Santa Procula
PATRONA DI GANNAT, NELLA DIOCESI DI MOULINS
Vergine e Martire, Patrona di Gannat
Principessa del Rouergue consacrata a Dio, Procula fuggì da Rodez per sfuggire a un matrimonio forzato con il signore Géraud. Rifugiatasi vicino a Gannat, vi fu ritrovata e decapitata dal suo pretendente respinto. Secondo la leggenda, portò la sua testa fino alla chiesa locale, provocando la conversione del suo carnefice.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
SANTA PROCULA, VERGINE E MARTIRE,
PATRONA DI GANNAT, NELLA DIOCESI DI MOULINS
Giovinezza e pietà a Rodez
Nata in un'illustre famiglia del Rouergue, Procula manifesta fin dall'infanzia una pietà eccezionale e un distacco dai piaceri mondani.
Santa Procula, Sainte Procule Vergine e martire originaria di Rodez, patrona di Gannat. figlia unica di una delle più illustri famiglie del Rouergue, nacque a Rode Rodez Diocesi in cui la festa del santo viene celebrata il 28 aprile. z. Fin dalla sua più tenera infanzia, Dio sembrò predestinarla visibilmente a un'alta santità; poiché, simile in ciò ad altri santi, il martedì e il giovedì di ogni settimana, non prendeva il latte materno che una sola volta al giorno. Così, in un'età in cui i bambini seguono solo l'istinto della natura, essa obbediva già ai movimenti della grazia.
Prevenuta così presto dalle benedizioni del cielo, appena poté conoscere il suo Dio si consacrò interamente al suo servizio. Sebbene nata e cresciuta in mezzo al lusso e alle grandezze, non vi attaccò il suo cuore; non mostrò che allontanamento e disgusto per i divertimenti frivoli e le feste profane. Visitava spesso le chiese e non appariva in pubblico se non quando la necessità o la convenienza la obbligavano; allora mostrava una modestia così amabile, un tatto così delicato, un'urbanità così cristiana, che tutti ne erano presi da ammirazione.
Era dotata di tutti i doni che potevano renderla gradita agli uomini. Il suo spirito vivo e penetrante, la sua natura dolce, affabile e benefica, la sua pietà soprattutto, che dava una forma così amabile a queste qualità naturali, e infine la sua bellezza notevole, che non era che il riflesso della sua anima, facevano della giovane Procula un oggetto di stima e di ammirazione per tutti coloro che la vedevano.
Ma Dio aveva formato questo cuore per riservarlo a sé solo; il mondo non ne era degno, e Procula, spinta dalla grazia dello Spirito Santo, aveva di buon'ora consacrato e votato la sua verginità allo Sposo celeste, all'Agnello senza macchia; gli aveva dato il suo cuore tutto intero.
I suoi genitori, cristiani d'altronde, ma imbevuti delle massime del mondo, avevano altri progetti su di lei; possedevano solo questa figlia come erede del loro nome illustre e dei loro grandi beni; in lei risiedevano le loro speranze mondane. Perciò seguirono con occhio inquieto i suoi progressi nella santità; avevano già qualche presentimento; ma si rassicuravano a causa della sua grande giovinezza e della sua perfetta obbedienza. Non conoscevano ancora la generosa fermezza del suo cuore.
Il rifiuto del matrimonio e l'alleanza celeste
Procula rifiuta di sposare il signore Géraud, affermando la sua consacrazione a Gesù Cristo, che le invia un anello d'oro tramite l'arcangelo Gabriele.
