Niccolò Boccasini, divenuto Benedetto XI, fu un papa domenicano dell'inizio del XIV secolo. Succedendo a Bonifacio VIII in un periodo di crisi maggiore, si sforzò di pacificare le relazioni con la Francia pur condannando fermamente l'attentato di Anagni. Riconosciuto per la sua pietà, la sua scienza e la sua umiltà, morì a Perugia dopo un breve regno.
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IL BEATO BENEDETTO XI,
DELL'ORDINE DEI FRATI PREDICATORI, PAPA
Giovinezza e formazione domenicana
Niccolò Boccasini nasce a Treviso nella povertà prima di unirsi all'Ordine dei Frati Predicatori all'età di quattordici anni, dove si distingue per i suoi studi e il suo insegnamento.
Benedetto XI nacque a Treviso, dall'oscura famiglia dei Boccasini, e ricevette al battesimo il nome di Niccolò. La povertà lo conobbe fin dalla culla, e quando, all'età di quattordici anni, le consacrò la sua vita nell'Ordine dei Frati Predicatori, ne aveva già potuto apprezzare i rigori. Fu a Venezia che ricevette l'abito dell'Ordine. Quattordici nuovi anni lo videro nel silenzio del chiostro lavorare alla scienza e alle virtù. L'Ordine abbondava allora di religiosi; il ministero premeva meno, e dieci anni di studio attendevano il giovane che si arruolava in questa laboriosa milizia. Il tempo della vita attiva si aprì infi ne per Niccolò B Nicolas Bocasini Soggetto della biografia, papa domenicano del XIV secolo. occasini: fu incaricato di insegnare ai suoi fratelli le scienze sacre. Questo ministero, per quanto penoso potesse essere, non poteva offrirgli difficoltà: aveva sondato nei suoi solidi studi tutti i segreti della scienza, e gli bastava aprire la sua anima per lasciarne effondere l'abbondanza. Dei commentari sulla sacra Scrittura che sono giunti fino a noi attestano la sua scienza profonda tanto quanto la sua pietà. Quattordici anni lo videro in questa occupazione: poi, quando ebbe dato in cariche secondarie nuove prove della sua prudenza e della sua dedizione, il suo Ordine lo scelse come capo. Fu al Capitolo generale di Col Colmar Luogo dell'elezione di Bocasini a Maestro generale. mar che ebbe luogo questa elezione. Si dice che i religiosi vi accorsero in così gran numero che sette conventi di religiose dell'Ordine, che fiorivano allora in quella città, dovettero inviare elemosine considerevoli per farli sussistere: il loro numero arrivava fino a novecento. La scelta fu tuttavia unanime, e la voce di Boccasini solo gli mancò. Questa unanimità doveva rinnovarsi più tardi, al momento della sua elezione al supremo pontificato.
Maestro generale dell'Ordine
Eletto all'unanimità durante il capitolo di Colmar, guida l'Ordine dei Domenicani in un'epoca di grande espansione e di fiorente santità.
Il nuovo generale si dedicò interamente al bene dell'Ordine. I Capitoli generali tenuti sotto la sua presidenza attestano il suo zelo e il suo fervore, e non ci si può stancare di ascoltare le lodi che gli tributano i monumenti che ci sono rimasti di quell'epoca. L'Ordine dei Frati Predicatori terminava allora il primo secolo della sua esistenza. La prima generazione, quella pleiade di uomini illustri che avevano gettato tanto splendore nella Chiesa, a veva raggiunto saint Dominique Fondatore dell'Ordine dei Frati Predicatori. san Domenico in cielo. San Tommaso, san Giacinto, san Pietro martire, san Raimondo, Alberto Magno, il beato Ambrogio, Innocenzo V e tanti altri grandi dottori lo circondavano già con l'aureola del loro genio e della loro santità; i Frati Predicatori erano ovunque in Europa; il numero dei loro martiri in Oriente saliva a diverse migliaia; e già la congregazione dei Frati Viaggiatori per amore di Gesù Cristo aveva ricevuto dalla Santa Sede la corona e la cintura rossa, insegne del martirio. Era questa congregazione che, aiutata dai Frati Minori, aveva appena fatto rifiorire il cattolicesimo in Oriente e convertito i re tartari che vedremo conquistare Gerusalemme. Bocasini, che era cresciuto in mezzo a questa forte generazione, vide sorgere al suo posto altri dottori, altri Apostoli e altri Santi. Il beato Jacopo da Varagine morì sotto il suo generalato, e mentre quest'ultimo ricordo di un'altra epoca cadeva, il beato Giordano da Pisa, il beato Simone Conversi, il beato vescovo Agostino illustravano questa santa famiglia con lo splendore delle loro virtù. Allora viveva ancora quell'amabile fiore della solitudine, Agnese, così cara agli uomini e a Dio, che santa Caterina visitò più tardi nella sua tomba, e le cui ossa si mostrarono sensibili alla pietà dell'umile visitatrice. Allora viveva Margherita da Castello, l'austera amante di Gesù Cristo, che, privata della luce corporea, meritò di godere fin da questa vita delle luci più pure del cielo. L'Ordine aveva appena ricevuto dalle mani di Carlo, principe di Salerno e figlio del re di Napoli, la custodia delle reliquie di santa Maria Maddalena; e già il beato Dalmazio e il beato padre Elia si preparavano a imitare nei deserti della Sainte-Baume la penitenza di questa Santa. Era anche verso quel tempo che frate Eckhart fondava in Germania una celebre scuola ascetica da cui dovevano uscire più tardi Taulero, il dottore illuminato, e il beato Enrico Suso.
