Proveniente dalla nobiltà provenzale, Roselina di Villeneuve entrò tra le Certosine dopo aver manifestato una carità precoce illustrata dal miracolo delle rose. Priora di Celle-Roubaud, fu una mistica il cui corpo e i cui occhi rimasero miracolosamente intatti dopo la sua morte. Il suo culto, legato alla protezione dei raccolti, rimane vivo in Provenza.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
SANTA ROSELINA DI VILLENEUVE,
RELIGIOSA CERTOSINA
Origini e infanzia miracolosa
Nata nel 1263 al castello di Les Arcs in una nobile famiglia provenzale, Roselina manifesta presto una carità ardente, illustrata dal miracolo del pane trasformato in rose.
Nella parte orientale della Provenza, tra Lorgues e Draguignan, si estende un altopiano che ancora oggi è dominato dall'antica torre di Les Arcs. Ai suoi piedi, nel XIII secolo, si potevano scorgere le maestose costruzioni di un castello principesco abitato da due nobili e pii personaggi, Arnaud de Villeneuve e Sibylle de Sabran. Generosi discendenti di due grandi famiglie i cui membri appaiono come una splendida costellazione di Santi, sembrava che si fossero uniti solo per fornire al cielo nuovi abitanti.
Portando ancora nel suo grembo il primo frutto di un'unione che doveva essere così meravigliosamente feconda e benedetta, Sibylle de Sabran, dal fondo del suo oratorio, chiedeva alla Regina degli angeli di proteggere la bambina che stava per mettere al mondo. Nel mezzo della sua ardente preghiera, un santo rapimento le rivelò che avrebbe dato alla luce una rosa senza spine, il cui profumo avrebbe inebriato l'intera contrada. Il 27 gennaio 1263, il castello di Les Arcs era in festa: una bambina era appena nata: era Roselin a. Da mo Roseline Santa certosina provenzale celebre per la sua incorruttibilità. lto tempo ormai, nella famiglia dei Villeneuve e dei Sabran, vi erano virtù e illustri esempi cristiani; e la giovane bambina vi appariva come il punto luminoso di un radioso gruppo di personaggi virtuosi.
Guidata, fin dai suoi primi passi nel mondo, da illustri santità le cui aureole confuse insieme formavano un così ricco fascio di luce, sembra legittimo che la giovane castellana abbia voluto mostrarsi degna della pia nobiltà le cui glorie religiose esaltarono la sua bella anima, e che a tali stemmi, ella sia stata gelosa di aggiungere, se possibile, un fiore ancora più grazioso degli altri. Era giusto d'altronde che tutte le tradizioni espressive, tutti gli emblemi della nostra Santa venissero a riflettersi nell'immagine della regina dei giardini, che questa offrisse il riassunto della sua storia, che fosse uno stemma parlante, e che Roselina fosse veramente la rosa del deserto, come Pietro è l'apostolo fondatore dell'edificio indistruttibile che costituisce la Chiesa. La nostra Santa non venne meno al suo nome.
I giovanili slanci della pietà andavano crescendo nella bambina iniziata a poco a poco alla vita cristiana: rapimenti celesti si riflettevano sui suoi occhi trasparenti e sui suoi tratti infantili. Il giorno della sua cresima, il vescovo di Fréjus vide brillare una luce soprannaturale sulla fronte di Roselina, che aveva appena sette anni.
I suoi primi passatempi furono le buone opere, e fu soprattutto l'amore per i poveri ad infiammare il suo giovane cuore. La timida, l'obbediente fanciulla diventava audace, intraprendente, quasi temeraria per alleviare i bisogni degli indigenti e le sofferenze dei malati: arrivò fino a pii furti, fino a temerarietà. Le provviste di pane della casa signorile sparivano con un'inspiegabile rapidità; per le mani di Roselina, venivano segretamente distribuite ai poveri. I servitori del castello, responsabili degli alimenti posti sotto la loro custodia, svelarono al padre la caritatevole ladra. Questo padre cristiano, felice di scoprire tante virtù nella figlia, volle metterla a una seria prova.
Un giorno, alla porta del castello, dei poveri pressati dalla fame implorano del pane; Roselina li sente, e il padre finge di essere sordo alla loro preghiera. Roselina accorre per distribuire loro gli alimenti di cui ha riempito il suo grembiule. Il padre nascosto si slancia davanti alla figlia e con una severità simulata: «Cosa porti lì?» dice a Roselina. «Padre mio, sono rose fiorite»; e aprendo il grembiule, ella mostra magnifici mazzi di rose. Il padre, rapito dalla santità della figlia, si volta verso i suoi servitori e impartisce loro quest'ordine: «D'ora in poi, la si lasci fare».
Tutti i dolori toccavano il cuore di Roselina. I malati, gli afflitti vedevano entrare nel loro tugurio questo angelo consolatore; e i loro tormenti venivano placati da un fascino divino. Nulla ripugnava al suo ardore di guarire; con una mano che la tenera pietà rendeva abile e leggera, ella fasciava senza eccitare sofferenza le ferite più brucianti, le piaghe più ripugnanti; gli umori contagiosi venivano toccati senza timore, il contagio non poteva raggiungerla. Oh prodigio della carità coraggiosa! le labbra delicate della giovane fanciulla senza macchia facevano scomparire per sempre le impurità delle ulcere!
