esiliato in Tracia.
La guerra che gli ariani muovevano alla Chiesa, assistiti da tutta la potenza dell' imperatore Vale empereur Valens Imperatore romano sostenitore dell'arianesimo che esiliò Eusebio. nte, che si era votato alla loro setta, obbligava sant'Eusebio a vegliare senza sosta e a fare una sentinella attenta nel campo del Signore, per impedire le sorprese e i progressi di quei nemici. Era divenuto per loro temibile per il suo zelo e il suo coraggio intrepido; ma tale zelo e tale coraggio erano guidati da una saggezza ammirevole che era ordinariamente seguita dal successo in tutto ciò che intraprendeva, tanto nei torbidi e nelle tempeste della Chiesa, quanto nella calma e nella tranquillità pubblica. Non si accontentava di tenere il suo gregge al riparo da ogni insulto e di mantenere la purezza della fede tra i popoli della sua città e della sua diocesi contro tutti gli sforzi degli eretici che cercavano di corromperla. Poiché sapeva che la maggior parte delle chiese erano prive di pastori a causa della persecuzione, percorreva la Siria, la Fenicia e la Palestina travestito da soldato. In tale stato, andava a portare ai cattolici i soccorsi di cui avevano bisogno e a fortificarli contro le sollecitazioni degli eretici. Ordinava sacerdoti, diaconi e altri chierici per le chiese che ne mancavano; e quando incontrava vescovi cattolici, si univa a loro per ordinare altri vescovi. Non poté nascondersi agli ariani così bene da evitare che scoprissero alla fine la mano di colui che sferrava loro colpi così duri e che infliggeva ogni giorno qualche nuova ferita alla loro setta. Indussero l'imperatore a vendicarli e ottennero che fosse cacciato dalla sua sede e dal suo paese e che fosse mandato in esilio in Tracia.
L'ufficiale che era latore dell'ordine del princ ipe ar Thrace Regione di esilio di sant'Eusebio. rivò la sera a Samosata; informò subito il vescovo della missione che gli era stata affidata: «Si guardi», gli disse Eusebio, «dal divulgare il motivo che la conduce qui; lei ne è il più interessato. Se il popolo venisse a sapere ciò che accade, prenderebbe certamente le armi contro di lei. Non voglio che le costi la vita per causa mia». Il Santo assistette, secondo la sua consuetudine, all'ufficio della notte; poi, quando tutti si furono ritirati, uscì con un domestico fedele, s'imbarcò sull'Eufrate, che bagna le mura della città, e si fece condurre a Zeugma, che distava ventiquattro leghe da Samosata.
Il mattino seguente, la notizia della sua partenza causò molto clamore tra il popolo. L'Eufrate fu presto coperto di barche, tanto era vivo l'ardore che i fedeli avevano di ritrovare il loro pastore. Avendolo raggiunto a Zeugma, lo scongiurarono di non abbandonare il suo gregge al furore dei lupi; ma egli li esortò a riporre la loro fiducia in Dio, dopo aver fatto loro presente che doveva obbedire agli ordini dell'imperatore. Gli offrirono denaro, domestici e tutte le cose che potevano essergli necessarie, ma non volle accettare quasi nulla. Raccomandò quindi il suo caro gregge al Signore e si mise in cammino per la Tracia.
Il confessore della fede in Tracia
Durante il suo esilio, mantiene un legame epistolare con Basilio e Gregorio, che lo considerano già come un martire vivente.
Attraversò la Cappadocia, accompagnato dal sacerdote Antioco, suo nipote. San Gregorio di Nazianzo, non avendo potuto vederlo al suo passaggio a causa di una grave malattia che lo costringeva a letto, supplì a tale mancanza con una lettera a questo santo confessore, nella quale attribuisce ai propri peccati l'essere stato privato di questa consolazione. Gli testimonia che, vedendolo combattere così generosamente per la fede del Vangelo e acquisire tanto credito per la grandezza del suo coraggio e per la sua pazienza nelle tribolazioni, lo considerava un illustre martire di Gesù Cristo e che, in tale qualità, si raccomandava alle sue preghiere, pieno di fiducia nella sua intercessione. Non appena sant'Eusebio giunse in Tracia, scrisse a san Gregorio di Nazianzo per dargli sue notizie. Scrisse anche a san Basilio e incaricò un ufficiale, che si recava in Cappadocia, di informarlo del luogo e dello stato in cui si trovava. San Basilio provò una gioia sensibile nel ricevere la sua lettera; e sapendo che un certo Eupraxe, discepolo di sant'Eusebio, stava andando a trovarlo, gliene affidò una piena di lodi e di congratulazioni per la corona che la gloria del suo esilio gli preparava. San Basilio ricevette ancora alcune lettere da sant'Eusebio durante questo esilio e ne scrisse a sua volta diverse.
