Originario del Périgord, Cibardo rinuncia a una carriera amministrativa per diventare monaco a Issigeac e poi recluso ad Angoulême nel VI secolo. Celebre per i suoi miracoli e la sua carità verso i prigionieri, visse trentanove anni in una grotta sotto la direzione spirituale di sant'Aptonio. È il santo patrono di Angoulême, dove le sue reliquie furono venerate fino alle guerre di religione.
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SAN CIBARDO O EPARCHIO, SOLITARIO,
NELLA DIOCESI DI ANGOULÊME
Origini e vocazione monastica
Nato nel Périgord in una famiglia gallo-romana, Cybard abbandona una promettente carriera amministrativa per unirsi al monastero di Sessac.
San Cybard, una delle glorie dell a diocesi di Angoul diocèse d'Angoulême Città dove Astier ha ricevuto la sua formazione monastica. ême, nacque nel Péri Périgord Regione di nascita del santo. gord, verso l'anno 504, da una famiglia gallo-romana. Suo padre si chiamava Felice, e aveva anche il soprannome di Auriolus; sua madre si chiamava Principia, e il suo avo paterno Felicissimo. Quest'ultimo er a stat Clovis Primo re dei Franchi convertito al cattolicesimo. o stabilito da Clodoveo, conte o governatore di Périgueux, quando in seguito alla battaglia di Vouillé (Voulon), questo re aveva liberato tutto il mezzogiorno della Gallia dal giogo dei Visigoti ariani. Fu presso questo alto funzionario che il giovane Cybard venne, all'età di diciotto anni, a iniziarsi ai segreti dell'amministrazione; e senza dubbio, il vecchio conte, nel ricevere gli utili servizi di suo nipote, si lusingava di averlo un giorno come successore. Ma i pensieri del nostro Santo erano ben lontani da questo sorridente avvenire, poiché più vedeva il mondo e i suoi piaceri, e più ne sentiva il disgusto e la vanità, più penetrava nell'imbarazzo e nelle difficoltà degli affari pubblici, e più la sua delicatezza di coscienza se ne allarmava, così come la sua umiltà ne fuggiva lo splendore e gli onori. Lo stato monastico era l'oggetto di tutti i suoi voti; perciò approfittò di una circostanza felice per lasciare segretamente la città e la casa paterna, e andare al monastero di Sessac (Sedaciacum ) a gettarsi ai p saint abbé Martin Abate del monastero di Sessac che accolse Cybard. iedi del santo abate Martino, supplicandolo di ammetterlo nel numero dei suoi religiosi. Questa ammissione non era senza difficoltà, a causa dell'opposizione della sua famiglia: ma, dice lo storico contemporaneo, la misericordia di Dio intervenne, senza dubbio calmando il dolore dei suoi genitori, e facendoli acconsentire, sebbene a malincuore, alla felicità del loro figlio.
Vita monastica e primi miracoli
A Sessac, si distingue per il suo ascetismo rigoroso e un'armonia mistica con la natura, illustrata da miracoli che coinvolgono gli animali.
