Fratelli e ufficiali romani sotto Costantino, Giovanni e Paolo servirono fedelmente la principessa Costanza prima di ritirarsi sotto il regno di Giuliano l'Apostata. Avendo rifiutato di sacrificare agli idoli, furono decapitati segretamente nella loro casa a Roma nel 362. Il loro culto, segnato da numerosi miracoli, si è diffuso fin dal V secolo, in particolare a Roma e a Poitiers.
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SANTI GIOVANNI E PAOLO, FRATELLI, MARTIRI
Servizio presso la corte imperiale
Giovanni e Paolo, fratelli romani, servono come ufficiali di alto rango presso la principessa Costanza, figlia dell'imperatore Costantino.
Questa vita è del tutto esemplare, e i cortigiani vi troveranno una bella lezione sul modo in cui devono comportarsi quando la corte si abbandona all'empietà e Dio smette di esservi servito. Questi due fratelli erano romani, e vi è molta probabilità, sebbene la loro storia non ne parli affatto, che fossero stati educati, fin dall'infanzia, nel cristianesimo. Quando l'imperatore Costantino organizzò la casa di sua figlia C ostanza, Constance Figlia dell'imperatore Costantino, protettrice dei due santi. che era una principessa di grande pietà, e che aveva persino fatto voto di verginità, per non avere mai altro sposo che Gesù Cristo, le diede questi due illustri fratelli come ufficiali: Giovanni fu il suo sovrintendente, e Paolo fu il suo primo maggiordomo. La loro virtù rifulse meravigliosamente in questi incarichi, e li rese così cari a Costanza, la loro padrona, e a tutta la corte, che vi venivano guardati solo con molta stima e con una venerazione del tutto singolare.
Campagna contro gli Sciti e conversione di Gallicano
Il generale Gallicano, convertito per intercessione dei due fratelli e da un miracolo divino durante una battaglia contro gli Sciti, rinuncia a sposare Costanza.
Una cosa fece conoscere ancora di più quanto grande fosse il loro merito e il credito di cui godevano presso Dio. Essendosi gli Sciti gettati nella Tracia con un esercito formidabile, che faceva temere che potessero spingere le loro conquiste fino a Costantinopoli, che si stava allora costruendo con una magnificenza straordinaria, l'imperatore levò subito delle truppe per opporsi a questa invasione; e poiché aveva appena riconosciuto, dalla sconfitta dei Persiani, che un ufficiale di nome Gallican Generale romano convertito, fondatore di un ospedale a Ostia e martire. Gallicano possedeva tutte le qualità che si possono desiderare in un grande capitano, lo nominò generale del suo esercito. Questo signore volle approfittare dell'occasione e, vedendosi necessario, pose due condizioni al servizio che gli veniva richiesto: innanzitutto che, se fosse tornato vittorioso, lo si facesse console per la seconda volta, poiché lo era già stato una volta; in secondo luogo che gli si desse in sposa la principessa Costanza, affinché avesse l'onore di essere il genero dell'imperatore.
Costantino acconsentì facilmente alla prima condizione; ma, per la seconda, essa gli diede molta inquietudine, perché sapeva che sua figlia aveva fatto voto di verginità e che si sarebbe lasciata piuttosto mettere a morte che trasgredirlo. Questa santa fanciulla, conoscendo la pena di suo padre e che, nello stato in cui erano gli affari, era ben difficile che egli rifiutasse alcunché a Gallicano, andò a trovarlo lei stessa e gli disse di non farsi alcuno scrupolo a prometterla in sposa a Gallicano, se fosse tornato vittorioso dalla guerra contro gli Sciti, perché sperava che Dio sarebbe stato il protettore e il custode della sua castità; chiedeva solo che questo capitano, come pegno reciproco del loro affetto, conducesse con sé in guerra Giovanni e Paolo, i suoi due fedeli ufficiali, e che lasciasse presso di lei due figlie che egli aveva da un primo matrimonio, delle quali l'una si chiamava Attica e l'altra Artemia.
