Sacerdote a Nola nel III secolo, Felice fu un confessore della fede esemplare durante le persecuzioni imperiali. Liberato miracolosamente dalla prigione da un angelo, soccorse il suo vescovo Massimo prima di vivere nascosto tra rovine protette da una provvidenziale ragnatela. Sebbene non sia morto di spada, la Chiesa gli conferisce gli onori dei martiri per le sue sofferenze e la sua umiltà eroica.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
SAN FELICE, SACERDOTE DI NOLA, MARTIRE
Fonti ed elogi antichi
Presentazione degli autori antichi (Paolino, Agostino, Gregorio) che hanno documentato la vita e le virtù di san Felice.
Qui ad te ueniunt, quæcumque petentibus omnia præstas, Noc quemquam pateris tristem repedare uicissim, Tu duce seruatus, mortis quod uincula rupti.
« Tu che non rifiuti nulla di ciò che ti chiedono coloro che vengono a te, che non permetti che alcuno di loro riprenda, col cuore triste, la via del suo paese, è per te che fui salvato, tu spezzi le mie catene ».
San Gregorio, Poema su san Felice.
Le virtù di san Felic e apparvero saint Félix Sacerdote di Nola, confessore della fede celebre per i suoi miracoli. così splendenti, che celeberrimi e santissimi autori dell'antichità presero un piacere del tutto particolare nel farne l'elogio; san Paolino, sa n Damaso, sa saint Paulin Amico e discepolo spirituale di Amando, i cui scritti costituiscono una fonte fondamentale. nt 'Agostino, s saint Damase Papa che ordinò i due fratelli e li inviò in missione. an Gregorio di Tours, il venerabile Beda e molti altri ne hanno lasciato ai posteri ciò che stiamo per esporre nella sua sostanza.
Origini e primi ministeri
Felice, figlio di un siriano stabilitosi a Nola, rinuncia alla sua eredità per servire la Chiesa sotto il vescovo Massimo.
Questo illustre confessore di Gesù Cristo nacque a Nola, piccola città situata nei dintorni di Napoli; suo padre era siriano di nascita e si chiamava Ermia. Ebbe due figli; il nostro Felice fu i Félix Sacerdote di Nola, confessore della fede celebre per i suoi miracoli. l minore. Morto il padre, i fratelli divisero l'eredità e abbracciarono condizioni diverse; il maggiore prese le armi, sotto lo stendardo dell'imperatore della terra; Felice, con un'ambizione più generosa, si mise al servizio di Gesù Cristo, l'Imperatore del cielo e il Re dei re, e disprezzando tutti i beni di questo mondo, risolse di non cercare che le vere ricchezze, quelle dell'altra vita. Per giungere più agevolmente a questa felicità, distribuì ai poveri la maggior parte del suo patrimonio e si consacrò al servizio della Chiesa, sotto il vescovo di Nola, san Massimo, che lo f ece dapprima saint Maxime Vescovo di Nola durante la persecuzione, mentore di Felice. lettore ed esorcista. Gli spiriti delle tenebre, non potendo sopportare lo splendore della sua santità, svanivano davanti a lui e abbandonavano i corpi degli ossessi; di modo che il vescovo, riconoscendo la santità del suo ministro nell'esercizio degli ordini minori, lo elevò in poco tempo fino all'ordine del sacerdozio, dove Felice mostrò una fedeltà degna del suo carattere, come stiamo per vedere.
Persecuzione e liberazione miracolosa
Arrestato durante la persecuzione, Felice viene liberato dalla prigione da un angelo per soccorrere il suo vescovo morente.
