Proveniente dalla nobiltà dell'Hainaut, santa Aia visse in una castità virginale con il suo sposo sant'Idulfo. Dopo essersi ritirata nel monastero di Mons, fu onorata per la sua pietà e per un miracolo postumo in cui confermò le sue donazioni alla Chiesa dalla sua tomba. È da allora invocata da coloro che subiscono processi ingiusti.
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SANTA AIA E SANT'IDULFO (VII secolo).
Genealogia e origini nobili
Santa Aye proviene dall'alta nobiltà dell'Hainaut, imparentata con santa Valdetrude e santa Aldegonda, e discendente dai re di Francia attraverso la stirpe di Walbert.
Il padre di santa Valdetrude, noto nelle storie dell'Hainaut con il nome di Walbert IV, aveva un fratello minore di nome Brunulfo, conte delle Ardenne, che diede alla luce santa Aye.
Inoltre, si vede dall'esame di questa genealogia, più sviluppata in alcuni storici dell'Hainaut e della Lorena, che Walbert III, padre di quel Walbert IV che ebbe per figlie santa Valdetrude e santa Aldegonda, aveva egli stesso per fratello un conte Brunulfo, il quale diede alla luce lo sposo di santa Aye. Questi due venerabili personaggi erano dunque uniti tra loro dai legami di una parentela abbastanza stretta, così come con santa Valdetrude e la sua famiglia. «Si vede chiaramente», dice lo storico di santa Aye, «come fossero cugini germani e animati dallo stesso sangue dei re di Francia dal lato di Walbert II».
Un matrimonio verginale
Sposata a sant'Idulfo, Aye conduce con lui una vita di pietà e di carità, avendo i due sposi fatto voto di castità perpetua all'interno della loro unione.
Sant'Idulfo e Saint Hidulphe Vescovo di Treviri e intimo amico di san Deodato. sant'Aye, dopo aver trascorso la loro giovinezza in una perfetta innocenza e nella pratica delle più toccanti virtù, si diedero reciprocamente la loro fede ai piedi degli altari, nello stesso tempo in cui la davano a Gesù Cristo, lo Sposo delle anime vergini. Questa alleanza, santificata da ogni sorta di buone opere, rinnovò, agli occhi stupiti degli abitanti dell'Hainaut, gli ammirevoli esempi che vi avevano già dato san Valberto, santa Bertilla e i loro degni figli. Come se Dio avesse voluto offrire nella loro persona un esempio della forza e della potenza della sua grazia, permise che, nei vincoli del matrimonio, vivessero, per tutta la vita, in una c astità verginale, chasteté virginale Concetto agiografico centrale che spiega il titolo di vergine attribuito a una donna sposata. considerandosi l'un l'altro come consacrati a Dio.
Non si conoscono i dettagli delle opere sante compiute da questi due virtuosi sposi; ma tutto in loro ci ricorda quelle famiglie di predestinati che hanno tanto contribuito a diffondere le idee evangeliche e i costumi cristiani nelle felici contrade del Nord. Sant'Idulfo e sant'Aye, che nessun interesse temporale preoccupava, dovettero soprattutto lavorare con successo a quest'opera santa, e i loro meriti troppo poco conosciuti li rendono ben degni dei nostri omaggi e dei nostri rispetti. Ecco, per quanto la penuria di documenti permette di precisare, i pochi fatti della loro vita che riportano gli autori.
L'opera di sant'Idulfo
Sant'Idulfo sostiene attivamente le fondazioni monastiche di santa Valdetrude e san Landelino, prima di ritirarsi nell'abbazia di Lobbes.
Sant'Idulfo, dopo che il suo parente san Mauger ebbe fondato il monastero di Hautmont, sembra essere stato di grande aiuto a santa Valdetrude, che si preparava a seguire l'esempio del suo sposo. Fu a lui che ella si rivolse per la costruzione dell'umile dimora, dove desiderava ritirarsi a Château-Lieu (Mons). Più tardi, sant'Idulfo rese anche importanti servizi a san Landelino, quando questo discepolo penitente di sant'Aubert costruì successivamente i quattro monasteri di Lobbes, d'Aine, di Walers e di Crespin. Folcuino, nella sua cronaca dell'abbazia di Lobbes, riporta che sant'Idulfo fece delle richieste presso Pipino di Herstal, per ottenere che sant'Ursmaro, la cui eminente virtù gli era ben nota, fosse posto a capo di quella comunità.
Egli stesso vi s i ritirò Lui-même Vescovo di Treviri e intimo amico di san Deodato. pi ù y Monastero dove Ermino fu monaco e poi abate. tardi, per terminare, nella preghiera e nella meditazione delle cose del cielo, una vita già così colma di buone opere. Fu lì che si addormentò pacificamente nella pace del Signore, nell'anno 707, il 23 del mese di giugno. Le sue reliquie, come quelle degli altri Santi di questo monastero, furono trasportate nella città di Binche, il 4 aprile 1409, a causa delle guerre che minacciavano il paese. Vi rimasero sempre da allora; e, ogni anno, venivano portate con grande solennità in una processione magnifica, che aveva luogo all'inizio del mese di luglio.
Alcuni autori hanno dato, per errore, a sant'Idulfo il titolo di vescovo. Sembrano averlo confuso con san Teodolfo, che fu il secondo abate del monastero di Lobbes, dopo sant'Ursmaro.
