15 luglio 14° secolo

Beata Angelina da Marsciano

Vedova, fondatrice dell'Ordine delle Terziarie di San Francesco

Festa
15 luglio
Morte
25 décembre 1435 (naturelle)
Categorie
vedova , fondatrice , terziaria
Epoca
14° secolo

Nata nel 1377 vicino a Orvieto, Angelina da Marsciano consacrò la sua vita a Dio nonostante un matrimonio forzato che visse nella verginità con il consenso del marito. Divenuta vedova, fondò numerosi monasteri del Terz'Ordine di San Francesco in tutta Italia, in particolare a Foligno. È riconosciuta per la sua umiltà, i suoi miracoli e il suo ruolo di prima badessa generale della sua congregazione.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

LA BEATA ANGELINA DA MARSCIANO

Vita 01 / 07

Giovinezza e vocazione

Nata nel 1377 vicino a Orvieto, Angeline manifestò presto una pietà angelica e fece voto di castità a dodici anni dopo la morte di sua madre.

Angeline Angeline Vedova e fondatrice di numerosi monasteri del Terz'Ordine francescano. nacque nel 1377, a Monte Giove, vicino a Orvieto, in Italia. Suo padre, Giacomo di Montemarte, conte di Corbara, e sua madre Anna Burgari, della nobile famiglia di Marsciano, le fecero dare al santo battesimo il nome di Angeline, che meritò ben presto per la sua virtù angelica. All'età di dodici anni, perse la madre, donna degna e santa che non aveva cessato di incoraggiarla nei suoi sentimenti di devozione e di pietà. Fu allora che cominciò a riflettere sulla vanità dei beni di questo mondo, sulle noie e le fatiche da cui sono inseparabili. Fece voto di non scegliere il suo fidanzato su questa terra, e di offrirsi a Gesù Cristo. Tra le virtù che brillarono in lei fin dalla giovane età, bisogna segnalare il suo amore per il prossimo, che la portava a sollevare tutti coloro che vedeva nel bisogno, e particolarmente i poveri. Non c'era giorno in cui non mettesse da parte una parte del suo pasto; il giorno seguente, andava di buon mattino alle porte delle chiese, e distribuiva agli indigenti porzioni di pane e di carne. Un giorno che si era recata in cucina, e vi aveva preso per i bisognosi una parte della provvista destinata al pasto, chiese poi al maggiordomo se si fosse accorto che gli mancasse qualcosa, e poiché questi le rispondeva negativamente, gli disse: «Vedete che si può, a poco prezzo, sollevare molti bisogni, poiché ho nutrito oggi diversi poveri senza che le nostre provviste ne sembrassero diminuite».

Vita 02 / 07

Matrimonio verginale e vedovanza

Sposata per obbedienza al conte di Civitella, vive un'unione casta con il suo sposo prima di diventare vedova a diciassette anni e di unirsi al Terz'Ordine.

Quando ebbe quindici anni, suo padre volle maritarla con Gi ovanni da Ter Jean de Terni Sposo di Angelina, con la quale visse in castità. ni, conte di Civitella, piccola città degli Abruzzi, nel regno di Napoli. Il suo voto di castità le proibiva di accettare una simile unione; ma suo padre si adirò violentemente per questo rifiuto di obbedienza e le diede otto giorni per decidere. In tale perplessità, si gettò tra le braccia di Dio, che l'aveva ispirata al momento del suo voto, chiedendogli di darle la forza e i mezzi per osservarlo fedelmente. In mezzo ai suoi timori mescolati a speranze, una voce dall'alto le consigliò di obbedire a suo padre e di rimettersi per il resto alle cure della divina Provvidenza. Da quel momento, tranquilla con la sua coscienza, dichiarò a suo padre di essere pronta a fare secondo il suo desiderio. Questi, colmo di gioia, fece venire il giovane conte, che scambiò con Angelina l'anello di fidanzamento. Fiduciosa nei decreti di Dio, non si turbò affatto in quel momento supremo; tuttavia, dopo la cerimonia, non fu priva di inquietudine sul modo in cui avrebbe conciliato i suoi voti con gli eventi. In ginocchio nella sua stanza, ai piedi di un crocifisso, si unì al suo divino fidanzato in un'ardente preghiera, gli espose il pericolo che la minacciava in modo così imminente e gli chiese con più insistenza che mai di non abbandonarla. In quel momento le apparve un angelo, che la rassicurò pienamente nelle sue apprensioni e le promise che tutto sarebbe andato secondo i suoi desideri.