Una sanguinosa persecuzione si levò allora contro la Chiesa, che i tiranni idolatri credevano di distruggere con il rigore dei supplizi e la novità dei tormenti. I commissari dell'imperatore, giunti nella città di Nola, vi cercarono dapprima, secondo la loro usanza, i capi dei cristiani, affinché, presi i pastori, il gregge fosse più facilmente disperso. Massimo, di cui abbiamo già parlato, governava allora quella Chiesa; era un personaggio di grande dottrina, di vita irreprensibile e di costumi innocenti, ma già vecchio e fiaccato dalle fatiche; per questo, vedendo che la tempesta stava per abbattersi sulla sua persona per poi distruggere il suo popolo, si credette obbligato a cedere per un tempo alla sua violenza e a praticare alla lettera questo avvertimento del Salvatore: «Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra». Con questa risoluzione, raccomandò il suo gregge al suo sacerdote Felice e si ritirò su una montagna in disparte, per attendervi il soccorso del cielo e implorare la misericordia di Dio per le sue pecorelle. Tuttavia, i ministri degli imperatori, non trovando il vescovo Massimo, si scagliarono contro Felice che era la seconda colonna di quella Chiesa; lo presero e lo caricarono di catene, e avendo fatto inutilmente ogni sforzo contro di lui, tanto con promesse che con minacce, lo gettarono in un carcere il cui pavimento era ricoperto di cocci di vasi rotti, per rapirgli, con questo mezzo, ogni riposo che avrebbe potuto trovare dopo tutte le sue pene. Ma la stessa notte, un angelo di luce apparve in quella prigione, come un tempo in quella di san Pietro, e, parlando a Felice, gli comandò di seguirlo. Il prigioniero dapprima scambiò ciò per un sogno; ma vide presto che era una realtà: poiché, alla seconda parola dell'angelo, le catene del suo collo e delle sue mani si spezzarono, i ceppi che aveva ai piedi caddero e le porte della prigione si aprirono per dargli passaggio, mentre gli altri prigionieri rimanevano incatenati. Egli seguì dunque l'angelo che, andando davanti, come la colonna di fuoco che precedeva i figli d'Israele nel deserto, lo condusse fino alla montagna dove il santo vescovo si era ritirato; lo trovò lì steso a terra, intirizzito dal freddo, estenuato dalla fame e in tale stato che sembrava più morto che vivo. San Felice lo abbracciò e lo riscaldò al meglio che poté; ma, riconoscendo che tutti gli sforzi umani erano inutili, ricorse alla preghiera; e allora, per un effetto della Provvidenza divina, il nostro santo sacerdote, scorgendo un grappolo d'uva attaccato a un cespuglio, lo prese, lo spremette e ne fece colare il succo nella bocca del santo vecchio che riacquistò a poco a poco le forze, cominciò a parlare e si lamentò amorevolmente del fatto che Felice avesse tardato così tanto a venire a soccorrerlo. Dopo alcuni colloqui che ebbero insieme, risolsero di ritornare entrambi in città, per soccorrere e aiutare i fedeli; ma poiché il santo vecchio era così debole che non poteva camminare, la carità, raddoppiando le forze di Felice, questi lo portò sulle sue spalle fino alla casa episcopale dove una buona vedova, che vi era rimasta sola, si prese cura della sua persona, mentre il nostro Santo, dal canto suo, si nascose nella propria casa, finché la tempesta non fu placata; allora entrambi, il vescovo e il sacerdote, apparvero pubblicamente per visitare e consolare i fedeli che avevano bisogno della loro assistenza.
Il miracolo della ragnatela
Per sfuggire ai soldati, Felice si nasconde in una catapecchia protetta istantaneamente da una provvidenziale ragnatela.
Ma questa calma durò ben poco, poiché gli ufficiali dell'imperatore, ritornando in città e apprendendo che anche Felice vi aveva fatto ritorno, si dedicarono con ogni cura a cercarlo, e finalmente lo incontrarono sulla piazza, dove gli parlarono senza riconoscerlo, sia che il suo volto apparisse loro mutato, sia che Dio li avesse accecati. Il Santo dunque, vedendo che lo cercavano, si ritirò prontamente nell'angolo di una vecchia catapecchia; lì, per un'ammirabile provvidenza di Dio, dei ragni filarono in un momento una tela così fitta che i sgherri che lo inseguivano non immaginarono che un uomo potesse esservi nascosto: per insegnarci, dice san Paolino, che quando Dio è con noi, le ragnatele ci servono da forti mura, e che, quando Egli ci manca, i muri più spessi non servono più a difenderci delle ragnatele. Così i persecutori se ne tornarono la sera confusi, e il Santo rimase cantando il versetto del Salmista: «Anche se dovessi camminare nell'ombra della morte, non temerei alcun male, perché tu sei con me». Poi si addentrò maggiormente tra le rovine di quelle vecchie case abbattute, dove rimase sei mesi privo del commercio degli uomini, ma consolato dalla visita degli angeli e del Re stesso degli angeli, il quale trovò il modo di assistere il suo servitore in quella solitudine. Una buona donna, vicina a quei quartieri, per un moto dello spirito di Dio e senza sapere ciò che faceva, portava ogni giorno in uno stesso luogo ciò che occorreva per il nutrimento di un uomo. San Felice riceveva questa provvista come proveniente dalla mano di Dio, e d'altronde, trovava ogni notte l'acqua di cui aveva bisogno per placare la sua sete. Non posso fare a meno di ammirare le meraviglie che la divina Provvidenza opera in favore dei suoi Santi; poiché esse non sono minori di quelle con cui favorì gli Israeliti nel deserto, e in seguito ancora, il profeta Elia nella sua fuga.
