Solitario della Tebaide nel IV secolo, Pafnuzio è celebre per la sua umiltà e il suo zelo apostolico. Guidato da rivelazioni divine, convertì un musicista, un notabile e un mercante, prima di ricondurre la celebre peccatrice Taide a una vita di eroica penitenza.
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S. PAFNUZIO, SOLITARIO, E S. TAIDE, PENITENTE
L'incontro con il musicista
San Pafnuzio, eremita nella Tebaide, chiede a Dio di conoscere il suo grado di virtù e viene paragonato a un musicista, ex ladro, le cui opere di carità eguagliano la sua stessa vita ascetica.
IV secolo.
Oh ammirabile potenza delle opere di misericordia!
Pafnuzio Paphnuce Solitario della Tebaide nel IV secolo, mentore di Taide. aveva stabilito il suo monastero all'estremità del territorio di Erac leopoli, nella basse Thébaïde Regione dell'Alto Egitto dove si ritira Atanasia. bassa Tebaide. La vita che conduceva era così santa che lo si considerava meno come un uomo che come un angelo.
Un giorno Pafnuzio ebbe, pregando, il desiderio di sapere se avesse fatto progressi nella virtù. Uno spirito gli disse allora che poteva paragonarsi a un certo musicista che si guadagnava da vivere cantando in un borgo vicino.
Questo parallelo lo stupì e lo umiliò. Si affrettò, nel desiderio di istruirsi maggiormente, ad andare a vedere quest'uomo di una professione che sembrava non avere nulla in comune con la virtù perfetta, e che il cielo metteva tuttavia al livello di un eremita. La sorpresa di Pafnuzio fu ancora più grande quando, avendo trovato il musicista, apprese da lui che era un grande peccatore, che era vissuto solo di furti prima di esercitare il suo mestiere attuale.
Pafnuzio lo pregò di dirgli almeno se, nei tempi dei suoi brigantaggi, non avesse fatto almeno qualche buona opera. Rispose che non ricordava che due buone azioni: in primo luogo, trovandosi un giorno con altri ladri, una vergine consacrata era caduta nelle loro mani; volendo i suoi compagni oltraggiarla, l'aveva strappata dalle loro braccia e l'aveva ricondotta a casa sua nella notte, senza che le fosse accaduto alcun male. In secondo luogo, avendo trovato, nel deserto, una donna desolata che dei creditori, che avevano gettato in prigione suo marito e i suoi figli, cercavano anch'essi, ne era stato toccato da una pietà così viva che l'aveva condotta nella sua caverna, aveva riparato le sue forze esaurite da quattro giorni di digiuno e le aveva dato il denaro necessario per pagare i suoi debiti. Pafnuzio ammirò questi atti di carità in un ladro, e ne prese occasione per esortarlo ad approfittare della misericordia di Dio. «In verità», gli disse, «io non ho fatto nulla di simile, e tuttavia mi chiamo Pafnuzio; Dio mi ha rivelato a vostro riguardo che non vi considera meno di me. Lo vedete, fratello mio, non occupate uno degli ultimi posti presso la sua divina maestà: non trascurate dunque di prendervi cura della vostra anima».
Queste parole toccarono il cuore del musicista e lo penetrarono di riconoscenza verso la misericordia divina. Gettò all'istante i flauti che aveva in mano, seguì il Santo nel deserto e si conformò così fedelmente a tutto ciò che gli prescrisse per la condotta che doveva tenere, che dopo tre anni trascorsi nella pratica delle virtù religiose, rese l'anima in mezzo ai cori degli spiriti beati.
Il confronto con l'abitante del borgo
Per la sua seconda rivelazione, Pafnuzio incontra un notabile locale la cui vita secolare è improntata a una carità, una giustizia e una castità esemplari, portandolo a unirsi alla solitudine del deserto.
Dopo la felice fine di quel pio penitente, Pafnuzio si era sentito spinto da una santa emulazione ad avanzare più che mai nella via della perfezione; e per meglio conoscere ciò che Dio chiedeva da lui, lo pregò una seconda volta di fargli conoscere a chi potesse paragonarsi. Gli fu risposto che somigliava al principale abitante del borgo vicino. Vi si recò subito e non ebbe difficoltà a trovarlo, poiché costui gli venne incontro, lo condusse nella sua casa, gli lavò i piedi e lo invitò a una tavola magnificamente imbandita.
