San Winnoc, abate di Wormhoudt
PATRONO DI BERGUES, NELLA DIOCESI DI CAMBRAI
Abate di Wormhoudt, patrono di Bergues
Principe bretone del VII secolo, Winnoc rinunciò al suo rango per diventare monaco sotto la guida di san Bertino a Sithiu. Fondò i monasteri di Bergues e di Wormhoudt, dove si distinse per la sua umiltà, servendo i suoi fratelli e lavorando manualmente nonostante l'età. È celebre per il miracolo della macina che girava da sola e rimane il santo patrono della città di Bergues.
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SAN WINNOC, ABATE DI WORMHOUDT,
PATRONO DI BERGUES, NELLA DIOCESI DI CAMBRAI
Origini e vocazione
Winnoc, principe della Bretagna armoricana e presunto figlio del re Judicaël, rinuncia al suo rango per condurre una vita ascetica con tre compagni.
Winnoc Winnoc Abate di Wormhoudt e patrono di Bergues, di origine reale bretone. , di stirpe reale (è considerato figlio del re san Jud icaël), nacque nel roi saint Judicaël Fratello di san Giusto e re di Bretagna. la Bretagna armori cana e diede, con la Bretagne armoricaine Regione d'origine di san Winnoc. purezza dei suoi costumi, un nuovo splendore alla nobiltà della sua origine. Fin dalla più tenera giovinezza, apparve consumato nelle virtù; viveva nel mondo senza essere del mondo e sotto gli abiti del secolo nascondeva il soldato di Gesù Cristo. La Bretagna guardava con ammirazione a uno dei suoi principi che si considerava un viaggiatore nella propria patria e che, come un altro Abramo, cercava solo di esiliare se stesso per seguire la voce di Dio. Egli guadagnò alla milizia spirituale, alla quale voleva consacrare la sua vita, altri tre soggetti, giovani di nascita distinta e di vita innocente, Quadonoc, Ingénoc e Madoc, che aderirono facilmente ai suoi progetti di ritiro. La fede li animava tutti ugualmente: abbandonarono i loro beni, rinunciarono a tutte le speranze di cui il mondo avrebbe potuto lusingare la loro ambizione e si misero a cercare quella città permanente che è la nostra vera patria. Sembra che san Winnoc sia passato dapprima in Inghilterra e che vi abbia abitato con suo fratello Arnoch. Dopo un certo tempo trascorso in quel luogo, raggiunse i suoi tre amici e li accompagnò nella ricerca che li occupava, e che aveva senza dubbio lo scopo di trovare un monastero di perfetta regolarità.
Formazione monastica a Sithiu
Nel 679, Winnoc e i suoi compagni raggiungono san Bertino nel monastero di Sithiu per seguire la regola di san Benedetto.
Dopo aver fatto molta strada, giunsero infine, nel 679, nella diocesi di Thérouanne, dove la fama fece loro conoscere con quanta edificazione vi si vedesse fiorire la disciplina monastica. In effetti, san Be rtino viveva saint Bertin Santo le cui reliquie furono protette da Folcuino. allora e governava il monaster o di Sithiu, nell'a monastère de Sithiu Luogo di sepoltura di San Folcuino. ttuale diocesi di Arras, che egli aveva edificato. Il buon odore che la santità della sua vita spandeva ovunque aveva attirato alla pratica dei consigli evangelici un gran numero di discepoli. Questi giovani fanciulli, poiché è così che si devono chiamare, secondo gli atti di san Bertino, si abbandonarono alla guida di questo eccellente maestro, che insegnò loro a portare il giogo di Gesù Cristo sott o la Regola di San Be Règle de Saint-Benoît Regola monastica seguita da Winnoc. nedetto, e mostrò loro con le sue azioni, ancor più che con le sue parole, in che modo bisognasse praticare le sante leggi della vita religiosa. Non passò molto tempo prima che si accorgesse, con stupore, che avevano raggiunto una perfezione sublime fin dall'inizio della loro consacrazione a Dio. Per questo motivo, giudicandoli capaci di condurre una vita più ritirata, assegnò loro un luogo particolare dove ordinò loro di costruirsi da soli un piccolo monastero, nel quale potessero poi occuparsi unicamente di Dio.
Fondazioni di Bergues e Wormhoudt
I monaci fondano dapprima un eremitaggio a Grunobergue (Bergues), poi il monastero di Wormhoudt nel 693 su una terra donata da Hérémar.
Per obbedire agli ordini del loro padre, costruirono nella stessa regione un piccolo edificio adatto al loro scopo, su un'altura chiamata allora Grunobergue, che da allora ha portato il nome di Saint-Winnoc. Si chiama ancora oggi Berg ues-Saint-Winnoc (di Bergues-Saint-Winnoc Città dove furono trasferite le reliquie e dove fu stabilita l'abbazia. partimento del Nord, diocesi di Cambrai). Questi quattro servitori di Dio dimorarono lì per qualche tempo e vi vissero come uomini crocifissi al mondo, e per i quali il mondo era crocifisso.
Vi era nella stessa contrada un uomo a cui si dà il titolo di illustre, chiamato Hérémar, distinto per le sue ricchezze e stimabile per i suoi buoni costumi. Egli offrì a san Winnoc una terra di sua dipendenza, chiama ta Wormho Wormhoudt Luogo della fondazione principale e della morte di san Winnoc. udt (Nord), situata sulla riva del piccolo fiume chiamato La Peene. San Winnoc, distaccato dai beni di questo mondo, inviò Hérémar al suo abate san Bertino, che accettò la sua donazione. L'atto fu redatto nel monastero stesso di Sithiu, il 4 novembre 693. Si può vedere da questa fondazione che Wormhoudt fu dapprima una dipendenza dell'abbazia di Saint-Bertin. Il monastero che san Winnoc vi costruì, come vedremo, fu in seguito distrutto dai Normanni, nell'880, ed è stato poi una prepositura della chiesa di Bergues-Saint-Winnoc. San Bertino, dopo aver accettato la fondazione fatta da Hérémar, inviò a Wormhoudt san Winnoc e i suoi compagni, ai quali diede ordine di costruire una casa per i poveri, con un monastero e una chiesa in onore di san Martino. Questi quattro santi amici lavorarono senza sosta per costruire gli appartamenti dove Gesù Cristo doveva essere ricevuto e servito nella persona dei poveri, e i luoghi regolari dove i religiosi devoti alla perfezione potessero praticare i loro esercizi con fervore e senza importunità. La casa di Dio fu completata in poco tempo dalle mani di questi santi operai, la cui ardente carità edificava allo stesso tempo nei loro cuori un tempio allo Spirito Santo, dove bruciò fino all'ultimo respiro della loro vita il divino amore.
Governo e miracoli
Divenuto abate, Winnoc si distingue per la sua umiltà e per il miracolo della macina che gira da sola per alleviare i suoi ultimi anni.
I tre compagni di san Winnoc, un po' più anziani di lui, terminarono la loro santa carriera in quel luogo, e l'abate san Bertino, conoscendo tutto il merito di san Winnoc, lo pose a capo della comunità che ivi si era formata. Egli la governò con una dolcezza e un'umiltà che fecero vedere in lui un perfetto discepolo di Colui che ha detto: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore». Riteneva che non vi fosse nulla di più nobile che servire i propri fratelli, poiché Gesù Cristo stesso aveva testimoniato di essere venuto per servire e non per essere servito. Poiché la sua carità non era simulata, esercitava l'ospitalità con una prontezza e un effusione di cuore che mostravano chiaramente come egli si ritenesse felice nel giorno in cui poteva meritare di ricevere Gesù Cristo, accogliendo un ospite per amore di Lui. Si faceva carico volentieri di tutti i lavori che sembravano troppo faticosi per i suoi fratelli; e ciò che superava le loro forze era leggero per il suo fervore e la sua umiltà. Così Dio gli concesse il dono dei miracoli, al fine di rendere illustre agli occhi degli altri colui che era così piccolo ai propri occhi.
Giunto alla vecchiaia, non si lamentò affatto che l'età lo appesantisse e, per quanto oppresso dal numero dei suoi anni, camminava con passo più fermo sulla via della perfezione, senza diminuire nulla dei lavori del suo stato. Ne praticava ancora, a quell'età, i più faticosi e umilianti. Si racconta di lui che, negli ultimi tempi della sua vita, un soccorso invisibile venisse in suo aiuto e che la macina che era solito far girare andasse senza che egli vi mettesse le mani. Benedisse Dio per il favore che gli concedeva e non cessava di levare al cielo, in azioni di grazie, le mani pure e innocenti che Dio aveva liberato da quel lavoro. I religiosi erano sorpresi, e a ragione, di vedere che un uomo così debole e così fiaccato dalle austerità, dai lavori e dagli anni, potesse sopportare una fatica pari a quella di cui si era voluto far carico. Si dice che uno di loro, spinto dalla curiosità, andò a guardare segretamente ciò che accadeva nel luogo in cui il santo abate lavorava. Ebbe solo per un momento la soddisfazione di vedere il movimento meraviglioso della macina, poiché fu immediatamente colpito da cecità. Il santo abate lo guarì con le sue preghiere e con il segno della croce, dopo avergli perdonato la sua temeraria curiosità.
