Nativo di Orléans e brillante professore di filosofia realista a Tournai, Oddone si convertì alla vita monastica dopo aver scoperto gli scritti di sant'Agostino. Restaurò l'abbazia di San Martino di Tournai prima di essere eletto vescovo di Cambrai. Fedele alla Chiesa di fronte alle pretese imperiali sulle investiture, morì in esilio nell'abbazia di Anchin nel 1113.
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IL BEATO ODDONE,
ABATE DI SAN MARTINO DI TOURNAI, POI VESCOVO DI CAMBRAI
Introduzione e contesto intellettuale
Il testo presenta Oddone come un'anima in cerca di verità nel contesto intellettuale effervescente del Medioevo, segnato dal rinnovamento degli studi.
Vita bona et recta est, cum ad vitam religiosam conventualem ducit.
Seguiamo una via santa e retta quando la nostra conversione ci conduce alla vita religiosa.
S. Greg. Mag., lib. 5, Moral.
Il carattere, gli scritti e l'intera vita del beato Oddone rivelano una di quelle anime spinte dal desiderio di trovare la verità e la pace del cuore, e che, dopo averle cercate per qualche tempo nelle opinioni umane, ne riconoscono presto la debolezza e la vanità, e si attaccano irrevocabilmente a Dio, fonte di ogni bene. Egli apparve in quell'epoca interessante del Medioevo, in cui il gusto rinascente per gli studi risvegliava ovunque gli spiriti e li portava ad approfondire le questioni più astratte e più ardue. Si vedrà come seppe evitare le trappole che uno spirito presuntuoso incontra molto spesso in questo genere di studi e come il suo cuore retto e sincero trovò nella scienza nuovi motivi per donarsi a Dio.
Il maestro di filosofia a Tournai
Originario di Orléans, Odon divenne un celebre professore di filosofia realista a Tournai, attirando centinaia di studenti da tutta Europa.
Il beato Odon, o Oudard, era n Le bienheureux Odon, ou Oudard Filosofo divenuto abate di San Martino di Tournai e successivamente vescovo di Cambrai. ativo di Orléans: suo padre si chiamava Gérard e sua madre Cécile. La sua infanzia e i primi anni della sua giovinezza non sono affatto noti; si vede solo che furono consacrati allo studio delle scienze, e soprattutto della filosofia, per la quale Odon aveva una particolare inclinazione. La insegnava già con successo nella città di Toul, quando i Canonici della Chiesa di Tournai, al le cui Tournai Città associata alla diocesi di Noyon. orecchie era giunta la reputazione del giovane professore, gli indirizzarono una lettera molto lusinghiera, pregandolo di venire a prendere la direzione della scuola fondata in quella città per cura del clero. Odon vi si recò, e appena ebbe insegnato per qualche giorno, vide duecento giovani affollarsi attorno alla sua cattedra per ricevere le lezioni pubbliche di filosofia che impartiva. Le scuole risuonavano allora della disputa tra i Realisti e i Nom inalisti. Réalistes Dottrina filosofica insegnata da Oddone. «Odon», dice un cronista, «non insegnava la filosofia secondo i nuovi professori (in voce), ma alla maniera di Boezio e degli antichi dottori realisti (in re)». Durante quel periodo, un altro filosofo, chiamato Raimbert, professava a Lilla la dottrina opposta. Ma di queste due scuole vicine e rivali, l'una non tardò a eclissare l'altra; Raimbert fu abbandonato, e Odon vide di giorno in giorno la folla farsi più numerosa per ascoltarlo, sia che nel chiostro del Capitolo insegnasse le sottigliezze della dialettica, sia che nel mezzo della notte, seduto davanti alla porta della chiesa cattedrale, mostrasse ai suoi discepoli meravigliati le costellazioni del firmamento, e facesse loro comprendere il movimento degli astri. Esercitava un tale ascendente sui suoi scolari, che questi lo consideravano meno come il loro maestro, in fatto di scienze, che come il padre e il pastore delle loro anime. Volendo testimoniargli la loro gratitudine, gli offrirono un anello d'oro, con una leggenda che offriva un gioco di parole allusivo alla patria del celebre professore: Annulus Odonem decet aureus Aureliensem. La reputazione di Odon si estendeva sempre più, e gli giungevano allievi dai paesi più lontani, dalle Fiandre, dalla Borgogna, dalla Normandia e dalle altre province della Francia, dall'Italia stessa e dalla Sassonia. La città di Tournai era divenuta come un centro per la gioventù studiosa che si incontrava ovunque al seguito di Odon.
