Santa Berta di Blangy
FONDATRICE E BADESSA DI BLANGY, NELL'ARTOIS
Vedova, Fondatrice e Badessa di Blangy
Principessa di sangue reale e vedova di Sigefroy, Berta fondò l'abbazia di Blangy nell'Artois nel VII secolo in seguito a una visione angelica. Divenne badessa, proteggendo le sue figlie da pretendenti violenti e dalla calunnia prima di ritirarsi nella preghiera. Le sue reliquie, salvate dai Normanni e poi dalla Rivoluzione, riposano ancora a Blangy.
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SANTA BERTA, VEDOVA,
FONDATRICE E BADESSA DI BLANGY, NELL'ARTOIS
Origini e giovinezza
Figlia di Rigoberto e di Ursanna, Berta nasce nel 644 in una famiglia nobile legata alla corte di Clodoveo II e riceve una rigorosa educazione cristiana.
Voi tutti che soffrite e che siete nell'afflizione, ricordatevi che Dio obbedisce a coloro che ama. Respingete ciò che vi mette alla prova con le perdite e le dignità della vita presente. Volgete i vostri sguardi verso i beni futuri.
San Girolamo.
Se la nobiltà del sangue potesse aggiungere qualcosa alla santità, la beata Berta, più di ogni altra santa, avrebbe un doppio diritto ai nostri omaggi, poiché nelle sue vene scorse tutto insieme il sangue dei re e degli eroi. Ma la religione, disprezzando tutte queste vane distinzioni, non ha posto Berta sui nostri altari se non per offrirci in lei un modello compiuto delle virtù eroiche che ha praticato, virtù che la terra onora e che il Cielo ha ricompensato con l'immortalità beata.
Rigoberto, conte del palazzo sotto Clodoveo II, dopo aver fatto a pezzi le orde di Unni che, nel VI secolo, invasero la Piccardia e la Morinia, si guadagnò, con questa brillante spedizione, tutta la fiducia del suo sovrano. Poco dopo il matrimonio di Clodoveo, Rigoberto, sedotto dalla bellezza e dalle virtù di Ursanna, figlia di Ercomberto, re del Kent, chiese e ottenne la mano di questa principessa, e i due nobili sposi vennero a stabilirsi al castello di Blangy, che Clodoveo aveva donato a Rigoberto, con diverse terre del Ternois che ne dipendevano, per ricompensarlo dei suoi valorosi servizi. Lì, uniti dai vincoli della pietà quanto da quelli del matrimonio, ottennero dal cielo, nel 644, una figlia che chiamarono Ber ta, va Berthe Fondatrice e prima badessa dell'abbazia di Blangy. le a dire Brillante, Luminosa, dolce presagio dello splendore e del fulgore che le sue virtù avrebbero dovuto diffondere nella Chiesa!
Ursanna non volle affidare a mani straniere il prezioso tesoro commesso alla sua custodia, e nutrendo la piccola Berta, le fece succhiare con il latte la pietà e la virtù. Così, questa tenera pianta, allevata per il cielo da una così santa madre, diede fin dall'infanzia quei frutti di virtù di cui lo Spirito Santo si compiace di arricchire le anime innocenti. La bellezza morale di Berta era in così perfetta armonia con le grazie pudiche diffuse su tutta la sua persona, che non si poteva vederla senza amarla; così la si proclamava la giovane fanciulla più amabile e più bella del suo secolo.
Sotto gli occhi di una così saggia madre, vera donna cristiana, Berta fece rapidi progressi nella scienza dei Santi e nelle scienze umane. La vivacità del suo spirito e l'elevazione della sua intelligenza la resero superiore alle persone del suo sesso e della sua età; ma Berta apprezzò di buon'ora le cose di quaggiù al loro giusto valore. Decise di consacrarsi a Dio, le cui perfezioni infinite la rapivano di un così delizioso amore. Non aveva piacere più grande di quello di intrattenersi nell'orazione con il suo celeste Beneamato.
Ursanna era troppo perfettamente madre cristiana per ignorare che l'esempio è la lezione più efficace; così Berta l'accompagnava in tutte le sue opere di carità. Con Berta visitava il povero, il malato, il prigioniero; con Berta andava ai piedi degli altari a riposarsi dalle fatiche del giorno e ringraziare Dio delle benedizioni diffuse sulla sua famiglia. Sotto gli occhi vigili di sua madre, si formava anche alle virtù del suo sesso, e faceva presagire che dopo essere stata l'esempio delle fanciulle cristiane, avrebbe offerto alle persone sposate un modello perfetto della donna tale che il cristianesimo sa darne al mondo.
Matrimonio e vita secolare
Sposa Sigefroy, un parente del re, con il quale conduce una vita esemplare per vent'anni e ha cinque figlie, prima di rimanere vedova nel 672.
Berta volle seppellire nell'oscurità della casa paterna tutte le qualità di cui era ornata; ma esse erano troppo brillanti per restare ignorate. Così, presto la fama se ne diffuse fino alla corte di Francia. Sigefroy, giovane signore della no Sigefroy Sposo di santa Berta, cugino di Clodoveo II. bile stirpe dei re, e cugino primo di Clodoveo, sedotto da tutto ciò che si raccontava di meraviglioso sulla giovane contessa di Blangy, la chiese in sposa. La sua richiesta fu accettata, ed egli ottenne, con la mano di Berta, la terra e il castello di Blangy, oltre a grandi proprietà nel Ternois.
