Nata Orsola Giuliani nel 1660, entrò tra le Cappuccine di Città di Castello con il nome di Veronica. Mistica favorita da visioni e dalle stimmate della Passione, fu badessa e modello di disciplina regolare. Morì nel 1727 e fu canonizzata da Gregorio XVI nel 1839.
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SANTA VERONICA GIULIANI, VERGINE,
Infanzia e pietà precoce
Nascita di Orsola Giuliani a Mercatello nel 1660, segnata fin dalla culla da digiuni mistici e da una precoce devozione verso le immagini sacre.
Questa Santa nacque il 27 dicembre 1660 a Mercatello, piccola città del ducato di Urbino, nello Stato della Chiesa. Ebbe per padre Francesco Giuliani e per madre Benedetta Mancini, entrambi di famiglie onorevoli e agiate. Era l'ultima di sette figlie, frutto della loro unione. Al battesimo ricevette il nome di Orsola. Non la si sent ì emet Ursule Religiosa cappuccina e mistica stigmatizzata del XVII secolo. tere nessuno dei pianti ordinari dei bambini. Il mercoledì, il venerdì e il sabato, giorni consacrati a onorare la Passione di Gesù Cristo e la Santa Vergine, non accettava il latte materno, o qualsiasi altro nutrimento, se non due volte e in piccola quantità, iniziando fin da allora i suoi digiuni. Il 12 giugno dell'anno 1661, giorno della Santissima Trinità, sfuggì dalle braccia della madre e andò a passo fermo, tutta sola, a venerare un quadro appeso alla parete che rappresentava il mistero del giorno. Da quel momento camminò senza l'aiuto di nessuno. Un anno dopo, trovandosi in una bottega con una serva di sua madre, disse con voce chiara al mercante che cercava di ingannare sul peso: «Siate giusto, perché Dio vi vede».
A stento tre anni, aveva comunicazioni familiari con Gesù e Maria. Aveva costruito davanti a un'immagine della Santa Vergine che teneva il bambino Gesù un altare che adornava con gusto meraviglioso. Nella sua semplicità, si rivolgeva alla Madonna e al divino Bambino come se l'immagine fosse viva. Spesso poneva la sua colazione sull'altare pregando Gesù di prenderne la sua parte. La Santissima Vergine si compiaceva di tanta innocenza e di tanta semplicità. Qualche volta l'immagine diventava viva e Gesù, staccandosi dalla cornice, scendeva tra le braccia di Orsola e si lasciava abbracciare. Altre volte, il divino Bambino condivideva con la sua piccola serva i frutti posti sull'altare.
Una mattina, mentre Orsola coglieva fiori per adornare il suo altare, il bambino Gesù le disse: «Io sono il fiore dei campi».
Lutti e vocazione
Dopo la morte della madre e un soggiorno a Piacenza, Orsola riceve la prima comunione e rifiuta il matrimonio per consacrarsi a Dio.
Sua madre morì quando la Santa aveva circa quattro anni; prima di spirare, fece venire a sé le cinque figlie che le restavano, poiché ne aveva perse due; dopo aver dato loro salutari consigli, le mise sotto la protezione delle cinque piaghe di Nostro Signore; ne assegnò una a ciascuna di loro. La piaga del costato fu quella che toccò a Orsola. Questa piaga, che divenne l'oggetto particolare della sua devozione, fu anche per lei la fonte di tutte le grazie e di tutte le virtù.
Ebbe fin da piccola una tenera carità per i poveri. Un giorno diede le sue due scarpe a un infelice che ne era sprovvisto; qualche tempo dopo, le vide ai piedi della santa Vergine, tutte sfolgoranti di pietre preziose. Coglieva la minima occasione per soffrire in unione con Gesù Cristo. Essendo rimasta la sua mano schiacciata sotto una porta che chiudeva bruscamente, il sangue ne colò in abbondanza. «Gustavo allora», disse, «una consolazione deliziosa, pensando a ciò che santa Rosa da Lima aveva sofferto. I rimedi che mi venivano applicati mi erano di peso, poiché avrei voluto soffrire come lei senza sollievo».
Nel suo zelo eccessivo per il bene, rimproverava, arrivava persino a maltrattare coloro che vedeva commettere le minime colpe. Un giorno, lei che era così dolce e paziente, non poté fare a meno di dare uno schiaffo a una serva che vide compiere una cattiva azione; si rimproverò presto questi eccessi di zelo, come grandi crimini, dei quali fece penitenza.