Umiltà e fine della vita
Dopo la persecuzione, Felice rifiuta l'episcopato per umiltà e vive in una povertà evangelica fino alla sua morte nel 256.
Trascorsero sei mesi, come abbiamo detto, in quella solitudine, finché, cessata la tempesta con la morte del persecutore (dicembre 251), san Felice apparve in pubblico e tornò a esortare il popolo come in precedenza. In quello stesso temp o, il vescovo M l'évêque Maxime Vescovo di Nola durante la persecuzione, mentore di Felice. assimo morì di vecchiaia, oppresso dal peso delle sofferenze che aveva sopportato per Gesù Cristo: in ricompensa dei suoi fedeli servizi, ricevette da Lui la corona di gloria, come la Chiesa riconosce il 15 gennaio. Allora tutti volsero lo sguardo su Felice per nominarlo vescovo al posto del defunto; ma la sua umiltà gli fornì tante ragioni e scuse che fece ricadere l'elezione su un ecclesiastico di santa vita, chiamato Quinto, che era stat o fatto Quintus Sacerdote eletto vescovo di Nola al posto di Felice. sacerdote sette giorni prima di lui.
Oltre a questo esempio di umiltà, san Felice non si rese meno raccomandabile per il disprezzo dei beni del mondo e per l'amore della povertà evangelica; poiché quel poco che gli restava del suo patrimonio gli era stato confiscato durante la persecuzione, e ognuno gli consigliava di richiederlo al ristabilimento della pace, come avevano fatto molti cristiani, questo amante della croce diede una risposta degna di ciò che era: «Non piaccia a Dio che io rientri mai in possesso dei beni che ho perduto per Gesù Cristo, né che io desideri le ricchezze della terra, che ho lasciato per meglio possedere i tesori del cielo». Di modo che si sostenne per il resto della sua vita per mezzo di un piccolo giardino e di tre misure di terra prese in affitto, che coltivava con le sue proprie mani, senza l'aiuto di nessuno; gliene restava persino ancora per fare la parte dei poveri. Il suo affetto per la santa povertà non appariva meno nei suoi vestiti che nel suo nutrimento; poiché non aveva mai che un solo abito e, quando gliene presentavano uno nuovo, lo donava subito a qualcun altro che ne avesse bisogno.
Ecco quale è stata la vita di questo grande Santo. Essa terminò con molta gloria il 14 gennaio, verso l'anno 256. Sappiamo che alcuni autori, per particolarizzare maggiormente le circostanze della sua felice morte, hanno detto che un giorno di domenica, dopo aver celebrato la santa messa e dato la pace, secondo l'usanza, a tutti gli assistenti, si prostrò a terra, come se avesse voluto fare la sua preghiera, e che in quello stato rese la sua beata anima; ma poiché ciò si trova più espressamente nella vita di un altro san Felice, Romano, non crediamo che ci si debba soffermare.
Iconografia e giustizia divina
Descrizione degli attributi del santo e della tradizione dei giuramenti purgatori sulla sua tomba.
Tra un'infinità di meraviglie che piacque a Nostro Signore di operare per manifestare la gloria di questo grande Santo, una delle principali è che coloro che si trovavano accusati di un crimine di cui si dichiaravano innocenti, venivano condotti alla tomba di san Felice, vicino a Nola, dove si purgavano con giuramento, poiché, se giuravano il falso, venivano infallibilmente puniti con qualche castigo esemplare.