Il giorno seguente, quando si trovò sola di fronte al giovane conte, si gettò improvvisamente ai suoi piedi, con le mani supplichevoli e gli occhi pieni di lacrime; gli aprì il suo cuore senza reticenze, gli raccontò i voti che aveva formulato consacrandosi a Dio, l'apparizione celeste che l'aveva confermata nelle sue sante risoluzioni e la ferma speranza che aveva concepito di non venir meno. Il giovane, profondamente commosso da tante virtù e da una così grande franchezza, si inchinò rispettosamente davanti a lei e le rispose: «Davanti al Re dei re, ogni altro fidanzato deve umiliarsi e scomparire; stia in pace, e non creda mai che io voglia attentare alla purezza delle sue risoluzioni; colei che ha ricevuto il nome di Angelina conserverà la sua castità d'angelo; non veda in me che l'umile servitore della sposa di Gesù Cristo. O mia sorella, la casta affezione che vi ho votato, la conserverò pura e fedele con l'aiuto di Colui che amo e rispetto come voi lo amate e lo rispettate voi stessa». A queste parole, Angelina non poté reprimere un moto di riconoscenza verso il Signore, che la liberava da un così pressante pericolo, e anche verso il giovane conte, che si mostrava strumento così docile dei decreti della Provvidenza. Confusero le loro anime in una preghiera comune e rinnovarono ai piedi della croce le promesse che si erano fatte reciprocamente e che giuravano davanti a Dio di osservare fino alla morte. Dopo la cerimonia del matrimonio, partirono per Civitella, dove vissero semplicemente, diffondendo attorno a loro i benefici di una grande carità e l'esempio delle loro alte virtù. Erano sposati da appena due anni, quando il conte morì dopo una breve malattia. Libera dai legami del mondo, Angelina aspirò più ardentemente che mai verso il cielo; congedò tutte le serve della sua casa e scambiò le sue ricchezze con l'abito del Terz'Ordine. L'elemosina, la cura dei malati e degli orfani occuparono tutti i suoi momenti liberi. Dio le testimoniò spesso la soddisfazione che gli causavano i suoi benefici attraverso i favori talvolta miracolosi con cui si compiaceva di ricompensarli. Molti dei malati ai quali prestava le sue cure guarivano contro ogni speranza; anime perdute per i cattivi istinti e incancrenite dal vizio tornavano anch'esse improvvisamente a Dio, convertite dal suo esempio, dai suoi pii insegnamenti e dalle sue costanti preghiere. Ella percorreva la regione degli Abruzzi, fermandosi nelle città e nei minimi villaggi, predicando ovunque i benefici della fede cattolica e l'amore del Signore, incoraggiando soprattutto le giovani a offrire a Dio il sacrificio della loro vita e a consacrarsi a Lui sotto l'abito del Terz'Ordine. Tanto zelo per il servizio di Dio doveva attirarle l'invidia e la persecuzione dei meno ferventi. Fu accusata presso Ladislao, re di Napoli e di Sicilia, di cercare di distogliere i giovani dal matrimo nio e di Ladislas Re che inizialmente perseguitò Angelina prima di riconoscerne l'innocenza. predicare il disprezzo di questo sacramento. Persone malintenzionate arrivarono fino a farla passare agli occhi del re per un'emissaria dell'eresia e pretesero di convincerlo che fosse tra il numero dei nemici più accaniti della Chiesa. Il re, per un momento ingannato da queste delazioni, la fece ricercare nella regione degli Abruzzi, pronto a farle espiare sul rogo le dottrine empie che si supponeva professasse.

Miracolo 03 / 07

Prove e miracoli a Napoli

Accusata di eresia dal re Ladislao, prova la sua innocenza attraverso il miracolo del braciere ardente e resuscita un bambino a Napoli.

La santa donna dovette prepararsi a presentarsi davanti al re, non sapendo perché fosse così ricercata; ma Dio le rivelò miracolosamente i nomi dei suoi nemici, assicurandole la sua protezione, e le ordinò di comparire davanti al principe, con un braciere ardente in mano, pronta a fare il sacrificio della sua vita se fosse stata condannata. Si recò dunque a Napoli, munita della santa Naples Luogo di morte della santa. comunione, e apparve davanti al re, alla presenza di una numerosa corte di principi e grandi signori, disposta, diceva, a dare fuoco alle sue vesti se non le fosse stata fatta giustizia. Il re fu colpito dal suo aspetto risoluto e dalle sue dichiarazioni piene di franchezza. Dopo un breve interrogatorio, rimase convinto che questa donna non avesse mai attentato alle leggi stabilite del matrimonio, ma avesse solo fatto comprendere alle giovani fanciulle i vantaggi e le dolcezze della vita monastica. Lungi dal biasimarla, la complimentò, davanti a tutta la sua corte, per il suo zelo per il trionfo della fede, e la congedò con grandi testimonianze di rispetto e gratitudine. Rimase qualche tempo a Napoli, ringraziando il Signore che aveva svelato la sua innocenza in modo così eclatante, visitando le chiese e i conventi della città.