Il padre di Orsola, avendo ottenuto il posto di sovrintendente delle finanze a Piacenza, vi si recò per stabilirvisi con la su Plaisance Città in cui il santo fondò una casa ed esercitò il suo ministero. a famiglia. È in questa città che Orsola fu ammessa per la prima volta alla santa Comunione, il giorno della Purificazione, nell'anno 1670, non avendo ancora che dieci anni. La cura che mise nel prepararsi a questa grande azione le valse un favore prezioso; poiché, non appena ebbe ricevuto il corpo di Gesù Cristo, si sentì il cuore tutto infiammato. Tornata a casa, credendo che questo effetto fosse comune a tutti coloro che comunicavano, chiese alle sue sorelle con semplicità se quell'ardore sarebbe durato a lungo. La sorpresa che la sua domanda causò loro le fece comprendere che era una grazia particolare che il Signore le accordava. Egli le ne fece presto di nuove, ispirandole il gusto dell'orazione. È in questo santo esercizio, così necessario per sostenersi nella pratica della vita cristiana, che la giovane Orsola, allora dodicenne, comprese i pericoli del mondo e i vantaggi dello stato religioso. Così prese fin da quell'epoca l'invariabile risoluzione di consacrarsi interamente a Dio. Suo padre, che l'amava con un affetto particolare, aveva su di lei disegni ben diversi; voleva farle contrarre un matrimonio onorevole. Era richiesta da diversi nobili, a causa della sua bellezza, e si cercava di darle l'amore per i piaceri del mondo; ma tutto fu inutile. «Fate ciò che volete», diceva, «io sarò religiosa».
Ingresso tra le Cappuccine
Entra nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello nel 1677 con il nome di Veronica e si distingue per la sua umiltà nei compiti domestici.
Dopo tre anni di soggiorno a Piacenza, Orsola fu rimandata dal padre a Mercatello, presso uno zio; lì diede nuove prove della sua vocazione e dovette sostenere nuove lotte per rimanervi fedele. Dopo aver superato un gran numero di difficoltà, ottenne finalmente il permesso di entrare tra le Cappuccine di Città di Castello, città dello Stato della Chiesa. Fu il 17 luglio 1677 che vi si presentò; prese l'abito il 28 ottobre seguente e ricevette il nome di Veronica. Il suo noviziato fu p enoso a c Véronique Religiosa cappuccina e mistica stigmatizzata del XVII secolo. ausa degli sforzi che il demonio fece per scoraggiarla e gettarla nella disperazione. La Passione di Gesù Cristo servì alla fervente novizia come consolazione e forza nelle sue tentazioni, ed ella fece con ammirevole ardore, all'età di diciassette anni, la sua professione solenne, il 1° novembre 1678. Provò tanta gioia nell'essere consacrata a Dio che, fino alla morte, celebrò l'anniversario di quel giorno felice con una devozione straordinaria. Veronica non rimase a lungo senza ricevere la ricompensa del sacrificio che aveva fatto con tanta generosità, rinunciando al mondo e a tutti i vantaggi che vi poteva trovare. Dio si comunicò in modo del tutto speciale a quest'anima innocente e la colmò dei suoi favori più preziosi. Nelle occupazioni dei diversi uffici della comunità ai quali fu successivamente adibita, come quelli di cuoca, dispensiera, infermiera, e in mezzo agli impegni del suo incarico di maestra delle novizie o di badessa, era raccolta come se non avesse dovuto pensare che alla sua anima. Sempre uguale a se stessa, si considerava la serva di tutte e metteva la massima attenzione nel compiere bene l'impiego che le era affidato. Il Signore le fece conoscere il prezzo delle croci e delle sofferenze; per questo Veronica diceva che esse erano la sua gioia e il suo piacere. Si studiava di sopportare con pazienza i difetti e le imperfezioni delle sue sorelle; metteva in pratica questa massima, che ripeteva spesso alle sue novizie e che considerava capitale soprattutto nella vita religiosa: « Chiunque vuole essere di Dio deve morire a se stesso ».
Le stimmate e la Passione
Veronica riceve la corona di spine e poi le stimmate nel 1697, subendo trattamenti medici violenti e inefficaci.
