Tertulliano
Quintus-Septimius-Florens Tertullianus
Padre della Chiesa (prima della sua caduta), Sacerdote, Apologeta
Nato a Cartagine verso il 160, Tertulliano fu un brillante avvocato e scrittore convertito al cristianesimo, di cui divenne uno dei più ardenti difensori prima di sprofondare nell'eresia montanista. Primo grande autore ecclesiastico di lingua latina, ha lasciato un'opera immensa che ha segnato la teologia nonostante la sua rottura finale con la Chiesa. Morì in età avanzata verso il 243.
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NOTIZIA SULLA VITA E GLI SCRITTI DI TERTULLIANO.
Giovinezza e formazione profana
Nato a Cartagine da un padre centurione, Tertulliano conduce una vita da peccatore prima di dedicarsi con successo allo studio delle scienze, della filosofia e del diritto romano.
Tertulliano (Quintus-Septimius-Florens Tertullianus) nacque a C artagine Carthage Città metropolitana d'Africa, sede episcopale di Eugenio. verso l'anno 160; era figlio di un centurione delle truppe proconsolari d'Africa. Egli stesso confessa che, prima della sua conversione al cristianesimo, lo combatteva con pungenti scherni; che si era reso colpevole di adulterio; che aveva provato un piacere singolare nei barbari combattimenti dell'anfiteatro; che era stato vizioso oltre ogni limite, Ego praestantiam in delictis meam agnosco; che, in una parola, era stato un grande peccatore sotto ogni aspetto, Peccator omnium notarum cum sim.
Ciononostante, poiché possedeva uno spirito di eccellente tempra e formato per le scienze, vi si applicò fin dalla giovinezza, facendo grandi progressi nella poesia, nella filosofia, nella geometria, nella fisica e nella retorica. Si istruì a fondo nei principi di ogni setta di filosofi; approfondì i misteri della teologia pagana e seppe districare nelle favole che la avvolgono ciò che vi era di reale e di storico. Infine, il suo genio, naturalmente vasto, gli fece percorrere con prodigioso successo il cerchio di tutte le scienze profane. Apprendiamo da Eusebio che era soprattutto molto versato nella conoscenza delle leggi romane.
A tutti questi vantaggi, Tertulliano univa una singolare penetrazione e vivacità di spirito, con un fuoco di carattere non comune, che lo rendeva estremamente caldo e impaziente, come egli stesso si lamentava. Non riuscì mai a liberarsi di questa passione; quanto alle altre, se ne corresse dopo la sua conversione al cristianesimo.
Conversione e difesa della fede
Attratto dalla sapienza delle Scritture e dalla fermezza dei martiri, abbraccia il cristianesimo e redige il suo Apologetico per difendere i cristiani dalle persecuzioni in Africa.
Sembra che i motivi che lo determinarono ad abbracciare il Vangelo furono gli stessi che egli fa così bene valere nelle sue opere, come l'antichità dei libri di Mosè, i miracoli e la sapienza di questo santo legislatore, la continuità e il compimento delle profezie che tutte conducono a Gesù Cristo, la certezza dei miracoli del Salvatore e degli Apostoli, l'eccellenza della legge evangelica che influisce così meravigliosamente sui costumi, il potere che i primi cristiani avevano sui demoni, e la testimonianza dei demoni stessi, i quali, che gli idolatri adoravano come dèi, diventavano loro malgrado i predicatori di Gesù Cristo e si facevano conoscere per ciò che erano in presenza dei loro stessi adoratori; infine la pazienza e la fermezza incrollabile dei martiri.
Tertulliano, avendo un genio adatto a riuscire nella controversia, intraprese la difesa del cristianesimo, che da un lato era attaccato dai pagani e dai Giudei, e dall'altro era sfigurato dagli eretici. Prese la penna contro i diversi nemici della nostra religione. Fu ai pagani che portò i primi colpi.