Durante il suo soggiorno, il figlio di una povera donna morì, e alcune persone che avevano sentito parlare dei meriti di Angelina e dei favori che riceveva costantemente dal cielo, vennero a chiederle se non potesse venire in aiuto, con le sue preghiere o con le sue cure, alla sventurata madre. Angelina protestò la sua impotenza, e si recò nondimeno al capezzale del defunto che tentò invano di riportare in vita. Allora

elle fece un'ardente preghiera, e dopo aver dato un po' di speranza alla madre, le raccomandò di non lasciare seppellire suo figlio prima dell'indomani, e, in questo intervallo, di accostarsi alla Santa Mensa; lei stessa ricevette la comunione, dopo di che si recò di nuovo alla camera mortuaria. Lì, dopo un istante di supremo raccoglimento, ordinò improvvisamente al giovane di alzarsi, e nello stesso momento egli si alzò come al risveglio da un sonno profondo, con grande ammirazione degli astanti e suprema gioia della madre. Questo miracolo fu presto conosciuto in tutta la città di Napoli dove Angelina fu circondata dal rispetto universale; la sua umiltà, che ne soffriva, la fece subito lasciare la città. Così si compiono i disegni di Dio: una donna che era stata chiamata in città sotto il peso delle accuse più gravi, la lasciava pochi giorni dopo onorata dai segni della stima e dell'ammirazione di tutti; e, sul punto di perdere la vita, era stata lei, al contrario, a strappare alla morte una delle sue vittime.

Missione 04 / 07

Esilio e chiamata verso Assisi

Esiliata dal re in seguito a nuove lamentele, si reca ad Assisi per ordine divino prima di essere indirizzata a Foligno per fondare un monastero.

Riprese la strada per Civitella, continuando ovunque al suo passaggio la pia propaganda che aveva intrapreso negli Abruzzi. Tornata nella sua città natale, si dedicò più che mai all'educazione delle giovani che venivano in folla a chiedere i suoi consigli e spesso decidevano di abbandonare le gioie del mondo per la regola del chiostro. Lo stesso interesse mondano che l'aveva già fatta perseguire davanti al re, sollevò presto contro di lei nuove tempeste. I genitori delle giovani che istruiva, famiglie nobili e potenti accecate riguardo all'interesse di queste figlie, si lamentarono più amaramente che mai degli atti di questa santa donna. Le lamentele giunsero di nuovo fino al re che, ossessionato da tali istanze incessantemente rinnovate, si lasciò strappare l'ordine di esiliare Angelina con le sue fedeli seguaci. Ella sopportò coraggiosamente questa nuova persecuzione; la sua voce, troppo debole davanti al concerto delle accuse portate contro di lei, dovette ridursi al silenzio; radunò le sue compagne attorno a sé e vendette tutti i suoi beni, di cui distribuì una parte ai poveri, riservando l'altra per le spese del suo viaggio. Ma dove avrebbe diretto i suoi passi? Chi l'avrebbe guidata in una regione più ospitale? Secondo la sua abitudine, si rimise a Dio, che pregò ardentemente di farle conoscere la sua volontà. Nel mezzo di una fervente preghiera, udì una voce che le ordinò di recarsi ad Assisi per andare a guadagnare le grandi indulgenze all'abbazia della Porziuncola. Lasciò dunque Civitella, con grande rammarico delle anime pie che edificava con il suo esempio. Andò a dire addio a suo padre, che si intrattenne a lungo con lei prima di lasciarla, cercando di trattenerla presso di sé; ma non vi riuscì: Dio le aveva mostrato la strada, lei doveva seguirla. Ovunque al suo passaggio, nei villaggi e nelle città, si fermava un istante con la sua piccola schiera per compiere qualche buona azione e spargere nelle anime pie il profumo delle sue grandi virtù. Arrivò infine ad Assisi, nel 1395, e vi ricevette da parte di tutti la più toccante accoglienza. Dopo avervi visitato le chiese e i conventi di San Francesco e di Santa Chiara, si recò il 1° agosto alla celebre abbazia della Porziuncola, dove pregò per diversi giorni per il suo prossimo, per coloro che l'avevano esiliata e soprattutto per le compagne fedeli che l'avevano seguita. Chiese di nuovo al Signore cosa dovesse fare, e in una santa estasi, un angelo le rivelò che doveva recarsi a Foligno Foligno Città dove san Fiorenzo terminò i suoi giorni. per fondarvi un convento dell'Ordine di San Francesco.

