Santa Matilde di Diessen
BADESSA DEL MONASTERO DI DIESSEN, IN BAVIERA
Badessa del monastero di Diessen
Figlia del conte di Andechs e cugina dell'imperatore Federico Barbarossa, Matilde fu educata fin dall'infanzia nel monastero di Diessen fondato dai suoi genitori. Divenuta badessa, riformò con rigore e carità il monastero di Edelstetten prima di tornare a morire a Diessen nel 1160. La sua vita fu segnata da una profonda umiltà e da miracoli, in particolare la trasformazione dell'acqua in vino.
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SANTA MATILDE,
BADESSA DEL MONASTERO DI DIESSEN, IN BAVIERA
Origini ed educazione a Diessen
Figlia del conte Bertoldo di Andechs, Mechtilde viene affidata all'età di cinque anni al monastero di Diessen, fondato dai suoi genitori in Baviera.
Santa Mechtilde Sainte Mechtilde Badessa benedettina del XII secolo, riformatrice e taumaturga. nacque in Baviera, nel castello di Diessen, da cui trasse il suo nome. Suo padre f u Bertoldo, conte di Ande Berthold, comte d'Andechs Padre della santa e fondatore del monastero di Diessen. chs, parente dell'imperatore Federico Barbarossa, e sua madre fu una dama di pari condizione chiamata Sofia. Essi diedero un segno insigne della loro pietà: trasformarono il castello di Diessen, che apparteneva loro, in un monastero di religiose, affinché Dio vi fosse continuamente invocato e servito. Non appena Mechtilde, la loro figlia, ebbe cinque anni, la misero in quella casa per essere educata nel timore di Nostro Signore e nell'osservanza fedele dei suoi comandamenti: ciò che fa dire a Engelhardt, abate di Lanch Engelhardt, abbé de Lanchaim Abate e primo biografo della santa. aim, che per primo scrisse la sua vita, che ella non conosceva altro padre che Dio, né altra madre che la superiora di quel convento, che si era presa cura della sua educazione. Ella trovò la sua santificazione in quel luogo, che era stato quello della sua nascita e le era servito da culla. La sua unica cura fu di piacere a Gesù Cristo, che l'aveva scelta così presto come sposa. Non ebbe molto da combattere il mondo, perché le era sconosciuto e non ne aveva ricevuto alcuna impressione pericolosa; per quanto piccola fosse, aveva tanta modestia, discrezione e maturità nei suoi costumi, che era l'esempio della casa e un soggetto di ammirazione per le più anziane. La menzogna né le parole inutili o secolari uscivano mai dalla sua bocca, e si sarebbe detto a vederla che fosse un angelo che aveva preso la forma di un bambino.
Quando fu un po' più avanzata in età, cominciò a mortificare il suo corpo con gli eccessi di una rigorosissima penitenza. Si proibì per sempre l'uso della carne e del vino, e si nota che mantenne così esattamente questa risoluzione, che in tutto il resto della sua vita mangiò carne una sola volta: cosa che fece per un evidente miracolo, come diremo in seguito. Nelle sue malattie, che furono abbastanza frequenti, non volle mai usare rimedi: imitando in ciò la grande santa Agata, che diceva di non aver mai preso medicina corporea. La preghie ra, le lacrim sainte Agathe Santa patrona del monastero di Crépy. e, la conversione perfetta a Dio e l'unione di cuore con lui erano tutti i mezzi di cui si serviva per recuperare la salute. Per quanto acuti fossero i suoi dolori, ben lungi dal lamentarsene e dal gettare grandi grida, ne testimoniava al contrario gioia, dicendo con il Profeta: «Ci siamo rallegrati nei giorni in cui ci hai umiliati, e negli anni in cui abbiamo sopportato mali maggiori».
Vita di perfezione e di obbedienza
Mechtilde si distingue per un'ascesi rigorosa, rifiutando carne e vino, e per un'obbedienza assoluta verso le sue superiore nonostante la sua nobile nascita.
