1 gennaio 17° secolo

Beato Giuseppe Maria Tomasi

Cardinale e Teatino

Festa
1 gennaio
Morte
1er janvier 1713
Epoca
17° secolo

Figlio del duca di Palma, Giuseppe Maria Tomasi rinunciò ai suoi titoli per entrare tra i Teatini. Studioso liturgista e teologo, visse una vita di umiltà e di estrema carità verso i poveri nonostante la sua nomina a cardinale da parte di Clemente XI. Morì a Roma nel 1713, lasciando un'opera immensa sulle antichità ecclesiastiche.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 9

IL B. GIUSEPPE MARIA TOMASI, CARDINALE.

Vita 01 / 09

Origini e vocazione religiosa

Nato in Sicilia in una famiglia nobile, Giuseppe Maria Tommasi rinuncia ai suoi titoli per entrare tra i Teatini all'età di quindici anni.

Il pio e dotto Tommasi, che doveva dare una nuova gloria alla Chiesa, era figlio primogenito del duca di Palma e nacque ad Alicata in Sicilia, il 12 settembre 1649. Fu chiamato al battesi mo Giuseppe Joseph-Marie Cardinale e dotto liturgista siciliano dell'ordine dei Teatini. Maria, per riconoscenza verso san Giuseppe, alla cui intercessione i suoi genitori, che non avevano ancora avuto figli, attribuivano la grazia di averlo ottenuto. Fin dalla tenera età, manifestò felici disposizioni, e suo padre, dandogli maestri capaci di prepararlo a tenere con distinzione l'alto rango a cui era chiamato, fu molto premuroso nell'inculcargli i principi più puri della virtù. Tutta la famiglia Tommasi si faceva notare per la sua regolarità e la sua pietà. Non appena Giuseppe Maria seppe leggere, prese gusto per le opere di san Francesco di Sales. Amava la solitudine e non trovava alcun piacere nel dedicarsi ai divertimenti della sua età. L'esempio di due delle sue sorelle che entrarono allora in religione, fece presto su di lui una profonda impressione. Desiderava imitarle; ma numerosi ostacoli vi si opponevano: il più grande di tutti era la resistenza di suo padre, che aveva su di lui altri progetti. Per vincere questa opposizione, il virtuoso giovane fece ricorso alla preghiera, poi, con vivi sentimenti di pietà filiale, andò a trovare suo padre e lo supplicò in modo pressante, ma sottomesso, di permettergli di abbracciare lo stato ecclesiastico. Suo padre, toccato dalla sua pietà e dalle sue lacrime, gli diede qualche tempo dopo il suo pieno consenso. Si affrettò a recarsi a Palermo ed entrò nella congregazione dei Tea tini. Era allora nel suo congrégation des Théatins Ordine religioso fondato da san Gaetano di Thiene. quindicesimo anno.

Lo scopo principale di questa istituzione è di formare ecclesiastici per il santo ministero, di metterli in grado di opporsi alle nuove eresie e di renderli idonei al servizio dei malati e dei morenti.

Il giovane e generoso Tommasi mostrò durante tutto il tempo del suo noviziato un fervore angelico. La modestia, il raccoglimento, l'obbedienza, l'oblio del mondo e di se stesso, erano le virtù che si notavano soprattutto in lui. Trascorso quest'anno di prova, emise i suoi voti il 25 marzo 1666, alla presenza di suo padre e della sua famiglia, avendo prima, con un atto pubblico, ceduto al suo fratello minore tutti i beni e i titoli della sua casata, senza nemmeno riservarsi la modica pensione che le regole dell'Ordine gli avrebbero permesso di conservare.

Vita 02 / 09

Formazione intellettuale e viaggi

Nonostante la salute fragile, prosegue gli studi di filosofia e teologia a Messina, Roma, Ferrara e Modena, distinguendosi per la sua pietà.

