Sacerdote italiano del XVIII secolo soprannominato il 'San Vincenzo de' Paoli di Roma', Giovanni Battista Rossi consacrò la sua vita ai più bisognosi, in particolare ai mandriani, ai carcerati e alle ragazze senza tetto. Canonico di Santa Maria in Cosmedin, visse in estrema povertà, privilegiando il ministero della confessione per gli sventurati.
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IL B. GIOVANNI BATTISTA ROSSI, CANONICO A ROMA
Giovinezza e formazione
Nato a Voltaggio, Giovanni Battista Rossi studia a Genova e poi a Roma, dove eccessive austerità interrompono brevemente il suo percorso al Collegio Romano.
I servi di Dio possono acquisire la scienza; ma non devono mai mostrarla né farne sfoggio. Massima di san Filippo Neri.
Giovanni Battista Rossi è stato chiamato il Jean-Baptiste Rossi Sacerdote romano del XVIII secolo, soprannominato il san Vincenzo de' Paoli di Roma. san Vincenzo de' Paoli di Roma nel XVIII secolo: vedremo che questi due santi e buoni sacerdoti si somigliano sotto più di un aspetto.
Giovanni Battista Rossi nacque a Voltaggio, nella dio Voltaggio Luogo di nascita del santo. cesi di Genova, il 22 febbraio 1698. La sua infanzia si distinse per la manifestazione di una pietà precoce. Fin da piccolo amò svolgere all'altare la funzione, invidiata dagli angeli, di chierichetto. Un nobile genovese di nome Scorsa, che trascorreva parte dell'estate a Voltaggio, fu così edificato dalla sua pietà che chiese al padre del fanciullo il favore di occuparsi della sua educazione. Dopo tre anni trascorsi a Genova, nella casa dei suoi protettori, che non ebbero che da lodarsi della sua condotta , fu Rome Città natale di Massimiano. chiamato a Roma da suo cugino Lorenzo Rossi, canonico di Santa Maria in Cosmedin. Giovanni Battista aveva allora tr edici anni. In collège romain Istituzione educativa gesuita a Roma dove Giovanni ha completato i suoi studi. serito nel Collegio Romano, proseguì con successo il corso degli studi classici, fino alla teologia. Un libro di spiritualità che lesse in quell'epoca lo spinse a indiscrete austerità, e lo fece cadere in uno stato di debolezza che lo costrinse a interrompere gli studi e a lasciare il Collegio Romano.
«Se avessi potuto terminare felicemente i miei corsi», diceva più tardi ridendo, «chi sa se non avrei avuto la tentazione di trarre vanità dalla mia scienza?»
Tuttavia, poiché si sentiva chiamato allo stato ecclesiastico, passò dal Collegio Romano a quello della Minerva tenuto dai Domenicani, e poté acquisire le conoscenze teologiche necessarie per essere più tardi un buon predicatore e un confessore utile alle anime.
Sacerdozio e vita interiore
Ordinato sacerdote nel 1721, si distinse per una pietà rigorosa, seguendo i decreti del Concilio di Trento e dedicando una devozione particolare a san Luigi Gonzaga.
Celebrò la sua prima messa l'8 marzo 1721 al Collegio Romano davanti alle reliquie di san Luigi Gonzaga, ver saint Louis de Gonzague Santo gesuita, modello per la gioventù dell'Opera. so il quale nutriva una tenera devozione. Il fervore e la pietà con cui offrì per la prima volta il santo sacrificio li conservò per tutta la vita: per questo era un costante motivo di edificazione assistere alla sua messa.
La prima cura del novello sacerdote fu di modellare la propria condotta esteriore sui decreti del Concilio di Trento relativi alla vita e ai costumi dei chierici. I suoi abiti erano puliti, e nulla più. Teneva gli occhi bassi come un uomo che cammina costantemente alla presenza di Dio. Le sue conversazioni erano sempre intrecciate con qualche parola edificante; di estrema riservatezza nei confronti dei secolari, e principalmente delle persone dell'altro sesso, non prolungava i suoi colloqui se non quanto richiesto dalla convenienza. Riferiva tutto alla celebrazione dei nostri divini misteri e divideva la sua giornata in due parti: preparazione e ringraziamento. Recitava l'ufficio alle ore canoniche, e non lo faceva mai se non in ginocchio.
Apostolato e fondazioni
Dedica il suo ministero ai giovani, ai pastori del Campo Vaccino e fonda un ospizio per le ragazze senza tetto.
Aveva iniziato la sua vita di apostolato al collegio romano, dove fu uno dei membri più ferventi della congregazione stabilita in quella casa. Il direttore di tale congregazione si era utilmente servito di lui per operare il bene tra gli studenti. Dio aveva dato al nostro Beato tutte le qualità necessarie per riuscire: un aspetto aperto, grazia nelle parole e una facilità sorprendente nel legare con tutti i suoi condiscepoli. Nei giorni di vacanza, aveva il talento di impedire che l'ozio corrompesse i suoi giovani compagni: li conduceva nelle chiese, negli ospedali, alle conferenze spirituali, creava giochi, inventava svaghi ai quali prendeva parte attivamente. Dopo la sua ordinazione sacerdotale, il suo zelo crebbe ulteriormente; i mandriani e i pastori che portavano ogni settimana il bestiame al mercato di Roma attirarono per primi la sua attenzione: si recava di buon mattino al Campo Vaccino e vi tornava tardi la sera per portare qualche buona parola a queg Campo-Vaccino Antico nome del Foro Romano dove Rossi evangelizzava i pastori. li uomini gravati dal peso del giorno, e per prepararli alla ricezione dei Sacramenti. Fino ad allora le ragazze che mendicavano a Roma non avevano alcun riparo per la notte. Rossi fondò per loro una casa di accoglienza che sussiste ancora oggi ed è conosciuta sotto il nome di ospizio di San Luigi Gonzaga. Altri due ospizi, quelli di Santa Galla e della Trinità dei Pellegrini, furono anch'essi oggetto delle sue assidue cure.