Berta, dopo essere stata il modello delle fanciulle, mostrò, nel suo nuovo stato, a quale grado di perfezione una donna possa giungere nello stato matrimoniale, quando lo considera dal punto di vista cristiano. Occupata interamente dalla cura di piacere al marito, riuscì, con le sue dolci virtù, a fargli condividere i suoi pii sentimenti. Sigefroy, dal carattere naturalmente indeciso, non esitò più a donarsi completamente a Dio, ed entrambi non ebbero più che un cuore e un'anima sola per camminare con lo stesso ardore nel sentiero della perfezione. Dio benedisse la loro unione concedendo loro cinque figlie: Gertrude, Deoti la, Emma Gertrude Santa a cui Odelardo lascia in eredità i suoi beni a Nivelles. , Gisa e Gesta; queste ultime due morirono giovanissime, e le altre tre, educate dalla madre, risposero con le loro virtù alle cure di una così santa istitutrice.
Dopo vent'anni trascorsi nella più dolce unione, Dio chiamò a sé Sigefroy. Questo nobile figlio dei duchi di Douai, pieno di virtù e di meriti, precedette Berta in cielo, nel 672, e dal soggiorno beato, vegliò con amore sulla sposa e sulle figlie che lasciava sulla terra.
Berta, la cui religione aveva purificato, ma non spento, i sentimenti della natura, pianse con amarezza lo sposo che il cielo le toglieva, e lo fece inumare a Blangy, vicino alla chiesa, con tutti gli onori dovuti al suo rango e alle sue virtù.
La fondazione del monastero di Blangy
Dopo la morte del marito, Berta decide di fondare un monastero a Blangy, guidata da una visione angelica dopo il crollo di una prima costruzione.
Libera ormai da ogni vincolo terreno, si risolse allora a consacrarsi interamente a Dio nella vita monastica e cominciò a mettere in atto il suo progetto. Rinuncia a tutti gli interessi della terra con lo stesso zelo che aveva mostrato santa Rictru de, sua cognata sainte Rictrude Figliastra di Gertrude, vedova di Adalbaldo. , che dirigeva allora con tanto successo il monastero di Mar chiennes. monastère Monastero fondato da santa Berta secondo la regola di San Benedetto. Implora tra le lacrime le luci dello Spirito Santo e, credendo di conoscere, per la purezza del motivo che la anima, che tale è la volontà di Dio, si dispone a seguire l'impulso divino. Sceglie nella sua terra di Blangy un luogo adatto a costruire un monastero; ne fece voto e mise subito mano all'opera.
A circa un quarto di lega a est dell'abbazia che fu poi eretta, fece costruire vicino alla Ternoise una chiesa e delle celle di cui si vedevano ancora, al tempo di padre Malbrancq, le fondamenta antiche e una cappella della santa Vergine. Il santuario restava solo da costruire, quando Berta, volendo dare un ultimo addio a santa Rictrude e consultarla sull'esecuzione del suo progetto, le diede appuntamento a Quiéry, una delle sue terre, dove le due Sante si incontrarono.
Berta e Rictrude, dopo i primi sfoghi di gioia, andarono in chiesa a ringraziare Dio per questo favore; poi si intrattennero su tutto ciò che era accaduto dal loro ultimo incontro e versarono lacrime al ricordo dei due virtuosi sposi che Dio aveva chiamato a sé. Berta dichiarò allora a Rictrude la risoluzione che aveva preso di abbracciare la vita religiosa e le parlò dell'impiego che aveva fatto di una parte dei suoi grandi beni. Ma all'improvviso il suo volto impallidisce, la parola le muore sulle labbra e un tremito si impadronisce di tutte le sue membra. — «Che avete, mia sorella diletta?» le disse Rictrude, allarmata da quel cambiamento improvviso, «che avete?» — «Nulla», risponde Berta, il cui volto si rasserena, «nulla; ma mi sembra di aver udito un rumore simile a quello di un edificio che crolla. Non so quale presentimento mi faccia credere che Dio mi invii ancora una nuova prova. Sia benedetto! Tutti i suoi disegni, sebbene nascosti alla nostra penetrazione, sono sovranamente adorabili».
In effetti, mentre si preparava a tornare a Blangy, vennero ad annunciarle che il suo monastero era appena crollato interamente. Berta, a questa notizia, superando i sentimenti della natura, si sottomise senza mormorare a questo spiacevole evento e si addolorò solo per il ritardo che esso apportava al suo disegno di seppellirsi nella solitudine. «Mia buona sorella», le disse Rictrude, «Dio vuole forse farvi conoscere con ciò che non è in questo luogo che vuole che costruiate un monastero». — «Sì, mia cara Rictrude, vedo, dall'impressione dolorosa che ho provato, che non sono ancora abbastanza distaccata dalla terra, e Dio vuole con ciò insegnarmi a rinunciare a me stessa persino in ciò che riguarda il suo servizio. Ma come sapere che vuole che io costruisca un altro monastero? Come conoscere il luogo che gli sarà gradito? Ah! mia sorella, che tutta la vostra casa preghi con me, e il cielo ci svelerà la sua volontà».
