Sant'Evroult di Bayeux
ABATE DEL MONASTERO DI OUCHE, IN NORMANDIA.
Abate del monastero di Ouche
Antico alto dignitario alla corte dei re neustriani, Evroult lascia il mondo con la moglie per abbracciare la vita monastica. Fonda l'abbazia di Ouche in Normandia, trasformando una foresta di briganti in un centro di santità. Morto ottuagenario nel 707, è celebre per i suoi numerosi miracoli, tra cui resurrezioni e guarigioni dalla follia.
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SANT'EVROULT DI BAYEUX,
ABATE DEL MONASTERO DI OUCHE, IN NORMANDIA.
Servizio alla corte di Neustria
Evroult serve con distinzione i re Clodoveo II e Clotario III in Neustria, occupando alte funzioni amministrative pur conducendo una vita di pietà.
che tutte queste brillanti qualità non erano affatto offuscate dall'orgoglio. Dolce e affabile verso tutti, si mostrava irreprensibile nei costumi, e la bellezza del suo volto era una fedele immagine della bellezza della sua anima.
Un uomo, così ragguardevole per la sua nobiltà e per le sue virtù, non poteva mancare di attirare l'attenzi one di Cl Clovis II Re dei Franchi sotto il quale Aquilino prestò servizio nell'esercito. odoveo II, che governava allora la Neustria. Istruito sul suo raro merito, lo fece venire a corte al fine di impiegarlo nel governo del suo regno. Dopo la morte di questo principe, avven uta nel 656, Clotaire III Re dei Franchi che ordinò la nomina di Eremberto. Clotario III, suo successore sul trono di Neustria, concepì una tale stima per sant'Evroult, che gli conferì la prima carica del suo palazzo. L'uomo di Dio giustificò la scelta del monarca con la sua prudenza, e con l'abilità che dispiegò nella direzione degli affari. Tuttavia, applicandosi con molto zelo ad adempiere alle funzioni del suo ministero, non perdeva mai di vista che doveva innanzitutto servire e amare il Re dei re.
Matrimonio e vita laicale esemplare
Sposatosi per soddisfare la sua famiglia, pratica con la moglie una vita di carità e di distacco dal mondo, seguendo i precetti di san Paolo.
Avendolo i suoi genitori e i suoi amici spinto a contrarre matrimonio, per non lasciare estinguere il nome della sua famiglia, il Santo sposò una donna degna di lui per le sue virtù e la sua nascita. Ma, sebbene fosse impegnato nello stato matrimoniale, non cessò mai di meditare e di praticare questa bella massima dell'apostolo san Paolo: «Il tempo della vita è assai breve, bisogna dunque che coloro che hanno moglie vivano come se non ne avessero». Si guardava ancora dal dimenticare queste altre parole dell'Apostolo: «Coloro che usano di questo mondo, vivano come se non ne usassero; poiché la figura di questo mondo passa con rapidità».
Lungi dal dispiacere al suo Creatore nell'uso dei suoi doni, non lavorava e non respirava che per la sua gloria. Per un sentimento di carità assai raro tra i grandi della terra, trovava più piacere nel dare che nel ricevere. Applicato continuamente a ricalcare nella sua condotta gli esempi dei Santi, non aveva felicità più grande che sollevare i poveri, che sono le membra sofferenti di Gesù Cristo, di vegliare e di pregare, secondo il precetto del nostro Salvatore. Esortava sua moglie a praticare le medesime opere di pietà, in modo che questa virtuosa dama, già portata al bene dai moti del proprio cuore, vi era ancora eccitata dagli insegnamenti e dagli esempi di suo marito. È così che, essendo ancora solo un laico, e non avendo altra Regola che il suo fervore, sant'Evroult conduceva nello stato matrimoniale una vita tanto perfetta quanto quella di molti religiosi che vivono lontano dai pericoli del mondo e nel silenzio del ritiro.
Ingresso nella vita religiosa
Toccato dal Vangelo, distribuisce i suoi beni ed entra nel monastero dei Gemelli a Bayeux dopo che sua moglie ha preso il velo.
Tuttavia Nostro Signore, che non si lascia mai vincere in generosità, si preparava a spargere nuove benedizioni sul suo umile servitore. Un giorno, mentre assisteva all'ufficio divino, udì pronunciare quelle dolci parole che Gesù Cristo rivolge ai suoi discepoli nel santo Vangelo: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Queste parole del divino Maestro lo toccarono fino in fondo al cuore. Le impresse nella sua memoria, così come quelle magnifiche promesse che Gesù Cristo fa a coloro che disprezzano il mondo per il suo amore: «In verità vi dico, voi che abbandonate tutto per me, riceverete il centuplo e possederete la vita eterna». Sentendosi allora infiammato di un santo ardore, non si accontentò più di distribuire ai poveri elemosine regolate sull'entità delle sue rendite, ma si mise a distribuire loro i suoi stessi beni, e risolse di rompere al più presto tutti i legami che lo attaccavano ancora al mondo. Comunicò senza timore il suo disegno alla sua pia sposa e si sforzò, mettendole davanti agli occhi le magnifiche promesse di Gesù Cristo, di ispirarle i medesimi sentimenti. Poiché ella amava Dio con tutto il suo cuore, acconsentì volentieri a fare per la sua gloria i sacrifici più penosi per la natura. Ella lasciò il mondo per prima e, dopo aver detto addio per sempre al suo santo sposo, andò a prendere il velo in una casa religiosa. Dopo aver donato al Signore questa sposa diletta, san Evroult non rimase alla corte di Clotario III se non per il tempo necessario a distribuire tutti i suoi beni ai poveri. Allora, considerandosi come scampato agli scogli di un mare tempestoso, dove un'infinità di anime fa naufragio, si affrettò a ritirarsi nel monastero dei Gemelli, situato nella diocesi di Bayeux, come in un porto dove avrebbe potuto lavorare più perfett amente alla sua s diocèse de Bayeux Luogo di nascita del santo. antificazione. Fu ricevuto con trasporti di gioia dall'abate e dai suoi religiosi, che lo consideravano tutti come il loro benefattore; poiché da lungo tempo sosteneva il monastero con le sue elemosine. Non c'è bisogno di dire quale fu la santità della sua vita in mezzo a quei ferventi religiosi. Avendo preso l'abito monastico, adempì fedelmente questo consiglio dello Spirito Santo: «Chi è santo si santifichi ancora, e chi è perfetto si perfezioni sempre più». Era tra tutti i religiosi il più umile, il più obbediente, il più dolce, il più caritatevole, il più assiduo alla preghiera e il più applicato al lavoro; il suo fervore era l'edificazione e lo stupore di tutti i suoi fratelli. Non poterono fare a meno di dargli a più riprese segni pubblici della loro venerazione. Ma questo grande Santo, temendo di concepirne vanità, risolse di evitare questo nuovo scoglio ritirandosi nella solitudine, per condurvi la vita contemplativa.
Fondazione nella foresta di Ouche
Cercando una solitudine assoluta, si addentra nella foresta di Ouche con tre compagni, guidato da un angelo verso una valle propizia per l'istituzione di un eremitaggio.
Spinto dallo Spirito di Dio, che nutriva per lui grandi disegni di misericordia, rese partecipe del suo progetto tre buoni religiosi, i quali, non contenti di approvarlo, decisero di accompagnare il nostro Santo nel suo ritiro. Uscirono tutti e quattro da quel monastero e, attraversando il paese di Exmes, giunsero in un luogo della diocesi di Séez, chiamato Montfort. Questo luogo era coperto da alte foreste e bagnato da limpidi ruscelli. San Evroult e i suoi compagni credettero di non poter trovare luogo più favorevole al compimento dei loro disegni. Vi si fermarono dunque benedicendo il Signore. Per qualche tempo, poterono, secondo il loro desiderio, condurvi la vita solitaria e gustare le dolcezze della contemplazione. Ma, poiché nelle vicinanze vi erano due città importanti, Exmes e Gacé, che attiravano una folla considerevole di persone per gli affari commerciali, i servi di Dio ebbero presto da lamentarsi della moltitudine di visitatori che venivano a turbare la pace della loro solitudine. Infatti, un gran numero di persone, che avevano conosciuto il Santo nel mondo e apprezzato la sua inesauribile benevolenza, avendo appreso il luogo del suo ritiro, venivano spesso a consultarlo sui loro interessi temporali, proprio mentre egli era più dedito alla contemplazione delle cose celesti. Stanchi di queste distrazioni, san Evroult e i suoi tre compagni decisero di lasciare quel luogo, che avevano santificato con le loro virtù.