Lo stato di debolezza della sua salute lo costrinse ad andare a provare l'effetto della sua aria natale, prima di iniziare il corso degli studi ecclesiastici. Ritornò dunque in famiglia, e vi fece qualche soggiorno, edificando tutti con il suo raccoglimento abituale e con la sua pietà. Non appena la salute glielo permise, ritornò a Palermo, da dove lo fecero partire per Messina, affinché vi seguisse un corso di filosofia. Si era già occupato di acquisire la conoscenza della lingua greca; riprese allora questo studio e vi si dedicò con tale successo, che fu presto capace di scriverla con facilità. Il clima di Messina non essendogli favorevole, i suoi superiori lo inviaro no a Rome Città natale di Massimiano. Roma, poi a Ferrara e di lì a Modena. In questi diversi luoghi, Tommasi proseguì i suoi studi con ardore e affascinò i suoi superiori così come i suoi pari per la sua modestia, la sua umiltà e l'esatto compimento dei suoi doveri. Essendo ritornato a Roma, iniziò la teologia nella casa di Sant'Andrea della Valle, che apparteneva alla sua congregazione. Prese molto gusto a questo studio, perché vide che gli dava un commercio più intimo con la fonte di ogni giustizia e di ogni verità; ma i suoi studi non nuocevano in nulla ai suoi esercizi religiosi; al contrario, li santificava costantemente con la preghiera vocale e mentale e con le austerità della penitenza. Frequentando così assiduamente le scuole, consacrava ancora una parte considerevole del suo tempo allo studio della Scrittura e delle opere dei santi Padri: fece di queste ultimi lunghi estratti che ordinò sotto titoli diversi, e formò in tal modo una collezione interessante che in seguito fu molto utile ai suoi lavori.

Vita 03 / 09

Prove familiari e diaconato

Richiamato in Sicilia in seguito a lutti familiari, manifesta una grande forza d'animo durante i funerali del fratello prima di terminare i suoi studi di teologia a Palermo.

Mentre Tommasi si dedicava allo studio con tanto coraggio, il Signore lo provò con un dolore molto sensibile. Apprese la morte di sua cognata e ricevette da suo zio, che era anch'egli chierico regolare teatino, l'ingiunzione espressa di partire subito per la Sicilia, al fine di consolare suo fratello, immerso in un dolore profondo. Obbedì senza ritardo e iniziò questo lungo viaggio nel mese di gennaio, stagione che, a causa della debolezza della sua salute, doveva renderglielo più penoso. Non si fermò davanti a queste difficoltà, persuaso di compiere la volontà di Dio. In effetti, una disposizione particolare della Provvidenza lo condusse allora nella sua famiglia; poiché appena giunto a Palma, suo fratello, che pensava di ritirarsi dal mondo per abbracciare lo stato religioso, cadde malato e, dopo pochi giorni di malattia, nel fiore dei suoi anni, poiché aveva solo ventiquattro anni, morì con tutta la forza d'animo di un eroe cristiano. Tommasi mostrò egli stesso in questa triste circostanza un coraggio straordinario; non solo rese gli ultimi doveri a suo fratello, ma essendo allora diacono, volle adempiere a questa funzione durante la cerimonia dei funerali. Questa azione, che la sua fede gli ispirava, causò ammirazione nel numeroso popolo che era presente.

Il santo religioso, avendo calmato l'afflizione della sua famiglia desolata e provveduto all'educazione del suo giovane nipote, figlio unico di suo fratello, che aveva solo due anni, lasciò Palma e si recò a Palermo per terminarvi il suo corso di teologia. Vi passò un anno tra i suoi confratelli della casa di San Giuseppe. È durante il suo soggiorno in questa città che scrisse al signor Suarez, poi vescovo di Vaison in Provenza, una lettera che è un monumento della sua umiltà. Si lamenta con lui di non aver ancora acquisito le virtù di un diacono, così come sono indicate nel Pontificale. Quanto sono severi i servi di Dio verso se stessi!

Teologia 04 / 09

Ricerche liturgiche ed erudizione

Stabilitosi a Roma, si dedica allo studio dei manoscritti antichi, delle liturgie e delle lingue orientali, convertendo persino il suo maestro rabbino.