Vocazione ed entrata in religione
Rifiutando le alleanze mondane, ottiene di unirsi alle Certosine e intraprende un pericoloso viaggio verso il monastero di Bertaud sotto la protezione del vescovo di Orange.
Roselina, santificata già da tante buone opere, già miracolosa dispensatrice delle grazie celesti, non poteva più trovare amore carnale degno di lei. Primogenita dei figli di Arnaud e di Sibilla, si era già adempiuta verso le sue giovani sorelle e i suoi fratelli bambini dei doveri e delle cure interiori della famiglia, aveva già pagato i debiti terreni: aspirava a godere liberamente dei rapimenti dell'amore divino; la bellezza senza macchia, infinita, ecco ciò che voleva possedere!...
L'entusiasmo dei giovani anni è magnifico, ma è talvolta effimero, perché è inesperto. Deve essere provato; questa prova è un dovere dei genitori cristiani, che devono scartare ogni possibilità di impegno religioso irriflessivo, seguito talvolta da tristi conseguenze e da amari rimpianti. I genitori di Roselina non mancarono a questa penosa parte dei loro doveri religiosi.
Molte offerte brillanti furono fatte alla giovane: ma ella rispose che cedeva tutti i suoi diritti a una delle sue quattro sorelle; che lei stessa, consacrando a Dio la sua verginità in un monastero di Certosine, sarebbe stata più utile alla sua famiglia con il soccorso delle su monastère de Chartreuses Ordine religioso accolto da Engelberto a Colonia. e preghiere; che implorava il permesso di andare a formarsi alle conoscenze e alle pratiche certosine nella casa di Bertaud.
Dom Bruno, priore della certosa di Montrieux, ricevette la confide nza della Dom Bruno Fondatore dell'ordine dei Certosini. ferma risoluzione di Roselina e fu incaricato di far comprendere ai genitori che la determinazione della loro figlia era tanto riflessiva quanto irrevocabile; il voto fu ascoltato... bisognava eseguirlo.
Il monastero delle Certosine di Bertaud con le sue vaste solitudini, le sue tempeste tropicali e i suoi geli polari, era il sito favorito che aveva sedotto la giovane immaginazione di Roselina, gelosa di porre la pratica delle più alte austerità di fronte ai più grandi rigori del clima, e le meraviglie della serenità cristiana di fronte ai più grandi turbamenti della creazione.
Ma questa casa era ben lontana dal castello degli Arcs, e un lungo viaggio per una giovane di quindici anni era ancora, nel XIII secolo, un'impresa difficile e pericolosa. La Provvidenza vi poteva.
Nel 1278, Josselin, vescovo di Orange, al ritorno da un pellegrinaggio fatto alla tomba dei santi Apostoli di Roma, ricevette l'ospitalità di Arnaud de Villeneuve. Roselina, sempre più ardente nei suoi pii desideri, in presenza dei ritardi e delle difficoltà, prese il vescovo Josselin come protettore, come aveva preso il priore dom Bruno come avvocato. Il vescovo appianò tutte le difficoltà, dichiarando che si incaricava di far arrivare senza pericolo la nobile postulante fino alla certosa di Saint-André de Ramires, monastero di dame posto ai confini della sua diocesi. Da Saint-André a Bertaud, le sante case, moltiplicate come grani di rosario e visitate da numerosi messaggeri religiosi, stabilivano comunicazioni moltiplicate e ben sicure.
La pia viaggiatrice dovette mettersi sotto la protezione dell'abito religioso, coperta dalla grossolana stoffa di postulante, che contrastava con la delicatezza dei suoi tratti; comprimeva i sospiri e i dolori intimi della prima separazione dalla famiglia e del perpetuo abbandono della casa paterna.
Il padre, che aveva visto il miracolo della sua santa figlia, e sapendo bene che camminava verso il cielo, le diede la sua benedizione mescolata alle sue lacrime. La madre cristiana strinse contro il suo cuore questa rosa senza spine che faceva la sua gioia e il suo orgoglio, e di cui offriva a Dio ormai tutto il profumo. E le sorelle e i fratelli, che perdevano la loro migliore amica, coprirono dei loro baci colei che insegnava loro così bene ad amare e a pregare Dio!
Roselina si strappò infine da quegli abbracci, e, ferma e risoluta, si mise in cammino verso il luogo dove doveva compiersi il sacrificio; il vescovo di Orange, guidando e proteggendo la bella e santa figlia, era un nuovo angelo Raffaele che conduceva il giovane Tobia verso il luogo dove Dio gli destinava una sposa fedele e beneamata. Dopo lunghi giorni di cammino, si giunse a Saint-André. Il viaggio, compiuto come un pellegrinaggio con un vescovo per guida e per esplicatore, aveva eccitato lo zelo di Roselina e ingrandito la luce della sua fede. Era stato un concatenamento di sante impressioni provocate da ogni fondazione religiosa, da ogni reliquia di cui si andava di città in città, di monastero in monastero, ad apprendere la storia e a salutare le meravigliose influenze.