Era infatti la felicità che Eparchio aveva trovato sotto il tetto di un umile monastero; e le dure prescrizioni della Regola gli divennero fin dai primi giorni dolci e facili, perché le osservò sempre con amore e fedeltà. Aveva allora trentatré anni, e le forze del corpo assecondando l'ardore dello spirito, accettava di buon cuore e adempiva valorosamente i duri lavori ai quali era assoggettato. Ma se era in ciò l'edificazione dei religiosi, non lo era meno di quella dei secolari che venivano al monastero, poiché vedevano in lui un uomo cresciuto nello sfarzo e nella mollezza delle grandi case, coprirsi di un abito povero, attendere ai lavori dell'agricoltura, accontentarsi, verso la fine del giorno, di un po' di pane e di verdure, e dopo le fatiche della giornata, dedicare ancora alla preghiera la parte migliore della notte. Un tale spettacolo è sempre stato potente sulle anime; e ancora oggi, questa povertà e questo lavoro volontario che si uniscono nei Trappisti alla più grande austerità della penitenza monastica, conciliano loro il nostro rispetto e le nostre simpatie. Quanto al nostro Santo, tutto dedito ai suoi doveri, non studiava che a rendersi sconosciuto agli uomini, e gemeva davanti a Dio per l'alta rinomanza che la sua eminente virtù cominciava ad attirargli. Si diceva, infatti, che gli animali si mostrassero docili alla sua voce, e che questo privilegio fosse la ricompensa della sua dolcezza e della sua innocenza. Così, era stato visto fermare ai margini di un bosco una giovane cerva che era venuta a baciargli le mani e non era fuggita se non dopo aver ricevuto la sua benedizione. Un'altra volta, era un uccello, una madre posata sulla sua tenera covata, e che, spaventata al suo avvicinarsi, stava per volare via, quando egli le chiese di attenderlo. L'uccello non si mosse, e Eparchio poté a suo agio accarezzare la madre e i piccoli, ma, si presume bene, senza attentare alla loro libertà.
L'arrivo ad Angoulême
Fuggendo la propria fama, Cybard lascia Sessac e si stabilisce ad Angoulême sotto la protezione del vescovo Aptone.
D'altra parte, i malati che venivano al monastero in cerca di cure non lodavano solo quelle che la sua carità prodigava loro, ma pubblicavano le guarigioni che attribuivano ai suoi meriti, e che egli stesso si sforzava invano di nascondere. Ma fu proprio questa reputazione di santità che gli divenne presto insopportabile e che, dopo un soggiorno di cinque anni, lo decise a lasciare il suo monastero. A quell'epoca, la professione monastica non comportava affatto il voto di stabilità. San Benedetto aveva appena iniziato a introdurlo nella sua Regola, ed era ancora sconosciuto nei monasteri delle Gallie. Così un monaco, purché rimanesse fedele alle leggi comuni della sua professione, poteva passare da una casa all'altra, e persino abbandonare la vita cenobitica per abbracciare quella dei reclusi o anacoreti. Fu dunque con un prudente uso di questa libertà che il nostro Santo, avendo segretamente lasciato il monastero di Sessac, si mise alla ricerca di una solitudine che potesse convenire ai suoi disegni, vale a dire nasconderlo interamente agli occhi degli uomini. Percorse dapprima una parte dell'attuale diocesi di Bordeaux, e non trovandovi ciò che cercava, si incamminò verso Ang Angoulême Città dove Astier ha ricevuto la sua formazione monastica. oulême. La sede di questa città era allora occupat a da sant'Aftonio o Apt saint Aphtone ou Aptone Vescovo di Angoulême nel VI secolo, successore di Lupicino. one, che era appena succeduto a Lupicino; quest'ultimo, cappellano del re Clodoveo, era stato da lui posto a capo di questa sfortunata Chiesa, per ripararvi i mali immensi che aveva accumulato, durante mezzo secolo, la dominazione dell'eresia ariana.
