Levita originario di Cipro, Barnaba fu uno dei settantadue discepoli di Cristo e compagno di missione di san Paolo. Primo vescovo di Milano, consacrò la sua vita all'evangelizzazione dei Giudei e dei Gentili prima di morire martire per lapidazione a Salamina. Le sue reliquie, scoperte nel V secolo con un esemplare del Vangelo di Matteo, sono oggi onorate a Cipro, Milano e Tolosa.
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SAN BARNABA, APOSTOLO
Origini ed educazione a Gerusalemme
Nato a Cipro in una famiglia levitica con il nome di Giuseppe, studia le Scritture a Gerusalemme presso Gamaliele, dove stringe amicizia con Stefano e Saulo.
San Barnaba non è tra i dodici Apostoli che Nostro Signore scelse prima della sua morte e che rese i dodici fondamenti della sua Chiesa; tuttavia, merita il nome di Apostolo, poiché fu chiamato dallo Spirito Santo, insieme a san Paolo, per portare ovunque la luce del Vangelo. Era ebreo e della tribù di Levi, che è sempre stata riconosciuta come l'unica tribù sacerdotale. Essendosi i suoi genitori ritirati nell'isola di Cipro, dove possedevano grandi beni, egli vi nacque verso il tempo della nascita di Nostro Signore e fu chiamato Josè o Giuseppe. Dopo essere stato educato nella fedele osservanza della legge di Mosè, che sussisteva ancora in quel tempo, si recò a Gerusalemme per studiarvi le Sacre Scritture e i misteri di quella legge, sotto Gamaliele e altri dotti maestri. San Stefano e san Paolo, che allora si chiamava Saulo, frequentavano anch 'ess Saul Apostolo citato da san Girolamo per illustrare i decreti divini. i quella scuola; il nostro Santo contrasse una stretta amicizia con loro. La corruzione del suo secolo, che era estrema, non fu capace di corromperlo e, sebbene fosse ancora molto giovane, domava il suo corpo con lunghi digiuni e passava giorni e notti intere in preghiera nel tempio; fuggiva con grandissima cura le cattive compagnie e tutta la sua gioia era conversare con persone pie che si compiacevano di parlare di Dio e delle verità che Egli ci ha insegnato nei santi libri.
Conversione e spogliamento
Riconoscendo Gesù come il Messia, divenne uno dei settantadue discepoli e vendette tutti i suoi beni per donarne il ricavato agli Apostoli.
Questa insigne pietà lo dispose a ricevere le luci del Vangelo. Quando Nostro Signore venne a Gerusalemme a predicare la sua dottrina tutta celeste, il nostro Santo ebbe la felicità di ascoltarlo; e vedendo, allo stesso tempo, i grandi miracoli che compiva per confermare la sua missione, lo riconobbe come il Messia, si mise al suo seguito e si ritenne estremamente felice di essere nel numero dei suoi discepoli. Procurò lo st esso onore anche a Jean, surnommé Marc Sacerdote compagno dei martiri che ne curò la sepoltura. Giovanni, soprannominato Marco, suo cugino, e alla madre di questo giovane chiamata Maria, che era sua zia.
San Barnaba profittò mirabilmente alla scuola del Figlio di Dio; e, essendo stato designato da lui come uno dei suoi settantadue principali discepoli, diede un'insigne testimonianza del suo distacco da tutte le cose della terra. Poiché, essendo divenuto padrone, dopo la morte dei suoi genitori, dei grandi beni che possedevano nell'isola di Cipro, li vendette tutti e ne distribuì il denaro ai poveri, non riservandosi nulla se non una casa che aveva alle porte di Gerusalemme, di cui rimandò la vendita a un'altra volta, forse perché era un possedimento levitico, del quale non poteva disfarsi senza avere il consenso del sommo sacerdote. Dopo la risurrezione del Figlio di Dio, lo vide, come gli altri discepoli, nello splendore della sua gloria; e, avendo assistito alla sua elevazione al cielo, ricevette anche, in compagnia dei suoi confratelli, nel giorno di Pentecoste, la grazia e la pienezza dello Spirito Santo. Fu allora che, chiudendo gli occhi a tutte le considerazioni umane, vendette la casa che aveva nel sobborgo di Gerusalemme e ne portò il denaro ai piedi degli Apostoli. Fu forse in quel tempo che gli fu cambiato il nome da Giuseppe in quello di Barnaba, che significa, secondo san Luca, Figlio di consolazione, e, secondo san Girolamo, figlio di profeta; fu così chiamato, dice san Giovanni Crisostomo, a causa dell'ammirevole talento che aveva nel consolare gli afflitti.