Richiamato a Roma dai suoi superiori, andò a risiedere nella casa professa di San Silvestro, che lasciò solo quando divenne cardinale. Fu ordinato sacerdote nel 1675. La sua condotta in quel periodo è descritta in questo modo dal vescovo di Pozzuoli, che era stato suo confratello: «Ebbi a Roma l'occasione di osservare a mio agio nel Tommasi la stretta osservanza delle nostre regole, la sua vita di astinenza, le sue mortificazioni e quell'umiltà che gli faceva spesso preferire i compiti più umili. Vediamo anche con quanta cura evitasse gli sguardi».

Amabile e modesto, i suoi modi comandavano il rispetto, a tal punto che ogni disputa cessava non appena appariva, e nessuna parola riprovevole veniva udita in sua presenza. Era incaricato della sorveglianza degli studenti più giovani; li edificava con i suoi esempi e aveva molto zelo per i loro progressi nella virtù; ma il suo zelo era temperato da modi affettuosi e i suoi rimproveri addolciti da una tenera carità. Soffriva molto per la sua cattiva salute e per un abbattimento di spirito di cui essa era la causa. Ciò che provava allora è espresso in modo toccante nelle sue lettere alle sorelle; tuttavia esse sono piene di sentimenti di una rassegnazione cristiana che mostra come sapesse rendere le sue pene meritorie agli occhi di Dio, attraverso la pazienza e la sottomissione alla sua santa volontà. I superiori lo sollevarono dai doveri della cattedra e del confessionale; ma egli continuò ad applicarsi agli studi teologici con ardore e senza sosta.

Da quel momento si può dire che visse nelle biblioteche di Roma, frugando incessantemente negli archivi e nei monumenti dell'antichità sacra di cui sono arricchite: ricercava soprattutto le vestigia dell'antica disciplina e delle liturgie della Chiesa per la celebrazione della messa, la recitazione dell'ufficio divino, l'amministrazione dei sacramenti. Leggeva assiduamente la Sacra Scrittura e i suoi commentatori. Presto sentì che le sue conoscenze erano insufficienti per gli studi approfonditi ai quali si dedicava; possedeva il greco, ma era estraneo alle lingue orientali. Volle dunque imparare l'ebraico e i vari idiomi che vi si collegano. Fece in questa scienza rapidi progressi con l'aiuto di un rabbino ebreo che aveva preso come maestro. Durante questo tempo raccomandava al suo precettore lo studio più importante dei fondamenti della fede cristiana. Il rabbino apparve dapprima insensibile e talvolta persino irritato dai suoi sforzi; ma dopo pochi anni si convertì e convenne che la condotta esemplare di Tommasi era stata, dopo Dio, la causa principale della sua conversione.

Eredità 05 / 09

Opere e riconoscimento scientifico

Pubblica opere fondamentali sulle liturgie antiche e sul Salterio, ricevendo gli elogi di studiosi come Mabillon.

All'incirca in quel periodo, si stabilì una lunga ed edificante corrispondenza tra Tommasi e le sue quattro sorelle religiose, su diversi punti di perfezione cristiana. Vi si vede che Tommasi soffriva ancora molto per l'abbattimento del suo spirito, ma che sopportava sempre i suoi mali con pazienza. Qualche volta, tuttavia, il suo scoraggiamento giungeva a tal punto che pensava di abbandonare le sue imprese letterarie e di seppellirsi nella solitudine, per non occuparsi più che di penitenza e di preghiere. Fortunatamente per la letteratura sacra, abbandonò questo progetto e proseguì i suoi lavori. Parecchie opere che ne furono il frutto hanno goduto, dalla loro prima pubblicazione fino ai nostri giorni, di una stima universale.