Essendo state regolate le cose come Costanza desiderava, queste due vergini rimasero presso di lei e i due santi fratelli Giovanni e Paolo partirono con Gallicano per andare a combattere i Barbari. Allora la beata principessa, prosternandosi davanti alla maestà di Dio, che ha tutti i cuori degli uomini nelle sue mani, lo pregò con grande fervore e molti sospiri di aprire gli occhi dell'anima a questo generale e alle sue due figlie, che erano ancora avvolti negli errori del paganesimo, e di far loro la grazia di riconoscerlo come il solo vero Dio con il suo Figlio unico Gesù Cristo; si rivolse anche a Nostro Signore e, rappresentandogli una dopo l'altra tutte le azioni della sua vita terrena, lo scongiurò di dare al padre e alle figlie, con la luce della fede, il disprezzo del mondo, l'amore per la purezza, il desiderio di piacergli unicamente e la costanza al suo servizio.
La sua preghiera fu esaudita: poiché, da un lato, il colloquio che ebbe con Attica e Artemia fu così salutare che esse rinunciarono al culto degli idoli e abbracciarono la professione della castità insieme al cristianesimo; e, dall'altro, Gallicano fu anch'egli convertito nel mezzo del suo esercito, per mezzo di Giovanni e Paolo e per un miracolo che Dio fece per renderlo vittorioso. Ecco questo miracolo: mentre stava per essere interamente distrutto dagli Sciti, avendo una parte delle sue truppe già stata fatta a pezzi e molti dei suoi ufficiali essendosi poi arresi a quei Barbari, Giovanni e Paolo, che lo videro offrire inutilmente vittime agli idoli per ottenerne un cambiamento di fortuna, si rivolsero a lui e gli dissero: «Sebbene tutto appaia disperato e non vi sia, a quanto sembra, altro mezzo per salvare la vita se non una fuga vergognosa che attirerà grandi mali sullo Stato, siamo certi, tuttavia, che se voleste promettere al Dio del cielo di farvi cristiano e di adorarlo come l'unico Signore di tutte le cose, riportereste la vittoria e vi rendereste padrone dei vostri nemici». Ridotto all'estremo, Gallicano ascoltò volentieri questa proposta e fece voto, sul momento, di abbracciare il cristianesimo, se fosse tornato vittorioso verso l'imperatore. In quello stesso istante, vide accanto a sé un giovane di bella statura, che aveva una croce sulla spalla, il quale, avendogli ordinato di prendere la sua spada e di seguirlo, lo condusse contro i nemici; vide anche attorno a sé un esercito di soldati celesti che, gettando il terrore da ogni parte, costrinsero i Barbari a deporre le armi, a gettarsi ai suoi piedi, ad arrendersi a discrezione, ad abbandonare tutte le loro spoglie e a offrire di ritirarsi nel loro paese e di pagare perpetuamente un tributo all'imperatore.
Ritiro e carità di Gallicano
Dopo il suo trionfo, Gallicano si ritira a Ostia per fondare un ospedale e dedicarsi al servizio dei poveri con san Ilarino.
Un successo così felice fu seguito dalla perfetta conversione di questo generale: egli tornò verso Costantino, non più con l'intento di prendere la veste consolare, né di sposare Costanza, ma con la risoluzione, dopo il suo battesimo, di ritirarsi interamente dal mondo e di seguire i consigli del Vangelo. In effetti, fu solo contro la sua volontà che ricevette l'onore del trionfo e che fu dichiarato console; e, nel suo stesso consolato, affrancò cinquemila schiavi che possedeva, dando loro dei beni per vivere onorevolmente nel mondo; vendette anche una parte delle sue eredità, di cui diede il ricavato ai poveri. Dopo il suo consolato, si ritirò a Ost ia, d Ostie Sede episcopale di cui Pier Damiani fu il titolare. ove fece costruire un grande ospedale e si consacrò, con san Ilarino, ad accogliere i poveri e i pellegrini: ciò causò una tale ammirazione nel mondo, che vi si giungeva da ogni parte per avere la felicità di vedere quest'uomo, così illustre per le sue cariche e per i suoi trionfi, lavare umilmente i piedi ai poveri, rifare i loro letti, medicare le loro ferite, servirli a tavola e rendere loro tutti i doveri che l'umiltà e la carità cristiana possono ispirare.