Non appena ebbe raggiunto l'età di sedici o diciassette anni, pensarono di cercarle uno sposo che fosse degno di lei e dei grandi beni di cui doveva essere l'unica erede. Credettero di aver trovato ciò che desideravano nella persona di un giovane e ricco signore, chiamato Gér aud, i Géraud Signore pretendente di Procula, suo carnefice poi convertito e anacoreta. l quale, affascinato dalle qualità di Procula, aspirava a diventare suo sposo. I genitori della Santa si affrettarono a far conoscere alla figlia questo desiderio e questa scelta del loro cuore. Procula rispose loro con molto rispetto e dolcezza, ma con una fermezza che non le si conosceva, di aver già disposto dei propri affetti e che Gesù Cristo solo era il re del suo cuore e solo sarebbe stato il suo sposo per l'eternità. I suoi genitori, molto sorpresi da una risposta così inattesa, impiegarono tutto ciò che il loro amore suggeriva loro di più adatto per scuotere la sua costanza: non risparmiarono né lacrime, né carezze, né persino minacce, per farle cambiare proposito; ma tutti i loro sforzi furono inutili. Quando la Santa si fu ritirata nel suo appartamento, si affrettò a gettarsi in ginocchio per rinnovare al suo divino Sposo l'impegno che aveva già preso e per chiedergli la forza di superare gli ostacoli che minacciavano di separarla da lui. Gesù Cristo, che ama tanto il dono dei cuori puri e che vuole essere lo sposo delle anime caste, fu toccato da tanto amore e generosità. Volle a sua volta onorare la Santa dei suoi favori e accordarle una testimonianza sensibile dell'accettazione del suo cuore. Le inviò dunque, per il ministero dell'angelo Gabriele, un an ello d'oro c ange Gabriel Arcangelo portatore dell'anello divino. ome pegno del suo amore e della santa alleanza che contraeva con lei. Santa Procula fu talmente fortificata da questo glorioso segno dell'amore del suo celeste Sposo, che non temette più di sostenere i più duri combattimenti per mantenergli la sua fedeltà.
La fuga e l'esilio
Per sfuggire a un matrimonio forzato, fuggì da Rodez, attraversò l'Alvernia e si rifugiò in una grotta vicino a Gannat.
L'occasione non tardò a presentarsi. I genitori della Santa, ostinati nel loro disegno, dopo aver trascorso qualche tempo senza parlarle di matrimonio, risolsero di spezzare la sua resistenza usandole una violenza improvvisa. La fidanzarono contro la sua volontà a Géraud e fissarono la data della cerimonia nuziale. Procula, ferma nella sua risoluzione e fiduciosa nel suo sposo fedele, attendeva senza timore il giorno temibile.
Esso arrivò e, fin dal mattino, tutto era disposto per la festa con la pompa e la magnificenza che conveniva a una famiglia di quel rango. Gli amici di casa erano venuti ad assistere a questa brillante cerimonia e il fidanzato Géraud era già arrivato, seguito da un magnifico corteo: attendeva, con tutti gli invitati, Procula, la sua fidanzata, che sola mancava per iniziare la cerimonia.
Nel frattempo, Procula, ritiratasi sola nel suo appartamento, si gettò ai piedi del suo divino Gesù e lo pregò istantemente di proteggerla in una congiuntura così pericolosa e di farle conoscere ciò che doveva fare. Udì allora una voce che le rivolse le stesse parole che Dio aveva rivolto ad Abramo: «Esci dalla tua famiglia e dal tuo paese, e vieni nella terra che io ti mostrerò».
Subito si rialza, piena di forza e di coraggio, lascia le vesti sontuose di cui l'avevano adornata e si riveste di abiti miseri per meglio nascondere la sua fuga e per rendersi più conforme alla povertà del suo celeste Sposo. Sotto questo travestimento, esce furtivamente dalla casa dei suoi genitori e fugge nei boschi e nelle montagne, senza altra guida che l'angelo custode che l'accompagna.
Attraversa così tutto il paese molto montuoso che separa il Rouergue dall'Alvernia; nulla la ferma, né le rocce, né i precipizi, né le foreste oscure. Attraversa ancora l'intera Alvernia, sfugge a tutti i pericoli, supera tutte le fatiche alle quali era così poco abituata; ma l'amore del suo Dio le dà forza e ali, e la protegge contro tutti i pericoli.
Arrivò fino nel Bourbonnais, a un quarto di lega dalla piccola città di Gannat. Lì si fermò davanti a questo sito pittoresco e deserto: in fondo, il ruscello limpido dell 'Andel Gannat Città fondata da Antonino durante la missione. ot, dominato da due colline graziose, e ai loro piedi, una roccia nella quale scoprì una piccola caverna. La Santa, stanca del suo viaggio, si stabilì in questa caverna per riposare e per intrattenersi nella solitudine con il suo celeste Sposo, in attesa che egli disponesse di lei come volesse.
L'inseguimento e il tradimento
Géraud, autorizzato dal padre di Procula, la insegue e finisce per scoprire il suo nascondiglio grazie al tradimento di alcuni pastori.
Géraud e tutti i presenti erano in estrema impazienza di vedere iniziare la solennità delle nozze; non si attendeva che la sposa. Infine, fu inviata una serva della casa per condurre la regina della festa; ella trovò l'appartamento deserto e l'abito nuziale gettato a terra. Ritornò subito per dare notizia di questa triste novità e, alla vista degli abiti da festa che Procula aveva lasciato, non si dubitò più del suo travestimento e della sua fuga.
