Sant'Antelmo di Belley
7º GENERALE DEI CERTOSINI E 46º VESCOVO DI BELLEY
7º Generale dei Certosini e 46º Vescovo di Belley
Settimo priore della Grande Chartreuse e primo generale dell'Ordine, Antelmo strutturò i Certosini prima di diventare vescovo di Belley nel 1163. Difensore intrepido del papato legittimo di fronte all'Imperatore, fu un pastore devoto ai poveri e un principe temporale rispettato. La sua tomba a Belley divenne un luogo di miracoli, segnato dal segno delle lampade che si accendevano spontaneamente durante i suoi funerali.
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SANT'ANTELMO,
7º GENERALE DEI CERTOSINI E 46º VESCOVO DI BELLEY
Origini e prime dignità
Nato in Savoia nel castello di Chignin, Antelmo riceve un'educazione curata e occupa funzioni ecclesiastiche prestigiose a Belley e Ginevra.
Antelmo Anthelme Settimo priore della Grande Chartreuse e vescovo di Belley. nacque nel castello di Chignin, di cui si ammirano ancora le rovine a due leghe da Chambéry. Ebbe per padre Hardouin, gentiluomo di Savoia, dell'antica casa di Migain, e per madre una dama di nascita non meno illustre. Ricevette nella sua giovinezza tutte le istruzioni convenienti alla sua età e alla sua qualità; così fece grandi progressi nella virtù così come nelle scienze; fu presto giudicato capace di possedere alcune dignità nella Chiesa; due vescovi se lo contesero per così dire e cercarono di legarlo alla loro chiesa: fu nominato sacrestano della cattedrale di Belley, principale dignità di quell a chie Belley Diocesi di origine e luogo di insegnamento del santo. sa, e prevosto del capitolo di Ginevra. Antelmo fissò la sua residenza a Belley, dove impiegò le rendite del suo ricco patrimonio e dei suoi benefici per trattare liberalmente i suoi numerosi amici, per ricevere gli stranieri, per soccorrere i poveri.
L'ingresso alla Certosa
Dopo aver ricevuto il sacerdozio, Antelmo si ritira nel monastero di Portes e poi alla Grande Chartreuse, abbracciando la regola di San Bruno.
Sebbene il nostro Santo conducesse una vita regolare, persino edificante, rifletté sul fatto che non faceva abbastanza per Dio né per la propria anima. Il sacerdozio che ricevette nel 1135 e gli esempi dei religiosi vicini, che visitava spesso dal 1132, gli ispirarono sempre più il desiderio della perfezione.
Essendo un giorno andato a visitare, con un suo amico, i Certosini del monastero di Portes, il Priore, chiamato Bernardo di Varin, religioso di grande virtù, li accolse con molta benevolenza e parlò loro così a proposito e con tanto zelo dei vantaggi della vita solitaria e delle ricompense che Dio accorda a coloro che hanno vissuto santamente, che Antelmo, il cui cuore era già disposto a ricevere il buon seme, ne fu vivamente toccato. Ispirato da Dio, formò il proposito di lasciare il mondo e tutto ciò che possedeva, e di farsi religioso nella casa dove vedeva esempi così belli di virtù: ne chiese l'abito, abbracciò la Regola di San Bruno, fece professione con uno zelo che edificò tutti e fu presto considerato un modello di grande perfezione.
Le virtù straordinarie che apparvero in Antelmo lo fecero desiderare dai religiosi della Grande Chartreuse, dove all ora vi erano poch Grande-Chartreuse Luogo di ritiro di Goffredo nel 1114. issimi soggetti. Sei monaci e novizi erano appena stati uccisi da una valanga che aveva quasi interamente distrutto la Grande Chartreuse; fu questo che spinse Ugo, vescovo di Grenoble e poi arcivescovo di Vienne, che aveva lavorato con san Bruno all'istituzione di quest'Ordine, a pregare il superiore di Portes di inviarvi il nostro giovane professo, poco tempo dopo aver pronunciato i suoi voti. Egli fece ciò che l'obbedienza esigeva da lui: trascorse diversi anni in quella casa, mostrandovisi un esempio vivente di tutte le virtù monastiche. Poiché aveva una grande estensione di spirito e molta penetrazione negli affari, fu stabilito procuratore della casa; adempì ai doveri di questo ufficio con una vigilanza e un'edificazione che lo fecero ammirare da tutti, lavorando agli affari temporali in modo tale che le sue cure non pregiudicassero in nulla gli affari spirituali della sua salvezza e della sua perfezione.