Tutta la comunità si mise in preghiera per tre giorni e durante questo tempo osservò un digiuno rigoroso. La notte del terzo giorno, un angelo mostrò a Berta, in mezzo a un verde prato bagnato dalla Ternoise e dipendente dal castello di Blangy, il luogo dove il monastero doveva essere costruito. Una dolce rugiada copriva l'erba folta e un angelo, disegnando una croce latina, designò il posto dove dovevano essere costruiti la chiesa e il monastero.
Tornata a Blangy, Berta si affrettò ad andare a visitare il luogo che le aveva indicato la celeste visione; vi vide quattro pietre disposte in modo che due segnavano quale doveva essere la lunghezza dell'edificio e due altre la larghezza. Berta, benedicendo il Signore che le manifestava così visibilmente la sua volontà, fece fare immediatamente nuove costruzioni. Impiegò gli architetti più abili: la chiesa e il monastero furono costruiti con tale sontuosità che suscitarono l'ammirazione generale; poiché non ve n'era alcuno in Artois che potesse essere paragonato a loro.
Consacrazione e vita religiosa
Nel 682, la chiesa viene consacrata dal vescovo Ravenger; Berta e le sue figlie Gertrude e Deotila vi prendono il velo.
Dopo due anni tutti i lavori furono terminati. Berta ne fece fare la consacrazione in modo estremamente solenne. Ravenger, vesco vo di Th Ravenger Vescovo di Thérouanne, predecessore immediato di Erkembode. érouanne, ne lla cui di Thérouanne Sede episcopale di San Folchino. ocesi si trovava allora Blangy, venne a farne la dedicazione; l'arcivescovo di Rouen, i vescovi di Parigi, Meaux, Noyon, Tournai, Cambrai e Arras, e un gran numero di abati, vi si trovarono, così come diversi signori della corte, per considerazione verso Berta, stretta parente del re. La chiesa fu dedicata alla Madre di Dio, il 5 delle idi di gennaio del 682.
Dopo che la consacrazione della chiesa fu compiuta, Berta si presentò davanti all'altare; lì, alla presenza di tutti gli astanti edificati da un tale spettacolo, animata dalla fede più viva, fece a Dio la consacrazione della sua persona e ricevette il velo dalle mani di Ravenger. Per meglio distaccarsi da tutto, donò in piena proprietà la sua terra di Blangy e le sue dipendenze al nuovo monastero. Ma, cosa non può la forza dell'esempio! Gertrude e Deotila, figlie di Berta, penetrate dal sacrificio che la loro santa madre aveva appena compiuto, non volendo lasciarla camminare sola nel cammino della perfezione, rinunciarono fin da quel giorno stesso a tutto ciò che il mondo, il loro rango e la loro bellezza potevano offrire loro di seducente, e la stessa mano che aveva benedetto la madre pose sul capo delle figlie il velo delle spose di Gesù Cristo.
Questa santa e memorabile giornata lasciò nel cuore degli astanti un'impressione profonda, e tutti furono colmi di ammirazione per il raro spettacolo di cui erano stati testimoni.
In poco tempo la Morinia vide sorgere, là dove si scorgeva solo un terreno paludoso, tre monasteri sotto l'invocazione della Madre di Dio. Questa contrada, recentemente uscita dalle tenebre dell'idolatria, si popolò di una folla di sante vergini e di pii cenobiti la cui vita somigliava più agli angeli che agli uomini; i loro esempi impiantavano nel cuore dei Morini una fede viva e tenera, e attiravano su di loro le benedizioni del cielo.
Ritiratasi nel suo monastero di cui fu nominata badessa, Berta non viveva più che per il cielo. Applicata senza sosta ai doveri del suo incarico, vegliava con assiduità a far osservare la regola in tutta la sua purezza. La preghiera, il lavoro, il canto dei salmi si succedevano alternativamente, e la santa badessa era la prima a dare alle sue religiose l'esempio della più grande regolarità. Tanto era al di sopra delle sue sante figlie per lo splendore della sua nascita e del rango che aveva tenuto nel mondo, quanto le superava per lo splendore di tutte le virtù religiose.
Gertrude e Deotila, felici della parte che avevano scelto, benedicevano ogni giorno il cielo per la grazia del tutto speciale che aveva fatto loro, e non concedevano alcun rimpianto a questo mondo, di cui avevano solo intravisto le brillanti seduzioni. Quanto a Emma, l'ultima delle figlie di Berta, viveva nel monastero senza essere sottomessa alla Regola; poiché sua madre, tanto prudente quanto virtuosa, non trovandole le disposizioni sufficienti per impegnarsi con voti irrevocabili, non aveva permesso che ne pronunciasse.
La prova di Ruodgaire
Berta protegge sua figlia Gertrude dalle pretese violente del signore Ruodgaire, che finisce colpito da cecità prima di essere guarito dalla santa.
Mentre Berta sfidava il mondo a turbare il suo riposo, il demonio, geloso di questa vita angelica, le suscitò una persecuzione tanto strana quanto inaspettata, che mise la sua tenerezza materna a una prova assai crudele, ma dalla quale uscì vittoriosa con l'aiuto dell'Onnipotente.
Ruodgaire, giovane signore della corte di Teodorico, si invaghì perdutamente di Gertrude, che aveva visto a Blangy, e decise di sposarla a ogni costo. Fece approvare il suo progetto dal re e, accompagnato da una numerosa scorta, andò a trovare Berta. Le dichiarò l'intenzione di sposare Gertrude e l'autorizzazione reale che aveva ricevuto a tal fine. Berta rimase interdetta e gli disse che la sua richiesta era del tutto inopportuna, poiché sua figlia, come sposa di Gesù Cristo, è legata da vincoli irrevocabili.