A Saint-André, dove dimorò qualche tempo, Roselina cominciò la sua impresa, e quando fu ben iniziata ai doveri materiali e agli esercizi religiosi di quel monastero, pensò solo a raggiungere la casa che era il termine del viaggio. Ma bisognava attraversare montagne scoscese per andare ad acquisire la dottrina religiosa completa nella casa di Bertaud: una piccola carovana si organizzò che accompagnò la nostra giovane vergine finché poté riposare all'ombra della sua solitudine beneamata.
Noviziato e professione a Bertaud
A Bertaud, si distingue per la sua umiltà e il suo zelo, pronunciando i voti definitivi nel 1280 nonostante i disordini politici causati dai Valdesi e dagli Albigesi.
Nel XIII secolo, signori turbolenti, come quelli di Mont-Maur e della Roche, ed eretici persecutori, come i Valdesi, i Pastorelli e gli Albigesi, nemici numerosi e implacabili, causavano alle religiose di Bertaud vive inquietudini e minacciavano la loro debolezza con i peggiori oltraggi. La giovane postulante del castello di Arcs arrivava come una messaggera di pace; portava la garanzia dell'energetico intervento dei Sovrani di Provenza contro i nemici del monastero: parente dell'attuale governatore di quel paese, la giovane vergine non era forse un ostaggio rassicurante per il futuro della casa? Roseline appariva dunque come l'arcobaleno della serenità ormai assicurata: il suo ingresso a Bertaud fu un giorno di festa, poiché si salutava un angelo custode sotto il mantello della novizia. Come nel 1095, san Bruno determinava la grande crociata e si faceva segreto missionario della fede pacifica e civilizzatrice, nel 1278, santa Roseline, appena ammessa nella famiglia del fondatore certosino, determinava già attorno a sé la protezione dell'ordine pubblico, il rispetto delle leggi della religione e della civiltà cristiana.
Mentre Roseline procurava la pace al convento, novizia la più umile e la più zelante, vi attingeva la scienza religiosa e la scienza profana. Le lettere sacre, le dolci e pie melodie, le Regole del suo Ordine e le loro motivazioni venivano apprese con felicità, con premura dalla nostra Santa; le variazioni delle pratiche, le loro alternative nelle ore della giornata le apparivano una successione di gioie; i suoi progressi stimolavano lo zelo delle sue compagne, mentre la dolce allegria che irradiava da tutta la sua persona donava un fascino seducente agli esercizi più austeri o più monotoni. Sotto ogni semplice dettaglio materiale leggeva un'importante intenzione e un alto pensiero. Avanzare sempre verso Dio, con l'intelligenza e con il cuore, era per lei un bisogno costante, e ciò che scoraggiava le vocazioni equivoche sovraeccitava la sua.
Dopo due anni di noviziato, e per tre volte consecutive, durante l'ultimo mese, Roseline aveva chiesto la grazia di essere ammessa alla dignità di professa; tre volte l'unanimità dei voti aveva accolto i suoi desideri sottomessi al Capitolo generale. Nel 1280, verso Natale, il momento solenne dei voti irrevocabili era giunto, e l'umile Roseline, già provata da sacrifici eroici, tremava tuttavia ancora per la sua debolezza; chiedeva attorno a sé il concorso di tutte le preghiere.
Infine sorse il giorno in cui, ricca di quella santa e generosa audacia che si acquisisce al contatto di lunghi e penosi combattimenti di cui è il coronamento obbligato, Roseline avanzò risoluta davanti agli altari per pronunciarvi i suoi voti e ricevervi la benedizione del sacerdote: era professa. Immolando la sua verginità al Dio di purezza, si adornava con premura della bianca veste di certosina, più splendente ai suoi occhi della porpora e della seta. Aveva lasciato le ricchezze per la povertà, le premurose cure dei servitori per farsi umile serva, aveva rinunciato in un solo giorno alle dolci carezze di una madre, agli onori inebrianti di una famiglia principesca. Le figlie di san Bruno erano in possesso di un tesoro che doveva essere loro presto rapito.
Il priorato di Celle-Roubaud
Nominata priora a Celle-Roubaud, utilizza la sua influenza familiare e i suoi legami con Papa Giovanni XXII per proteggere e sviluppare l'ordine certosino in Provenza.
Non lontano dal castello di Les Arcs era appena sorto un nuovo convento di Certosine: era Celle-Roubaud, frutto delle liberalità del padre della nostra Santa. La priora si chiamava Jeanne de Villeneuve: era la zia della nostra eroina. Flettendo sotto il doppio peso degli anni e delle austerità, reclamava con insistenza colei che doveva aiutarla nell'amministrazione della casa e a estendere sulla contrada un salutare proselitismo. Roseline, istruita ormai sugli interessi del suo Ordine, ben iniziata alle pratiche certosine, poteva essere di grande utilità in questo monastero nascente: il bene generale esigeva che apparisse a Celle-Roubaud, i suoi superiori la chiamarono lì.