La resistenza di Samosata
I fedeli di Samosata rifiutano di comunicare con i vescovi ariani imposti dal potere, costringendo l'usurpatore Eunomio alle dimissioni.
Gli ariani, che avevano spinto Valente a bandire sant'Eusebio, non si lasciarono sfuggire l'occasione di mettere sulla sede di Samosata un uomo della loro setta. La loro scelta cadde su un certo Eunomio, che non deve essere confuso con il famoso eresiarca dello stesso nome, contro il quale hanno scritto san Basilio e suo fratello san Gregorio di Nissa. Era un uomo estremamente mite e molto moderato, poco in grado di sostenere tale usurpazione. È ciò che fece dire a san Basilio che Dio aveva temperato la persecuzione della Chiesa di Samosata, permettendo che le venissero opposti solo nemici deboli e facili da sconfiggere. Difatti, non si vedeva nulla di più fiorente di questa Chiesa, per quanto riguardava la fede cattolica e la pietà cristiana. Era il frutto dei lunghi lavori di sant'Eusebio, il suo vescovo: e questa Chiesa, in quella tempesta che la separava suo malgrado da un così eccellente pastore, acquisì una gloria del tutto particolare per l'unione di tutti i suoi membri in un solo corpo, che fece giudicare che essa avesse un solo cuore, e che fosse animata e retta da un solo spirito; poiché, sebbene gli ariani avessero messo un vescovo al posto del nostro Santo, nessuno, di qualunque condizione fosse, voleva trovarsi con lui per tenere le assemblee ecclesiastiche. Vedendo che tutti lo fuggivano, e che si evitava persino di incontrarsi da qualche parte con lui, egli abbandonò il suo posto e uscì dalla città.
I fedeli di Samosata, che erano così ben muniti contro gli attacchi dei nemici esterni, si videro in pericolo di perdere la pace e l'unione in cui vivevano sotto la guida dei sacerdoti che li governavano nel nome e per le luci di sant'Eusebio. Lo spirito di discordia seminò tra loro sospetti e motivi di divisione, che causarono alcuni turbamenti in questa Chiesa, soprattutto tra il clero. Sant'Eusebio apprese questa notizia con dolore. Ne scrisse subito al suo popolo: e fu forse questo che lo spinse a rimandare a Samosata suo nipote Antioco, per rimediare prontamente al male, preferendo privarsi del suo aiuto e della sua consolazione, piuttosto che mancare di assistere ancora con tutto il suo potere una Chiesa che non poteva dimenticare, né trascurare nella sua lontananza. San Basilio, da parte sua, avendo avuto notizia di questa spiacevole divisione fin dal suo inizio, dal rapporto che gliene fece Teodoro, diacono di Samosata, ne concepì un estremo dispiacere, perché la considerazione per sant'Eusebio gli faceva amare questa Chiesa come la sua propria. Temendo che questa scintilla producesse qualche pericoloso incendio, ne scrisse subito ad alcuni del clero per scongiurarli di spegnerlo prontamente, e per spingere i malcontenti a perdonarsi a vicenda, senza nemmeno entrare in chiarimenti, né preoccuparsi di giustificarsi. Questa lettera che inviava loro con una di sant'Eusebio sullo stesso argomento, era molto forte e molto pressante per esortarli a non offuscare la gloria della loro Chiesa, e a riunirsi contro il nemico comune della loro fede, che cercava sempre di fargliela perdere con nuovi sforzi.
Gli ariani, vedendo che Eunomio aveva abbandonato la sede di Samosata, misero al suo posto un certo Lucio, uomo violento e audace, che si rese molto più odioso ancora del suo predecessore. Fece bandire i principali membri del clero, tra gli altri Evolco, diacono di sant'Eusebio, che fu trasportato nel deserto dell'Oasi, oltre l'Egitto, e il sacerdote Antioco, suo nipote, che fu relegato ai confini dell'Armenia.
Riabilitazione e ritorno dall'esilio
Difeso da Basilio presso papa Damaso, Eusebio viene richiamato dall'esilio dall'imperatore Graziano e riprende la sua opera di restaurazione episcopale.
