Profeta dell'Antico Testamento e figlio di Petuel, Gioele esercitò il suo ministero presso le tribù di Giuda e di Beniamino. È celebre per aver predetto la discesa dello Spirito Santo e l'istituzione della Chiesa. Il suo stile evolve da una semplicità iniziale verso una forma più pomposa e oscura.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
GIOELE ED ESRA,
DUE DEI DODICI PROFETI MINORI
Origini e incertezze storiche
Il testo sottolinea la mancanza di informazioni biografiche precise su Gioele, figlio di Petuel, la cui epoca di attività è oggetto di dibattito tra gli esegeti.
VII e V secolo avanti Gesù Cristo.
Sicut nubes pluviam ferentes et effundentes eam super terram, sic prophetia, quam nubes demonstrat, accipit verba a Deo et effundit super rationabilem terram.
Come le nubi trasportano la pioggia e la versano sulla terra, così i profeti, chiamati nubi dalla Scrittura, ricevono da Dio i loro oracoli e vanno a spargerli sul campo della ragione.
S. Giovanni Crisostomo, om. XX su Matteo.
La Scrittura non ci insegna nulla della vita né della morte di Gioele, né de l te Joël Profeta dell'Antico Testamento, figlio di Petuel. mpo in cui visse, né della sua patria. Non dice altro se non che era figlio di Petuel. San Girolamo, sant'Agos tino e Teodo Saint Jérôme Padre della Chiesa e autore della biografia originale di santa Asella. reto hanno creduto che questo Profeta fosse contemporaneo di Osea, sia perché entrambi predicono le stesse cose, sia perché Gioele segue immediatamente Osea nel testo ebraico, secondo questa massima accolta da molti interpreti: «Quando l'epoca dei Profeti non è indicata all'inizio dei loro libri, è prova che hanno esercitato il loro ministero con coloro che li precedono». Se fosse certo che la carestia e la devastazione delle locuste, di cui parla nel primo capitolo della sua profezia, fossero la stessa piaga che Amos aveva in vista quando si lamentava che essa era giunta senza aver potuto toccare i cuori di coloro che ne erano stati afflitti, si potrebbe fissare il tempo in cui Gioele iniziò a profetizzare verso il ventunesimo anno del regno di Ozia, in cui questo flagello cominciò a farsi sentire. Ma questo punto è fortemente contestato, e molti abili interpreti sostengono che la sterilità e la siccità indicate in Gioele siano quelle avvenute al tempo di Geremia, di cui pretendono che Gioele fosse contemporaneo.
Teologia e annunci profetici
Gioele si rivolge alle tribù di Giuda e di Beniamino per annunciare la venuta del Messia, l'effusione dello Spirito Santo e l'istituzione della Chiesa.
Ad ogni modo, questo Profeta non parla delle dieci tribù: tutta la sua profezia riguarda quelle di Giuda e di Beniamino. Allo stesso tempo in cui annuncia a queste tribù ciò che sarebbe loro accaduto, predice la venuta del Messia, che chiama il maestro di giustizia, l'istituzione della sua Chiesa, la discesa dello Spirito Santo su ogni carne, la virtù del nome di Gesù Cristo, che dice dover essere così grande che chiunque invocherà questo santo nome sarà salvato. Lo stile di Gioele, nei primi due capitoli, è semplice e si adatta perfettamente alla materia che vi tratta; ma, in seguito, si eleva e diventa più pomposo e figurato, il che rende la fine delle sue profezie molto più oscura dell'inizio.
Rappresentazioni iconografiche
Il profeta è tradizionalmente rappresentato con dei leoni, un cartiglio dei suoi testi o in visione davanti agli astri, a simboleggiare la chiarezza dei suoi oracoli.
Lo si vede rappresentato: 1° tra due leoni che lo sbranano; questa caratteristica appare piuttosto bizzarra, tanto più che sembra accusare un martirio che il Profeta non ha mai subito; non può che essere un'allusione alle parole che rivolge ai Giudei quando predice loro la devastazione del loro paese: «Una nazione si è gettata sulla mia terra, è forte e innumerevole; i suoi denti sono come i denti del leone, e la mascella come quella del leoncello»; 2° in piedi, mentre tiene il cartiglio o filatterio sul quale si leggono i principali testi della sua profezia; 3° in piedi, mentre vede in visione il sole e la luna: non cogliamo bene il senso di questa caratteristica. Forse si è voluto dire con ciò che il Profeta riceve gli oracoli nascosti di Geova, figurati dalla luna, che è l'astro della notte, e che li diffonde sulla terra con parole abbaglianti di chiarezza, simboleggiate dal sole, l'astro del grande giorno; ma allora questa caratteristica sarebbe generale e si applicherebbe indifferentemente a tutti i Profeti.