Davanti a loro si presentava la vasta foresta di Ouche, i cui al beri erano co forêt d'Ouche Luogo principale del ritiro e della fondazione monastica di Evroult. sì fitti che a stento il sole ne penetrava l'oscurità con tutto lo splendore dei suoi raggi. Ma, per quanto spaventosa fosse già questa foresta per la sua densità, lo era ancor di più per la presenza dei ladri che la infestavano e delle bestie feroci che vi facevano la loro tana. Si addentrarono tuttavia in quella spaventosa solitudine e la percorsero in ogni direzione per scoprirvi un luogo adatto all'insediamento che progettavano. Poiché non vi trovavano alcun luogo idoneo all'esecuzione del loro pio disegno, san Evroult, colmo dello Spirito di Dio, si mise in ginocchio e, alzando le mani al cielo, rivolse dal profondo del suo cuore questa preghiera a Nostro Signore: «O dolce Gesù, che degnaste un tempo, per mezzo di una colonna di nube e di fuoco, di condurre voi stesso il vostro popolo nel deserto e di mostrargli la strada della terra promessa, degnatevi, ve ne supplico, di condurre ancora voi stesso i vostri servi che fuggono da questa misera terra d'Egitto, da questo mondo di peccato soggetto alla tirannia del demonio. Degnatevi di mostrare loro il luogo dove potranno finalmente servirvi in tutta libertà e salvare la loro anima riscattata dal vostro prezioso sangue».
Appena ebbe terminato questa preghiera, apparve un angelo, che gli fece segno di camminare al suo seguito. Condotti da questa guida celeste, san Evroult e i suoi compagni giunsero in una piacevole valle, bagnata da diversi ruscelli, le cui acque limpide andavano a scaricarsi in un grande stagno. Alla vista di questa felice solitudine, dopo la quale sospiravano, san Evroult e i suoi compagni si gettarono in ginocchio per ringraziare la bontà di Dio, che non delude mai le speranze dei suoi servi. Edificarono in quel luogo una capanna di rami d'albero, per mettersi al riparo dalle intemperie, e costruirono attorno una piccola recinzione per difenderne l'ingresso alle bestie della foresta.
Lì, calpestando tutti i piaceri, tutta la gloria e tutte le vanità di un mondo peccatore, non pensavano che al cielo, non vivevano che per il cielo e non sospiravano più che per il possesso di Dio. Così cantavano con la bocca e con il cuore insieme al Re Profeta: «Voi siete la mia unica parte, o Signore, la vostra santa legge, o mio Dio, è l'unico tesoro che voglio custodire». Custodivano, infatti, con molta fedeltà questa amabile legge di Dio e, con la loro ardente carità, si sforzavano di meritare, all'ora della morte, di essere riconosciuti da lui come suoi figli.
Conversione dei fuorilegge
Con la sua eloquenza e la sua dolcezza, Evroult convertì i briganti che infestavano la foresta, trasformando dei ladri in ferventi monaci.
Mentre i nostri pii solitari si sforzavano così di crescere ogni giorno nell'amore di Dio, accadde che uno dei ladri, che abitavano la foresta, venne a far loro visita e, vedendo bene dal loro abbigliamento che non avevano denaro da prendere, volle, per carità verso di loro, persuaderli a lasciare una dimora dove la loro vita era così poco al sicuro. «Poveri solitari», disse loro, «quale cambiamento di fortuna vi ha dunque costretto a venire a nascondervi in questo deserto? Come avete potuto stabilirvi in una così orribile solitudine? Veramente non scegliete bene il vostro posto. Non sapete che questo luogo è il rifugio dei briganti e non degli eremiti? Gli abitanti di questa foresta vivono solo di rapine e non possono sopportare coloro che vivono del loro lavoro. Ve ne avverto caritatevolmente, non siete qui al sicuro. D'altronde non vi troverete che terre incolte e persino sterili; coltivandole, vi darete molta pena per non raccogliere nulla».
Il venerabile servo di Dio gli disse con quella dolce eloquenza di cui era dotato: «Mio caro fratello, non è affatto un cambiamento di fortuna, ma la santa volontà di Dio, che ci ha condotti qui per piangere i nostri peccati. E poiché questo buon Maestro è sempre con noi, per proteggerci e difenderci, non temiamo nulla da parte degli uomini. Non ha detto egli stesso nel santo Vangelo: «Non temete coloro che uccidono il corpo, senza poter raggiungere l'anima»? Noi non abbiamo che un solo timore, quello di offendere Dio. Per quanto riguarda la difficoltà di coltivare questa terra, sappiate che il nostro Dio è abbastanza potente da nutrire i suoi servi anche in un deserto. Potrete voi stesso, se lo desiderate, gustare con noi le dolcezze della sua infinita misericordia, rinunciando per suo amore a questa professione criminale che esercitate, e promettendo di servire d'ora in poi con fedeltà questo Dio infinitamente buono. Poiché, secondo la parola del Profeta, Dio nostro Padre è così pieno di misericordia, che vuole dimenticare tutte le colpe del peccatore, fin dal primo giorno della sua conversione. Le vostre colpe sono molto grandi, mio caro fratello, ma non disperate affatto della bontà del nostro Dio. Seguite piuttosto l'avvertimento che vi dà qui il Re-Profeta per bocca mia: «Oh figlio mio, allontanati dal male e fa' ora il bene, tenendo per certo che gli occhi del Signore si posano con compiacimento sui giusti, e che le sue orecchie sono attente alle loro minime preghiere». Non voglio lasciarvi ignorare le parole terribili che aggiunge subito dopo il santo re Davide: «Gli sguardi del Signore», dice, «sono fissi anche su coloro che fanno il male, ma è per distruggere un giorno persino il loro ricordo sulla terra». In effetti, per il fatto stesso che Dio è giusto, deve a se stesso di ricompensare i buoni e di punire i malvagi, secondo la moltitudine delle loro iniquità. Tremate dunque, mio caro fratello, davanti a questo grande Dio, o piuttosto venite, credetemi, a gettarvi tra le braccia della sua infinita misericordia».
Queste parole fecero impressione sul cuore di questo povero peccatore, che riprese tutto pensieroso la strada di casa. Il mattino seguente, abbandonando tutto ciò che possedeva in questo mondo, ad eccezione di tre pani cotti sotto la cenere e di un favo di miele che prese con sé, tornò prontamente al monastero, si gettò ai piedi di sant'Evroult e gli offrì i piccoli doni che aveva portato. Sollecitò poi il favore di essere ammesso a professare la vita religiosa per espiare i suoi peccati. Divenuto un modello di fervore, fu il primo che ricevette l'abito monastico in quella casa. Al suo esempio, un gran numero di altri ladri, che abitavano quella foresta, seguirono i consigli del nostro Santo, rinunciarono ai loro brigantaggi e divennero dolci e umili religiosi o onesti coltivatori. Molti abitanti dei villaggi vicini, attirati dalla fama di sant'Evroult, venivano anch'essi a trovarlo, per ascoltare le parole di vita che uscivano dalla sua bocca e per contemplare quella dolcezza angelica che si rifletteva sul suo volto. Dopo avergli fatto una leggera elemosina, per aiutarlo a vivere in quel deserto, riprendevano con gioia la strada di casa, ben risoluti a mettere in pratica i caritatevoli avvertimenti che il Santo aveva dato loro. Molti di loro furono persino così toccati dalle sue esortazioni, che lo supplicarono di ammetterli in sua compagnia.