Fondazione 05 / 07

Fondazioni ed espansione dell'Ordine

Fonda il convento di Sant'Anna a Foligno nel 1397 e diffonde numerosi monasteri in tutta Italia con l'approvazione papale.

La si vide dunque rimettersi coraggiosamente in cammino fino a Foligno, dove visitò la chiesa di San Feliciano, patrono della città. Dopo aver implorato con fervore la sua protezione e il suo aiuto per l'opera che doveva intraprendere, si recò dal vescovo della città e ottenne da lui la concessione di un grande spazio di terra per costruirvi un convento in onore di sant'Anna, che era la patrona di sua madre, e, nel 1397, pronunciò i suoi voti nelle mani del prelato con sette delle sue compagne. Da quel momento il numero delle religiose aumentò rapidamente e, verso la fine dell'anno, se ne contavano non meno di trenta, provenienti da Foligno o dalle città vicine. Stupite dalla prosperità ogni giorno crescente di questa istituzione, le autorità della città temettero presto che lo spazio potesse venire a mancare per le nuove adepte; fecero quindi costruire un altro convento sotto la protezione di sant'Agnese, non lontano dal primo, che ebbe come superiora la beata Margherita da Foligno. Questo pio esempio portò i suoi frutti; in pochi anni si videro conventi simili sorgere a Viterbo, ad Assisi, a Todi, ad Ascoli, a Rieti e a Firenze; quest'ultimo contava non meno di cento religiose. Nel 1405, Angelina andò a fondare un monastero del Terz'Ordine a Napoli, dove una folla di giovani ragazze prese presto l'abito. Tornò a Foligno nel 1423 e inviò due delle sue sorelle a Roma, per crearvi un nuovo convento sul monte Citorio. Altri due conventi vi furono stabiliti, alcuni anni dopo, per cura di Angelina. Su sua istanza, papa Bonifacio IX aveva deciso che il suo concistoro avrebbe nominato ogni tre anni un'abbadessa generale che si sarebbe recata a visitare tutti i conventi e a dare l'abito alle professe. Fu Angelina stessa a occupare per prima questo posto, dove le sue occupazioni erano così numerose e diverse che dovette farsi aiutare, con l'assenso di papa Martino V. In seguito ad altre disposizioni, la dignità di abbadessa generale fu soppressa più tardi da papa Paolo II. Così, tutti questi conventi erano stati fondati da Angelina stessa o da compagne che aveva delegato a tale scopo. Grazie al suo zelo, erano prosperati e cresciuti. Sebbene nata da sangue illustre e una delle più potenti contesse del regno, non voleva mai sentir parlare della sua nobiltà, lavorava come la più umile delle sue sorelle e condivideva con loro gli uffici più umili. Spesso le serviva lei stessa; nel digiuno e nella penitenza, le superava tutte per le sue austerità. Costantemente esposta agli attacchi del demonio, li respingeva sempre vittoriosamente, sebbene Dio, per metterla alla prova e renderla più forte, permettesse che Satana la tormentasse nel modo più orribile.

other 06 / 07

Morte e segni postumi

Angeline muore nel 1435; la sua morte è seguita da miracoli, tra cui un trasudamento di sangue che profetizza la caduta di Costantinopoli.

Tuttavia la morte si avvicinava per lei; una grave malattia la colse di sorpresa: radunò tutte le sue sorelle attorno a sé, raccomandò loro con insistenza la stretta osservanza della Regola e diede loro la sua benedizione, che estese a tutte le sue sorelle assenti. Dopo aver ricevuto i sacramenti, cadde in una dolce estasi, nel mezzo della quale gli angeli vennero a prenderla per condurla davanti al trono di Dio. Fu il 25 dicembre 1435, nel cinquantanovesimo anno della sua età. Il suo volto rimase calmo e puro come se stesse ancora pregando, e i profumi più dolci si diffusero in tutta la sua cella. Una folla innumerevole venne a contemplare un'ultima volta le sue spoglie e a contendersi i lembi delle sue vesti, tanto che fu necessario difendere i suoi resti mortali dalle importunità dei presenti. Il vescovo stesso, a capo della comunità, volle condurre la venerabile defunta al luogo della sua sepoltura. Su preghiera della superiora Margherita, fu dapprima trasportata in solenne processione nella cappella del convento, dove tutte le sorelle furono ammesse a baciarle la mano. Una bara in legno di cipresso accolse allora la sua salma, che

IL BEATO BERNARDO DI BADEN, CONFESSORE.

fu affidata alla terra, dopo un ultimo addio e la benedizione del vescovo.