La persecuzione che affliggeva la Chiesa gli ispirò il disegno di scrivere il suo *Apologetico*. Non è soltanto il suo capolavoro, ma a nche il più Apologétique Capolavoro di Tertulliano in difesa del cristianesimo. perfetto e il più prezioso di tutte le opere dell'antichità cristiana. Tertulliano non indirizzò affatto il suo apologetico al senato di Roma, come Baronius e molti altri scrittori hanno sostenuto, ma al proconsole e agli altri magistrati d'Africa, forse anche a tutti i governatori delle province e a tutti i magistrati dell'impero, tra i quali i senatori di Roma potevano essere compresi. Il titolo di presidenti, che egli dà a coloro ai quali si rivolge, conveniva solo ai governatori delle province. Quanto al proconsole, lo nomina espressamente. Parla di Roma come di una città lontana. Dice che gli idolatri praticavano nella sua patria, a Cartagine, le cerimonie barbare di religione in uso presso gli Sciti. Queste parole *in ipso fere vertice civitatis praesidentes* sembrano doversi intendere del *Byron* di Cartagine; non si possono certamente intendere di Roma, che Tertulliano designa sempre con la parola *Urbe*, e non con quella di *Civitas*.
Egli inizia la sua opera giustificando i cristiani dalle accuse di incesto e di omicidio di cui venivano calunniosamente caricati, e mostra che è della massima ingiustizia punirli unicamente per il loro nome. Fa sentire la contraddizione che si trova nell'ordine di Traiano, che voleva che si punissero i cristiani che venivano denunciati, e che, allo stesso tempo, vietava di ricercarli. «Tutti gli imperatori», dice, «non ci hanno perseguitati. Tiberio ci fu favorevole, così come Marco Aurelio, quando ebbe miracolosamente riportato la vittoria per le preghiere dei cristiani». Viene poi la confutazione dell'idolatria. Se si è fatto un dio di Bacco per aver piantato la vigna, perché non farne uno di Loculio, che, per primo, ha portato i ciliegi del Ponto nella città di Roma? Perché si sono accordati gli onori divini a Giove, a Venere, ecc., piuttosto che a un Aristide, a un Socrate, a un Demostene e a tanti altri grandi uomini? Tertulliano, dopo aver spiegato i principali articoli della nostra fede e parlato dell'origine e del culto dei demoni, osa fare ai pagani la sfida più audace; in ciò è stato imitato da san Cipriano, da Lattanzio e da altri Padri. «Che si porti», dice, «un indemoniato, e che un cristiano ordini allo spirito maligno che lo possiede di dichiarare chi è; egli confesserà di essere un demone, lui che, prima, voleva farsi passare falsamente per un dio. Che si porti ancora qualcuno di coloro che si credono ispirati da qualche dio, come Esculapio, ecc... Se le pretese divinità che agitano questi infelici non confessano di essere demoni, non osando mentire a un cristiano, spargete all'istante il sangue di questo cristiano temerario». Egli rappresenta con forza la sottomissione dei cristiani agli imperatori, l'amore che portavano ai loro nemici, la carità che li univa insieme, l'orrore di cui erano penetrati per il vizio, la costanza con la quale soffrivano i tormenti e la morte per la causa della virtù. Gli idolatri li chiamavano per derisione *Sarmentizii* o *Semaxii*, perché li attaccavano a tronchi d'albero, e li legavano a fascine per gettarli al fuoco; ma Tertulliano risponde loro nel modo seguente: «Lo stato al quale ci riducete per bruciarci costituisce il nostro più bell'ornamento; queste sono le nostre vesti trionfali, ricamate con rami di palma in segno di vittoria... Essendo saliti sul rogo, ci guardiamo come sul nostro carro di trionfo... Chi ha mai esaminato la nostra religione senza abbracciarla? e chi l'ha mai abbracciata, senza sentirsi pronto a soffrire per essa?... Vi rendiamo grazie quando ci condannate: è che c'è una distanza infinita tra il giudizio di Dio e quello degli uomini; di modo che quando voi ci condannate sulla terra, Dio ci assolve nel cielo».
Controversie contro i Giudei e gli eretici
Tertulliano combatte gli errori dottrinali del suo tempo, attaccando i Giudei, gli stoici come Ermogene e le sette gnostiche di Valentino.
2° Tertulliano scrisse verso lo stesso periodo i suoi due libri contro i Gentili. Nel primo confuta le calunnie di cui gli idolatri caricavano i cristiani, e nel secondo attacca il culto delle false divinità del paganesimo.
3° Il libro contro i Giudei fu scritto in occasione di una disputa che un cristiano ebbe con un Giudeo proselita. Tertulliano si propone di mostrare il trionfo riportato dalla fede su un popolo cieco e indurito, che appariva sordo a tutti i ragionamenti che gli venivano portati. È un'opera solida che deve servire da modello a coloro che scrivono di controversie teologiche. Le manca solo un po' di chiarezza nello stile per essere considerata un capolavoro.
