San Leufredo, nobile di Neustria dell'VIII secolo, divenne abate e fondatore del monastero di la Croix-Saint-Ouen dopo una vita di studi ed eremitismo. Noto per il suo rigore monastico e i suoi numerosi miracoli, guarì il figlio di Carlo Martello e protesse la sua comunità contro le insidie del demonio. Le sue reliquie, a lungo conservate a Saint-Germain-des-Prés, sono oggetto di un culto particolare a Suresnes e nella diocesi di Évreux.
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SAN LEUFREDO, ABATE DELLA CROCE
NELLA DIOCESI DI ÉVREUX
Giovinezza e vocazione
Nato nella diocesi di Évreux, Leufroi fugge dalla sua famiglia per studiare presso l'economo di Saint-Taurin, poi a Chartres, prima di scegliere la vita eremitica.
Il paese di Neustria, prima dell'irruzione dei Normanni, aveva già dato eccellenti fiori di santità, il cui gradevole profumo imbalsamava la Chiesa militante, e che avevano meritato, per la loro bellezza, di andare a servire da ornamento alla Chiesa trionfante. Una delle principali era san Leufroi, abate, di cui stiamo per narrare la vi ta. Nacque nella diocèse d'Évreux Sede episcopale di Aquilino e luogo del suo ministero principale. diocesi di Évreux, una delle più considerevoli di questa provincia, da genitori nobili, ricchi e timorati di Dio. Lo storico della sua vita dice che non appena fu in età di comprendere se stesso, sentendosi toccato dal desiderio di abbracciare lo stato ecclesiastico, sollecitò insistentemente i suoi genitori a farlo studiare per rendersene capace; ma non avendolo potuto ottenere, poiché il loro amore per lui non permetteva loro di rassegnarsi a perderlo di vista, si ritirò segretamente e senza dire nulla a nessuno, presso l'economo o tesoriere della chiesa di Saint-Taurin, nel sobborgo di Évreux, che istruiva alcuni fanciulli. I suoi genitori, inquieti per la sua assenza, lo fecero cercare da ogni parte. Lo trovarono nella chiesa di Saint-Taurin: lo rimproverarono per aver così abbandonato la sua famiglia e inquietato i suoi genitori; egli rispose che aveva seguito l'ispirazione di Dio e che, d'altronde, il Vangelo consigliava di preferire Gesù Cristo a tutto, persino a suo padre e a sua madre. I suoi genitori gli lasciarono la libertà di seguire la sua vocazione. Quando ebbe esaurito Chartres Città episcopale del santo. la scienza del suo maestro, andò dapprima a Condé, poi a Chartres dove le lettere fiorivano: vi trovò, infatti, eccellenti scuole. Poiché era molto capace e molto assiduo nello studio, superò tutti i suoi condiscepoli e divenne l'ammirazione dei suoi maestri; la sua modestia e la sua pietà non erano da meno della sua scienza. Tante virtù gli crearono degli invidiosi; per togliere loro questa occasione di peccato, uscì da Chartres e ritornò al luogo della sua nascita. Vi insegnò le lettere e la virtù ai figli delle più illustri famiglie del vicinato. Viveva nel ritiro con i suoi cari allievi; la sua casa era aperta solo per loro e per i poveri, che riceveva come fratelli. Fece costruire, accanto, una cappella, la cui entrata, come quella della sua casa, fu interdetta alle donne. Viveva dunque lì come in un monastero, tanto regolare, tanto austero quanto un religioso. Tuttavia, Dio gli fece sentire una viva impressione di queste parole del Vangelo: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e poi, vieni e seguimi». Comprese dunque che Dio lo chiamava a qualcosa di più eccellente di ciò che era, e che doveva abbracciare la vita monastica. Con questo pensiero, invitò a casa sua suo padre e sua madre e molti dei suoi parenti e amici; e dopo averli ben trattati e aver fatto a ciascuno dei doni, li pregò di passare la notte in riposo nella sua casa, mentre egli avrebbe fatto ciò che Nostro Signore gli aveva ispirato. Così, senza spiegarsi né farsi comprendere ulteriormente, mentre tutti dormivano, si ritirò segretamente per andare a cercare una solitudine. In cammino, incontrò un povero mal vestito che gli chiese l'elemosina; ne ebbe compassione e gli diede il suo mantello. Poco più lontano, ne incontrò un altro altrettanto miserabile del primo: il suo cuore fu ancora toccato dalla sua miseria; e gli diede una parte degli abiti che gli restavano sul corpo. Andò a chiedere ospitalità per la notte al piccolo monastero di La Varenne (probabilmente Notre-Dame de la Garenne, vicino a Gaillon). Le religiose vollero trattenerlo; ma sentendo bene che non era quello il luogo dove Dio lo chiamava, prese congedo da loro e proseguì. Lo Spirito Santo lo indirizzò poi a un santo solitario di nome Bertrand, a Cailly. Furono così per qualche tempo insieme, occupandosi a cantare le lodi di Dio. Ma essendo Bertrand chiamato altrove, Leufroi rimase solo possessore dell'eremo. Si rinchiuse in una caverna, dove, passando i giorni e le notti nel digiuno, nella preghiera e nelle lacrime che versava continuamente, chiedeva a Dio che gli piacesse condurlo e fargli conoscere la sua volontà.