Non manifestava mai risentimento, né malignità. La sua grande cura era di rendersi amabile piuttosto che temibile, ed era per questo che si credeva destinato a rendere servizi piuttosto che a ricevere quelli degli altri. La sua nascita reale non lo portava a preferirsi a coloro di condizione più umile, che piacque a Dio chiamare alla stessa professione che egli esercitava. La serenità del suo spirito era segnata dall'allegria del suo volto. Era fermo e incrollabile nella sua fede, di una speranza che nulla poteva scoraggiare e di una carità senza confini. I successi felici non lo portavano a elevarsi, e gli eventi avversi non lo abbattevano. Nel consiglio, le sue vedute andavano lontano e, nell'esecuzione, era diligente e infaticabile. Infine, armato di tutte le armi spirituali, fece con successo una guerra continua alle potenze nemiche della nostra salvezza. Ma, sebbene vincitore, gemeva incessantemente e, sospirando verso il soggiorno felice dove non si deve più combattere, diceva a Dio: «Liberate, Signore, liberate la mia anima da questa prigione, affinché non si occupi eternamente che delle vostre lodi». Dio lo esaudì e lo chiamò a sé il 6 novembre dell'anno 717.
Guarigione miracolosa postuma
Resoconto dettagliato della guarigione di un uomo infermo presso la tomba del santo durante le veglie pasquali.
Diciamo una parola sulla sua gloria postuma. Il Leggendario di Morinie riporta i dettagli di una guarigione straordinaria che merita di essere segnalata. «Un uomo zoppo, privato da lungo tempo dell'uso dei piedi e affaticato da un tremore incessante della testa e delle mani, al punto che riusciva a stento a pronunciare una parola con voce spezzata, e le sue mani lasciavano cadere ciò che credevano di tenere, volle recarsi alla venerabile tomba di san Winnoc. E, mentre i fratelli che abitavano quel luogo celebravano le Veglie della festa di Pasqua, condotto da mani altrui, giunse in chiesa a implorare con lacrime la clemenza del Signore onnipotente, chiedendogli, per i meriti del suo glorioso confessore Winnoc, di restituire l'uso delle loro funzioni ai suoi membri affaticati da una malattia divenuta intollerabile. Il Signore misericordioso, che non dimentica la preghiera dei poveri e che viene ad aiutarci nelle nostre tribolazioni al momento opportuno, ascoltò lo sventurato che lo pregava per i meriti del beato Winnoc. Infatti, quando fu terminata la lettura del Vangelo, che, secondo la consuetudine, si fece durante la notte in quella chiesa, dopo il canto dell'ufficio, l'uomo infermo fu circondato da un'immensa luce, poi vide due frecce di fuoco venire a lui da ogni lato e dirigersi verso le sue orecchie.
Essendone entrata una dall'orecchio destro e l'altra avendo penetrato l'orecchio sinistro, all'improvviso una grande abbondanza di sangue sgorgò dalle aperture che quelle frecce avevano fatto. Liberato ormai dalla fatica insopportabile che gli causava la sua infermità, quest'uomo ricevette all'istante dalla bontà divina una salute perfetta. Nei trasporti della sua gioia, si mise a camminare nella chiesa senza la minima apparenza del suo male, rendendo grazie al Signore onnipotente e a san Winnoc; poi raccontò ai fratelli che lo circondavano tutta la sequenza della sua visione, e come, dopo lo shock delle due frecce e l'arrivo di quella luce, la sua infermità si fosse improvvisamente allontanata da lui. Allora uscì dalla chiesa, pieno di salute e di felicità, scortato dalla folla del popolo che lodava con lui il Signore, e contemplava con ammirazione le testimonianze gloriose della potenza di san Winnoc, confessore di Cristo».
Storia e traslazioni delle reliquie
Le reliquie viaggiano da Wormhoudt a Saint-Omer e poi a Bergues per sfuggire ai Normanni, sotto l'impulso dei conti di Fiandra.