La Chiesa di Antiochia e l'apostolato
Egli introduce Paolo presso gli Apostoli e fonda con lui la Chiesa di Antiochia, dove i fedeli ricevono per la prima volta il nome di Cristiani.
Appena fu colmo dello Spirito Santo, si applicò con gli Apostoli e gli altri discepoli a illuminare i Giudei e a far loro conoscere che Gesù Cristo era il Messia. E, poiché san Paolo, uno dei più dotti e zelanti della sinagoga, era suo amico, lavorò soprattutto con santo Stefano per guadagnarlo, servendosi a tal fine dei passi della legge e dei Profeti che avevano studiato insieme, e dimostrandogli che si erano compiuti nel Salvatore. Non poté operare la conversione di questo grande uomo, riservata a un colpo straordinario della grazia; ma vi si preparò e gli diede sul cristianesimo delle luci che dovettero servirgli più tardi. Quando, uscito da Damasco, dove i Giudei volevano farlo morire, san Paolo giunse a Gerusalemme, fu san Barnaba a presentarlo agli Apostoli, assicurandoli che la sua conversione era autentica. La sua raccomandazione fu così potente che il capo degli Apostoli ricevette Saulo nella sua casa e lo trattenne parecchi giorni con sé. Tuttavia alcuni discepoli, chiamati Lucio di Cirene, Manahen e Simone, soprannominato il Nero, giunsero ad Antiochia e, non contenti di predi care ai Antioche Antica città dove risiedeva santa Publia con la sua comunità. Giudei, fecero parte anche ai Greci del seme prezioso del Vangelo. Molti ascoltarono la loro parola come una parola di Dio, e si formò in quella città una nuova Chiesa piena di pietà e di fervore, a imitazione di quella che era a Gerusalemme.
Gli Apostoli, informati di un così felice successo, inviarono san Barnaba ad Antiochia per mettere l'ultima mano a quest'opera. Vi giunse con molta gioia; e quando riconobbe i progressi che il Vangelo vi aveva fatto, ne provò una soddisfazione straordinaria ed esortò, con uno zelo incredibile, questi nuovi fedeli a perseverare costantemente nelle loro buone risoluzioni; ne aumentò il numero, di modo che questa Chiesa, ingrandendosi molto, ebbe bisogno di un cooperatore che lo assistesse; essendo san Paolo in quel momento a Tarso, Barnaba andò a trovarlo e lo invitò a condividere i suoi lavori ad Antiochia. San Paolo, pieno di un zelo ardente, lo seguì: vi passarono insieme un anno, durante il quale Dio diede grandi benedizioni al loro zelo apostolico. Fu in quel tempo e in quella città che i fedeli cominciarono a portare il nome di Cristiani, per mostrare a tutto il mondo che non arrossivano affatto di riconoscere Gesù Cristo come capo e maestro.
A giudicare dagli elogi che lo scrittore sacro fa di lui, Barnaba doveva essere il modello oltre che il predicatore della nuova dottrina che annunciava. Ne aveva le due virtù per eccellenza, la dolcezza e l'umiltà. Imparate da me, diceva Gesù Cristo, che sono dolce e umile di cuore. Tali erano i due grandi caratteri della legge nuova, lo spirito di sacrificio e d'amore: lo spirito di sacrificio, che doveva vincere l'egoismo; l'amore, che doveva abbattere l'orgoglio dei grandi e dei filosofi, figli della civiltà pagana, che minacciavano di distruggere la società. San Barnaba, dice la Scrittura, era un uomo pieno di fede, vale a dire che sottometteva la sua ragione alle verità che la Chiesa insegna, che compiva con zelo le leggi della morale evangelica e che attendeva, con una speranza ferma, con una convinzione che lo inondava di gioia, la corona che l'Uomo-Dio ha promesso a coloro che sacrificano la propria volontà e la loro debole intelligenza all'adempimento della sua legge. Inoltre, era buono per eccellenza, vale a dire che fuggiva le dispute, che generano le eresie e gli scismi, che amava soccorrere i poveri e che accoglieva con carità il peccatore che veniva a chiedere perdono a Dio per le sue colpe. Con ciò, aveva preso una larga parte di quella effusione miracolosa di grazia, di forza, di dottrina evangelica, di cui l'anima dei discepoli del cenacolo era stata colmata. Superiore ai desideri della carne, alle vane seduzioni, alle minacce del mondo, che non può uccidere che il corpo, non aveva che un timore, quello di dispiacere a Dio, perché non aveva che una speranza, quella di partecipare alla corona e alla felicità degli eletti.
Ma forse non erano ancora abbastanza tante virtù per fare un apostolo, per far brillare la luce di una nuova dottrina agli occhi dei Giudei, i cui dottori cominciavano a misconoscere il vero senso delle profezie. Occorrevano ancora quei miracoli eclatanti che strappano all'incredulo questa toccante parola: «Il dito di Dio è qui, così come la sua parola, così come la sua rivelazione». Preparato a raccogliere i meriti dell'apostolato, soldato coraggioso che non chiedeva che armi per andare a combattere l'errore e morire, ottenne da Dio questa potenza delle opere, meravigliosa per la moltitudine, meno sorprendente forse per il cristiano dell'umiltà del taumaturgo che lotta contro l'orgoglio che essa può generare. L'esercitò a lungo ad Antiochia; ma il tempo si avvicinava in cui stava per affrontare ben altri pericoli, e dare la sua vita mille volte, per il nome del Signore Gesù.
La carestia predetta dal profeta Agabo estendeva ovunque le sue devastazioni in Oriente. La Palestina soprattutto ne era afflitta, e i cristiani di quel paese, abbandonati forse a tutti gli orrori del flagello, a seguito dell'odio dei Giudei e dei pagani, erano vicini a morire di fame. Allora, in nome di quella religione che lo aveva persuaso a distribuire generosamente la sua fortuna ai poveri, Barnaba raccolse, tra i suoi figli di Antiochia, una somma considerevole, per assistere i cristiani della Giudea. San Paolo e san Barnaba furono incaricati di andare a rimetterla loro stessi ai pastori di quella Chiesa, e di portare ai fedeli di Gerusalemme il bacio di pace dei loro fratelli di Siria, che venivano così caritatevolmente in loro soccorso. I nostri Apostoli fecero dunque questo viaggio; ritornando, portarono con loro Giovanni, soprannominato Marco, di cui abbiamo già parlato.
Missioni in Asia e Concilio di Gerusalemme
Inviato verso i Gentili, percorre Cipro e l'Asia Minore con Paolo prima di partecipare al primo Concilio di Gerusalemme sulla circoncisione.