Miracoli di sostentamento
La Provvidenza interviene a più riprese per nutrire la comunità, in particolare attraverso l'invio miracoloso di pane e vino dopo un atto di estrema carità.
Man mano che il numero dei suoi fratelli aumentava, san Evroult si faceva tutto a tutti, e si mostrava sempre più degno della loro venerazione per le sue virtù. In effetti, dava continuamente ai suoi fratelli l'esempio della pazienza e della mortificazione più perfetta. Assiduo alla preghiera, vi attingeva quella tenerezza e quella ardente carità per i suoi fratelli, che si notava in tutti i suoi discorsi. Mai il suo cuore si lasciava abbattere dall'avversità, né elevare dalla prosperità. Tutte le elemosine che gli venivano portate erano, per suo ordine, distribuite immediatamente ai poveri, che venivano in folla a raccomandarsi a lui come al loro padre nutrizio. Diceva che è indegno di un religioso preoccuparsi del domani, come se Dio, nostro Padre celeste, non vegliasse continuamente su di noi, e, in qualsiasi pressante necessità si trovasse, voleva che si trattassero i poveri come suoi figli. Così, più di una volta, Dio, che ricompensa fin da questo mondo al centuplo la carità dei suoi fedeli servitori, si compiacque di benedire visibilmente san Evroult e di assisterlo quando si trovava nel bisogno.
Un giorno, tra gli altri, che la provvista di pane era esaurita, un povero, presentatosi alla porta del monastero, chiese l'elemosina per l'amor di Dio. Poiché invocava a gran voce la pietà del Padre cellerario, che gli aveva fatto dire di non avere più nulla a sua disposizione, san Evroult udì dalla sua cella i lamenti di quel povero. Ne fu toccato fino al fondo del cuore. «Ah! mio fratello», disse al Padre cellerario, «non udite le grida di questo infelice? Per grazia, fate l'elemosina a questo membro sofferente di Gesù Cristo». — «Ma, mio Padre», riprese il buon religioso, «non ho più che mezzo pane che tengo per i fanciulli che vengono istruiti nel monastero. Ho già distribuito tutti gli altri per obbedirvi, sebbene siamo alla vigilia di morire di fame». — «Mio caro fratello», gli disse il Santo, «non bisogna esitare a dare ancora a questo povero il mezzo pane che vi resta per l'amor di Nostro Signore. Non avete udito dire al Re-Profeta: «Beato colui che esaudisce la preghiera del povero e dell'indigente, nel giorno della sventura, il Signore avrà pietà di lui a sua volta?» In effetti, il nostro Salvatore ci rifiuterà un pezzo di pane, dopo che ci ha dato tutto il suo sangue sull'albero della croce?»
Il buon religioso obbedì e diede al povero tutto il pane che gli restava. Ma la Provvidenza ricompensò generosamente la fede ammirevole di san Evroult. Infatti, prima del tramonto, si udì bussare alla porta del monastero, e un uomo, che conduceva un cavallo carico di un'enorme quantità di pane e di vino, chiese di vedere il Padre cellerario. Dopo averlo salutato, gli disse che veniva a rendere al Santo ciò che aveva voluto prestargli. Poi, deponendo a terra tutte quelle provviste, aggiunse: «Andate, vi prego, a portare questo al vostro buon abate». Il Padre partì subito per far venire san Evroult. Ma lo sconosciuto montò a cavallo e scomparve improvvisamente. San Evroult e i suoi religiosi si presentarono qualche istante dopo per ringraziare quel generoso benefattore. Ma il Fratello portinaio riferì loro come fosse scomparso. Si cercò invano da ogni parte, non si poterono nemmeno scoprire le tracce del suo passaggio. Il Santo comprese allora che era Nostro Signore che gli inviava quelle provviste e, l'anima tutta inondata di gioia, rese grazie alla Bontà infinita, che si mostrava così generosa nei suoi riguardi. Da quel giorno, non mancò loro nessuna delle cose necessarie alla vita; iniziarono persino a poco a poco a trovarsi nell'agiatezza.
Citiamo ancora un'altra circostanza nella quale la Bontà divina si compiacque di assisterli. Due ladri di una provincia vicina, apprendendo che Dio spandeva sui loro beni le sue benedizioni, giudicarono opportuno venire per parteciparvi a modo loro. Avendo incontrato il gregge di maiali che apparteneva ai religiosi, decisero di portarlo fuori dalla foresta, per dividersi poi quel bottino. Si misero dunque a cacciare prontamente davanti a sé l'intera mandria. Ma, per loro sventura, si smarrirono volendo troppo affrettarsi a godere della loro cattura. Essendosi inoltrati nei sentieri che attraversavano la foresta in ogni direzione, fin dall'arrivo dei religiosi, si videro alla fine chiusi come in un labirinto di cui non potevano trovare l'uscita. Dopo molti cammini e contro-cammini, che li esaurirono di fatica, furono tutti sorpresi di scorgere il monastero, vicino al quale erano ritornati, e di udire la campana che chiamava i religiosi all'ufficio divino. Toccati dalla grazia di Dio e penetrati da un sincero pentimento, andarono a gettarsi ai piedi di san Evroult, gli confessarono umilmente le loro colpe e gli chiesero l'abito monastico.
Fondazioni multiple
Sotto l'impulso del vescovo Ainobert, Evroult fonda quindici monasteri di uomini e donne nella regione di Séez e oltre.
Tutto sorrideva al Santo in quella amabile solitudine. Tuttavia desiderava vivamente ritirarsi in una solitudine ancora più profonda, e fuggire totalmente il commercio degli uomini per non vivere che con Dio. Ma, illuminato dallo Spirito Santo, risolse di continuare a servire con la sua presenza l'avanzamento spirituale dei religiosi, che si erano posti sotto la sua guida. «Temendo», dice l'autore della sua Vita, «di rovesciare tutto l'edificio, se ne avesse ritirato la pietra fondamentale, fece con gioia il sacrificio della sua felicità particolare per procurare quella dei suoi fratelli. Rimase dunque in mezzo a loro, come un buon padre in mezzo ai suoi cari figli, e si applicò più che mai a edificarli con le sue tenere istruzioni e con i suoi esempi».
Tuttavia la fama della sua santità si spandeva in tutte le province vicine, e attirava a lui un gran numero di persone animate dal desiderio di lavorare alla propria salvezza. Offrivano al Santo le loro case, le loro terre, i loro tesori, la loro famiglia stessa, e lo scongiuravano di costruire loro dei monasteri, e di dare loro la Regola di vita che gli piacesse. Cedendo alle loro istanze, e a i desideri di saint Ainobert Vescovo di Séez che incoraggiò le fondazioni di Évroult. sant'Ainobert, vescovo di Séez, che amava il servo di Dio, costruì fino a quindici monasteri di uomini e donne, e mise a capo di ciascuna di queste case dei superiori di una virtù provata. Tra i monasteri fondati da sant'Evroult, secondo la tradizione, si annoverano soprattutto il celebre monastero di Saint-Martin de Séez, che, per undici secoli, fu per questa diocesi una fonte di edificazione e di scienza ecclesiastica; il monastero delle Vergini, fondato a poca distanza dal monastero del Santo, presso la chiesa di Notre-Dame; il grande e il piccolo monastero di Almenèches, governati più tardi da santa Lanthilde e da santa Opp ortune; il monas sainte Opportune Santa che ha governato il monastero di Almenèches fondato da Evroult. tero della Cochère, dove sant'Evroult rimase qualche tempo, secondo la tradizione, prima di stabilirsi a Montfort; il monastero di If, situato nella parrocchia di Saint-Christophe nel cantone di Mortrée, a pochi passi dal castello di Sacy; infine il monastero di M ortain nell'antica d monastère de Mortain Luogo di un'importante fondazione e di un culto duraturo. iocesi di Avranches. Sant'Evroult visitava talvolta queste case religiose, la cui santa povertà costituiva il principale ornamento: vegliava affinché la Regola vi fosse fedelmente osservata, e tornava il più presto possibile alla sua abbazia, al fine di dare ai suoi religiosi l'esempio del ritiro, e di conservare se stesso nel raccoglimento.