Diplomazia e prove sotto Bonifacio VIII
Incaricato di missioni diplomatiche in Francia e in Inghilterra, viene creato cardinale e rimane fedele a Bonifacio VIII durante l'attentato di Anagni.
Niccolò Boccasini si mostrò degno di governare quegli uomini illustri, e la sua prudenza, presto nota, lo fece incaricare dal papa Bonifac Boniface VIII Papa che nominò Luigi alla sede vescovile di Tolosa. io VIII di riconciliare la Francia e l'Inghilterra. La sua missione ebbe pieno successo e, mentre al ritorno da questa legazione visitava i conventi dell'Ordine, apprese la sua promozione al cardinalato. Dovette correre a Roma. «Santo Padre», disse al Papa, «perché impormi un così pesante fardello?» — «Dio ve ne riserva uno più pesante», rispose Bonifacio con un istinto profetico del futuro. Presto dovette recarsi in Ungheria per calmare la discordia che divideva quel regno e, dopo altre legazioni, era di ritorno presso il sovrano Pontefice, quando Guglielmo di Nogaret, deputato di Filippo il Bell o, e Sciarra Co Philippe le Bel Re di Francia che si oppose all'erezione della diocesi di Pamiers. lonna, romano scismatico e ribelle, lo insultarono ad Anagni, sacchegg iarono Anagni Città d'origine della santa in Italia. il suo palazzo e lo tennero prigioniero per tre giorni. Il cardinale Boccasini rimase solo con il cardinale Pietro accanto al Pontefice oltraggiato, mentre gli altri, rifugiati nei loro palazzi, lo abbandonavano agli insulti di una truppa di profanatori. Bonifacio VIII, liberato dalle loro mani, toccò il suolo di Roma solo per morirvi.
Contesto di crisi del papato
Il testo descrive le tensioni geopolitiche con i Turchi, i Greci e il conflitto aperto tra Filippo il Bello e papa Bonifacio VIII.
Lo stato della Chiesa era allarmante. I Turchi, padroni della Palestina, attaccavano il Basso Impero e attendevano solo l'occasione favorevole per gettarsi su Costantinopoli. I Greci sembravano cospirare tra loro contro i Latini, tanto era violento il loro odio contro Roma. La dinastia latina di Costantinopoli non aveva altri rappresentanti che Caterina di Courtenay, sposa di Carlo di Valois. Erano questi progressi della potenza ottomana ad aver preoccupato la grande anima di Bonifacio VIII. Egli sentiva il bisogno di coalizzare tutti gli Stati dell'Europa per arrestare la sua corsa vittoriosa, e senza sosta dei legati andavano da Roma in tutte le capitali per imporre la sua mediazione e porre fine alle controversie. Il diritto pubblico del Medioevo riconosceva al Papa questo privilegio. Ma Filippo il Bello, prevenuto contro il Pontefice, sopportava con impazienza il suo intervento: accuse temibili si levavano d'altronde contro Bonifacio; lo si diceva usurpatore, eretico e carico di ogni crimine. Non era nulla di tutto ciò, la storia lo ha provato. Ma resta il fatto che Bonifacio aveva trattato duramente il suo predecessore dopo la sua abdicazione, e che il vigore e l'austerità del suo carattere
IL BEATO BENEDETTO XI, PAPA. 413 gli fecero talvolta spingere la giustizia ai suoi limiti estremi. Aveva ritirato alle università di Francia il diritto di conferire i gradi; aveva vietato di provvedere alle chiese vacanti, portato censure contro gli ecclesiastici che non si erano recati a Roma secondo i suoi ordini. Il suo pensiero fu misconosciuto, il suo zelo trattato come orgoglio e ambizione. Una bolla falsificata da traditori spinse ai suoi ultimi limiti la collera del re. Egli convocò gli Stati generali del regno, rifiutò di riconoscere l'autorità di Bonifacio e fece appello al futuro Concilio e al Papa legittimo. Fu allora che Nogaret, inviato per notificare questo appello, oltraggiò ad Anagni la maestà della Santa Sede, mentre altri ambasciatori si recavano a Roma per appellarsi al Concilio generale e supplicare i cardinali di aiutare il re nella sua convocazione.
