Sapiente laico d'Aquitania nel V secolo, Prospero fu il più ardente difensore di sant'Agostino contro i semi-Pelagiani. Segretario di papa Leone Magno, mise la sua erudizione al servizio della dottrina della grazia e della cronologia. È riconosciuto come Dottore della Chiesa per i suoi numerosi trattati teologici e poetici.
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SAN PROSPERO D'AQUITANIA,
DOTTORE DELLA CHIESA — E SAN PROSPERO, VESCOVO DI REGGIO
Introduzione e formazione
Presentazione di san Prospero d'Aquitania, sapiente del V secolo devoto allo studio delle Scritture e alla difesa della fede contro le eresie.
V secolo.
Doctrina in tribus consistit : in suggillatione vitiorum, in plantatione fidei, in ædificatione morum.
La dottrina consiste in tre cose: distruggere i vizi, impiantare la fede, edificare i costumi.
Rag. eard., sup. Excl.
Questo sapiente uomo ci appare, nella Storia ecclesiastica, quasi solo con le armi in pugno contro gli eretici. Gennadio dice che era d'Aquitania; e, infatti, viene ordinariamente chiamato san Prospero d'A quitania, per distinguerl saint Prosper d'Aquitaine Dottore della Chiesa e difensore della fede contro i semipelagiani. o dagli altri dello stesso nome. La principale conoscenza che abbiamo della storia del nostro Santo, si trae dalle sue stesse opere. Esse sono per noi una prova inequivocabile che si era applicato allo studio delle belle lettere, e che aveva ricevuto un'educazione tutta cristiana, che gli aveva ispirato una pietà tanto solida quanto illuminata. La conoscenza della religione che attinse dai Libri santi, andò sempre perfezionandosi in lui, per la cura che si prese di leggere gli scritti dei Padri che lo avevano preceduto.
Difesa di sant'Agostino in Provenza
Prospero si stabilisce in Provenza e diviene il principale difensore della dottrina di sant'Agostino sulla grazia di fronte alle critiche locali.
Lasciata l'Aquitania, sua patria, si ritirò in Provenza, dove ricevette i libri *De la Correction* e *De la Grâce* di sant'Ago stino. Alcuni saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. sacerdoti di quella terra cominciavano a mormorare contro la dottrina di sant'Agostino, che combatteva con grande vigore l'eresia dei Pelagiani.
La lettura di questo libro non li fece affatto recedere dai loro pregiudizi. Un pio laico, di nome Ilario, prese le parti del santo dottore e si fece carico di vendicare la fede della Chiesa. Poiché era conosciuto da sant'Agostino, volle procurare lo stesso vantaggio a san Prospero. Lo esortò dunque a scrivere a quel santo vescovo, giudicandolo molto capace di spiegargli in cosa consistesse l'errore di coloro che dovevano combattere e di proporgli le difficoltà sulle quali era necessario che egli fornisse chiarimenti.
San Prospero ne informò dunque quel santo Dottore e gli scrisse una bella lettera che ci è rimasta: gli spiega tutte le lamentele che essi muovevano contro i suoi dogmi e gli indica i mezzi di cui si servivano per stabilire una via di mezzo tra ciò che egli insegnava, sulla necessità della grazia per le buone opere, e ciò che Pelagio aveva insegnato sulla forza e la sufficienza della natura.
Sant'Agostino, per confutare e illuminare questi semi-pelagiani, compose i libri *De la prédestination des Saints* e *Du Don de la persévérance*. Vi stabilisce solidamente la necessità in cui ci troviamo della grazia di Gesù Cristo, non solo per compiere il bene, ma anche per iniziarlo, per volerlo, per desiderarlo, per pensarvi santamente e per i primi passi della fede e della conversione. Tuttavia, questi divini libri, ben lungi dal chiudere la bocca ai semi-pelagiani, diedero loro, al contrario, una nuova materia per lamentarsi della dottrina dello stesso sant'Agostino: essi non potevano, sostenevano, conciliare questa dottrina con le altre verità cattoliche sulla volontà che Dio ha di salvare tutti gli uomini, sulla morte di Gesù Cristo per tutto il mondo e sulla malizia inescusabile dei peccatori, che si dannano solo perché vogliono dannarsi.