All'età di trentatré anni, la nostra Santa comprese che Nostro Signore voleva associarla più intimamente alle sue sofferenze, ai suoi meriti, e unirla a sé con i vincoli del più puro amore. Nel 1693, ebbe più volte la visione di un calice che le veniva presentato ora dalla mano di Gesù Cristo, ora da quella della sua santa Madre: esso conteneva le sofferenze alle quali Veronica era invitata. Sentì nello stesso periodo i dolori dell'incoronazione di spine, e presto si osservarono sul suo capo le tracce di una corona, come se gliel'avessero realmente posta. Queste tracce formavano dei rigonfiamenti che sembravano prodotti da punture. I medici che furono chiamati aumentarono ancora le sofferenze di Veronica con i rimedi violenti che impiegarono per guarirla. Così, le applicarono un cauterio sulla testa; le perforarono la pelle del collo con un grosso ago arroventato, per farle un setone. Le religiose, spaventate dal male che avrebbe dovuto sopportare in questa operazione, non vollero assisterla; lei stessa preparò l'ago, e sopportò con ammirevole pazienza il dolore che le fu causato. Altri mezzi di questo genere, impiegati per alleviarla, non produssero alcun effetto, e i medici furono costretti ad abbandonarla, ammettendo di non sapere a quale causa attribuire quei mali di cui non conoscevano la natura.
Tuttavia l'unione di Veronica con Gesù Cristo aumentava ogni giorno; ella viveva solo per lui, e gli mostrava, con la sua sottomissione nelle pene che provava, l'ardente desiderio che aveva di compiere in tutto la volontà divina. C'è forse da stupirsi che il Signore, il quale trovava un'anima così docile, l'abbia favorita con doni che accorda solo ai più perfetti dei suoi servitori? Aveva, nel 1675, iniziato, con il consenso dei suoi superiori, un digiuno rigoroso a pane e acqua. È durante questo digiuno, che durò tre anni, che ricevette una ferita che Gesù Cristo stesso le fece al cuore. Il venerdì santo dell'anno 1697, tutta occupata dalle sofferenze di Gesù Cristo, gemeva per le sue colpe passate, gliene chiedeva perdono e gli testimoniava l'ardore che aveva di condividere i suoi tormenti. Il Salvatore le apparve crocifisso, e dalle sue cinque piaghe uscirono cinque raggi infuocati che le causarono altrettante ferite ai piedi, alle mani e al costato.
Sentì allora un grande dolore e si trovò in uno stato di costrizione simile a quello di una persona che fosse legata a una croce.
Prove e inchiesta ecclesiastica
Il Sant'Uffizio e il vescovo locale sottopongono la santa a rigorose prove di obbedienza e a un rigido isolamento per verificare l'origine dei suoi doni.
Veronica fu, per obbedienza, costretta a dichiarare questo favore straordinario al suo confessore, il quale, a sua volta, ne informò il vescovo di Città di Castello. Il prelato credette di dover consulta re su questo fatto il tribunale tribunal du Saint-Office de Rome Organo della Chiesa incaricato dell'esame della dottrina e dei miracoli. del Sant'Uffizio di Roma. Ne ricevette una risposta, con la quale lo si esortava a non dare alcun seguito a questa faccenda e a non parlarne affatto; ma nello stesso anno, essendosi il miracolo rinnovato più volte e le stimmate essendo abbastanza evidenti da essere state viste da tutte le religiose della casa, il vescovo volle infine accertarsene di persona e, accompagnato da quattro religiosi rispettabili che aveva scelto come testimoni, chiamò Veronica alla grata della chiesa ed esaminò con cura. Fu pienamente convinto della realtà delle piaghe, che talvolta erano sanguinanti e talvolta coperte da una piccola crosta. La piaga del costato, situata a sinistra, era lunga da quattro a cinque dita, trasversale, larga mezzo dito e sembrava essere stata fatta con una lancia; non era mai chiusa. Le tele bianche che vi si applicavano erano subito insanguinate.