Tutta la casa fu allora colma di confusione, di rumore e di turbamento; i preparativi della brillante festa accrebbero ancora la delusione universale. Il padre di Procula, costernato dapprima, entrò presto in una violenta collera; fece alcune scuse a Géraud, gli permise, lo pregò persino di cercare la fuggitiva, non più per offrirle un'alleanza di cui si era resa indegna, ma per castigarla, come meritava; e, nell'impeto del suo furore, gli cedette tutti i suoi diritti di padre e gli raccomandò persino di non risparmiare la vita di Procula, se, dopo averla trovata, non avesse potuto ricondurla. Géraud, più irritato di chiunque altro, sia per il suo amore disprezzato che per il suo orgoglio ferito, si lanciò con ardore all'inseguimento della fuggitiva.
Errò per qualche tempo, come al caso, ma finì per scoprire le tracce di colei che cercava e, di indicazione in indicazione, riuscì a seguire lentamente, ma sicuramente, colei che ormai non poteva più sfuggirgli. Attraversò così l'Alvernia e giunse nel Borbonese, fino vicino al rifugio di santa Procula, che si credeva al sicuro.
Non lontano da lì, incontrò dei pastori che custodivano i loro greggi e chiese loro se avessero visto una straniera di cui descrisse il ritratto. I pastori risposero di averla vista; ma, sospettando qualche cattivo disegno da parte di quel giovane signore, si rifiutarono di tradire il rifugio di colei che veneravano già come una santa. Géraud fece allora brillare ai loro occhi l'esca di una ricca ricompensa, assicurando loro che il suo disegno era di ricondurla presso i suoi genitori, da dove era fuggita. I pastori, abbagliati e vinti, rivelarono il loro segreto e scoprirono il rifugio della Santa.
Il martirio e il miracolo della cefaloforia
Decapitata da Géraud dopo un ultimo rifiuto, Procula si rialza, raccoglie la sua testa e cammina verso Gannat, provocando la conversione del suo carnefice.
Géraud si avanzò verso di lei; alla sua vista, ritrovò tutta la vivacità della sua passione e intraprese di ricondurla a sé con i mezzi della dolcezza e della persuasione. Ella, dopo il primo momento di sorpresa, rimase inflessibile nella sua risoluzione e non diede a tutte le istanze di Géraud che questa ferma risposta: «Non riconoscerò mai altri che Gesù Cristo come mio sposo, e gli sarò fedele fino all'effusione del mio sangue, se necessario».
Questo rifiuto cambiò la moderazione di Géraud in una rabbia violenta e in un odio insensato; si avvicinò vivamente alla sua vittima, al fine di esercitare su di lei l'autorità di cui il padre lo aveva investito, e di portarla via con la forza o di farla morire. Procula prese subito la fuga e, per evitare il suo persecutore che le sbarrava la strada, passò attraverso rocce inaccessibili che, sembrando volerle aprire il passaggio, si ammorbidirono sotto il suo peso e conservano ancora l'impronta delle sue dita e delle sue ginocchia.
Il suo carnefice, più insensibile e più duro delle rocce stesse, si lanciò al suo inseguimento e la raggiunse a cento passi dalla città di Gannat. Lì, le reiterò i suoi ordini; la Santa persistette nella sua risoluzione e Géraud, esasperato da tale resistenza, sguainò la spada e le disse: «Procula, non siete meno indegna della vita che della mia alleanza; non avete voluto me come sposo, mi avrete come carnefice».
La Santa, a queste parole, cadde in ginocchio, fece il segno della croce, pronunciò il nome di Gesù, suo divino Sposo, offrendogli il suo cuore e la sua vita; e la sua testa rotolò sotto la spada dell'assassino.
Ma, o prodigio! La vergine si rialzò, come se fosse stata piena di vita; prese la sua testa tra le braccia e camminò con passo sicuro verso la città di Gannat che era tutta vicina. Alla vista di un miracolo così sorprendente, Géraud, illuminato dalla grazia, si prostrò ai piedi della Santa per implorare il suo perdono. La Santa, fermandosi allora, si voltò verso il suo carnefice tutto bagnato dalle lacrime del pentimento e, con un nuovo miracolo, lo assicurò in poche parole del suo perdono p iù gen Géraud Signore pretendente di Procula, suo carnefice poi convertito e anacoreta. eroso; poi riprese il suo cammino verso la città.