I semi-pelagiani, non osando combattere apertamente la dottrina contenuta nei due libri di sant'Agostino, ricorsero alla calunnia; accusarono il santo Dottore e i suoi discepoli di introdurre una fatalità e di ammettere due nature nell'uomo. Rufino, amico di san Prospero, sapendo che lo si accusava di avere sentimenti errati, gli scrisse per accertarsi della verità. San Prospero ricevette la sua lettera come un pegno di amicizia e lo soddisfece pienamente con una lettera piuttosto lunga, in cui gli spiega quali fossero le voci che i nemici di sant'Agostino diffondevano, quale motivo ne avessero, in quali errori essi stessi fossero e quale fosse la vera dottrina di sant'Agostino sulla grazia e sul libero arbitrio.
Avendo san Prospero rimproverato, nella stessa lettera, ai calunniatori di sant'Agostino di non osare svelare i propri sentimenti, essi lo fecero attraverso vari scritti, dove, tuttavia, si applicavano meno a indicare ciò che essi stessi pensassero sulle questioni della grazia, che a trarre false conseguenze dalla dottrina stabilita da sant'Agostino. Ma il nostro Santo li confutò con tanta forza quanta modestia in due epigrammi; e, al fine di sollevare e far meglio conoscere verità così importanti, che ci si sforzava di screditare con tanta malignità, compose il suo poema *Contre les ingrats*. Questo poema, tuttavia, così come i due epigrammi, non fu affatto capace di fermare i nemici della gr Contre les ingrats Importante poema teologico di san Prospero. azia. Poiché, come nota il cardinale Baronio su questo stesso argomento, gli eretici possono essere confusi, perché sono deboli e per nulla saldi; ma non possono arrendersi alla verità, perché sono ostinati.
Controversie e risposte alle calunnie
Il santo risponde con numerosi scritti agli elenchi di errori che i suoi avversari, i semi-pelagiani, gli attribuiscono falsamente.
Alcuni sacerdoti continuarono a turbare la Chiesa. Accusavano san Prospero e Ilario di sostenere falsità e denigravano nuovamente la dottrina di sant'Agostino, sostenendo che egli affermasse che Dio predestina i reprobi al peccato, così come alla condanna in cui sono coinvolti dal peccato originale. Tutto ciò fornì loro materia per un elenco di quindici presunti errori, che diffusero pubblicamente. San Prospero compose uno scritto in cui, rispondendo a ogni articolo di questo elenco, mostra attraverso lo stesso sant'Agostino quale sia la sua vera dottrina e cosa se ne debba pensare.
Un'impresa così degna di lode servì solo a irritare maggiormente i nemici di sant'Agostino e li spinse a rivolgere le loro armi contro il suo discepolo e difensore. Alcune persone, che avevano dimenticato ciò che dovevano alla carità cristiana e fraterna, e che non badavano al fatto di rovinare la propria reputazione cercando di infangare quella degli altri, stilarono un altro elenco di sedici proposizioni insostenibili che gettarono ancora nel pubblico, come se contenessero solo i veri sentimenti di san Prospero. Questo Santo avrebbe potuto coprirli di confusione, dicendo anatema alle proposizioni che costoro diffondevano solo per attirargli l'odio pubblico. Ma, per timore che cavillassero su una risposta così breve, sebbene così decisiva, volle rispondere con maggiore ampiezza. Mostrò dunque su ogni articolo la purezza dei suoi sentimenti, affinché, se non poteva chiudere la bocca ai suoi calunniatori, almeno coloro che avessero letto il suo scritto vedessero quanto le loro calunnie fossero punibili.