I Santi intuiscono i Santi e sanno legarli a sé. È ciò che si vide in questa circostanza; poiché, non appena Aptone ebbe appreso da alcuni abitanti che lo riconobbero la presenza del nostro Santo nella sua città episcopale, lo fece pregare di venire a trovarlo. Forse lo aveva conosciuto un tempo nella casa del conte di Périgueux, o almeno ne aveva sentito parlare. Fu dunque rapito nel vederlo; ma quando un colloquio con il giovane solitario, sulle cose di Dio, la vanità del mondo e il fascino della solitudine, gli ebbe permesso di apprezzare più completamente tutti i tesori di saggezza e di pietà che racchiudeva quell'anima eletta, decise di fare di tutto per fissarlo presso la sua città episcopale. Per questo gli scelse e gli mostrò, sul pendio della montagna dove essa è costruita, un luogo di ritiro che, inaccessibile dal lato della città e chiuso in basso dalla Charente, presentava ogni facilità per vivervi separato dal mondo, come nel mezzo del deserto più remoto. Aggiungiamo che una fontana, che trasudava dalla roccia, forniva l'acqua necessaria all'eremita e completava il fascino di questa solitudine. Così, dice il suo storico, il santo uomo non l'ebbe appena vista che ne fu rapito, e non poteva esprimere abbastanza la gioia della sua anima. Senza dubbio gli sarebbe stato dolce fissarvisi immediatamente, ma, per un sentimento di delicatezza e di subordinazione religiosa, non volle farlo prima di aver ottenuto il consenso del suo vescovo e del suo antico abate. Sant'Aptone si fece carico di questa negoziazione, e inviò verso Sébauris, vescovo di Périgueux, e verso Martino, abate di Sessac (oggi Issigeac), i primi sacerdoti della sua diocesi: erano l'arciprete Frontone, che, più tardi, meritò di essere elevato all'episcopato; l'arcidiacono Artemio, che è chiamato un perfetto servitore di Gesù Cristo; e un altro Artemio, che aveva il titolo di difensore, vale a dire che era incaricato di sostenere i diritti civili della chiesa di Angoulême.
La reclusione e il miracolo dei prigionieri
Cibardo si stabilisce in una grotta vicino alla Charente. Una visione angelica conferma la sua scelta, seguita dalla liberazione miracolosa di prigionieri di guerra.
La scelta degli inviati di Aptonio mostra abbastanza quale prezzo egli attribuisse al felice successo della loro missione: perciò accolse con grande gioia il loro ritorno e la risposta favorevole che gli riportavano. Tutta la città, certa ormai di possedere san Cibardo e apprezzando questo ricco tesoro, testimoniò all'uomo di Dio il più vivo interesse, e ci si occupò attivamente di preparare la grotta dove egli doveva rinchiudersi; bisognava, infatti, chiuderla dal lato nord e farvi qualche altro indispensabile adattamento. Nell'attesa, Cibardo rimaneva in città, senza dubbio presso sant'Aptonio, sospirando il giorno in cui gli sarebbe stato dato di seppellirsi in quella tomba di sua scelta. La notte che precedette quel giorno tanto desiderato, si sentì spinto a visitare la sua cara solitudine; lasciando dunque il suo giaciglio all'ora di mezzanotte, vi si recò solo e segretamente; e, dopo avervi a lungo pregato, poiché si sentiva sopraffatto dal sonno, prese, come un nuovo Giacobbe, una pietra per guanciale, ed ebbe, come il patriarca, una visione celeste. Un angelo gli apparve e gli disse: «Cibardo, rimani qui, e non cercare più altra solitudine»: ordine divino che, confermandolo nei suoi pii disegni, gliene fece vivamente desiderare la pronta realizzazione. Si affrettò dunque a tornare presso Aptonio per raccontargli questa visione, e passò vicino alla prigione dove gemeva un gran numero di prigionieri di guerra che, non essendo ancora potuti essere riscattati, non avevano altra prospettiva che quella di essere trattenuti prigionieri o venduti come schiavi. Si sa che la liberazione o il riscatto di questi sventurati era, a quel tempo, una delle principali opere dei Santi, e che la Chiesa vi impiegava liberalmente i suoi tesori e fino ai vasi dell'altare; per questo nobile uso, tali vasi diventavano redentori come il sangue divino che si consacrava nelle loro coppe vermiglie; e più di una volta anche, Dio autorizzò con dei miracoli lo zelo compassionevole dei suoi servitori. È ciò che accadde in questa circostanza; poiché il nostro Santo si sentì ispirato a pregare per questi prigionieri, e aveva appena terminato, davanti alla porta della prigione, la sua fervente preghiera, che improvvisamente, sotto gli occhi stessi del carceriere, quella porta si apre, e la sbarra di ferro che la chiudeva si spezza e viene lanciata all'esterno. I prigionieri si precipitano allora verso la chiesa per cercarvi un rifugio e ringraziare Dio della loro liberazione. Dal canto suo, il popolo accorre, e nelle sue acclamazioni unisce al nome del Signore, che ha spezzato le catene dei prigionieri, quello di Cibardo che, sul punto di diventare il prigioniero volontario della penitenza, ha voluto rendere alla libertà le vittime della guerra e della sventura.