La peste e le resurrezioni
Durante un'epidemia di peste, Evroult rimane accanto ai suoi monaci e compie miracoli di resurrezione per permettere ai defunti di ricevere il Viatico.
Tuttavia Nostro Signore, che ama mettere alla prova i suoi eletti per purificarli, come l'oro nel crogiolo delle sofferenze, permise che la pia famiglia di sant'Evroult fosse decimata da una malattia contagiosa. Il ventiduesimo anno dall'istituzione del monastero, la peste si dichiarò in questa santa casa, dove fece rapidi progressi. In queste tristi circostanze, sant'Evroult non agì come un mercenario che, alla vista del pericolo, prende la fuga e lascia le sue pecore esposte alla furia dei lupi. Seguendo l'esempio del buon Pastore, decise di dare la sua vita per il suo gregge, se tale fosse stata la volontà di Dio. Rimase dunque in mezzo ai suoi religiosi per assisterli e difenderli. Seguendo il consiglio dell'Apostolo, piangeva con coloro che erano nel pianto e, mostrando loro il cielo dove Dio li attendeva per coronare la loro pazienza: «Miei cari figli», diceva loro con un accento di carità inesprimibile, «guardate il cielo da dove il vostro Padre celeste vi contempla, ecco il momento di mostrare la vostra fiducia nella sua bontà infinita. Restate fermi e pazienti in mezzo alle prove che vi invia, tenetevi pronti a tutti i sacrifici che può chiedervi. Agite tutti come degni figli di Dio e ricordate che la tribolazione conduce alla pazienza che è il tesoro del cristiano. Rinnovate dunque in voi lo Spirito di Gesù Cristo e combattete generosamente contro l'antico serpente. Voi siete tutti membri viventi di Gesù Cristo, non abbiate dunque che un cuore e un'anima per amare Nostro Signore che viene a voi. Poiché ecco che si avvicina per voi il momento di apparire davanti a Dio e di presentargli le opere di tutta la vostra vita; vegliate e pregate, miei diletti fratelli, poiché non sapete esattamente né il giorno né l'ora della visita di Nostro Signore. Ah! mille volte felice il servo che il Signore troverà vegliante al suo arrivo».
È con queste parole prese in prestito da Nostro Signore stesso che sant'Evroult disponeva i suoi fratelli alla morte e che li fortificava contro gli attacchi del demonio. Tuttavia i religiosi venivano rapidamente portati via dal terribile flagello. Dio, che voleva far brillare ancora di più vivo splendore la santità del suo servo, permise che un venerabile religioso, chiamato Ausberto, morisse senza ricevere il santo Viatico. Il Fratello, che era incaricato di vegliarlo, venne subito ad avvertire il santo abate. «Ah! mio Padre», gli disse, «uno dei vostri figli è appena uscito da questo mondo senza ricevere il santo Viatico. Pregate per lui affinché Dio, davanti al quale appare ora, gli faccia misericordia». Il Santo, rimproverandosi questo incidente, come se fosse accaduto per sua negligenza, si recò presso il letto del defunto. Tutto inondato di lacrime, si prostrò con la fronte nella polvere e invocò la Misericordia infinita. All'improvviso, sentendo di essere esaudito, si alza e comanda al morto di rivivere. Alla voce del Santo, il morto solleva la testa e, aprendo gli occhi, li volge con amore verso il suo Salvatore: «Oh! mio Padre», gli dice, «quanto vi ringrazio di essere venuto in mio soccorso! Perseguitato al tribunale di Dio dal nemico degli uomini, che voleva portare via la mia anima perché avevo avuto la sventura di morire senza il santo Viatico, mi vedevo sul punto di essere temporaneamente allontanato dal mio Dio, di essere consegnato a una fame crudele ed escluso per un tempo dal banchetto dei Beati. All'improvviso siete venuto a liberarmi dalle mani del mio nemico. Oh! buon Padre, siate eternamente benedetto. Ma, per grazia, andate in fretta a cercarmi la santa comunione, affinché mi diate il pane degli eletti, il pegno della vita eterna e della resurrezione gloriosa». Subito il Santo fece portare il Corpo di Nostro Signore e il religioso non l'ebbe appena ricevuto che, per un disegno tutto particolare della Provvidenza, rese di nuovo la sua anima a Dio.
Tuttavia la malattia continuò i suoi devasti e si contarono fino a settantotto monaci che soccombettero al contagio, senza parlare di un numero considerevole di Fratelli servitori. Sarebbe imperdonabile passare sotto silenzio il grande miracolo che il Santo operò in favore di uno di loro. Il giorno di Natale, uno di questi buoni Fratelli, che adempiva con lo zelo più lodevole l'ufficio di procuratore dell'abbazia, colpito dal flagello, rese l'ultimo respiro. Nonostante l'orrore che doveva ispirare il cadavere di un appestato, i religiosi lo seppellirono con una tenera sollecitudine e, avendolo portato al cimitero, lo deposero sul bordo della fossa, in attesa della fine della messa che si celebrava per il riposo della sua anima. Tuttavia tutti piangevano in chiesa la morte di questo caro Fratello. Sant'Evroult, vedendo le lacrime che scorrevano da tutti gli occhi, ne fu toccato fino al fondo del cuore. All'improvviso, fremendo sotto l'impressione dello Spirito Santo, si mise in ginocchio e scongiurò il Signore di voler bene rendere la vita al morto. Rimase a lungo prostrato, la fronte nella polvere, e battendosi il petto per implorare la misericordia di Dio. Non cessò di pregare finché il morto, tornato alla vita, uscì dalla sua bara, attraversò, ancora avvolto nel suo sudario, le file dei religiosi muti dallo spavento e andò a gettarsi ai piedi di sant'Evroult. A questa vista, un grande grido di gioia si leva fino al cielo e tutti i religiosi benedicono il Dio delle misericordie, che degna accordare al suo servo il potere di richiamare i morti alla vita.
Riconoscimento reale e trapasso
Il re Childeberto III gli fa visita e dota riccamente l'abbazia. Evroult muore all'età di 80 anni nel 707, dopo una vita di miracoli e austerità.
La fama delle virtù e dei miracoli di sant'Evroult si diffuse a tal punto da giungere fino alla corte di Childebe rto III, che a Childebert III Re di Neustria che visitò Évroult e dotò la sua abbazia. llora governava la Neustria. Questo principe, desiderando ardentemente vedere un uomo così santo, si recò al monastero di Ouche con la regina e diversi membri della famiglia reale. Quando giunse di fronte al monastero, nel luogo in cui si trova ora la chiesa eretta in onore della santa Vergine, smontò da cavallo per rispetto verso il Santo e ordinò a tutto il suo seguito di prepararsi a ricevere il servo di Dio con tutta la venerazione che gli era dovuta. Allora i chierici che lo accompagnavano si rivestirono dei loro paramenti sacri e, ponendo poi la mano sulle sante reliquie e sulla croce, che avevano deposto su un tappeto, vollero riprenderle per mettersi in cammino; ma fu loro impossibile anche solo muoverle. Colti da grande afflizione, tutti i presenti si inginocchiarono e invocarono umilmente la misericordia di Dio. La regina fece allora un voto alla santa Vergine e disse davanti a tutti i signori: «Se il Dio onnipotente ci farà la grazia di poter prendere e portare in processione le nostre sante reliquie, farò costruire qui una bella chiesa in onore della Madre di Dio». Dopo aver udito queste parole della regina, i chierici posero di nuovo la mano sulle loro sante reliquie per sollevarle, ma non furono più fortunati della prima volta. Allora la regina, estremamente afflitta, disse versando abbondanti lacrime: «So bene, o mio Dio, che i miei peccati mi rendono indegna di vedere il servo di Dio; tuttavia, se, per i meriti del Santo, vorrete gettare su di noi uno sguardo di misericordia e permetterci di portare in processione le nostre sante reliquie, oltre alla chiesa che ho appena promesso, farò realizzare un bell'altare di marmo che sarà offerto al Santo». Appena furono pronunciate queste parole, tutte le reliquie si misero da sole in movimento, i chierici le presero con trasporti di gioia e avanzarono in processione incontro al servo di Dio. Egli arrivava, accompagnato da tutti i suoi fratelli e da una grande moltitudine di popolo, che si accalcava al suo seguito per vedere il re. Questo principe, essendo stato ricevuto nel monastero con tutti gli onori dovuti alla maestà reale, vi trascorse tre giorni con il servo di Dio. In procinto di partire, si raccomandò alle preghiere di sant'Evroult e gli donò novantanove fattorie, designate in una carta che gli consegnò. Ritornò poi pieno di gioia al suo palazzo. La regina non dimenticò il suo voto. Fece costruire, sulla collina che si eleva tra la Charentone e la foresta, una chiesa magnifica in onore della santa Vergine. Inviò anche a sant'Evroult l'altare di marmo che aveva promesso per la chiesa del suo monastero. Chiese solo al servo di Dio, nel fargli questo invio, di voler pregare per lei e per la famiglia reale durante il santo sacrificio.