Durante il pasto, Pafnuzio si informò sul suo modo di vivere; ma lo trovò più incline a dichiarare le proprie colpe che a esibire il bene che faceva, e non avrebbe appreso nulla delle sue virtù se non gli avesse fatto sapere che era stato Dio a inviarlo per conoscere dalla sua bocca ciò che faceva per il Suo servizio, e che lo aveva persino trovato degno di trascorrere il resto della sua vita tra i solitari. «Certamente», gli disse allora quell'uomo, «non conosco alcun bene che io abbia fatto; ma poiché mi assicurate che Dio vi ha rivelato ciò che mi riguarda, non potrei nascondermi davanti a Colui al quale tutte le cose sono note. Vi dirò dunque come sono solito comportarmi verso coloro con cui mi trovo.
«Non ho mai rifiutato l'ospitalità a nessuno e non ho mai sofferto che qualcuno mi precedesse nell'andare incontro agli stranieri e nell'accoglierli a casa mia. Non ho mai lasciato uscire alcun ospite senza dargli di che proseguire il resto del suo viaggio. Da trent'anni vivo con mia moglie come un fratello con sua sorella. Non ho disprezzato alcun povero, né ho mancato di soccorrerlo nel suo bisogno. Quando si è trattato di giustizia ed equità, non avrei favorito il mio stesso figlio a pregiudizio del mio prossimo. Il frutto del lavoro altrui non è mai entrato in casa mia. Quando ho saputo che alcune persone erano in lite, ho sempre cercato di metterle d'accordo. Non ho mai sofferto che i miei figli dessero motivo a chicchessia di lamentarsi di loro, né che le mie greggi causassero danni nei beni degli altri. Non ho mai impedito che altri seminassero nelle mie terre e mi sono accontentato di seminare i campi che mi hanno lasciato liberi. Ho cercato, per quanto ho potuto, di sostenere i deboli contro l'ingiusta oppressione dei più potenti. Ho fatto attenzione a non offendere mai nessuno; e quando ho presieduto a qualche giudizio, ho fatto del mio meglio per accordare le parti, piuttosto che condannarne alcuna. Ecco, per la misericordia di Dio, in che modo ho vissuto finora».
Una condotta così caritatevole abbagliò Pafnuzio; non poté fare a meno di abbracciarlo con tenerezza e, comprendendo che poteva essere uno dei più ricchi ornamenti della solitudine, gli disse che, poiché aveva compiuto tutte queste cose, non gli mancava che di aggiungere il rinnegamento reale di tutti i beni di questo mondo, per portare la croce di Gesù Cristo e camminare con maggiore perfezione al seguito di questo divino Maestro.
Egli trovò il suo cuore pienamente disposto a seguire questo consiglio; così andarono insieme senza indugio nel deserto, dove il Santo lo alloggiò nella cella che il musicista aveva occupato; gli diede inoltre gli avvertimenti necessari per farlo entrare nei disegni di misericordia che Dio aveva su di lui; e questo secondo discepolo camminò così fedelmente sulle tracce del primo, che colmò in poco tempo la misura della sua santità e andò infine a ricevere la corona di gloria nell'eternità tra le acclamazioni degli angeli, così come Dio rivelò al Santo.
L'esempio del mercante del Nilo
Una terza visione paragona Pafnuzio a un mercante che distribuisce i suoi beni ai poveri; quest'ultimo abbandona tutto per seguire il santo e morire in odore di santità.
Questo nuovo esempio servì ancora da stimolo a Pafnuzio per farlo avanzare più rapidamente nella perfezione del suo stato. «Poiché», diceva a se stesso, «se coloro che sono nel mondo compiono opere eccellenti, quanto sono obbligato io, essendo solitario, a sforzarmi di precederli negli esercizi di una vita penitente?». Così aggiunse alle sue precedenti austerità e perseverò più che mai nella santa orazione.
Desiderò una terza volta che Dio gli facesse conoscere lo stato della sua anima, e udì di nuovo la voce del cielo, che gli diceva che egli era simile a un mercante che veniva a trovarlo, e che si affrettasse ad andargli incontro. Scese all'istante dalla montagna e incontrò sul suo cammino quel mercante, che era sceso lungo il Nilo dall'alta Tebaide, da do ve Nil Fiume d'Egitto utilizzato dal mercante per i suoi trasporti. aveva condotto diverse navi cariche di merci che distribuiva ai poveri; e veniva al suo monastero con alcuni servitori carichi di legumi di cui voleva fargli dono.
Non appena Pafnuzio lo vide, gli disse: «O anima preziosa agli occhi di Dio, perché vi occupate delle cose della terra, essendo destinato a occuparvi solo di quelle del cielo? Lasciate che coloro che hanno pensieri solo per la terra se ne occupino finché vorranno; ma voi, non abbiate altro oggetto che quello di rendervi un negoziante del regno di Dio, e seguite fedelmente Gesù Cristo che vi chiama per servirlo unicamente».