Nel 1282, lasciò quelle maestose Alpi, testimoni dei suoi voti religiosi e dei più bei slanci della sua fede, per andare vicino al castello di Les Arcs, a iniziare un'impresa degna di lei. Tutto era pronto per accogliere la santa certosina. Il vescovo di Fréjus, Bertrand de Favières, stava per consacrare egli stesso santa Roseline e, elevandola alla dignità di diaconessa, conferirle il carattere religioso più alto che possano ricevere le persone del sesso femminile. Giunta al suo venticinquesimo anno, la nostra Santa aveva raggiunto l'età minima richiesta per ricevere questa consacrazione: aspirava ardentemente ai supremi onori di questa cerimonia, che le conferiva i santi privilegi del titolo di sposa di Gesù Cristo. La consacrazione certosina è una riproduzione dei più graziosi slanci del Cantico dei Cantici: sublimi trasporti di celesti amori poeticamente cantati negli uffici della santa Vergine: è l'unione intima con la vittima che si sacrifica ogni giorno sull'altare. I desideri della nostra Santa furono infine colmati: le fu dato di ricevere dalle mani del vescovo il velo che la separava dal mondo, e l'anello d'oro che la incatenava a Dio; la corona di pietre preziose che la rendeva partecipe della gloria e della potenza del Re dei cieli; il manipolo che doveva ornare il suo braccio destro del segno della forza; la stola, simbolo del giogo del Signore; la croce, segno del sacrificio assoluto, della dedizione completa; infine, il libro dei santi Cantici che l'anima religiosa ama cantare alla lode dello Sposo.
Durante questa felice giornata, Roseline non poté pronunciare alcuna parola; non poté prendere alcun alimento. Tutte le necessità terrestri erano sospese; le lacrime dell'estasi velavano i suoi occhi diretti verso il cielo, mentre gli slanci del suo cuore soffocavano la sua voce. Come Maria, sorella di Lazzaro, non cessava di contemplare la bellezza divina e di ascoltare l'intima conversazione dello Sposo mistico. La sposa visse solo del soffio dello Sposo.
Quale era allora la gioia di suo padre, del nobile cancelliere del regno delle Due Sicilie! Vedeva la realizzazione delle sue speranze nello sviluppo di questa casa di Certosine che aveva fondato con i suoi doni, che popolava con la sua famiglia. Dando a questo convento sia sua sorella come priora che sua figlia come diaconessa, non assicurava forse alla sua stirpe, ai suoi vassalli, tutte le grazie della preghiera e del sacrificio?
Ma, tra tutti questi cuori dilatati, ce n'era uno soprattutto che la felicità sopraffaceva, era quello della madre della certosina incoronata ed elevata in gloria. Sibilla di Sabran vedeva la sua Rosa senza spine giunta al suo più splendido sbocciare. I presagi della nascita della sua santa figlia, preziosamente conservati nel cuore materno, marciavano verso il loro intero compimento.
Forte ormai di una forza tutta divina, la nostra giovane vergine la impiega generosamente al miglioramento successivo delle diverse parti dell'amministrazione interna della casa monastica di Celle-Roubaud. Nel suo noviziato, terminato in seno all'eminente casa di Bertaud, nel suo pellegrinaggio attraverso le principali istituzioni religiose della Provenza, aveva imparato molto. Lo zelo di Roseline professa, di Roseline consacrata, propagò tutto ciò che aveva colto lo spirito aperto di Roseline novizia. Sotto il suo intelligente impulso, i canti religiosi sono eseguiti con quel sentimento squisito delle poesie sacre, che sanno elevare verso il cielo i pensieri dei più rozzi lavoratori della terra; si vede nascere questa musica religiosa delle figlie di san Bruno, i cui accordi sono come un gemito della terra seguito da una speranza verso il cielo. La vergine modello di Celle-Roubaud fa ammirare a tutti la sua pia applicazione e la sua abilità nell'arte materiale della scrittura, compiacendosi di ritracciare in graziosi caratteri le meravigliose bellezze delle poesie sacre, e scrivendo con delizie il linguaggio divino che sentiva con rapimento. Fervente interprete di Colui che ha detto: Andate e insegnate, si applica a far brillare vivamente la luce delle dottrine sacre, e i fascini del suo insegnamento edificano tutti coloro che la circondano. Generosa e fedele serva nelle piccole cose, che Dio eleverà a cose più grandi!
La priora Jeanne de Villeneuve aveva appena abdicato alle sue funzioni religiose, e il priore generale dei Certosini, Boson, ascoltando il voto unanime delle vergini del monastero di Celle-Roubaud, impose a Roseline di accettare i lavori e la dignità del priorato. Dopo trent'anni di carità, dopo ventidue anni di preghiere, di esercizi santificanti e di pratiche severe, la santa certosina, arrivata con il suo trentasettesimo anno alla perfezione certosina, poteva esigere e insegnare la virtù, il cui tipo si trovava in lei stessa. La severità degli avvertimenti, le toccanti esortazioni all'immolazione perpetua e alla preghiera, la vigilanza incessante contro le seduzioni della tiepidezza e della mollezza: tali erano ormai i gravi doveri che le incombevano. È compiendoli che ha fondato le tradizioni delle religiose certosine che l'hanno elevata al rango di modello delle vergini del loro Ordine.