Ruodgaire tentò allora di rimuovere l'ostacolo dicendole di aver consultato in merito gli uomini più illuminati e di agire solo in base alle loro decisioni. «Da molto tempo», aggiunse, «amo Gertrude; solo la sua troppa giovinezza ha ostacolato il mio progetto; ma, ora, nulla può impedire che diventi mia sposa, ed è nel vostro interesse acconsentire, poiché godo di grande favore a corte e, su mia sollecitazione, nulla vi sarà rifiutato per il vostro monastero». Berta gli fece inutilmente tutte le osservazioni necessarie; egli non persisteva meno nel voler la mano di Gertrude.
Lo sgomento si impadronì allora di Berta. Che fare, lei, povera donna, contro un giovane ardente e impetuoso? Non esitò, elevò la sua anima verso il Dio di ogni consolazione, verso colui che sa dare tanta forza e amore alle madri, e lo scongiurò di non permettere che Gertrude appartenesse ad altri che a lui. Si recò poi da sua figlia, la informò di quanto stava accadendo e la scongiurò di non violare i santi impegni che aveva contratto. Più tranquilla allora, e sentendosi forte della protezione del cielo, riunì tutta la comunità nella chiesa per cantare le lodi di Dio e ordinò a Gertrude di abbracciare il lato destro dell'altare e di restarvi attaccata, poi fece aprire le porte della chiesa. Come la tigre si lancia sulla sua preda, sicuro che non gli sfuggirà, Ruodgaire si lanciò nella chiesa con la sua numerosa scorta, determinato a rapire Gertrude nonostante la santità del luogo. Ma ignorava tutta la forza che la fiducia in Dio dona a un'anima cristiana, e quanto sia imponente una madre che difende sua figlia. «Avvicinati», gli disse Berta, «avvicinati e guarda la sposa di Gesù Cristo. È qui, senza difesa umana, ma forte della protezione del suo Dio. Strappala, se osi, a colui al quale ha dato il suo cuore e che ha scelto come suo unico retaggio. Osa farle violare i giuramenti che ha giurato ai piedi degli altari; ma trema che il Dio di cui vuoi farti rivale non ti faccia sentire il peso della sua vendetta; poiché egli è il Dio geloso e non abbandona coloro che hanno riposto in lui la loro fiducia e che lo invocano nella loro angoscia».
Ruodgaire non osò proseguire i suoi criminali progetti; non osò avanzare verso l'altare, una forza superiore lo trattenne come immobile all'ingresso del santuario; gettò su Berta sguardi fulminanti, rinunciò a rapire la sua preda e, con la rabbia nel cuore e l'imprecazione sulle labbra, uscì minacciando Berta di rovinarla senza ritorno.
La santa badessa, liberata da un pericolo così imminente, rese grazie a Dio per una protezione così visibile e dispose la sua anima a sopportare le conseguenze della vendetta del suo nemico. Non tardò a farsi sentire.
La calunnia, risorsa ordinaria dei vili e dei malvagi, fu l'arma di cui si servì per tormentare la nostra Santa. La accusò presso Teodorico di cospirare contro il regno, di essersi stabilita nel paese dei Morini per intrattenere relazioni con i principi della Gran Bretagna; insinuò persino che il castello e il mo nastero Thierry Re dei Franchi che fece donazioni a San Condede. di Blangy avrebbero facilitato lo sbarco dei nemici sulle coste della provincia, se il re non si fosse assicurato della persona di Berta. Una calunnia così atroce e priva di fondamento non trovò credito. Tuttavia, Teodorico ritenne di dover far comparire Berta davanti a sé per rendere conto della sua condotta, dato che si trattava di un reato grave, sul quale doveva giustificarsi.
Berta partì per la corte con un seguito adeguato alla sua nascita e all'alto rango che aveva occupato suo marito. Ma il vendicativo Ruodgaire, informato dell'arrivo della nobile contessa, le andò incontro; dopo aver sfogato tutto ciò che l'odio e la vendetta hanno di più atroce, le strappò tutti i segni della sua dignità, la costrinse a scendere dal suo mezzo e la fece montare, per una vile derisione, su un cattivo cavallo. Berta soffrì questo sanguinoso affronto con tutta la pazienza di una cristiana, sposa del Crocifisso. Si incamminava tranquillamente verso il palazzo sulla sua triste cavalcatura, quando fu incontrata da Ridulfo, signore della corte, uomo molto religioso e pieno di venerazione per Berta, di cui rispettava l'alto rango e l'eminente virtù. Colmo di indignazione contro Ruodgaire, lo avvicinò, gli rivolse i più vivi rimproveri ed esigette, in nome del re di cui condivideva ugualmente il favore, che restituisse alla contessa di Blangy il suo seguito e accompagnasse egli stesso la Santa a corte.
Ruodgaire, la cui rabbia non conosceva più limiti, li aveva preceduti e, più animato contro di lei che mai, si preparava a sostenere le sue infami accuse.