4° Ermogene, filosofo stoico che aveva abbracciato il cristianesimo, diffuse in Africa una nuova eresia, che consisteva nel sostenere che la materia fosse eterna. Tertulliano prova, nel suo libro contro Ermogene, che Dio ha creato la materia insieme al mondo, e fa sentire tutta l'assurdità dei sofismi dell'eresiarca.
5° Nel suo libro contro i Valentiniani, si dedica più a ridicolizzare che a confutare seriamente le opinioni stravaganti di questi eretici.
Il Trattato delle prescrizioni
In un'opera fondamentale, egli stabilisce che solo la Chiesa cattolica possiede il diritto di interpretare le Scritture in virtù della successione apostolica.
6° Il Trattato delle prescrizioni contro gli eretici Le Traité des prescriptions contre les hérétiques Opera che stabilisce la legittimità della Chiesa di fronte alle eresie. è troppo importante perché non lo facciamo conoscere con una certa estensione. È certo che Tertulliano lo compose prima della sua caduta. Infatti, in esso si gloria di essere unito in comunione con tutte le chiese apostoliche, soprattutto con quella di Roma, e vi stabilisce dei principi generali atti a confutare tutte le eresie che possono sorgere.
Il suo disegno, in quest'opera, è di mostrare che gli eretici non possono, senza ingiustizia, appellarsi alla Scrittura, poiché non ne hanno alcun diritto. Gli Apostoli hanno dato le Scritture in deposito ai loro successori e hanno, allo stesso tempo, affidato loro il compito di interpretarle. Tertulliano stabilisce innanzitutto che le eresie causano la perdita e la rovina della fede; che non bisogna tuttavia stupirsi né scandalizzarsi di vederne nascere; che non hanno nulla di più sorprendente di quelle labbra che consumano il corpo umano; che, dopo tutto, esse sono state predette da Gesù Cristo e che sono una conseguenza necessaria dell'impero che gli uomini lasciano prendere alle loro passioni criminali. E come se avesse voluto prevenire o impedire lo scandalo che la sua caduta diede in seguito, si esprime in questo modo: «Ma come! Se un vescovo, un diacono, una vedova, una vergine, un predicatore o persino un martire, dovessero abbandonare la fede?... Voi giudicate dunque la fede dalle persone e non le persone dalla fede? Non si può ritenere saggio un uomo che non si attacca alla fede... Non abbiamo più bisogno di ricerche quando abbiamo trovato Gesù Cristo e siamo stati istruiti dal Vangelo. Se crediamo, non desideriamo nient'altro che essere fedeli».
Alcuni eretici, adducendo come ragione che è scritto: «Cercate e troverete», Tertulliano fa vedere che queste parole riguardano solo i Giudei, che non avevano ancora trovato Gesù Cristo, e che non possono significare che dobbiamo sempre fare nuove ricerche; ma supposto che dovessimo cercare di nuovo, ciò non dovrebbe avvenire presso gli eretici, che sono lontani dalla verità, che non hanno il potere di insegnare, che non hanno inclinazione se non per distruggere, e le cui luci stesse non sono che tenebre. Gesù Cristo ci ha lasciato una regola di fede superiore a tutte le cavillazioni e contro la quale gli eretici soli possono disputare. Le ricerche troppo curiose in materia di fede sono una fonte di eresie. Tertulliano termina questo articolo dicendo che non bisogna affatto disputare con gli eretici sulle Scritture, alle quali non hanno alcun diritto; che in simili dispute, la vittoria è spesso incerta; che bisogna ritornare a ciò che gli Apostoli hanno insegnato; che la tradizione venuta dagli Apostoli prova dimostrativamente la verità e annienta tutti i sofismi e tutti i sotterfugi dell'errore; che la comunione con le Chiese apostoliche, che vivono nell'unità di una stessa fede, mette la verità al riparo da ogni attacco da parte degli eretici, qualunque obiezione essi possano fare.