San Felice di Nola è rappresentato in una prigione, incatenato e disteso su conchiglie spezzate; un angelo lo libera dal carcere affinché vada a soccorrere il suo vescovo; egli presta le sue cure a san Massimo che trova morente, e gli restituisce la vita facendo penetrare tra i suoi denti il succo di un grappolo d'uva che Dio ha appena fatto crescere miracolosamente sui rovi; lo si può ancora rappresentare, come sul sigillo di Monsignor Dupanloup, vescovo di Orléans, mentre tiene semplicemente questo grappolo d'uva; oppure avendo vicino a sé una grande ragnatela, per mezzo della quale fu reso invisibile ai persecutori che lo cercavano; essendo san Felice di Nola nel numero dei Santi chia mati dai G Myroblites Santi il cui sepolcro produce un olio o un balsamo miracoloso. reci Mirobliti, cioè la cui tomba trasuda un balsamo miracoloso e benefico, si potrebbe rappresentare questa particolarità per mezzo di alcune goccioline che cadono da un mausoleo e vengono raccolte sia da un sacerdote, sia dai fedeli; non sappiamo se l'arte abbia mai riprodotto l'atto di ammirevole carità del santo sacerdote che trasporta il suo vescovo; si è senza dubbio temuta la mancanza di nobiltà; ma quanto è bella questa dedizione e quanto, pensandoci, si sarebbe tentati di vedere in questa scena qualcosa di diverso dall'eroismo della carità.
Espansione del culto e pellegrinaggi
Analisi del fervore popolare a Nola, in particolare attraverso l'impegno totale di san Paolino.
## CULTO DI SAN FELICE DI NOLA.
Abbiamo creduto di fare cosa gradita ai nostri lettori terminando questa vita di san Felice con la storia del suo culto, tratta dal giansenista Baillet; poiché questo autore non è sospetto, e la sua testimonianza ha più peso della nostra quando racconta dei miracoli come fatti incontestabili.
Si fu costretti a lasciare a lungo il suo corpo esposto alla venerazione del popolo prima di seppellirlo. Vi furono premure straordinarie per andare a baciarlo e per reclamare la sua intercessione presso Gesù Cristo. Dopo i primi fuochi di questa devozione, che non si discutevano mai da allora, si pose il suo corpo in una tomba di legno da cui uscì, come assicura san Paolino, una luce e una virtù divina che si fece sentire attraverso un gran numero di miracoli eclatanti. Questi miracoli incontestabili, che le sue ceneri sacre operarono dopo la sua morte per diversi secoli, e che sono più che sufficienti ad attestare la verità di quelli che il Santo aveva compiuto durante la sua vita, resero il nome di Felice celebre in tutta la terra! Si possono vedere in san Paolino descrizioni altrettanto edificanti e piacevoli. Esse tendono a provare tutte che la fede di un servitore di Gesù Cristo così favorito da Dio come lo era san Felice, purificata dai tormenti e da una lunga penitenza, sostenuta da una ferma fiducia e animata da una grande carità, è capace di elevare l'uomo al di sopra della natura e di dispensarlo dalle leggi della morte.
La grandezza dei suoi miracoli, unita al ricordo dei lavori che aveva intrapreso per la fede, portò la Chiesa a conferirgli gli onori dei martiri, sebbene non avesse perso la vita nei tormenti; e, per questa ragione, la sua festa si trova stabilita in un tempo in cui non si festeggiavano ancora i semplici confessori. Essa fu molto celebre fin dalla sua istituzione, preceduta da un digiuno pubblico e da una veglia, durante la quale si faceva la stazione sulla sua tomba, come si usava riguardo ai più illustri martiri! San Paolino, che ci ha dipinto la devozione con cui si osservava questo digiuno e questa veglia, ci insegna che si accorreva da ogni parte a Nola per celebrare la sua memoria, e riporta più di venti nomi, tanto di città che di province d'Italia, i cui abitanti venivano ogni anno in grande affluenza con le loro mogli e i loro figli, il quattordicesimo giorno di gennaio, che era quello della sua festa, nonostante il rigore della stagione e le difficoltà delle strade. P aolino stesso, Paulin lui-même Amico e discepolo spirituale di Amando, i cui scritti costituiscono una fonte fondamentale. quest'uomo così considerevole nell'impero, già toccato da Dio, volle farne il pellegrinaggio per soddisfare la devozione che aveva per san Felice, poiché l'usanza di dividere o trasferire le reliquie dei Santi, non essendo ancora ben stabilita, si credeva obbligati ad andare a onorare questi Santi nel luogo dove erano morti e dove riposavano i loro corpi. Si è messo nel numero dei prodigi compiuti per i meriti di san Felice la conversione miracolosa e il ritiro sorprendente di questo grande uomo, che, avendo rinunciato ai primi onori del secolo e alle più grandi ricchezze della terra per abbracciare le umiliazioni e la povertà di Gesù Cristo, si tenne assai felice e assai onorato di potersi rifugiare alla tomba di questo illustre Confessore, e di diventare il suo domestico e il suo portinaio, per parlare come lui! Da quel tempo, il culto che egli rese a san Felice, per riconoscenza verso le grazie che testimoniava di aver ricevuto per sua intercessione, fu un culto continuo. Egli lo iniziò abbassandosi fino al ministero più umile della sua chiesa, che aveva cura di spazzare ogni giorno, dando uno spettacolo di umiltà assai sorprendente per coloro che si ricordavano di averlo visto senatore, prefetto di città e console romano. Quando divenne vescovo, la sua devozione verso san Felice non fece che aumentare. Egli testimonia che pagava a san Felice un tributo del suo corpo e del suo spirito ogni giorno, ma che gliene pagava ancora un altro della sua lingua ogni anno, nel giorno della sua festa, in cui aveva l'abitudine di cantare qualche inno, o di leggere qualche poesia nuova di sua composizione in suo onore.