Settimo priore e primo generale
Eletto priore nel 1139, ricostruisce il monastero, unifica gli statuti dell'Ordine e fonda il ramo femminile dei Certosini.
Ugo I, che era succeduto al beato Dom Guigo nella carica di priore nel 1139, si dimise volontariamente lo stesso anno e desiderò essere sostituito da Antelmo, che fu infatti eletto settimo priore della Grande Chartreuse.
Questo obbediente solitario, non avendo potuto trovare i mezzi per sottrarsi a un incarico così gravoso, iniziò ad adempiere al suo ufficio con tutta la vigilanza che ci si poteva attendere.
Egli restaurò innanzitutto le rovine del monastero, lo circondò con un muro di cinta, fece costruire acquedotti per portarvi l'acqua da molto lontano, fece dissodare boschi e si prese grande cura delle fattorie, degli ovili e di tutto ciò che dipendeva da quella comunità. In seguito, volgendosi verso lo spirituale, mostrò una tale fermezza nel governo del monastero che tutte le altre case dell'Ordine, avendone conoscenza, risposero in anticipo alle sue giuste intenzioni, riformando tutto ciò che poteva esservi di irregolare, senza attendere il tempo delle visite di questo degno superiore; di modo che ebbe presto la consolazione di vedere ovunque l'instaurazione di una regolarità molto esatta. Ci si sottometteva tanto più volentieri alle leggi del suo governo, in quanto si era persuasi che egli fosse d'altronde colmo di una grandissima bontà verso tutti i suoi sudditi, che considerava come suoi figli; in effetti, provvedeva con una cura veramente paterna a tutti i loro bisogni corporali e a tutto ciò che poteva far loro piacere, senza pregiudicare gli interessi della loro perfezione: ciò che gli attirava la fiducia e l'amore di tutti i suoi religiosi.
Fu sotto di lui che l'Ordine dei C Ordre des Chartreux Ordine religioso accolto da Engelberto a Colonia. ertosini si diffuse in Francia e all'estero con tanta rapidità. Fondò nuove case; fece adottare a tutte gli statuti redatti dal beato Dom Guigo. Fino ad allora le Certose erano state indipendenti le une dalle altre e sottomesse ai vescovi diocesani. Antelmo riunì un capitolo generale che fu il primo dell'Ordine e dove si riunirono tutti i priori: quello della Grande Chartreuse fu riconosciuto come capo delle altre case. Si può dunque considerare il nostro Santo come il primo generale dei Certosini, sebbene sia il settimo priore della Certosa di Grenoble.
Sollecitato da sante donne, che volevano vivere in comunità sotto la Regola di San Bruno, Antelmo incaricò il beato Giovanni lo Spagnolo di redigere per loro degl i statuti. Tale Jean l'Espagnol Religioso incaricato di redigere gli statuti delle monache certosine. fu l'origine delle Certose, il cui fervore si è mantenuto fino alla rivoluzione del 1792.
Difensore del legittimo papato
Antelmo svolge un ruolo politico di primo piano sostenendo papa Alessandro III contro l'imperatore Federico Barbarossa durante lo scisma del 1159.
La reputazione dell'alta saggezza di quest'uomo grande si diffuse ovunque, e si veniva da ogni parte per consultarlo. Egli fece così molte conquiste a Gesù Cristo: ebbe la consolazione di contare in questo numero suo padre, uno dei suoi fratelli, che si era fatto un nome in Terra Santa tra i Crociati, e l'illustre Guglielmo, conte di Nivernais. Tutti e tre abbandonarono l'abito secolare, calpestando gli interessi della terra, per seguirlo nel deserto; il suo altro fratello lo aveva preceduto lui stesso alla Certosa. Gli abati e i vescovi, così come le persone di minor distinzione, si facevano un piacere di ricevere e seguire i suoi consigli; egli li dava in piena libertà e, non facendo preferenze di persone, rimproverava audacemente a ciascuno i vizi di cui sapeva che era accusato. Questo modo di agire e di parlare con fermezza, che costituiva il carattere principale del suo spirito, gli suscitò grandi nemici: alcuni dei suoi religiosi furono di questo numero e lo accusarono presso papa Eugenio III; ma il grande san Bernardo prese la sua difesa e la sua innocenza fu riconosciuta. Tuttavia, questi turbamenti fecero rimpiangere al nostro Santo più che mai le dolcezze e la sicurezza spirituale di semplice religioso. Si dimise dal generalato nel 1152, dopo dodici anni di una penosa e gloriosa amministrazione.