Non si può vedere nulla di più perfetto della sua obbedienza. Non faceva nulla di propria iniziativa e aveva tanta deferenza per la sua superiora che non intraprendeva nulla contro il suo ordine, non trascurava nessuno dei suoi comandamenti e non ne differiva l'esecuzione di un solo istante. Spesso lasciava un lavoro incompiuto o una lettera a metà, per recarsi al più presto dove era chiamata, sia dal suono della campana per gli uffici, sia da un ordine della superiora. Trionfava sul demonio con un coraggio invincibile, resistendogli con tutte le sue forze: ciò la poneva al di sopra delle sue tentazioni; trionfava sulle persone che la perseguitavano o le portavano invidia, sopportando pazientemente i loro insulti e colmandole di favori e benefici. Non si poteva negare che fosse la più nobile di tutte le sorelle, poiché era cugina dell'imperatore e figlia del signore di tutto il paese. D'altronde, era fondatrice del monastero, avendo suo padre donato il suo castello per stabilirlo. Tuttavia, non ce n'era nessuna che la superasse in umiltà e modestia: si considerava solo come la serva delle altre e si abbassava per questo ai più vili ministeri della casa. Il suo silenzio era così esatto che si sarebbe detto fosse muta; e se la necessità o la carità la obbligavano a parlare, lo faceva con tanta saggezza e dolcezza che sembrava fosse un angelo a parlare.
Era talmente distaccata da tutte le cose della terra che le visite stesse dei principi, suoi fratelli, le erano gravose, e non poteva sopportare né che le si inviassero doni, né che si venisse a testimoniarle amicizia, rispetto e deferenza. Quando era costretta a vedere qualcuno, terminava in una parola la conversazione, per paura che un colloquio troppo lungo le facesse perdere qualcosa della purezza del suo cuore, che voleva conservare interamente per essere più gradita al suo sposo. La singolarità nel vivere, nel vestire e nell'alloggio le era insopportabile, e la sua qualità di principessa non le fece mai accettare né desiderare nulla di particolare. Poiché la sua anima era piena di tenerezza e di carità per le sue sorelle, faceva propri, per compassione, tutti i mali che accadevano loro e non dimenticava nulla per alleviarli. Così, sull'esempio di san Paolo, non solo gioiva con coloro che erano nella gioia, ma piangeva anche con coloro che piangevano; era malata con i malati, e il dolore degli altri era un dolore che la tormentava e la consumava essa stessa. Si vedevano dunque in questa giovane tutte le virtù che si sarebbero potute attendere dalle più anziane: la sottomissione per le superiore, il rispetto per le anziane, l'amore e la deferenza per le sorelle della sua età e per le più giovani; la dolcezza e la benevolenza per le converse e per le serve della casa, in una parola, un concerto ammirevole di tutte le qualità di una santa e perfetta religiosa. La sua nobiltà faceva sì che i domestici volessero chiamarla Madonna; ma lei proibì loro assolutamente di darle questo nome e, preferendo il suo stato a tutte le grandezze del secolo, non volle mai essere chiamata altrimenti che mia sorella.
Elezione ad badessa
Eletta badessa di Diessen alla morte della superiora, accetta l'incarico per obbedienza e trasforma il convento in una scuola di fervore spirituale.