Esdra e il ritorno dalla cattività
Scriba e sacerdote cresciuto a Babilonia, Esdra ottiene dal re Artaserse il permesso di ricondurre gli Ebrei a Gerusalemme per restaurare il Tempio e la Legge.
Esdra, Esdras Scriba e sacerdote ebreo, figura centrale del ritorno dall'esilio a Babilonia. figlio di Seraia, sommo sacerdote, che Nabucodonosor mise a morte a Ribla dopo la presa di Gerusalemme, era della stirpe sacerdotale di Aronne attraverso il ramo di Eleazaro. Condotto giovanissimo a Babilonia, vi fu cresciuto nell'oscurità e nelle tribolazioni della cattività. Ma si applicò seriamente allo studio dei libri santi, e la Scrittura dice di lui che «era scriba e molto esperto nella legge di Mosè»; vale a dire un uomo molto istruito negli affari di governo e di religione, secondo le leggi di Mosè e le usanze della nazione ebraica.
I settant'anni di cattività predetti da Geremia erano quasi trascorsi, quando Ciro, re dei Persiani, avendo preso Babilonia e rendendosi padrone dell'impero dei Medi, degli Assiri e dei Caldei, pubblicò un editto che concedeva agli Ebrei il permesso di ritornare nel loro paese, con l'ordine di ricostruire il tempio di Gerusa lemme. Pa Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. rtirono in numero di quasi cinquantamila persone, sotto la guida di Zorobabele, principe della famiglia reale di Davide e nipote di Ieconia. Tra i nomi dei sacerdoti che seguirono Zorobabele, si trova quello di Esdra. Ma egli ritornò in seguito a Babilonia per sollecitare il permesso di continuare il ristabilimento del tempio. Si trovava in quella città il settimo anno del regno di Artaserse, sopra nnominato Longimano. Quello stes Artaxerxès, surnommé Longue-Main Re di Persia che autorizzò il ritorno di Esdra. so anno ottenne da questo principe lettere di ritorno per sé e per tutti coloro che avessero voluto seguirlo a Gerusalemme. Erano lettere di raccomandazione, in forma di editto, ai governatori delle province comprese nell'estensione del regno di Artaserse, per obbligarli ad assistere Esdra e tutti quelli della sua nazione in tutto ciò che dipendesse da loro, al fine di favorire il loro ristabilimento. Il re ordinava anche ai suoi tesorieri di fornire a Esdra tutto ciò che avesse chiesto, tanto in denaro quanto in frumento, vino, olio e sale. Accordava inoltre l'immunità dai tributi e da tutti gli oneri pubblici ai sacerdoti, ai leviti, ai cantori e agli altri ministri del tempio del Signore. Infine, dava pieno potere a Esdra di stabilire magistrati per giudicare il popolo, con il potere di condannare e punire con multe, e persino con pene corporali e di morte, lasciandolo inoltre libero di insegnare la legge a coloro che avessero avuto bisogno di esserne istruiti.
Esdra, munito di queste lettere da parte del re e «sostenuto dalla mano del Signore», radunò un numero abbastanza grande di Israeliti e si mise in cammino per ritornare a Gerusalemme. Giunto sulle rive del fiume Ahava, e avendo notato che non c'erano tra il popolo né sacerdoti né leviti, ne inviò a chiedere a Iddo, capo di coloro che dimoravano a Casifia; questi gli inviò trentotto leviti e duecentoventi Netei, che erano i servitori del tempio. Dopo aver proclamato un digiuno e implorato il soccorso di Dio con la preghiera, Esdra partì dalle rive del fiume Ahava il dodicesimo giorno del primo mese dell'anno del mondo 3537, seguito da millesettecentosettantacinque uomini, e arrivò felicemente a Gerusalemme il quinto mese dello stesso anno.
Riforme e restaurazione della Legge
A Gerusalemme, Esdra combatte i matrimoni misti e reintroduce la lettura pubblica della Legge di Mosè, provocando un rinnovamento spirituale nel popolo.
Il quarto giorno dopo il suo arrivo, offrì olocausti al Signore, per ringraziarlo e per attirare sul popolo le sue benedizioni. Allo stesso tempo consegnò al tesoro del tempio i vasi, gli arredi e le offerte di cui era incaricato. Diede anche gli editti del re ai satrapi della sua corte e ai governatori del paese oltre l'Eufrate, e questi ufficiali iniziarono a favorire il popolo e la casa di Dio. Ma Esdra, avendo appreso che molti Israeliti, tanto tra i sacerdoti e i leviti quanto tra i magistrati e il popolo minuto, si erano uniti con donne straniere, provò un dolore profondo per questo detestabile abuso; si stracciò le vesti, si strappò i capelli e, abbattuto dalla tristezza, si sedette a terra nel tempio, abbandonandosi, per placare il Signore, al pianto, ai digiuni e alla preghiera. A questa vista, il popolo versò un'abbondanza di lacrime e, volendo espiare l'abominio nel quale era caduto, risolse di farne penitenza e di rimandare le donne straniere con i figli che ne erano nati. Esdra, vedendo il popolo così disposto e pronto a rinnovare l'alleanza con il Signore, si alzò e obbligò i principi dei sacerdoti, i leviti e tutto Israele a promettergli con giuramento che avrebbero fatto ciò che avevano appena detto. Essi glielo giurarono e, dopo un'assemblea generale nella quale fu fatta conoscere a tutto Israele la risoluzione presa, furono nominati dei commissari per recarsi nelle città ed eseguire quanto convenuto riguardo all'espulsione delle donne straniere. Fu così che Esdra riuscì ad abolire questi matrimoni profani.
Dopo aver riformato gli abusi che si erano insinuati tra il popolo, Esdra si applicò a istruirlo sui suoi doveri, e questa fu la sua principale occupazione per il resto della sua vita. Nel settimo mese dell'anno del mondo 3551, i figli d'Israele, riuniti alla porta del tempio per la celebrazione della festa delle Capanne, lo pregarono di leggere loro la legge di Mosè e di spiegarla. Esdra, postosi dunque in mezzo alla piazza su un podio di legno, lesse la legge dal mattino fino a mezzogiorno. Il popolo ne fu così toccato che scoppiò in lacrime. Esdra, vedendo gli Israeliti penetrati dal dolore, li consolò dicendo loro che non bisognava piangere nel giorno di una festa così solenne, ma piuttosto gioire nel Signore. Tutto quel popolo, consolato da queste parole, andò a prendere cibo, e si celebrò così con gioia la festa delle Capanne. Il giorno seguente i capi famiglia, i sacerdoti e i leviti vennero a trovare Esdra per pregarlo di continuare a spiegare loro le parole della legge. Si giunse al punto in cui è scritto che il Signore aveva ordinato, per mezzo di Mosè, che i figli d'Israele dimorassero sotto tende durante la festa solenne del settimo mese. Il popolo, avendo udito queste parole, andò a cercare rami d'albero da ogni parte e, avendone portati, ognuno si fece dei padiglioni a forma di tende, sopra i tetti delle case, nelle piazze, nelle strade e persino nel cortile del tempio. Esdra continuò a leggere il libro della legge, ogni giorno della festa, dal primo all'ultimo, spiegando al popolo i punti che necessitavano di chiarimenti.
Il ventiquattro dello stesso mese, giorno in cui era stato indetto un grande digiuno, i figli d'Israele si radunarono coperti di sacco e cenere, con l'intento di fare al Signore una riparazione pubblica per la violazione della legge che avevano ignorato o disprezzato fino al loro ritorno dalla cattività. Dopo aver confessato i loro peccati e aver fatto lunghe preghiere per ottenerne il perdono, fu rinnovata l'alleanza con il Signore e ne fu redatto un atto autentico, che fu firmato da Neemia, dai sacerdoti, dai leviti, dai capi famiglia e dal resto del popolo. I nomi del sommo sacerdote Eliasib e di Esdra non si trovano nel censimento di coloro che firmarono questo atto: apparentem ente so Néhémie Contemporaneo di Esdra, governatore della Giudea. no stati dimenticati, o vi compaiono sotto altri nomi, poiché Esdra era ancora in vita. Egli fu presente in seguito alla dedicazione delle mura di Gerusalemme nel 3550. Gli si attribuiscono più di centoventi anni di vita, ma non si conosce con esattezza il tempo della sua morte. Giuseppe dice di questo grande uomo che morì pieno di gloria e di anni, e che gli furono fatti funerali magnifici nella città di Gerusalemme. La Scrittura stessa fa il suo elogio in poche parole quando dice che «Esdra aveva preparato il suo cuore per penetrare l'intelligenza della legge di Dio e per far insegnare i suoi precetti in Israele».