Sacerdozio e irradiazione spirituale
Ordinato sacerdote, attira le folle con le sue guarigioni (lebbrosi, ciechi) e i suoi consigli spirituali dispensati dalla sua cella.
Si comprende facilmente che, dopo un tale miracolo, questo stesso popolo abbia accompagnato in folla il nostro Santo, quando il vescovo, seguito dal suo clero, lo condusse alla grotta che da quel momento doveva essere la sua dimora, e ve lo rinchiuse con tutto l'apparato delle cerimonie sacre. E ora alcuni si chiederanno forse cosa potesse fare il santo recluso nella sua stretta e silenziosa cella: vi faceva ciò che dall'età di quindici anni fino a quella di centotredici fece san Paolo, eremita, nel profondo dei deserti, e ciò che hanno fatto in tutti i secoli tanti uomini eminenti che hanno trascorso, sia la loro vita intera, sia lunghi anni nella più profonda ritirata, e che non erano mai più eloquenti di quando parlavano della loro cara solitudine. È che essi si occupavano di Dio, che conversavano con Lui, che meditavano la Sua parola, e che vi trovavano una fonte inesauribile di pure e sante gioie. Aggiungiamo ancora che, grazie all'abbondanza di penitenze, preghiere, espiazioni e sofferenze che san Cybard moltiplicava ogni giorno, egli aveva più favori reali da distribuire e più benefici da spargere del più opulento monarca. Sant'Aptone lo comprese fin da subito , e per este Saint Aptone Vescovo di Angoulême nel VI secolo, successore di Lupicino. ndere ancora questa salutare influenza attraverso la predicazione e la direzione delle anime, elevò Cybard al sacerdozio e permise a molti dei suoi chierici di mettersi sotto la sua guida. Egli stesso veniva spesso a visitarlo, e tra questi due santi le ore scorrevano dolci e rapide nei loro soavi colloqui sulle cose spirituali. Inoltre, in giorni e ore determinate, i fedeli si riunivano davanti alla sua grotta, sia per assistere alla messa e ricevere la santa comunione che egli dava loro attraverso una piccola finestra grigliata, sia per ascoltare le sue istruzioni, o raccogliere i suoi consigli, e soprattutto le sue consolazioni, poiché possedeva in modo del tutto speciale il dono di sollevare l'afflizione delle anime, ancor più di quello di guarire i mali del corpo, sebbene il miracolo gli fosse come familiare. Il suo storico ci dice, infatti, che guarì diversi lebbrosi, che liberò degli ossessi, che rese la vista a tre ciechi e operò molte altre guarigioni mediante l'unzione dell'olio benedetto che conservava nella sua cella. Tra questi fatti miracolosi, scegliamo i due seguenti, che ci sono parsi particolarmente degni di nota.
Una dama di nobile nascita, chiamata Clara, o Arania, aveva le membra tutte contratte da un'orr ibile malattia. Clara, ou Arania Nobile dama miracolosamente guarita dal santo. Sulla reputazione di san Cybard, si fece condurre da lui e lo supplicò a gran voce di avere pietà di lei; egli la trattenne vicino alla sua grotta per una settimana intera, raccomandandola vivamente a Dio, e poi la rimandò perfettamente guarita. Se la sua riconoscenza fu grande, la sua fiducia nell'intercessione del nostro Santo non fu da meno: se ne giudicherà dal seguente episodio: rientrata nel suo paese e nella sua casa, che era situata in riva al mare, vide un giorno una nave pronta a perire in mezzo ai flutti, invocò subito il soccorso di Dio e le preghiere di san Cybard; poi, ricordandosi di possedere una lettera di lui, corse a cercarla e, stendendola verso la riva, esclamò: «Cybard, servo di Dio, questa lettera è un pegno della vostra carità; degnatevi, nel nome di Gesù Cristo, di farla servire alla salvezza di questi infelici». La sua speranza non fu delusa, poiché improvvisamente la nave, nonostante la violenza delle onde, giunse ad approdare felicemente, lontano da tutti i porti, nel luogo stesso dove ella si trovava in preghiera.