Ma Dio non permetterà che l'innocenza soccomba sotto la calunnia. Come è il Dio di ogni bontà per i suoi servi beneamati, è anche il Dio delle vendette contro coloro che li opprimono, e Ruodgaire lo provò. Nel momento in cui la Santa appare davanti a Teodorico, Ruodgaire lanciò su di lei sguardi feroci e pieni di disprezzo; ma all'istante stesso fu colpito da cecità e i suoi occhi uscirono dalle orbite. Tutta la corte e la Santa stessa furono spaventate da un castigo così subitaneo e terribile. Teodorico, per un movimento involontario, si precipitò ai piedi di Berta, le chiese perdono per la sua troppa credulità e la supplicò di perdonare il colpevole. Berta, che aveva imparato dal suo Salvatore a dimenticare le offese, fece chiamare Ruodgaire, gli assicurò di non avere contro di lui alcun risentimento, lo esortò al pentimento e, alzando gli occhi al cielo, supplicò il Signore che l'aveva vendicata di perdonare Ruodgaire. La sua preghiera fu esaudita e, per un secondo miracolo, il colpevole riacquistò la vista all'istante. Teodorico, pieno di venerazione per Berta, le concesse grandi privilegi per il suo monastero e le fece doni considerevoli. La Santa lasciò la corte benedicendo Dio per il modo eclatante in cui l'aveva protetta e tornò a Blangy a ritrovare, nella sua solitudine e accanto alle sue care figlie, la sua tranquillità prima, un istante turbata dalla malizia del nemico della salvezza.
Ritiro e direzione spirituale
Berta affida la direzione dell'abbazia a sua figlia Deotila per ritirarsi nella solitudine e nell'orazione, continuando tuttavia a esortare le sue religiose.
Si occupò più che mai di consolidare il suo monastero; fece costruire diverse chiese nei vari feudi dipendenti da Blangy, al fine di propagare quanto più possibile la gloria di Dio, in un paese da poco sottratto all'idolatria. Dopo aver esercitato per nove anni le funzioni di badessa con saggezza e successo, e avervi stabilito la Regola di San Benedetto in tutta la sua purezza, pensò di dimettersi dal suo incarico per lavorare esclusivamente alla propria perfezione. Implorò a lungo le luci divine per essere illuminata sulla scelta di una superiora capace di continuare l'opera che aveva iniziato. Dopo avervi pensato a lungo, credette di trovare in Deotila, la sua seconda figlia, le qualità richieste per ade Déotile Seconda figlia di Berta e sua successore come badessa. mpiere degnamente a così sante funzioni. Tale era l'umiltà che aveva ispirato alle sante figlie che dirigeva, che Gertrude, sebbene la primogenita, si sottomise senza esitare e con gioia alla decisione di sua madre, e riconobbe sua sorella minore come superiora.
Ravenger, vescovo di Thérouanne, ratificò la scelta di Berta e venne a dare a Deotila la benedizione abbaziale. Deotila giustificò la scelta di Berta e governò l'abbazia per diciannove anni con una saggezza ammirevole.
Berta, sollevata da ogni occupazione temporale, si ritirò in un luogo separato dalla comunità e non volle più vivere che per il cielo. Non conversava più che con Dio, e giunse a un grado sublime di orazione. Ma l'amore divino, traboccante per così dire dalla sua anima, aveva bisogno di diffondersi per accenderlo nel cuore degli altri; ecco perché fece praticare un'apertura che dava sulla sala capitolare della comunità; è da lì che rivolgeva alle sue care figlie esortazioni così toccanti che, dopo averla ascoltata, si sentivano come infiammate dal fuoco celeste e protestavano con più fervore il loro amore per il Dio che sa diffondere tanta soavità nell'anima che si dona interamente a lui.
Il destino tragico di Emma
Sua figlia Emma, sposata a un principe anglosassone, subisce la calunnia e la schiavitù prima di morire durante il suo ritorno in Francia, segnata da un miracolo postumo.
Le perle formate nei mari tempestosi sono, si dice, le più belle e le più perfette; così la virtù provata dall'avversità è anche quella che ha più valore agli occhi di Dio. Poiché Egli voleva condurre Berta a un'eminente santità, permise che la pace di cui godeva fosse turbata ancora una volta nei suoi affetti più cari.
Come abbiamo visto, la nostra Santa non aveva voluto che Emma, la sua terza figlia, prendesse il velo e si i Emma Terza figlia di Berta, regina anglosassone ripudiata. mpegnasse nella vita monastica. Questa giovane contessa si edificava con gli esempi che aveva sotto gli occhi e attendeva sotto l'ala di sua madre che la Provvidenza disponesse del suo destino. Erede di tutti i titoli della sua illustre famiglia, non poteva aspirare che a un partito principesco, cosa che avvenne. Swaradin o Sward, principe anglosa Swaradin Principe anglosassone, sposo di Emma. ssone, dopo il suo ritorno da un pellegrinaggio a Roma, visitò il re Teodorico e approfittò della benevolenza che gli mostrava per chiedergli la mano di Emma. Teodorico vi acconsentì con piacere e diede pieni poteri affinché il matrimonio si concretizzasse di concerto con santa Berta. Quest'ultima accolse freddamente la richiesta, forse aveva un presentimento del futuro. Dopo aver sondato e conosciuto le disposizioni di Emma, diede il suo consenso e il matrimonio fu celebrato con una pompa tutta regale. Le acclamazioni di gioia salutarono l'arrivo della giovane principessa in Inghilterra; ma Emma, lungi dall'essere felice come si poteva credere, era tutta preoccupata da sinistri presentimenti. La sua separazione da sua madre era stata assai dolorosa e, appena arrivata in Gran Bretagna, rimpiangeva con amarezza l'abbazia di Blangy. Fiduciosa in Dio e formata alla scuola di sua madre, Emma si prese cura di ispirare la pietà a corte e di vivervi da cristiana. Ma il demonio, che aveva turbato la tranquillità di Berta e che l'aveva attaccata con l'arma impura della calunnia, si scatenò anche contro l'innocente Emma, che divenne vittima della gelosia più infame. Una dama di corte, chiamata Teide, gelosa dell'ascendente che Emma prendeva sul suo sposo e concependo i progetti più orribili, seppe dapprima spargere sospetti nello spirito di Swaradin; poi, con false accuse, lo indispose talmente contro Emma che egli la ripudiò e le sostituì Teide. Non solo Emma fu privata di tutti gli onori legati al suo titolo di sposa e di regina, ma si vide anche trattata come una vile schiava e impiegata nelle funzioni più abiette del palazzo.
Degna figlia di Berta, non mormorò affatto contro la Provvidenza che le inviava una croce così crudele da sopportare, e oppose solo una pazienza eroica a tutti i maltrattamenti che le facevano subire. Ma la virtù più sublime non impedisce di sentire le impressioni della natura. Soffriva tanto più in quanto non aveva nessuno a cui confidare le sue pene amare; poiché Swaradin, per istigazione di Teide, aveva preso le precauzioni più severe affinché la sua sfortunata vittima non informasse sua madre della persecuzione che subiva, e le fu impossibile far pervenire alcun messaggio in Francia.
Tuttavia Berta, non ricevendo notizie della sua cara figlia e per un presentimento dal quale non poteva difendersi, inviò un uomo in cui aveva piena fiducia per sapere la ragione di un silenzio così prolungato. Costui, sotto mentite spoglie, arrivò al palazzo, e quale fu il suo stupore quando scorse quella Emma che aveva visto così bella a Blangy, pallida, triste e coperta di abiti indegni, compiere nei pressi del palazzo le funzioni di una schiava! «Cosa! Signora», esclamò dolorosamente, «cosa! Voi ridotta a un simile impiego!...» — «Ahimè!» rispose Emma, «parlate piano, perché sono osservata così da vicino che non posso spiegarmi liberamente. Andate a dire a mia madre che avete visto Emma ripudiata, trattata da schiava e sostituita da una donna depravata, e che, pur sottomettendomi alla volontà di Dio, non aspiro che a rivedere Blangy».
Alla notizia del triste stato in cui si trovava sua figlia, Berta non ebbe più pace finché non l'ebbe fatta tornare presso di sé. Dopo i primi moti sfuggiti alla natura e alla tenerezza materna, adorò i disegni della Provvidenza e vi si sottomise senza cercare di penetrarne i segreti. Scrisse poi a diversi signori della corte di cui conosceva il credito presso Teodorico, per ottenere tramite loro che Emma tornasse in Francia; nessuno le rifiutò il suo appoggio. Partirono e arrivarono in Inghilterra.
Swaradin era talmente assorbito dalla sua criminale passione che acconsentì facilmente a rendere Emma a sua madre. Che gioia per quella sfortunata giovane donna lasciare quella terra inospitale e rivedere la sua madre beneamata e l'abbazia dove aveva passato una vita così dolce e pura! Le mura di Blangy le apparivano come il porto della salvezza; ma, ahimè!, non doveva rivederle, portava la morte nel suo seno. Colta da una febbre violenta, la sua fine parve inevitabile e prossima. Invano i marinai raddoppiarono gli sforzi per arrivare sul suolo di Francia, la morte aveva afferrato la sua preda e la beata Emma spirò mormorando il nome di Dio e quello di Berta.
Arrivati a Quantovic, oggi, secondo la più comune opinione, la baia di Etaples, i deputati fecero annunciare a Berta la triste notizia della morte di Emma. Come dipingere il dolore di questa madre condannata a vedere solo i resti inanimati di sua figlia? Offrì a Dio questo sacrificio così crudele al suo cuore e, per alleviare il suo dolore, volle rendere a quelle tristi e care spoglie tutti gli onori dovuti al suo nome, al suo titolo di regina e alle virtù che aveva così eroicamente praticato. Ottenne dal vescovo di Thérouanne il permesso di uscire dal monastero con la comunità per andare incontro al corteo funebre, e attese fino al luogo che si chiama Grand-Pré, situato vicino a Hesdin, a un quarto di lega dall'abbazia.
Fu lì che si fermarono i signori che si erano incaricati di riportare il corpo della santa principessa; fu lì che Berta volle avere la dolorosa soddisfazione di vedere un'ultima volta sua figlia. «O mia figlia, mia Emma!» esclamò scoppiando in singhiozzi quando la bara fu aperta, «i miei occhi vi vedono, ma i vostri non saprebbero vedere la vostra madre desolata!» Emma aveva sempre testimoniato il più vivo desiderio di rivedere sua madre; Dio, che non le aveva concesso questo favore nei suoi ultimi momenti, permise che allora i suoi occhi si riaprissero. Alla vista di tutti gli assistenti stupiti, guardò teneramente sua madre, dopodiché la morte riprese il suo impero e si richiusero per sempre. Il convoglio riprese la sua marcia che allora divenne trionfale, poiché canti di lodi e di ringraziamenti si fecero subito sentire nell'aria. Il corpo di Emma fu deposto nel monastero. Una cappella fu eretta nel luogo stesso in cui il miracolo aveva avuto luogo; essa è sempre frequentata da un gran numero di pellegrini, così come una fontana vicina dove i pii fedeli vanno a dissetarsi e poi a riempire bottiglie di quell'acqua che, secondo la tradizione popolare, si conserva diversi anni senza corrompersi.