Rigore morale e pedagogico
Oddone si distingue per la sua pietà, la sua castità e la disciplina quasi monastica che impone ai suoi studenti, rifiutando ogni compromesso con i potenti.
Il maestro rispondeva degnamente a questo zelo dei suoi allievi con le virtù che già allora praticava. Era dolce, paziente, umile, di conversazione piacevole e di modi tranquilli e attraenti. La maldicenza e l'adulazione gli erano ugualmente in orrore, ed egli le fuggiva con cura continua. Nutriva per la castità un amore estremo, che era di grande esempio per i suoi numerosi discepoli. «Interamente dedito alla ricerca della scienza, non si concedeva alcun riposo e lavorava senza sosta. Grammatica, retorica, dialettica, tutte le scienze, in una parola, gli erano familiari, ed egli le approfondiva tutte. Il suo spirito era vivo e ardente, la sua memoria tenace, i suoi costumi puri e al riparo da ogni rimprovero. Era sobrio nelle parole, attivo nella ricerca della verità, prudente nelle discussioni, pronto nella soluzione delle questioni».
Non fu solo per l'ampiezza e la solidità del suo sapere che Oddone divenne celebre, lo divenne ancora per la sua eminente virtù. Quando conduceva i suoi discepoli in chiesa, circa duecento, camminava per ultimo, per meglio osservare il loro contegno, e faceva loro mantenere una disciplina tanto esatta quanto nel più regolare dei monasteri. Nessuno avrebbe osato ridere, o parlare al proprio compagno, per quanto a bassa voce, o guardare né a destra né a sinistra; e quando erano nel coro, per la loro modestia, li si sarebbe scambiati per monaci di Cluny. Questa modestia si faceva notare anche nei loro abiti e nei capelli; Oddone non tollerava che vi usassero ornamenti. Ancora meno permetteva loro la frequentazione con le donne: altrimenti li avrebbe cacciati dalla sua scuola, come appestati, o l'avrebbe abbandonata egli stesso.
Teneva le sue lezioni pubbliche nel chiostro dei Canonici. Ma quando insegnava, non permetteva ad alcun laico di entrarvi. E non temette di offendere con questo divieto Evrard, castellano di Tournai. Aveva come massima di non temere nulla meno degli ingiusti risentimenti dei grandi della terra, e diceva, in quell'occasione, che era vergognoso per un uomo saggio deviare anche solo minimamente dal retto cammino per riguardo verso di loro. Questa regolarità di condotta lo faceva amare e onorare, non solo dai cittadini e dai Canonici, ma anche dal vescovo Radbod, che governava allora in tale qualità Noyon e Tournai. Alcuni dicevano tuttavia che tutto ciò venisse meno da un principio di religione che dal genio di filosofo; ma Oddone non tardò a dimostrare il contrario.
La conversione tramite Sant'Agostino
La lettura del trattato 'Sul libero arbitrio' di sant'Agostino provoca uno shock spirituale in Oddone, spingendolo ad abbandonare le scienze profane per Dio.