San Basilio, per quanto lontano, non poté rassegnarsi ad abbandonare questa Chiesa afflitta, e continuò a prodigarle cure e affetto fino alla morte. Non si accontentò di rendere tutti questi buoni uffici a sant'Eusebio, ma cercò ancora di servirlo in tutto il mondo, principalmente attraverso le buone testimonianze che rese alla purezza della sua fede. Essendo stato sant'Eusebio accusato di arianesimo, così come san Melezio, in una conferenza che Doroteo ebbe a Roma con Pietro di Alessandria, alla presen za di papa pape Damase Papa che ordinò i due fratelli e li inviò in missione. Damaso, san Basilio ne fece amari rimproveri a Pietro di Alessandria, assicurandolo che non vi era nulla di così forte per la verità quanto ciò che questi due Santi avevano detto apertamente e con piena libertà; a ciò aggiungeva che, se anche non avesse dato altra prova della loro fede, ciò che essi soffrivano da parte degli Ariani ne era una abbastanza pubblica e abbastanza eclatante. I devastamenti che i Goti vennero a compiere in Tracia non fecero che aumentare le sofferenze che sant'Eusebio doveva sopportare in quel luogo del suo esilio. Vi corse molti pericoli; ma Dio lo liberò da tutti i rischi ai quali si trovò esposto, attraverso effetti sensibili della sua protezione particolare. È ciò che egli fece sapere a san Basilio, tramite il diacono Libanio: e questo Santo, dopo averne reso grazie a Dio, scrisse a Eusebio tramite il sacerdote Paolo, per pregarlo di dargli una conoscenza esatta di tutto ciò che gli era accaduto.
Il martirio di Doliche
Eusebio muore assassinato da una donna ariana a Doliche; perdona la sua assassina prima di spirare verso il 380.
In quel frangente, essendo Graziano divenuto padrone dell'impero con la morte di Valente, richiamò immediatamente tutti coloro che quel principe aveva bandito per la fede. San Eusebio, appena ristabilito sulla sua sede, ricominciò i suoi viaggi per procurare buoni pastori ai fedeli abbandonati. Il suo esilio sembrò aver dato al suo zelo un nuovo grado di forza e di attività. Grazie alle sue cure, le città di Berea, di Gerapoli, di Calcide e di Cirro ebbero vescovi cattolici. Assistette al concilio di Antiochia, nel 379, e vi è indicato come primo dopo san Melezio. Lo stesso anno, mentre accompagnava Maris, che stava per prendere posses Dolique Città della Commagene dove Eusebio subì il martirio. so della sede di Doliche, piccola città della Commagene, allora infetta dall'arianesimo, una donna eretica, avendolo visto passare per strada, gli spaccò la testa con una tegola che gli lanciò dal tetto della sua casa. Morì alcuni giorni dopo per la ferita che aveva ricevuto. Vedendosi vicino a spirare, e prevedendo che non si sarebbe voluto lasciare impunito l'attentato di cui era vittima, fece promettere con giuramento a coloro che lo assistevano in punto di morte di non perseguire in giustizia la donna che lo aveva ferito, per imitare, per quanto gli fosse possibile, il suo Signore, che pregò sulla croce per coloro che lo avevano crocifisso, dicendo: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno»; e santo Stefano, servitore di Gesù Cristo come lui, che, sopraffatto dalle pietre che gli venivano scagliate, esclamò, con gli occhi al cielo: «Signore, non imputare loro questo peccato». Gli ufficiali di giustizia vollero nondimeno perseguire coloro che avevano preso parte alla sua morte; ma i cattolici ottennero che non ne fossero puniti. «Tale fu», dice Teodoreto, «la fine della vita santa, di tanti combattimenti e di così gloriosi lavori del grande Eusebio. Dopo essere sfuggito alla furia dei barbari in Tracia, non poté evitare la crudeltà degli eretici: ma la loro inumanità servì solo a fargli acquisire la corona del martirio». Si colloca la sua morte verso il 380. San Eusebio è onorato dai Greci il 22 giugno, e il 21 dello stesso mese dai Latini.
Cf. Dom Cellier; Godessard, ecc.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nominato vescovo di Samosata sotto l'imperatore Costanzo nel 361
- Difesa dell'elezione di san Melezio contro gli ariani
- Partecipazione al concilio di Antiochia nel 363 e firma del simbolo di Nicea
- Elezione di san Basilio a Cesarea nel 370 con il suo contributo
- Esilio in Tracia sotto l'imperatore Valente
- Ritorno dall'esilio sotto l'imperatore Graziano nel 378/379
- Martirio per mezzo di una tegola lanciata da una donna ariana a Doliche
Citazioni
-
La persecuzione non fa rinnegare la fede, la mette alla prova e la corona.
S. Girolamo (citato in epigrafe) -
Egli era la colonna della verità, la luce del mondo, lo strumento di cui Dio si serviva per comunicare i suoi favori al suo popolo.
San Gregorio di Nazianzo