Tuttavia, poiché l'onore segue coloro che lo evitano e nella misura in cui lo fuggono, essendo deceduta la superiora del monastero, l'intera comunità volse lo sguardo su Mechtilde per elevarla al suo posto. In effetti, chi avrebbero potuto eleggere più capace di Mechtilde di consolarle nelle loro pene, di rafforzarle nelle loro tentazioni e di farle progredire nella virtù? Fu in questa occasione che questa incomparabile religiosa testimoniò per la prima volta resistenza a ciò che le veniva richiesto. Fino ad allora aveva sempre obbedito, senza discutere ciò che le era stato ordinato; ma, quando si trattò di diventare superiora, se ne difese con tutte le sue forze, e poté essere convinta ad accettare tale incarico solo per il comando che il suo prelato le impose, in virtù della santa obbedienza. Mostrò presto, tuttavia, di esserne degna e di possedere tutte le qualità che si possono desiderare in una buona badessa. La sua condotta fu una regola vivente che mostrava a tutte le sue figlie ciò che dovevano fare. La si trovava sempre la prima alla preghiera, la più fervente nella mortificazione, la più esatta nel silenzio e la più puntuale in tutte le osservanze regolari. Aveva vegliato molto, digiunato molto e pregato molto nel tempo della sua vita privata; ma credette di non aver ancora fatto nulla e che il suo nuovo stato la obbligasse a raddoppiare tutti questi esercizi. Divenne un'altra Maria, sorella di Mosè, per precedere il popolo di Dio nel canto degli inni e dei cantici. Divenne un'altra Giuditta, per combattere Oloferne e tagliargli la testa. Divenne un'altra Ester, per distruggere la potenza tirannica del superbo Aman. Nulla la distingueva dalle sue figlie, se non che viveva più poveramente di loro ed era la più infelice della sua comunità. Si leggeva sul suo volto una modestia, una dolcezza, un'umiltà e una gioia celesti che rapivano tutti coloro che avevano la fortuna di conversare con lei. Si prendeva inoltre una cura estrema, tanto dello spirituale quanto del temporale della sua casa, e ne fece una vera scuola di Gesù Cristo, dove non si studiava altro che conoscerlo, amarlo e piacergli. Se capitava qualche incomodità alle sorelle, si applicava subito a sollevarle. In una parola, adempiva così perfettamente a tutti i suoi doveri, che non si trovava nessuno che si lamentasse della sua condotta.
Riforma del monastero di Edelstetten
Chiamata in Svevia per riformare la decaduta abbazia di Edelstetten, vi ristabilì la clausura e l'osservanza regolare con il suo esempio materno.
Vi era, in Svevia, a Edel stetten, tr Edelstetten Monastero svevo riformato da Mechtilde. a Ulma e Augusta, un celebre monastero composto da religiose di illustre nascita; era stato molto stimato per l'osservanza regolare e per i grandi beni che possedeva; ma era estremamente decaduto dalla regolarità, e aveva in seguito perduto una parte dei suoi beni per la negligenza dell'abbadessa che lo aveva governato. Essendo morta tale abbadessa, coloro che avevano interesse al ristabilimento di una così insigne casa, volsero lo sguardo verso la nostra Santa, la cui reputazione si era diffusa da ogni parte. Il vescovo e i signori del luogo, i fondatori e le religiose stesse, che sapevano di aver bisogno di una superiora che avesse molta autorità e virtù, la elessero a tale carica con suffragio unanime, e le inviarono dei deputati, pregandola di non opporsi alla volontà e alla gloria di Dio. Le religiose di Diessen, apprendendo questa notizia, ne furono vivamente afflitte. Rappresentarono che non era giusto privarle della loro madre per darla a figlie che non le erano nulla; che il loro pacifico possesso di molti anni doveva prevalere su questa nuova elezione; che in verità il convento di Edelstetten era più considerevole del loro, ma che essendo Mechtilde fondatrice e professa di quest'ultimo, le apparteneva di diritto senza che l'altro potesse pretendere nulla. La Santa, da parte sua, aveva molta ripugnanza a lasciare una casa dove aveva ricevuto tante grazie dalla mano liberale di Dio, e dove, dopo la pena che si era data per la santificazione delle sue sorelle, godeva già del frutto dei suoi lavori. Ma il vescovo, che era zelante per la riforma dell'abbazia di Edelstetten, comandò a Mechtilde, con tutto il potere che gli conferiva il suo carattere, di trasferirvisi al più presto per adempiervi le funzioni di abbadessa.