Erano passati quasi cinque anni da quando dirigeva la scuola di Tournai, quando acquistò il trattato *Sul libero arbitrio* d i sant'Agostin saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. o. Poiché allora aveva più gusto per la filosofia secolare che per gli scritti dei Padri, lo gettò in un baule e gli preferì la lettura di Platone. Ma dopo circa due mesi, spiegando ai suoi discepoli l'opera di Boezio, *De consolatione Philosophiae*, ed essendo giunto al quarto libro dove si parla del libero arbitrio, si ricordò del libro che aveva comprato e se lo fece portare. Dopo averne letto due o tre pagine, ne gustò a poco a poco la bellezza dello stile e ne rimase affascinato. Chiamando allora i suoi discepoli per farli partecipi del tesoro che aveva scoperto, confessò loro che fino ad allora aveva ignorato che sant'Agostino fosse così eloquente e piacevole, e cominciò subito a leggere e spiegare loro quel trattato, impiegandovi tutto quel giorno e il seguente. Quando giunse al terzo libro, dove sant'Agostino paragona l'anima peccatrice a uno schiavo, Oddone lanciò profondi sospiri ed esclamò: «Ahimè! Quanto è toccante questo pensiero! Mi sembra che ci riguardi così naturalmente come se fosse stato scritto solo per noi. In effetti, noi adorniamo con il poco sapere che abbiamo questo mondo corrotto, e dopo la morte non saremo degni della gloria celeste, perché non rendiamo a Dio alcun servizio, e invece di impiegarvi la nostra scienza, ne abusiamo per ricercare la gloria del mondo e correre dietro alla vanità». Detto questo, si alzò ed entrò in chiesa scoppiando in lacrime. Subito tutta la sua scuola fu turbata e i Canonici colmi di ammirazione. Da quel momento Oddone cominciò a cessare a poco a poco le sue lezioni pubbliche, ad andare più spesso in chiesa e a distribuire ai poveri, soprattutto ai chierici che erano nel bisogno, il denaro che aveva accumulato.
Tali furono gli inizi della sua conversione. Divenne così perfetta che in seguito non ebbe più che orrore per ciò che aveva amato illegittimamente, e amore per ciò che aveva odiato. L'astinenza, il digiuno e le altre macerazioni furono per lui esercizi continui; e rivolse allo studio della vera filosofia l'ardore che aveva avuto in precedenza per le scienze profane. Spesso digiunava così rigorosamente che non prendeva per tutto nutrimento che ciò che poteva tenere di pane nella mano chiusa. Di modo che in poco tempo questa austerità di vita gli fece perdere la sua pinguedine e lo rese così magro ed estenuato che a stento era riconoscibile.
Restaurazione dell'abbazia di San Martino
Con i suoi discepoli, Odone restaura l'antica abbazia di San Martino di Tournai e vi adotta inizialmente la regola dei canonici regolari di sant'Agostino.
Molti degli allievi di Odone non tardarono a conoscere le intenzioni del loro maestro e il proposito che aveva formato di allontanarsi dal secolo, per andare a vivere nella solitudine. Risolsero subito di seguirlo e di abbracciare con lui la vita religiosa. Non restava che sapere in quale luogo si sarebbero ritirati. Ma mentre deliberavano tutti tra loro su questo soggetto, alcuni abitanti di Tournai, informati per caso del progetto del loro dotto professore e dei suoi migliori allievi, e temendo di perdere uomini così preziosi, si recarono dal loro vescovo, Radbod II. Testimoniarono al prelato il sincero rammarico che causava loro la partenza di Odone, e lo pregarono allo stesso tempo di chiedergli, poiché era disposto ad abbracciare la vita religiosa, di ritirarsi nel monastero di San Martino. Questa antica abbazia, si monastère de Saint-Martin Abbazia restaurata da Odone. tuata su una piccola montagna a poca distanza dalla città, era stata un tempo distrutta dai Normanni, e da allora non era stata più riedificata. I cittadini di Tournai si impegnarono a renderla abitabile e ad adattarla ai bisogni di Odone e dei discepoli che lo accompagnavano.