Le stesse difficoltà, che servivano da pretesto ai sacerdoti delle Gallie per turbare la Chiesa, causavano anche qualche imbarazzo a quelli di Genova. Ma questi ultimi fecero apparire nella loro condotta tanta saggezza e moderazione, quanta impudenza e asprezza avevano mostrato gli altri. Due di loro, Camillo e Teodoro, avendo stilato un elenco delle loro difficoltà, lo inviarono a san Prospero per sapere cosa ne giudicasse e come le si dovesse intendere. Il Santo li soddisfa con uno scritto che indirizzò loro, in cui spiega ciò che lui e i fedeli più illuminati a lui uniti credevano su questo argomento. Accompagnò questa risposta con tratti di modestia che gli conferiscono un grande rilievo. «Faccio ciò che mi ordinate», dice ai Genovesi, «non perché presuma della mia scienza, ma per obbedire al comando che mi date; confidando nell'assistenza del Signore, che dona la saggezza ai piccoli».
Missione a Roma presso Celestino I
Prospero e Ilario si recano a Roma per ottenere il sostegno di papa san Celestino, che conferma l'autorità dottrinale di Agostino.
I semi-pelagiani, continuando ad accusare di errore san Prospero e Ilario così come sant'Agostino, dichiaravano d'altronde di non voler seguire, sulle questioni della grazia, se non ciò che la Chiesa romana ne aveva deciso per bocca dei suoi Pontefici. Questo nuovo sotterfugio spinse san Prospero e Ilario ad andare a Roma per portare le loro rimostranze al papa san Celestino pape saint Célestin Papa che ha confermato l'elezione di Massimiano. . Questo Pontefice approvò lo zelo che essi avevano per Dio, e fu toccato dalle persecuzioni che venivano loro inflitte. In tali disposizioni, scrisse in loro favore una celebre lettera ai vescovi delle Gallie. Egli muove loro dei rimproveri per la loro negligenza nel riparare allo scandalo dato dai nemici della grazia. Parlando di sant'Agostino, dice: «Quest'uomo, di santa memoria, è sempre stato nella nostra comunione per il suo merito e non è mai stato macchiato dal minimo rumore di alcun cattivo sospetto. La sua scienza era tale, che i miei predecessori lo annoveravano tra i principali dottori. Era amato e onorato da tutti. Per questo dovete resistere a coloro che osano attaccare la sua memoria, e imporre loro il silenzio». A questa lettera erano allegati nove articoli riguardanti la grazia, per servire da risposta a questi nuovi eretici, che dichiaravano di non volersi attenere che a ciò che era stato deciso dalla Santa Sede.
Lotta contro Cassiano e il semipelagianesimo
Tornato in Gallia, Prospero confuta le tesi di Cassiano nella sua opera 'Contra Collatorem', affermando il primato della grazia divina.
La lettera di san Celestino non placò i tumulti. Poiché non diceva nulla delle ultime opere di sant'Agostino, che avevano in parte causato le dispute, i suoi nemici pretendevano che non fossero state approvate a Roma. Continuarono dunque a calunniarlo e a dire che, invece di aver ben difeso la causa della grazia, aveva turbato la pace della Chiesa. Queste voci, diffuse da persone di spirito e di sapere, e che facevano persino professione di pietà, fecero impressione su coloro che erano poco istruiti o che non avevano abbastanza discernimento per giudicare sanamente le cose. È ciò che obbligò san Prospero, appena tornato nelle Gallie, a prendere di nuovo la difesa della dottrina di sant'Agostino. Lo fece con tanta luce ed erudizione, che gli si può riconoscere la gloria di aver completato ciò che sant'Agostino aveva iniziato, e di aver disarmato questi resti dell'eresia pelagiana.