Morte e posterità
Berta muore nel 723 all'età di 79 anni dopo aver profetizzato le future invasioni barbariche; viene sepolta da sant'Erkembodo.
Il dolore che santa Berta provò per la morte di sua figlia si attenuò a poco a poco, certa com'era della felicità eterna di Emma che, durante le dure prove che aveva subito, mostrò sempre un'inalterabile pazienza e una sublime rassegnazione alla volontà di Dio. Tutti i pensieri di Berta si rivolsero al cielo e, durante i suoi ultimi anni, visse più che mai della vita degli angeli; ogni battito del suo cuore era uno slancio d'amore per la patria celeste. Poteva dire con il re Profeta: «Che cosa ho da desiderare, se non voi, o mio Dio! Il mio cuore vi parla, i miei occhi vi cercano! Ahimè! quanto è lungo il mio esilio!»
Infine giunse quel giorno tanto desiderato in cui la fedele serva di Gesù Cristo entrò nella casa del suo Signore. Fu colpita da una febbre in apparenza molto leggera, ma che previde doverla condurre alla tomba. In effetti, non vi fu presto più speranza. Fece allora chiamare Gertrude, che governava la comunità dopo la morte di Deotila, e avendo riunito tutte le religiose: «Mie care figlie», disse loro, «il termine della mia corsa è finalmente giunto e tra poco tempo sarò riunita al mio Creatore. Mi appoggio meno sulle mie opere che sui meriti infiniti di Gesù Cristo, così lascio la terra con una gioia inesprimibile, poiché può l'amata temere di rivedere il suo Beneamato? Ma voi, mie care figlie, che siete condannate a gemere ancora nell'esilio e a combattere il nemico della salvezza, abbiate fiducia in Colui che avete scelto per vostra parte. Che la carità, questo vincolo di ogni perfezione, regni nei vostri cuori e diriga le vostre azioni, che vi faccia osservare con esattezza la santa Regola che avete abbracciato, essa vi renderà dolce e facile il giogo del Signore. Dio, in questo momento, mi fa intravedere che verrà un giorno in cui le figlie che hanno abitato questo monastero saranno sottoposte a crudeli prove. I Barbari porteranno ovunque il ferro e il fuoco; incendieranno questa casa e le vergini che l'abiteranno saranno costrette a cercare un asilo nella terra straniera dell'esilio. Ma abbiano fiducia, la virtù si purifica nell'avversità, Dio sarà con loro e la loro pazienza troverà la sua ricompensa nella patria celeste».
Queste sante figlie non risposero a questo discorso che con le lacrime; comprendevano in tutta la sua estensione la perdita che stavano per subire e il loro dolore cedette solo al pensiero di avere in cielo una protettrice in più.
Ma tutto a un tratto il volto di Berta apparve risplendente di gioia, i suoi occhi, poco prima abbattuti dalla sofferenza, brillarono di uno splendore inusitato; scorse il suo angelo custode accanto a lei, che teneva tra le mani una croce luminosa come il sole. La vista di questa croce fece comprendere alla Santa che, avendo sempre sofferto con rassegnazione durante tutta la sua vita, l'ora di scambiare lo strumento del supplizio per una corona di gloria era finalmente giunta per lei. Mio Dio! quanto siete liberale verso i vostri amici e di quali torrenti di soavi delizie non li colmate! Voi addolcite per loro le amarezze della morte e date loro un assaggio delle dolcezze celesti! Berta, le cui orecchie stavano per chiudersi per sempre ai discorsi della terra, udì, così come tutte le sue figlie, una melodia armoniosa accompagnare queste parole pronunciate dagli angeli: «Venite, mia diletta, venite!» Avrebbe potuto desiderare di vivere ancora dopo aver udito questo celeste concerto? Oh no! così la sua anima si esalò come un dolce profumo e andò a ricevere, in mezzo ai cori degli angeli che la trasportavano al cielo, la ricompensa dovuta alle sue virtù eroiche.
Fu il 4 luglio 723 che questa nuova abitante della celeste Gerusalemme rese l'anima al suo Creatore, all'età di settantanove anni. Sant'Erkembodo, che era succeduto a Ravenger sulla sede di Thérouanne, presiedette i funerali ai q uali assistevan Saint Erkembode Vescovo di Thérouanne e abate di Sithiù nell'VIII secolo. o un gran numero di vescovi e un concorso immenso di popolo. Santa Berta fu inumata nella chiesa abbaziale e Dio confermò la santità della sua serva con il gran numero di miracoli che si operarono alla sua tomba.
Si trova santa Berta rappresentata: 1° con una chiesa sulla mano, perché è fondatrice di monastero; 2° tenendo il pastorale abbaziale, simbolo della sua dignità; 3° in compagnia delle sue due figlie Gertrude e Deotila che presero il velo insieme a lei; 4° davanti all'altare, con una delle sue due figlie. Un signore avendo formato il progetto di rapire quest'ultima dal suo monastero, Berta condusse questa bambina ai piedi dell'altare dicendo al pretendente che aveva Dio per rivale e che passava oltre se osava; 5° tracciando con la sua conocchia un piccolo solco ai piedi di una sorgente e tornando al suo monastero seguita da un ruscello che va a dissetare le sue sorelle che mancano d'acqua.