Antelmo, essendosi ritirato, credeva di godere a lungo della felicità della vita privata; ma Dio, che lo destinava come una fiaccola a illuminare gli altri, lo fece presto uscire dal suo ritiro, ispirando ai suoi superiori di affidargli il governo del monastero di Portes, al posto di Dom Bernardo, che ne usciva; l'obbedienza sola gli fece accettare questo nuovo peso. Prese dunque conoscenza dello stato degli affari; e, avendo trovato somme di denaro abbastanza ingenti e abbondanza di grano e di provviste, cominciò col farne distribuzioni ai poveri e alle case religiose che erano nel bisogno, e ristabilì questa casa nel primo spirito di povertà che era conveniente al suo Ordine. Nella carestia che desolò il Bugey in quell'epoca, questo nuovo Giuseppe salvò la contrada con distribuzioni di grano che Dio moltiplicava tra le sue mani. Visse due anni in questo monastero, nell'esercizio di tutte le virtù religiose, facendo apparire nella sua persona un perfetto modello di perfezione, esercitandosi nelle più severe pratiche della mortificazione dei chiostri: vi aggiungeva un'orazione continua, nella quale attingeva quelle sublimi conoscenze e quei ricchi consigli che distribuiva a coloro che venivano a chiedergli i mezzi per salvarsi.
Alla fine di due anni, Antelmo ottenne di essere sollevato dalla sua dignità e ritornò alla sua antica cella della Grande Chartreuse (1155). Vi godeva le dolcezze della contemplazione, quando si trovò costretto a dare le sue cure e i suoi consigli per gli interessi della Chiesa, nella grande questione dello scisma che sorse, l'anno 1159, quando Alessandro III, essendo stato eletto papa per vie legittime, l'antipapa O Alexandre III Papa che ha proceduto alla canonizzazione di Bertrando a Tolosa. ttaviano si stabilì con la violenza sulla sede di san Pietro, sotto il nome di Vittore IV, e volle sottomettere la Chiesa romana alla tirannia dell'imperatore Federico Barbarossa. Questo scisma avendo diviso qua si tutto l'Occidente Frédéric Barberousse Imperatore di cui un ufficiale chiese la mano di Rosana. , Antelmo, la cui scienza e il cui merito erano noti, essendo sollecitato a intervenire in questa grande questione e a sostenere il buon diritto del vero Papa, vi si impegnò con tutte le sue forze. Si associò dunque un religioso chiamato Goffredo, abate di Hautecombe, dell'Ordine di Cîteaux, il quale era molto dotto e molto eloquente; lavorarono insieme per sostenere Alessandro nei suoi diritti e, grazie alle loro cure, tutto l'Ordine dei Certosini, i religiosi di Cîteaux e, al loro esempio, un'infinità di altri, riconobbero Alessandro come sovrano Pontefice. Le minacce dell'imperatore Federico contro Antelmo, che sapeva essergli contrario, non fecero minimamente cambiare questo intrepido difensore della buona parte; cosicché si vide in poco tempo la Francia, la Spagna e l'Inghilterra dichiararsi apertamente per il Papa legittimo: ciò che causò una gioia generale e una pace che si desiderava da molto tempo nella Chiesa.
Vescovo e principe di Belley
Nominato vescovo di Belley nel 1163, riforma il suo clero, protegge i poveri e ottiene la sovranità temporale sulla città.
Il felice successo della negoziazione di Antelmo, nella distruzione dello scisma di cui abbiamo appena parlato, non fece che accrescere la stima che tutti avevano già concepito per la sua saggezza e la sua grande capacità; tanto che, essendo rimasta vacante la sede episcopale della città di Belley, e contesa da due concorrenti che si ritenevano ugualmente indegni, il papa Alessandro, su sollecitazione dei più saggi del clero di quella diocesi, nominò Antelmo. Il nostro santo Certosino, che godeva allora, nel ritiro della sua cella, di tutte le delizie che un vero solitario ha in sorte, essendo stato avvertito di ciò che accadeva e della sua nomina all'episcopato, credette, per evitare questa alta dignità, che la cosa più sicura per lui fosse fuggire e andare a nascondersi: questo è ciò che fece, piuttosto che attendere i deputati che dovevano venire ad annunciargli la notizia della sua elevazione.