Il vescovo accolse con sollecitudine offerte così generose, e le comunicò al suo Capitolo che ne provò una grande gioia. Terminati i preparativi per la partenza e completati sufficientemente i lavori, Odone e la sua piccola colonia furono condotti processionalmente alla loro nuova dimora dal vescovo stesso (1092). Lì presero l'abito dei Canonici regolari e abbracciarono la Regola di Sant'Agostino. Odone diresse i suoi discepoli, divenuti ormai suoi figli spirituali, con una saggezza e una prudenza ammirevoli. Viveva con loro come un padre in mezzo ai suoi figli, e sebbene, nei primi tempi, si dovessero sopportare ogni sorta di privazioni, l'esempio della sua pazienza e della sua perfetta conformità alla volontà di Dio ispirava a tutti i medesimi sentimenti. Nonostante la penuria abbastanza ordinaria delle cose più necessarie alla vita, il beato Odone trovava ancora il modo di sollevare i poveri. Era compenetrato per loro di una così grande carità, che non sapeva rifiutare loro nulla. Si potrebbe persino dire che la bontà del suo cuore lo trascinò talvolta troppo lontano, ed espose in diverse circostanze l'avvenire della sua comunità; fu per questa ragione che i suoi discepoli lo pregarono di affidare a un prevosto l'amministrazione temporale del monastero.
Il beato Odone, da quel momento, non si occupò più che della direzione spirituale dei suoi religiosi, il cui numero aumentava senza sosta. Molti giovani, infatti, attirati dalla reputazione di santità dell'abate e dei suoi discepoli, rompevano generosamente con il secolo per venire ad abbracciare la vita religiosa nel monastero di San Martino. Tra coloro che si distinsero soprattutto per la loro coraggiosa costanza, bisogna citare Adolfo, figlio di Sohier, cantore nella chiesa cattedrale di Tournai. Suo padre, avendo appreso che voleva rinunciare a tutti i vantaggi ai quali poteva pretendere nel mondo, e che si era persino già ritirato nel monastero di San Martino, vi si recò subito con molti dei suoi amici, afferrò suo figlio per i capelli, lo sopraffece di ingiurie e di colpi, e lo costrinse a tornare a casa. Alcuni giorni dopo, il giovane tornò al monastero all'insaputa dei suoi genitori che lo credevano alla cattedrale. Il padre irritato vi si recò di nuovo e, dopo aver maltrattato suo figlio, lo riportò nella sua casa, dove lo tenne strettamente rinchiuso. Il virtuoso Adolfo perseverò nondimeno nelle sue intenzioni, e Dio accordò persino alle sue preghiere che suo padre cambiasse improvvisamente disposizione nei suoi riguardi. Sohier, infatti, non acconsentì soltanto a che suo figlio abbracciasse la vita religiosa nell'abbazia di San Martino, ma chiese anche di esservi ammesso lui stesso, così come suo fratello Herman, il cui cuore era stato ugualmente toccato dalla grazia. Questo cambiamento straordinario fece grande rumore nella città di Tournai e vi produsse le più salutari impressioni.
Adozione della Regola di San Benedetto
Sotto l'influenza dell'abate di Anchin, la comunità adotta la regola benedettina, consacrandosi alla povertà, alla carità e alla copia di manoscritti.
Il nostro Beato si rallegrava soprattutto di queste luminose testimonianze della misericordia di Dio verso la sua comunità nascente. Tuttavia, non era privo di inquietudine a causa di certe relazioni che i suoi religiosi intrattenevano con i chierici della città. Temeva che tali rapporti potessero nuocere ai loro progressi nella perfezione. Un giorno ne conferì con il suo amico Aymeric, abate del monastero Aymeric, abbé du monastère d'Anchin Abate di Anchin e amico di Odone. di Anchin, in cui riponeva una fiducia assoluta e che veniva spesso a visitarlo. Questi gli consigliò allora di adottare la Regola di San Benedetto, al fine di porre una separazione più netta tra i suoi religiosi e le persone del mondo, di qualunque condizione esse fossero. Questa proposta fu gradita al beato Odon, che ne parlò subito ai suoi religiosi. Anch'essi l'accolsero con gioia e chiesero di ricevere, come il loro venerabile Padre, l'abito di San Benedetto dalle mani dello stesso abate Aymeric.