Queste parole ebbero lo stesso effetto su costui che sugli altri. Il mercante ordinò ai suoi servitori di dare ai poveri tutto ciò che gli restava dei beni, seguì il Santo alla cella dove gli altri due avevano vissuto successivamente ed erano morti nella pace del Signore, vi si rese imitatore della loro santa vita e consumò in poco tempo la sua corsa in un'eguale santità.
La missione presso Taide
Pafnuzio intraprende la conversione della celebre cortigiana Taide presentandosi a lei sotto mentite spoglie mondane per condurla al pentimento attraverso il timore del giudizio divino.
Dio si serviva così del suo servo Pafnuzio nelle opere mirabili della sua misericordia, e queste non tornavano meno a vantaggio spirituale di questo santo Solitario che a quello degli altri. Ma si può dire che il frutto più prezioso della sua missione, e quello in cui la magnificenza della bontà di Dio rifulse maggiormente, fu la conversione di Taid Thaïs Antica cortigiana egiziana convertita da Pafnuzio, celebre per la sua penitenza. e, ancora più celebre nella Chiesa per la sua penitenza di quanto non lo fosse stata nel secolo per i suoi disordini.
Non si dice quale fosse la patria di Taide, né la città che servì da teatro ai suoi disordini: si sa solo che era in Egitto. Ebbe la sventura di nascere da una madre tanto malvagia quanto lei stessa divenne; poiché, ben lungi dal vegliare sulla conservazione della sua innocenza, non le diede che lezioni per perderla, e questa seduzione domestica, fortificata da una bellezza che si può definire omicida delle anime, la fece cadere nelle colpe più gravi.
Era necessario che lo scandalo fosse grande, poiché la voce si sparse fino nelle solitudini; ma non fu senza una disposizione della Provvidenza, che fece servire lo zelo di Pafnuzio per ricondurre questa pecora nell'ovile del sovrano Pastore delle anime.
Il mezzo che prese questo servo di Dio per riuscirvi, fa abbastanza vedere che gli era venuto dall'alto, per la ragione stessa che riuscì contro le regole della prudenza ordinaria. Pafnuzio lasciò il suo abito da solitario, ne prese uno mondano, si munì di una somma di denaro e in questo equipaggio venne a presentarsi davanti a Taide come per accrescere il numero dei suoi cortigiani.
I primi principi della religione non erano completamente cancellati dall'anima di Taide. Ella credeva in Dio ed era convinta che vi sia un'altra vita, dove Egli ricompensa i buoni e punisce i malvagi; ma queste verità erano soffocate nella sua anima dall'amore per i piaceri e per le ricchezze, e la sua fede serviva solo a renderla più colpevole per i crimini con cui la disonorava.
Furono precisamente queste verità di cui Pafnuzio si servì per farla tornare al bene. Le chiese dapprima di introdurlo in un luogo dove potesse nascondersi non solo agli occhi delle creature, ma agli occhi di Dio stesso; poiché ella gli aveva risposto che la cosa era impossibile, essendo Dio presente ovunque, egli ne prese occasione per rappresentarle quanto fosse orribile osare peccare sotto gli occhi di Dio, e quale terribile conto avrebbe dovuto rendere al suo tribunale per la perdita di tante anime che la sua condotta trascinava ogni giorno nell'abisso del peccato.
A queste parole, Taide riconoscendo che colui che le parlava non era affatto ciò che aveva creduto, e Dio agendo nel profondo del suo cuore per mezzo della sua grazia, si gettò ai piedi di Pafnuzio e gli disse, sciogliendosi in lacrime, queste poche parole: «Padre mio, ordinatemi la penitenza che più vi piacerà; poiché spero che Dio mi farà misericordia per le vostre preghiere; vi chiedo solo tre ore di tempo, dopo di che mi recherò dove riterrete opportuno, ed eseguirò tutto ciò che mi prescriverete».
Il tempo che chiese non fu che per provare in modo più eclatante quanto il suo cambiamento fosse sincero. Raccolse tutto ciò che aveva acquisito con i suoi peccati, mobili ed effetti preziosi; fece portare tutto sulla piazza pubblica, vi diede fuoco in presenza di tutto il popolo e, alzando la voce per farsi sentire dai complici dei suoi crimini, li invitò a imitare la sua conversione.
La reclusione e la gloria di Taide
Taide viene rinchiusa in una cella per una penitenza di tre anni. Una visione di san Paolo il Semplice conferma il suo perdono divino poco prima della morte.