Il secondo miracolo ebbe luogo sulla persona di un giovane chiamato Artemio, e ci mostra la virtù semplice e modesta del vero solitario in opposizione all'orgoglioso fanatismo di un falso religioso. Artemio, di sua iniziativa, senza ascoltare alcun consiglio e al di fuori dell'autorità del suo vescovo, si era fatto recluso nel paese di Saintonge; ma né la sua virtù né la sua mente erano abbastanza solide per un simile genere di vita. Così, dopo alcuni anni di un'imprudente reclusione, lo si vide cadere all'improvviso in demenza e chiedere di essere condotto dal re Childeberto, perché doveva, diceva, prendere i suoi ordini per visitare poi e ispezionare il regno. I suoi genitori desolati, fingendo di assecondare le sue vedute, si misero in cammino con lui e, metà con l'astuzia, metà con la forza, lo condussero alla grotta di san Cybard. Ma, alla presenza del Santo, Artemio cadde in un improvviso accesso di furore, i suoi capelli, che portava molto lunghi, si agitarono in disordine, le sue braccia si contorsero violentemente e le sue dita si crispano convulsamente; esclamava allo stesso tempo di non riconoscere nessuno che gli fosse uguale in santità, e che dunque era fargli oltraggio condurlo da un altro solitario; mescolava inoltre a queste inezie mille altre follie, e persino parole di blasfemia. Tuttavia il nostro Santo, toccato da compassione, stese la mano dalla finestra della sua cella e fece su di lui il segno della croce. All'istante tutte quelle grida e quei furori cessarono; il giorno seguente ordinò di tagliargli i capelli, cosa che si poté eseguire solo con fatica, perché Artemio vi oppose una forte resistenza, e il giorno dopo ancora san Cybard dichiarò che poteva essere ammesso tra i chierici e ricevere la tonsura. Fatto ciò, il povero giovane rimase perfettamente tranquillo e, dopo alcuni giorni che il Santo impiegò a consolarlo e a istruirlo, tornò presso la sua famiglia completamente sano di mente e di corpo. La sua guarigione non venne meno fino alla sua morte, e la si giudicò persino così solida che Artemio fu più tardi elevato al diaconato.
Carità verso i prigionieri e i condannati
Il santo dedica le sue elemosine al riscatto di duemila prigionieri e interviene miracolosamente per salvare un ladro ingiustamente impiccato.
