Sant'Ennodio di Pavia
E SCRITTORE ECCLESIASTICO
Vescovo di Pavia e scrittore ecclesiastico
Vescovo di Pavia e brillante scrittore del VI secolo, Ennodio fu incaricato da papa Ormisda di negoziare la fine dello scisma d'Oriente presso l'imperatore Anastasio. Nonostante il fallimento diplomatico e i pericoli del viaggio, consacrò la sua vita alla santificazione della sua diocesi e a una prolifica opera letteraria. È onorato con il titolo di grande e glorioso confessore.
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SANT'ENNODIO, VESCOVO DI PAVIA,
E SCRITTORE ECCLESIASTICO
Ascensione alla sede di Pavia
Successore di sant'Epifanio, Ennodio governa la Chiesa di Pavia con zelo sotto il pontificato di Ormisda.
521. — Papa: O rmisda. — Hormisdas Papa contemporaneo agli ultimi anni di vita di Lauteino. Re dei Franchi: Childeberto I.
Nihil est quod ita Deum exhilaret sicut conversio peccatorum et a peccato ad virtutem reverens. Nulla rallegra tanto il cuore di Dio quanto la conversione dei peccatori e il loro ritorno dal vizio alla virtù.
Succes sore di sant'E saint Épiphane Predecessore di Ennodio sulla cattedra di Pavia. pifanio, governò la sua Chiesa con zelo e autorità apostolica.
Legazioni a Costantinopoli
Ennodio viene inviato due volte da papa Ormisda presso l'imperatore Anastasio per tentare di porre fine allo scisma d'Oriente.
Papa Ormisda pose il suo sguardo su di lui per lavorare alla riunione delle chiese d'Oriente e d'Occidente. L'imperatore che regnava allora era Anastasio. Egli fomentava la divisione favorendo l'eresia di Eutiche. Impiegava ancora contro la Chiesa la dissimulazione, vizio detestabile, soprattutto nelle persone che comandano.
Il vescovo di Pavia fece due viaggi a Costantinopoli, il primo nel 515, con Fortunato, vescovo di Catania, e il secondo nel 517, con Peregrino, vescovo di Miseno. Le istruzioni date dal Papa prevedevano che si lavorasse per far ricevere i decreti del concilio di Calcedonia e le lettere di san Leone contro Nestorio, Eutiche, Dioscoro e i loro seguaci; per far sottoscrivere l'anatema pronunciato contro Acacio di Costantinopoli e Pietro di Antiochia; per chiedere all'imperatore il ritorno dei vescovi che erano stati esiliati per il loro attaccamento alla fede. Anastasio testimoniò esteriormente un grande desiderio di pace. Nel congedare i legati, diede loro una lettera per il Papa, nella quale dichiarava di condannare Nestorio ed Eutiche e di accogliere il concilio di Calcedonia. Promise di inviare ambasciatori a Roma per concludere gli altri articoli; ma il suo unico scopo era quello di guadagnare tempo. Bandì persino quattro vescovi dell'Illiria m entre Ennode Vescovo di Pavia, scrittore e legato pontificio nel VI secolo. Ennodio era a Costantinopoli. Differì l'invio dei suoi ambasciatori fino alla metà dell'anno seguente; e non inviò vescovi, come aveva promesso, ma due laici, di cui uno si chiamava Teopompo e l'altro Severiano. Questa ambasciata non approdò, da parte degli orientali, ad altro che a fare vaghe proteste per il bene e la pace della Chiesa. Ormisda rispose che non aveva nulla più a cuore; che si gettava persino ai piedi dell'imperatore per implorare la sua protezione affinché il buon ordine fosse ristabilito ovunque.
Conflitto con l'imperatore Anastasio
Di fronte alla duplicità di Anastasio e ai suoi tentativi di corruzione, i legati mantengono la loro fermezza dottrinale nonostante le minacce di esilio.
Il secondo viaggio che Ennodio fece a Costantinopoli non produsse alcun effetto maggiore del p rimo. An Anastase Imperatore bizantino favorevole all'eresia monofisita. astasio non volle affatto ammettere il formulario che il Papa aveva redatto per l'unione delle due Chiese; tentò persino di corrompere i legati con il denaro: ma vedendo che essi erano a prova di una simile tentazione, li fece imbarcare segretamente sotto la guardia di due prefetti e di alcuni altri ufficiali che avevano l'ordine di non lasciarli entrare in alcuna città. I legati trovarono tuttavia il modo di distribuire ovunque le loro proteste contro ciò che era stato fatto. I vescovi che ne ricevettero degli esemplari, li inviarono a Costantinopoli, per timore di essere accusati, il che inasprì ancora di più l'imperatore. Il primo effetto del suo risentimento fu quello di rimandare a casa quasi duecento vescovi che erano sul punto di riunirsi a Eraclea per pacificare i torbidi dell'Oriente. Ecco dove giunse la parola che aveva dato di concorrere al ristabilimento della pace tra le due Chiese. Avendogli il senato e il popolo rimproverato la violazione del giuramento che aveva fatto, egli rispose freddamente che vi sono circostanze in cui è permesso a un principe spergiurare. Una tale risposta confermò in tutti gli animi i sospetti che si avevano sull'attaccamento segreto di Anastasio alle opinioni empie dei Manichei.
Nel frattempo Ennodio, a cui tutti i porti dell'Oriente erano chiusi per ordine dell'imperatore, correva un pericolo imminente di perire. La nave sulla quale era stato costretto a imbarcarsi era vecchia e tarlata; non si poteva quasi sperare che bastasse per compiere il tragitto. Lo fece tuttavia, e il santo vescovo approdò sano e salvo in Italia.
Ultimi anni e virtù pastorali
Tornato in Italia, Ennodio si dedica alla santificazione della sua diocesi, ai poveri e alla poesia fino alla sua morte nel 521.
Tornato nella sua diocesi, si applicò più che mai alla santificazione del suo gregge. Si sarebbe detto che ciò che aveva sofferto per la fede avesse dato maggiore attività al suo zelo, conferendo un nuovo lustro alle sue virtù. La conversione dei peccatori, la cura dei poveri, l'ornamento delle chiese, la composizione di alcuni poemi su soggetti di pietà, occuparono tutto il suo tempo fino alla sua morte, avvenuta il 1° agosto 521. Aveva quarantotto anni. I papi Niccolò I e Giovanni VIII gli conferiscono il titolo di *grande* e *glorioso confessore*. È menzionato nel martirologio romano al 17 luglio.
Opere letterarie e teologiche
Inventario dei numerosi scritti di Ennodio, che includono lettere, panegirici, vite di santi e poesie religiose.
## SCRITTI DI SANT'ENNODIO.
Abbiamo, sotto il nome di Ennodio:
1° Duecentonovantasette Lettere che sono state distribuite in nove libri. La maggior parte sono lettere di amicizia e di cortesia. Quelle che contengono qualcosa di notevole per la dottrina o per la disciplina ecclesiastica sono quelle a Fanate, dove parla delle tristi conseguenze causate dallo scisma tra Lorenzo e Simmaco, entrambi eletti per occupare la Santa Sede, e riconosce che la fede ci obbliga ad adorare una sola natura in Dio, sotto la distinzione di tre persone uguali in dignità; quelle ai vescovi d'Africa che il re Trasamondo relegò in Sardegna, nel numero di duecentoventi; quelle ad Armenio per consolarlo della morte del figlio, rappresentandogli che era passato a una vita migliore; altre meno interessanti, a diverse persone.
2° Un Panegirico del re Teodorico, che si era appena reso padrone dell'Italia dopo diverse vittorie riportate su Odoacre.
3° Un'Apologia di Simmaco, che compose per giustificare la condotta che il sinodo di Roma aveva tenuto nei confronti di quel Papa.
4° Una Vita di sant'Epifanio, vescovo di Pavia, dove l'autore fa pr saint Épiphane Predecessore di Ennodio sulla cattedra di Pavia. ofessione di riportare le virtù e le azioni di questo Santo con tanta sincerità quanta esattezza.
5° Una Vita del beato Antonio, sacerdote ed eremita, morto a Lerino.
6° Uno scritto chiamato *Eucharisticum*, ovvero *Azioni di Grazie*, che compose per riconoscenza dopo essere stato guarito miracolosamente per l'intercessione di san Vittore, vescovo di Milano.
7° Un'Esortazione indirizzata ad Ambrogio e a Beato. È parte in prosa e parte in versi, e merita di essere letta dai giovani che si vogliono formare alla virtù.
8° Un'Ordinanza riguardante i chierici.
9° Un Atto di affrancamento, redatto come modello degli atti di questo genere, quando l'imperatore Costantino permise ai padroni di affrancare i propri schiavi.
10° Dei Discorsi, di cui i primi sei sono su soggetti di pietà: il primo sul giorno dell'inaugurazione di Lorenzo, vescovo di Milano; il secondo sulla dedicazione di una chiesa degli Apostoli; il terzo sulle tonsure di Massimo, successore di sant'Epifanio sulla sede di Pavia; il quarto sulla dedicazione della chiesa di San Giovanni Battista; il quinto sulla presa di possesso di un vescovo; il sesto contro gli eretici d'Oriente e per la difesa della fede cattolica.
11° Delle Poesie, divise in due parti, di cui la prima contiene i componimenti più lunghi, e l'altra gli epigrammi. I più notevoli sono quelli che compose per la tonsura di sant'Epifanio, della santa Vergine, di san Cipriano, di santo Stefano, di san Dionigi di Milano, di sant'Ambrogio, di sant'Eufemia, di san Nazario, di san Martino, ecc.; sui misteri dell'Ascensione e della Pentecoste, e su altre materie di pietà e di religione.
Stile e posterità degli scritti
Analisi dello stile oscuro di Ennodio e cronistoria delle edizioni delle sue opere dal XVI al XVII secolo.
Lo stile di Ennodio è sentenzioso, il che lo rende oscuro e difficile: i suoi scritti possono fornire lumi alla storia delle Gallie e dell'Italia, ma non se ne può trarre granché per il chiarimento delle difficoltà di teologia. La questione della libertà e della grazia è la sola in cui si spiega con una certa estensione.
Gli scritti di Ennodio si trovano tra gli ortodossografi stampati a Basilea nel 1569. Furono ristampati a Tournai e a Parigi nel 1610 e nel 1611. È sull'edizione del 1611 che sono stati inseriti nella Biblioteca dei Padri di Parigi, di Colonia e di Lione, e nella Raccolta degli Opuscoli di Padre Sirmond a Parigi, nel 1696.
Tratto dal Godescard e da Dom Ceillier, *Histoire des auteurs sacrés et ecclésiastiques*.
Vita di San Leone IV
Resoconto delle imprese militari e delle riforme ecclesiastiche di Papa Leone IV, in particolare la sua vittoria contro i Saraceni a Ostia.
abitanti di Gaeta, di Napoli e di Amalfi, i Romani riportarono una vittoria segnalata sui loro nemici.
Ecco cosa dice Voltaire di questo fatto storico: Attaccato dai Saraceni, il Papa Leone si mostrò degno, nel difendere Roma, di comandarvi da sovrano. Aveva impiegato le ricchezze della Chiesa per riparare le mura, per innalzare torri, per tendere catene sul Tevere. Armò le milizie a sue spese, impegnò gli abitanti di Napoli e di Gaeta a venire a difendere le coste e il ponte di Ostia, senza mancare alla saggia precauzione di prendere da loro degli ostaggi; sapendo bene che coloro che sono abbastanza potenti per soccorrere lo sono abbastanza per nuocerci. Visitò lui stesso tutti i posti, e ricevette i Saraceni al loro sbarco; non in assetto di guerra, così come aveva fatto Gozlin, vescovo di Parigi, in un'occasione ancora più pressante, ma come un Pontefice che esortava un popolo cristiano, e « come un re che vegliava sulla sicurezza dei suoi sudditi (849) ». Era romano: il coraggio dei primi secoli della repubblica riviveva in lui in un tempo di viltà e di corruzione, tale quale un bel monumento dell'antica Roma, che si trova talvolta nelle rovine della nuova. Il suo coraggio e le sue cure furono assecondati. Si combatterono i Saraceni coraggiosamente al loro sbarco; e la tempesta avendo dissipato la metà delle loro navi, una parte di questi conquistatori, scampati al naufragio, furono messi in catene. Il Papa rese utile la sua vittoria, facendo lavorare alle fortificazioni di Roma e al suo abbellimento le stesse mani che dovevano distruggerle.