Il suo principale sforzo fu contro Cassiano, che, nella tredicesima delle sue c onferen Cassien Abate di San Vittore a Marsiglia, autore delle Conferenze. ze, aveva insegnato, sotto il nome dell'abate Cheremone, che Dio attendeva gli inizi delle nostre volontà e del nostro libero arbitrio per darci la grazia di compiere il bene; che la differenza che c'era tra i giusti e gli empi, gli eletti e i reprobi, veniva dal fatto che gli uni iniziavano il bene da se stessi, mentre gli altri, potendolo iniziare, abusavano del loro libero arbitrio, e si rendevano, per questo abuso, indegni della grazia di Gesù Cristo. Ma il nostro Santo, che aveva imparato da san Paolo e dal suo maestro, sant'Agostino, che non possiamo nulla da noi stessi; che non abbiamo alcun movimento salutare che non venga dalla misericordia di Dio, confutò potentemente questi errori con il libro intitolato * Contra Collatorem Contra Collatorem Opera che confuta le tesi di Giovanni Cassiano. *, vale a dire contro l'autore delle Conferenze.
Segretario di papa san Leone Magno
Chiamato a Roma da Leone I, divenne suo segretario e partecipò probabilmente alla stesura di importanti testi dogmatici.
Questa grande erudizione e il felice concerto di tutte le virtù che l'accompagnavano, rendendolo assai celebre nella Chiesa, spi nsero papa san pape saint Léon Papa il cui corpo fu traslato da Sergio in un nuovo mausoleo. Leone, salito sulla cattedra di san Pietro nell'anno 440, a volerlo accanto a sé; lo fece suo segretario e si servì vantaggiosamente della sua mano per scrivere diverse lettere ecclesiastiche, come papa san Damaso si era servito di quella di Girolamo per rispondere alle questioni che gli venivano indirizzate da tutto il mondo cristiano. Molti, come il cardinale Noris e Tillemont, affermano che la lettera a Flaviano, nella quale questo beato Papa spiega così mirabilmente il mistero dell'Incarnazione del Verbo e l'unità di persona con due nature in Gesù Cristo, sia opera di san Prospero e che san Leone, rivedendola, vi abbia dato il suo stile. Vi sono anche autori che dicono che il nostro Santo portò questa lettera a Costantinopoli e che fu in seguito al Concilio di Calcedonia per sostenervi la fede ortodossa contro le eresie di Nestorio ed Eutiche, che stavano facendo un grandissimo ravage in tutto l'Oriente; ma non abbiamo, nell'antichità, testimonianze autentiche di questi viaggi; e si può benissimo averli attribuiti a san Prospero d'Aquitania, confondendolo con altri dello stesso nome.
San Prospero schiacciò il pelagianesimo, che ricominciava a sollevare la testa nella capitale del mondo cristiano. Fu, dice Fozio, al suo zelo, al suo sapere e ai suoi lavori infaticabili che si dovette l'intera estirpazione di questa eresia. Nel 444 ebbe luogo la famosa disputa che sorse tra gli occidentali e quelli di Alessandria, e che si rinnovò ancora undici anni dopo, riguardante il giorno preciso in cui si doveva celebrare la Pasqua. Fu principalmente in queste due occasioni che egli fece conoscere la sua abilità nelle scienze umane, soprattutto nella matematica, nell'astronomia e nella cronologia. Compose allora in favore della Chiesa latina un ciclo pasquale che non si è avuto cura di conservarci.
Distinzioni tra i diversi santi Prospero
Chiarimento storico per non confondere Prospero d'Aquitania con i suoi omonimi vescovi di Reggio, di Riez o di Orléans.
Tutto porta a credere che san Prospero non fosse né vescovo, né tantomeno sacerdote. Ma ha impiegato tutta la sua vita a combattere l'eresia, a sostenere le verità del cristianesimo e a chiarire, con la sua penna, il mistero della grazia di Gesù Cristo: per questo la Chiesa gli conferisce un rango tra i suoi Padri e Dottori. L'anno in cui morì non è certo, ma è costante che ciò avvenne solo dopo la metà del V secolo, poiché ha continuato la sua cronaca, che viene comunemente chiamata *la Cronaca di san Prospero*, fino all'anno 455.