Nel 1679, pubblicò una piccola opera intitolata: lo Speculum o Specchio di sant'Agostino, che contiene le regole della vita cristiana, estratte principalmente dalla Sacra Scrittura e dalle opere di questo Padre. L'anno seguente apparve la Collezione delle antiche liturgie, inserite in altre opere o trovate in manoscritti: fino ad allora non erano state così riunite. Vi aggiunse una dotta introduzione, dove l'amenità del suo spirito e la ricchezza della sua erudizione si mostrano ugualmente. Il celebre Mabill on, che Mabillon Monaco benedettino e storico, autore degli Annales Ordinis Sancti Benedicti. lo conobbe nel viaggio che fece a Roma nel 1685, e che ne ricevette segni di affetto, ha dato grandi elogi a quest'opera: chiama l'autore suo amico, aggiungendo che la sua scienza era abbellita dalla sua modestia e dalla sua pietà. Tommasi diede poi alle stampe, nel 1683, il Salterio. In una dotta prefazione mostra quali fossero le principali differenze tra i testi del Salterio, e quale uso i cristiani facessero dei salmi nei primi secoli della Chiesa. Altre opere seguirono successivamente a questa: tutte tratte da fonti poco conosciute. Questi scritti diversi hanno meritato la stima e l'approvazione degli studiosi e delle persone pie. Gli uomini più rinomati in Europa per il loro sapere, persino dei protestanti, come Cave e Basnage, manifestarono l'alta opinione che avevano dell'ampiezza della sua erudizione e della giustezza della sua critica.

Vita 06 / 09

Servizio presso la Santa Sede

Consultore per diverse congregazioni romane, divenne confessore di Clemente XI e si distinse per la sua umiltà e il suo disinteresse.

Nonostante la sua reputazione, Tommasi rimase un semplice religioso, rifiutando tutti gli incarichi onorifici che gli si volevano far accettare, sia all'interno della sua congregazione che all'esterno. Nel 1697, Innocenzo XII, che aveva letto e ammirato i suoi scritt i, espresse il pape Clément XI Papa che ha autorizzato il culto pubblico di Salvatore da Orta. vivo desiderio di incontrarlo. Il Papa Clemente XI lo scelse come suo confessore e volle che facesse parte dei consultori della sua Congregazione. Questo titolo gli imponeva l'obbligo di pronunciarsi sulla capacità di quei confratelli destinati a ricoprire cariche. Tale dovere allarmava la sua umiltà, ma gli offrì frequenti occasioni di mostrare le sue rare qualità. Un giorno gli fu proposta la decisione di un caso straordinario: una povera vedova chiedeva che, dopo la sua morte, i suoi resti fossero sepolti nella chiesa dei Teatini, offrendo in cambio di questo favore di cedere una vigna alla comunità. Se l'offerta fosse stata accettata, il figlio avrebbe perso la sua eredità. Tommasi fu del parere che la madre avesse la tomba e il figlio la vigna. Ci si sottomise a questa decisione disinteressata.

Presto divenne teologo della Congregazione per la disciplina degli Ordini regolari. Il medesimo incarico gli fu conferito nelle diverse Congregazioni dei Riti, del Sant'Uffizio e delle Indulgenze. Si aprì così per lui un vasto campo, nel quale ebbe frequentemente occasione di esercitare i suoi talenti naturali e le sue conoscenze acquisite. I cardinali che presiedevano le assemblee di queste Congregazioni hanno spesso reso testimonianza alla sua scienza profonda e alla sua grande umiltà. «Nell'esprimere la sua opinione», dice il cardinale Casini, «era sempre modesto, non opponendosi a nessuno a meno che l'autorità dei concili o il sentimento dei santi Padri non lo rendesse necessario; e tale era la sua ammirevole dolcezza, che riconduceva infallibilmente lo spirito dei suoi uditori all'opinione che difendeva».

Vita 07 / 09

Elevazione al cardinalato e dedizione

Nominato cardinale nel 1712, vive in estrema austerità, consacrando le sue entrate ai poveri e imitando san Carlo Borromeo.

Chi si umilia sarà esaltato. Abbiamo visto a quali importanti incarichi l'umile Tommasi fosse stato chiamato. Papa Clemente XI, che lo aveva consultato prima di accettare il papato, per il quale provava la più grande ripugnanza, gli conferì la dignità di cardinale il 16 maggio 1712. L'umile religioso volle rifiutarla, e fu solo per obbedienza agli ordini del Papa che l'accettò. Negli arrangiamenti domestici che la sua nuova situazione richiedeva, prese a modello san Carlo Bor romeo, il cui titolo c saint Charles Borromée Santo che fece eseguire donazioni a favore degli orfani. ardinalizio era stato la chiesa di San Martino ai Monti, che divenne all Saint-Martin-aux-Monts Chiesa titolare del cardinale Tommasi e luogo della sua sepoltura. ora il suo; i suoi servitori erano poveri infermi e storpi. Seguì anche questo grande modello nell'adempimento dei doveri che la sua dignità gli imponeva. Assisteva regolarmente all'ufficio divino nella chiesa del suo titolo, predicava spesso e provava molto piacere nel catechizzare i fanciulli, specialmente i figli dei poveri. Avrebbe voluto far rivivere alcune pratiche dell'antica disciplina, ma il tempo non gli permise di riuscire in questo progetto; i suoi sforzi incontrarono opposizione e una tempesta sembrò formarsi contro di lui. La sua umiltà, il suo distacco dallo sfarzo, che all'inizio erano stati applauditi, furono allora ridicolizzati. Ma il ridicolo e la calunnia arrivano raramente al loro scopo, e forse non riescono mai contro coloro che, come Tommasi, rimettono la loro causa nelle mani di Dio e gli abbandonano la cura di difenderli.

Riservava sulle sue entrate una piccola somma per il suo mantenimento e distribuiva il resto ai poveri, dei quali era in ogni occasione l'avvocato. Non si può dire quanta carità avesse per loro; temeva di fare per se stesso la minima spesa, per paura di diminuire le sue elemosine, e il suo medico dichiarò che non prendeva un nutrimento sufficiente. Un giorno gli fu servito un pesce un po' più grande di quelli che solitamente si mettevano sulla sua tavola; si informò del prezzo che era stato pagato. Questo prezzo non era elevato, ma il Beato lo trovò troppo caro, poiché quando il suo cuoco gli disse quanto costava, il santo uomo si voltò verso il crocifisso ed esclamò gemendo: «Signore, sono stato fatto cardinale per mangiare del pesce di questo prezzo, quando ci sono tanti poveri che muoiono di fame?»

Il confratello teatino che serviva da lungo tempo Tommasi, e che dimorava presso di lui dopo la sua promozione al cardinalato, riferiva che, trovandosi con questo servo di Dio in un quartiere di Roma, un povero venne a chiedere loro l'elemosina. Tommasi, assorto nella contemplazione, non lo sentì dapprima, e il confratello, stanco delle sollecitazioni di quel mendicante, gli disse una terza volta con un po' di durezza che non avrebbe avuto nulla. Il santo cardinale, che era avanti, tornò sui suoi passi, fece una ramanzina al confratello e gli proibì di trattare in futuro i poveri in quel modo.

Culto 08 / 09

Transito e riconoscimento della Chiesa

Muore nel 1713 dopo una vita di virtù eroiche. Viene beatificato da Pio VII nel 1803 dopo un rigoroso esame dei suoi miracoli.

Questa tenerezza di Tommasi per le membra sofferenti di Gesù Cristo aveva la sua fonte nello spirito di fede da cui era animato; questa virtù fondamentale fu la sua guida durante tutta la sua vita. Fu la fede a dirigerlo nei suoi studi, e fu per mostrare la perfetta conformità di credenza della Chiesa romana con la Chiesa primitiva che pubblicò le sue dotte opere sulle antichità ecclesiastiche. Avrebbe voluto andare a predicare questa fede santa alle nazioni idolatre, e un giorno, vedendo dei missionari della sua congregazione pronti a partire per l'India, espresse loro il rammarico che provava nel non poterli accompagnare. La sua fede si manifestava soprattutto quando celebrava il santo Sacrificio e quando si trattava del culto dell'augusto Sacramento dei nostri altari. Fece molte spese durante il poco tempo in cui fu cardinale per ornare la chiesa di cui era titolare.

Sebbene questo grande servo di Dio avesse sempre condotto una vita molto santa, era stato tormentato da inquietudini e altre pene interiori, ma la sua speranza si fortificò proprio nel mezzo di queste pene; ripeteva spesso queste parole di Davide: «Signore, ho sperato in te, non sarò confuso in eterno!». Cercava di rafforzare questa virtù negli altri, e quando vedeva qualcuno scoraggiato, gli diceva: «Non affliggetevi; meno soccorso avrete dagli uomini, più il Signore vi presterà assistenza e sostegno».

Tommasi aveva manifestato fin dalla sua prima giovinezza il suo ardente amore per Dio, sacrificandogli generosamente tutti i vantaggi temporali ai quali poteva pretendere; conservò per tutta la vita con estrema cura questo sentimento di tenerezza verso il suo divino Maestro. Aveva una viva orrore del peccato, meno per il timore del castigo che per quello di offendere la sovrana Maestà. Senza sosta occupato di Dio, cercava di unirsi a lui con frequenti orazioni giaculatorie. Tutto ciò che poteva nutrire la sua pietà gli ispirava interesse; e questo dotto, di cui l'Europa ammirava l'erudizione, stimava tutte le pratiche di devozione approvate dalla Chiesa e le osservava con fedeltà. Lo si trovò un giorno in estasi davanti a un'immagine della santa Vergine. Raccomandava la fiducia in questa santa Madre di Dio, e ne dava lui stesso l'esempio.

È così che, posto in un rango eminente, Tommasi dava l'esempio di tutte le virtù; ma il cielo sembrò presto invidiarlo alla terra. La vigilia di Natale del 1712, provò un malessere che non gli impedì tuttavia di recarsi alla cappella papale e di assistervi a tutto l'ufficio della sera e della notte. Rientrato a casa la mattina della festa, sentì aumentare la sua indisposizione. Il male facendo progressi, ricevette gli ultimi sacramenti. Quando gli portarono il santo Viatico, il suo volto apparve tutto infiammato, e la premura che mostrò di comunicarsi fece conoscere con quale ardore si unisse al suo divino Maestro. Il 31 dicembre, dettò il suo testamento che è un nuovo monumento della sua pietà. La febbre essendo raddoppiata, sentì che la sua fine si avvicinava. Volle lui stesso cercare nel Rituale le preghiere che dovevano essere recitate durante la sua agonia; vi cadde presto e fu molto pacifica. Un'aria di gioia si sparse sul suo volto, e i suoi occhi fissi verso la parete fecero pensare che avesse una visione. Infine questo santo uomo, avendo teneramente baciato il suo crocifisso e posto le sue braccia in croce sul petto, rese l'anima al suo Creatore il 1° gennaio 1713, all'età di sessantatré anni.

Appena ebbe spirato, tutta la sua casa fece scoppiare il suo dolore. «Nostro padre è morto!» gridavano tutti, «il padre dei poveri! È un Santo che lascia il mondo». Il popolo accorse in folla al palazzo, e unì le sue lodi a quelle che i domestici davano al loro buon padrone.

La fama delle sue virtù non fu a lungo rinchiusa a Roma o nella sua patria. Molti personaggi di distinzione, in Italia e in altri paesi, chiesero che il suo nome fosse inserito nel catalogo dei Santi, cosa che da diversi secoli non è accordata che dopo lunghe formalità. Si iniziarono l'anno stesso della sua morte: le sue opere furono sottoposte a un severo esame in diverse Congregazioni istituite a questo scopo; tutta la sua vita fu esaminata e discussa, così come i miracoli operati per sua intercessione. Le procedure sospese per qualche tempo ricominciarono nel 1723: furono ancora interrotte, poi riprese nel 1729. Un decreto di Urbano VIII ordinava che cinquant'anni fossero trascorsi dalla morte della persona di cui si sollecitava la canonizzazione, prima che se ne potesse pronunciare il decreto. Nel 1753, Benedetto XIV, che aveva conosciuto personalmente Tommasi, che ammirava le sue virtù, i suoi talenti, ed era molto teneramente attaccato alla sua m Benoît XIV Papa che ha beatificato Girolamo Emiliani. emoria, derogò in suo favore alla legge che uno dei suoi predecessori aveva stabilito, e durante gli anni 1757, 1759 e 1760, le procedure furono continuate. Nel 1761, Clemente XIII dichiarò formalmente che era provato che il servo di Dio, Giuseppe Maria, cardinale Tommasi, era stato singolarmente dotato di fede, di speranza, di carità verso Dio e verso il prossimo, di prudenza, di giustizia, di fortezza e di temperanza. Negli anni 1802 e 1803, la Congregazione continuò a esaminare i miracoli che gli erano stati sottoposti, e ne furono dichiarati due sufficientemente provati. Infine, il 5 giugno 1803, il decreto per la beatificazione fu pronunciato da Pio VII, con il consenso unanime della Congregazione dei Riti.