Marcione, Apelle, Valentino ed Ermogene hanno un'origine troppo moderna. La loro separazione dalla Chiesa, di cui si conosce l'epoca, prova che questa Chiesa era prima di loro. Bisogna dunque che essi pretendano che Gesù Cristo sia di nuovo disceso dal cielo, che abbia di nuovo insegnato sulla terra e che li abbia stabiliti suoi Apostoli. «Se alcuni di questi eretici si attribuiscono un'antichità apostolica, mostrino l'origine delle loro chiese, l'ordine e la successione dei loro vescovi, risalendo fino a un Apostolo, ecc.; provino anche la loro missione con miracoli, come hanno fatto gli Apostoli di Gesù Cristo... La Chiesa potrebbe rivolgere loro queste parole: Chi siete voi? Da dove, da quando siete venuti? Che fate nei miei pascoli, voi che non siete dei miei? Con quale diritto, Marcione, entrate nel mio recinto? Perché, Apelle, osate spostare i miei confini? Questo campo mi appartiene di diritto; da dove viene che vi piace seminarvi e nutrirvi? È in mio possesso; ne sono stata padrona nei tempi passati; l'ho avuto per prima nelle mie mani: il mio titolo è incontestabile, deriva da coloro ai quali il campo era e ai quali apparteneva in proprio. Io sono l'erede degli Apostoli; possiedo il loro bene, come essi ne hanno disposto con il loro testamento; lo conservo nello stato in cui me lo hanno affidato e nel modo in cui mi hanno ordinato di custodirlo».
Tertulliano mostra che, nelle superstizioni del paganesimo, il demonio imita diverse cerimonie della religione dei Giudei e dei cristiani, e che al suo esempio gli eretici hanno voluto farsi passare per la vera Chiesa. Egli fa appello alla loro condotta, dove non si scopre che vanità, amore per le cose della terra, incoscienza, disprezzo della disciplina e delle verità della fede che professano. «Sono», dice, «ben ingannato, se si governano con regole, anche a modo loro. Ognuno di loro adatta alle sue immaginazioni la dottrina che ha ricevuto. Credono di essere in diritto di fare ciò che ha fatto colui che riconoscono come padre. Ogni eresia è stata formata dapprima sulle idee di colui che, per primo, l'ha introdotta; ma la libertà che Marcione e Valentino si sono arrogata, i loro seguaci l'hanno presa ugualmente. Se si esaminano le diverse eresie, si vedrà che in molte cose esse si allontanano dai sentimenti dei loro dottori. La maggior parte degli eretici non ha chiese, sono erranti e vagabondi, senza madre, senza dimora fissa, senza fede».
Trattati sulla disciplina e i sacramenti
Produce una serie di scritti sulla penitenza, il battesimo, la preghiera e la morale coniugale, mostrando già un'inclinazione verso una grande austerità.
7° Il libro della Penitenza è uno dei più compiuti tra tutti gli scritti di Tertulliano. Tratta, nella prima parte, del pentimento dei peccati commessi prima del battesimo e, nella seconda, del pentimento dei peccati di cui ci si è resi colpevoli dopo la rigenerazione. Insegna che la Chiesa ha il potere di rimettere persino la fornicazione; cosa che non ammetteva quando divenne montanista. Insiste molto sugli esercizi laboriosi della penitenza dopo il battesimo.
8° Il libro della Preghiera contiene due parti. L'orazione domenicale è spiegata nella prima; tratta, nella seconda, di diverse cerimonie che si osservavano ai suoi tempi durante la preghiera.
9° L'Esortazione alla pazienza. I motivi che spingono a questa virtù vi sono sviluppati con molta eloquenza.
10° L'Esortazione al martirio. Non si può leggere nulla di più toccante di quest'opera.
11° Il libro del Battesimo. Tertulliano ne prova la necessità nella prima parte e tratta, nella seconda, di diversi punti di disciplina relativi a questo sacramento.
12° I due libri che Tertulliano indirizzò a sua moglie sembrano, secondo Ceillier, essere stati scritti prima che fosse sacerdote. La esorta, nel primo, a non risposarsi se gli fosse sopravvissuta, e parla di diversi cristiani che vivevano in una continenza perpetua. Riconosce, nel secondo, che è permesso risposarsi; ma dice che una donna che vi si determina non può sposare un infedele. Allega come ragione l'impossibilità in cui si troverebbe di alzarsi di notte per pregare, di fare elemosine, di visitare i martiri, ecc. «Potrete», aggiunge, «nascondervi da vostro marito, quando farete il segno della croce sul vostro letto o sul vostro corpo?... Non saprà forse ciò che riceverete in segreto (l'Eucaristia) prima di prendere qualsiasi nutrimento?». Quest'opera è terminata da una bella descrizione del matrimonio cristiano. La Chiesa approva il contratto, l'oblazione lo ratifica, la benedizione vi pone il sigillo, gli angeli lo portano al Padre celeste che lo conferma. Due persone portano lo stesso giogo; non sono che una carne e un'anima; si esortano a vicenda alla virtù; pregano, digiunano, vanno insieme in chiesa e alla mensa del Signore; non si nascondono nulla l'un l'altro; visitano i malati, raccolgono elemosine senza costrizione, assistono all'ufficio divino senza interruzione, cantano insieme salmi e inni, e si incitano a vicenda a lodare Dio».