Formazione monastica a Rouen
Leufroi raggiunge il beato Saëns vicino a Rouen per ricevere l'abito monastico e stringe amicizia con l'arcivescovo Ansberto.
La sua preghiera non fu vana; poiché Dio, che lo aveva scelto dall'eternità per la salvezza di molti, gli ispirò il pensiero di recarsi a Rouen per trov are il beato Saëns (Sidonio) bienheureux Saëns (Sidonius) Monaco di origine irlandese che diede l'abito a Leufroi. il quale, essendo passato dall'Irlanda alla Francia, governava allora una casa religiosa presso quella città; alcuni ritengono che fosse l'abbazia di San Pietro, più tardi Saint-Ouen. Ricevette da lui la tonsura monacale e l'abito religioso, e fece in seguito il voto di obbedienza nelle sue mani, sapendo che è scritto: «L'obbedienza è più gradita a Dio delle vittime, e seguire il proprio giudizio e la propria volontà, come se fossero divinità degne di rispetto, è una specie di superstizione e di idolatria».
Avendo in anticipo il cuore libero da ogni affetto terreno, Leufroi fece grandi progressi nella vita religiosa. San Ansberto, arcivescovo di Rouen, co Saint Ansbert, archevêque de Rouen Metropolita di Aquilino che convocò il concilio di Rouen. ncepì per lui una stima singolare: lo chiamava spesso presso di sé con san Saëns per conferire con loro sui mezzi per far avanzare la gloria di Dio e per procurare la salvezza delle anime di cui la divina Provvidenza lo aveva incaricato. Un giorno, mentre trattavano questo grande affare, il parere di sant'Ansberto e del venerabile abate fu che san Leufroi, a cui Dio aveva dato grandi talenti per la conversione dei peccatori, dovesse andare nel suo paese per combattere l'infedeltà e il libertinaggio, e cercare di condurre alla verità del Vangelo un gran numero di idolatri ed empi che giacevano nello stato di dannazione eterna. Per quanto difficile potesse apparire questa missione, non poté fare a meno di accettarla. Ricevette dunque l'ordine del sacerdozio dalle mani del santo arcivescovo e, munito della sua benedizione, uscì da Rouen per andare verso Évreux. Quando giunse alla Croix-Saint-O La Croix-Saint-Ouen Luogo di fondazione del monastero del santo. uen, che è vicino a Louviers e che si chiama ora Croix-Saint-Leufroi, ebbe una forte ispirazione di fermarvisi e di farvi costruire un oratorio. Sant'Ouen aveva benedetto e consacrato quel luogo e vi aveva piantato una croce di legno con delle reliquie, in memoria di una croce luminosa che gli era apparsa, e, da allora, vi si vedeva una nube assai splendente che si estendeva come una colonna dalla terra fino al cielo, e vi si compivano molti miracoli.
Fondazione di Croix-Saint-Leufroi
Ispirato da una visione di sant'Ouen, fonda un monastero a Croix-Saint-Ouen nonostante l'iniziale opposizione del vescovo Didier di Évreux.
Fu un segno celeste attraverso il quale Dio fece conoscere di aver destinato quel campo a essere la dimora del nostro Santo e di una compagnia angelica di religiosi di cui egli doveva essere il fondatore e il capo. Infatti, quando ebbe eretto un altare e una croce, e costruito una cappella, un così gran numero di persone lo pregò di accoglierli come suoi discepoli, e gli offrì quanto avevano in oro e argento per iniziare un monastero, che egli comprese bene che Dio gli chiedeva questa buona opera. I signori dei dintorni donarono anche eredità per il sostentamento di coloro che si sarebbero consacrati in quel luogo al servizio di Gesù Cristo. Si vide dunque presto una ricca casa e una comunità destinata a cantare continuamente le lodi di Dio. La chiesa ebbe come titolare la Santa Croce, e fu anche consacrata in onore dei santi Apostoli e del glorioso sant'Ouen, che ne era come il primo autore.