## CULTO E RELIQUIE.
San Winnoc fu sepolto nel monastero di Wormhoudt che egli stesso aveva costruito in onore di san Martino, e dove la sua memoria fu onorata da diversi miracoli. Si racconta, tra l'altro, che, poco tempo dopo la sua morte, mentre i fratelli riposavano dopo mezzogiorno, il fuoco, sprigionatosi da una casa vicina, si comunicò a una parte degli edifici del monastero, che furono consumati. La chiesa, dove si conservava il corpo di san Winnoc, fu anch'essa interamente bruciata; ma si trovò, dopo l'incendio, che il fuoco aveva risparmiato la tomba del Santo e tutti gli ornamenti di cui era circondata.
Quando piacque a Dio di punire i peccati del mondo con i flagelli esercitati, durante il IX secolo, in Francia e nei paesi circostanti, dai barbari venuti dal Nord, si ritenne opportuno rimuovere da Wormhoudt le reliquie del santo abate e portarle nella chiesa di Saint-Omer, a Sithiu. Alcuni anni dopo, Baldov ino, conte di Fiandra, soprannominato il Calv Baudoin, comte de Flandre, surnommé le Chauve Conte di Fiandra che trasferì le reliquie a Bergues nel 900. o, volendo fortificare i suoi Stati e metterli al riparo dalle incursioni di questi barbari, fece costruire diverse fortezze, e una, tra le altre, a Bergues. Il conte, dopo aver messo al sicuro questo luogo, vi fece costruire una chiesa che fu dedicata a san Martino e a san Winnoc, e dove aveva intenzione di trasferire le reliquie di quest'ultimo. Andò a chiedere il consenso del re Carlo il Semplice, che gli accordò volentieri tutti i privilegi che desiderava ottenere per la sua nuova chiesa. Il conte, munito di questi poteri, rimosse il corpo di san Winnoc, nonostante l'opposizione degli abitanti di Saint-Omer, e lo fece deporre a Bergues, nell'anno 900.
Cent'anni dopo questa seconda traslazione (1090), Baldo Baudoin, surnommé le Barbu Conte di Fiandra che fortificò Bergues e costruì il monastero nel 1090. vino, soprannominato il Barbuto, avendo reso la città di Bergues ancora più forte con una cinta muraria e costruito un monastero in cima alla città, vi fece trasferire le reliquie del Santo, il 18 settembre. Chiamò dei religiosi di Saint-Bertin, verso l'anno 1030, per abitare questo nuovo monastero, che ebbe come primo abate Roderic. Dopo la sua morte, la disciplina, essendosi un po' allentata, fu ristabilita nel suo vigore, nel 1106, dall'abate Ermete. L'abbazia è sussistita fino alla Rivoluzione e ha fornito diversi soggetti raccomandabili per la loro santità e la loro dottrina.
Restaurazione del culto nel XIX secolo
Dopo la Rivoluzione, le reliquie furono autenticate nel 1820 da Mons. Belmas e il culto fu rilanciato tramite indulgenze papali.
A Bergues-Saint-Winnoc si celebravano tre feste in onore di questo santo abate: la prima, nel giorno dell'anniversario della sua morte, il 6 novembre; la seconda, in memoria dell'elevazione del suo corpo, chiamata l'Esaltazione di san Winnoc, il 20 febbraio; e la terza, quella della traslazione che fu fatta del corpo del Santo all'abbazia di Bergues, il 18 settembre. La prima di queste feste era un tempo di precetto in tutta la città e, durante l'intera ottava, i fedeli si facevano un dovere e un onore di venire a rendere omaggio al loro illustre patrono.
Si conserva ancora molto religiosamente, a Bergues, il corpo di san Winnoc. Un tempo veniva portato ogni anno in processione il giorno della Trinità e immerso nel fiume chiamato La Calme, che scorre ai piedi della città; ciò avveniva in memoria di un bambino annegato in quel fiume e resuscitato per i meriti del Santo. Si ignora in quale epoca questo miracolo sia avvenuto, ma esso diede luogo sia a questa cerimonia che a una Confraternita eretta in onore del santo abate. Il suo capo si trovava in un busto molto ricco, e il resto delle sue ossa in una cassa d'argento. Durante la spoliazione delle chiese, nel 1792, queste sante reliquie furono depositate in due scatole che furono sigillate e collocate in un armadio della canonica, dove rimasero fino al 1820. A quell'epoca,
L'abate Ferdinand-Joseph Vandeputte, parroco-decano della parrocchia, desiderando incrementare il culto del santo patrono, fece chiamare diversi notabili della città che erano stati presenti all'estrazione delle reliquie nel 1792. Essi riconobbero le scatole nelle quali erano state allora rinchiuse e dichiararono che non avevano subito alcun cambiamento. Queste reliquie furono dapprima presentate a Mons. Belmas, che le esaminò nel suo palazzo episcopale di Cambrai. Sua Eccellenza ha riconosciuto che questa testa era la stessa che, per un lungo lasso di tempo, era stata esposta alla venerazione dei fedeli della città di Bergues e che, negli ultimi tempi di calamità, era stata ritirata dalla cassa d'argento, come hanno attestato uomini degni di fede, alcuni sacerdoti, altri laici, i quali tutti avevano un tempo visto quella testa esposta o l'avevano ritirata essi stessi dalla cassa d'argento summenzionata.