L'esteriorità di questo culto non superava ancora i limiti della diocesi di Nola verso la fine del IV secolo. Il suo nome era tuttavia molto conosciuto a Roma fin dalla pace della Chiesa, e lo si distingueva molto bene da alcuni martiri dello stesso nome di cui si celebrava la memoria. La folla di coloro che la devozione ne faceva uscire ogni anno, per trovarsi a Nola il giorno della sua festa, era così grande che sembrava, secondo san Paolino, che tutta la città di Roma si svuotasse dalla porta Capena. Non fu a Roma, ma in un pellegrinaggio fatt o alla tomba d le pape Damase Papa che ordinò i due fratelli e li inviò in missione. el Santo, che papa Damaso, che morì quarantasei anni prima di san Paolino, ricevette per sua intercessione la guarigione miracolosa di cui, per riconoscenza, ha lasciato memoria ai posteri in alcuni versi che ci restano di lui.
Diffusione in Africa e a Roma
Diffusione del culto nell'Africa settentrionale sotto l'influenza di sant'Agostino e riconoscimento ufficiale da parte dei papi a Roma.
Questo culto pubblico passò dall'Italia all'Africa, dove era già stabilito fin dal V secolo, come appare da un antico calendario della Chiesa di Cartagine, redatto durante la persecuzione dei Vandali. Si vede persino che la sua reputazione vi era grande, a causa dello splendore dei suoi miracoli, al tempo di sa saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. nt'Agostino. Questo Padre testimonia in qualche occasione che si riconosceva abbastanza la santità del luogo dove riposava il corpo di san Felice di Nola. Egli dice altrove di aver appreso, non da voci incerte, ma dalla certezza di testimoni fedeli, che san Felice non solo aveva prodotto effetti miracolosi e sensibili per mano invisibile, ma che era anche apparso a diverse persone durante l'assedio di Nola da parte dei barbari, che crediamo essere i Goti guidati da Alarico. L'auto rità c Alaric Re dei Visigoti che saccheggiò Roma. he questo Padre ha sempre avuto nella Chiesa deve anche attirare la nostra attenzione sulla condotta sorprendente che tenne l'anno 404, riguardo a un sacerdote di Ippona accusato di un crimine enorme, e che ci fa giudicare quanto san Felice di Nola fosse celebre in Africa, dove si onoravano d'altronde molti altri santi di paesi che portavano lo stesso nome, ai quali tuttavia Dio, che dice: «distribuisci i tuoi doni a chi gli piace», non accordava la stessa virtù dei miracoli. Poiché, non potendo questo grande prelato trovare prove per giustificare né per condannare colui che era accusato, e volendo nondimeno far cessare questo scandalo che turbava tutta la sua Chiesa, ordinò che l'accusatore (il monaco Spes) e l'accusato (il sacerdote Bonifacio) si recassero in Italia, e andassero alla tomba di san Felice a Nola, sperando che, per i suoi meriti, piacesse a Dio far conoscere miracolosamente la verità, e che, essendo l'uno e l'altro obbligati a giustificarsi col giuramento, lo spergiuro di uno dei due vi sarebbe stato scoperto e seguito da qualche punizione divina.
Si celebrava la festa di san Felice di Nola a Roma fin da l tempo di san Gregorio saint Grégoire le Grand Papa citato nell'introduzione. Magno, e persino da quello di papa Gelasio I.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.