Roma stessa era turbata: una delle sue più potenti famiglie, quella dei Colonna, aveva sfidato l'obbedienza del Papa; i due cardinali di questa illustre casata erano stati degradati e sottoposti all'anatema, la loro città fortezza rovinata e i loro beni confiscati.
Elezione e pacificazione con la Francia
Eletto papa con il nome di Benedetto XI, si sforza di riconciliare la Santa Sede con il re di Francia revocando le censure ecclesiastiche.
Tale era la situazione della Chiesa alla morte di Bonifacio VIII. I cardinali entrarono in conclave undici giorni dopo e, fin dal giorno seguente, elessero all'unanimità il decano del Sacro Collegio, Niccolò Boccasini. Il primo atto del nuovo Pontefice fu una testimonianza di riconoscenza verso il suo predecessore oltraggiato: prese il nome che questi aveva ricevuto al battes Benoît Soggetto della biografia, papa domenicano del XIV secolo. imo, il nome di Benedetto.
Benedetto XI era conosciuto e rispettato. Mentre era generale del suo Ordine, Filippo il Bello gli aveva scritto per ringraziarlo della parte che i Frati Predicatori avevano preso nella canonizzazione di san Luigi e per offrirgli un magnifico convento di religiose che stava facendo costruire a Poissy, luogo di nascita del suo santo antenato. Era stato ancora su sua preghiera che aveva fatto la pace con l'Inghilterra. Non appena ebbe appreso la sua elezione, Filippo gli scrisse una lettera piena di fiducia e di rispetto, in cui si congratulava con la Chiesa per aver ricevuto un tale capo, e con l'Ordine dei Frati Predicatori per averlo dato al mondo. Benedetto XI gli rispose in questi termini: «Giudicate la nostra sollecitudine per la vostra salvezza e la nostra tenerezza per voi dalla cura che abbiamo avuto di prevenirvi e di darvi ciò che non chiedevate, l'assoluzione da tutte le censure che potete aver incorso. Non ci pentiamo di aver agito in tal modo... poiché noi siamo il Vicario di Colui che, nella parabola del banchetto, ordina al suo servo di andare per le strade e i sentieri, e di costringere ad entrare per riempire la sua dimora. Lo abbiamo fatto: abbiamo lasciato le pecore fedeli per correre verso la pecora smarrita, prenderla sulle nostre spalle e riportarla al gregge...». Il santo Pontefice lo supplica di considerare che Ioas, re di Giuda, ebbe un regno glorioso finché seguì i consigli del sommo sacerdote Ioiada; ma che, essendosene allontanato, cadde sotto la spada dei suoi servitori. «Ascoltate dunque», esclama, «vostro padre, prestate orecchio alle sue parole, affinché Dio, nella sua bontà, degni di rafforzare il vostro regno e di colmarvi in questo mondo di gloria e di prosperità». Questa lettera piacque a Filippo il Bello: il Pontefice, d'altronde, si affrettò ad appianare le discussioni sollevate dal suo predecessore. Revocò tutte le bolle sfavorevoli alla Francia, annullò le censure, restituì alle università il diritto di conferire gradi e a tutto il regno i privilegi di cui godeva prima di questa disputa. Revocò il divieto di provvedere alle chiese vacanti e dispiegò un'attività così grande che, nello spazio di pochi mesi, tutta questa faccenda fu sopita.
Politica interna e progetti di crociata
Pacifica Roma perdonando i Colonna e tenta di coalizzare l'Europa per sostenere i cristiani d'Oriente e i re tartari convertiti.