La tenera compassione che san Cibardo aveva sempre nutrito per i prigionieri e i cattivi lo aveva seguito nel suo ritiro: la loro liberazione era ancora la sua opera prediletta, e vi impiegava l'oro e l'argento che le elemosine dei fedeli versavano ai suoi piedi. Non si contano meno di duemila persone che egli restituì così alla libertà. La sua carità si estendeva ugualmente verso i criminali stessi; e spesso san Cibardo si servì con successo presso i giudici, sia per moderare la pena, sia per ottenere una grazia completa, dell'ascendente che gli conferivano la sua virtù e la sua santità. Tuttavia, un giorno si vide rifiutare dal conte, o governatore di Angoulême, la commutazione della pena di morte che aveva pronunciato contro un ladro che la clama pubblica accusava con più violenza che giustizia. La sentenza fu dunque eseguita alla presenza del governatore e di un popolo numeroso. Avvertito dell'ora di questa esecuzione, san Cibardo vi inviò uno dei suoi monaci, dicendogli: «Sappiate, fratello mio, che ciò che l'uomo ci ha rifiutato, Dio per la sua grazia ce lo concederà». Si mise allora in preghiera, e quando il religioso arrivò al luogo del supplizio, tutto era compiuto, il ladro era stato impiccato e la folla si ritirava soddisfatta e incurante. Tuttavia il monaco, con gli occhi fissi sulla forca, attendeva con fiducia l'effetto delle parole del suo santo abate: ed ecco che improvvisamente la corda si spezza da sola, così come le catene che legavano l'impiccato, ed egli cade a terra, libero in tutte le sue membra. Il monaco corre subito da lui, si affretta a dirgli a chi deve la sua liberazione e lo conduce sano e salvo davanti al suo liberatore. Questi, dopo aver ringraziato Dio, fa pregare il conte di recarsi alla sua grotta e gli presenta vivo quest'uomo che egli riconosce perfettamente come lo stesso che aveva lasciato per morto pochi istanti prima. Colpito dallo stupore, si getta allora ai piedi del santo abate, promettendogli di essere in futuro più docile alle sue richieste e di non prodigare così tanto la pena di morte.
Per quanto straordinario ci appaia questo miracolo, non si potrebbe revocarne l'aute nticità, poiché san Gre saint Grégoire de Tours Vescovo di Tours, storico contemporaneo e amico di Palladio. gorio di Tours, che lo riporta nel sesto li bro della sua *Stor Histoire des Francs Opera maggiore di Gregorio di Tours. ia dei Franchi*, dichiara di aver appreso questo racconto dalla bocca del conte stesso. Inoltre, a meno di non voler, per partito preso, credere ad alcun fatto soprannaturale, né ad alcuna intervento di Dio negli eventi umani, non si può dire che un tale miracolo fosse indegno della sua potenza, della sua sapienza e della sua bontà, poiché era una grande lezione data ai giudici che, in quei tempi, condannavano così leggermente un uomo a morte, e al popolo che, spesso, per capriccio o per una cieca prevenzione, esigeva il supplizio di un innocente. Nulla era dunque più degno di Dio che proteggere, con un segno eclatante, la vita umana contro così spaventosi eccessi.
Fondazione del monastero e trapasso
Fonda un monastero per i suoi discepoli e muore nel 581 dopo trentanove anni di reclusione assoluta.
Tuttavia, poiché alcuni discepoli erano venuti a porsi sotto la direzione di san Cybard, egli assegnò loro dapprima come abitazione le quattro o cinque grotte vicine alla sua, e poi, poiché il loro numero aumentava, fece costruire per l oro un mo monastère Monastero fondato dal santo ad Angoulême. nastero, ai piedi della collina. Sebbene rinchiuso nella sua cella, governava con la sua parola questa comunità con tanta dolcezza quanta forza, poiché sapeva all'occorrenza riprendere severamente i religiosi che si allontanavano dalla Regola. Del resto essi venivano frequentemente, o tutti insieme, o ciascuno in particolare, a ricevere le sue istruzioni; e nessuno si ritirava senza aver riscaldato la propria pietà, o ravvivato il proprio languore al fuoco celeste della sua anima. Una delle prescrizioni della Regola ordinava che i monaci vivessero solo delle elemosine volontarie dei fedeli; e si presume facilmente che più di una volta questa Regola li ridusse a dure privazioni. Accadde persino un giorno che il pane venne loro a mancare assolutamente; allora vennero, tristi e abbattuti, a gridare fame alla grotta di san Cybard. Ma egli, accogliendoli con amabile gaiezza, disse loro: «Andiamo, figli miei, la fede non teme la fame»; e poi, per ravvivare il loro coraggio e forse anche per placare il loro appetito, si mise a raccontare loro alcuni tratti meravigliosi della vita dei Padri del deserto. Ora, mentre parlava loro, furono portate al monastero provviste così abbondanti che vi fu di che ristorare non solo tutta la comunità, ma anche un gran numero di poveri.