Poco tempo dopo, lo Spirito Santo ordinò ad alcuni discepoli, predicatori del Vangelo ad Antiochia, che abbiamo nominato più sopra, tutti dotati del dono di profezia, e che invocavano Dio nel digiuno e nella preghiera, di separare Paolo e Barnaba per l'opera alla quale li aveva destinati. Separare, significa qui mettere da parte per esercitare funzioni divine, strappare a ogni altra occupazione. Seguendo quest'ordine, la Chiesa implorò dapprima le benedizioni celesti, poi san Barnaba e san Pa olo riceve saint Paul Apostolo citato da san Girolamo per illustrare i decreti divini. ttero l'imposizione delle mani. È probabile che fossero già vescovi: con questa cerimonia, furono fatti Apostoli dei Gentili. Così, san Barnaba fu con san Paolo inviato alle nazioni con pieno potere di predicare la fede, di ordinare sacerdoti, di consacrare vescovi, di stabilire chiese e di dare leggi. Accompagnati dal giovane Marco, andarono dapprima a Seleucia di Siria, città situata in riva al mare; poi salparono per l'isola di Cipro, che era la patria di san Barnaba, dove predicarono principalmente a Salamina e a Pafo, le più celebri di tutte le città dell'isola; poi passarono a Perge, città della Panfilia, dove Giovanni, soprannominato Marco, che li aveva sempre seguiti, li lasciò per ritornarsene a Gerusalemme, non avendo il coraggio di proseguire il ministero della predicazione che aveva iniziato con tanto zelo. Di là, continuando il loro cammino, giunsero ad Antiochia di Pisidia e a Iconio di Licaonia, dove vollero lapidarli, e dove convertirono santa Tecla; andarono anche a Listra, dove gli idolatri scambiarono Barnaba per Giove e Paolo per Mercurio, e a Derbe, città della stessa provincia; ma, essendone stati cacciati, ritornarono sui loro passi fino a Perge, da dove scesero ad Attalia, e si recarono infine ad Antiochia di Siria, dove dimorarono abbastanza a lungo. Barnaba si recò poi con san Paolo a Gerusalemme, per trovarsi al primo Concilio che gli Apostoli vi celebrarono al riguardo della Circoncisione e delle altre cerimonie legali, vale a dire per esaminare se si dovessero osservare nella Chiesa. Dopo il Concilio, Paolo e Barnaba furono rimandati ad Antiochia dagli Apostoli, con Giuda e Sila, altri due discepoli, per portarvi il decreto che era appena stato fatto, ovvero: «Che i fedeli non sarebbero stati affatto obbligati a osservare le osservanze e le cerimonie della legge di Mosè, ma solo ad astenersi dalla fornicazione e dal mangiare animali soffocati e sangue».
Fu allora che san Paolo propose a san Barnaba di fare la visita alle Chiese che avevano fondato in Asia. Barnaba vi acconsentì, ma a condizione che Giovanni Marco, suo cugino, che desiderava riparare alla sua diserzione, li accompagnasse. San Paolo fu di avviso diverso, e credette che non dovessero più associarsi a un uomo che era stato così vile. Non potendo accordarsi su questo punto, i due Apostoli si separarono, senza alcuna alterazione della tenerezza che avevano l'uno per l'altro: lo Spirito Santo lo permise, affinché, predicando ciascuno per conto proprio, annunciassero il Vangelo in più paesi. Quanto a Giovanni Marco, divenne un infaticabile predicatore, e meritò le lodi di san Paolo, che lo pregò persino di venire a raggiungerlo per condividere i suoi lavori apostolici.
Evangelizzazione dell'Italia e di Milano
Dopo essersi separato da Paolo, evangelizza la Liguria e fonda la Chiesa di Milano, di cui diviene il primo vescovo per sette anni.
Dopo questa separazione tra san Paolo e san Barnaba, di quest'ultimo non si parla più negli Atti degli Apostoli; così, è dalla tradizione e dagli antichi autori ecclesiastici che dobbiamo trarre il resto delle sue azioni. Il nostro santo Apostolo, dopo aver lasciato san Paolo, visitò le Chiese di Cipro, le fortificò nella fede, le provvide di buoni sacerdoti e di santi vescovi, insegnò loro le cerimonie stabilite dagli Apostoli e le accrebbe notevolmente con la conversione di un gran numero di idolatri; in seguito, giunse in Italia, dove, avendo predicato in Liguria, fondò la Chiesa di Milano e ne fu Milan Città italiana dove il santo possiede un altare e una festa annuale. il primo vescovo. Questa Chiesa lo onorò in tale qualità, e pone tra le sue più illustri prerogative l'aver avuto questo fedele discepolo come suo autore e suo Apostolo, come si può vedere nel secondo tomo dell'Italia sacra di Ferdinando Ughelli.