Conflitto con Giuliano l'Apostata
Sotto il regno di Giuliano l'Apostata, i due fratelli rifiutano di servire un imperatore empio e si ritirano dalla corte per vivere nella preghiera.
Tuttavia, san Giovanni e san Paolo, essendo tornati a corte presso la santa principessa Costanza, continuarono ad esercitarvi le opere di pietà e di misericordia di cui avevano sempre fatto professione; e poiché ricevevano grandi stipendi dalla liberalità della loro padrona, li distribuivano anche con santa profusione per il sostentamento e il sollievo dei poveri. Dopo la morte di Costantino, rimasero al servizio dei suoi figli e furono sempre tra i loro principali ufficiali, sebbene anche Costanza fosse deceduta; ma quando Giuliano l'Apostata salì al trono, vedendo ch e questo princip Julien l'Apostat Imperatore romano persecutore dei cristiani. e aveva abbandonato il cristianesimo per tornare all'infame culto degli idoli, e che lavorava persino per ristabilirlo in tutto l'impero, rinunciarono a tutte le loro cariche e al rango che occupavano nello Stato, e si ritirarono a vita privata, non volendo avere alcun commercio con quell'imperatore, che aveva abbandonato il suo Dio per offrire sacrifici al demone.
Giuliano non era meno avido dei tesori che del sangue dei cristiani; li faceva spogliare da ogni parte dei loro beni, dicendo per scherno che, «poiché il Vangelo insegnava loro che bisognava farsi poveri per diventare perfetti, era rendere loro un segnalato servizio togliere questo impedimento alla loro perfezione». Proponendosi di arricchire alcuni dei suoi favoriti con le spoglie dei nostri due santi fratelli, ordinò a Terenziano, capitano di una delle compagnie delle sue guardie, di andare a Térentien Capitano delle guardie di Giuliano ed esecutore dei santi. trovarli e di dire loro da parte sua che, essendo suo disegno onorare i vecchi ufficiali dei suoi predecessori, desiderava che si recassero presso di lui per tenere a corte lo stesso rango che vi avevano tenuto sotto Costantino e sotto i suoi figli. Giovanni e Paolo risposero che c'era molta differenza tra quegli imperatori e Giuliano; che quei grandi principi facevano professione di essere servitori di Gesù Cristo, e che, venendo in chiesa, lo adoravano in ginocchio, dopo aver deposto la loro corona e il loro diadema; ma che quanto a Giuliano, era un apostata e un empio, che, essendo stato battezzato nella Chiesa cattolica, aveva poi abbandonato la vera religione; che così non potevano rendergli l'onore e il rispetto che avevano reso ai loro primi padroni; ma, al contrario, lo detestavano, e avevano risolto di non avere alcuna comunicazione con lui. Terenziano fece sapere questa risposta a Giuliano, il quale, infiammato d'ira, fece loro dire «che si era aspettato che lo onorassero come loro imperatore, ma che, poiché avevano l'audacia di disprezzarlo, avrebbe saputo bene come vendicarsi; che dava loro tuttavia ancora dieci giorni per deliberare su ciò che dovevano fare, e che se, passato questo termine, non si fossero piegati al loro dovere, li avrebbe puniti secondo il loro merito». I beati fratelli replicarono a questo secondo messaggio che «Giuliano avrebbe avuto motivo di lamentarsi di loro se gli avessero preferito qualsiasi altra persona mortale; ma che era a torto che si lamentava che gli avessero preferito il Re immortale e il Creatore del cielo e della terra; che del resto non avevano bisogno di dieci giorni per deliberare su questo argomento, che la loro deliberazione era già fatta e la loro risoluzione presa, e che si potevano già considerare questi dieci giorni come scaduti, perché nulla al mondo sarebbe stato capace di farli rinunciare alla religione del vero Dio, nella quale speravano di guadagnare la vita eterna».
Martirio segreto ed esecuzione
Rifiutandosi di adorare Giove, Giovanni e Paolo vengono decapitati segretamente nel loro stesso giardino per ordine dell'imperatore dal capitano Terenziano.
Furono lasciati tuttavia dieci giorni in pace, e questi Santi si servirono vantaggiosamente di questo lasso di tempo, non per nascondersi né per fuggire, ma per prepararsi al martirio con ogni sorta di opere di carità e di religione. Vendettero ciò che poterono dei loro beni e distribuirono ai poveri non solo il denaro che ne ricevettero, ma anche tutti i loro abiti e mobili preziosi; passarono gran parte di questo tempo in orazione, o a fortificare i fedeli e incoraggiarli a soffrire generosamente il martirio per Gesù Cristo. Infine, scaduto il termine, Terenziano tornò a trovarli nella loro casa, portando con sé un piccolo idolo di Giove, per obbligarli ad adorarlo. Li trovò in preghiera, in attesa solo dell'ora di dare la loro vita per la verità. Disse loro tuttavia che veniva un'ultima volta a sollecitarli a obbedire all'imperatore; che non chiedeva loro di recarsi pubblicamente nei templi a offrire sacrifici alle antiche divinità dell'impero; ma tutto ciò che desiderava da loro, per salvare i loro beni, il loro onore e la loro vita, era che si prostrassero davanti a quell'immagine e che adorassero davanti ad essa il grande Giove. «Dio non voglia», risposero i santi Martiri, «che adoriamo un demone! Giuliano può comandarci cose puramente temporali per il bene dello Stato e della sua persona; ma quando ci comanda di adorare simulacri o uomini che sono stati viziosi ed empi, o demoni, non lo riconosciamo più come signore e padrone, e abbiamo motivo di rifiutargli l'obbedienza; in una parola, non abbiamo altro Dio che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che sono un solo Dio in tre persone». Terenziano, vedendo che non poteva scalfire il coraggio invincibile di questi beati fratelli, fece scavare una fossa nel loro giardino e, alla terza ora della notte, li fece decapitare in sua presenza e seppellire segretamente nella fossa che era stata scavata per loro.
In seguito, temendo che questa esecuzione suscitasse una sedizione a Roma, fece correre la voce che Giovanni e Paolo fossero stati mandati in esilio; ma per quanto si adoperasse, non poté nascondere il loro martirio; po iché Rome Città natale di Massimiano. i demoni che erano nei corpi degli ossessi lo pubblicarono da ogni parte e confessarono persino di essere tormentati dai loro meriti. Ma ciò che lo rese più celebre fu che il figlio di Terenziano, questo crudele esecutore dell'ingiusta sentenza di Giuliano, fu anch'egli posseduto da un orribile demone, e non poté esserne liberato se non dopo che suo padre ebbe a lungo pregato e pianto sulla tomba dei santi Martiri. Il favore che ottenne per la loro intercessione fu causa della sua conversione con tutta la sua famiglia, e scrisse la storia che abbiamo appena riportato.
Martirio di san Gallicano
Esiliato ad Alessandria da Giuliano, Gallicano finì per essere messo a morte per la sua fede dal giudice Rauciano.
San Gallicano, di cui abbiamo parlato, non fu trattato con minore inumanità di san Giovanni e san Paolo. Giuliano, non potendo tollerare gli atti di carità e di misericordia che egli esercitava verso i poveri, i pellegrini e i malati, e che erano al tempo stesso la prova della santità e della verità della nostra religione, e la condanna dell'idolatria, ordinò ai suoi ufficiali di impadronirsi di quattro belle terre che egli aveva destinato al sostentamento del suo ospedale. Essi inviarono subito degli uomini a impossessarsene; ma Dio fece vedere, con un grande miracolo, che le eredità donate ai poveri sono sotto la sua protezione speciale: poiché tutti coloro che vi andarono con questo intento furono colpiti dalla febbre e crudelmente tormentati dal demonio. Giuliano, essendone informato, e avendo appreso dal demonio stesso che non si sarebbe mai potuto saccheggiare quelle terre se Gallicano non avesse sacrificato agli dei, gli inviò un ordine: o adorare gli idoli, o lasciare l'Italia. Il Santo scelse quest'ultima opzione e si ritirò ad Alessandria, dove continuò ad aiutare con tutto il suo potere i fedeli, tanto nello spirituale quanto nel temporale. Infine, quest'uomo ammirevole, che aveva rifiutato l'alleanza di Costantino, che gli avrebbe potuto dare accesso all'impero, per servire Gesù Cristo nelle sue membra, e che, in seguito, aveva anche rifiutato il vescovado di Ostia che lo si pregò molto insistentemente di accettare, fu messo a morte per la fede, dal giudice Rauciano, in una solitudine dove si era ritirato. La sua memoria è segnata nel martirologio al 25 giugno, come quella di san Giovanni e san Paolo al 26, nell'anno 362.
Culto e posterità
Il loro culto si diffuse da Roma a Poitiers e fino in Inghilterra, segnato da numerosi miracoli e dalla costruzione di santuari.
## CULTO E RELIQUIE.
La memoria di questi due illustri Martiri fu così celebre a Roma, che una chiesa vi fu edificata in loro onore vicino a quella di san Pietro; vi si fondò anche un monastero sotto il loro nome. Ve n'è ancora una oggi, costruita sul luogo della casa dei due Santi e servita dai PP. Passionisti. Nella navata di questa chiesa, si vede un piccolo spazio circondato da una grata; è lì che san Giovanni e san Paolo furono decapitati.
In Inghilterra, la loro festa era un tempo tra quelle chiamate di terza classe, vale a dire quelle in cui vi era l'obbligo di ascoltare la messa prima del lavoro; ciò è provato da una costituzione del concilio tenutosi a Oxford nel 1222.
I nomi di san Giovanni e di san Paolo sono sempre stati molto celebri nella Chiesa fin dal V secolo. Lo splendore dei loro miracoli si diffuse lontano, e san Gregorio di Tours, che scriveva nella seconda metà del VI secolo, ne parlava già come di santi rinomati in Francia per le loro reliquie, che venivano ricercate ovunque. Sant'Ilario fece costruire una chiesa a Poitiers sotto l'invocazione di san Giovanni e di san Poitiers Città dove la santa si stabilì e visse come reclusa. Paolo, dove volle essere inumato.
Questo santuario, essendo stato rovinato dai Barbari, coprì con le sue macerie la cripta dove riposava sant'Ilario. Quando queste rovine furono riedificate da san Fridolino, e il nome di sant'Ilario ebbe consacrato la nuova basilica, la Chiesa di Poitiers non volle lasciare senza onore i nomi gloriosi dei santi Martiri che aveva adottato prima di ogni altro, e fu da allora stabilito che nel giorno in cui si sarebbe celebrata ogni anno la festa della Traslazione di sant'Ilario, si aggiungesse al suo ufficio un'orazione in memoria di san Giovanni e di san Paolo.
Abbiamo completato questa biografia con le *Vies des Saints de l'Église de Poitiers*, di M. l'abate Auber; Godescard, ecc.
Vies des Saints. — TOUR VII.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.