Il sovrano Pontefice, informato delle virtù ammirevoli di sant'Evroult, volle anch'egli dargli una testimonianza della sua stima particolare. Gli inviò diverse rel souverain Pontife Papa non nominato che inviò reliquie di san Pietro a Évroult. iquie, tra le altre una piccola reliquia di san Pietro, capo degli Apostoli, a cui sant'Evroult aveva consacrato la sua chiesa.
Lavorando con questo zelo ammirevole al servizio di Dio, il nostro Santo era giunto all'età di ottant'anni. Colmo di meriti agli occhi di Dio e degli uomini, sospirava ardentemente dopo il giorno felice in cui gli sarebbe stato dato di uscire da questo luogo di esilio per andare nella patria celeste. Ben diverso dai servi infedeli che vorrebbero, se fosse possibile, evitare per sempre la presenza del sovrano Maestro, egli invocava con tutti i suoi desideri la venuta del suo Salvatore. Infine Nostro Signore esaudì le preghiere del suo servo. Permise che fosse colpito da una febbre continua, che lo consumò lentamente, e gli diede l'occasione di esercitare ancora la mortificazione e la carità più ammirevole. Durante i quarantasette giorni che durò la sua malattia, non prese altro nutrimento che il Corpo e il Sangue del Salvatore e, come se non avesse sofferto nulla, non cessò di predicare ai suoi fratelli la parola di Dio. Alcuni religiosi dei monasteri vicini, essendo venuti per vedere questo buon Padre, lo supplicarono con le lacrime agli occhi di prendere almeno qualcuno dei doni che gli avevano portato. «Vi ringrazio, miei cari figli», disse loro, «non ho bisogno di alcun nutrimento. Gesù solo è la mia vita. Non parlatemi di altro che di Gesù Cristo». In effetti, questo grande Santo non aveva bisogno del nutrimento terrestre, sostenuto, com'era, dallo Spirito Santo, che gli dava il nutrimento celeste e lo fortificava con la speranza di gustare presto le delizie della casa di Dio.
Sentendo avvicinarsi il giorno dopo il quale aveva tanto sospirato, fece radunare i suoi religiosi attorno al suo giaciglio funebre e, vedendoli sciogliersi in lacrime, si sforzò di consolarli con una tenerezza ineffabile mostrandogli il cielo dove li avrebbe rivisti presto. «Miei cari figli», disse loro, «ascoltate le ultime raccomandazioni del vostro padre morente. Per grazia, rimanete sempre uniti dai due vincoli della carità e conservate gli uni per gli altri un tenero affetto. Guardatevi dal lasciarvi ingannare dalle astuzie del tentatore e siate fedeli osservatori delle promesse che avete fatto a Dio. Amate sempre la temperanza e conservate preziosamente il tesoro della castità. Vivete nella santa umiltà, evitate l'orgoglio più della morte. Che ognuno di voi non cerchi di superare i suoi fratelli se non con la sua carità e con le sue buone opere. Ve lo raccomando anche un'ultima volta, miei cari figli, ricevete sempre gli stranieri con bontà per amore del nostro buon Salvatore che ha detto: «Ero straniero e mi avete accolto». Vivete così, miei cari figli, e presto avremo la felicità di rivederci in cielo».
Dopo aver dato a tutti i suoi fratelli il bacio di pace, questo glorioso Confessore rese la sua anima nelle mani di questo Dio di bontà infinita, che aveva tanto amato e che gli aprì, come ricompensa della sua fedeltà, le porte della Gerusalemme celeste. La sua morte avvenne il 29 dicembre, nel dodicesimo anno del regno di Childeberto III, che corrisponde all'anno 707.
Culto e peregrinazioni delle reliquie
La storia postuma è segnata dalle traslazioni delle reliquie verso Orléans, Rebais e Angers, e dalle distruzioni rivoluzionarie.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Non appena sant'Evroult ebbe emesso l'ultimo respiro, il suo volto brillò di tale splendore che nessuno ebbe il minimo dubbio che la sua anima, libera da ogni legame del peccato, regnasse con Gesù Cristo in cielo. I suoi religiosi seppellirono il suo corpo e lo portarono in chiesa con profondo rispetto. Per tre giorni e tre notti, cantarono inni e cantici e vegliarono attorno a quella santa spoglia, che inumarono, il 2 gennaio, nella basilica di San Pietro.
Il suo corpo, deposto più tardi in un magnifico sepolcro di marmo, non tardò a operare un gran numero di miracoli. Poiché essi erano una prova evidente della gloria di cui il Santo godeva in cielo, uno dei vescovi di Séez, che sedettero nell'VIII secolo, dopo aver consultato gli altri prelati della provincia, lo propose solennemente alla venerazione dei fedeli della sua diocesi. Fece anche comporre in suo onore un ufficio pubblico di cui possediamo ancora le lezioni. Era il 29 dicembre, giorno della morte di sant'Evroult, che si celebrava questo ufficio, come vediamo nel martirologio di Umberto. Era celebrato con molta pompa, non solo nei monasteri costruiti dal santo Confessore, ma anche in diverse chiese erette in suo onore nelle diocesi di Séez, di Chartres e di Avranches. Era soprattutto nel monastero di Ouche, chiamato in seguito monastero di Saint-Evroult, che si dispiegava per questa festa una grande solennità. La presenza delle reliquie del nostro Santo, che venivano esposte alla venerazione dei fedeli, eccitava potentemente la loro devozione e li attirava in folla al suo monastero.
Le devastazioni dei Normanni non furono in grado di arrestare questo pio slancio dei popoli della Neustria verso la tomba di questo grande Santo. I monaci della sua abbazia, protetti dalla loro nobile povertà e nascosti nel profondo della loro fitta foresta, poterono udire da lontano brontolare la tempesta che infieriva su tutta la Neustria, senza vedere il loro monastero rovesciato, come lo furono quasi tutti gli altri. Dopo la felice conversione dei Normanni alla fede cattolica, si videro di nuovo i fedeli venire in folla alla tomba del Santo. Ma presto un deplorevole evento venne ad affliggere tutti i cuori zelanti per la sua gloria. Fu il furto delle sue reliquie e di quelle di sant'Evremond e di sant'Ansberto, che furono tratte con violenza dalla loro tomba e portate a Orléans, verso l'anno 946.
N ell'ard Orléans Prima diocesi di cui Ruggero fu vescovo. ore della loro devozione per sant'Evroult, gli abitanti di Orléans fecero costruire in suo onore una chiesa, nel luogo in cui le sue reliquie avevano sostato la prima volta, quando furono portate nella loro città. La divina Misericordia degnò operare in questa chiesa un grandissimo numero di guarigioni miracolose in favore dei poveri malati che venivano a reclamare la protezione del Santo.