Si dice che rimase sette anni a formare questo gregge di Gesù Cristo. Non rimase tuttavia sempre a Milano durante questo tempo; poiché il suo zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime non aveva confini, predicò anche il Vangelo nelle città e nelle province circostanti. Le città, tra le altre quelle di Bergamo e di Brescia, si gloriano di aver ricevuto la fede dalla sua predicazione; e si vede ancora, a Brescia, un altare dove si crede che abbia offerto il sacrificio incruento dell'Eucaristia. Dopo questi sette anni, ordinò sant'Anatalone vescovo di Milano al suo posto; e, rimontando sul mare, ritornò a Cipro per rivedere ancora una volta i fedeli che aveva acquisito a Gesù Cristo. Percorse quest'isola più volte, e non vi fu quasi borgo o villaggio, in tutta la sua estensione, dove non portasse il nome del Figlio di Dio. Infine, si fermò a Salamina, che ne era la capitale. Poiché sapev a che i Salamine Capitale di Cipro e luogo del martirio del santo. Giudei erano coloro che resistevano maggiormente a
Martirio a Salamina
Di ritorno a Cipro, viene arrestato dai Giudei a Salamina e muore lapidato per la sua predicazione del Vangelo verso l'anno 61.
SAN BARNABA, APOSTOLO. Il Vangelo, si trovava ogni settimana nelle loro sinagoghe per mostrare loro, attraverso le Scritture stesse che leggevano, che Gesù Cristo era il Salvatore promesso nella legge e predetto dai Profeti. Molti si arresero alla forza delle sue dimostrazioni, sostenute dall'innocenza della sua vita, dalla santità delle sue azioni e dallo splendore dei suoi miracoli; ma gli altri, che chiusero le orecchie del cuore alla luce della fede, essendo soprattutto animati e inaspriti da alcuni sediziosi giunti dalla Siria, complottarono insieme per farlo morire. Questa cospirazione non gli fu ignota, e gli sarebbe stato facile evitarla; ma non desiderava altro che subire la morte per il suo maestro e andare a godere della sua presenza. Radunò dunque i suoi discepoli, rese loro partecipe la speranza che aveva di essere presto martire di Gesù Cristo, celebrò la messa in loro presenza e comunicò i fedeli che vi assistettero. In seguito, avendo detto segretamente a Marco che quel giorno stesso sarebbe stato l'ultimo della sua vita, e che stava per firmare col suo sangue ciò che aveva predicato così a lungo a viva voce; sentendosi fortificato dalla presenza del Salvatore, che aveva appena ricevuto, entrò generosamente nella sinagoga per predicarvi come d'abitudine. Ma appena ebbe aperto bocca per parlare di Gesù Cristo, i Giudei, schiumanti di rabbia, si gettarono su di lui, lo trascinarono fuori dalla città e lo lapidarono come un bestemmiatore. Vollero poi bruciare il suo corpo, per timore che ricevesse l'onore che i cristiani rendevano alle reliquie dei Martiri; ma il fuoco perse la sua attività nei suoi confronti e non poté bruciarlo. Così Marco, secondo l'ordine che aveva ricevuto dal Santo, ebbe cura di seppellirlo abbastanza vicino a Salamina. Il suo martirio avvenne, secondo la testimonianza del Breviario romano, circa l'anno 7 di Nerone, che è il sessantunesimo di Nostro Signore Gesù Cristo.
Si rappresenta spesso san Barnaba con delle pietre in una piega della sua veste, perché si ritiene sia stato lapidato. Gli si attribuiscono anche la scure o la lancia, come strumenti del suo martirio. Il Padre Cahier, nelle sue Caratteristiche, dice che lo si rappresenta talvolta, ma a torto, vestito con la dalmatica.
Scoperta e traslazione delle reliquie
Il suo corpo viene miracolosamente scoperto nel V secolo sotto l'imperatore Zenone, con un esemplare del Vangelo di Matteo sul petto.