Roma ebbe il suo turno. Per restituirle la pace, perdonò i Colonna, VIES DES SAINTS. — TOME VIII. 8 revocò la scomunica che pesava su di loro e aprì loro le porte della patria; ma non volle restituire la porpora romana ai due cardinali di quella famiglia, né i beni confiscati. Si sentiva nella bontà del padre che perdona, la giustizia del sovrano. Queste preoccupazioni non poterono far dimenticare a Benedetto XI il nemico del cattolicesimo. Fin dai primi giorni del suo regno, aveva felicitato Carlo, re di Napoli, per aver espulso i Saraceni da Lucera. Una delegazione giunta dall'Oriente lo fece presto pensare a una crociata generale contro di loro. I re tartari, convertiti al cattolicesimo dai Frati Predicatori e dai Frati Minori, si erano appena impadroniti di una parte della Palestina; ma bisognava conservare le conquiste e proseguirle: sollecitarono il soccorso di Roma. Benedetto XI si mise all'opera: i suoi legati, dispersi in tutta Europa, ebbero ordine di riconciliare tra loro i vari Stati per farli entrare in una coalizione comune; riuscirono a pacificare la Danimarca e i regni del Nord; ma i loro sforzi fallirono in Italia. Firenze rifiutò di ascoltare la voce del Pontefice, e fu necessario sottometterla all'anatema.
Giustizia per Bonifacio VIII
Benedetto XI lancia una solenne bolla di scomunica contro gli autori dell'attentato di Anagni, denunciando il sacrilegio commesso contro il suo predecessore.
Benedetto XI, nel mezzo di tanti affari, non aveva dimenticato l'Ordine che lo aveva formato. Scrisse ai suoi Fratelli una lettera piena di affetto e si raccomandò alle loro preghiere. Fece di più. Bonifacio VIII aveva creduto di dover restringere i privilegi degli Ordini mendicanti. Benedetto XI, senza temere il biasimo che avrebbe potuto ricadere sulla memoria del suo predecessore, annullò l'effetto della sua bolla e restituì i privilegi al suo Ordine e a quello di San Francesco.
Quando gli affari più urgenti furono così calmati, quando ebbe, con la sua prudenza e la sua dolcezza, prevenuto lo scisma, pacificato l'Europa, reso la pace a Roma, si ricordò degli oltraggi fatti al suo predecessore e lanciò questa bolla contro gli autori dell'attentato di Anagni: «Una scelleratezza infame è stata commessa da uomini empi che hanno osato il più grande dei misfatti sulla persona del nostro predecessore di buona memoria, il papa Bonifacio VIII. Finora giuste cause ci hanno fatto differire il perseguimento. Non possiamo ritardare oltre. Dobbiamo levarci, o piuttosto che Dio si levi in noi, affinché i suoi nemici siano dissipati e coloro che lo odiano fuggano davanti alla sua faccia; che siano dissipati, dico, se si pentono del loro crimine, come l'empietà di Ninive lo fu alla predicazione di Giona; altrimenti che siano confusi. Poiché, mentre lo stesso Bonifacio risiedeva con la sua corte ad Anagni, sua patria, figli di perdizione, primogeniti di Satana, figli di iniquità, lo hanno preso a mano armata, lui loro Prelato, loro signore e loro Padre; nella loro insolenza, hanno gettato su di lui mani empie e lo hanno coperto di oltraggi e di bestemmie; e ciò pubblicamente, davanti al popolo, allo sguardo di tutti e fin sotto i nostri occhi. Ribellione, lesa maestà, sacrilegio, violenza, rapina, furto, fellonia, tali sono stati i loro crimini, e tanti altri che ne siamo caduti nello stupore. Quale anima feroce non si scioglierebbe in lacrime? quale odio non si ammorbidirebbe fino alla pietà? quale giudice così vile non si affretterebbe alla vendetta? quale misericordia non si muterebbe in rigore? La sicurezza è violata, l'immunità infranta; la patria non ha più salvaguardia, la dimora non ha più asilo; il pontificato supremo è oltraggiato e, con la prigionia del suo capo, la Chiesa stessa è ridotta in catene. Quale luogo di sicurezza ora, quale santuario ancora rispettato, dopo che si è violato il Pontefice di Roma? O crimine inespiabile! o misfatto inaudito! o infelice Anagni che hai sofferto in te queste cose: che la rugiada e la pioggia non cadano più su di te, che scendano sulle colline vicine e ti dimentichino, poiché, sotto i tuoi sguardi, quando potevi impedirlo, l'eroe è caduto e il forte è stato abbattuto! O i più sfortunati e i più criminali degli uomini, che non avete imitato colui che prendiamo a modello, il santo re Davide: il suo nemico, il suo persecutore, il suo rivale era ai suoi piedi, ma egli non volle colpirlo, perché il Signore aveva detto: Guardatevi dal toccare i miei eletti; ed egli fece morire per spada colui che aveva steso su di lui la mano. Crudele dolore! pernicioso esempio! male inespiabile e confusione manifesta! Intona, o Chiesa, un canto lugubre, inonda di pianti il tuo volto, e affinché aiutino la tua giusta indignazione, i tuoi figli vengano da lontano e le tue figlie si levino al tuo fianco...» Il Pontefice aggiunge che Guglielmo di Nogaret, Sciarra Colonna, altri nominati nella bolla, e tutti coloro che li hanno aiutati con il loro soccorso, il loro consiglio o il loro credito, hanno, secondo il parere dei cardinali, incorso la scomunica portata dai canoni, e li cita a comparire personalmente davanti a lui per la festa di san Pietro e san Paolo, per udire la giusta sentenza che meritano i loro crimini e sottomettervisi umilmente, altrimenti, continua, senza tener conto della loro assenza, procederemo contro di loro.