«Noi dunque», continua il prelato, «abbiamo ricollocato con rispetto questa testa in un reliquiario di rame giallo placcato con uno strato di stagno all'interno, dopo averla legata con una fascia di seta nera e munita del nostro sigillo; poi abbiamo permesso, e con le presenti permettiamo, che essa sia esposta alla venerazione dei fedeli nella chiesa di San Martino di Bergues. Ma, affinché i fedeli venerino più facilmente questa augusta testa, ne abbiamo rinchiuso una particella in una scatola il cui fondo è in rame e la parte anteriore, che chiude un vetro, in argento. Abbiamo munito del nostro sigillo il filo di seta verde che la circonda».
Questa lettera è del 27 maggio 1820. Un'altra circolare dello stesso prelato pubblicava un'indulgenza di quaranta giorni per le persone che avessero assistito alla traslazione che doveva aver luogo poco tempo dopo. Essa era concepita in questi termini: «Non desiderando nulla più che incrementare la devozione dei fedeli e aiutarli nella via della salvezza, fornendo loro i mezzi per partecipare ai tesori spirituali della Chiesa, abbiamo concesso con la nostra autorità ordinaria, come con le presenti concediamo, quaranta giorni di perdono e indulgenza nella forma e nel modo consueto della Chiesa, a tutti i fedeli dell'uno e dell'altro sesso che, debitamente disposti, assisteranno alla traslazione solenne delle reliquie di san Winnoc, che deve farsi dalla canonica di Bergues alla chiesa di San Martino della stessa città, e ivi pregheranno per i fini ordinari». La cerimonia ebbe luogo l'8 giugno dello stesso anno, alla presenza di un popolo immenso accorso da tutti i paesi vicini, e il reliquiario, incastonato in una statua di legno che era stata benedetta in precedenza, fu collocato nel coro. Il verbale di questa cerimonia è firmato da tre antichi religiosi dell'abbazia di San Winnoc, da diversi sacerdoti o laici dei dintorni, dai vicari della parrocchia e infine dall'abate Vandeputte, che aveva presieduto.
Il 7 febbraio dell'anno successivo (1821), Mons. Belmas, su richiesta del pastore e dei fedeli della parrocchia di Bergues, accordava il permesso di erigere una Confraternita in onore di san Winnoc. Il prelato incoraggiava molto quest'opera santa e accordava egli stesso quaranta giorni di indulgenza per tutti i fedeli che avessero visitato la chiesa di San Martino a Bergues e vi avessero pregato per qualche tempo secondo le intenzioni della Chiesa, nei giorni della festa di san Winnoc e della Trinità.
Il 4 marzo 1823, papa Pio VII a ccordava anc pape Pie VII Papa che ha autorizzato il culto del beato Ranieri. he un'indulgenza plenaria a tutti i fedeli che, il 6 novembre, giorno della festa di san Winnoc, e il lunedì di Pentecoste, avessero visitato la chiesa di San Martino a Bergues, si fossero confessati, comunicati e avessero pregato per la concordia tra i principi cristiani, l'estirpazione delle eresie e l'esaltazione della santa Chiesa. Questa nuova grazia spirituale della Santa Sede fu pubblicata con l'autorizzazione accordata al vescovado di Cambrai, il 16 luglio 1823. Il 18 maggio dello stesso anno, erano state trasportate solennemente le reliquie di san Winnoc in un busto e una cassa d'argento, di cui la pietà generosa degli abitanti di Bergues aveva fatto l'acquisto. Questa cassa, di un lavoro magnifico, è costata, si dice, diciottomila franchi.
Fonti agiografiche
Riferimenti agli Acta Sanctorum Belgii e ai lavori dei Bollandisti.
Acta Sanctorum Belgii, traduzione dell'abate Destombes. — Cfr. Sainte de Bretagne, di Dom Lubineau e l'abate Trévaux; e i Bollandisti, al tomo II di settembre, nella vita di san Bertino di Sithiu.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.