Questo santo corpo fu inumato a soli cinque stadi dalla città, e il luogo dove si trovava portava il nome di luogo della Salute, a causa dei grandi miracoli e delle frequenti guarigioni ottenute per l'invocazione del santo Apostolo; vi rimase tuttavia a lungo sconosciuto, a causa delle violente persecuzioni che sorsero nei secoli successivi, e fu scoperto solo sotto l'impero di Zenone, verso l'anno 488. La storia di questo ritrovamento è descritta molto dettagliatamente in Surio; Pietro Gnafeo, detto il Fullone, eretico assai pernicioso, essendosi ingiustamente impadronito della sede patriarcale di Antiochia, intimò all'arcivescovo di Salamina, come uno dei suoi suffraganei, di venire a riconoscerlo. Questo prelato, di nome Antemio, che era uomo di santa vita e molto ortodosso, aveva molta difficoltà a risolversi, tanto più che non si sentiva abbastanza dotto né abbastanza sottile per entrare in discussione con l'eretico. In questa grande perplessità, ricorse alla preghiera; e Dio, che esaudisce le lacrime e i gemiti dei suoi servi, gli inviò san Barnaba; il santo Apostolo gli disse di non temere nulla; che egli stesso sarebbe stato il suo sostegno e il suo protettore; e, come segno dell'interesse che voleva prendere alla sua difesa, aggiunse che non doveva far altro che recarsi a cinque stadi dalla città, verso occidente, in un luogo chiamato luogo della Salute, e che, facendo scavare sotto una quercia, vi avrebbe trovato il suo corpo intero, e sul petto il vangelo di san Matteo, che aveva scritto di propria mano. In effetti, il santo prelato essendosi recato in quel luogo, vi trovò questi due tesori inestimabili; il che fece sì che, nel sinodo in cui era stato convocato, la sua sede di Salamina, che era metropolitana di tutta l'isola di Cipro, fu giudicata libera e indipendente da quella di Antiochia, e che non ebbe alcun obbligo di rendere deferenza a Pietro il Fullone.
L'imperatore Zenone, informato di una così felice scoperta, volle assolutamente avere a Costantinopoli quel libro del vangelo che era stato trovato; e, in segno di riconoscenza, fece costruire una magnifica chiesa in onore di san Barnaba, nel luogo stesso in cui il suo corpo aveva riposato così a lungo. Vi si trasportarono in seguito queste spoglie sac re, al t Toulouse Sede episcopale di Eremberto. empo di Carlo Magno. Si trasferirono delle reliquie di san Barnaba a Tolosa, nella chiesa di San Saturnino, dove il suo capo si mostra ancora per la consolazione e il sollievo dei fedeli.
Attualmente, la città di Tolosa possiede ancora questa preziosa reliquia; ecco la copia del verbale di autenticità:
«Oggi, 21 giugno 1807, alle quattro e mezza del pomeriggio, noi, Clément de Barbazan, vicario generale, abbiamo verificato una cassa sigillata, recante l'iscrizione: *Reliquia di san Barnaba, apostolo dei Gentili*, nella quale abbiamo trovato la testa quasi intera del santo Apostolo, avvolta in due taffetà rosso cremisi sbiadito; inoltre, un pacchetto di stoffa di seta dello stesso colore, recante l'etichetta: *Reliquia di san Barnaba*, e contenente alcune piccole porzioni del cranio e diversi denti molto ben conservati dello stesso Santo; inoltre, due autentiche, sulle quali abbiamo apposto il nostro *ne varietur*».
(Crépel, vicario di Saint-Sernin.)
Vi sono anche reliquie del santo Apostolo a Milano e al Mont-Saint-Quentin.
L'Ordine dei Barnabiti
L'influenza del santo perdura attraverso l'Ordine dei Chierici regolari di San Paolo, fondato nel XVI secolo a Milano.
L'Ordine dei Chierici regolari detti *Barnabiti*, da una chiesa di San Barnaba che si trova a Milano, e di cui presero possesso nel 1545, fu fondato, nel 1537, da tre gentiluomini milanesi. I papi Clemente VII e Paolo III lo approvarono e lo confermarono, l'uno nel 1532, e l'altro nel 1535. Quest'Ordine, il cui fine principale è di formare buoni predicatori per istruire il popolo nelle missioni, era singolarmente stimato da san Carlo Borromeo. Ha prodotto diversi grandi uomini. (Vedere Hélyot, *Hist. des Ord. relig.*, t. IV, p. 111, e soprattutto il Padre Mansi, dell'Ordine dei Serviti. *Nat. in Baynaldi Contin. Annal. Baronii, ad ann. 1533, p. 208, t. XIII Contin.*, seu t. XXXII totius operis.)
Cf. *Histoire de la Vie des Saints, d'après Godrescard, Croiset, etc.*, a cura degli abati Juste e Callian; *Tillement; Acta Sanctorum; Histoire des soixante-douze disciples*, dell'abate Malatre.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.