Dopo questo sacrificio, ella si recò nel luogo dove l'attendeva Pafnuzio, il quale la condusse in un monastero femminile e la rinchiuse in una cella particolare, sigillandone la porta con il piombo, affinché nessuno avesse l'ardire di aprirla senza il suo permesso. Le lasciò soltanto una piccola finestra da cui potesse ricevere il cibo, e raccomandò alle sorelle di portarle ogni giorno solo un po' di pane e acqua.
Taide, così ristretta e impossibilitata a uscire per qualsiasi motivo, supplicò Pafnuzio, quando egli fu sul punto di lasciarla, di dirle in che modo dovesse pregare Dio. Egli le rispose che non era degna di pronunciare il suo santo nome, né di elevare al cielo le mani macchiate da tanti crimini; ma che si accontentasse di rivolgersi verso l'Oriente e di ripetere spesso queste parole: Voi che mi avete formata, abbiate pietà di me. Ella si sottomise umilmente a questa penitenza e la praticò molto fedelmente.
Tre anni dopo, Pafnuzio ebbe compassione di lei. Si recò da sant'Antonio per sapere se Dio le av esse rimesso saint Antoine Padre del monachesimo, consultato da Pafnuzio riguardo a Taide. i peccati. Non gli rivelò tuttavia il motivo per cui lo consultava, sperando che Dio glielo facesse conoscere.
Sant'Antonio, avendo riunito i suoi discepoli, ordinò loro di passare la notte ciascuno separatamente in orazione, per vedere se Dio avrebbe rivelato a qualcuno di loro la causa dell'arrivo di Pafnuzio.
San Paolo il Semplice, uno dei discepoli di s ant'Antonio, fu colu Saint Paul le Simple Discepolo di sant'Antonio, favorito da una visione sulla gloria di Taide. i al quale Dio la manifestò. Gli fece vedere in cielo un letto magnifico custodito da tre vergini, e gli disse che era riservato a Taide. Il giorno seguente, Paolo rese conto di questa visione al suo beato padre Antonio; Pafnuzio, avendo compreso da ciò che Dio aveva perdonato Taide, si recò nel luogo dove l'aveva rinchiusa e ne aprì la porta.
La sublime penitente manifestò il desiderio di finirvi i suoi giorni; raccontò al suo padre spirituale che non aveva fatto altro, dal suo ingresso nella cella, che mettere i suoi peccati come in un mucchio davanti ai suoi occhi, contemplarli senza sosta e piangerli nel considerarli. Pafnuzio le rispose: È proprio per questo, e non per il rigore della vostra penitenza, che Dio ve li ha rimessi.
Taide non sopravvisse a lungo alla sua uscita da quella sorta di prigione: quindici giorni dopo, la sua anima fu liberata da quella del corpo e andò a godere della felicità che Dio le aveva preparato. Si pensa che ciò sia avvenuto nell'anno 350 della nostra redenzione. I Greci onorano la sua memoria l'8 ottobre.
Morte e iconografia di Pafnuzio
Pafnuzio persevera nell'austerità fino alla morte, segnalata dallo storico Rufino. La sua iconografia lo lega spesso al musicista e alla penitenza di Taide.
Per Pafnuzio, non si conosce l'epoca precisa in cui morì: si sa solo che Dio lo aveva chiamato a sé quando Rufino, il suo storico , vis Rufin Storico ecclesiastico la cui opera funge da fonte (menzionato erroneamente come 'Enfin'). itò il monastero di Eracleopoli nel 390. — Egli perseverò fino alla fine nella penitenza più austera. La vigilia della sua morte, un angelo gli apparve e lo invitò a seguirlo nei tabernacoli eterni dove i profeti si preparavano a riceverlo.
Alcuni latini fanno memoria di san Pafnuzio il 3 marzo; altri il 29 novembre. Il suo nome non si trova nel Rituale dei Greci.
Nelle immagini che sono state fatte di san Pafnuzio, un angelo gli mostra un suonatore di strumento.
Si rappresenta santa Taide con un cartiglio recante queste parole, che furono la sua unica preghiera per tre anni: «Qui plasmasti me, miserere mei; Voi che mi avete formata, abbiate pietà di me». La si riconosce ancora da uno specchio che l'artista ha gettato ai suoi piedi con vari oggetti di toeletta femminile: collane, scatole di profumi, ecc.
Vies des Pères des déserts d'Orient, di Padre Michel-Ange -Marin; Caractéristiqu Père Michel-Ange-Marin Autore di un'opera sui Padri del deserto. es des Saints, di Padre Cahier, p. 7.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.