Tuttavia, poiché non vi è giusto sulla terra che non sia soggetto alla persecuzione, questo felice successo di san Leufroi, nell'istituzione della sua nuova casa, gli suscitò degli invidiosi; lo screditarono presso Didier, vescovo di Évreux, e lo fecero p assare nel suo spirito Didier, évêque d'Évreux Vescovo di Évreux che inizialmente si oppose al santo prima di pentirsi. per un temerario che usurpava la sua autorità e non gli rendeva i rispetti e le deferenze che gli doveva. Quel prelato prestò troppo facilmente fede a queste calunnie; si recò persino al monastero, rivolse a san Leufroi severe reprimende, minacce persino e, irritandosi per la sua calma e la sua dolcezza, che scambiò per un insulto, ordinò ai suoi uomini di metterlo su un cavallo e di portarlo con sé a Évreux, dove avrebbe deliberato sul da farsi riguardo alla sua persona. Il suo comando fu subito eseguito. Ma appena si furono allontanati di una lega dal monastero, il cavallo sul quale san Leufroi era montato cadde a terra e morì. Questo incidente fece aprire gli occhi a Didier; si pentì del cattivo trattamento che riservava a un così grande servitore di Dio, si gettò ai suoi piedi, gliene chiese perdono e lo fece ricondurre con onore al suo monastero, risoluto a non prestare più orecchio alle calunnie.
Miracoli e diplomazia carolingia
Il santo compie numerosi miracoli e si reca in Lorena presso Carlo Martello, di cui guarisce il figlio Grifone a Laon.
San Leufredo compì in seguito diversi miracoli che lo resero celebre in tutta la Francia. Arrestò un grande incendio che stava per consumare tutto il suo monastero; fece scaturire fontane in luoghi aridi dove il popolo soffriva di una grande penuria d'acqua; scacciò il demonio dal corpo e dall'anima di diverse persone. Avendo uno dei suoi religiosi lasciato cadere il ferro della sua scure nel fiume Eure, Leufredo immerse la punta del suo bastone nell'acqua e, in quello stesso istante, il ferro risalì e venne ad attaccarsi a quel bastone. Fece un via ggio in Lorena Charles Martel Maestro di palazzo, possibile antenato del santo. presso Carlo Martello, che governava la Francia (sotto il regno del giovane Dagoberto). Questo grande principe lo aveva ricevuto con ogni sorta di testimonianza di amicizia e si era persino intrattenuto a lungo con lui sugli affari della sua salvezza, dopodiché gli aveva concesso un esito favorevole per gli affari per i quali era venuto a trovarlo. Ma appena lo ebbe cong petit prince Griphon Terzo figlio di Carlo Martello, guarito dal santo. edato, il piccolo principe Grifone, suo terzo figlio, fu colto da una febbre così violenta che si disperava per la sua vita. Carlo fece correre prontamente dietro a san Leufredo; lo trovarono già a Laon: lo fecero tornare in Lorena; e, per la virtù di un'acqua benedetta con cui asperse le membra del bambino, e della comunione che gli diede in seguito, lo ristabilì in perfetta salute.
Dio non fece apparire il merito del suo servitore solo attraverso i favori e le grazie che accordò a coloro che lo onorarono e gli resero il rispetto che gli dovevano; ma fece anche vedere, attraverso degli esempi, di quale peso siano le imprecazioni dei Santi, quando ce le si è attirate con parole oltraggiose o con il disprezzo delle loro persone. Una donna, vedendo il Santo pescare per divertimento nel fiume Eure, che scorre lungo il suo monastero, disse mormorando contro di lui: «Penso che questo calvo esaurirà tutto il fiume, e che non si potrà più pescare dopo di lui». Credette di averlo detto così segretamente che né il Santo, né nessun altro avrebbe potuto sentirla. Ma Leufredo, a cui Dio rivelò la sua malizia, guardando quell'ingiuria come fatta all'autore della natura piuttosto che a lui, le rispose subito: «Perché, donna, mi invidi un bene che mi è comune con il resto degli uomini? E perché mi rimproveri un difetto che viene dalla natura e non dalla mia volontà? Prego Dio che, in punizione della tua colpa, la nuca della tua testa e quella di tutti i tuoi discendenti non abbia mai più capelli di quanti ne abbia io sulla fronte». La sua parola fu subito compiuta; e l'autore della sua vita assicura che, ai suoi tempi, se ne vedeva ancora ogni giorno il compimento. Un uomo avendo rubato alcune macine del suo monastero, egli ne fece le sue rimostranze davanti al giudice del luogo e ne perseguì con insistenza la restituzione; colui che era colpevole del furto si scagliò furiosamente contro di lui all'udienza, e lo chiamò pubblicamente bugiardo e calunniatore. Il Santo gli rispose soltanto: «Che Dio sia giudice tra te e me!» e, in quello stesso istante, si vide quel miserabile colto da dolori e sputare tutti i suoi denti davanti all'assemblea: cosa che fecero anche tutti i suoi figli; e, da allora, tutta la sua posterità non ha avuto più denti. Un giorno di domenica, essendo uscito dal suo monastero dopo la celebrazione dei santi Misteri, trovò dei contadini che arare la loro terra, senza alcun rispetto per la santità di quel giorno, consacrato alle lodi di Dio; gettò un profondo sospiro e disse loro: «Come, miserabili, vi siete lasciati andare a un così grande crimine?». Poi, alzando gli occhi al cielo, e versando molte lacrime, disse a Dio: «Signore, che questa terra sia eternamente sterile, e che mai vi si vedano né grani né frutti!». La sua maledizione ebbe infallibilmente il suo effetto, e quel campo da allora ha portato solo rovi e cardi, e non si è potuto nemmeno farvi crescere noci o altri alberi. Un altro giorno, tornando dai tribunali, dove era andato a richiedere alcuni lasciti del suo convento che dei secolari avevano usurpato, entrò nella casa di uno dei suoi amici per riposarsi: era il tempo dei grandi calori, e le mosche erano così importune che non poteva prendere un momento di riposo; ma appena ebbe piegato la testa sulle mani per pregare, tutte quelle mosche scomparvero; e da allora non se ne è vista nemmeno una in quella casa.
Combattimenti spirituali e disciplina
Leufroi sventa un inganno del demonio che aveva assunto le sue sembianze e impone una disciplina rigorosa sulla povertà monastica.
Non potevamo esimerci dal parlare di un celebre combattimento che egli ebbe con il demonio, dove umiliò quell'orgoglioso e gli fece soffrire una confusione tanto più grande quanto più la sua sfrontatezza era stata insopportabile. Poiché i suoi discepoli erano estremamente ferventi, la maggior parte si alzava molto prima del Mattutino e veniva a passare diverse ore in coro in orazione mentale, prima che si svegliasse la comunità. Il Santo li precedeva il più delle volte e, quando arrivavano in chiesa, avevano la consolazione di trovarlo al suo posto già tutto elevato in Dio e tutto immerso nella contemplazione delle sue perfezioni. Un giorno in cui gli affari del suo ufficio gli impedirono di recarvisi come d'abitudine, il demonio prese le sue sembianze; e, per farsi salutare dai suoi religiosi, si mise sulla sua cattedra con belle apparenze di modestia e di devozione. Ebbe per qualche tempo la soddisfazione che pretendeva: poiché i primi che entrarono non dubitarono affatto che fosse il loro abate; gli fecero, secondo l'usanza, un'inclinazione profonda, non credendo di salutare il lupo al posto del pastore. Ma l'inganno non rimase a lungo senza essere scoperto, né senza una giusta punizione: uno dei fratelli, che aveva appena lasciato il Santo nella sua stanza, stupendosi di trovare in coro la sua somiglianza, andò prontamente ad avvertirlo di ciò che stava accadendo; il Santo, a cui Dio fece conoscere che si trattava di un prestigio dello spirito maligno, essendo accorso in chiesa, dopo aver fatto il segno della croce sulla porta e sulle finestre, cominciò a colpire quello spettro con una santa ira, sapendo bene che avrebbe sentito spiritualmente i colpi che gli avrebbe dato corporalmente.