Non bisogna confondere san Prospero d'Aquitania con san Prospero, vescovo di Riez, predecessore di san Massimo, né con un al tro san Prospero, vescovo di Re saint Prosper, évêque de Reggio Vescovo di Reggio spesso confuso con Prospero d'Aquitania. ggio; quest'ultimo succedette a Belpidio. Giovanni Antonio Flaminio da Imola, che ha composto la vita di questo santo vescovo, dice che avendo letto nel Vangelo queste parole di Nostro Signore: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi tutti i tuoi beni, dà il ricavato ai poveri e vieni a seguirmi», egli diede la libertà ai suoi schiavi, vendette le sue eredità, ne distribuì il prezzo ai bisognosi e si ritirò a Roma, dove papa Leone I, che riconobbe i suoi talenti e le sue virtù, gli diede vari incarichi e lo nominò infine vescovo di questa città di Reggio, che i Latini chiamano *Rhegium Lepidi*, nel ducato di Modena.
Egli amministrò questa diocesi con tanto zelo per la salvezza delle anime, e tanta carità verso i poveri, che si rese il modello di un prelato perfetto e compiuto. In effetti, predicava molto spesso al suo popolo, e i suoi sermoni, che erano colmi di una divina eloquenza, facevano tanta impressione sullo spirito dei suoi ascoltatori, che molti rinunciavano alle folli massime del mondo, di cui si erano lasciati occupare, per entrare nella via della virtù, e camminare per il sentiero stretto che Nostro Signore ha insegnato nel Vangelo. L'esempio della sua vita aveva ancora più efficacia delle sue rimostranze; poiché sapeva così bene mescolare la severità alla dolcezza, e la dolcezza alla severità, che coloro che castigava non potevano lamentarsi che fosse troppo rigoroso: allo stesso modo coloro a cui perdonava non potevano abusare della sua indulgenza. Era sempre lo stesso nella prosperità come nell'avversità; e se la prima non gli gonfiava il cuore, la seconda non scuoteva affatto la sua costanza e non gli faceva mai perdere la pace e la tranquillità del suo spirito. La sua fede era viva, la sua speranza ferma, la sua carità ardente e sempre piena di un nuovo fervore. Non vi era alcun misero nella sua diocesi che egli non conoscesse, e aveva sempre davanti agli occhi i pupilli, gli orfani, le vedove, le famiglie rovinate, per trovare i mezzi per soccorrerli. Si faceva egli stesso vittima per tutto il suo popolo; e, se castigava il suo corpo per assoggettarlo allo spirito, lo castigava anche per punire nella sua persona le colpe delle sue pecorelle e per distogliere sopra le loro teste le vendette di Dio.
Una condotta così ammirevole gli conciliò talmente l'amicizia di tutti, che non si temeva nulla quanto il perderlo. Tuttavia, dopo aver governato per ventidue anni la sua Chiesa, morì in mezzo ai suoi sacerdoti e ai suoi leviti che scoppiavano tutti in lacrime, il 25 giugno 466. Prima di morire, fece un discorso meraviglioso a tutti coloro che erano presenti; assicurò che sarebbe stato loro molto più utile in cielo di quanto non lo sarebbe stato sulla terra. Così, essendo stato sepolto nella chiesa di Sant'Apollinare, che egli stesso aveva consacrato, fuori le mura della città, vi fece tanti miracoli che non si può esprimere la stima e la venerazione che si guadagnò in tutto il paese.
Molti secoli dopo, cioè al tempo di Liutprando, re dei Longobardi, apparve in sogno a Tommaso, vescovo di Reggio, uno dei suoi successori, e gli ordinò di fargli costruire una chiesa più magnifica con una tomba più onorevole, per trasferirvi le sue ossa. Il vescovo, che era un personaggio molto santo, obbedì al suo ordine, e, quando aprì il suo sepolcro, ne uscì un odore così meraviglioso, che non vi è balsamo né profumo sulla terra che ne possa produrre uno simile. La traslazione fu fatta con una gioia e una solennità straordinarie, e i miracoli che si fecero presso questa nuova tomba non furono minori di quelli che erano stati fatti alla morte del Santo.