Tuttavia Raoul de Dragy, vedendo i grandi favori che piaceva a Nostro Signore accordare al suo popolo per i meriti del Santo, chiese al cancelliere Herluin la sua parte delle reliquie di questo grande servitore di Dio. Le sante reliquie furono dunque portate di comune accordo, alla presenza di giudici convocati dal vescovo per fare questa spartizione. Herluin, che era sacerdote, abate di San Pietro e gran cancelliere del duca d'Orléans, ebbe in sorte la testa e la maggior parte delle ossa di sant'Evroult. Conservò inoltre il suo libro d'Ore, il suo piccolo altare ricoperto d'argento, il suo pastorale abbaziale e la sua cintura, con le carte delle donazioni fatte alla sua abbazia. Per il resto del corpo santo, fu dato a Raoul de Dragy. Non vi fu maggiore difficoltà per la spartizione delle altre reliquie. Gli abitanti di Orléans scelsero per la loro parte le ossa di sant'Evremond, abate; le reliquie di sant'Ansberto, monaco di Saint-Evroult, furono date a Raoul de Dragy, che si affrettò a recarsi al monastero di Rebais e offrì a monastère de Rebais Luogo di conservazione di una parte importante delle reliquie. ll'abate la sua parte del glorioso bottino fatto in Normandia. Alla notizia del ricco dono che questo cavaliere stava per fare loro, i religiosi furono colmati di una grande gioia. Vennero in processione incontro alle reliquie, rivestiti dei loro più ricchi ornamenti e tenendo ceri accesi. Le sante reliquie furono condotte in trionfo alla chiesa del monastero, dove rimasero diversi giorni esposte alla venerazione dei fedeli. Non contento di far rendere questi onori ai nostri Santi, Raoul de Dragy diede ancora ai religiosi grandi somme d'oro e d'argento, affinché si potessero acquistare casse adatte per deporvi le sante reliquie. Infine, volendo mettere per sempre al riparo dal bisogno i religiosi incaricati di conservare nella loro chiesa questo prezioso tesoro, diede loro per il loro sostentamento le terre di Bouœuil e Portelmon.
Poco tempo dopo, si fece una nuova traslazione delle reliquie di sant'Evroult, per ordine del re Ugo Capeto, figlio del principe Ugo, che ordinò all'abate di San Pietro di Orléans di dare a Goffredo, figlio del conte d'Angiò, una parte delle reliquie di sant'Evroult, conservate nella sua abbazia. Felice di portare con sé questo pegno sicuro della benedizione di Dio, questo giovane principe si recò ad Angers, dove fu ricevuto con gioia da tutto il popolo. Depose il suo prezioso tesoro nella chiesa di Saint-Maimbœuf. Più tardi questa chiesa prese il nome di Saint-Evroult, a causa dei miracoli che il Santo vi operava frequentemente.
I religiosi di Saint-Evroult sarebbero stati al colmo della gioia di recuperare il corpo del loro illustre fondatore. Per diversi secoli, fecero numerosi passi per riuscirvi, ma i monaci di Orléans e quelli di Rebais tenevano troppo a queste preziose reliquie per acconsentire a cederle anche ai figli di sant'Evroult. Tuttavia i religiosi di questa abbazia riuscirono a più riprese a procurarsi alcune parti delle sue reliquie, che trasferirono con molta solennità nella loro chiesa. Così Foulques, prevosto dell'abbazia di Saint-Evroult, ottenne, per mezzo di un cappellano della contessa di Brie, un dente di sant'Evroult. Si affrettò a portare questa preziosa reliquia al suo monastero, dove fu ricevuta con trasporti di gioia da tutti i religiosi.
Sotto il regno di Luigi VI, detto il Grosso, l'abbazia recuperò ancora un'altra reliquia del suo fondatore. Un canonico di Parigi, chiamato Fulberto, aveva da lungo tempo un osso intero della colonna vertebrale di sant'Evroult, che un cappellano di Enrico I, re di Francia, aveva tolto dalla sua cappella per darlo a questo canonico, in segno del suo affetto. Questi, temendo che questo furto venisse scoperto e gli attirasse spiacevoli affari, rimise questa reliquia a Guillaume de Montreuil. Questi, trasportato di gioia alla vista di un tale tesoro, si affrettò a partire per Saint-Evroult. Mentre era in cammino, provò per se stesso gli effetti della protezione del suo beato Padre. Infatti, avendo preso in un albergo, dove era sceso, dei cibi che erano avvelenati, sentì presto crudeli sofferenze. In questa estremità, ricorse a sant'Evroult e lo scongiurò di ridargli la salute. Appena ebbe fatto questa preghiera, vomitò il veleno che aveva preso. Continuò la sua strada, rendendo grazie a Dio, e portò pieno di gioia la santa reliquia all'abbazia di Ouche. La depose lui stesso in un bel reliquiario d'argento.
Nel 1130, Guérin, settimo abate di Saint-Evroult, intraprese di procurarsi, con l'aiuto di Dio, una porzione più considerevole delle reliquie del Santo. Sapendo che si conservava all'abbazia di Rebais la metà delle reliquie del santo Confessore, partì per quella città con due ferventi religiosi della sua casa, Odon de Montreuil e Garin de Sées, e ebbe la gioia di ottenere il braccio destro del Santo con una scatola piena di piccole particelle di ossa. Munito di queste preziose reliquie, l'abate di Saint-Evroult riprese la strada della Normandia con i suoi religiosi. Arrivarono il 24 maggio al loro monastero. Circa quattromila persone dell'uno e dell'altro sesso vi si trovavano riunite per assistere alla festa della Traslazione delle reliquie e ricevere la benedizione di sant'Evroult al suo ritorno nella sua abbazia.
La Cronaca del monastero di Ouche riporta diverse altre traslazioni di reliquie del nostro Santo, che furono meno solenni delle precedenti, ma che causarono tuttavia ai religiosi una gioia ben viva e ben legittima.
Così, verso la fine del XIV secolo, le truppe di Roberto, duca di Normandia, essendosi impadronite della città di Orléans che saccheggiarono, un valoroso cavaliere, chiamato Gaston de Montfort, corse subito al monastero di San Pietro e portò via per la sua parte di bottino la testa del santo abate. La depose nella chiesa parrocchiale di Saint-Evroult de Montfort, come un nobile trofeo della sua pietà e della sua prodezza. Alcuni anni dopo, cedendo alle vive istanze dei religiosi di Saint-Evroult, il parroco di Montfort diede loro, col consenso del vescovo di Lisieux, la parte anteriore di questo glorioso capo, che fu posta in un busto d'argento ed esposta alla venerazione dei fedeli.
Il 13 luglio dell'anno 1214, Réginald, abate di Saint-Evroult, portò da Rebais una parte dell'osso mascellare del santo Confessore con quattro denti, un osso della coscia e una falange di un dito. Portava anche reliquie di sant'Agile, abate di Rebais, e di sant'Ansberto, monaco di Saint-Evroult, che gli erano state date a condizione che si celebrasse ogni anno nella sua abbazia la festa di sant'Agile, primo abate di Rebais.
Infine, nel 1358, Jean du Bois-Gestin, abate di Saint-Evroult, portò al suo monastero nuove reliquie del nostro Santo: erano un frammento dell'omero e una falange del pollice.
Durante tutto il medioevo, i miracoli di questo grande Santo continuarono ad attirare al suo monastero un numero considerevole di pellegrini. Questi miracoli e questa devozione dei popoli per sant'Evroult perseverarono fino al 1792. In quest'epoca infelice, in cui la Francia, dominata dall'empietà, perseguitava crudelmente la religione dei suoi padri, l'abbazia di Saint-Evroult, nonostante i numerosi servizi che rendeva ai poveri, nonostante il rispetto che dovevano ispirare il nome di questo grande Santo e la presenza delle sue reliquie, fu impietosamente devastata, come tutti gli altri monasteri. Dopo aver cacciato ignominiosamente gli ultimi religiosi di questa casa benedettina, si consegnò l'abbazia al saccheggio, si portarono via i calici, le croci e le antiche ossa date a Saint-Evroult dai principi e dai re. Si abbatté poi, per il piacere di distruggere, una gran parte degli edifici dell'abbazia. La bella chiesa, eretta in onore della santa Vergine, di san Pietro e di sant'Evroult, fu profanata e abbattuta da empi devastatori. Più tardi si impiegarono le pietre di questo venerabile edificio per consolidare le strade o per fare della calce. Non resta più di questa magnifica chiesa che alcuni tratti di muro, che soli basterebbero per darci un'idea della sua grandezza e della sua bellezza. Si distingue ancora il posto dove era l'altare maggiore, e probabilmente la tomba del nostro Santo. Ai posti dove erano gli altari dei santi Apostoli, dei Martiri, dei Confessori, delle Vergini e di tutti i Santi, non si scorgono più che cumuli di macerie. In fondo all'abside si vede ancora la fornace da calce che è servita a cuocere una gran parte delle pietre del venerabile edificio.