Il demonio avrebbe potuto scomparire all'istante dissipando il corpo che si era formato; ma Dio non glielo permise, per far apparire maggiormente la potenza del suo servitore; allora il demonio, non osando più avvicinarsi ai luoghi dove il segno della croce era stato impresso, fu costretto, per uscire, ad attaccarsi alla corda della campana e a salvarsi attraverso il campanile. I religiosi riconobbero, da un evento così straordinario, da un lato, che avevano un nemico potente e astuto che cercava di sorprenderli; e, dall'altro, che avevano nel loro santo Abate un ammirabile protettore, che era terribile a Satana stesso, e sotto il quale potevano vivere in una santa sicurezza.
Ecco un'altra azione di san Leufroi, che non merita meno di essere conosciuta della precedente. Essendo morto uno dei suoi religiosi, si trovarono nei suoi abiti tre pezzi d'argento, che segnavano che aveva violato il suo voto di povertà. Il Santo, essendone informato, fu colto da un dolore estremo e fremette in tutto il corpo; ma, non volendo che un crimine così pernicioso prendesse piede nella sua casa, giudicò opportuno separare quel morto dalla compagnia degli altri fratelli, e ordinò che lo si seppellisse fuori dal cimitero comune; e che, gettando il suo denaro sul suo corpo, gli si dicesse, come san Pietro a Simon Mago: «Il tuo denaro perisca con te!». Questo ordine fu fedelmente eseguito e il miserabile proprietario fu sepolto in terra profana. Ma poiché il santo Abate aveva qualche convinzione che fosse morto penitente della sua colpa e che Dio gli avesse fatto misericordia, fece per lui un ritiro di quaranta giorni che passò in digiuni, preghiere e lacrime continue, chiedendo istantemente a Nostro Signore di avere pietà di colui che aveva passato tanti anni negli esercizi della mortificazione religiosa. Fu esaudito; Dio gli fece conoscere che, avendo dato al defunto la grazia della penitenza in punto di morte, lo liberava, alla sua preghiera, dalle fiamme del purgatorio, alle quali era condannato per l'espiazione della sua colpa. Così il Santo fece dissotterrare e portare il suo corpo con quelli dei suoi confratelli, per avere con loro una risurrezione comune.
Morte e carità finale
Dopo aver fondato un ospedale per i poveri, Leufroi muore nel 738 dopo quarantotto anni di governo abbaziale.
Ci resta ancora da dire che san Leufroi, colmo di misericordia verso i poveri, non si accontentò di fare loro grandi elemosine durante la sua vita, e di distribuire loro nelle necessità le rendite del suo monastero: per estendere la sua carità anche dopo la sua morte e nei secoli successivi, fece costruire, vicino alla sua casa, per accoglierli, un bell'ospedale al cui mantenimento destinò eredità particolari che rese, in tal modo, il bene e il patrimonio dei poveri. Questa azione fu come il coronamento di tutte le altre; e poco dopo, essendo giunto a un'estrema vecchiaia, e sentendo, per gli attacchi della febbre, che il tempo della sua ricompensa si avvicinava, inviò delle eulogie, cioè dei doni di devozione, in tutte le case di pietà del vicinato, per raccomandarsi alle preghiere dei servi e delle serve di Dio, e affinché gli procurassero, con la loro intercessione, la grazia di un felice trapasso. Radunò anche i suoi discepoli attorno a sé, e rivolse loro un'esortazione piena di fervore per spingerli alla perseveranza. Infine, dopo aver ricevuto il Viatico e l'Estrema Unzione con una devozione così edificante da trarre le lacrime dagli occhi di tutti i religiosi, e aver passato tutta l'ultima notte in un'orazione continua, rese il suo beato spirito la mattina del 24 giugno, verso l'anno 738: aveva governato per quarantotto anni il suo monastero.
Lo si rappresenta con uno o più bambini vicino a lui, perché è celebre per la guarigione dei bambini malati; mentre fa scaturire dal suolo, per mezzo del suo bastone, una sorgente per ricompensare un contadino che gli aveva dato da bere, ma che si lamentava della scarsità d'acqua; mentre dissipa una nuvola di moscerini, per sollevare da tale preoccupazione il religioso che si occupava del refettorio, dove questi animali si erano moltiplicati oltre misura.