Culto liturgico e feste
Gioele è festeggiato il 13 luglio nel rito romano e il 19 ottobre presso i Greci, mentre Esdra entra tardivamente nei martirologi latini nel XII secolo.
## CULTO E RELIQUIE. — SCRITTI.
Gioele è onorato presso i Greci che ne celebrano la festa il 19 ottobre, così come i Russi e i Moscoviti che seguono il loro rito. Usnard Agiografo medievale, autore di un martirologio. Usuardo è il primo ad avergli fissato il terzo giorno di luglio, ed è stato seguito dal Romano moderno. Quanto a Esdra, i Greci non sembrano avergli dedicato un culto particolare: i Latini hanno iniziato a inserire il suo nome nei loro martirologi nel XII secolo, come si vede dal vecchio Romano e da quelli di Adone e di Usuardo seguiti dal Romano moderno.
Studio dei libri profetici
Il testo analizza la struttura della profezia di Gioele e i quattro libri attribuiti a Esdra, distinguendo i testi canonici dagli apocrifi.
La profezia di Gioele contiene tre capitoli, con questo titolo unico: Sulla distruzione di Gerusalemme. Quanto a Esdra, abbiamo quattro libri sotto il suo nome. I primi due, che, secondo l'osservazione di san Girolamo, erano contati come uno solo presso gli Ebrei, sono canonici e ricevuti unanimemente in tutte le Chiese, sia greche che latine. Gli ultimi due sono apocrifi e non hanno nell'Église latina alcuna autorità; ma i Greci pongono il terzo al rango dei libri divini.
Il seguito della storia contenuta nel primo libro è di ottantadue anni, dal primo anno del regno di Ciro a Babilonia, l'anno del mondo 3468, fino al diciannovesimo anno del regno di Artaserse I Longimano che rimandò Neemia a Gerusalemme l'anno del mondo 3550.
I Latini, dividendo in due il primo libro di Esdra, non hanno cambiato il titolo, e danno ordinariamente al secondo lo stesso nome del primo; tuttavia appare ben certo che siano di due mani differenti.
Esdra, nel primo dei libri che portano il suo nome, parla quasi sempre in prima persona e come principale autore e capo dell'impresa che racconta. Al contrario, nel secondo di questi libri, si parla di lui solo in terza persona, e anche abbastanza raramente... Neemia appare in tutti i capitoli del libro; è lui che parla, che agisce, che presiede ovunque, in modo tale che si può dire che questo libro non racchiuda meno la storia di questo principe che quella dei Giudei. Fin dall'inizio del libro egli se ne dichiara l'autore. Contiene la storia di circa trentun anni, vale a dire dal ventesimo anno del regno di Artaserse, che è il 3550 del mondo, fino al regno di Dario Noto, suo figlio, che iniziò a regnare l'anno del mondo 3581.
Si trova nelle antiche edizioni della Vulgata un libro IV sotto il nome di Esdra. Alcuni antichi Padri greci e latini lo hanno citato nei loro scritti, e ne hanno riportato diversi passi, che leggiamo ancora oggi in questo libro. Ma è necessario che quest'opera non sia giunta fino a noi nella sua interezza, poiché Clemente Alessandrino ne riporta un passaggio che non vi troviamo più. Sant'Ambrogio parla spesso di questo libro e sempre con elogio. L'autore di questo libro è, secondo l'opinione più probante, un personaggio posteriore a Gesù Cristo. L'opera ha ricevuto da una mano cristiana alcune aggiunte che si incontrano solo nella versione latina.
Dom Ceillier: Histoire des auteurs sacrés et ecclésiastiques. — Cf. Bulliet: Vies des Saints de l'Ancien Testament; Rubricahier, Darras: Histoires de l'Église.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.