Gli increduli guarderanno a questi prodigi come immaginari e ai testimoni che li hanno riportati come a persone semplici, che si potevano facilmente ingannare. Non temiamo di assicurare che tutte le precauzioni che la prudenza umana può ispirare per conoscere bene la verità furono prese dal vescovo di Città di Castello, guidato dalle istruzioni che aveva ricevuto dal tribunale del Sant'Uffizio. Veronica stessa cercava così poco di imporsi che, in ogni circostanza, testimoniava il timore che ciò che accadeva in lei non fosse un'illusione del demonio. Tuttavia, per timore che fosse sedotta da questo spirito delle tenebre o che fosse ipocrita, si misero alla prova la sua pazienza, la sua umiltà e la sua obbedienza: mezzo certo per sapere se fosse guidata dallo spirito di Dio. Si cominciò col toglierle l'incarico di maestra delle novizie, col privarla di ogni voce attiva e passiva nella casa; poi la si trattò rudemente, fino a chiamarla strega, scomunicata; le si proibì di scrivere alcuna lettera ad altre persone che alle sue proprie sorelle, religiose a Mercatello, di apparire al parlatorio, di ascoltare la messa e l'ufficio, fuori dai giorni di obbligo, e di avvicinarsi alla Santa Mensa. Era separata dalle sue compagne, sottoposta alla sorveglianza di una suora conversa che la custodiva da vicino e, per ordine della sua badessa, fu rinchiusa in una cella dell'infermeria. Il vescovo intraprese di far guarire le sue piaghe; la si medicava ogni giorno; le si mettevano dei guanti; e nel timore di qualche inganno da parte sua, si chiudevano questi guanti ed erano sigillati col sigillo episcopale. Veronica fu molto sensibile alla privazione della comunione e dell'assistenza ai divini uffici; per il resto, conservò la pace della sua anima. È la testimonianza che rese il suo vescovo stesso che l'aveva così severamente trattata. In una lettera che scrisse al Sant'Uffizio, il 26 settembre 1697, si esprime così: « La suora Veronica continua a vivere nella pratica di un'esatta obbedienza, di un'umiltà profonda e di un'astinenza notevole, senza mai mostrare tristezza; al contrario, fa apparire una tranquillità e una pace inesprimibili. È l'oggetto dell'ammirazione delle sue compagne, che, non potendo nascondere questo sentimento che essa ispira loro, ne intrattengono i secolari. Ho molta difficoltà a trattenerle come vorrei; tuttavia minaccio quelle che parlano di più di imporre loro delle penitenze, per non aumentare la curiosità e i discorsi del popolo ».
Il vescovo non fu il solo che provò la virtù di Veronica. Un celebre missionario, il Padre Grivelli, gesuita, essendo venuto a Città di Castello, il vescovo lo diede come c onfessore a q Père Grivelli Gesuita e confessore che ha esaminato la santa. uesta santa figlia, con il potere di agire nei suoi riguardi come avrebbe fatto lui stesso. Il Padre, che aveva una grande esperienza, impiegò i modi più rudi verso di lei, l'umiliò nel modo più sensibile e non risparmiò nulla per essere ben illuminato sulla sua condotta; fu infine pienamente convinto che la virtù di Veronica fosse tanto pura quanto i favori spirituali che riceveva erano straordinari.
Il mistero del cuore e il governo
Eletta badessa, dirige il suo monastero con saggezza mentre, dopo la sua morte, un'autopsia rivela gli strumenti della Passione impressi nel suo cuore.
Termineremo il racconto di queste meraviglie con un fatto che non è meno sorprendente degli altri. Veronica soffriva dolori che richiamavano tutti i tormenti del Salvatore durante la sua Passione. La croce e gli strumenti di questa santa Passione furono impressi nel suo cuore in modo sensibile. Ella stessa ne fece la descrizione al suo confessore e gli consegnò un cartoncino tagliato a forma di cuore sul quale aveva tracciato la posizione di ogni strumento, così come il posto della croce. Si potrebbe credere che fosse solo una pia immaginazione; ma quel cartoncino era stato conservato e, quando dopo la sua morte fu aperto il suo corpo, anche il suo cuore fu aperto, alla presenza del vescovo, del governatore della città, dei professori di medicina e chirurgia e di altri sette testimoni degni di ogni fiducia; lo si trovò con ammirazione tale quale lei lo aveva descritto, portando anche i segni delle ferite che vi aveva ricevuto. La certezza di questo miracolo è così grande che da allora è stata incisa l'immagine di quel cuore di cartone, con i segni che lo riempiono, e la si trova nell'originale italiano della vita di questa Santa.
Le compagne di Veronica erano da tempo edificate dalle sue virtù. Ella ispirava loro una fiducia senza limiti quando era maestra delle novizie. La elessero badessa triennale nel mese di marzo 1716 e la confermarono in tale carica fino al momento della sua morte. Colma dello spirito di Dio, la santa Superiora fece regnare durante tutto il tempo del suo governo nel suo monastero la più esatta osservanza e la più perfetta concordia; così non si poteva trovare casa religiosa meglio condotta e meglio regolata. Veronica univa a modi umili sentimenti di affetto e una sollecitudine per le sue compagne che conquistavano i loro cuori. Nelle loro pene, ricorrevano a lei come a una tenera madre, certe di esserne sempre ben accolte e di trovarvi le consolazioni di cui avevano bisogno. Il suo zelo, regolato secondo la sua scienza, la portò a prendersi cura del temporale della sua casa. Costruì un grande dormitorio, eresse una cappella interna e procurò al monastero molti altri vantaggi considerevoli.