13° Il libro degli Spettacoli. Tertulliano vi mostra che gli spettacoli sono un'occasione di idolatria, di impurità e di molti altri vizi. Parla di una donna che, essendo stata a teatro, ne tornò posseduta dal demonio. L'esorcista chiedendo allo spirito delle tenebre come avesse osato attaccare una donna cristiana: «È», rispose quello, «perché l'ho trovata in casa mia».
14° Il libro dell'Idolatria. Vi si trova la decisione di diversi casi di coscienza riguardanti il culto delle false divinità dei pagani. Vi si dice che non si possono fabbricare idoli, ecc., ma che un domestico cristiano può seguire il suo padrone in un tempio, che un amico può assistere al matrimonio di un idolatra, ecc.
15° I due libri degli Ornamenti o abbigliamenti delle donne. La modestia dei loro abiti vi è molto raccomandata, e l'uso di dipingersi il viso severamente proibito.
16° Il libro della Necessità di coprire il viso delle vergini. Tertulliano vi prova che le giovani del sesso femminile devono coprirsi il viso in chiesa: il che era contrario a quanto si praticava a Cartagine, dove solo le persone sposate erano velate.
17° Il libro della Testimonianza dell'anima. Lo scopo dell'autore è dimostrare che c'è un solo Dio, attraverso la testimonianza naturale dell'anima di ogni uomo.
18° Il libro intitolato *Scorpiace*. Fu scritto per premunire i fedeli contro il veleno degli scorpioni o fanatici, e soprattutto contro i Cainiti, che erano un ramo di questa setta. La necessità del martirio vi è provata contro questi eretici.
19° L'Esortazione alla castità. Tertulliano vi distoglie una certa vedova dal passare a seconde nozze, che ammette tuttavia essere permesse, sebbene con una sorta di pena. La durezza delle espressioni che impiega mostra che pendeva già verso il montanismo.
La caduta nel montanismo
Verso l'età di quarant'anni, per orgoglio e risentimento verso il clero romano, si unisce alla setta di Montano in Frigia, che predicava un rigore estremo.
Indicheremo le opere che scrisse dopo la sua caduta solo quando avremo parlato della caduta stessa. Ebbe la sventura di cadere, dopo aver servito la Chiesa in qualità di sacerdote fino a circa la metà della sua vita, vale a dire fino all'età di quarant'anni e anche oltre.
Montan o, un Montan Fondatore dell'eresia montanista combattuta dal santo. eunuco della Frigia, si diede per profeta. Era singolarmente agitato da uno spirito maligno, pretendendo di avere dei rapimenti durante i quali perdeva l'uso dei sensi e quello della ragione, come è facile accorgersi dalle stravaganze che allora proferiva. Due donne ricche e di rango, ma dalla vita assai sregolata, si unirono a lui: una si chiamava Prisca o Priscilla, e l'altra Massimilla; anch'esse pretendevano di avere dei rapimenti, e con ciò riuscirono a ingannare diverse persone.
Verso l'anno 171, Montano sostenne di aver ricevuto lo Spirito Santo per dare la perfezione finale alla legge del Vangelo. I suoi seguaci gli credettero sulla parola e gli diedero il nome di Paraclito. Ostentando una dottrina estremamente severa, alla quale la sua vita non corrispondeva affatto, condannò le seconde nozze e la fuga durante la persecuzione; prescrisse ai suoi discepoli dei digiuni straordinari.