Lo si cercò ovunque: lo si trovò infine, e gli si mostrò la necessità in cui si trovava di obbedire ai suoi superiori, e soprattutto al sovrano Pontefice, che lo aveva nominato per occupare la sede episcopale della chiesa di Belley; ma questo umile religioso, non credendo affatto di avere le qualità necessarie per sostenere il peso di questa dignità, non poté acconsentire alle ragioni che gli furono esposte; si ottenne solo da lui che sarebbe andato a esporre i suoi motivi al sovrano Pontefice: cosa che fece, ma senza successo, poiché il Papa, avendo ascoltato e pesato tutte le difficoltà, gli ordinò di sottomettersi e di accettare l'episcopato, e volle consacrarlo lui stesso il giorno della Natività della Santa Vergine, l'anno 1163.
Antelmo, avendo riconosciuto l'ordine di Dio nella volontà espressa del vicario di Gesù Cristo, si recò alla sua chiesa di Belley, dove fu ricevuto con un applauso generale. Si applicò alle funzioni di un vero pastore, con tutta la vigilanza e tutto il vigore di cui era capace. Prima di lavorare per riformare i disordini del suo popolo, giudicò necessario iniziare esaminando i costumi di tutti coloro che componevano il suo clero; usò dapprima le vie della dolcezza, per far rientrare nel loro dovere coloro che se ne erano allontanati; ma, avendo notato che alcuni di questi sacerdoti, abusando della sua troppa bontà, trascuravano di approfittare dei suoi caritatevoli avvertimenti, ne privò cinque o sei di tutte le funzioni sacerdotali, e li fece così rientrare nel loro dovere, così come molti altri, che approfittarono della giusta severità di questo degno pastore.
Avendo così messo ordine nella casa di Dio, si sentì più forza per giudicare il suo popolo; ne riconobbe dapprima i disordini, predicò contro i vizi pubblici e fece sagge correzioni segrete a coloro i cui disordini non erano noti a tutti. Aveva una cura particolare per i poveri, le vedove e gli orfani: ne sosteneva gli interessi con ardore contro coloro che abusavano della loro autorità per opprimerli. Sebbene fosse amico della pace, e cedesse volentieri ciò che poteva abbandonare, senza ferire la sua coscienza, sapeva tuttavia conservare i diritti della Chiesa e della sua dignità, quando lo giudicava necessario. Aveva appena ricevuto due grandi segni di considerazione. Il papa Alessandro III gli aveva, nel 1169, affidato la missione di recarsi in Inghilterra per porre fine ai lunghi dibattiti che dividevano il re Enrico II e l'arcivescovo Tommaso di Canterbury; d'altro canto, l'imperatore di Germania, Federico Barbarossa, rendendo giustizia al merito di Antelmo, che gli aveva fermamente resistito in favore del Papa legittimo, gli diede con bolle d'oro, datate 24 marzo 1175, con il titolo di principe del Sacro Romano Impero, dei privilegi molto estesi; lo investì della sovranità della città di Belley e delle sue dipend enze. Umber Humbert III Principe di Savoia in conflitto con Antelmo sui diritti della Chiesa. to III, principe di Savoia, da cui dipendeva il Bugey, non vide senza gelosia questi privilegi: li violò facendo imprigionare un sacerdote della diocesi di Belley. Antelmo, avendolo vanamente reclamato, lo fece mettere in libertà da Guglielmo, vescovo di Saint-Jean-de-Maurienne; ma questo sfortunato sacerdote fu poco dopo assassinato dalla gente del prevosto del principe Umberto. Antelmo ricorse allora alla spada dell'anatema. Umberto, scomunicato, fece appello a Roma e, a forza di istanze e di falsi rapporti, ottenne l'assoluzione dalla Santa Sede. Allora trionfante, continuò le sue vessazioni; per sfuggirvi, questo santo vescovo si ritirò alla Grande Chartreuse: ma il suo popolo, inconsolabile per questa partenza, ottenne dal Papa delle lettere che obbligarono Antelmo a tornare. Umberto, avendolo da allora minacciato di tradurlo davanti a un tribunale secolare, il nostro Santo si accontentò di citarlo al tribunale di Gesù Cristo; il conte non osò esporsi all'esito di un tale giudizio. Colto da timore, bagnato di lacrime, venne a gettarsi ai piedi del santo prelato che era malato, promise con giuramento di riparare i suoi torti, di essere d'ora in poi il protettore della sua Chiesa, e finì per ottenere un perdono che fu accompagnato da una benedizione particolare per lui e la sua famiglia. Il Santo, in quel momento, gli augurò e gli annunciò un figlio; e, in effetti, il principe Umberto, afflitto di avere solo una figlia, non tardò a rallegrarsi della nascita di un futuro successore, che regnò dopo di lui sotto il nome di Tommaso I.
Ultimi giorni e segni celesti
Muore nel 1178 dopo aver soccorso il suo popolo durante una carestia; delle lampade si accendono miracolosamente durante i suoi funerali.
Lo zelo con cui Antelmo, in un'età molto avanzata, sosteneva tante fatiche in mezzo a tante altre sollecitudini, era ammirato come un prodigio di cui il cielo gratificava le sue pecorelle, piuttosto che il Santo stesso, poiché una vita così lunga era tutta impiegata nelle cure della più tenera carità.
Tuttavia Dio volle concedergli la corona promessa all'«economia fedele e prudente che egli aveva stabilito sulla sua famiglia per distribuire a ciascuno la sua misura di grano a suo tempo».
L'anno 1178 fu per il Bugey un anno di carestia e di miseria. Antelmo era occupato a distribuire viveri ai disgraziati abitanti di tutte le contrade vicine, quando il sovrano Giudice venne a visitarlo in una malattia da cui non doveva guarire. «Beato quel servo che il suo padrone, al suo arrivo, troverà ad agire in tal modo!»
Una febbre ardente colse il nostro Santo nella sua città episcopale, e la violenza del male lo condusse prontamente alle porte della morte; egli la vide avvicinarsi come una liberatrice che stava per renderlo alla sua vera patria. Lui solo, in quel momento, conservò la calma. Il suo capitolo, i suoi amici, i notabili della città, i suoi domestici scoppiavano in lacrime attorno al suo letto, mentre egli li benediceva. Non piangevano soltanto la sua morte, poiché essa doveva condurlo a una vita migliore, ma costava loro separarsi da quel virtuoso prelato, da quel buon maestro. Rifiutò di fare testamento, perché, diceva, un religioso non possiede nulla di proprio, un vescovo non è che il dispensatore dei beni della sua Chiesa. Non saprebbe dunque disporne nel momento in cui la morte viene a togliergliene l'amministrazione. Come il discepolo prediletto, esortò le persone che lo circondavano a vivere in una grande carità, e a rimanere sempre unite dai vincoli della pace; infine, rese l'anima a Dio in mezzo alle litanie e alle preghiere che si recitavano accanto al suo letto, e andò, il 26 giugno 1178, a ricevere la corona d'immortalità che aveva così giustamente meritata. Aveva settantadue anni, di cui ne aveva passati più di trenta nel chiostro e quindici nell'episcopato. Il lutto fu generale nella diocesi di Belley; ognuno piangeva come se avesse perduto suo padre.
Mentre la città di Belley è immersa in questo dolore profondo, il corpo del Santo è rivestito dell'abito di Certosino che portò sempre; e adornato della mitra, della croce pastorale, dell'anello, del bastone pastorale, rimane parecchi giorni esposto allo sguardo del pubblico; in seguito è posto in una tomba preparata all'ingresso del coro della cattedrale, sotto il crocifisso. In quel momento tutte le braccia avvolgono quella bara dove riposa l'oggetto della tenera venerazione dei grandi della terra, dei ricchi, dei poveri, dei vecchi, dei giovani. Ci si precipita su quel deposito sacro; vi si applicano oggetti di devozione, panni che si conservano preziosamente. Le madri inclinano i loro figli su quel legno che si teme di veder scomparire, e ognuno si ritira nel fremito e nei singhiozzi che eccitano le estreme calamità.
Per calmare tanti rimpianti, Dio avverte miracolosamente la città di Belley che essa ha un protettore nel cielo.