Roseline novizia si era mostrata avida di acquisire le virtù di questo Ordine; professa, si era potuta chiamare la sua vergine modello; priora, sarà la sua più alta protettrice, e come il centro di un cerchio di intelligenze attive, votate allo sviluppo religioso di cui l'Ordine certosino sarà uno dei principali focolai. A quest'opera gigantesca di pace e di protezione, in un paese e in un tempo in cui l'una e l'altra erano così rare e così difficili, la figlia di Bruno inviterà l'immenso corteo dei suoi parenti e amici, nell'ordine politico e nell'ordine religioso. Indipendentemente dalla protezione di suo fratello, il signore di Les Arcs, incaricato della difesa della diocesi di Fréjus e dei monasteri certosini fino a La Verne, invocherà quella di un altro fratello, Raymond de Villeneuve, governatore di Marsiglia; di suo fratello Raynaud, cancelliere del duca di Taranto; di suo cognato di Villeneuve-Vence, gran siniscalco di Provenza; di suo cugino germano sant'Elzéar di Sabran, governatore del principe ereditario e ambasciatore del re Roberto; poi, nell'ordine religioso, quella di suo fratello Elzéar de Villeneuve, canonico di Marsiglia; di suo zio germano, Guillaume de Sabran, vescovo di Digne; e, al di sopra di tutte queste influenze, chiamerà in suo aiuto il gran maestro dei cavalieri di San Giovanni, suo fratello, e il sovrano Pontefice, suo amico.
Mai in nessuna epoca, né prima né dopo Roseline, si vide un insieme di potenze e di virtù civilizzatrici così strettamente unite: anche, che importanti risultati dovuti a questo fascio di poteri religiosi, di autorità militari, di alte funzioni civili, tutte riunite dalle grandi virtù e dai legami di sangue, dalla reciprocità di stima e di affetto devoto! Per citarne solo alcuni, il sovrano provenzale istituisce, nel 1308, un cavaliere protettore speciale dei Certosini; nel 1310, l'ex vescovo di Fréjus, il grande ammiratore delle virtù di Roseline, divenuto papa sotto il nome di Giovanni XXII, dota l'Ordine certosino della casa ospedaliera di Bonpas, vicino ad Avigno Jean XXII Papa che pose la diocesi di Rieux sotto la protezione di San Cizy. ne, mentre l'anno seguente, aggiunge a questo primo favore l'affrancamento dalle decime per le sue terre, e che, con la sua bolla del dicembre 1323, accresce in modo duraturo le risorse della Certosa di Celle-Roubaud, decretando l'aggiunta delle rendite del priorato di Saint-Martin ai beni del monastero. Nel 1320, la sicurezza dell'Ordine raggiunge il suo apice, assicurata com'è per sempre dall'istituzione di un posto di cavalieri di San Giovanni, diretti da un Villeneuve, mentre l'arcivescovo di Arles, e i vescovi di Vaison e di Senez sono nominati conservatori dei beni e delle persone delle Certosine.
Ultimi anni e morte mistica
Dopo aver rassegnato le sue funzioni, si dedica a un'ascesi estrema prima di morire nel 1329, circondata da visioni celesti di san Bruno e della Vergine.
Ecco alcuni dei frutti sbocciati nell'intervallo dei venticinque anni del priorato di Roselina (1300-1325). Tuttavia, ella era invecchiata in questa lunga serie di buone opere; aveva provveduto al suo monastero con beni spirituali e temporali, aveva ella stessa acquisito perfezioni che la separavano sempre più dalle debolezze umane. Aveva sete delle delizie della contemplazione delle perfezioni divine, ed era stata svezzata da esse a causa delle cure materiali, delle preoccupazioni e degli affanni della direzione.
Discese dal rango supremo per farsi dimenticare nell'isolamento e nella reclusione. Estranea ai bisogni terreni, si avvicinava alla spiritualità angelica. Restava fino a un'intera settimana senza cibo... Alcune verdure senza condimento, pane sporco di cenere, tale era il cibo grossolano e misero che le bastava, nei giorni in cui assaporava le delizie spirituali del pane degli angeli!
Le necessità materiali diventando ogni giorno meno imperiose, la sua anima, sempre più attiva, penetrava nel segreto dei cuori. Era colpita dalle sozzure interiori di coloro che chiedevano di intrattenerla, e nessuno osò più avvicinarla se non dopo essersi purificato con la confessione. L'autore del peccato stesso, il demonio, non poteva più resistere alle preghiere della Santa che respingeva l'approccio della minima macchia e del minimo pensiero del male.
La grazia di prepararsi all'ultimo combattimento, di cui le era stata rivelata l'ora, fu la più insigne delle grazie divine concesse alle virtù di santa Roselina. Chiamando la sua cara nipote Margherita, la più amata delle sue proselite, colei che dopo la perdita di sua sorella Sanche rappresentava sia la famiglia di sangue che la famiglia di religione, la pregò di assisterla con le sue ultime cure, nel momento in cui la morte stava per sciogliere la sua anima dalle catene materiali.
Le religiose convocate attorno al suo giaciglio udirono le sue ultime tenerezze e i suoi ultimi consigli. «La fiducia e l'amore del Signore, ecco», diceva, «il patrimonio che vi lascio, basterà a tutti i vostri bisogni». Il suo esempio non era forse una palpabile dimostrazione di questo grande principio? Rinunciando a tutto e donando senza sosta, tutti i soccorsi non le erano forse giunti al momento opportuno?