L'esempio di questa figlia ammirevole era un perfetto modello per le religiose che avevano la fortuna di vivere nella sua società. La sua fede era ferma e sentiva così vivamente il prezzo di questo dono che uno degli oggetti particolari delle sue preghiere era che tutti i popoli volessero aprire gli occhi a questa luce divina. Era colma del timore di Dio, ma temperava questo timore con la speranza sostenuta che aveva nella sua misericordia. Cantava spesso il salmo CXXXV che esprime così bene i suoi sentimenti di fiducia. La sua intera vita fu consacrata all'amore divino; ne era in qualche modo inebriata. Avrebbe voluto portare tutte le creature ad amare e a benedire il loro adorabile Autore. Quando, essendo superiora, parlava di Lui alle sue sorelle, si serviva delle espressioni più tenere, chiamandolo il padre, l'amico e lo sposo delle anime. Un giorno, che era la vigilia di Pentecoste, ella si espresse con tanta forza ed energia sul divino amore, che fece sciogliere in lacrime tutta la comunità.
Morte e canonizzazione
Deceduta nel 1727, fu beatificata da Pio VII nel 1804 e successivamente canonizzata da Gregorio XVI nel 1839.
Un'anima così perfetta non temeva la morte; sospirava quel momento che doveva essere la fine del suo esilio e l'inizio della sua eterna felicità. Il Signore, che aveva favorito Veronica con il dono della profezia e quello dei miracoli, le aveva fatto conoscere l'epoca del suo trapasso. Ella lo annunciò alle sue consorelle. Il 6 giugno 1727 si notò in modo particolare l'aria di santità diffusa sul suo volto. Aveva appena fatto la comunione il giorno stesso, quando fu colpita da apoplessia. Durante il tempo in cui durò la sua malattia, diede prove ammirevoli della sua obbedienza e della sua umiltà. Avendo ricevuto il santo Viatico con estrema consolazione, fece chiamare le sue figlie, rivolse loro i più saggi consigli e poi le benedisse. Infine, venerdì 9 luglio 1727, quest'anima bella volò nel seno del suo divino Sposo, all'età di sessantasette anni: ne aveva passati cinquanta in religione, diciassette come semplice religiosa, ventidue come maestra delle novizie e undici come badessa.
La sua reputazione di santità era così ben stabilita che si cominciò, fin dall'anno stesso della sua morte, a lavorare alla sua canonizzazione. Il processo fu continuato per quasi tutto il secolo scorso. Si provarono autenticamente diversi miracoli operati per l'intercessione di Veronica. Nel 1796, Pio VI pubblicò il decreto che riconosceva l'eroicità delle sue virtù; nel 1802, Pie VII Papa che ha autorizzato il culto del beato Ranieri. Pio VII pubblicò quello che constatava i suoi miracoli. Lo stesso Pontefice la dichiarò Beata l'8 giugno 1804.
Il 22 maggio 1822, la Congregazione dei Riti riconobbe la validità delle procedure effettuate sui nuovi miracoli che erano stati esaminati. Ne l 1839, papa Grégoire XVI Papa che ha fissato la festa liturgica del beato. Gregorio XVI la iscrisse solennemente nel rango delle sante Vergini.
Si rappresenta santa Veronica Giuliani mentre tiene un cuore sormontato da una croce e segnato da tutti gli strumenti della Passione; coronata di spine e portante le impronte delle stimmate.
Tratto dai continuatori di Godescard e dal Choix de lectures ascétiques, Clermont-Ferrand, 1846.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Mercatello il 27 dicembre 1660
- Prima comunione a Piacenza nel 1670
- Ingresso tra le Cappuccine di Città di Castello il 17 luglio 1677
- Professione solenne il 1° novembre 1678
- Ricevimento della corona di spine nel 1693
- Ricezione delle stimmate il Venerdì santo 1697
- Elezione ad badessa nel marzo 1716
- Decesso all'età di 67 anni dopo un ictus
Miracoli
- Primi passi all'età di sei mesi
- Visioni di Gesù Bambino che scende dal suo quadro
- Stigmatizzazione (piaghe alle mani, ai piedi e al costato)
- Impressione fisica degli strumenti della Passione nel suo cuore constatata all'autopsia
Citazioni
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Chiunque voglia essere di Dio deve morire a se stesso
Massima ripetuta alle sue novizie -
Siate giusti, perché Dio vi vede
Parole rivolte a un mercante all'età di un anno