Nel momento in cui ci si dispone a deporre il corpo di sant'Antelmo nel monumento, una delle tre lampade poste di fronte al crocifisso come simbolo dell'adorabile Trinità, e che si accendevano solo nelle grandi feste, brillò spontaneamente di una viva chiarezza. Tutti gli spettatori, stupiti, la consideravano con attenzione. Allo stesso istante, le altre due furono anch'esse accese miracolosamente, e gettarono una luce abbagliante e soprannaturale. Questo fatto è attestato da autori contemporanei, che concordano tutti nel modo di raccontarlo.
Gli abitanti di Belley fecero porre questa iscrizione vicino alla tomba del loro vescovo tanto rimpianto e del loro protettore:
Deo optimo, maximo, B. Anthelmo thaumaturgo, libertatis ecclesiasticem strenu vindici, Cartusim majoris VII priori, totiusque ordinis item VII generali præpositio, sacri imperii principi, civitatis Bellicii XLVI præsuli, primo dynastæ et tutelari pientissimo, cives bellicenses, illius devotissimi clienteli D. D.
Hactenus illissum per bella, incendia, pestes, Bellicium hae, Anthelme, tibi debera fatetur; Et ne nulla tibi referatur gratia posthac, Urbs tua perpetuus voto tibi sacrat honoros.
Al Dio perfettissimo, grandissimo, al B. Antelmo il Taumaturgo, zelante difensore delle libertà della Chiesa, settimo priore e settimo generale dei Certosini, principe del Sacro Impero, quarantaseiesimo vescovo, primo signore e protettore zelante di Belley; i cittadini di questa città, i suoi devoti clienti, gli hanno eretto questo monumento.
«Se Belley esiste dopo guerre, incendi e pestilenze, confessa, Antelmo, che lo deve alla vostra protezione; ma affinché la posterità non perda mai il ricordo di un così grande beneficio, la vostra città proclama per sempre il vostro culto con un voto solenne».
Culto e destino delle reliquie
Le sue reliquie, riconosciute intatte nel 1630, sopravvivono alle profanazioni della Rivoluzione francese grazie alla devozione degli abitanti di Belley.
## CULTO E RELIQUIE.
Non appena il corpo di sant'Antelmo fu deposto nella cattedrale di Belley, i fedeli non cessarono di recarsi alla sua tomba per chiedere favori, e tornavano sempre annunciando qualche miracolo ottenuto per sua intercessione.
Più di quattrocento anni dopo la sua morte, uno dei suoi successori, Jean de Passelzigue, cedendo al desiderio dei Certosini e di tutta la diocesi di Belley, oltre che alla propria devozione, decise di dichiarare il santo vescovo, già inserito nel martirologio diocesano, protettore della città e della diocesi di Belley. Il 26 giugno 1630 si procedette al riconoscimento delle sante reliquie, alla presenza della folla accorsa per contemplare questo degno oggetto della sua tenera venerazione. Un grido di gioia, seguito dal silenzio di un'ammirazione tutta religiosa, si levò quando, all'apertura del sepolcro, un odore soave si diffuse nella chiesa; lo stupore aumentò quando si vide che «Dio, che veglia sulla conservazione delle ossa dei suoi Santi», aveva preservato il corpo del suo fedele servitore dalla corruzione della tomba, e che le sue vesti non erano state quasi per nulla danneggiate. Queste spoglie gloriose, racchiuse in un'urna riccamente ornata, furono portate con pompa attorno alla città, nel mezzo di una processione composta dal vescovo in abiti pontificali, dal capitolo, dagli Ordini religiosi, dai notabili di Belley e dei dintorni, e da un numero prodigioso di fedeli accorsi da tutte le province vicine per implorare la protezione del santo vescovo. La confraternita di Sant'Antelmo circondava l'urna. Gli autori contemporanei, testimoni di questo trionfo, assicurano che la folla distoglieva lo sguardo dall'oggetto della sua venerazione solo per contemplare questa società modesta e pia, formata in quel grande giorno in onore di sant'Antelmo, di cui ha imitato a lungo le virtù. Quando l'urna, portata da quattro canonici, giunse alla cappella preparata per riceverla, monsignor de Passelaigue la pose su un altare di marmo che era stato predisposto.
Ciò che vi fu di più ammirevole in quel giorno solenne furono i miracoli che vi si operarono: zoppi furono raddrizzati, ciechi recuperarono la vista e un gran numero di altri malati, guariti da diverse infermità, correvano qua e là, ebbri di gioia, pubblicando le lodi di Dio e la potenza del grande taumaturgo.
Da quell'epoca, la devozione al santo vescovo di Belley si estese lontano. La sua cappella fu così frequentata e i miracoli vi si moltiplicarono a tal punto dopo questa traslazione, che un volume non basterebbe per elencarli tutti. La città di Belley, che possiede il deposito sacro del corpo del suo potente protettore e che aveva appena reso onori così religiosi, dovette provare per prima l'effetto della sua potenza tutelare. In quell'epoca, il più terribile flagello di Dio, la peste, spopolava le province vicine. Belley ne era minacciata da vicino: già le devastazioni erano iniziate nei sobborghi. Si espose allora l'urna di sant'Antelmo, coprendosene come di uno scudo potente per mettersi al riparo dai colpi dell'ira di Dio. Essa fu circondata dai pii abitanti di questa città, che furono preservati miracolosamente da quel pressante pericolo.
Tutti i vescovi di Belley presero successivamente la parte più viva al culto e alla festa di sant'Antelmo. Monsignor Gabriel Cortois de Quincey, uno dei più degni successori di tanti illustri pontefici, fu lo zelatore del suo culto e il fedele imitatore di questo grande modello durante i quarant'anni in cui sedette sul trono pontificale di Belley. Questo venerabile prelato riconosceva di dovergli la vita. Per adempiere al voto che gli aveva fatto mentre stava per perire attraversando il fiume Ain, riffece la sua cappella nel 1793 e la decorò con quadri il cui merito e valore non poterono tuttavia preservarli dal furore degli iconoclasti del XVIII secolo. Fece costruire un altare in marmo bianco, rivestì il corpo santo di un sorriso magnifico e di un ornamento ricamato in oro. Da quel momento, il concorso dei fedeli continuò con una nuova affluenza.
Ma una rivoluzione empia arrestò presto questo culto pio e nazionale. Il 6 dicembre 1793, mani sacrileghe, dopo aver profanato l'asilo sacro dove Antelmo era onorato, rimossero dall'altare l'urna che racchiudeva il corpo del Santo e si disposero a portarla sulla piazza pubblica per darla alle fiamme. La notizia dello spostamento dell'urna che conteneva il corpo santo mise la città di Belley in uno stato di stupore; alcuni accorsero, spinti dalla rabbia dell'impunità; altri attratti dalla curiosità e dal desiderio di contemplare il corpo del santo prelato. Questi ultimi riuscirono a sottrarre furtivamente vari lembi delle tele che lo avvolgevano e alcune ossa che conservarono con venerazione. Fu durante questi frangenti che un empio separò la testa del Santo per mostrarla con derisione, poi la infranse sul selciato proferendo queste parole: «Se sei Santo, dimostralo!». Pochi giorni dopo questa imprecazione, tumori spaventosi gli sorsero attorno al collo. Conservò questa infermità disgustosa fino alla fine della sua vita, che durò ancora ventitré anni. Tutta la città credette di scorgere in questo evento un castigo del cielo, dove la misericordia si unisce alla giustizia, poiché quest'uomo, toccato da un sincero pentimento, tornò a sentimenti cristiani, diede prove della più toccante devozione a sant'Antelmo e morì in disposizioni che fanno sperare che abbia trovato grazia al tribunale della giustizia di Dio.
Tali furono gli orrori di quella giornata disastrosa. Quei rapaci rimossero l'urna e le ricchezze di cui era ornata; ma il deposito sacro che essa racchiudeva, protetto da sentinelle inviate un momento dopo per fermare le profanazioni che abbiamo appena deplorato, sfuggì al loro sacrilego furore. Cristiani devoti riunirono le ossa sparse e conservarono alla città di Belley la reliquia venerata del suo santo vescovo, nascondendola nella sacrestia, sotto il pavimento, vicino al grande pilastro che sostiene la volta.