Quando vi fu giunta, egli la benedisse solennemente e le mise il pastorale in mano per darle maggiore autorità e attirare su di lei più ampie benedizioni dal cielo. La Santa, sostenuta da questa benedizione, si applicò subito al buon regolamento di quella famiglia. L'esempio della sua virtù, così diverso da quello delle superiore che l'avevano preceduta, fece una meravigliosa impressione sugli animi. Le religiose, che si erano allontanate dalle vie dell'osservanza perché non vedevano nessuno che camminasse davanti a loro, vi rientrarono con gioia al seguito della loro santa abbadessa; ebbero vergogna di non vegliare con lei, di non osservare i digiuni della regola che lei osservava, e di trascurare l'orazione mentre la vedevano così esatta e assidua. Non osservavano affatto la clausura: si entrava da loro, ed esse avevano la libertà di rendere visita ai loro parenti e ai loro amici. Mechtilde ebbe difficoltà a far accettare la regola su questo punto; ma mostrò loro con tanta forza e unzione quanto sia importante che le religiose siano rinchiuse, seguendo questa parola del Cantico: *Hortus conclusus, fons signatus, soror mea sponsa*: «Mia sorella, mia sposa, è un giardino chiuso e una fontana sigillata», che esse si arresero infine alle sue ragioni e si fecero rinchiudere solennemente dal vescovo. Da quel tempo, questo convento cambiò interamente volto, e vi si videro risplendere le virtù religiose con tale fulgore, che lo si poteva proporre come modello a tutte le comunità che volevano riformarsi. Per quanto riguarda Mechtilde, il luogo che frequentava più ordinariamente era il coro, dove la si trovava così distaccata dai sensi, così immersa in Dio e così occupata dalle sue perfezioni, che si sarebbe creduto di offendere la sua divina maestà nel distoglierla anche solo per un momento.
Questa occupazione, tuttavia, non le impedì di vegliare sui bisogni delle sue sorelle e di provvedervi con una carità tutta materna. Non dormiva che su un pagliericcio, e si sarebbe persino volentieri privata di quello per dormire solo sul pavimento, se non avesse troppo temuto la stima e la lode del mondo. Ma, per le sue religiose, voleva che vi fossero materassi, guanciali e persino lenzuola sui loro letti, dicendo che ciò non nuoceva affatto all'anima, purché si evitasse la superfluità. Raccomandava loro anche molto la pulizia, avendo come massima che bisogna essere poveri senza essere sporchi, e fuggire il lusso senza amare la sporcizia. Non si vide mai superiora più misericordiosa, né che compatisse maggiormente le debolezze e le colpe delle sue inferiori; non impiegava per correggerle la severità dei rimproveri né il rigore dei castighi, ma un'abbondanza di lacrime che versava ai piedi di Gesù Cristo crocifisso: ciò fu sempre così efficace, che non vi fu suora che non riportasse al suo dovere con questo mezzo. Piangeva anche molto spesso per i crimini del mondo, per le persecuzioni della Chiesa, per la miseria dei poveri, per i pericoli delle persone tentate e per la difesa di tutti coloro che erano nella tribolazione, sforzandosi di attirare su di loro con i suoi sospiri e con le sue lacrime il soccorso del cielo e una pronta liberazione dalle loro pene. Infine, i suoi più piccoli peccati erano per lei motivo di molti pianti e gemiti: ciò apparirà da un esempio che non è opportuno passare sotto silenzio. Accadde che una suora si presentò davanti a lei, portando qualcosa nelle mani; ma, per sbadataggine o per negligenza, lasciò cadere quell'oggetto; l'abbadessa, senza rifletterci, le disse: «Calpestalo». Subito riconobbe di aver pronunciato una parola inutile e troppo precipitosa, e fu talmente compenetrata dalla grandezza di quella colpa, che non la pianse meno, dice l'autore della sua vita, che se avesse infranto le porte delle chiese di Roma. Non si accontentò di testimoniare il suo dolore con fiumi di lacrime; se ne punì anche con veglie, digiuni e altre austerità straordinarie che durarono parecchi giorni, mettendosi continuamente davanti agli occhi le parole del Figlio di Dio: «Non c'è parola oziosa di cui non si debba rendere conto nel giorno del giudizio finale». Che diremo noi dopo un esempio così santo e così sorprendente, noi che parliamo così spesso contro i rimproveri della nostra coscienza, che laceriamo così facilmente l'onore e la reputazione del prossimo, che vomitiamo tante bestemmie contro Dio e tante ingiurie contro i nostri fratelli, e che, tuttavia, non versiamo una lacrima per piangere crimini così enormi? Vi sarà un altro giudizio per noi che per queste anime così toccate dal rimpianto delle loro colpe? E se esse non hanno potuto evitare il rigore della giustizia di Dio se non con una severità inesorabile contro se stesse, lo eviteremo noi vivendo come viviamo, e non facendo più frutti di penitenza di quanti ne facciamo?