Se entriamo ora nella vita intima di san Cybard, diremo che l'austerità dei suoi digiuni e delle sue veglie appare a stento credibile, che non bevve mai vino, che i suoi pasti erano così brevi e leggeri che non si comprendeva come potesse sostenersi, che il suo letto non era che una stuoia posta sulla roccia nuda, e che il suo abito povero e grossolano era di una rudezza che ne faceva un vero cilicio. Le sue austerità aumentavano ancora in modo spaventoso durante la Quaresima e in certi altri periodi dell'anno. Del resto, incessantemente applicato alla preghiera, dedicando alla salmodia e alla recitazione dell'ufficio divino la parte migliore delle notti, interrompeva i suoi colloqui con Dio solo per istruire sulle cose della vita spirituale i religiosi del suo monastero e i secolari che venivano a chiedergli pareri o consigli. Ma, chiunque fossero, li rapiva tutti con la sua umiltà e la sua inalterabile dolcezza. Infine, dopo aver trascorso trentanove anni in questa severa reclusione, senza averne mai manifestato la minima stanchezza, né la minima noia, fu colto da una lieve febbre e rese pacificamente l'anima a Dio, il 4 luglio 581, e alla stessa ora in cui aveva udito la voce celeste che gli diceva: «Cybard, dimora qui e non cercare più altra abitazione». Non appena ebbe spirato, il suo santo corpo fu estratto dalla cella e portato al monastero per essere sepolto nella chiesa. Ai suoi funerali, che Dio onorò con diversi miracoli, vi fu un grande concorso di popolo. Ma ciò che vi fu di più toccante, fu la moltitudine dei prigionieri che egli aveva liberato, e che vi accorsero tutti per offrire al loro benefattore questo ultimo omaggio di riconoscenza.
Storia del culto e delle reliquie
Il culto si sviluppa rapidamente ma le reliquie vengono bruciate dai protestanti nel 1568. La grotta viene restaurata nel XIX secolo da Monsignor Cousseau.
Lo si trova rappresentato: 1° mentre versa un sacco d'argento su una pietra davanti a uno dei suoi discepoli, per insegnargli il disprezzo delle ricchezze; 2° posto al centro di una gloria da cui partono raggi in cui sono scritti i nomi delle virtù che hanno maggiormente onorato la sua vita e contribuito alla sua canonizzazione; 3° avendo vicino a sé una catena, o meglio dei prigionieri le cui catene si spezzano: è la caratteristica ordinaria dei santi che, soprattutto all'epoca merovingia, interposero una protezione spesso benedetta da Dio tra la razza conquistata e gli invasori che la maltrattavano; 4° una vetrata della chiesa di La Rochefoucauld (Charente) ripercorre la visione che ebbe nella sua grotta.
San Cybard è, con san Pietro, il patrono di Angoulême.
## CULTO E RELIQUIE.
Poco dopo la sua morte, si cominciò a rendergli un culto pubblico, e il vescovo di Angoulême Nicasio, salito da un solo anno su quella cattedra, associandosi allo slancio delle popolazioni, diede per primo l'esempio di costruire una chiesa sotto il titolo di san Cybard. A sua imitazione, un gran numero di parrocchie nelle diocesi di Angoulême, Périgueux, Saintes, Poitiers e Limoges lo scelsero come patrono; e il monastero che aveva fondato divenne meta di un pellegrinaggio, dove si giungeva da molto lontano per venerare il corpo del Santo che la pietà dei suoi figli aveva religiosamente deposto sotto l'altare maggiore della chiesa. Ma, nel 1568, i protestanti, essendosi impadroniti del monastero, massacrarono i religiosi, violarono le tombe di diversi conti e vescovi di Angoulême che vi avevano scelto la loro sepoltura, e bruciarono le reliquie di san Cybard. Oggi nella chiesa cattedrale non se ne conservano che alcuni piccoli frammenti. Quanto al monastero, esso risorse dalle sue rovine e sussistette fino al 1791, epoca in cui fu venduto e in gran parte demolito. Tuttavia alcune porzioni sussistono ancora, tra le altre la sala capitolare e la metà dei chiostri; e fanno parte di fabbriche, officine e case private. Non resta più, per consolare la pietà di tante perdite, che la grotta del Santo.