Ecco ciò che il dotto Flaminio, e dopo di lui Surio, dicono di san Prospero, vescovo di Reggio. Coloro che hanno scritto sul vescovo di Riez gli applicano anche le stesse cose; ciò deriva dal fatto che Riez e Reggio avendo un medesimo nome in latino, si è facilmente confuso l'uno con l'altro. Vi inseriscono anche una parte di ciò che abbiamo detto di san Prospero d'Aquitania, e soprattutto la sua funzione di segretario di papa Leone I, per mancanza di distinguere questo santo ecclesiastico dai vescovi dello stesso nome. Aggiungeremo ancora che vi è stato un san Prospero, vescovo di Orléans, e confessore, di cui daremo la vita al ventinovesimo giorno di luglio, e che non bisogna confondere con quelli di cui si è parlato. Del resto, se si tratta del vescovo di Riez, lo si può collocare nel IV secolo; ma per il celebre avversario dei semi-pelagiani, egli appartiene al V.
Eredità letteraria e bibliografia
Inventario delle opere autentiche, dubbie e supposte di san Prospero, nonché delle edizioni storiche dei suoi lavori.
## SCRITTI DI SAN PROSPERO D'AQUITANIA.
Abbiamo di questo dottore della Chiesa:
1° Le Lettere a sant'Agostino e a sant'Ilario contro i Pelagiani. 2° Una bellissima Lettera a Rufino. 3° Il Poema contro gli ingrati, di cui si è parlato nella vita del Santo. A seguito di quest'opera vi sono alcune altre poesie, come l'Epitaffio del Nestorianesimo e del Pelagianesimo, due Epigrammi contro i nemici di sant'Agostino. Il Poema contro gli ingrati è stato tradotto in versi francesi da Le Maistre de Sacy. 4° Centosei Epigrammi con la prefazione. Si tratta di altrettante verità e sentenze tratte da sant'Agostino. 5° Risposte alle obiezioni dei Galli. È una difesa della dottrina di sant'Agostino sulla grazia. 6° Risposte a Vincenzo. San Prospero mostra in quest'opera che non sostiene, e che non ha mai sostenuto, le sedici proposizioni erronee che gli erano state calunniosamente attribuite. Il Vincenzo contro il quale scrive potrebbe essere il sacerdote gallo di questo nome, di cui parla Gennadio, e che assistette al Concilio di Riez nel 439.
7° La Risposta ai sacerdoti di Genova è una spiegazione di alcune proposizioni di sant'Agostino.
8° Il libro sulla Grazia di Dio e il libero arbitrio contro il Collatore. Questo collatore è il famoso Cassiano, di cui abbiamo un libro delle Conferenze dei Padri. Egli aveva avanzato, nella terza di queste conferenze, che l'inizio della fede è nostro. San Prospero non volle nominarlo, perché, sotto altri aspetti, era un grande uomo; si accontentò di designarlo con la denominazione di Collatore. Gli dimostra che i principi diffusi nella sua terza conferenza erano già stati condannati dalla Chiesa, nei suoi decreti contro i Pelagiani. Termina la sua opera con un'esortazione a sopportare con pazienza i nemici della verità, a non vendicarsi di loro se non con una sincera carità, a evitare ogni disputa con coloro che non sono capaci di intendere il linguaggio della ragione, e a pregare incessantemente Colui che è il principio e la fonte di tutto, affinché degni di essere l'inizio dei nostri pensieri, dei nostri desideri, delle nostre parole, delle nostre azioni.
9° Un Commento sui Salmi, dal centesimo al centocinquantesimo, che non è, a rigor di termini, che un compendio di quello di sant'Agostino. Non ne abbiamo più che una parte.