Viaggio alla corte imperiale
In visita presso suo cugino l'imperatore Federico Barbarossa per difendere i beni della sua abbazia, compie il miracolo della trasformazione dell'acqua in vino.
Dopo che santa Mechtilde ebbe lavorato così utilmente per il ristabilimento dell'osservanza nel suo monastero, l'obbligo di recuperare i beni che erano andati perduti nel tempo del disordine la portò a compiere un viaggio alla corte dell 'imperatore Federic l'empereur Frédéric Imperatore di cui un ufficiale chiese la mano di Rosana. o. Fece il possibile per dispensarsi da questa uscita e per terminare la faccenda tramite un procuratore; ma il principe, che era suo cugino e che desiderava immensamente vederla a causa della stima che tutti nutrivano per lei, non volendo concedere nulla se non fosse stata presente, dovette infine cedere alla necessità. Fu ricevuta da lui con grandi testimonianze di amicizia e di onore, meno per la sua nobiltà e perché era principessa del suo sangue, che per la sua eminente santità. La alloggiò nel suo palazzo, le accordò tutto ciò che chiedeva e ordinò che fosse trattata magnificamente. Ella non rifiutò di mangiare alla tavola che le era stata preparata, ma alla condizione che, mentre gli altri convitati avrebbero mangiato ogni sorta di cibi deliziosi e bevuto i vini più squisiti, ella non avrebbe mangiato altro che verdure, secondo la sua consuetudine, e non avrebbe bevuto che acqua, che era il pasto del santo profeta Daniele. In effetti, il maggiordomo che doveva servirle da bere fu avvertito di portarle solo acqua; ed è ciò che fece. Ma, quando ella la gustò, trovò che era dell'eccellente vino. Gliene fece rimostranza e, rendendogli la coppa, lo pregò segretamente di portarle ciò che aveva ordinato. Il maggiordomo l'assicurò che non le era stato presentato altro; e tuttavia, per soddisfarla, andò a cercare di nuovo la stessa acqua. Ma quando ella ne gustò, trovò ancora che era vino, perché Nostro Signore, per onorare la sua serva, volle rinnovare in suo favore il primo miracolo che aveva compiuto pubblicamente essendo sulla terra. La Santa, credendo di essere ingannata, obbligò il maggiordomo ad assaggiare lui stesso se ciò che le presentava non fosse vino. Egli ne assaggiò e fu costretto ad ammettere che né la Baviera, né l'Austria, né l'Alsazia, né la Francia, né la Grecia e nemmeno l'isola di Cipro ne producevano di migliore. Per assicurarsi un'ultima volta che non vi fosse alcuna frode, andò ad attingere l'acqua lui stesso e la portò all'abbadessa. Questa, avendone gustato, trovò che era vino della stessa natura del precedente. Così, ella riconobbe il miracolo, e tutta la compagnia lo riconobbe pure e ammirò la bontà di Dio, che esalta l'umiltà e la mortificazione di coloro che si studiano di piacergli.
Gli onori che questo prodigio fece rendere a santa Mechtilde la impegnarono a ritornare prontamente nel suo monastero. Non vi fu appena arrivata, che le fu presentata una fanciulla muta e posseduta da un demone che le faceva compiere un'infinità di azioni vergognose e stravaganti. Le sorelle avevano tentato di liberarla in sua assenza; ma non erano riuscite meglio dei discepoli del Figlio di Dio, quando tentarono di guarire il demoniaco sordo e muto, di cui si parla in san Marco, capitolo ix. Ma la Santa, che era colma dello Spirito di Gesù Cristo, avendo fatto la sua preghiera, e avendo poi comandato al demone di uscire dal corpo di quella cristiana, egli fu costretto a obbedire e non poté resistere alla forza della parola di questa vergine incomparabile. Questo nuovo miracolo, facendo conoscere sempre più il suo grande merito, servì anche molto a incoraggiare le religiose e a infiammarle del desiderio della perfezione. Esse correvano tutte con la loro santa abbadessa alle «nozze del Figlio del Re»; ve ne furono che arrivarono prima di lei con una morte preziosa davanti a Dio e davanti agli uomini. Quanto a lei, non essendo ancora molto anziana, ebbe rivelazione che il suo decesso era vicino e che doveva ritornare a Diessen, luogo della sua nascita e della sua professione, per attendervi l'felice momento della sua liberazione e della sua incoronazione.
Ritorno a Diessen e trapasso
Sentendo la sua fine vicina, ritorna a Diessen, esorta le sue sorelle alla carità e muore dopo aver ricevuto una comunione angelica.
Vi si recò al più presto, vi fu accolta come madre e signora del monastero, e vi si dedicò con nuovo fervore a tutti gli esercizi che preparano un'anima a presentarsi con sicurezza davanti a Dio. Avendo ancora abbastanza forza, fece una potente esortazione alle sorelle; riprendendole per il fatto che vi fossero ancora gelosie e dissidi tra loro, disse loro che «né i loro digiuni, né la loro astinenza e le loro veglie, né la loro diligenza nell'assistere agli uffici divini, né la loro prontezza nell'obbedire ai comandamenti dei loro superiori, né lo splendore della loro verginità servirebbero loro a nulla, se non avessero la carità e l'amore reciproco nel cuore, e non li facessero apparire nelle loro azioni». In seguito, avendo fatto venire suo padre e sua madre, li supplicò vivamente che, poiché non le avevano dato alcuna dote, e poiché lei non pretendeva di ereditare i loro grandi beni, avessero la bontà di donare a questo convento di Diessen tutta la decima che apparteneva loro attorno a Diegen-sur-l'Issoir Diegen-sur-l'Issoire Luogo le cui decime furono donate al monastero di Diessen. e. Ottenne facilmente ciò che desiderava, perché i suoi genitori erano pii e donavano volentieri una parte delle loro terre ai poveri e ai monasteri. Con questo mezzo, il convento ebbe di che sussistere onestamente con i fratelli che erano destinati all'assistenza spirituale delle religiose.
Il giorno in cui si iniziarono a ricevere le rendite, Berthold, padre della Santa, offrì a questa santa comunità un innocente banchetto. Nel timore che Mechtilde non vi prendesse parte, e si accontentasse di pane e acqua con verdure, il direttore le comandò per quel giorno di mangiare carne e bere vino; cosa che non aveva fatto fin dall'infanzia. Tuttavia, sacrificando il proprio giudizio e la propria volontà a quella del suo padre spirituale, fece ciò che le era stato comandato, e, all'uscita dal refettorio, mentre le religiose andavano al coro salmodiando, fu udita una voce dall'alto, che diceva: «O beata Mechtilde, sappi che sei stata accolta oggi, non con Esaù il reprobo, ma con Elia che è stato trasportato nei cieli». Questa parola la consolò meravigliosamente, e diede anche un sovrano compiacimento a tutta quell'assemblea di sante fanciulle. Non ebbero difficoltà dopo ciò ad accordarle ciò che aveva chiesto loro: ovvero che una parte delle rendite che suo padre aveva donato loro fosse destinata a fare l'elemosina ai poveri e ai bisognosi, in modo che non la si rifiutasse mai a nessuno.
Tuttavia il tempo si avvicinava in cui questa santa colomba doveva volare nel seno del Figlio di Dio; guarì prima una fanciulla che si era cavata l'occhio con il suo punteruolo. Essendo sul letto di morte, vide da un lato i demoni che le rimproveravano qualcosa: il che la fece apparire un po' triste; ma, nello stesso momento, vide gli angeli che respingevano quegli spiriti infernali e che l'attendevano per portarla in cielo: il che la fece sorridere per la prima volta in tutta la sua vita. La santa Vergine le apparve anche con una grazia e una bellezza inestimabili. Questo la portò a distogliere lo sguardo dal quadro della stessa Vergine che le veniva presentato, perché l'immagine era inutile laddove la verità appariva in se stessa. Aveva già ricevuto i sacramenti che la Chiesa dona ai malati per soccorrerli nell'ora importante della morte; ma si crede che abbia comunicato ancora per mano degli angeli poco tempo prima di spirare, poiché la si vide aprire la bocca e avanzare la lingua, ritrarla e poi inghiottire qualcosa, come si fa nel ricevere il corpo di Gesù Cristo, e la si vide anche fare lo stesso di un sacerdote che beve il prezioso calice del suo sangue. Questa azione fu seguita da un respiro quasi impercettibile, che la fece entrare nel godimento chiaro e manifesto di colui che aveva ricevuto sotto le specie del Sacramento. Ciò avvenne il 6 luglio, verso l'anno 1160.
Posterità e miracoli postumi
Sepolta a Diessen, le sue reliquie sono invocate contro le tempeste. È rappresentata mentre riceve il viatico dalle mani degli angeli.
Le sue esequie si svolsero con la massima solennità; sebbene il suo corpo fosse così magro che non si vedeva altro che la pelle attaccata alle ossa, il suo volto era tuttavia bello, luminoso, piacevole e colorito come una rosa. Fu portata in processione, alla presenza di un grande concorso di nobili e di popolo, nella chiesa di Diessen, davanti all'altare di san Giovanni Battista. I ceri che venivano portati in questa cerimonia non si poterono spegnere, sebbene il vento fosse così impetuoso che gli uomini stessi avevano difficoltà a reggersi in piedi. Molti miracoli avvennero subito dopo presso la sua tomba. I capelli di santa Mechtilde di Diessen furono di meraviglioso soccorso contro i tuoni e le tempeste, ed era sufficiente sospenderli in aria per arrestarne la furia. Si riporta che questa meraviglia si sia rinnovata così spesso nel paese che non vi è nessuno che ne dubiti.
Non bisogna confondere santa Mechtilde di Diessen, di cui abbiamo appena raccontato la vita, con santa Mechtilde di Spanheim, di cui si è parlato il 26 febbraio, né con un'altra santa Mechtilde, onorata il 10 aprile.
Si rappresenta santa Mechtilde: 1° sul suo letto di morte; al suo fianco degli angeli le portano il santo Viatico; 2° mentre guarisce, con il semplice tocco, una delle sue religiose che aveva perso la vista; 3° con Gesù Cristo dipinto mentre troneg gia nel suo cu Acta Sanctorum Monumentale raccolta agiografica dei Bollandisti. ore.
Acta Sanctorum.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ingresso nel monastero di Diessen all'età di 5 anni
- Elezione ad badessa di Diessen
- Riforma del monastero di Edelstetten su ordine del vescovo
- Viaggio alla corte dell'imperatore Federico Barbarossa
- Ritorno e morte nel monastero di Diessen
Miracoli
- Trasformazione dell'acqua in vino alla tavola dell'imperatore
- Liberazione di un'indemoniata muta
- Guarigione di una religiosa che aveva perso la vista
- Comunione ricevuta dalle mani degli angeli sul letto di morte
- Preservazione dei lumi dal vento durante le sue esequie
Citazioni
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Humilitas in honore honor est ipsius honoris ac dignitas dignitatis.
S. Bern., lib. v Florum, cap. xx (in epigrafe)