Morte, eredità e culto
Dopo un breve regno, muore a Perugia nel 1304. La sua semplicità verso la madre e i suoi miracoli postumi portano al riconoscimento del suo culto.
La voce del Pontefice non fu ascoltata, i colpevoli non si presentarono; ma Dio sembrò incaricarsi della vendetta. Anagni, sotto il peso della maledizione del santo Papa, decadde rapidamente, e nell'anno 1526, secondo la testimonianza di un viaggiatore, offriva già cumuli di rovine. I tre figli di Filippo il Bello non ebbero eredi e si succedettero nello spazio di quattordici anni, lasciando infine il trono alla posterità di Carlo di Valois, amico di Bonifacio VIII e fratello di Filippo il Bello. La Francia, che si era dimenticata nei confronti della Santa Sede, doveva vedere presto, sotto un re in demenza, le sue province invase dallo straniero, finché, ridotta al territorio di una città, dovette infine la sua liberazione a una giovane ragazza ispirata dal cielo. Roma, ingrata verso il sovrano Pontefice, di cui una delle più potenti famiglie lo aveva appena tradito, reclama la sua parte; vide i Papi preferirle per più di mezzo secolo il soggiorno di Avignone, e in questo periodo di abbandono, credette di cadere, come Anagni, fino a non essere più che un ammasso di rovine.
Benedetto XI avrebbe potuto prevenire molte di queste sventure; il poco tempo che visse sul trono di san Pietro faceva sperare alla Chiesa uno dei suoi più gloriosi Pontefici. Dio non lo volle. Dopo otto mesi e qualche giorno di regno, Ben edetto Pérouse Città dove il santo studiò diritto e iniziò la sua carriera prima di entrarvi in convento. XI morì a Perugia, il 7 luglio 1304.
L'amore dei popoli seguì Benedetto XI nella sua tomba. Si ricordavano le sue virtù, il suo zelo, la sua dolcezza e la sua semplicità. Sua madre, si dice, volle un giorno visitarlo durante il suo pontificato; era una povera vecchia, umilmente vestita; le dame di Roma credettero di doverla adornare con preziosi ornamenti. Fu dunque annunciata a Benedetto XI che chiese: «Quali sono i suoi vestiti?» e quando gli fu detto che per rispetto verso il primo trono del mondo, l'avevano coperta di seta: «Questa non è mia madre», esclamò; «mia madre è una povera donna». Dovette riprendere il suo umile abbigliamento, e il Papa correndo allora al suo incontro la colmò di testimonianze di affetto e di rispetto. I poveri amarono il Pontefice che aveva tanto amato la povertà, e si ricordarono della sua tomba. Aveva voluto che il suo corpo fosse deposto in un umile sepolcro, nella chiesa dei Frati Predicatori di Perugia; ma numerosi miracoli ne elevarono la gloria; il suo nome fu iscritto nel martirologio romano, e il papa Clemente VII autorizzò il suo culto. Si celebra la sua festa sotto il rito doppio, con ufficio e messa, in tutto l'Ordine dei Frati Predicatori.
Année Dominicaine.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Entrato tra i Frati Predicatori a Venezia all'età di 14 anni
- Elezione a Maestro generale dell'Ordine a Colmar
- Legazione in Francia e in Inghilterra per Bonifacio VIII
- Promozione al cardinalato
- Presenza al fianco di Bonifacio VIII durante l'attentato di Anagni
- Elezione unanime al sommo pontificato
- Pubblicazione della bolla contro gli autori dell'attentato di Anagni
Miracoli
- Numerosi miracoli constatati sulla sua tomba a Perugia
Citazioni
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Questa non è mia madre; mia madre è una povera donna.
Aneddoto della visita di sua madre a Roma