Il beato Odon fu nuovamente eletto abate dai suoi discepoli secondo le ordinanze della Regola di San Benedetto e si applicò, con rinnovato fervore, a dare a tutti loro l'esempio di una vita santa e laboriosa. «Devoto alla povertà evangelica, continuò a sottoporvi la sua comunità. Non volle ammettere per la sua chiesa né croci d'argento né alcun ornamento prezioso; rifiutò gli altari e le decime che gli venivano offerti. Tutti i suoi religiosi dovevano vivere del lavoro delle proprie mani e del prodotto della loro coltivazione. Se gli venivano date somme di denaro, cosa che accadeva talvolta, le impiegava con generosa liberalità, o per riscattare i prigionieri, o per alleviare la miseria dei poveri. In un anno di carestia che desolò tutto il paese, il compassionevole abate distribuì loro tutto ciò che c'era di provviste nella sua casa, fino a lasciarla senza il proprio necessario. Le persone dell'altro sesso che si ritiravano nel suo monastero furono in numero così grande che, non potendo alloggiarle comodamente tutte insieme, le divise in due gruppi, ciascuno di circa sessanta persone, e le distribuì in due monasteri: uno al quale diede come superiora sua sorella Ermenburge, presso l'abbazia di San Martino, e l'altro all'interno della città».
Odon, dopo essere stato per Tournai una fonte di luce e di dottrina, vi divenne anche una fonte di rinnovamento nella pietà cristiana. L'esempio delle sue virtù e le esortazioni che faceva in pubblico vi ispirarono il disprezzo delle cose passeggere e il desiderio dei beni futuri. Un gran numero di abitanti di Tournai non guardò più la propria città se non come una prigione, e il chiostro come un paradiso anticipato. Di qui tanti santi divorzi fatti di concerto tra marito e moglie, e tante salutari separazioni dei figli dai padri, e dei padri dai figli. Il pio abate, avendo saputo farsi tutto a tutti, era come il padre di tutti e come l'anima che dava movimento a tutti.
Scaricato da ogni altra cura esteriore grazie alla sagacia e alla vigilanza di uno dei suoi allievi, tutto il tempo che gli lasciavano i suoi esercizi di pietà lo impiegava a leggere o a copiare i buoni libri. Il suo esempio in questo animava i suoi fratelli a imitarlo; e l'abbazia di San Martino, sotto il suo governo, non divenne meno celebre per la cultura delle lettere che per la sua esatta disciplina. Vi erano allora molti abili scrittori o copisti, il che era un grande piacere per il dotto abate. Ordinariamente dodici dei più giovani non avevano altro lavoro che quello di trascrivere i libri della Sacra Scrittura, le opere dei Padri e di altri scrittori ecclesiastici, tanto antichi quanto moderni. Odon riuscì così a formare una delle più numerose e meglio fornite biblioteche che si vedessero allora.
Elezione all'episcopato di Cambrai
Eletto vescovo di Cambrai nel 1105, Odone si scontra con l'opposizione dell'imperatore Enrico IV e del vescovo intruso Gaucher per aver rifiutato l'investitura laica.
Dopo che Odone ebbe reso tutti questi servizi alla diocesi di Tournai, la Provvidenza lo inviò a lavorare in quel la di C Cambrai Sede episcopale principale di sant'Aubert. ambrai. Erano dieci anni che Gaucher, che ne era vescovo, era stato deposto al concilio di Clermont (1095) per causa di simonia, e vi si manteneva nondimeno grazie alla protezi one dell'imperato empereur Henri IV Imperatore e padre di Itta. re En rico IV. Il pa pape Pascal II Papa regnante durante l'episcopato di Goffredo. pa Pasquale II, non potendo più sopportare questa infrazione delle regole, scrisse infine a Manasse, arcivescovo di Reims, metropolita della provincia, ordinandogli di farvi eleggere al più presto un altro vescovo e di consacrarlo senza indugio. Di conseguenza, Manasse riunì il suo concilio, al quale furono chiamati tutti gli abati della sua metropoli, e segnatamente quello di Saint-Martin. Era il secondo giorno di luglio; l'abate Odone fu eletto vescovo di Cambrai e consacrato seduta stante dall'arcivescovo assistito dai suoi suffraganei. Avendo Odone rifiutato di ricevere l'investitura dalle mani dell'imperatore Enrico IV, l'ingresso nella sua città episcopale, dove si trovava ancora l'intruso Gaucher, gli fu interdetto, nonostante i desideri di una gran parte della popolazione.