Era bello vedere questa amante dei poveri e di Dio coricata sulla paglia, sopportando lo stimolo della malattia come se fosse stata mollemente distesa su un letto di rose, esalando umili lamenti sulle sue lievi debolezze che lasciavano a malapena nella sua memoria una traccia nuvolosa; confusa della sua indegnità, come se non avesse senza sosta trionfato sulla carne, e come se ognuno dei suoi anni non fosse stato un passo verso la più alta perfezione. Gli occhi verso il cielo: «Chiamatemi verso di voi», diceva, «affinché io unisca la mia debole voce, o mio Dio, ai cantici dei vostri angeli, che io arrivi a voi, grazie alle indulgenze che il vostro vicario mi ha concesso e che, munita delle forze attinte dal vostro pane misterioso, la mia debolezza possa camminare fino alla vostra sublimità!»
Così gemeva tra gli abbracci del suo umile amore per Dio, la vergine che non era stata che preghiera e carità, la degna emula delle virtù di san Bruno. Presto saziata dalle dolcezze soprannaturali della divina Eucaristia, cadde in un'estasi che durò un'intera giornata. Era un'escursione verso il paradiso che sospendeva così le comunicazioni terrene?
Dopo questo rapimento, le ultime unzioni degli oli santi vennero come un imbalsamazione a preparare il corpo verginale all'eterna incorruttibilità. Tutti i sensi umani, da allora separati dalle loro infermità terrene, furono applicati ai messaggi celesti. La comunità, inginocchiata davanti alla santa priora, ricevette tra i singhiozzi le sue ultime benedizioni... In un silenzio solenne, le vergini certosine si ritirarono portando nel loro cuore una tenera emozione e un ricordo santificante.
La nipote Margherita restava sola in orazione in un angolo della cella, quando udì santa Roselina dire con voce chiara e soddisfatta: «Addio per l'ultima volta, vado al mio Creatore». A queste parole scoppia un nuovo prodigio: allora appare la santa triade certosina, san Bruno, sant'Ugo di Grenoble, sant'Ugo di Lincoln, tutti in abiti certosini, l'incensiere alla mano e precedendo la santa Madre di Dio che portava il suo divino Figlio tra le braccia. La Vergine divina, avendo permesso a san Bruno di far incensare la cella, sant'Ugo di Lincoln avvolse di cerchi profumati la stanza e il letto dell'ammalata: il demonio, chiamato ad articolare i rimproveri da formulare contro Roselina: «Si è lasciata andare», disse, «al riposo durante un pomeriggio». Per l'inanità di un tale rimprovero, lo spirito insidioso del male confessava bene la santità di Roselina! Allora la santa Madre di Dio, con l'ineffabile grazia del suo sorriso, pronunciò queste dolci parole: «Conducete la casta fidanzata al letto nuziale del celeste Sposo».
A queste parole, scoppiò il concerto di ringraziamenti della santa triade, e la venerabile madre spirò!
D'ora in poi la virtù certosina aveva due modelli: san Bruno e santa Roselina, era la dolce personificazione della preghiera, su labbra senza sozzure, e sotto le due forme dell'umanità.
Incorruttibilità e culto delle reliquie
Il suo corpo e i suoi occhi rimangono intatti dopo la morte. Nel 1661, Luigi XIV fece verificare questo prodigio dal suo medico durante un pellegrinaggio reale.
Il corpo della vergine senza macchia fu allora, secondo il rito certosino, ornato dalle insegne della consacrazione. Sulla fronte della Santa di Celle-Roubaud brillavano le pietre preziose della corona ricevuta a venticinque anni, al suo braccio destro era il manipolo, sulla sua veste bianca scendeva la stola che circondava il suo petto come l'aureola della purezza, sul suo cuore era appoggiata la croce che aveva ispirato tutti i suoi pensieri.
Quando il corpo fu introdotto nella bara, le membra della Santa, fredde come il marmo, conservarono con la dolcezza della loro forma, una meravigliosa flessibilità.
Nello stesso istante, la voce di Dio si fece udire attraverso la bocca dei bambini. In tutti i borghi, nelle città del vicinato risuonarono queste grida: LA SANTA È MORTA! Allora un immenso concorso di popolo si diresse verso il monastero, tutti vollero vedere, tutti vollero toccare la santa spoglia. Ciechi che riacquistavano la vista, membra paralizzate tornate alle loro funzioni, e numerosi malati guariti dal solo contatto della bara furono le testimonianze pubbliche della santità di Roselina. Fu necessario rimandare la sepoltura fino al terzo giorno. Così lo esigeva la popolazione, che non poteva saziarsi di contemplare la Santa.
Fu inumata nel cimitero comune del monastero, secondo il rito del suo Ordine religioso, e deposta accanto alla precedente priora, Jeanne de Villeneuve, morta da diciannove anni.
La nostra Santa era volata al cielo il 17 gennaio 1329, all'età di quasi sessantasei anni: religiosa a sedici, stava per celebrare con il suo celeste Sposo il cinquantesimo anniversario dei suoi voti certosini così ben vissuti.