Culto e peregrinazioni delle reliquie
Le sue reliquie viaggiano tra Évreux, Parigi (Saint-Germain-des-Prés) e Suresnes, subendo le invasioni normanne e le distruzioni rivoluzionarie.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Il suo santo corpo fu deposto in una chiesa che egli aveva fatto costruire, in onore di san Paolo, all'interno del recinto della sua abbazia, e vi rimase per più di un secolo; ma nell'anno 851, secondo le cronache del Breuil, fu esumato e trasferito, da Gomberto, vescovo di Évreux, nell'antica chiesa di Croix-Saint-Ouen, che prese in seguito il nome di Saint-Leufroi.
In seguito, essendosi i Normanni gettati sulla Francia e saccheggiando tutti i luoghi sacri della Neustria, fu portato a Parigi dai religiosi del suo monastero che vi si erano rifugiati, e deposto nella celebre abbazia di Saint-Germain-des-Prés. Tuttavia, nell'anno 1222, Oui, vescovo di Carcassonne, trasferì queste sante reliquie dalla loro antica cassa in un'altra più ricca e meglio lavorata.
L'abate di Croix-Saint-Leufroi, che era presente a questa traslazione, ne ottenne tre frammenti per la sua abbazia; vale a dire: due piccoli del pollice e uno grande del braccio, che è quello che si estende dal gomito fino al polso. Li portò poi alla chiesa da cui erano stati presi; e la gioia dei religiosi ne fu così grande, che ne istituirono una solennità annuale; la chiamarono la festa del ritorno o della traslazione delle reliquie di san Leufroi.
Gli abitanti di Sure Suresnes Luogo di conservazione di una parte delle reliquie del santo. snes, a due leghe da Parigi, vassalli dell'abbazia di Saint-Germain, ebbero anch'essi una costola di questo santo confessore, per arricchirne la loro parrocchia, che lo riconosce come patrono e titolare; ma, poiché la persero in seguito, ne ottennero, nel 1277, altri due frammenti più considerevoli; uno della coscia e il mento con tre denti. Questo tesoro, tuttavia, non rimase loro a lungo; poiché, tredici anni dopo, essendo la loro chiesa stata bruciata dagli eretici, queste reliquie vi furono interamente consumate; ricorsero una terza volta alla carità dei religiosi di Saint-Germain, i quali, dopo averli esortati a emendarsi e a iniziare una vita più cristiana, per non rendersi indegni della presenza del loro santo protettore, diedero loro il dito medio di una delle sue mani, con un altro osso di una delle sue gambe; furono portati in processione nella loro nuova chiesa, da un gran numero di religiosi, accompagnati dai parroci, dai sacerdoti e da quasi tutto il popolo, tanto di Suresnes che di Puteaux: ciò che fu fatto il 28 agosto dell'anno 1296. Da allora, vi si celebra due volte la festa di san Leufroi: il giorno della sua morte e il giorno di quest'ultima traslazione.
Le reliquie di san Leufroi, che si trovavano a Saint-Germain-des-Prés, furono profanate e distrutte nel 1793. La chiesa di Suresnes, più fortunata, ne conserva ancora.
Il 2 marzo 1741, de Rochechouart, vescovo di Évreux, soppresse la messa conventuale di Croix-Saint-Leufroi e la unì al piccolo seminario di Évreux. Essendo stato demolito il monastero, si trasferì dalla chiesa conventuale alla chiesa parrocchiale (la chiesa di San Paolo, costruita da san Leufroi), un frammento considerevole della vera Croce, l'osso di un braccio di san Leufroi, che vi si vede ancora oggi, e molte altre reliquie.
Si vedano Surio e i Bollandisti.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Studi a Évreux, Condé e Chartres
- Ritiro eremitico a Cailly con Bertrando
- Professione monastica a Rouen presso san Saëns
- Ordinazione sacerdotale da parte di sant'Ansberto
- Fondazione del monastero di Croix-Saint-Ouen (La Croix-Saint-Leufroi)
- Incontro con Carlo Martello in Lorena
- Governo del suo monastero per quarantotto anni
Miracoli
- Guarigione del principe Grifone tramite l'acqua benedetta
- Ferro di scure che risale in superficie nell'Eure
- Sorgente scaturita dal suolo grazie al suo bastone
- Miracolosa scomparsa di uno sciame di mosche
- Maledizione di sterilità su un campo arato di domenica
- Smascheramento del demone che aveva assunto le sue sembianze nel coro
Citazioni
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Non aëres sunt, sed virtutes, quas secum conscientia portat, ut in perpetuum dives fiat.
Versetto citato nell'introduzione -
Che Dio sia giudice tra te e me!
Parole rivolte al ladro di macine