Géraud perseverò nella sua conversione; al fine di espiare il suo crimine, passò il resto dei suoi giorni in una solitudine, conducendo la vita di anacoreta, e, dopo aver praticato le virtù più ammirevoli, morì in odore di santità e fu persino onorato come Santo.
Sepoltura e riconoscimento episcopale
La santa spira nella chiesa di Santa Croce a Gannat; il vescovo di Clermont presiede le sue esequie davanti a una folla immensa.
Santa Procula, giunta a Gannat, attraversò diverse strade, con stupore degli abitanti. Molti di loro le lanciarono mille insulti, trattandola da strega e attribuendo all'azione del demonio un prodigio così sorprendente. Essi pagarono il prezzo della loro empietà; alcuni furono afflitti da malattie incurabili; altri, ridotti a estrema indigenza dopo aver posseduto grandi beni; altri ancora furono privati di sepoltura dopo una morte violenta o vergognosa.
Santa Procula arrivò così fino alla chiesa di Santa C roce e andò a prostrar église de Sainte-Croix Luogo in cui la santa depose la testa e dove fu sepolta. si ai piedi di un altare, dove un sacerdote, di nome Paolo, celebrava il santo sacrificio. La si vide in ginocchio, mentre teneva tra le mani la sua testa mozzata e sanguinante, offrendola a Gesù Cristo come suprema testimonianza della sua fedeltà e prova fulgida del suo amore; poi, le sue mani vacillanti lasciarono cadere la testa e il suo corpo si accasciò su se stesso per non rialzarsi più. I sacerdoti, riunitisi, deliberarono riguardo alla sepoltura con cui onorare così sante reliquie; inviarono due dei più anziani tra loro a Clermont, per informare il vescovo di quanto era accaduto.
A questa notizia, il prelato, accompagnato dal suo arcidiacono e dai principali membri del suo clero, si recò a Gannat per celebrare di persona le esequie della santa Martire. La voce di tali prodigi così straordinari si diffuse rapidamente nel paese e una prodigiosa affluenza di popolo si accalcò per assistere alla cerimonia e per venerare il corpo della Santa, che fu poi inumato vicino all'altare maggiore della chiesa di Santa Croce.
Culto e traslazioni delle reliquie
La tomba divenne un luogo di pellegrinaggio celebre, portando a diverse traslazioni di reliquie, in particolare sotto Joachim d'Estaing.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE. — PELLEGRINAGGIO.]
La tomba di santa Procula divenne presto celebre; fu meta del pellegrinaggio di una moltitudine di fedeli che venivano a venerarla e a chiederle numerose guarigioni. I miracoli che vi si compirono vi attirarono ancora più affluenza, e il vescovo di Clermont si vide obbligato a procedere alla traslazione di queste sante reliquie. Si recò dunque a Gannat, accompagnato da un numeroso clero, rinchiuse il corpo della Santa in una cassa di legno avvolta in una stoffa rossa e la pose sull'altare.
I miracoli vi si moltiplicarono ancora a tal punto, e gli abitanti di Gannat ne ricevettero benefici così segnalati, che la riconoscenza li obbligò a operare una seconda traslazione di queste reliquie così preziose in una magnifica cassa d'argento, affinché fossero meglio onorate. Questa cerimonia avvenne sotto l'episcopato di Joachim d'Estaing Joachim d'Estaing Vescovo di Clermont che ha presieduto una traslazione di reliquie. , vescovo di Clermont.
Scambio di reliquie tra Rodez e Gannat
Nel 1673, una reliquia di Procula fu inviata a Rodez in cambio di una reliquia di san Naamas, suggellando il legame tra la sua patria e il luogo del suo martirio.
La fama dei numerosi miracoli operati da santa Procula si diffuse fino a Rodez, che era stata la sua patria. Gli abitanti di questa città, desiderosi di rendere alla loro santa compatriota un culto più particolare e di attirarsi i suoi favori speciali, concepirono il disegno di acquisire un'insigne reliquia di questa santa Martire. I religiosi e i sacerdoti della confraternita di Saint-Amans, presieduti da Antoine Monmaton, parroco di quella chiesa, deputarono, il 17 luglio 1673, due sacerdoti della loro società per presentare al parroco e ai sacerdoti di Sainte-Croix di Gannat una petizione con la quale richiedevano un'insigne reliquia della loro gloriosa patrona, offrendo in cambio una saint Naamas Santo il cui capo è esposto insieme a quello di Dalmazio. reliquia di san Naamas, l'osso del femore. I due deputati si recarono a Gannat il 7 agosto e presentarono la loro richiesta, che fu accolta dal clero.