Ritiro a Mons e trapasso
Dopo la partenza del marito, Aye si ritira nel monastero di Mons presso santa Valdetrude, dove muore verso il 707, lo stesso anno del marito.
Nel momento in cui san Idulfo si ritirava nel monastero di Lobbes, la sua virtuosa compagna andava anch'ella, dal canto suo, a terminare i suoi giorni nella pia comunità di Château-Lieu (Mons), presso la sua parente sainte Vaudru Figlia di Walberto e Bertilla. santa Valdetrude, di cui invidiava da tempo la felicità. Dopo aver partecipato a tutte le buone opere del suo sposo, e aver rivaleggiato santamente con lui nella pratica delle virtù cristiane, riceveva anch'ella da Dio, nei suoi ultimi anni, una ricompensa che non era che l'anticipo di quella che era loro riservata in cielo. Gli autori credono che la morte di santa Aye avvenne lo stesso anno di quella di san Idulfo. Guarigioni e altri benefici segnalati, ottenuti presso la sua tomba, ispirarono da sempre ai popoli una grande fiducia nella sua protezione.
Culto e riconoscimento ecclesiastico
Il culto di santa Aye si sviluppa a Mons e nella diocesi di Cambrai, segnato da traslazioni di reliquie e dall'approvazione di uffici liturgici dal XIV al XVII secolo.
Il nome di santa Aye si trova nelle antiche litanie della chiesa di Sainte-Vaudru a Mons, dove è onorata con un culto particolare. Le sue reliquie furono visitate da François Buisseret, arcivescovo di Cambrai. Nel 1625, monsignor Van der Burgh, anch'egli arcivescovo di Cambrai, approvò e rese obbligatorio, per tutta la sua diocesi, un ufficio proprio di questa Santa, esaminato e approvato dai dottori in teologia dell'Università di Douai. Già dall'anno 1617, questo prelato aveva traslato i preziosi resti della Santa in una nuova cassa. Si trova inoltre, presso i più antichi autori, che, nell'anno 1314, Pierre de Mirepoix, vescovo della medesima sede, aveva approvato un ufficio semidoppio di santa Aye, il cui nome si conservava preziosamente nel ricordo delle popolazioni religiose dell'Hainaut. L'ordinanza con la quale il prelato istituiva questa festa si trova a pagina 270 dell'opera del reverendo padre Coret. Essa è datata 6 giugno 1314.
La festa solenne di santa Aye si celebrava, a Mons, il 18 apr Mons Luogo del primo ritiro monastico di Giovanni. ile. Le sue reliquie, esposte in quel giorno, attiravano un grande concorso di pii pellegrini. Nella processione che si teneva attraverso le vie della città, la domenica della Santissima Trinità, esse venivano portate trionfalmente su un carro ornato, che precedeva immediatamente un altro carro, sul quale erano posti i venerabili resti di santa Vaudru.
Patrona dei processi e miracolo postumo
Invocata per le controversie giudiziarie, si narra che santa Aye abbia miracolosamente parlato dalla sua tomba per confermare una donazione di beni alla Chiesa contestata dalla sua famiglia.
Vi erano anche, ad Anversa, dell e reliquie di santa Ay reliques de sainte Aye Resti della santa conservati a Mons e Anversa. e, in una cappella a lei dedicata, dove venivano spesso a pregare soprattutto coloro che erano perseguitati in ingiusti processi. La si invocava parimenti a Bruxelles nelle medesime occasioni. Episodi sorprendenti hanno segnalato più volte la potenza della sua protezione, e gli autori ne citano alcuni tra i più rimarchevoli avvenuti nel corso dell'anno 1673.
Ecco quale è l'origine di questa devozione dei litiganti verso santa Aye. Si dice che, dopo la sua morte, sorsero delle contestazioni riguardo ai beni che ella aveva donato alla chiesa di Mons, nell'Hainaut, beni reclamati dai suoi parenti.
Era da molto tempo che tali diverbi duravano e non se ne prevedeva la fine, quando un giorno, potendosi far udire da entrambe le parti, Aye dichiarò, dal fondo della sua tomba, di aver legalmente donato alla chiesa di Santa Valdetrude i beni in questione, e che, in quel momento, confermava e sanzionava tale donazione. Da allora ogni disputa cessò.
La verginità nel matrimonio
Sebbene sposata, la tradizione agiografica e liturgica le attribuisce il titolo di vergine a causa della castità perfetta praticata con il proprio sposo.
Si conferisce generalmen te a santa sainte Aye Santa del VII secolo, sposa di sant'Idulfo, venerata a Mons. Aye il titolo di vergine, ed è sotto questo nome che veniva invocata nell'orazione del proprio di Mons: Jacques Coret, nella vita della Santa, cita otto scrittori, tra gli altri l'autore degli Annales de Lobbes, Molanos, Arnould, Wien, Le Mire, i quali sostengono che ella visse con il pr oprio sposo nella chasteté parfaite Concetto agiografico centrale che spiega il titolo di vergine attribuito a una donna sposata. castità perfetta, sull'esempio di alcuni altri Santi, e per conformarsi ai pii desideri che il cielo aveva loro ispirato reciprocamente.
Vies des Saints de Cambrai et d'Arras, per M. l'abbé Dastombes.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.