Il virtuoso prelato, lasciando alla Provvidenza il compito di appianare le difficoltà che incontrava da ogni parte, non pensò che a riparare al più presto i mali causati da lunghe e funeste divisioni. Tutto dedito ai suoi doveri di pastore, percorreva le diverse contrade della sua vasta diocesi, per predicarvi la parola di Dio e adempiere alle funzioni della sua carica episcopale; poi si ritirava al monastero di Saint-Martin per prendervi un po' di riposo.
Quando il beato Odone fu ordinato vescovo, erano quasi tredici anni che era abate di Saint-Martin, di cui affidò allora il governo a Ségard, che ne era priore e ne divenne presto abate. Questo monastero, di cui è stato rappresentato il triste stato al tempo in cui Odone intraprese di ristabilirlo, si trovava ricco e potente quando lo lasciò; vi si contavano allora più di settanta monaci.
Nel 1106, alla morte dell'imperatore Enrico IV, protettore di Gaucher, Enrico V diede i suoi ordini affinché questo vescovo scomunicato fosse cacciato e Odone, legittimo vescovo, messo al suo posto, cosa che fu eseguita lo stesso anno. Odone conservò nell'episcopato la stessa semplicità e la stessa povertà che aveva praticato in precedenza, e non mancò nondimeno di apparirvi come una luce brillante che illuminò la casa del Signore. Lo fece non solo per lo splendore delle sue virtù, ma anche per il brillante dei suoi scritti. Del resto, sappiamo poco della sua vita episcopale. Ebbe qualche parte in diversi stabilimenti di pietà, segnatamente in quello della collegiata di Dendermonde. Estese anche i suoi benefici su alcune abbazie, come quella di Saint-Denis, vicino a Parigi, e il suo antico monastero di Saint-Martin di Tournai. Accordò a quest'ultimo, per preghiera di Benedetto, suo fratello, che ne era monaco ed elemosiniere, la parrocchia di Mande, per aiutare a sostenere le elemosine che si facevano ai poveri. Odone concorse ancora, con il castellano di Bruxelles, a trasportare a Forest il monastero delle religiose, che Fulgenzio, abate di Afflighem, aveva stabilito vicino ad Alost, affinché fossero più comodamente e in maggiore sicurezza. Confermò ancora, nel 1106, la fondazione dell'abbazia di Jette, nel Brabante; nel 1107, quella dell'abbazia di Saint-Jean di Valenciennes; nel 1110, quella dell'abbazia di Cortemberg; e nel 1112, quella di Bornhem. Già nel 1106, si era trovato al concilio tenuto a Poitiers dal legato Brunone di Segni, in favore della crociata. Dopo due anni, nel 1108, fu dell'assemblea dei vescovi, degli abati e altri, nella quale si terminò la controversia tra i Canonici della cattedrale e i monaci di Saint-Martin di Tournai.
Conflitto delle investiture e fine della vita
Esiliato da Enrico V per il suo rifiuto dell'investitura imperiale, Odone si ritira nell'abbazia di Anchin dove muore nel 1113 dopo una vita di semplicità.
Dopo ciò che Enrico Henri V Imperatore che esiliò Oddone per il suo rifiuto dell'investitura. V aveva fatto per favorire l'ingresso del nostro pio Vescovo nella sua sede, non ci si sarebbe aspettati che lo inquietasse. Lo fece nondimeno, esigendo che ricevesse da lui l'investitura, vale a dire il pastorale e l'anello, che aveva già ricevuto dalla mano del suo arcivescovo alla sua ordinazione. Il rifiuto di Odone fu punito con l'esilio, il che lo obbligò a r itirarsi nell'a abbaye d'Anchin Monastero benedettino situato nella diocesi di Cambrai. bbazia di Anchin, dove si occupò della composizione di alcuni libri di pietà, come egli stesso ci insegna. Questo evento accadde nel 1110, quando Enrico V, essendosi scontrato con il papa Pasquale II, volle r ientrare nel diritto di conferir droit de donner les investitures Conflitto tra la Chiesa e l'Impero riguardo alla nomina dei vescovi. e le investiture. Ritornò tuttavia alla sua sede, dove, sentendosi colpito da una malattia pericolosa, abdicò all'episcopato e si fece portare ad Anchin.