Non mancò nulla alla gloria di Leone: questo bel fatto d'armi, questa seconda battaglia di Poitiers, se è permesso parlare così, questo servizio immortale reso alla religione, è stato trasmesso alla posterità da Raffaello, nelle stanze del Vaticano. A Poitiers, la Francia soprattutto fu salvata; ma alla vittoria di Ostia, la città di Roma direttamente era minacciata: in poche ore, i Saraceni, se fossero stati vincitori, avrebbero potuto rendersene padroni.
La nuova città costruita attorno a San Pietro si chiama ancora oggi città Leonina: solo che è unita a Roma e racchiusa attualmente nello stesso circuito.
Nell'852, il Papa, prudente come devono essere gli uomini felici che hanno vinto i barbari, volle fortificare ancora la città di Porto, perché i Saraceni avevano riunito molte forze in Sicilia. Allora si presentò un gran numero di Corsi, che il timore dei Saraceni aveva cacciato da Bastia e dai dintorni di Corte, e che erano erranti e senza dimora fissa. Dopo aver esposto la loro miseria, promisero, se si fosse voluto riceverli, di dimorare, essi e i loro figli, al servizio del Papa, che, dal canto suo, offrì loro la città di Porto, ben fortificata, con vigne, prati e terre coltivabili, cavalli e bestiame. I Corsi, popolo bravo, amante della guerra, e che nutriva una alta stima per un Pontefice che era stato bravo quanto loro, accettarono i benefici di Leone; e un atto di donazione delle terre fu rilasciato in buona forma a coloro che si affrettarono a firmare questo trattato.
Leone IV aveva incoronato, nell'850, Ludovico II come imperatore, o piuttosto come associato all'impero; e visse con lui costantemente in buona intelligenza, così come con Lotario, padre di Ludovico, ancora vivente.
Verso la fine dell'anno 853, Leone IV tenne a Roma, nella chiesa di San Pietro, un Concilio di sessantasette vescovi, tra i quali ve n'erano quattro inviati dall'imperatore Lotario. Il Concilio si riunì l'8 dicembre, il settimo anno del regno di Leone, il trentasettesimo anno del regno di Lotario, e il quinto anno del regno di Ludovico II. È in questo Concilio che fu deposto Anastasio.
Gli abitanti della città di Centum Cellæ, fiorente sotto Traiano, erano esposti a sorprese da parte dei Saraceni, e avevano abbandonato questa città. Leone ne costruì una nuova a qualche distanza; ma col passare del tempo, essa fu abbandonata, e gli abitanti ritornarono a Centum Cellæ, che fu chiamata da allora Città Vecchia (Civita-Vecchia), nome che conserva ancora oggi.
San Leone IV governò la Chiesa otto anni, tre mesi, sei giorni. In due ordina zioni, creò s Saint Léon IV Papa che autorizzò la traslazione delle reliquie di san Callisto. essantatré vescovi, diciannove sacerdoti, otto diaconi.
Questo Papa era molto dotto; riuniva le più rare virtù: la circospezione, la magnificenza, la pietà, l'umanità, il coraggio, l'amore per la giustizia; era benefico con i poveri, e adempiva ai doveri del ministero pontificale con l'esattezza più esemplare. Si sarebbe potuto dire ancora di lui ciò che Abbone diceva di Gozlin, *mitissimus heros*, fu un eroe pieno di dolcezza. Leone morì il 17 luglio 853; fu sepolto in Vaticano. La Santa Sede rimase vacante un mese e dodici giorni, fino alla consacrazione di Benedetto III.
Tratto dalla Storia dei sovrani Pontefici romani, di Arland de Montor. — Cfr. Acta Sanctorum, tomo IV di luglio; Godescard, Bulliet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Discepolo di sant'Epifanio
- Legazione a Costantinopoli nel 515 con il vescovo Fortunato
- Seconda legazione a Costantinopoli nel 517 con il vescovo Peregrino
- Tentativo di corruzione da parte dell'imperatore Anastasio
- Ritorno pericoloso in Italia su una nave fatiscente
- Composizione di numerose opere teologiche e poetiche
Miracoli
- Guarigione miracolosa per intercessione di san Vittore di Milano
Citazioni
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Nihil est quod ita Deum exhilaret sicut conversio peccatorum et a peccato ad virtutem reverens.
Introduzione del testo