10° Il libro delle Sentenze. È una raccolta di trecentonovantadue sentenze tratte dalle opere di sant'Agostino, le quali contengono un eccellente compendio della dottrina di questo Padre sulla grazia.
11° Una Cronaca, che inizia dalla creazione del mondo e termina all'anno 455. La cronaca di Tiro Prospero è la stessa di quella del nostro Santo, eccetto che è stata falsificata da qualche pelagiano, ed è piena di calunnie contro sant'Agostino.
Tra le opere che non sono giunte fino a noi, si citano: 1° la sua prima Lettera a sant'Agostino; 2° alcune opere sugli Errori dei Semi-Pelagiani; 3° un ciclo pasquale.
Tra le opere dubbie, si citano: 1° Il bel Poema di un marito alla moglie; 2° il libro della Provvidenza; 3° la Confessione di Prospero d'Aquitania; 4° i due libri della Vocazione dei Gentili; 5° la Lettera alla vergine Demetriade; 6° la Raccolta delle autorità dei Papi sulla grazia di Dio e il libero arbitrio dell'uomo.
Le opere supposte che portano il suo nome sono: 1° Il libro delle Promesse e delle Predizioni di Dio. È una spiegazione di diverse profezie relative al Salvatore, all'Anticristo, ecc. 2° i tre libri della Vita contemplativa; 3° una Raccolta di lettere indirizzate a diverse persone; 4° un libro degli Uomini illustri; 5° un'opera sulla Presa di Roma.
Si trova, nelle poesie di san Prospero, molta facilità, eleganza, dolcezza, unzione e fuoco. Lo stile delle sue opere in prosa è naturale, conciso e nervoso; ovunque si mostra meno occupato degli ornamenti del discorso che dell'utilità dei suoi lettori. I suoi ragionamenti sono legati e concludenti, le sue espressioni nobili e i suoi pensieri pieni di elevazione. Unisce a tutti questi vantaggi un giudizio sicuro e una grande penetrazione di spirito.
Mangeant ha dato una buona edizione delle opere di san Prospero, che apparve a Parigi nel 1711, in-fol. Vi si trova la vita del Santo, tradotta dalle memorie di Tillemont dal dotto editore. È stata ristampata a Venezia nel 1782, in-4°. È riprodotta nel tomo LI della Patrologia latina.
Giovanni Salinas, canonico regolare della Congregazione di San Giovanni in Laterano, fece ristampare a Roma, nel 1732, in-8°, le opere di san Prospero, che trattano delle materie della grazia, con quelle di sant'Onorato di Marsiglia.
Pietro Francesco Foggini, avendo pubblicato a Roma, nel 1754, i trattati di sant'Agostino sulla grazia, in due piccoli volumi (ristampati a Parigi nel 1757), ha dato in seguito un terzo volume, per completare la collezione, sotto il seguente titolo: S. Prosperi Aquitani, S. Leoni M. Notarii, de gratia Dei, opera omnia, editionem variis lectionibus, præcipue e Cod. MSS. Vaticanis adornatum curavit P. F. F. Roma, 1758, in-8°.
Le opere autentiche di san Prospero sono state tradotte in francese, da Lequeux, a Parigi, nel 1762, in-12.
Acta sanctorum; — Cfr. Godescord: Tillemont: Collier; Rivet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Studi di lettere classiche e formazione cristiana in Aquitania
- Ritiro in Provenza e adesione alla dottrina di sant'Agostino
- Lotta contro l'eresia dei semi-pelagiani attraverso i suoi scritti
- Viaggio a Roma presso papa san Celestino
- Segretario di papa san Leone Magno nel 440
- Redazione della Cronaca fino al 455
- Estirpazione del pelagianesimo a Roma
Miracoli
- Profumo meraviglioso durante la traslazione delle reliquie del suo omonimo di Reggio
Citazioni
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La dottrina consiste in tre cose: distruggere i vizi, impiantare la fede, edificare i costumi.
Attribuito da Rag. eard.