Il corpo del beato Tommasi è conservato a Roma, ne lla bel Pie VII Papa che ha autorizzato il culto del beato Ranieri. la chiesa di San Martino ai Monti, che era il suo titolo cardinalizio. Questo corpo venerabile, posto nella tomba dell'altare di una cappella laterale, è ricoperto da un vetro che permette di vederlo. Si è conservato senza corruzione, e coloro che hanno visto il suo ritratto riconoscono facilmente i tratti del suo volto.

Eredità 09 / 09

Posterità e bibliografia

I suoi numerosi lavori sul Sacramentario e sulla teologia dei Padri sono stati editi e studiati dopo la sua morte, in particolare dal Padre Vezzosi.

Le opere del B. Tommasi sono state pubblicate nuovamente dopo la sua morte. Faremo conoscere i titoli che portano.

## ELENCO DELLE OPERE DEL B. GIUSEPPE MARIA TOMMASI.

14. Breve istruzione sul modo di assistere con frutto al santo Sacrificio della Messa, in italiano. 1710. 15. Esercizio giornaliero per la casa, in italiano. 1712. Si hanno ancora di lui: 16. Costituzione delle religiose Benedettine della diocesi di Girgenti, in italiano. 1670. 17. Prisci fermenti nona expositia: et de fermento quod dabatur Sabbato ante Palmas in consistorio Lateranensi, in due dissertazioni stampate con il trattato di Ciampini de Asymorum usu. 1688, in-4°.

Il cardinale Tommasi ha lasciato in manoscritto alcune altre opere: 1. Brevoculus aliquot Monumentorum veteris moris quo Christi fideles ad seculum usque decimum utebantur in celebratione Messarum, ecc. 2. De primato ecclesiasticorum officiorum Breviario extra chorum. 3. Memorialis indiculus veteris et probatæ in Ecclesia consuetudinis concedendi indulgentias.

Alla sua morte stava lavorando a un'edizione del vero Sacramentario di san Gregorio, papa, purgato da tutte le aggiunte che vi sono state fatte nei tempi successivi.

Il P. Ant.-F rancesco Vezzosi, Teatin P. Ant.-François Vezzosi Teatino che ha curato l'edizione delle opere complete di Tommasi. o, diede, nel 1747-1754, in 7 vol. in-4°, un'edizione di tutte le opere del cardinale Tommasi, aumentata di pezzi inediti.

Lo stesso religioso pubblicò, nel 1769, Institutiones theologicæ antiquorum Patrum, 4 vol. in-4°, di cui i primi due contengono gli opuscoli compresi nei tre volumi in-8° indicati qui sopra al n. 13, e gli altri due racchiudono alcune opere di sant'Agostino e altri Padri, che il venerabile cardinale aveva intenzione di pubblicare per completare la Teologia dei Padri, e che egli stesso ha indicato nel suo Indicatus indirizzato al P. Mabillon, citato al n. 12. Mise in testa una vita del cardinale e il catalogo dei suoi scritti.

(Vies des Pères, Martyrs, etc., nuova edizione a cura di Ram. Bruxelles 1854.)

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.