I montanisti dicevano che, oltre al digiuno della Quaresima osservato dai cattolici, ve ne erano altri imposti dal divino Spirito. Facevano ogni anno tre Quaresime, ciascuna di due settimane, e mangiavano allora solo cibi secchi, attribuendo questa pratica allo Spirito Santo, in conseguenza delle nuove rivelazioni di Montano, che preferivano agli scritti degli Apostoli, sostenendo che dovesse essere osservata in perpetuo. Ecco perché questi eretici, ancora al tempo di Sozomeno, digiunavano solo due settimane prima di Pasqua, sebbene i cattolici digiunassero quaranta giorni prima di questa festa. Pepuza, città della Frigia, era la loro metropoli, ed essi la chiamavano Gerusalemme.
I vescovi dell'Asia, avendo esaminato gli errori e le profezie di Montano, li condannarono. Si dice che Montano e Massimilla, essendo impazziti, si impiccarono.
Tertulliano, naturalmente austero, adottò la rigidità dei montanisti. Cadde dapprima per orgoglio, avendo con Montanistes Movimento eterodosso basato su nuove profezie e un rigoroso ascetismo. servato, secondo san Girolamo, un vivo risentimento pe r alcune off saint Jérôme Padre della Chiesa e fonte biografica per Amando. ese che immaginò di aver ricevuto dal clero di Roma. Accecato dalla sua passione, si separò dalla Chiesa, senza pensare alle massime che aveva così bene stabilito per confutare tutte le eresie; ma la sua caduta non tolse nulla al merito dei suoi scritti, soprattutto di quelli in cui regna l'esattezza e la solidità del giudizio, e che aveva precedentemente composto per la difesa della verità. Bisogna ragionare su di lui come su un uomo abile il cui spirito si smarrisca; la sventura accaduta a costui non renderebbe inutile ciò che avrebbe fatto in precedenza per il progresso delle scienze.
Stile letterario e posterità
Sebbene separato dalla Chiesa, il suo genio letterario e la profondità del suo senso teologico influenzano durevolmente Padri come san Cipriano.
Tertulliano è il più antico degli autori ecclesiastici ad aver scritto in latino. San Vincenzo di Lerino, che è ben lontano dall'approvare i suoi sviamenti, dice, parlando di lui: «Egli è stato tra i Latini ciò che Origene è stato tra i Greci, vale a dire il primo uomo del suo secolo... Ogni parola appare una sentenza, e quasi ogni sentenza una nuova vittoria. Tuttavia, con tutti questi vantaggi, egli non ha perseverato nell'antica legge della Chiesa universale. I suoi errori, come fa osservare il beato Ilario, fanno sì che i suoi scritti non abbiano l'autorità che avrebbero avuto senza di ciò...». San Girolamo, al quale era stata obiettata l'autorità di Tertulliano, rispose, nel suo libro contro Elvidio, che egli non era della Chiesa, Ecclesiae hominem non esse. Parla tuttavia talvolta vantaggiosamente della sua sapienza.
Lattanzio dice che lo stile di Tertulliano è duro, aspro, diseguale, oscuro; ma ammira nei suoi scritti un senso profondo. San C ipriano trova saint Cyprien Vescovo d'Africa in contrasto con Stefano sulla questione del battesimo. va tesori nascosti in mezzo alle spine di cui il suo linguaggio è irto: non passava giorno senza leggerne qualcosa; e quando mandava a cercare le sue opere, era solito dire: «Datemi il mio maestro». Reliz ha paragonato ingegnosamente l'eloquenza di Tertulliano all'ebano, che trae la sua bellezza e il suo pregio dal suo colore nero.
Ultimi scritti e fine della vita
Termina la sua vita fondando la setta dei Tertullianisti a Cartagine e muore verso il 243, dopo aver redatto trattati sempre più radicali contro i cattolici.
La caduta di questo grande uomo deve stupire tanto più in quanto egli testimoniava, nel suo Apologetico, di avere un estremo timore della scomunica, che egli definisce un'anticipazione del giudizio a venire. In seguito divenne orgoglioso, attaccato alle proprie opinioni, e si fece beffe delle censure della Chiesa. Per quanto grande fosse il suo genio, sembra privo dei primi principi quando vuole sostenere i suoi errori; porta l'entusiasmo fino al ridicolo, come quando, basandosi sull'autorità delle fantasticherie di Priscilla e Massimilla, discute seriamente sulla figura e sul colore di un'anima umana. Avendo poi abbandonato i Montanisti, divenne il padre di una nuova setta. Coloro che la componevano presero il nome di Tertullianisti. Ebbe ro una c Carthage Città metropolitana d'Africa, sede episcopale di Eugenio. hiesa a Cartagine fino al tempo di sant'Agostino, quando rinunciarono ai loro errori. Tertulliano morì in età molto avanzata, verso l'anno 243.