La si rappresenta mentre porta un reliquiario che contiene due occhi, perché gli occhi della Santa si conservarono vivi e nitidi diversi secoli dopo la sua morte. La si vede anche disperdere truppe maomettane, simbolo della protezione di cui circondò l'Ordine certosino. Infine, la si dipinge coronata di rose, in memoria della rivelazione che ebbe sua madre quando portava ancora questa bambina nel suo seno, e per ricordare il miracolo dei pani trasformati in rose.
È la patrona dei Certosini e dell'Ordine di Malta.
## CULTO E RELIQUIE.
Presto i voti delle religiose e quelli delle popolazioni circostanti si elevarono in concerti fino ad Avignone, fino al rappresentante di san Pietro, all'illustre vegliardo amico di Roselina, per chiedere l'esumazione del corpo santo. Essa fu eseguita il giorno dell'ottava di Pentecoste, l'11 giugno 1334, in mezzo al concorso più numeroso e più solenne; a seguito di cinque anni di soggiorno in terra, il corpo apparve intero, senza corruzione; gli occhi, ordinariamente così alterabili, erano meravigliosamente conservati. La gioia pubblica si elevò fino a una pia ebbrezza, i miracoli si moltiplicarono, e da ogni parte si ripeteva: Abbiamo un tesoro inestimabile, possediamo una Santa. Questo giorno memorabile fu da allora giustamente denominato «il trionfo di santa Roselina», ed è celebrato ogni anno la domenica dell'Ottava di Pentecoste. Gli occhi della Santa furono posti in una piccola teca particolare, per essere trasportati al tesoro della parrocchia di Les Arcs, vicino al luogo dove questi occhi, simbolica figura della purezza verginale, si erano per la prima volta aperti alla luce. Il santo corpo, portato da sei Certosine, fu deposto nella chiesa del monastero, accanto all'altare, all'interno di una balaustra che lo proteggeva contro le profanazioni.
I trionfi politici e religiosi dovuti al patrocinio di Roselina, e i numerosi miracoli che si producevano in mezzo alle popolazioni vicine al monastero, raddoppiarono la devozione pubblica per i resti della Santa, e, nel 1344, per voto universale, il corpo fu sollevato dal sepolcro per essere esposto alla vista di tutti, e più tardi posto sull'altare in una teca con apertura vetrata.
Ma il XV secolo portò con sé i suoi torbidi politici e il famoso scisma pontificio; il corpo di santa Roselina era stato nascosto da mani pie, e il popolo cristiano chiedeva insistentemente il restauro della preziosa reliquia: era la santa patrona del paese, Roselina, che scongiurava le tempeste distruttrici dei raccolti, che addolciva i mali ed entrava in tutte le gioie interiori delle madri di famiglia; per ritrovare il santo corpo, le luci del cielo furono invocate nella cappella di Celle-Roubaud. In mezzo alla messa, un cieco esclamò: ecco il corpo di santa Roselina, io lo vedo. Nello stesso istante, il cieco riacquistò la vista. Gli scavi fatti nel luogo che era appena stato indicato misero a nudo la santa reliquia, sempre nella sua integrità; la si ricollocò allora vicino al coro, nella cappella, in una teca dorata, e nella posizione che occupava precedentemente. Ma il monastero contiguo alla chiesa era stato a metà distrutto; lo si ricostruì secondo le regole dei Padri Francescani dell'Osservanza che si costituirono custodi del sacro deposito, e nel giorno del suo completo compimento (1504), ricevette il nome popolare sotto il quale è esclusivamente conosciuto oggi, quello di Sainte-Roseline. La preziosa reliquia poté attraversare senza offesa il periodo delle guerre di religione che precedette il regno pacificatore di Enrico IV. Nel 1657, una nuova teca dovette essere stabilita, destinata a racchiuderla più convenientemente. Una traslazione solenne ebbe luogo alla presenza dei dignitari dell'Ordine religioso, di numerosi membri della famiglia della Santa, e in mezzo all'esplosione della pia gioia di quattromila assistenti. La teca fu deposta in una cappella di costruzione recente, a destra della chiesa, all'angolo dell'altare corrispondente al Vangelo. Dopo l'ovazione popolare arrivò l'omaggio del più superbo principe dell'antica monarchia, perché nulla doveva mancare all'esaltazione dell'umile vergine. Luigi XIV, nel 1661, venne con sua madre Anna d'Austria e tut ta la sua Louis XIV Re di Francia durante il ministero di Olier. corte, a fare il pellegrinaggio dei luoghi santi della Provenza; dopo santa Maddalena, la secchezza penitente, gli onori si indirizzarono alla vergine incorrotta, santa Roselina. La meravigliosa conservazione degli occhi della certosina posta nel reliquiario colpì vivamente il re. Egli ordinò al suo medico, Antoine Vallot, di assicurarsi che quegli occhi fossero naturali.
La puntura fatta su uno degli occhi dal medico armato di un ago fece scomparire tutti i dubbi. Il risultato di questa constatazione è ancora manifesto oggi; l'occhio trafitto da questa puntura si è avvizzito, l'altro ha conservato la sua integrità. Così la verifica di Luigi XIV è diventata una prova permanente dell'incorruttibilità antica. Una data irrefutabile è stata data all'omaggio reso a un'umile vergine dal re che aveva preso il sole come suo emblema radioso.