Non appena la pace fu resa alla Chiesa di Francia dal concordato del 1801, la chiesa di Belley fu di nuovo consacrata al culto cattolico. La diocesi, secondo gli accordi presi tra il sovrano Pontefice e il capo della nazione francese, fu riunita nel 1802 a quella di Lione. Allora il signor Tenand, antico parroco di Belley, fu reso ai desideri del suo popolo caro. La sua prima cura fu di scoprire il corpo del santo vescovo; il religioso zelo dei fedeli non tardò a fargli conoscere il luogo che celava quel prezioso deposito. Si preparava a esporlo alla venerazione del popolo cristiano, quando morì il 27 luglio 1806. Il suo successore espresse lo stesso desiderio a nome della città di Belley. Fu nominata una commissione. Con un consiglio di medici e chirurghi stabilì l'identità delle ossa di sant'Antelmo; il 2 agosto dello stesso anno, questa informazione fu pubblicamente ratificata. In seguito, questi preziosi resti furono racchiusi e sigillati in un cofanetto di legno, che fu depositato nella cappella del Santo. Infine, l'8 giugno 1813, il cardinale Fesch, arcivescovo di Lione, riconobbe le sante reliquie e le sigillò con le sue armi. L'urna fu riportata in processione nella cappella detta di Sant'Antelmo e racchiusa in un armadio a sinistra dell'altare; l'arcivescovo conservò un osso del santo confessore, di cui arricchì il tesoro della primaziale di Lione.
È una pia credenza nel paese che sant'Antelmo non fu estraneo al ristabilimento della diocesi di Belley, nel 1817. Il primo vescovo, monsignor Devie, che prese possesso di questa sede nel 1823, verificò le reliquie di sant'Antelmo alla presenza di un gran numero di testimoni, tra i quali si trovava il signor Rey, vicar io genera Mgr Davie Vescovo di Belley nel XIX secolo, restauratore del culto di Antelmo. le di Chambéry, poi vescovo di Annecy: monsignor Devie gli donò una costola del Santo per la parrocchia di Chignin, in Savoia; più tardi, ristabilì la confraternita di Sant'Antelmo, le cui disposizioni furono approvate da papa Leone XII con ricche indulgenze. Nel 1829, martedì 30 giugno, ebbe luogo una traslazione solenne delle reliquie del Santo nella sua cappella restaurata: quattrocento sacerdoti e più di diecimila persone assistettero a questa bella cerimonia. Monsignor Devie istituì una novena annuale in onore di sant'Antelmo, che avrebbe avuto inizio la sera del 17 giugno. Stabilì ancora che la terza domenica di ogni mese, la prima messa parrocchiale, durante la quale si tiene un'omelia, fosse in futuro celebrata nella cappella di Sant'Antelmo, e che il 27 giugno di ogni anno, tutti i bambini fino all'età della ragione fossero condotti alla cattedrale, e che il vescovo, circondato da un grande apparato, li benedicesse e li consacrasse a sant'Antelmo.
L'urna nella quale riposano oggi le reliquie del Santo è quella che monsignor Devie fece confezionare; è in legno, color mogano, a forma di tomba e con ornamenti dorati. Attraverso due grandi vetrate si vede il corpo del Santo rivestito di una cappa di drappo d'oro riccamente bordata. È un tributo di venerazione e di riconoscenza offerto a sant'Antelmo, nel 1835, dal signor Gauchy, segretario archivista della Camera dei Pari.
Ci siamo serviti, per completare questa vita, dell'Histoire hagiologique du diocèse de Belley, di monsignor Depéry.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita al castello di Chignin nel 1106
- Ordinazione sacerdotale nel 1135
- Professione religiosa presso la Certosa di Portes
- Eletto 7° priore della Grande Chartreuse nel 1139
- Primo Capitolo generale dell'Ordine certosino
- Dimissioni dal generalato nel 1152
- Sostegno a papa Alessandro III contro l'antipapa Ottaviano (1159)
- Consacrazione episcopale da parte del Papa nel 1163
- Investitura a Principe del Sacro Romano Impero nel 1175
- Morto all'età di 72 anni nel 1178
Miracoli
- Moltiplicazione del grano durante la carestia nel Bugey
- Accensione spontanea di tre lampade durante i suoi funerali
- Incorruttibilità del corpo constatata nel 1630
- Guarigioni di ciechi e zoppi durante la traslazione
- Preservazione di Belley dalla peste
- Punizione miracolosa (tumori) dell'empio che ne infranse il cranio nel 1793
Citazioni
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Beati coloro che rifiutano la familiarità del mondo, disprezzano le sue gioie passeggere e fuggono la sua compagnia.
S. Anthelme, Medit., cap. XXI