Le opere che scrisse dopo la sua caduta sono:
1° Il libro dell'Anima. Pretende di provarvi che l'anima ha una figura umana, ecc.
2° Il libro della Carne di Gesù Cristo. Vi si mostra che il Salvatore ha assunto la carne umana nella realtà, e non solo in apparenza.
3° Il libro della Risurrezione della carne. Tertulliano vi prova il grande mistero che ne costituisce il soggetto.
4° I cinque libri contro Marcione. Questo eresiarca ammetteva due principi o due dei, uno buono e l'altro cattivo. Secondo lui, il secondo era adorato dai Giudei ed era l'autore della loro legge; ma Cristo era stato inviato dal principio buono per distruggere le sue opere. Tertulliano prova, contro Marcione, l'unità di Dio, così come la santità dell'Antico e del Nuovo Testamento.
5° Il libro contro Prassea. La trinità delle persone divine vi è provata molto bene; vi si trova persino la parola trinità; ma vi attribuisce un presunto crimine a Prassea, il quale, essendo venuto dall'Orie nte a Roma, pape Victor Papa di origine africana che ha regnato alla fine del II secolo. aveva informato papa Vittore degli errori e dell'ipocrisia di Montano; gli rimprovera di aver bandito il Paraclito (Montano) e crocifisso il Padre: *Paracletum fugavit, Patrem crucifixit*. Ciò derivava dal fatto che Prassea, sotto il bel titolo di confessore, diffondeva l'eresia dei Patripassiani, confondendo le tre persone divine e pretendendo che il Padre fosse diventato uomo nel Figlio e fosse stato crocifisso per noi.
6° L'Apologia del mantello del filosofo, che preferiva portare alla toga, per comodità e come emblema di una vita più austera. Sembra che quest'opera non fosse che un gioco di spirito.
7° Il libro a Scapula, proconsole d'Africa. Questo proconsole vi è esortato a porre fine alla persecuzione. «Un cristiano», gli dice Tertulliano, «non è nemico di alcun uomo; a maggior ragione non lo è dell'imperatore».
8° Il libro della Monogamia. L'autore vi sostiene, contro i cattolici, che egli chiama *Psichici*, che le seconde nozze non sono permesse: il che era uno degli articoli della sua eresia. Una delle ragioni che portava era che il dovere di una vedova è di pregare continuamente per l'anima del marito defunto.
9° Il libro del Digiuno, il cui oggetto è giustificare i digiuni straordinari prescritti dai Montanisti. Tertulliano fa osservare che i cattolici osservavano certi digiuni d'obbligo, come quello che precede la festa di Pasqua, e che in seguito è stato chiamato *Quaresima*; aggiunge che lo si rompeva ogni giorno solo verso sera; fa osservare ancora che quelli del mercoledì e del venerdì, conosciuti sotto il nome di *stazioni*, non erano affatto di precetto. Alcuni vi aggiungevano la *xerofagia*, cioè mangiavano solo cose secche; altri si nutrivano solo di pane e acqua. I Montanisti, nei loro digiuni, mangiavano solo di notte e si riducevano alla xerofagia.
10° Il libro della Castità, scritto contro i cattolici che davano l'assoluzione ai penitenti che si erano resi colpevoli di adulterio o di fornicazione. I Montanisti sostenevano che la Chiesa non ha il potere di perdonare i peccati d'impurità, né l'omicidio e l'idolatria. Tertulliano ripete due volte, in questo libro, che si rappresentava sui calici l'immagine del buon Pastore che porta sulle spalle la pecora smarrita. Si esprime così in occasione di un decreto fatto dal vescovo di Roma, del quale si faceva beffe: «Apprendo che hanno fatto un decreto, e persino un decreto assoluto. Il primo dei sacerdoti, o il vescovo dei vescovi, dice: Io rimetto i peccati di adulterio e di fornicazione a coloro che hanno fatto penitenza». Altrove chiama il Papa vescovo apostolico e il beato Papa.