Protezione popolare e riconoscimento ufficiale
Protettrice dei raccolti e della Provenza di fronte alle invasioni, il suo culto è ufficialmente approvato dalla Congregazione dei Riti nel XIX secolo.
Per stabilire l'autenticità della reliquia, le testimonianze più inconfutabili si sono combinate da quell'epoca fino ai nostri giorni. La più toccante si vede nello zelo che le popolazioni vicine misero, nel XVIII secolo, nel proteggere la sua reliquia: ecco questa testimonianza. Quando, nel 1707, in seguito ai disastri che rattristarono gli ultimi anni del grande regno di Luigi XIV, l'esercito del duca di Savoia invase la Provenza, l'incendio, lo stupro, il massacro segnalavano la marcia dell'esercito nemico. Presto lo si vide tornare coperto di fango e proprio per questo più furioso; si era infranto alle porte di Tolone, difeso dal maresciallo di Tessé e dal vecchio conte di Grignan, che, nonostante i suoi settantacinque anni, mostrò tutta l'attività, tutta l'ardore di un giovane eroe.
La parte della Provenza che si estende da Tolone al Var era coperta dai detriti dell'esercito sconfitto. I soldati, senza capi, senza disciplina, marciando in bande numerose, saccheggiavano, taglieggiavano, incendiavano; il nostro sfortunato paese non era che un immenso rogo, il convento di Santa Roselina sarebbe diventato preda delle fiamme senza la generosa dedizione degli abitanti di Les Arcs e della gente di campagna, che si erano riuniti attorno al monastero per difenderlo.
La dedizione degli abitanti di Les Arcs alla loro celeste protettrice andò ben oltre. Nei giorni nefasti in cui tutte le chiese venivano vendute e profanate, Santa Roselina fu riscattata dagli abitanti di Les Arcs e da loro donata al comune. È la protezione del popolo che ha sostituito i frati guardiani verso Santa Roselina; la devozione popolare del 1793 è stata degna di quella del 1767!
Ma la testimonianza più irrecusabile, la più autentica, è fornita dalla solenne traslazione del 1835, avvenuta sotto gli auspici di Monsignor Michel, vescovo di Fréjus.
Un'urna di marmo è stata sostituita all'urna in legno dorato, un velo di seta, recante in lettere d'oro l'anno della nascita e quello della morte della Santa, è stato donato dai membri della famiglia di Villeneuve, appartenenti a tutti i diversi rami.
Numerosi effetti del patrocinio di Santa Roselina sono conservati nella memoria degli abitanti di Les Arcs; ma il patrocinio più universale, il più popolare della Santa di Celle-Roubaud è quello che esercita sui raccolti. Dall'alto dei cieli, la vergine delle rose getta ancora sguardi compassionevoli su coloro che hanno fame; allontana i temporali, dona l'acqua ai raccolti assetati.
Nell'anno 1817, la siccità persistente minacciava il raccolto di grano di una totale distruzione. Gli abitanti della città di Lorgues, riuniti in processione nel numero di tremila, vennero a implorare il soccorso di Santa Roselina percorrendo un tragitto di quattro leghe; la supplica era dell'8 maggio, il 9 maggio una pioggia abbondante bagnò i campi disseccati. Il miracolo è constatato nella cappella da un'iscrizione incisa su una lastra di marmo posta sotto il quadro che rappresenta la processione.
I Certosini chiedevano con insistenza di essere autorizzati a celebrare il culto di Santa Roselina come patrona del loro Ordine femminile; perseguivano, dal 1840, la regolare canonizzazione della loro cara sorella di Celle-Roubaud, quando l'approvazione pontificia data, il 9 maggio 1851, al proprio della diocesi di Fréjus, classificando la festa di Santa Roselina tra i culti diocesani popolari, richiesta da diversi secoli dalla devozione dei fedeli, appianò e risolse tutte le difficoltà.
Dopo l'approvazione del culto diocesano, tutte le richieste di estensione del culto dovevano essere ammesse, e queste richieste erano onori più largamente accordati alla santa Certosina. L'Ordine dei Certosini si affrettò a chiedere l'approvazione di questo culto in tutte le cappelle che possedeva, e la corrispondente iscrizione nel calendario ordinario del loro rito particolare. Il decreto di questa concessione fu firmato il 17 settembre 1657, dal cardinale Patriazi, presidente della Congregazione dei Riti.
Il 27 settembre 1859, fu concessa l'indulgenza plenaria per coloro che avessero visitato una chiesa dei Certosini nel giorno della festa della Santa, fissata al 10 ottobre. Questa grazia era d'altronde subordinata, come d'abitudine, a una santa comunione fatta a questa intenzione.
Così l'umile Certosina ha conquistato un posto su tutti gli altari della diocesi di Fréjus e in tutte le cappelle dei Certosini.
Abbiamo tratto questa Vita dalla dotta opera del conte H. de Villeneuve-Flaycac, membro dell'illustre famiglia di Santa Roselina. — Cf. A.A. SS., t. II di giugno.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.