Questa terra benedetta non è la sola dove i nemici della religione abbiano accumulato le rovine e cercato di annientare il culto di sant'Evroult. A Rebais, dove si erano conservate religiosamente per otto secoli le reliquie del santo abate, la tempesta rivoluzionaria ha ugualmente abbattuto la magnifica chiesa gotica dell'abbazia e gli edifici che la circondano. Non resta più nulla di questa antica casa.
Nella città di Angers, la chiesa di Saint-Maimbœuf, dove si conservavano religiosamente le reliquie di sant'Evroult da più di otto secoli, fu anch'essa rovesciata e distrutta dalle fondamenta. Con questo venerabile santuario perì la preziosa reliquia di sant'Evroult, data da Ugo Capeto a Goffredo, conte d'Angiò.
A Orléans, quasi tutte le reliquie del nostro Santo furono bruciate dai Protestanti nel XVII secolo; tuttavia se ne veneravano ancora alcune particelle nel XVIII secolo, secondo la testimonianza di La Soussaye, storico della Chiesa di Orléans. Egli afferma che ogni anno queste preziose reliquie venivano portate solennemente in processione attraverso la città. La Rivoluzione ha sfortunatamente completato l'opera del protestantesimo, e oggi la città di Orléans non possiede più nulla di queste sante reliquie che facevano un tempo la sua gloria. La sua chiesa è distrutta e un tempio protestante si erge sulle sue rovine.
Tuttavia tutti gli sforzi dell'empietà non hanno potuto distruggere completamente il culto di sant'Evroult nelle diverse diocesi dove era venerato prima della Rivoluzione. Così, nella diocesi di Meaux, si conservano ancora a Rebais con un rispetto religioso le preziose reliquie di sant'Evroult, che vi furono trasportate nel mezzo del XV secolo, e che sono state salvate, con le altre reliquie di questa chiesa, durante la tempesta rivoluzionaria; vi si possiedono ancora le cinque casse che esistevano un tempo. Una di queste casse contiene un grande sacchetto che racchiude ceneri e ossa di sant'Evroult, di san Lazzaro e altri Santi. Queste reliquie sono state danneggiate dall'incendio che ha distrutto la chiesa dei Benedettini nel 1592. Il riconoscimento di queste reliquie è stato fatto da Monsignor di Meaux nel 1854. — A Orléans, la memoria di sant'Evroult è ancora in benedizione, e si conserva preziosamente il ricordo dei suoi benefici. — Se la città di Angers ha perduto le reliquie del santo abate, ha conservato almeno il ricordo dei suoi miracoli, e, per onorare la sua memoria, si è dato alla via, che conduceva alla chiesa di Saint-Maimbœuf, il nome di Saint-Evroult.
Nelle diocesi di Laval, di Blois e di Chartres, diverse chiese dedicate sotto l'invocazione di sant'Evroult attestano la venerazione dei popoli di queste contrade per il nostro Santo. Sono le chiese di Saint-Fort (S. Evuritus), vicino a Château-Goutier, dove si viene in pellegrinaggio il giorno della Trinità, di Lunai, vicino a Moutoire, e di Pré-Saint-Evroult. Questa chiesa, che possiede diverse reliquie di sant'Evroult, è il centro di un pellegrinaggio celebre in tutta la contrada. La tradizione riporta che l'esercito francese, portando le reliquie di sant'Evroult, si accampò in questa parrocchia, che, in seguito a questo evento, prese il nome del Santo. Portava questo glorioso nome fin dall'anno 1080 (S. Ebrulfus). La cura era alla nomina del Capitolo di Chartres.
Un borgo di Villemeux, vicino a Dreux, porta anche il nome di Saint-Evroult. Al centro di questo villaggio, vi era un tempo una cappella dedicata al santo abate. Era alla nomina dell'abbazia di Coulombs.
Nella diocesi di Coutances, una chiesa celebre per la sua antichità e la bellezza delle sue forme, la chiesa di Mortain, riconosce anche sant'Evroult per patrono o titolare. Una folla considerevole di pellegrini veniva ogni anno a visitare questo venerabile santuario. Il rispetto che ispirava portava diversi signori della contrada a fare ricche elemosine ai Canonici di Saint-Evroult. I re stessi vollero dare loro segni della loro pietà. Senza parlare di un gran numero di chiese date in Francia ai Canonici di Saint-Evroult, come le chiese di Gorron, di Notre-Dame de Tinchebrai, di Saint-Pierre de Tinchebrai, e di Condé-sur-Noireau, possedevano grandi beni in Inghilterra, che avevano ricevuto dalla generosità del conte Roberto di Mortain, fratello di Guglielmo il Conquistatore. Filippo di Valois, re di Francia, nel 1330, ed Enrico V, re d'Inghilterra, nel 1417, confermarono le franchigie e i privilegi del decano e del Capitolo di Saint-Evroult di Mortain.
Questo venerabile Capitolo perì al momento della Rivoluzione, come tutti gli stabilimenti religiosi. Ma il popolo di Mortain conservò la chiesa collegiale che era il monumento più notevole della città. Questa chiesa, divenuta parrocchiale, si è arricchita da alcuni anni di una particella delle reliquie del suo santo patrono. Si conserva un'altra particella delle sue reliquie all'ospizio di questa città, servito dalle religiose della Provvidenza di Séez. Ogni anno, a Mortain, la festa di sant'Evroult è celebrata con molta pompa, e la bellezza del culto religioso risponde alla pietà del clero e del popolo di questa città.
La diocesi di Bayeux celebra anche ogni anno la festa del santo abate con molta devozione. In diverse parrocchie della diocesi di Evreux, i fedeli testimoniano una grande venerazione per sant'Evroult. Al castello di Martainville, vicino a Pacy-sur-Eure, esiste una cappella in onore del santo abate. La diocesi di Sées è quella dove la devozione a sant'Evroult è più in onore. Diverse particelle delle sue reliquie conservate alla cattedrale, al grande seminario e in alcune altre comunità della città di Sées, sono principalmente, il giorno della sua festa, l'oggetto della venerazione del clero e dei fedeli.
Nella parrocchia di Champs, si vede ancora una chiesa che fu eretta in onore del Santo verso la fine del XV secolo. Si conservava un tempo in questa chiesa una preziosa reliquia di sant'Evroult. Era una parte del suo capo che Francesco di Brissac, vescovo di Orléans, aveva accordato, il 12 febbraio 1492, a Thomas Laffilé, curato di Saint-Hilaire-lès-Mortagne, e originario di Champs, per essere posta nella chiesa della sua parrocchia natale. Vi fu infatti portata in grande pompa e nel mezzo di un gran concorso di fedeli. A partire da questa traslazione, si videro i pellegrini accorrere da ogni parte per reclamare l'intercessione del santo abate. Sfortunatamente il reliquiario fu tolto dalla chiesa nel 1793 e la sua preziosa reliquia perduta per sempre. Da quest'epoca, il concorso dei pellegrini è diminuito. Ma gli abitanti di questa parrocchia conservano un grande rispetto per il loro santo patrono, e la sua festa è celebrata con solennità.