L'abate Ségard, avendolo appreso, corse prontamente ad Anchin, accompagnato da alcuni dei suoi fratelli, per cercare di ottenere che il santo Vescovo fosse trasportato a Saint-Martin di Tournai, di cui era stato egli stesso abate. Ma Alvise, abate di Anchin, protestò che non avrebbe mai sofferto che gli si togliesse un deposito che Dio stesso gli aveva affidato.
La malattia di Odone durò otto giorni, che impiegò a ricevere i Sacramenti e a prepararsi con altre buone opere a comparire davanti a Dio. Coloro che erano presenti attestano che attendeva la sua ultima ora con la stessa sicurezza come se fosse stato un altro a dover morire per lui. Non
VIES DES SAINTS. — TOME VII. 161
lasciò, tuttavia, di chiedere istantemente il soccorso delle preghiere della comunità, «perché», diceva, «non potrò sostenere il giudizio di Dio se ne separa la sua misericordia». Così morì questo beato Vescovo, il 19 giugno 1113, nell'ottavo anno del suo episcopato, a contare dal giorno della sua ordinazione. Fu sepolto con onore nella chiesa di Anchin, davanti al crocifisso, sotto una tomba di marmo bianco, dove si fece rappresentare la sua figura e incidere la seguente iscrizione:
Hic tegitur Præsul Odo, Qui perspectus omni mundo, Fuit exul, Deo fidelis : Fulget cœlo quasi sidus.
«Qui riposa il vescovo Odone, celebre nel mondo; fu esiliato e fedele a Dio: brilla ora nel cielo come un astro».
Odone è onorato da lungo tempo come beato in diverse chiese dei Paesi Bassi.
Opere e posterità
Odone lascia un'opera abbondante che spazia dalla filosofia alla teologia e alla liturgia, testimoniando la sua erudizione e la sua fede.
## SCRITTI DEL BEATO ODONE.
Oltre a un'opera intitolata: De l'Être et de la Chose (Dell'Essere e della Cosa), Odone aveva composto altre due opere filosofiche, il Sofista e le Complessioni, vale a dire conclusioni o ragionamenti. Queste opere sono andate perdute, così come il suo poema sulla Guerra di Troia. Di Odone di Cambrai si possiedono ancora una Spiegazione del Canone della Messa; un'opera sul Peccato originale; un dialogo sull'Incarnazione; un trattato sul Biosfema contro lo Spirito Santo; uno scritto sui Canoni dei Vangeli; un'Omelia sul vangelo del cattivo fattore; alcune Omelie; un Poema sui primi versetti del libro della Genesi, o l'Opera dei sei giorni; una raccolta di Parabole; una raccolta di Lettere; un trattato sul Canone; un trattato sul Corpo e sul Sangue del Signore; i Tetrapli del Salterio; una Lettera a Lamberto, vescovo di Arras; gli si attribuiscono inoltre un'Introduzione alla Teologia e un Trattato o Esposizione del numero tre.
Abbiamo composto questa biografia con la Vita dei Santi di Cambrai e di Arras, dell'abate Destombes, e con la Storia letteraria della Francia, di Dom Rivet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Insegnamento della filosofia a Toul e poi a Tournai
- Conversione alla vita religiosa dopo la lettura di sant'Agostino nel 1092
- Restauro dell'abbazia di San Martino di Tournai
- Adozione della regola di San Benedetto
- Elezione a vescovo di Cambrai nel 1105
- Esilio nell'abbazia di Anchin in seguito alla lotta per le investiture con Enrico V
Miracoli
- Conversione improvvisa di Sohier e Herman dopo la persecuzione di Adolfo
Citazioni
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Annulus Odonem decet aureus Aureliensem.
Leggenda dell'anello offerto dai suoi allievi -
Non potrò sostenere il giudizio di Dio se Egli ne separa la sua misericordia.
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