Il 29 maggio dell'anno 1453, diciotto anni dopo la sua morte, le pareti della cappella del convento di San Francesco, a Foligno, dove riposava, apparvero a tutti gli occhi grondanti di sangue; i presenti, spaventati, supplicarono il Signore di risparmiare loro le sventure che un evento così funesto sembrava presagire. Ma l'anno seguente Angeline apparve a diverse anime pie e rivelò loro che l'Europa correva un immenso pericolo, poiché Costantinopoli, quel baluardo dell 'Oriente, stav Constantinople Evento storico profetizzato da Angelina dopo la sua morte. a per cadere in potere dei Turchi, con grande sventura della cristianità, che sarebbe stata impotente a scongiurare il pericolo. Tale era il significato del trasudamento di sangue sulle pareti. Il vescovo ordinò subito preghiere pubbliche; ma pochi giorni dopo si seppe che, proprio nel momento indicato da Angeline, i Turchi si erano impadroniti di Costantinopoli.

Culto 07 / 07

Culto e riconoscimento

Il suo corpo fu esumato nel 1492 e il suo culto fu ufficialmente approvato da Papa Leone XII nel 1825.

## CULTO E RELIQUIE. Nel 1492, nel giorno dell'anniversario della sua morte, apparve a un frate Minore e gli ordinò di avvertire il suo superiore e gli altri confratelli che dovevano esumare il suo corpo e collocarlo davanti all'altare della loro cappella; e per dare maggior peso a questa rivelazione, lo guarì da dolori intollerabili che lo costringevano a letto da tre mesi. L'esumazione avvenne con grande solennità, alla presenza di tutte le comunità di Foligno; il corpo fu posto davanti all'altare, sostenuto da un magnifico basamento. La cappella era ornata di preziosi drappi e tutta inghirlandata di fiori. Un ricco abitante della città aveva fatto realizzare un'urna di cristallo, che accolse definitivamente il corpo. Quest'urna fu riposta in una cassa di legno profumato ed esposta alla venerazione dei fedeli. Papa Leone XII a pprovò i Léon XII Papa che ha proceduto alla beatificazione di Giuliano. l suo culto il 5 marzo 1825 e fissò la sua festa al 15 luglio, giorno in cui viene onorata da tutto l'Ordine dei Frati Minori e da tutte le anime pie di Foligno, Firenze e Civitella. Acta Sanctorum. — Cfr. Wadding; Godescard e Histoire des ordres monastiques, del P. Hélyot.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita a Monte Giove nel 1377
  2. Voto di castità all'età di dodici anni
  3. Matrimonio verginale con Giovanni da Terni a quindici anni
  4. Vedovanza dopo due anni di matrimonio e vestizione dell'abito del Terz'Ordine
  5. Accusa di eresia davanti al re Ladislao di Napoli
  6. Esilio da Civitella e partenza per Assisi nel 1395
  7. Fondazione del convento di Sant'Anna a Foligno nel 1397
  8. Nomina a prima badessa generale dei conventi del Terz'Ordine

Miracoli

  1. Moltiplicazione invisibile delle provviste per i poveri
  2. Apparizione di un angelo per rassicurarla sul suo voto di castità
  3. Rivelazione miracolosa dei nomi dei suoi nemici
  4. Resurrezione di un giovane uomo a Napoli
  5. Trasudazione di sangue dalle pareti della cappella che annunciava la caduta di Costantinopoli
  6. Guarigione postuma di un frate Minore

Citazioni

  • Vedete che si può, con poca spesa, alleviare molti bisogni, poiché oggi ho nutrito diversi poveri senza che le nostre provviste ne sembrassero diminuite Angeline de Marsciano al maggiordomo
  • Davanti al Re dei re, ogni altro fidanzato deve umiliarsi e scomparire Giovanni da Terni ad Angelina

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo