Originario della Siria ed ex guardia imperiale a Costantinopoli, Aussenzio si ritirò in Bitinia per condurre una vita da eremita miracoloso. Sebbene fuggisse dal mondo, fu costretto dall'imperatore Marciano a partecipare al concilio di Calcedonia per combattere l'eresia di Eutiche. Terminò i suoi giorni sul monte Siope, circondato da discepoli e religiose, celebre per le sue profezie e le sue guarigioni.
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SANT'AUSSENZIO, ABATE
Origini e carriera militare
Nato in Siria da genitori persiani, Aussenzio intraprende inizialmente una brillante carriera nella guardia imperiale di Teodosio il Giovane, coltivando al contempo una profonda pietà.
San Aussenzio Saint Auxence Eremita e abate del V secolo, difensore dell'ortodossia al concilio di Calcedonia. era originario della Persia, sebbene fosse nato in Siria, dove suo padre, che si chiamava Addas, si ritirò ai tempi dell'imperatore Costanzo. La storia non ci tramanda nulla dei primi anni della sua vita; ci dice soltanto che fece tali progressi nella virtù e nelle lettere, da acquisire la reputazione di uomo di pietà, di erudizione e di scienza. Non si attirò minor stima nelle armi, di cui fece professione dopo i suoi studi: e ottenne un grado nella quarta compagnia delle guardie dell'imperatore Teodosio il Giovane.
Vocazione eremitica e primi miracoli
Lascia l'esercito per la vita ascetica in Bitinia, imitando san Giovanni Battista. La sua santità è rivelata da miracoli di guarigione e dal ritrovamento di oggetti smarriti.
Tale impiego non gli impedì affatto di continuare i suoi esercizi di devozione, e assolse ciò che doveva a Dio compiendo il suo dovere verso il proprio principe. Fece conoscenza con diverse persone virtuose, e in particolare con un santo religioso recluso di nome Giovanni, che si trovava nella periferia di Costantinopoli; strinse amicizia con Antimo, degno sacerdote di vita ammirevole, con il quale trascorreva intere notti a vegliare e a cantare inni e cantici di lode a Dio nella chiesa di Santa Irene, bagnando la terra con le sue lacrime e nutrendo la sua anima con il digiuno, l'orazione e la parola di Dio. Essendosi sparsa la fama della sua santità per tutta la città, si ritirò in una roccia sul monte Oxia, in Bitinia, a tre leghe e mezza da Calcedonia. Lì si propose di imi tare la vit Chalcédoine Luogo di esilio e di rifugio per Dace e per papa Vigilio. a di san Giovanni Battista nel deserto, fino a vestirsi di pelli sull'esempio di quel divino precursore di Gesù. Per quanto si sforzasse di rimanere nascosto, fu tuttavia presto scoperto: poiché dei giovani pastori, che avevano smarrito i loro greggi e ai quali il Santo li fece ritrovare per miracolo, ne fecero il racconto ai loro genitori, questi vennero a trovarlo e gli costruirono, sulla cima della montagna, una cella dove egli si fece rinchiudere per dedicarsi più facilmente all'orazione.
Tuttavia, più il beato Aussenzio si sforzava di nascondersi agli occhi degli uomini, più sembrava che Dio prendesse piacere nel far risplendere la sua santità: non appena fu scoperto il luogo del suo ritiro, molte persone ricorsero a lui, sia per ricevere le sue istruzioni, che impartiva solo attraverso una finestra, sia per chiedergli qualche consolazione nelle loro sofferenze, sia infine per ottenere, tramite le sue preghiere, la guarigione dalle loro malattie. Gli furono condotti ciechi, lebbrosi, paralitici, indemoniati e altri malati, ed egli li guarì tutti, sia facendo il segno della croce su di loro, sia applicando loro dell'olio benedetto. Dopo tre giorni di orazione, liberò la figlia di un cittadino di Castomena, alla quale un demone aveva tolto l'uso della parola; e restituì la vista a una principessa di Nicomedia, dicendole queste parole: «Che Gesù Cristo, che è la vera luce, voglia illuminare i vostri occhi!»
Il difensore della fede al Concilio
L'imperatore Marciano lo convoca al concilio di Calcedonia per combattere l'eresia di Eutiche. Aussenzio vi afferma la sua adesione all'ortodossia e alla duplice natura di Cristo.
Erano passati circa dieci anni da quando sant'Aussenzio si trovava su quel monte , quando l'imperat l'empereur Marcien Consigliere dell'imperatore Valeriano. ore Marciano, succeduto a Teodosio il Giovane, fece convocare, su richiesta del grande san Leon e, un concilio generale nella città di Calce concile général dans la ville de Chalcédoine Concilio ecumenico confermato da Ilario. donia; seicentotrenta vescovi vi giunsero da ogni parte del mondo per condannare gli errori di Eutich e, super Eutychès Eresiarca i cui errori furono condannati dai concili. iore di un monastero di Costantinopoli, che confondeva le due nature in Gesù Cristo. La stima che si aveva di sant'Aussenzio era così grande che l'imperatore e i prefetti lo invitarono a presenziare al concilio, con l'ordine di condurlo anche contro la sua volontà. Si fece il possibile per persuaderlo a venire; ma poiché non riusciva a decidersi, i religiosi e gli ecclesiastici delegati ordinarono a un fabbro di rompere la serratura della sua cella. Egli vi lavorò inutilmente per il resto della giornata, e il mattino seguente si fecero nuovi sforzi per rompere la sua finestra, senza riuscirvi. Allora il Santo, dopo aver fatto pregare tutti i presenti per conoscere la volontà di Dio, fece il segno della croce, pronunciò queste tre parole: *Il Signore sia benedetto!* disse al fabbro di lavorare e, in un momento, la finestra fu aperta senza alcuna fatica. Lo si trovò così esausto per le sue austerità che, non potendolo far stare a cavallo, lo si fece salire su un carro.
Non furono che miracoli lungo il suo cammino: liberò diverse persone possedute e persino degli animali; ciò stupì talmente coloro che lo conducevano che quasi non potevano credere a ciò che vedevano con i propri occhi. I poveri del monte Oxia lo seguirono fino al monastero di File, sciogliendosi in lacrime per il timore di perderlo e baciandogli i piedi per devozione; non appena vi fu giunto, scacciò il demonio dal corpo di un giovane, chiamato Isidoro, dopo aver pregato nella chiesa dedicata a san Giovanni. I religiosi, stupiti dal fatto che egli restasse diversi giorni senza mangiare, vollero metterlo alla prova: misero nella sua cella ceste piene di radici, datteri e altre cose di cui si nutrono i Solitari, accesero una candela e rinchiusero un bambino con lui per osservarlo. Ma, qualche tempo dopo, scoprirono che la candela bruciava ancora senza essersi consumata e che egli non aveva affatto toccato ciò che era nelle ceste. A quel punto, sollecitarono il bambino a dire cosa il Santo avesse fatto durante tutto quel tempo: «Ho visto», disse loro, «mentre dormivo, una grande moltitudine di persone che lodavano Dio con lui e una colomba che gli portava da mangiare».
Ma il bambino morì il giorno seguente, come punizione per aver rivelato ciò di cui era stato testimone, contro il divieto del Santo.
Qualche tempo dopo, fu trasferito da quel monastero a quello di Sant'Ipazio, situato in un sobborgo di Calcedonia; i religiosi lo ricevettero con estrema gioia e lo misero, secondo il suo desiderio, in una cella dove gli si poteva parlare solo attraverso una grata. Il Santo vi compì così tanti miracoli che si fu costretti a lasciare le porte del monastero aperte, a causa del gran numero di persone che venivano da ogni parte per vederlo: il superiore, che era un uomo santo, voleva che si accogliessero tutti con grande carità, qualunque fosse la condizione dei visitatori.
Il beato Aussenzio non poté arrivare in tempo per il concilio; tuttavia, l'imperatore, che voleva farne approvare i decreti da un così grande Santo, gli inviò una delle sue navi e lo pregò di venire a trovarlo. Quando quel principe lo vide, ammirò e guardò con rispetto lo stato a cui le sue mortificazioni lo avevano ridotto, e gli parlò in questo modo: «So che siete un vero servitore di Dio; per questo dovete approvare ciò che il santo concilio ecumenico ha ordinato, affinché non siate una pietra di scandalo per coloro che rifiutassero di riceverlo». Il Santo gli rispose: «Chi sono io, se non un cane morto? E come mi mettete, principe, al rango dei dottori della Chiesa, io che sono l'ultimo del gregge di Gesù Cristo e che ho così tanto bisogno di essere istruito da coloro che ne sono i capi?». Poiché gli Eutichiani facevano maliziosamente correre la voce che il concilio favorisse l'opinione di Nestorio, il Santo dichiarò a Marciano che lo approvava, a patto che non avesse deciso nulla di contrario a quello di Nicea e che avesse definito che Nostro Signore Gesù Cristo si era veramente incarnato e non aveva affatto tolto alla santa Vergine la qualità di Madre di Dio; l'imperatore ordinò che gli venissero mostrati gli atti del santo Sinodo e Aussenzio, dopo averli ben considerati, protestò di approvarli di tutto cuore.
Ritiro sul monte Siope e predicazione
Si stabilì sul monte Siope dove insegnò la morale cristiana, raccomandando la preghiera, il digiuno del venerdì e il rispetto per i lavoratori.
Questo amante della solitudine, invece di tornare sulla montagna di Oxia, chiese di essere condotto su quella di Siope, il cui accesso è ancora più difficile a causa della sua altezza. Lì gli fu costruita una cella dove si fece rinchiudere senza altra apertura che una piccola finestra per parlare a coloro che venivano da lui. Allora i demoni, non potendo sopportare una così eminente santità, impiegarono ora la violenza ora gli artifici per tentarlo e scuotere la sua costanza, ma fu sempre inutilmente: le grazie straordinarie che riceveva da Dio lo rendevano invincibile. Una moltitudine incredibile di persone veniva a trovarlo per ascoltare le pressanti esortazioni che faceva per portare le anime alla pratica delle virtù e all'amore divino. Raccomandava in particolare di non andare agli spettacoli, non essendoci nulla di più capace di corrompere la purezza del corpo e dell'anima e di eccitare le passioni più criminali. Insegnava anche in che modo bisognasse pregare Dio; ne dava persino delle formule, affinché lo si facesse con più fervore. Mostrava così chiaramente le vanità di tutte le cose di questo mondo e la bellezza di quelle dell'altro, che molte persone rinunciarono al secolo per consacrarsi interamente a Gesù Cristo. Consigliava di non festeggiare solo la domenica, ma anche il venerdì: «Come l'una», diceva, «si deve passare nella gioia, a causa della risurrezione del Salvatore, e in festa, con la ricezione della divina Eucaristia; l'altro si deve santificare con digiuni e preghiere, a causa della sua passione». Voleva, tuttavia, che obbligando gli operai a festeggiare il venerdì, non si mancasse di pagarli come se avessero lavorato, affinché non perdessero nulla per aver servito Dio quel giorno.
Si nota, tra coloro che furono toccati dai pii discorsi del Santo, uno chiamato Basilio; si racconta che questo Basilio, essendosi ritirato su una montagna, in una cella, i demoni lo maltrattarono a tal punto che le persone, che avevano l'abitudine di venire a trovarlo per raccomandarsi alle sue preghiere, credendolo morto, lo portarono su un carro al beato Aussenzio; ma il Santo, avendolo fatto rinvenire dopo averlo chiamato per tre volte, gli disse: «Alzati e ricevi il potere di abbattere i demoni, senza temerli mai più». All'istante si alzò, ricevette il corpo adorabile e il sangue vivificante di Nostro Signore Gesù Cristo e se ne tornò nella sua cella, dove gli spiriti maligni non osarono più attaccarlo.
Fondazione di una comunità femminile
Sotto la sua influenza, settanta donne, tra cui un'ex dama d'onore dell'imperatrice Pulcheria, abbracciano la vita religiosa sotto la sua direzione.
Una nobildonna, che era stata dama d'onore dell'imperatrice Pulcheria, fu anch'ella talmente compenetrata dalle esortazioni del Santo, che non cessò di importunarlo finché non le ebbe concesso l'abito religioso, che consisteva in una veste e in un grande mantello tessuto con pelo. Un'altra ancora, di rango, chiese la stessa grazia: se ne presentarono fino al numero di settanta, che il Santo rese tutte religiose. Dopo aver ben provato la loro vocazione, prescrisse loro alcune regole per giungere alla perfezione, e si curò che venisse edificata, a un miglio dalla sua cella, una chiesa presso la quale esse presero alloggio; ogni domenica e venerdì, esse andavano a trovarlo per ricevere le salutari istruzioni che egli impartiva loro, particolarmente riguardanti la conservazione della castità, il modo di resistere alle tentazioni del demonio, l'enormità del peccato di coloro che vi soccombevano, e la felicità di coloro che rimanevano fedeli a Gesù Cristo.
Morte e posterità
Dopo aver profetizzato la morte di san Simeone Stilita, Aussenzio si spegne nel 470. Il suo corpo viene affidato alle sue religiose e il monte Siope prende il suo nome.
Oltre alle grandi grazie che il beato Aussenzio aveva ricevuto da Dio, e di cui abbiamo parlato fino a quest'ora, non bisogna dimenticare di dire una parola sullo spirito di profezia che possedeva in un grado ammirevole. Scopriva le cose più nascoste e indicava il luogo dove si sarebbe trovato ciò che era perduto. Una notte, durante i suoi Mattutini, avendo avuto rivelazione della morte di san Simeone Stil saint Siméon Stylite Primo degli stiliti e mentore spirituale di Daniele. ita, per mezzo dell'anima stessa di questo Beato che gli apparve, comunicò questa notizia a un gran numero di persone che passavano la notte attorno alla sua cella a cantare le lodi di Dio. E si constatò che questa morte era avvenuta nell'ora stessa che egli aveva loro indicato.
Infine, l'anno 470, il 14 febbraio, sant'Aussenzio, carico di meriti e di anni, andò a ricevere in cielo la ricompensa delle sue fatiche. Il suo santo corpo, che i religiosi del monastero di Sant'Ipazio richiedevano con grande insistenza, fu concesso alle religiose di cui abbiamo parlato; esse lo inumarono in un luogo che è stato chiamato in seguito monastero di Sant'Aussenzio, dove si è verificato un gran numero di miracoli. — Il monte Siope porta ancora oggi il nome di Sant'Aussenzio.
Il martirologio romano ne fa memoria in questo giorno, come pure il menologio dei Greci. Metafraste, Lipeman, Surio e Bollandus ne riportano la vita scritta da un autore contemporaneo; ve n'è un antico manoscritto nella biblioteca di rue Richelieu, a Parigi. È da questi scrittori che abbiamo estratto ciò che abbiamo appena detto.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Servizio nella guardia dell'imperatore Teodosio il Giovane
- Ritiro sul monte Oxia in Bitinia
- Partecipazione forzata al concilio di Calcedonia
- Approvazione dei decreti del concilio presso l'imperatore Marciano
- Fondazione di un monastero di religiose sul monte Siope
- Rivelazione profetica della morte di san Simeone Stilita
Miracoli
- Ritrovamento miracoloso di greggi smarrite
- Guarigione di una principessa di Nicomedia
- Apertura miracolosa della sua cella tramite il segno della croce
- Moltiplicazione della luce di una candela
- Cibo portato da una colomba
- Arresto di una pietra e di un muratore durante una caduta
Citazioni
-
Che Gesù Cristo, che è la vera luce, voglia illuminare i vostri occhi!
Testo fonte (guarigione della principessa) -
Chi sono io, se non un cane morto?
Testo fonte (risposta all'imperatore Marciano)