Culto e traslazione delle reliquie
La storia dell'abbazia è segnata dalle invasioni normanne, dai trasferimenti in Germania e dal salvataggio delle reliquie durante la Rivoluzione francese.
## CULTO E RELIQUIE. — ABBAZIA DI BLANGY.
L'abbazia di Blangy, fondata nel 682 da santa Berta, continuò, dopo la sua morte, a distinguersi per una grande regolarità. Verso la fine del IX secolo, offrì una generosa ospitalità ai religiosi di Fontenelle, costretti a fuggire davanti ai Normanni. Poi, costrette esse stesse a sottrarsi con la fuga al furore di questi terribili uomini del nord, le religiose di Blangy si ritirarono in Germania, dove ricevettero a loro volta ospitalità nell'abbazia di Hersfeld. Avevano portato con sé il più prezioso dei loro tesori, le reliquie di santa Be rta e delle sue figlie, e reliques de sainte Berthe Resti della santa conservati a Blangy dopo diverse traslazioni. tali reliquie erano state glorificate lungo tutto il cammino da una serie ininterrotta di miracoli. Tuttavia, i Normanni distrussero l'abbazia e le chiese, e per un secolo questa dimora angelica fu trasformata in un deserto. All'inizio dell'XI secolo, alcuni sacerdoti vennero a stabilirsi a Blangy; due di loro, Albino ed Ebroino, si recarono in Germania, nel 1031, e riportarono i corpi di santa Berta e delle sue figlie. Nel 1032, Ruggero, conte di Saint-Pol, fece venire dei religiosi dall'abbazia di Fécamp, i quali, uniti agli ecclesiastici di cui abbiamo appena parlato, formarono una comunità di uomini che iniziò a condurre una vita santa secondo la Regola di San Benedetto. Questa abbazia dell'Ordine di San Benedetto esistette fino al 1791.
Verso la metà del XVII secolo, i religiosi furono costretti a portare le reliquie di santa Berta e delle sue figlie a Saint-Omer, per timore dei soldati spagnoli che, nel 1550, distrussero dalle fondamenta le città di Thérouanne e di Hesdin. A Saint-Omer, le reliquie passarono in diverse mani e furono ritrovate miseramente da una pia donna, che ne avvertì l'abate di Saint-Jean du Mont. Dopo aver proceduto, con l'abate di Blangy, all'esame delle ossa contenute nella cassa e averne constatato l'autenticità, le preziose reliquie furono trasportate processionalmente a Blangy. Nel 1606, Baudouin Lallemand, abate di Blangy, fece collocare le reliquie in una nuova cassa, alla presenza di Claude Dormy, vescovo di Boulogne. Nel 1791, la cassa fu trasportata dalla chiesa del monastero a quella della parrocchia. Fu collocata in una nicchia ricavata dietro l'altare maggiore.
Il 20 vendemmiaio dell'anno III della Repubblica, l'amministratore del distretto di Montreuil, Prévost-Lebas, giunse a Blangy alla testa di una squadra di gendarmi per prelevare la cassa e consegnare le reliquie alle fiamme; ma la notte che precedeva la partenza delle reliquie per Montreuil, esse furono salvate, a rischio della vita, dalla dedizione eroica di tre abitanti di Blangy, Barbier, Gilles-Joseph Desmons e Bonnedouche, moglie Terrier, che andarono a nasconderle tra il pavimento e il soffitto di una delle sale dell'abbazia. È lì che furono ritrovate più tardi. Infine, furono trasportate nella chiesa parrocchiale di Blangy, dove si trovano ancora oggi, e collocate sopra l'altare maggiore dove, per un'ordinanza di Monsignor de la Tour d'Auvergne, vescovo di Arras, in data 6 agosto 1803, vengono esposte ogni anno, dal 4 giugno al 12 luglio, alla venerazione dei fedeli. Alcune reliquie della Santa sono state distaccate dal tesoro di Blangy, da Monsignor de la Tour d'Auvergne, in favore di diverse chiese della diocesi di Amiens.
Légendaire de Morinie, dell'abate Van Drival. — Cfr. Vies des Saints des diocèses de Cambrai et d'Arras, dell'abate Duslombes; Vie de sainte Berthe, di Pierre Bion, dei Priorati della Médicande.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel 644 al castello di Blangy
- Matrimonio con Sigefroy, cugino di Clodoveo II
- Vedovanza nel 672 dopo vent'anni di matrimonio
- Fondazione del monastero di Blangy dopo una visione angelica
- Consacrazione della chiesa nel 682 e presa del velo
- Conflitto con Ruodgaire per proteggere sua figlia Gertrude
- Calunnia e comparizione davanti al re Teodorico
- Ritiro in cella separata dopo 9 anni di abbaziato
- Morta all'età di 79 anni
Miracoli
- Visione di un angelo che traccia la pianta del monastero
- Cecità improvvisa e guarigione miracolosa di Ruodgaire
- Apertura degli occhi di sua figlia Emma, morta durante i funerali
- Sorgente d'acqua creata tracciando un solco con la sua conocchia
Citazioni
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Avvicinati e guarda la sposa di Gesù Cristo. È lì, senza difesa umana, ma forte della protezione del suo Dio.
Discorso a Ruodgaire