Canonico e confessore degli umili
Divenuto canonico di Santa Maria in Cosmedin, vive in povertà e si dedica al sacramento della penitenza, attirando folle di poveri e operai.
Il cugino di Rossi, che un tempo lo aveva chiamato a Roma, gli parlò un giorno di lasciargli in eredità il suo canonicato. «Quando non avessi che le mie offerte per le messe per vivere», rispose il Beato, «è più di quanto ne occorra». Tuttavia si lasciò convincere e divenne canonico di Santa Maria in Cosmedin Sainte-Marie in Cosmedin Collegiata di cui fu canonico. nel 1737. Non volle mai abitare una casa che gli era stata donata dal defunto: ne consacrò il valore per decorare la collegiata di cui era divenuto canonico e per fondare una rendita per la manutenzione dell'organo e il salario dell'organista; quanto a lui, abitò in una misera soffitta che apparteneva al Capitolo.
Rossi non aveva ancora voluto dedicarsi al ministero della confessione che lo aveva sempre spaventato. Ma un vescovo suo amico, avendolo spinto a provarsi nella sua diocesi, vi acconsentì. Tornato a Roma, si dedicò interamente a questo importante e meritorio apostolato. La collegiata di Santa Maria era stata fino ad allora pressoché deserta; ma cominciò presto ad essere frequentata dalla folla dei penitenti: ne venivano non solo da tutti i quartieri di Roma, ma anche dalla campagna: amava soprattutto dirigere i poveri degli ospedali e i diseredati dalla fortuna, i contadini e gli operai. «I fortunati di questo mondo», diceva, «possono trovare molto facilmente dei confessori; ma gli infelici e gli abbandonati hanno più difficoltà in questo». Dio gli fece gustare, nell'esercizio delle sue funzioni, delle consolazioni che furono una prima ricompensa del suo zelo. «Non conoscevo la strada più breve per andare in paradiso», diceva un giorno in confidenza a qualcuno; «ma ora la conosco; è quella di condurvi gli altri attraverso la confessione!... quanto bene vi si può fare!»
Missioni speciali e morte
Incaricato dal Papa del catechismo nelle carceri, assiste persino il boia prima di spegnersi in povertà nel 1764.
Quando B enedetto X Benoît XIV Papa che ha beatificato Girolamo Emiliani. IV ebbe istituito i catechismi per il personale delle carceri, fu lui che il Pontefice ne incaricò specialmente. Il boia non era estraneo alle sue cure: lo confessava, andava a visitarlo durante le sue malattie e gli rendeva tutti i servizi che la carità ispira. Più di una volta compose le divergenze che scoppiavano tra quel praticante e i suoi aiutanti: chiamava scherzosamente ciò sistemare affari di Stato.
Sebbene dedito per inclinazione alle classi meno stimate della società, non rifiutava le sue cure alle comunità religiose: fu così che acconsentì a diventare il confessore abituale dei Fratelli della Carità.
Vi sono pochi quartieri di Roma che non siano stati testimoni del suo zelo e non abbiano udito la sua voce: le strade che circondano la Bocca della Verità e piazza Montanara soprattutto lo videro all'opera per lunghi anni. Lì come ovunque, far amare Dio, santificare i suoi fratelli santificando se stesso, tale fu il fine costante dei suoi sforzi. È in queste sante disposizioni che la morte lo colse: soccombette a un colpo apoplettico all'età di sessantasei anni, il 23 maggio 1764.
Fu sepolto nell'ospedale della Tri nità dei Pellegrini: era morto così l'hôpital de la Trinité-des-Pèlerins Luogo di sepoltura del santo. povero che quell'ospedale sostenne le spese dei suoi funerali.
Riconoscimento ecclesiale
Il suo processo di beatificazione, iniziato sotto Pio VI, fu concluso da Pio IX nel 1859.
La santità del servo di Dio apparve così certa che Pio VI fece iniziare nel 1781 il processo di beatificazione. Pio VII e Gregorio XVI lo continuarono. Pio IX, r Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. egnante gloriosamente, lo concluse nel 1859.
Cfr. Bolla di beatificazione; Vita del Beato, a cura del postulatore della causa, Roma, 1790, e gli Annalecta, t. II passim.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Voltaggio nel 1698
- Studi presso il Collegio Romano e la Minerva
- Prima messa l'8 marzo 1721
- Fondazione dell'ospizio di San Luigi Gonzaga per le ragazze mendicanti
- Nominato canonico di Santa Maria in Cosmedin nel 1737
- Apostolato presso i prigionieri e il boia sotto Benedetto XIV
- Beatificazione da parte di Pio IX nel 1859
Citazioni
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Non conoscevo la strada più breve per andare in paradiso; ma ora la conosco; è quella di condurvi gli altri attraverso la confessione!
Fonte -
I fortunati di questo mondo possono trovare molto facilmente dei confessori; ma gli infelici e gli abbandonati hanno più difficoltà in questo.
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