A Saint-Christophe-le-Jajolot, sant'Evroult è anche venerato da un tempo immemorabile. Nel 1688, Guillaume de Cléraï diede all'abbazia di San Martino la cappella di Saint-Evroult con le sue dipendenze. Questa cappella era probabilmente tutto ciò che restava allora dell'antico monastero. Nel 1248, Innocenzo IV confermò i monaci di San Martino nel possesso di questa cappella, che era allora riunita alla cura di Saint-Christophe. Vi si celebravano i santi Misteri, alle feste solenni, e tutte le volte che le devozioni dei pellegrini li portavano a chiedere una messa. Era soprattutto il giorno della festa di questa cappella, il 4 maggio, che aveva luogo il più grande concorso di popolo. Vi era quel giorno un'assemblea abbastanza considerevole, e diversi pellegrini bevevano dell'acqua di una fontana vicina alla cappella, che aveva, secondo la credenza comune, la virtù di guarire dalla follia o di preservarne. Si vede ancora questa fontana al piede delle terrazze del castello. Le celle dei solitari erano nei dintorni, verso il borgo dell'If. La cappella di Saint-Evroult, situata a dodici passi da questa fontana, verso il nord, essendo caduta in rovina durante la Rivoluzione, il possessore del castello di Sacy ottenne, dagli abitanti di Saint-Christophe, il permesso di raderla interamente e di riedificarla nel recinto del castello, a condizione di lasciarvi un libero accesso a tutti coloro che verrebbero a reclamare la protezione di sant'Evroult. Nel 1526, il signor d'Ommony, a cui apparteneva il castello, chiese a Monsignor Saussol il permesso di celebrare, come prima del 1792, la festa di sant'Evroult, il 4 maggio. Questo permesso fu accordato, e si vide tornare alla cappella una folla considerevole di pellegrini, ai quali si mescolavano sfortunatamente diverse persone, attirate meno dalla devozione che dai piaceri dell'assemblea, che aveva luogo quel giorno nei boschi del castello. Apprendendo i disordini che vi si commettevano, il curato di Saint-Christophe credette di dover cessare di andare a dire la messa il giorno della festa, e l'assemblea fu quasi subito arrestata. Tuttavia si conserva ancora in questa parrocchia una grande venerazione per sant'Evroult. La cappella, che appartiene ora al signor duca d'Andifret-Pasquier, è tutta brillante di decorazioni e ogni domenica, durante una gran parte dell'anno, vi si celebra la santa messa.
La parrocchia di Saint-Evroult de Montfort si gloria anche di essere sotto il patrocinio di sant'Evroult e di portargli da un tempo immemorabile una profonda venerazione. Possiede ancora il capo del Santo, a eccezione di una parte abbastanza considerevole, che fu data all'abbazia di Saint-Evroult. È racchiusa in un busto che Monsignor Jolly permise, nel 1840, di esporre alla venerazione dei fedeli, il giorno della festa patronale, e di portare in processione il giorno della traslazione delle reliquie di sant'Evroult, cioè la domenica nell'ottava dell'Ascensione. Quel giorno, infatti, da tempo immemorabile, si fa, a Saint-Evroult de Montfort, una processione dopo i Vespri a una piccola cappella, detta anch'essa di Saint-Evroult, e vi si porta il busto del Santo, nel mezzo dei segni della devozione generale. Ogni anno, in tale giorno, vi è nel borgo di Montfort un'assemblea che è succeduta all'antico pellegrinaggio. Nel resto dell'anno, vengono di tanto in tanto alcune persone a implorare la protezione di sant'Evroult, specialmente contro la follia, della quale il Santo ha ricevuto da Dio il potere di preservare o di guarire.
Ma la parrocchia dove si conserva più devozione verso il santo abate è quella di Saint-Evroult-Notre-Dame, nel cantone di La Ferté-Fresnel. È là, infatti, che il santo abate ha passato la maggior parte della sua vita, là che è morto, e che il suo corpo ha riposato per secoli. Una folla di monumenti religiosi eccita d'altronde il pellegrino che visita questa terra benedetta, alla devozione verso sant'Evroult. Così si scorgono, arrivando nel borgo, le rovine dell'antico monastero di Saint-Evroult, particolarmente del chiostro e della chiesa, dove tante volte cantò le lodi di Dio, e fece udire ai suoi religiosi la parola di vita. Accanto a queste rovine venerabili, vicino alla porta dell'antico monastero, si vede ancora una piccola cappella gotica che è dedicata a sant'Evroult, e che serviva probabilmente per gli stranieri. A duecento metri circa, si trova la fontana di Saint-Evroult. A poca distanza da là, si entra in quella fitta foresta che sant'Evroult ha dissodato in parte con i suoi religiosi, e che ha tante volte innaffiato con le sue lacrime. A mezza lega dalle rovine del monastero, dal lato dell'ovest, si incontra una cappella che era un tempo dedicata a sant'Evroult, e che è ora sotto l'invocazione della santa Vergine. A venti passi al di sotto, si vede scorrere una bella fontana che porta il nome di Saint-Evroult, perché il Santo è venuto diverse volte a dissetarsi alle sue acque limpide. Prima della Rivoluzione, un gran numero di pellegrini venivano a visitare questa cappella e a bere dell'acqua di questa sorgente per guarire dalle loro infermità. Ai nostri giorni, i pellegrini continuano ad andare alla fontana. Gli uni vi bagnano i malati, gli altri si accontentano di far loro bere dell'acqua. Si ricorre a sant'Evroult per l'alienazione, l'epilessia, e tutte le malattie di questo genere, per la febbre, e per la conservazione delle greggi. Spesso le preghiere ottengono il loro effetto, e talvolta in una maniera rimarchevole.
Tornando al borgo di Saint-Evroult, il pellegrino scorge sulla collina, al di là della Charente, la chiesa della santa Vergine, che fu costruita da sant'Evroult, in esecuzione del voto della regina di Neustria, sposa di Childberto III. Questa chiesa era caduta in rovina, nel XV secolo, in seguito alle devastazioni del tempo o dei barbari. Un nobile cavaliere, chiamato Gaston de Montfort, intraprese di riedificarla. Nel XVII secolo, questa chiesa fu riedificata, tale che la vediamo oggi, ed è il solo santuario, eretto dal nostro Santo in questa parrocchia, che sia rimasto in piedi. Questa chiesa possiede un magnifico cristo in avorio e diversi reliquiari tolti dall'abbazia di Saint-Evroult, al momento del saccheggio che ebbe luogo nel 1792.
Dopo la Rivoluzione, si venerano in questa chiesa le reliquie di sant'Evroult, conservate un tempo all'abbazia. I bei reliquiari in argento che le contenevano sono soli scomparsi. Queste reliquie sono ora racchiuse in un'umile cassa in legno. Numerosi pellegrini vengono ancora a inginocchiarsi davanti a esse, e a raccomandare la loro vita e la loro morte a questo potente protettore che ha visto tante generazioni prostrate davanti a lui. Alcune particelle di queste reliquie sono state date, con l'approvazione di Monsignor il vescovo di Séez, a diversi sacerdoti della sua diocesi. Se ne conservano ad Alençon, a Mortagne, ad Argentan, a La Carnoille, ad Anceins e a Durcet.
Il culto di sant'Evroult è stato approvato, a Roma, per la diocesi di Séez, nel 1857.
Vers des Saints du diocèse de Séez, par M. l'abbé Blin, curé de Durcet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ufficiale alla corte di Clodoveo II e Clotario III
- Matrimonio e successiva separazione di comune accordo per la vita religiosa
- Ingresso nel monastero dei Gemelli (Bayeux)
- Ritiro nella foresta di Ouche e fondazione dell'abbazia
- Conversione di numerosi briganti in monaci
- Fondazione di quindici monasteri maschili e femminili
- Resurrezione miracolosa di due monaci (Ausberto e il procuratore)
Miracoli
- Resurrezione del monaco Ausberto affinché ricevesse il Viatico
- Resurrezione del procuratore dell'abbazia il giorno di Natale
- Moltiplicazione del pane e del vino portati da un cavaliere sconosciuto
- Smarrimento miracoloso di ladri di maiali nella foresta
- Guarigioni tramite il contatto con la sua cintura o i suoi indumenti
Citazioni
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Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua
Vangelo (ispirazione della sua vocazione) -
Gesù solo è la mia vita. Non parlatemi di nient'altro che di Gesù Cristo
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