Questa grotta, piamente frequentata dalla devozione dei fedeli, fu, nel 1673, e per le cure di Henri de Reffuge, abate commendatario di Saint-Cybard, un po' ingrandita verso il fondo, in modo da lasciare in rilievo il luogo dove si teneva abitualmente il Santo. È in questo punto che fu eretto un altare che François de Péricard, uno dei più grandi vescovi di Angoulême, consacrò il 21 agosto dello stesso anno. Fece anche scolpire nella roccia viva il bassorilievo che si vede ancora oggi e che rappresenta la visione di san Cybard. Ma, a metà del secolo scorso, una strada, che saliva dal ponte di Saint-Cybard alla piazza del Palet, avendo separato dal recinto dell'abbazia la parte alta del colle, la grotta fu troppo trascurata dai religiosi, e cessarono di celebrarvi la messa anche nel giorno della festa del Santo. Poi venne la Rivoluzione del 1793 che vendette l'abbazia e il terreno dove si trovava la santa grotta. Il nuovo proprietario la utilizzò conservandovi attrezzi da giardinaggio, e le cose rimasero in questo stato fino all'anno 1851, epoca in cui Mon signor Couss Mgr Cousseau Vescovo di Angoulême nel XIX secolo che restaurò la grotta e scrisse una vita del santo. eau, vescovo di Angoulême, ebbe la buona ispirazione di acquistare questa grotta così piena di religiosi ricordi e di restituirla al culto del pio solitario. Ciò avvenne il 1° luglio di quell'anno 1851, e il milleduecentosettantesimo anniversario della morte di san Cybard. Da allora, Sua Eccellenza non manca mai di venirvi ogni anno a celebrare il santo sacrificio, e nulla è più toccante di questa messa detta in questo luogo elevato e allo stesso tempo sotterraneo, che ricorda allo stesso tempo le catacombe di Roma e le celle della Tebaide. Un altro progetto di Monsignor è di ristabilire l'antico monastero di Saint-Cybard ponendolo al centro del sobborgo che porta il suo nome; già un'elegante cappella è stata costruita che, più tardi, diventerà la chiesa abbaziale, e ogni domenica vi si dice la messa. Possa quest'opera santa, che proietterà una gloria nuova sull'episcopato di Monsignor Cousseau, realizzarsi presto! e possiamo noi così vedere rifiorire tra noi i grandi ricordi monastici di san Cybard!
Fonti della biografia
Il testo si basa sugli scritti di Gregorio di Tours e sui lavori di Mons. Cousseau pubblicati nel 1851.
Dobbiamo questa biografia alla cortesia di M. J. Duchassaing, canonico onorario di Angoulême, che l'ha estratta dalla vita del santo pubblicata, nel 1851, da Mons. Cousseau.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel Périgord verso il 504
- Servizio amministrativo presso il nonno a 18 anni
- Ingresso nel monastero di Sessac all'età di 33 anni
- Insediamento in una grotta ad Angoulême dopo 5 anni di vita monastica
- Ordinazione sacerdotale per mano di sant'Aptonio
- Fondazione di un monastero ai piedi della collina di Angoulême
- Morte dopo 39 anni di reclusione
Miracoli
- Apertura miracolosa delle porte di una prigione
- Addomesticamento di una cerva e di un uccello
- Guarigione della nobile Clara a distanza tramite una lettera
- Resurrezione di un ladro impiccato ingiustamente
- Moltiplicazione del pane per i suoi monaci
- Guarigione di lebbrosi e ciechi
Citazioni
-
Cibardo, dimora qui, e non cercare più altra solitudine
Visione angelica -
Coraggio, figli miei, la fede non teme la fame
San Cybard