11° Il libro della Corona, composto nel 235, per giustificare l'azione di un soldato cristiano che aveva rifiutato di incoronarsi di fiori come gli altri, nella distribuzione delle largizioni che si facevano ai soldati. Tertulliano vi dice che le ghirlande che si portavano in tali occasioni passavano per consacrate a qualche falsa divinità. «Non è», aggiunge, «che sull'autorità della tradizione che pratichiamo molte cose; tali sono le cerimonie usate nel Battesimo, le oblazioni che facciamo ogni anno per i morti e alle feste dei Martiri, l'uso in cui siamo di pregare in piedi la domenica e da Pasqua fino alla Pentecoste. È secondo la stessa autorità che formiamo il segno della croce sulle nostre fronti ad ogni azione, in tutti i nostri movimenti, uscendo dalle nostre case ed entrando, vestendoci e bagnandoci, quando ci mettiamo a tavola o a letto, quando ci sediamo, ecc.»
12° Il libro della Fuga, scritto verso lo stesso tempo. Tertulliano pretende di provarvi, contro i cattolici, che è un crimine fuggire in tempo di persecuzione.
Edizioni e traduzioni
Recensione delle principali edizioni erudite (Rigault, Migne, Oehler) e delle traduzioni francesi che hanno permesso la diffusione della sua opera.
La migliore edizione che abbiamo delle opere di Tertulliano è quella di Rigault, apparsa a Parigi nel 1634 e 1641, alla quale bisogna aggiungere un volume di note e commentari di diversi autori, stampato nella stessa città nel 1635, in-fol. Si apprezzano le note critiche e grammaticali di Rigault, ma si fa poco caso di quelle che riguardano la teologia: vi si parla in modo poco rispettoso di certi usi della Chiesa.
Non si stima di meno l'antica edizione del dotto teologo Jacques Pamelius, Parigi, 1584, in-fol. Si deve anche a Jean-Salomon Semler un'edizione delle opere di Tertulliano in sei volumi in-8°, Halae Magdeburgicae, 1769-1776; quella di Migne, nel suo Patrologiae cursus completus, Parigi, 1844, è completa e buona. La più recente edizione è quella di François Œhler, Lipsia, presso Weigel, 1853, in 3 vol.
Sono state stampate più volte separatamente le principali opere di Tertulliano, in particolare il suo Apologetico, il suo libro delle Prescrizioni, ecc. Sono state anche tradotte in francese.
La migliore traduzione è quella dell'abate de Gourcy; una nuova edizione, rivista con cura da M. Breghat du Lut, ne è stata data a Lione nel 1822, in volume in-8°. L'abate Allard ha pubblicato, nel 1827, l'Apologetico, con dissertazioni molto interessanti. L'abate de Genuode ha tradotto le opere di Tertulliano in francese, Parigi, tre volumi in-8°. Il Padre Vivien, recolletto, ha fatto un grande lavoro su Tertulliano, formando una serie di istruzioni e di materie per sermoni, estratte dalle opere del celebre scrittore. Quest'opera, apparsa sotto il titolo di Tertullianus prædicona nel 1667, è stata più volte ristampata a Parigi, a Colonia e a Padova. Una nuova edizione, in sei volumi in-4°, è pubblicata ad Avignone, a cura di M. F. Seguin.
Vedi Cave; Tillemont; Caillier; e Godescard. — Cf. Habbé, Rev. trim. de Tubingue, 1688; Tertullien, apologiste; Monnier, Patrologie, Barich., 1843; Boehringer, l'Église de Jésus-Christ et ses témoins, o l'Histoire de l'Église sous forme de Biographies, Barich, 1843; Hesselberg, Illustrine de Tertullien tirée de ses ouvrages, Dorpat, 1848; Réaudor, l'Apologétique, esprit de Tertullien et introduction à ses ouvrages. 2a ediz. Berlino, 1843; l'abate Froppel, Cours d'éloquence sacrée; Tertullien, 2 vol. in-8°, Parigi, 1864.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Cartagine verso il 160
- Conversione al cristianesimo dopo una giovinezza dissoluta
- Diventa sacerdote e scrive l'Apologeticum
- Lotta contro le eresie (Marcione, Valentino, Ermogene)
- Adesione al montanismo verso i 40 anni
- Fondazione della setta dei Tertullianisti
Citazioni
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Ego praestantiam in delictis meam agnosco
Tertulliano (De Poenitentia) -
Datemi il mio maestro
San Cipriano (riferendosi alle opere di Tertulliano)