Si procedette all'apertura della cassa d'argento e ne os du bras, le cubitus Reliquia insigne trasferita da Gannat a Rodez. fu estratto un osso del braccio, il cubito, che fu riposto in una teca sigillata; tutto il popolo, insieme al clero, accompagnò processionalmente la reliquia fino a fuori città, con le testimonianze del rispetto dovuto a una santa così illustre.
Quando a Rodez si ebbe notizia dell'arrivo di questa reliquia, una folla di popolo, preceduta dal clero, da tutti i corpi religiosi e da tutte le corporazioni civili, nonché da tutte le bande musicali, si spinse a più di una lega fuori dalla città per ricevere con onore un tesoro così venerabile e prezioso.
Una parte di questa reliquia andò perduta durante la Rivoluzione; ciò che si poté salvare è stato in seguito diviso con la cattedrale.
Gli abitanti di Gannat, pieni di venerazione e di riconoscenza per la loro benefica patrona, eressero una cappella nel luogo in cui santa Procula si era fermata al suo arrivo nel paese; essa fu chiamata il Pas de sainte Procule; ne costruirono un'altra nel luogo in cui aveva subito il martirio. Inoltre, istituirono in onore della loro Santa due confraternite che furono a lungo fiorenti e non contribuirono poco a mantenere il fervore della pietà nelle anime.
La chiesa di Saint-Amans possiede una cappella ornata da una vetrata dedicata a santa Procula; questa santa è una delle principali patrone della congregazione delle giovani e la sua festa si celebra ogni anno con particolare solennità. La diocesi di Rodez celebra il suo martirio il 3 settembre; la città di Gannat il 13 ottobre e la traslazione delle sue reliquie il 9 luglio.
I miracoli che santa Procula ha operato sono innumerevoli; hanno attirato a Gannat un grande concorso di pellegrini. Le reliquie di santa Procula vi furono religiosamente conservate fino al momento in cui l'uragano rivoluzionario soffiò su di esse e le disperse senza ritorno. Tuttavia, quando dopo la tempesta tornarono giorni calmi e sereni, la città di Rodez, che aveva ottenuto dalla città di Gannat un'insigne reliquia di santa Procula, fece dono, a sua volta, di un frammento di questa reliquia alla pietà sempre sussistente degli abitanti di Gannat. La si conserva ancora ai nostri giorni nella cappella di Sainte-Procule e ogni anno le giovani della città, vestite di abiti bianchi e cinte di cordoni color porpora, per ricordare con questo doppio simbolo la purezza e il martirio di santa Procula, si fanno un onore di portarla in trionfo nella processione che si svolge attorno alla città di Gannat il giorno della sua festa. Questa festa, originariamente fissata al 12 ottobre, si celebra ora in tutta la diocesi di Moulins il 9 luglio di ogni anno. A Gannat, quando il 9 luglio non è una domenica, la festa solenne è rimandata alla domenica successiva.
Abbiamo estratto questa biografia dai Saints du Rouergue, dell'abate Serrières, e dalla Vie de sainte Procule, dell'abate Cornil, sacerdote della diocesi di Moulins.
VIES DES SAINTS. — TOME VIII.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Rodez in un'illustre famiglia
- Voto di verginità segreto fin dall'infanzia
- Ricevimento di un anello d'oro dall'angelo Gabriele come pegno di alleanza celeste
- Fidanzamento forzato con il signore Géraud
- Fuga travestita dalla casa paterna verso l'Alvernia e il Borbonese
- Ritiro in una grotta vicino a Gannat
- Decapitazione per mano di Géraud dopo essersi rifiutata di seguirlo
- Cefaloforia: cammina con la testa tra le mani fino alla chiesa di Santa Croce
Miracoli
- Digiuno parziale durante l'allattamento (martedì e giovedì)
- Apparizione dell'angelo Gabriele che porta un anello d'oro
- Rocce che si ammorbidiscono sotto i suoi passi per facilitare la sua fuga
- Cefaloforia (cammino dopo la decapitazione)
- Parole post-mortem per perdonare il suo carnefice
- Castighi divini (malattie, indigenza) su chi derideva a Gannat
Citazioni
-
Non riconoscerò mai altri che Gesù Cristo come mio sposo, e gli sarò fedele fino all'effusione del mio sangue, se necessario
Risposta a Géraud